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La
Chiesa, attraverso la predicazione e la liturgia, continua a ripetere
all’uomo che la salvezza vera e definitiva è un dono che Dio stesso
ci porta venendo fra noi.
Al
centro della liturgia di questa domenica sta la rivelazione di questo
segreto, di questo mistero tenuto nascosto per secoli: lo svelamento,
cioè, del piano salvifico che Dio ha preparato ed attuato per nostro
amore. Questo disegno di salvezza ha una sua storia ed ha dei segni
rivelatori.
Il
profeta annuncia un segno che può essere riconosciuto e accolto solo
nella povertà e nella umiltà della fede. Parla della nascita
miracolosa dell’Emmanuele figlio di una vergine, segno miracoloso
concesso da Dio al piccolo «resto» dei credenti che, per la fede in
lui, nonostante gli sforzi dei nemici, saranno liberati (prima lettura).
Sarà questo il nuovo popolo costituito nell’ordine della fede e non
in forza di privilegi nazionalistici o di casta.
Figlio
di Davide, Figlio di Dio
La
storia della salvezza ha un suo preciso piano di attuazione. Concepito
nella mente di Dio prima dell’inizio del tempo, fu preannunciato ai
progenitori all’indomani della caduta, e messo in opera con la scelta
di un uomo (Abramo) e di un popolo (il popolo eletto); quando giunse la
pienezza dei tempi fu attuato con la venuta di Cristo, il figlio di
Davide. Dire che Cristo è figlio di Davide significa riconoscere la sua
appartenenza ad Israele; ricordare una realtà che è segnata dalla
sconfitta, come lo fu la storia della dinastia davidica. Dire che è
Figlio di Dio, implica che la storia della salvezza ha ora il suo «Messia» capace di aprire questa storia a «tutte le genti» (seconda
lettura). Credere oggi al figlio di Davide costituito Figlio di Dio
significa accettare che la storia non è estranea alla costruzione della
Chiesa, anzi è il linguaggio che Dio ha voluto usare per comunicare con
gli uomini: egli si serve degli avvenimenti dell’uomo anche quando
sembrano strumenti indocili, come Davide ed i suoi successori, per la
realizzazione del suo piano. Significa pure credere che la missione del
cristiano ha un volto profondamente umano, non è disincarnata, ma
intessuta di cultura e di storia: proprio perché Dio è sceso ad
incontrare l’uomo nella sua carne, sulla sua terra.
Un
Dio che chiede
In
questo grande piano, la liturgia di oggi ricorda la profezia di Isaia: i
primi elementi della attuazione della promessa sono l’obbedienza di
Giuseppe, il « sì » di Maria e l’incarnazione dei Figlio di Dio
(vangelo). Si tratta di un piano di bontà nel quale l’iniziativa è
sempre di Dio.
-
E’ il Figlio di Dio che viene (non un uomo qualsiasi).
-
Viene da una Vergine, senza il concorso di un uomo.
-
E’ lui che vuole essere con noi: Dio con noi.
Il
piano di Dio s’incontra con la volontà e la collaborazione umana:
Giuseppe e Maria.
Maria,
«eccelsa Figlia di Sion» (LG 55), è il fiore di tutta l’umanità;
Giuseppe è l’uomo «giusto» (Mt 1,19), non di quella
giustizia legale che vuol mettere la legge dalla sua parte col ripudiare
la fidanzata, e nemmeno di quella giustizia che ha paura dei pregiudizi
del prossimo, ma di quella giustizia religiosa che gli vieta di
appropriarsi dei meriti di un’azione di Dio nella vita e nella
vocazione di suo Figlio. Un angelo interviene per dirgli che Dio ha
bisogno di lui: è vero che il concepimento è opera dello Spirito
Santo, ma Giuseppe deve far entrare il bambino nella discendenza di
Davide.
Un
Dio degli uomini
Il
segno dell’Emmanuele trova il suo perfetto compimento in Gesù Cristo,
«sacramento dell’incontro tra Dio e l’uomo», la cui presenza
nell’Eucaristia e nelle azioni liturgiche è il nuovo «segno»
offerto a coloro che accettano di aver piena fiducia in Dio Padre. La
salvezza però non dipende esclusivamente da una iniziativa sovrana di
Dio, per cui all’uomo non rimarrebbe altro che attenderla
passivamente: Dio non salva l’uomo senza la sua cooperazione. Dio
rispetta l’uomo come ha rispettato la libertà di Maria e di Giuseppe,
e nonostante ciò il suo dono è sempre totale e continuamente rinnovato
in ogni eucaristia in cui ci è «dato il pegno della vita eterna»
(orazione dopo la comunione).
