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Ricchezza
e disponibilità
Le concezioni dell'Antico
Testamento e quelle del Nuovo sulla ricchezza e la povertà divergono
fino a sembrare, in qualche caso, opposte.
Anche nei testi più recenti, l'Antico Testamento si compiace di vantare
la ricchezza dei personaggi della storia di Israele: quella di Giobbe e
quella dei re: Davide, Giosafat, Ezechia. Dio arricchisce coloro che
ama: Abramo, Isacco, Giacobbe. La ricchezza è segno della generosità
divina, immagine dell'abbondanza messianica. La prosperità
materiale è segno della benedizione e accettazione divina.
Una prospettiva nuova
L'atteggiamento di Gesù e delle prime comunità cristiane nei confronti
della ricchezza, comunque, è diverso, quasi spietato.
Il «guai a voi, o ricchi» ha l'accento di una condanna senza appello.
La diversità del giudizio del Vangelo e quello dell'Antico Testamento a
riguardo della ricchezza, si coglie in tutta la sua ampiezza, quando si
pongono a confronto le beatitudini e le maledizioni del discorso della
montagna, con le beatitudini e le maledizioni promesse dal Deuteronomio,
a seconda che Israele sarà o no fedele all'alleanza (Dt 28). Qui la
distanza fra l'Antico e il Nuovo Testamento è più evidente.
E questo perché il messaggio del Regno annuncia il dono totale di Dio,
che richiede la disponibilità e il distacco più completi. Per
acquistare la perla preziosa, il tesoro unico, per seguire Gesù,
bisogna vendere tutto. Non si può, infatti, servire a due padroni, e il
denaro è un padrone esigente: soffoca nell'avaro la parola del Vangelo,
fa dimenticare l'essenziale, la sovranità di Dio, blocca sulla via
della perfezione i cuori meglio disposti (vangelo). È una legge che non
ammette eccezioni né attenuazioni: «Chiunque di voi non rinunzia a
tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo» (Lc 14,33). Soltanto
i poveri sono capaci di accogliere la buona novella (Is 61,1; Lc 4,18) e proprio facendosi povero per noi, il Signore
ha potuto arricchirci (2 Cor 8,9) con le sue «imperscrutabili ricchezze»
(Ef 3,8).
Disponibilità e distacco
Il denaro (la ricchezza) non è cattivo: lo diviene quando l'uomo fonda
in esso la sua ricchezza ultima e ne fa il suo dio, pronunciando a suo
riguardo l’«amen», che è dovuto solo a Dio; in sé è realtà
buona che serve a tutti.
Certo può essere simbolo di molte «iniquità» e
ricordare le terribili ingiustizie, a prezzo delle quali è stato
acquistato; ma è soprattutto simbolo del lavoro umano che viene da esso
retribuito e delle speranze umane che può realizzare. Legato al
progresso personale e collettivo dell'uomo, è da un certo punto di
vista il simbolo attuale ed efficace degli sforzi passati e delle
speranze future. È l'«avere», acquistato per poter «essere». A
questo titolo, partecipa veramente al divenire della libertà umana.
Del resto, il denaro è anche il mezzo per fare del bene. In esso c'è
il pane che bisogna dare agli affamati, l'acqua che bisogna dare agli
assetati: può essere il simbolo della carità, quando questa «scende
dalle nuvole» per esercitarsi concretamente in favore degli uomini.
Compromettersi è condividere
In realtà la povertà proposta anche al ricco non è di «non avere
nulla», ma di compromettersi con i poveri, specialmente con quelli che
mancano della capacità di organizzarsi, di difendersi, di liberarsi.
Compromettersi cristianamente è condividere le proprie ricchezze come
Francesco d'Assisi, è impegnarsi in una estenuante azione sindacale per
il miglioramento delle condizioni di lavoro o l'aumento del salario, è
essere solidali in uno sciopero giusto a costo dell'assottigliamento
della propria busta-paga.
