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Crescita
e tensioni nella Chiesa
La
Chiesa si costruisce a poco a poco; fa progressi, si moltiplica guidata
dallo Spirito. Innestata sulla fede nel Cristo risorto la nuova comunità,
quale vite feconda, estende i suoi rami.
Diverse chiese, ma un'unica Chiesa
Il racconto della prima visita di Paolo a Gerusalemme dopo la sua
conversione, mette in luce due elementi: Paolo vuole incontrarsi con i
discepoli della Chiesa-madre perché sia riconosciuta, anche
visibilmente, la sua comunione con i fratelli che sono, stati i
testimoni privilegiati della risurrezione di Cristo; in tal modo viene
sottolineata pure l'unità della missione evangelizzatrice della Chiesa.
Come infatti in Gerusalemme aveva avuto il suo culmine e il suo
compimento la missione di Gesù (cf il tema della «salita a Gerusalemme»
nel tempo di preparazione alla Pasqua), così da Gerusalemme parte e si
diffonde la missione degli apostoli e di Paolo, per raggiungere uomini
di razze e culture diverse: «La Chiesa... dunque... cresceva e
camminava nel timore del Signore colma del conforto dello Spirito Santo»
(prima lettura).
Sorgono le diverse Chiese nei punti nevralgici degli itinerari
apostolici, ma tutte sono raccolte nell'unità della fede e della carità
di Cristo. Ciò avviene nell'ambito di una Chiesa che si costruisce dopo
la risurrezione di Cristo; ma il medesimo dinamismo di crescita e di
espansione è vivo e vitale anche oggi. Il centro di unità si è
spostato dalla Chiesa di Gerusalemme alla Chiesa di Roma: essa possiede
modelli di organizzazione e di pensiero caratteristici della cultura in
cui si è inserita e che ha pure trasformato. Ma non li impone alle
Chiese locali le quali — incarnate in paesi con proprie culture —
devono trovare una specifica fisionomia per l'annuncio dell'unico
messaggio salvifico. Si instaura così un regime di unità nel
pluralismo che non va esente da squilibri e tensioni.
Un'unica vigna innestata sul ceppo che è Cristo
Si inserisce qui il Vangelo di Giovanni che è anch'esso un discorso di
Chiesa e di unità della Chiesa. Il tema centrale è quello dell'intima
unione tra Cristo e il Padre (Gesù è la vera vite di cui il Padre ha
cura; cf vangelo), tra Cristo e i discepoli (i tralci innestati sulla
vite; cf vangelo). La preoccupazione del Signore per l'avvenire del suo
corpo che è la Chiesa da lui fondata, è quella di restare innestati in
lui: condizione essenziale per portare frutto.
Il cristiano oggi più che mai è chiamato a «portare "molto
frutto": nella giustizia sociale, perché essa non sia solo lotta
per la conquista di un potere, ma potere di rispetto e di amore per ogni
creatura, dal bimbo che fiorisce nel grembo della madre, al vecchio che
avvizzisce nella carne, all'ombra di un cronicario e nella solitudine;
nella promozione umana, dove l'uomo non è solo il protagonista di una
storia senza significato che si ripete all'infinito, ma il figlio e il
fratello che nella storia trova la sua strada che conduce al cuore del
Padre; nella comunione personale e comunitaria con la persona
di Gesù che, se vive
nella comunità dei credenti, tuttavia la trascende nella sua pienezza
di amore personale.
In questo vivere dinamicamente la fede, non solo è glorificato il
Padre, ma quella gloria si riversa sul volto dell'uomo dove i tratti
della fatica e del dolore non assumono più i segni di una condanna, ma
diventano il preludio della vita» (G. Sacino).
Nel pluralismo l'unità
Ogni crescita è sempre accompagnata da tensioni, da squilibri. Questo
nel campo fisiologico, in quello sociale, politico, religioso. Le
tensioni che oggi attraversa la Chiesa possono rivelarsi feconde e
costruttrici a condizione che siano vissute nell'amore, fuori di ogni
risentimento, di ogni nuovo integrismo.
«Le tensioni attuali diventano illegittime quando si trasformano in
settarismo. Lo stesso ardore che i cristiani mettono nella lotta contro
tutte le discriminazioni razziali, etniche, ideologiche, nazionali, deve
riscontrarsi, per evitarle, nell'ambito del popolo di Dio.
