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Gesù,
Pastore -Agnello, guida la Chiesa verso la gloria
Gesù, «Pastore-Agnello», è colui che, avendo dato la sua vita per le
pecore (cf anno A e B), ha il potere di dare loro la vita eterna e di
affidarle alla mano amorosa del Padre.
Seguire il buon Pastore
Il dono della vita eterna è appunto l’elemento che unifica le tre
letture della messa (cf prima lettura, v. 48; seconda lettura, v. 17;
vangelo, v. 28) e che ispira il cantico di giubilo dell’antifona di
inizio.
Ciascuno oggi può sentirsi pieno di gioia e di esultanza pasquale perché,
al di là delle situazioni più tristi e sconcertanti dell’esistenza
terrena, sa che la bontà di Dio si rivolge personalmente ad ognuno e a
tutti, senza distinzione e senza limiti.
E' quanto viene annunciato dal raccontò degli Atti degli Apostoli: poiché
la comunità si dimostra chiusa e incapace di accogliere la «novità»
del Vangelo, la Parola di vita si diffonde per altre vie, superando
barriere razziali e nazionalistiche; i pagani l’accolgono e diventano
così partecipi della vita eterna. Hanno ascoltato la voce del Pastore e
lo hanno seguito, perciò sono pieni di gioia e di Spirito Santo (cf prima
lettura: vv. 48 e 52; vangelo, v. 27). In lui già vivono l’esperienza
di una «vita eterna» non proiettata esclusivamente nel futuro o
nell’al di là, ma già ora in via di attuazione.
Nella gloria davanti all’Agnello
La visione dell’Apocalisse ci presenta l’esito finale del progetto di
Dio per tutta l’umanità. La «moltitudine immensa» testimonia
l’universalità della salvezza che l’amore dei Padre offre in CristoAgnello,
a tutti gli uomini. E' la realizzazione di quanto veniva annunciato nella
prima lettura: «Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti
la salvezza sino alle estremità della terra» (v. 47). Ed ecco,
l’immagine dell’Agnello si evolve in quella del Pastore, guida di una
umanità completamente rinnovata nel suo modo di essere davanti a Dio: una
umanità trionfale e gloriosa, in un mondo nuovo dal quale sono scomparse
sofferenza e lacrime (cf prima lettura, vv. 16-17). Utopia?...
Illusione?... E' la Chiesa vista nel suo compimento finale, che sta
davanti a noi come punto di arrivo, ma anche come progetto a cui deve
conformarsi e configurarsi ogni comunità cristiana nel suo cammino verso
la pienezza, nella continua dialettica tra il già e il non
ancora.
Comunità eucaristica: anticipo e annuncio della gloria finale
Cristo risorto è il nostro capo, pastore e guida; egli ci ha preceduto
nella via che conduce al Padre e in lui tutto il suo corpo, che è la
Chiesa, ha già raggiunto la pienezza della vita eterna e divina. Di
questa realtà è anticipo e annuncio l’assemblea eucaristica. Come la
«moltitudine immensa» siamo riuniti attorno all’Agnello, dai suo
sangue siamo oggi salvati e purificati; partecipando all’azione
liturgica siamo il vero santuario dove si celebra la lode eterna di Dio e,
nello stesso tempo, prestiamo a lui il nostro servizio sacerdotale (cf
seconda lettura, v. 15). Allora, l’Agnello diventa il nostro Pastore e
ci conduce alle acque della vita che ci sono offerte alla mensa della
Parola e del Pane. L’assemblea liturgica diventa così segno
dell’assemblea gloriosa dei cielo e il suo orizzonte si apre ad
abbracciare tutti gli uomini chiamati al medesimo destino di salvezza e di
gloria.
La realtà e la verità di questo «segno» devono però essere
sperimentabili anche nella vita della comunità: una comunità non gelosa
delle proprie tradizioni e chiusa nelle proprie sicurezze, quale si è
dimostrata la comunità di Antiochia, ma aperta alla «novità» del
Vangelo, orientata verso la realtà definitiva dei «mondo nuovo»
attraverso l’impegno quotidiano di un umile e paziente sforzo di
rinnovamento.