In
Gesù è l’onnipotenza divina che si addossa le sofferenze di un mondo
che si evolve e di uomini peccatori; è l’onnipotenza divina che in
Gesù sana gli infermi e varca il confine della nostra morte. Il
cristiano, pur cogliendo nella creazione il mistero del dolore e del
male, scorge il mistero della potenza dell’amore: Dio si è lasciato
così intimamente coinvolgere dalle nostre situazioni, da assumere tutta
la debolezza che ci affligge.
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Sacramento della nostra riconciliazione
Dalle «Lettere» di san Leone Magno, papa
(Lett. 31, 2-3; Pl 54, 791-793)
Non giova nulla affermare che il nostro Signore è figlio della beata Vergine Maria, uomo vero e perfetto, se non lo si crede uomo di quella stirpe di cui si parla nel Vangelo. Scrive Matteo:
« Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo» (Mt 1, 1). Segue
l'ordine della discendenza umana con tutte le generazioni fino a Giuseppe, al quale era sposata la Madre del Signore. Luca invece, percorrendo a ritroso la successione delle generazioni, risale al capo stesso del genere umano per dimostrare che il primo Adamo e
l'ultimo sono della stessa natura.
Certo
l'onnipotenza del Figlio di Dio, per istruire e
giustificare gli uomini, avrebbe potuto manifestarsi come già si era manifestata ai patriarchi e ai profeti, sotto
l'aspetto di uomo, come quando affrontò la lotta con Giacobbe o dialogò o accettò
l'accoglienza di ospite o mangiò persino il cibo imbanditogli. Ma quelle immagini erano soltanto segni di questo uomo che, come preannunziavano i mistici segni, avrebbe assunto vera natura dalla stirpe dei patriarchi che lo avevano preceduto.
Nessuna figura poteva realizzare il sacramento della nostra riconciliazione, preparato da tutta
l'eternità, perché lo Spirito santo non era ancora disceso sulla Vergine, né la potenza
dell'Altissimo l'aveva ancora ricoperta della sua ombra. La Sapienza non si era ancora edificata la sua casa nel seno immacolato di Maria. Il Verbo non si era ancora fatto carne. Il Creatore dei tempi non era ancora nato nel tempo, unendo in sé in una sola
persona la natura di Dio e la natura del servo. Colui per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose, doveva egli stesso essere generato fra tutte le altre creature.
Se infatti questo uomo nuovo, fatto a somiglianza della carne del peccato (cfr. Rm 8, 3), non avesse assunto il nostro uomo vecchio, ed egli, che è consostanziale con il Padre, non si fosse degnato di essere consostanziale anche con la Madre e se egli, che è il solo libero dal peccato, non avesse unito a sé la nostra natura umana, tutta quanta la natura umana sarebbe rimasta prigioniera sotto il giogo del diavolo. Noi non avremmo potuto aver parte alla vittoria gloriosa di lui, se la vittoria fosse stata riportata fuori della nostra natura.
In seguito a questa mirabile partecipazione alla nostra natura rifulse per noi, il sacramento della rigenerazione, perché, in virtù dello stesso Spirito da cui fu generato e nacque Cristo, anche noi, che siamo nati dalla concupiscenza della carne, nascessimo di nuovo di nascita spirituale. Per questo
l'evangelista dice dei credenti. «Non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1, 13).
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso Is
45,8
Stillate dall'alto, o cieli, la vostra rugiada
e dalle nubi scenda a noi il Giusto;
si apra la terra e germogli il Salvatore.
Roráte, cæli, désuper, et nubes pluant iustum; aperiátur terra et gérminet
Salvatórem.
Colletta
Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu, che nell'annunzio dell'angelo ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Grátiam tuam, quæsumus, Dómine, méntibus nostris infúnde, ut qui, Angelo
nuntiánte, Christi Fílii tui incarnatiónem cognóvimus, per passiónem eius et
crucem ad resurrectiónis glóriam perducámur. Per Dóminum.
Oppure:
O Dio, Padre buono, tu hai rilevato la gratuità e la potenza del tuo amore, scegliendo il grembo purissimo della Vergine Maria per rivestire di carne mortale il Verbo della vita: concedi anche a noi di accoglierlo e generarlo nello spirito con l'ascolto della tua parola, nell'obbedienza della fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
Is 7, 10-14
Ecco,
la vergine concepirà e partorirà un figlio.
