Liturgia della X Domenica del Tempo Ordinario - Anno A *

Commento alle Letture tratto dal MESSALE DELL'ASSEMBLEA CRISTIANA - FESTIVO opera del CENTRO CATECHISTICO SALESIANO Leumann (Torino) Editori ELLE DI CI - ESPERIENZE - EDIZIONI O.R. - QUERINIANA

 

   

X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A

MISSALE  ROMANUM VETUS  ORDO
  

LETTURE: Os 6, 3-6; Sal 49; Rm 4,18-25; Mt 9,9-13
 

Venuto per i peccatori

Ci sono alcune categorie di persone nel vangelo verso le quali sembra che Gesù abbia una vera allergia, una istintiva incompatibilità di carattere: sono coloro che si ritengono «giusti». Di fronte a loro Gesù si sente disarmato e quasi inutile. Non può entrare in dialogo con loro, perché si sentono «a posto», non hanno bisogno di salvezza né di perdono. Sono persone aride, incapaci di andare al di là della giustizia; la loro religione è quella del «io do, perché tu mi dia».
Gesù ha dipinto il loro atteggiamento nella parabola degli operai della vigna (Mt 20,1-16) che si lamentano della generosità del padrone verso gli ultimi arrivati. Nella parabola del figlio prodigo essi rivestono i panni del figlio maggiore geloso della bontà del padre verso il figlio che ritorna a casa (Lc 15,11-32). Il loro ritratto è quello del fariseo che «paga» a Dio anche la più piccola tassa, ma disprezza cordialmente e giudica dall’alto della sua «giustizia» il pubblicano che invoca misericordia (Lc 18,9-14).

Dio cerca l’uomo
A una religione ridotta alla giustizia dell’uomo, Gesù oppone una religione fondata sulla misericordia divina (vangelo). Citando Osea (prima lettura) egli ricorda che i profeti hanno già ricusato il valore dei riti, anche se perfettamente eseguiti, e l’osservanza meticolosa ma esteriore della Legge, a favore di una religione di amore e di misericordia.
Le simpatie di Gesù vanno, invece, verso i peccatori, i disprezzati, gli «scomunicati» del suo tempo, coloro che le persone perbene non osavano nemmeno frequentare per non contaminarsi. Lo accusano come amico dei pubblicani e delle peccatrici. Ma Gesù risponde loro dicendo che pubblicani e prostitute li precederanno nel regno dei cieli, e frequenta le loro case incurante delle reazioni scandalizzate che suscita nei benpensanti. Prendendo parte alla stessa mensa con i peccatori, Gesù non solo si pone accanto a loro, ma comincia a realizzare quello che prometteva: «Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre» (Mt 8,11-12).

Gesù predilige gli emarginati e gli esclusi

Ogni volta che nel vangelo il Cristo prende la figura dei «Radunatore», rivolge la sua convocazione specialmente alle categorie scartate dalle assemblee ebraiche. «Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi..., perché la mia casa si riempia» (Lc 14,21.23). L’assemblea ebraica escludeva queste persone: «Il cieco e lo zoppo non entreranno nella casa» (2 Sam 5,8), come escludeva i pubblicani e i peccatori. Questi sembrano essere invece gli invitati privilegiati di Gesù, perché egli è Gesù, «Salvatore».
Questo aprirsi di Cristo a tutta l’umanità peccatrice nel desiderio di portare tutti alla salvezza, incontra resistenza e suscita scandalo anche oggi. Esiste infatti anche oggi una tendenza a rinchiudersi in piccole oasi di fervore religioso, a considerare o a desiderare una Chiesa fatta di «puri», di persone scelte, impegnate. Il segno della propria fede non si realizza appartandosi, o dividendo gli uomini in «giusti» e «ingiusti», in «buoni» e «cattivi», in «vicini» e «lontani». Senza dire, poi, che molte volte il termine di paragone e di confronto per stabilire queste divisioni è soltanto la pratica esteriore, l’appartenenza sociologica, cioè l’identificazione della vita di fede con il culto, la pratica, l’osservanza. Questo atteggiamento risente di una certa mentalità farisaica, che Gesù ha rifiutato.