In concreto, l’amore fedele e invincibile promesso da Gesù-Pastore nel
Vangelo deve essere lo stesso amore che circola con spirito di reciprocità
fra tutti coloro — pastori e fedeli — che compongono la comunità. Si
tratta di ricercare insieme il modo più adeguato per mettersi al servizio
del Vangelo e realizzarlo secondo le esigenze e le situazioni dei mondo
attuale; concordemente devono dimostrarsi aperti ad accogliere ogni
fratello, ogni uomo che faccia appello al loro aiuto o venga a portare un
annuncio di novità evangelica. Insomma, come veri discepoli di Gesù-Pastore,
tutti i membri della comunità sono chiamati ad essere «pastori buoni e
fedeli», impegnati a servizio degli altri, a procurare loro il bene e la
gioia. La comunità cristiana diventa allora testimonianza viva di un «mondo
nuovo»… Né utopia né illusione; ma realtà che può e deve cominciare
già adesso mentre l’umanità è in cammino per raggiungere la pienezza
del suo destino di gloria nella liturgia eterna dell’Agnello.
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Cristo,
buon pastore
Dalle
«Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno papa
(Om.
14, 3-6; PL 76, 1129-1130)
«Io
sono il buon Pastore; conosco le mie pecore», cioè le amo, «e le mie
pecore conoscono me» (Gv 10, 14). Come a dire apertamente:
corrispondono all'amore di chi le ama. La conoscenza precede sempre l'amore
della verità.
Domandatevi,
fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete, se
conoscete il lume della verità. Parlo non solo della conoscenza della
fede, ma anche di quella dell'amore; non del solo credere, ma anche dell'operare.
L'evangelista Giovanni, infatti, spiega: «Chi dice: Conosco Dio, e non
osserva i suoi comandamenti, è bugiardo» (1 Gv 2, 4).
Perciò
in questo stesso passo il Signore subito soggiunge: «Come il Padre
conosce me e io conosco il Padre, e offro la vita per le pecore «(Gv 10,
15). Come se dicesse esplicitamente: da questo risulta che io conosco il
Padre e sono conosciuto dal Padre, perché offro la mia vita per le mie
pecore; cioè io dimostro in quale misura amo il Padre dall'amore con
cui muoio per le pecore.
Di
queste pecore di nuovo dice: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le
conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna (cfr. Gv 10,
14-16). Di esse aveva detto poco prima: «Se uno entra attraverso di me,
sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10, 9). Entrerà
cioè nella fede, uscirà dalla fede alla visione, dall'atto di credere
alla contemplazione, e troverà i pascoli nel banchetto eterno.
Le
sue pecore troveranno i pascoli, perché chiunque lo segue con cuore
semplice viene nutrito con un alimento eternamente fresco. Quali sono i
pascoli di queste pecore, se non gli intimi gaudi del paradiso, ch'è
eterna primavera? Infatti pascolo degli eletti è la presenza del volto
di Dio, e
mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l'anima si sazia senza
fine del cibo della vita.
Cerchiamo,
quindi, fratelli carissimi, questi pascoli, nei quali possiamo gioire in
compagnia di tanti concittadini. La stessa gioia di coloro che sono
felici ci attiri. Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito. S'infervori
la fede in ciò che ha creduto. I nostri
desideri s'infiammino per i beni superni. In tal modo amare sarà già
un camminare.
Nessuna
contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se
qualcuno desidera raggiungere la metà stabilita, nessuna asperità del
cammino varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue
lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo
percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove
aveva intenzione di arrivare.
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso Sal
32,5-6
Della bontà del Signore è piena la terra;
la sua parola ha creato i cieli. Alleluia.
Misericórdia
Dómini plena est terra;
verbo Dómini
cæli firmáti sunt, allelúia.
Colletta
Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna, perché l'umile gregge dei tuoi fedeli giunga con sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto Cristo, suo pastore. Egli è Dio...
Omnípotens
sempitérne Deus, deduc nos ad societátem cæléstium gaudiórum, ut eo
pervéniat humílitas gregis, quo procéssit fortitúdo pastóris. Per Dóminum.