Sappiamo, purtroppo, che non è così. L'intolleranza e la scomunica
reciproca infieriscono troppo spesso; come infieriscono i rifiuti,
pratici o sistematici, di comunione con gli altri fratelli cattolici che
non condividono la stessa opzione politica o che non appartengono alla
stessa categoria sociale o culturale. Questa reale contraddizione fra il
comportamento interno e il comportamento esterno dei cattolici deve
essere eliminata, sotto pena di menzogna, di contro-testimonianza e
d'inefficacia» (M. Roy).
Parliamo molto di pluralismo, ma non abbiamo ancora capito che il
pluralismo è più difficile dell'unità monolitica, esige maggiore
maturità, maggiore capacità di dialogo, maggior rispetto e amore.
Per
questo è più fecondo.
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Cristo è luce
Dai
«Discorsi» di san Massimo di Torino, vescovo
(Disc.
53, 1-2. 4; CCL 23, 214-216)
La
risurrezione di Cristo apre l'inferno. I neofiti della Chiesa rinnovano
la terra. Lo Spirito Santo dischiude i cieli. L'inferno, ormai
spalancato, restituisce i morti. La terra rinnovata rifiorisce dei suoi
risorti. Il cielo dischiuso accoglie quanti vi salgono.
Anche
il ladrone entra in paradiso, mentre i corpi dei santi fanno il loro
ingresso nella santa città. I morti ritornano tra i vivi; tutti gli
elementi, in virtù della risurrezione di Cristo, si elevano a maggiore
dignità.
L'inferno
restituisce al paradiso quanti teneva prigionieri. La terra invia al
cielo quanti nascondeva nelle sue viscere. Il cielo presenta al Signore
tutti quelli che ospita. In virtù dell'unica ed identica passione del
Signore l'anima risale dagli abissi, viene liberata dalla terra e
collocata nei cieli.
La
risurrezione di Cristo infatti è vita per i defunti, perdono per i
peccatori, gloria per i santi. Davide invita, perciò, ogni creatura e
rallegrarsi per la risurrezione di Cristo, esortando tutti a gioire
grandemente nel giorno del Signore.
La
luce di Cristo è giorno senza notte, giorno che non conosce tramonto.
Che poi questo giorno sai Cristo, lo dice l'Apostolo: «La notte è
avanzata, il giorno è vicino» (Rm 13, 12). Dice: «avanzata»; non
dice che debba ancora venire, per farti comprendere che quando Cristo ti
illumina con la sua luce, devi allontanare da te le tenebre del diavolo,
troncare l'oscura catena del peccato, dissipare con questa luce le
caligini di un tempo e soffocare in te gli stimoli delittuosi.
Questo
giorno è lo stesso Figlio, su cui il Padre, che è giorno senza
principio, fa splendere il sole della sua divinità.
Dirò
anzi che egli stesso è quel giorno che ha parlato per mezzo di
Salomone: «Io ho fatto sì che spuntasse in cielo una luce che non
viene meno» (Sir 24, 6 volg.). Come dunque al giorno del cielo non
segue la notte, così le tenebre del peccato non possono far seguito
alla giustizia di Cristo. Il giorno del cielo infatti risplende in
eterno, la sua luce abbagliante non può venire sopraffatta da alcuna
oscurità. Altrettanto deve dirsi della luce di Cristo che sempre
risplende nel suo radioso fulgore senza poter essere ostacolata da
caligine alcuna. Ben a ragione l'evangelista Giovanni dice: La luce
brilla nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno sopraffatta (cfr. Gv 1,
5).
Pertanto,
fratelli, tutti dobbiamo rallegrarci in questo santo giorno. Nessuno
deve sottrarsi alla letizia comune a motivo dei peccati che ancora
gravano sulla sua coscienza. Nessuno sia trattenuto dal partecipare alle
preghiere comuni a causa dei gravi peccati che ancora lo opprimono.
Sebbene peccatore, in questo giorno nessuno deve disperare del perdono.
Abbiamo infatti una prova non piccola: se il ladro ha ottenuto il
paradiso, perché non dovrebbe ottenere perdono il cristiano?