«Seguire Cristo significa incontrare i poveri sulla
propria strada. L'aver dato da mangiare
all'affamato, vestito l'ignudo, visitato il malato o il carcerato, sarà
titolo determinante al momento del giudizio definitivo. E quel giudizio
finale è già in atto oggi su ogni nostra giornata. Con esempi tratti
dal suo ambiente, Gesù ha voluto far capire che solo chi sente la fame,
la nudità, la ristrettezza, il bisogno, l'abbandono sofferto dagli
altri e fa di tutto perché ne siano liberati, è l'uomo del Regno.
Ma decidersi per i poveri non basta. Gesù chiede di più, e cioè, che
ciascuno di noi si faccia volontariamente "povero". È il
programma di vita proposto da lui e che i suoi seguaci dovranno vivere
nello spirito delle beatitudini».
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Il
mio nome è glorificato tra le genti
Dal
«Commento su Aggeo» di san Cirillo d'Alessandria, vescovo
(Cap. 14; PG 71, 1047-1050)
Al tempo della venuta del nostro Salvatore apparve un tempio divino
senza alcun confronto più glorioso, più splendido ed eccellente di
quello antico. Quanto superiore era la religione di Cristo e del Vangelo
al culto dell'antica legge e quanto superiore è la realtà in confronto
alla sua ombra, tanto più nobile è il tempio nuovo rispetto all'antico.
Penso che si possa aggiungere anche un'altra cosa. Il tempio era unico,
quello di Gerusalemme, e il solo popolo di Israele offriva in esso i
suoi sacrifici. Ma dopo che l'Unigenito si fece simile a noi, pur
essendo «Dio e Signore, nostra luce» (Sal 117, 27), come dice la
Scrittura, il mondo intero si è riempito di sacri edifici e di
innumerevoli adoratori che onorano il Dio dell'universo con sacrifici ed
incensi spirituali. E questo, io penso, è ciò che Malachia profetizzò
da parte di Dio: Io sono il grande Re, dice il Signore: grande è il mio
nome fra le genti, e in ogni luogo saranno offerti l'incenso e l'oblazione
pura (cfr. Ml 1, 11).
Da ciò risulta che la gloria dell'ultimo tempio, cioè della Chiesa,
sarebbe stata più grande. A quanti lavoravano con impegno e fatica alla
sua edificazione, sarà dato dal Salvatore come dono e regalo celeste
Cristo, che è la pace di tutti. Noi allora per mezzo di lui potremo
presentarci al Padre in un solo Spirito (cfr. Ef 2, 18). Lo dichiara
egli stesso quando dice: Darò la pace in questo luogo e la pace dell'anima
in premio a chiunque concorrerà a innalzare questo tempio (cfr. Ag 2,
9). Aggiunge: «Vi do la mia pace» (Gv 14, 27). E quale vantaggio
questo offra a quanti lo amano, lo insegna san Paolo dicendo: La pace di
Cristo, che sorpassa ogni intelligenza, custodisca i vostri cuori e i
vostri pensieri (cfr. Fil 4, 7). Anche il saggio Isaia pregava in
termini simili: «Signore, ci concederai la pace, poiché tu dai
successo a tutte le nostre imprese» (Is 26, 12).
A quanti sono stati resi degni una volta della pace di Cristo è facile
salvare l'anima loro e indirizzare la volontà a compiere bene quanto
richiede la virtù.
Perciò a chiunque concorre alla costruzione del nuovo tempio promette
la pace. Quanti dunque si adoperano a edificare la Chiesa o che sono
messi a capo della famiglia di Dio (cfr. Ef 2, 22) come mistagoghi, cioè
come interpreti dei sacri misteri, sono sicuri di conseguire la
salvezza. Ma lo sono anche coloro che provvedono al bene della propria
anima, rendendosi roccia viva e spirituale (cfr. 1 Cor 10, 4) per il
tempio santo, e dimora di Dio per mezzo dello Spirito (cfr. Ef 2, 22).
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso Sal
129,3-4
Se consideri le nostre colpe, Signore,
chi potrà resistere?