Oppure:
O Dio, fonte della gioia e della pace, che hai affidato al potere regale del tuo Figlio le sorti degli uomini e dei popoli, sostienici con la forza del tuo Spirito,
e fa' che nelle vicende del tempo, non ci separiamo mai dal nostro pastore che ci guida alle sorgenti della vita. Egli è Dio...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
At 13, 14. 43-52
Ecco,
noi ci rivolgiamo ai pagani.
Dagli Atti degli Apostoli
In quei
giorni, Paolo e Bàrnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia
in Pisìdia, e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero.
Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed
essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare
nella grazia di Dio.
Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la
parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono
ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni
di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era
necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio,
ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna,
ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il
Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la
salvezza sino all’estremità della terra”».
Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del
Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero.
La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei
sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e
suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal
loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei
piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito
Santo.
Salmo
Responsoriale
Dal
Salmo 99
Noi siamo suo popolo, gregge che
egli guida.
Acclamate il
Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.
Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.
Perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.
Seconda
Lettura Ap
7, 9. 14-17
L'Agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della
vita.
Dal libro dell'Apocalisse di san
Giovanni apostolo
Io, Giovanni,
vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni
nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono
e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di
palma nelle loro mani.
E uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande
tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col
sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli
prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul
trono stenderà la sua tenda sopra di loro.
Non avranno più fame né avranno più sete,
non li colpirà il sole né arsura alcuna,
perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono,
sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».
Canto
al Vangelo
Gv
10,14
Alleluia, alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore;
conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me.
Alleluia.
Vangelo
Gv 10, 27-30
Alle mie pecore io do la vita eterna.
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù
disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi
seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le
strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può
strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Sulle
Offerte
O Dio, che in questi santi misteri compi l'opera della nostra redenzione,
fa' che questa celebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia. Per Cristo nostro Signore.
Concéde,
quæsumus, Dómine, semper nos per hæc mystéria paschália gratulári, ut
contínua nostræ reparatiónis operátio perpétuæ nobis fiat causa lætítiæ. Per
Christum.
Prefazio
Pasquale IV
La
restaurazione dell'universo per mezzo del mistero pasquale.
E'
veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore.
e
soprattutto esaltarti in questo tempo
nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
In lui, vincitore del peccato e della morte.
l'universo risorge e si rinnova,
e l'uomo ritorna alle sorgenti della vita.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l'umanità esulta su tutta la terra,
e con l'assemblea degli angeli e dei santi
canta l'inno della tua gloria:
Santo, Santo, Santo ...
Vere dignum et iustum
est,
æquum et salutáre:
Te quidem, Dómine,
omni témpore
confitéri,
sed in
hoc potíssimum gloriósius prædicáre,
cum Pascha
nostrum immolátus est Christus.
Qui,
oblatióne córporis sui,
antíqua sacrifícia in
crucis veritáte perfécit,
et, seípsum
tibi pro nostra salúte comméndans,
idem
sacérdos, altáre et agnus exhíbuit.
Quaprópter,
profúsis paschálibus gáudiis,
totus in
orbe terrárum mundus exsúltat.
Sed et
supérnæ virtútes atque
angélicæ
potestátes hymnum glóriæ tuæ cóncinunt,
sine fine
dicéntes:
Sanctus,
Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.
Antifona
alla Comunione
E' risorto il buon pastore, che ha dato la vita
per le sue pecorelle, e per il suo gregge
è andato incontro alla morte. Alleluia.
Surréxit
Pastor bonus,
qui ánimam
suam pósuit pro óvibus suis,
et pro grege suo mori dignátus est, alléluia.
Oppure: Gv
10,14.15
« Io
sono il buon pastore
e offro la vita per le pecore ».
dice il Signore. Alleluia.
Dopo
la Comunione
Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pascoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore.
Gregem tuum,
Pastor bone, placátus inténde, et oves, quas pretióso Fílii tui sánguine
redemísti, in ætérnis páscuis collocáre dignéris. Per Christum.
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