Dal
libro
del profeta Isaia
In
quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore,
tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto».
Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli
uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore
stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio,
che chiamerà Emmanuele».
Salmo
Responsoriale
Dal
Salmo 23
Ecco, viene il Signore, re della gloria.
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
Seconda
Lettura
Rm 1, 1-7
Gesù
Cristo, dal seme di Davide, figlio di Dio.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai
Romani
Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il
vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle
sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide
secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito
di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro
Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per
suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome,
e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che
sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio,
Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!
Canto
al Vangelo
Mt
1,23
Alleluia,
alleluia.
Ecco, la vergine concepirà e darà la luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele: «Dio con noi ».
Alleluia.
Vangelo
Mt 1, 18-24
Gesù
nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide.
Dal
vangelo secondo Matteo
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di
Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per
opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e
non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno
un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non
temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è
generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio
e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi
peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal
Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla
luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa
“Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato
l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Sulle
Offerte
Accogli, o Dio, i doni che presentiamo all'altare, e consacrali con la potenza del tuo Spirito, che santificò il grembo della Vergine Maria. Per Cristo nostro Signore.
Altári tuo, Dómine, superpósita múnera Spíritus ille sanctíficet, qui
beátæ Maríæ víscera sua virtúte replévit. Per Christum.
Prefazio dell’Avvento
II
L’attesa gioiosa del Cristo
È veramente cosa buona e giusta renderti grazie
e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli fu annunziato da tutti i profeti,
la Vergine Madre l’attese e lo portò in grembo
con ineffabile amore,
Giovanni proclamò la sua venuta
e lo indicò presente nel mondo.
Lo stesso Signore,
che ci invita a preparare il suo Natale
ci trovi vigilanti nella preghiera, esultanti nella lode.
Per questo dono della tua benevolenza,
uniti agli angeli e ai santi,
con voce unanime
cantiamo l’inno della tua gloria:
Santo,
Santo, Santo
....
Vere dignum
et iustum est,
æquum et
salutáre,
nos tibi
semper et ubíque grátias ágere:
Dómine,
sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:
per
Christum Dóminum nostrum.
Qui, primo
advéntu in humilitáte carnis assúmptæ,
dispositiónis antíquæ munus implévit,
nobísque
salútis perpétuæ trámitem reserávit:
ut, cum
secúndo vénerit in suæ glória maiestátis,
manifésto
demum múnere capiámus,
quod
vigilántes nunc audémus exspectáre promíssum.
Et ídeo cum
Angelis et Archángelis,
cum Thronis
et Dominatiónibus,
cumque omni
milítia cæléstis exércitus,
hymnum
glóriæ tuæ cánimus, sine fine dicéntes:
Sanctus,
Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.
Oppure:
Prefazio dell’Avvento II/A
Maria nuova Eva
È veramente giusto rendere grazie a te,
Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti glorifichiamo,
per il mistero della Vergine Madre.
Dall’antico avversario venne la rovina,
dal grembo verginale della figlia di Sion
è germinato colui che ci nutre con il pane degli angeli
ed è scaturita per tutto il genere umano
la salvezza e la pace.
La grazia che Eva ci tolse ci è ridonata in Maria.
In lei, madre di tutti gli uomini,
la maternità, redenta dal peccato e dalla morte,
si apre al dono della vita nuova.
Dove abbondò la colpa, sovrabbonda la tua misericordia
in Cristo nostro salvatore.
E noi, nell’attesa della sua venuta,
uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo l’inno della tua lode:
Santo,
Santo, Santo
....
Antifona
alla Comunione
Is
7,14
Ecco, la Vergine concepirà
e darà alla luce un Figlio:
sarà chiamato Emmanuele, Dio con noi.
Ecce Virgo concípiet, et páriet fílium; et vocábitur nomen eius Emmánuel.
Oppure:
Mt
1,20.21
«Giuseppe,
non temere:
Maria
partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù.
Egli
salverà il suo popolo».
Dopo
la Comunione
O Dio, che ci hai dato il pegno della vita eterna, ascolta la nostra preghiera: quanto più si avvicina il gran giorno della nostra salvezza, tanto più cresca il nostro fervore, per celebrare degnamente il Natale del tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Sumpto pígnore redemptiónis ætérnæ, quæsumus, omnípotens Deus, ut quanto
magis dies salutíferæ festivitátis accédit, tanto devótius proficiámus
ad Fílii tui digne nativitátis mystérium celebrándum. Qui vivit et
regnat in sæcula sæculórum.
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