Non si può razionare la misericordia
Una certa mentalità farisaica può mescolarsi (almeno come tentazione) in una prassi pastorale molto esigente sul piano dell’amministrazione dei sacramenti, troppo facilmente pronta a negare un sacramento là dove non riscontra disposizioni del tutto positive, quasi che i sacramenti non siano gesti di amore e di misericordia di Gesù, il quale non spegne mai il lumicino fumigante né spezza la canna incrinata.
Anche la celebrazione eucaristica deve superare ogni tentazione isolazionista. Quando si pone come elemento di divisione tra chi è «dentro» e chi è «fuori», non realizza la sua realtà di segno dell’assemblea messianica ed escatologica che raduna tutte le genti. Non è più segno di comunione, ma di scomunica... Per questo i primi cristiani hanno visto nell’Eucaristia non soltanto il sacramento del corpo e del sangue di Cristo, ma anche un sacramento del perdono, perché l’assemblea non è composta solo di sani, ma soprattutto di malati, non solo di giusti, ma specialmente di peccatori aperti al Salvatore.

 

Non voglio piacere agli uomini, ma a Dio

Dalla «Lettera ai Romani» di sant'Ignazio di Antiochia, vescovo e martire
(Intr., Capp. 1, 1 - 2, 2; Funk 1, 213-215)

Ignazio, detto anche Teoforo, alla chiesa che ha ottenuto misericordia dalla magnificenza del Padre altissimo e di Gesù Cristo, suo unico Figlio; alla chiesa amata e illuminata dalla volontà di colui che vuole tutto ciò che è secondo la fede e la carità di Gesù Cristo nostro Dio; alla chiesa che ha la presidenza nella regione dei Romani; alla chiesa gradita a Dio, meritevole di onore e di consensi, degna di essere proclamata beata; alla chiesa alla quale spetta un destino di grandezza; alla chiesa che presiede alla comunione della carità. Essa possiede la legge di Cristo e porta il nome del Padre. Io la saluto nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Padre.
A quanti sono uniti tra loro come lo sono il corpo e l'anima, fusi nell'obbedienza ad ogni comando di Dio, ripieni della sua grazia, compatti fra loro e alieni da ogni contaminazione estranea, a tutti auguro santamente ogni bene in Gesù Cristo nostro Dio.
Con le mie preghiere ho ottenuto da Dio di vedere il vostro venerabile volto, e l'avevo chiesto con insistenza. Ora, incatenato in Gesù Cristo, spero di salutarvi, se è volontà di Dio che io sia ritenuto degno di giungere fino alla fine. L'inizio è ben posto, mi resta da ottenere la grazia di raggiungere senza ostacolo la sorte che mi aspetta.
Temo che mi sia di danno l'affetto che mi portate. Per voi sarebbe facile ottenere ciò che volete: ma per me sarà difficile raggiungere Dio, se non
avete pietà di me.
Non voglio che vi comportiate in modo da piacere agli uomini, ma a Dio, come del resto fate. Io non potrò mai trovare un'occasione più propizia per giungere al possesso di Dio, né voi potrete associare il vostro nome a un'opera più bella, se rimarrete in silenzio. Se non parlerete in mio favore, io diventerò parola di Dio. Se invece amerete questa mia vita nella carne, rimarrò una voce qualsiasi.
Non vogliate offrirmi di meglio del dono d'essere immolato a Dio, ora che l'altare è pronto. Allora, riuniti in coro nella carità, potrete cantare inni al Padre in Gesù Cristo, perché Dio ha concesso al vescovo di Siria la grazia di essere trovato in lui, facendolo venire dall'oriente in occidente. E' bello tramontare al mondo per risorgere nell'aurora di Dio.