Ma presso di te è il perdono,
o Dio di Israele.
Si
iniquitátes observáveris, Dómine, Dómine,
quis sustinébit? Quia apud te propitiátio est, Deus Isræl.
Colletta
Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, Signore, perché, sorretti dal tuo paterno aiuto, non ci stanchiamo mai di operare il bene. Per il nostro Signore...
Tua nos, quæsumus, Dómine, grátia semper et prævéniat et sequátur, ac bonis
opéribus iúgiter præstet esse inténtos. Per Dóminum..
Oppure:
O Dio, nostro Padre, che scruti i sentimenti e i pensieri dell'uomo, non c'è creatura che possa nascondersi davanti a te; penetra nei nostri cuori con la spada della tua parola, perché alla luce della tua sapienza possiamo valutare le cose terrene ed eterne, e diventare liberi e poveri per il tuo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
Sap 7, 7-11
Al confronto della
sapienza stimai un nulla la ricchezza.
Dal libro della Sapienza
Pregai e mi fu elargita la prudenza,
implorai e venne in me lo spirito di sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto,
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l'oro al suo confronto è come un po' di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte a lei l'argento.
L'ho amata più della salute e della bellezza,
ho preferito avere lei piuttosto che la luce,
perché lo splendore che viene da lei non tramonta.
Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.
Salmo
Responsoriale
Dal Salmo 89
Saziaci, Signore, con il tuo amore:
gioiremo per sempre.
Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Rendici la gioia per i giorni in cui ci hai afflitti,
per gli anni in cui abbiamo visto il male.
Si manifesti ai tuoi servi la tua
opera
e il tuo splendore ai loro figli.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l'opera delle nostre mani,
l'opera delle nostre mani rendi salda.
Seconda
Lettura
Eb 4, 12-13
La
parola di Dio discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Dalla lettera agli Ebrei
La parola di Dio è viva, efficace e
più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di
divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e
discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e
scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.
Canto
al Vangelo Mt 5,3
Alleluia,
alleluia.
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Alleluia.

Vangelo Mc 10, 17-30
Vendi quello che hai,
poi vieni e seguimi.
Dal vangelo secondo Marco
[In
quel tempo, mentre Gesù andava per
la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a
lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la
vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se
non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere
adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo
padre e tua madre"».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla
mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse:
«Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e
avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si
fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è
difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!».
I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse
loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che
un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di
Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere
salvato?».
Ma Gesù,
guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché
tutto è possibile a Dio».]
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo
seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia
lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa
mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento
volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a
persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».
Sulle
Offerte
Accogli, Signore, le nostre offerte e preghiere, e fa' che questo santo sacrificio, espressione perfetta della nostra fede, ci apra il passaggio alla gloria del cielo. Per Cristo nostro Signore.
Súscipe, Dómine, fidélium preces cum oblatiónibus hostiárum, ut, per hæc piæ
devotiónis offícia, ad cæléstem glóriam transeámus. Per Christum.
Antifona
alla Comunione Sal
33,11
I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.
Dívites
eguérunt et esuriérunt;
quæréntes autem Dóminum non minuéntur omni bono.
Oppure:
1
Gv 3,2
Quando
il Signore si manifesterà,
saremo simili a lui,
perché lo vedremo così come egli è.
Cum
apparúerit Dóminus,
símiles ei érimus, quóniam vidébimus eum sícuti est.
Oppure:
Cf
Mc 10,21
«Se vuoi essere perfetto,
va', vendi quello che hai, dallo ai poveri;
poi vieni e seguimi» .
Dopo
la Comunione
Padre santo e misericordioso, che ci hai nutriti con il corpo e sangue del tuo Figlio, per questa partecipazione al suo sacrificio donaci di comunicare alla sua stessa vita. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Maiestátem tuam, Dómine, supplíciter deprecámur, ut, sicut nos Córporis et
Sánguinis sacrosáncti pascis aliménto, ita divínæ natúræ fácias esse
consórtes. Per Christum..
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