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso Sal
97,1-2
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi;
a tutti i popoli ha rivelato la salvezza. Alleluia.
Cantáte Dómino
cánticum novum,
quia mirabília fecit
Dóminus;
ante conspéctum géntium revelávit iustítiam suam, allelúia.
Colletta
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l'eredità eterna. Per il nostro Signore...
Omnípotens sempitérne Deus, semper in nobis paschále pérfice sacraméntum,
ut, quos sacro baptísmate dignátus es renováre, sub tuæ protectiónis auxílio
multos fructus áfferant, et ad ætérnæ vitæ gáudia perveníre concédas. Per
Dóminum.
Oppure:
O Dio, che ci hai inseriti in Cristo come tralci nella vera vite, donaci
il tuo Spirito, perché amandoci gli uni agli altri di sincero amore,
diventiamo primizie di umanità nuova e portiamo frutti di santità e di
pace. Per il nostro Signore...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima
Lettura
At 9, 26-31
Bàrnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto
il Signore.
Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai
discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un
discepolo.
Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò
loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva
parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù.
Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme,
predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con
quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero
a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per
Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la
Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il
conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 21
A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.
Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli.
A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.
Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!».
Seconda Lettura 1 Gv 3, 18-24
Questo è il suo comandamento: che crediamo e ci amiamo.
Dalla prima lettera di san Giovanni
apostolo
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella
verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui
rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è
più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia
in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché
osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù
Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha
dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In
questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
Canto al Vangelo Cf Gv 15,4a.5b
Alleluia, alleluia.
Rimanete in me e io in voi, dice il Signore;
chi rimane in me porta molto frutto.
Alleluia.
Vangelo
Gv
15, 1-8
Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto.
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il
Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo
taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se
stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io
sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto
frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene
gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco
e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che
volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate
molto frutto e diventiate miei discepoli».
Sulle
Offerte
O Dio, che in questo scambio di doni ci fai partecipare alla comunione con te, unico e sommo bene, concedi che la luce della tua verità sia testimoniata dalla nostra vita. Per Cristo nostro Signore.
Deus, qui
nos, per huius sacrifícii veneránda commércia, uníus summæque divinitátis
partícipes effecísti, præsta, quæsumus, ut, sicut tuam cognóvimus veritátem,
sic eam dignis móribus assequámur. Per Christum.
Prefazio
Pasquale V
Cristo
sacerdote e vittima
E'
veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore.
e
soprattutto esaltarti in questo tempo
nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
Offrendo il suo corpo sulla croce,
diede compimento ai sacrifici antichi,
e donandosi per la nostra redenzione
divenne altare, vittima e sacerdote.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l'umanità esulta su tutta la terra,
e con l'assemblea degli angeli e dei santi
canta l'inno della tua gloria:
Santo, Santo, Santo ...
Vere dignum
et iustum est, æquum et salutáre:
Te quidem, Dómine,
omni témpore
confitéri,
sed in
hoc potíssimum gloriósius prædicáre,
cum Pascha
nostrum immolátus est Christus.
Qui,
oblatióne córporis sui,
antíqua
sacrifícia in crucis veritáte perfécit,
et, seípsum
tibi pro nostra salúte comméndans,
idem
sacérdos, altáre et agnus exhíbuit.
Quaprópter,
profúsis paschálibus gáudiis,
totus in
orbe terrárum mundus exsúltat.
Sed et
supérnæ virtútes atque angélicæ
potestátes
hymnum glóriæ tuæ cóncinunt,
sine fine
dicéntes:
Sanctus,
Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.
Antifona
alla Comunione
Gv
14,6
«Io sono la via, la verità e la vita»,
dice il Signore. Alleluia.
Ego sum vitis vera et vos pálmites, dicit Dóminus; qui manet in me et ego in
eo, hic fert fructum multum, allelúia.
Dopo
la Comunione
Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai
colmato della grazia di questi santi misteri, e fa' che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro Signore.
Pópulo tuo,
quæsumus, Dómine, adésto propítius, et, quem mystériis cæléstibus imbuísti,
fac ad novitátem vitæ de vetustáte transíre. Per Christum.
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