 

MESSALE

Antifona d'Ingresso  Sal 26,1-2
Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?
Proprio coloro che mi fanno del male
inciampano e cadono.

 

Dóminus illuminátio mea,

et salus mea, quem timébo?

Dóminus defénsor vitæ meæ, a quo trepidábo?

Qui tríbulant me inimíci mei, ipsi infirmáti sunt.

 
Colletta

O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto, perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore...

 

Deus, a quo bona cuncta procédunt, tuis largíre supplícibus, ut cogitémus, te inspiránte, quæ recta sunt, et, te gubernánte, éadem faciámus. Per Dóminum.

 
Oppure:

O Padre, che preferisci la misericordia al sacrificio e accogli i peccatori alla tua mensa, fa' che la nostra vita, trasformata dal tuo amore, si apra con totale dedizione a te e ai fratelli. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura
  Os 6, 3-6
Voglio l'amore e non il sacrificio.
 

Dal libro del profeta Osea
Affrettiamoci a conoscere il Signore,
la sua venuta è sicura come l’aurora.
Verrà a noi come la pioggia d’autunno,
come la pioggia di primavera che feconda la terra.
Che dovrò fare per te, Èfraim,
che dovrò fare per te, Giuda?
Il vostro amore è come una nube del mattino,
come la rugiada che all’alba svanisce.
Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti,
li ho uccisi con le parole della mia bocca
e il mio giudizio sorge come la luce:
poiché voglio l’amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocausti.


Salmo Responsoriale  Dal Salmo 49
Chi cammina per la retta via vedrà la salvezza di Dio.

Parla il Signore, Dio degli dèi,
convoca la terra da oriente a occidente:
«Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici,
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.

Se avessi fame, non te lo direi:
mio è il mondo e quanto contiene.
Mangerò forse la carne dei tori?
Berrò forse il sangue dei capri?

Offri a Dio come sacrificio la lode
e sciogli all’Altissimo i tuoi voti;
invocami nel giorno dell’angoscia:
ti libererò e tu mi darai gloria».
 

Seconda Lettura   Rm 4, 18-25
Si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, Abramo credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza».
Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo – aveva circa cento anni – e morto il seno di Sara. Di fronte alla promessa di Dio non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perché gli fu accreditato come giustizia.
E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato, ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.


Canto al Vangelo    Lc 4,18
Alleluia, alleluia.

Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio;
a proclamare ai prigionieri la liberazione.

Alleluia.

   

   
Vangelo
   Mt 9, 9-13
Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».


Sulle Offerte

Quest'offerta del nostro servizio sacerdotale sia bene accetta al tuo nome, Signore, e accresca il nostro amore per te. Per Cristo nostro Signore.


Réspice, Dómine, quæsumus, nostram propítius servitútem, ut quod offérimus sit tibi munus accéptum, et nostræ caritátis augméntum. Per Christum.

 
Antifona alla Comunione
   Sal 17,3
Il Signore è mia roccia e mia fortezza: 
è lui, il mio Dio, che mi libera e mi aiuta.

 

Dóminus firmaméntum meum, et refúgium meum,

et liberátor meus. Deus meus adiútor meus.

 
Oppure:
   1 Gv 4,16
Dio è amore; chi sta nell'amore 
dimora in Dio, e Dio in lui.

 

Deus cáritas est,

et qui manet in caritáte in Deo manet et Deus in eo.

 
Oppure: 
Mt 9,13

«Andate e imparate cosa significhi:
Misericordia voglio e non sacrificio», dice il Signore.


Dopo la Comunione

Signore, la forza risanatrice del tuo Spirito, operante in questo sacramento, ci guarisca dal male che ci sepàra da te e ci guidi sulla via del bene. Per Cristo nostro Signore.

 

Tua nos, Dómine, medicinális operátio, et a nostris perversitátibus cleménter expédiat, et ad ea quæ sunt recta perdúcat. Per Christum.

 

 

Sommario Liturgia


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