|
Un nuovo cammino verso la Pasqua si è aperto. La Quaresima
ripropone l’impegno dell’ascolto della parola di Dio, della
conversione, della preghiera, della carità fraterna perché la Chiesa
riscopra il senso della propria vocazione e appartenenza al Signore, in un
continuo passaggio verso la vita nuova. Ogni momento è segnato da
questi impegni, ma il tempo quaresimale ha un’efficacia particolare
perché è memoria viva e attuale del cammino pasquale di Cristo, del suo
«si» alla volontà del Padre nel segno della comunità che si
converte.
Tempo di decisioni
Ci sono momenti della vita in cui si impongono scelte decisive:
per il lavoro o la professione, per la famiglia, per l’orientamento dei
figli, o più radicalmente ancora, per l’impostazione
dell’esistenza in rapporto a valori autentici o a pseudo-valori.
Per i credenti, il battesimo è stato la scelta fondamentale per
Cristo, l’accettazione di criteri evangelici di vita. Ma vivendo nel
mondo è inevitabile respirarne l’atmosfera e subirne gli influssi
negativi: La sollecitazione a rincorrere i miti del profitto, della
produzione, del consumo, a fondare la vita più sull’avere che
sull’essere. Il fascino di queste prospettive alienanti arriva
facilmente a determinare le decisioni, specialmente se manca una lucida
capacità critica. Ponendosi contro ogni manipolazione della verità e
smascherando ogni tradimento dell’uomo, la parola di Dio diventa
criterio di giudizio e grazia liberante.
Il punto di riferimento di questa domenica è Cristo, presentato
da Luca come nuovo Adamo, capostipite di una nuova umanità (cf Lc 3,23-38:
la genealogia di Gesù), che nel deserto fa esperienza di incertezza: o
cedere alla tentazione del prestigio umano e del facile successo, o
fidarsi del Padre. La sua scelta cade dalla parte più scomoda, cioè
dalla parte di Dio (vangelo), e resta fedele alla sua identità di Figlio.
Per lui, al di fuori del Padre, non ci sono altri signori che meritino
adorazione e servizio. Alle insinuazioni del tentatore e alla seduzione
della potenza Gesù ribadisce la sua scelta di fedeltà al progetto del
Padre: «Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». Il
primato di Dio non intende mortificare l’uomo, ma mira a salvaguardarne
la libertà e la dignità.
Professare la fede nel Dio della Pasqua
Il popolo d’Israele, per tener viva la memoria delle meraviglie
operate dal Signore, specialmente nell’esodo, è chiamato a scandire la
sua esistenza con una professione di fede che è il compendio della sua
storia singolare (prima lettura). La sua dignità di popolo libero, il
dono e la fecondità della terra sono opera solo del Signore,
esplicitamente confessato come protagonista e creatore della storia.
Questa professione di fede storica tende a creare nel popolo la coscienza
riconoscente dell’iniziativa di Dio e la fiducia nella sua assistenza
provvidente.
Se Dio non è estraneo alla vicenda dell’uomo, se ha dato prova
della sua vicinanza, il fedele proclama che tutto avrà esito positivo
perché tutto è nelle mani del Signore della storia. Chi fa credito a
Dio, si radica in lui e si lascia guidare dalla sua parola, è in grado
come Gesù di superare ogni difficoltà: «Camminerai su aspidi e vipere,
schiaccerai leoni e draghi (salmo responsoriale). Lo stesso tema della fede
ricorre in Paolo (seconda lettura), il quale esorta a riconoscere nella
Pasqua di Cristo il fondamento e il centro della vita cristiana. La
professione di fede del nuovo popolo di Dio consiste nel riconoscimento
della signoria di Cristo sull’uomo, sull’universo e sulla storia.
Riconoscimento che implica il cuore e la bocca», ossia tutto l’uomo
nella sua apertura di fede, nelle sue decisioni, nella sua testimonianza.
Tempo di preghiera
Dichiarare che Gesù è Signore significa prendere posizione per
lui, non essere neutrali nelle scelte che la vita cristiana impone.
Momento e luogo privilegiato per questa professione di fede è la
preghiera che vuole essere riconoscimento di Dio come protagonista della
nostra storia di salvati, ed espressione di una coscienza filiale che
risponde alla sua paternità.
La preghiera è uno degli impegni quaresimali più forti. Non è
sufficiente affermare che «tutta la vita è preghiera»; può essere
uno slogan per coprire elegantemente la nostra pigrizia. Esimersi da
momenti di preghiera specifici e qualificanti può essere una spia che
segnala una crisi di fede. Ma per essere una autentica professione di fede
la preghiera non può limitarsi a invocazioni vuote. Ciò che conta è il
consenso alla volontà del Padre (cf Mt 7,21), che conduca a scelte
evangeliche nella vita concreta e che manifesti il significato liberante
del nostro essere figli di Dio.
|
|
In
Cristo siamo stati tentati e in lui abbiamo vinto il diavolo
Dal
«Commento sui salmi» di sant'Agostino, vescovo
(Sal 60, 2-3; CCL 39, 766)
«Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera» (Sal
60, 1). Chi è colui che parla? Sembrerebbe una persona sola. Ma osserva
bene se si tratta davvero di una persona sola. Dice infatti: «Dai
confini della terra io t'invoco; mentre il mio cuore è angosciato»
(Sal 60, 2).
Dunque non si tratta già di un solo individuo: ma, in tanto sembra uno,
in quanto uno solo è Cristo, di cui noi tutti siamo membra. Una persona
sola, infatti, come potrebbe gridare dai confini della terra? Dai
confini della terra non grida se non quella eredità, di cui fu detto al
Figlio stesso: «Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio
i confini della terra» (Sal 2, 8).
Dunque, è questo possesso di Cristo, quest'eredità di Cristo, questo
corpo di Cristo, quest'unica Chiesa di Cristo, quest'unità, che noi
tutti formiamo e siamo, che grida dai confini della terra.
E che cosa grida? Quanto ho detto sopra: «Ascolta, o Dio, il mio grido,
sii attento alla mia preghiera; dai confini della terra io t'invoco».
Cioè, quanto ho gridato a te, l'ho gridato dai confini della terra:
ossia da ogni luogo.
Ma, perché ho gridato questo? Perché il mio cuore è in angoscia.
Mostra di trovarsi fra tutte le genti, su tutta la terra non in grande
gloria, ma in mezzo a grandi prove.
Infatti la nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente
da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione.
Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può essere
coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; ma il
combattimento suppone un nemico, una prova.
Pertanto si trova in angoscia colui che grida dai confini della terra,
ma tuttavia non viene abbandonato. Poiché il Signore volle prefigurare
noi, che siamo il suo corpo mistico, nelle vicende del suo corpo reale,
nel quale egli morì, risuscitò e salì al cielo. In tal modo anche le
membra possono sperare di giungere là dove il Capo le ha precedute.
Dunque egli ci ha come trasfigurati in sé, quando volle essere tentato
da Satana. Leggevamo ora nel vangelo che il Signore Gesù era tentato
dal diavolo nel deserto. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma
in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne,
ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l'umiliazione,
da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la
tua vittoria.
Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il
diavolo. Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato;
perché non consideri che egli ha anche vinto? Fosti tu ad essere
tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore. Egli
avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse
lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere, quando sei
tentato.
|
|
MESSALE
Antifona d'Ingresso
Sal 90,15-16
Egli mi invocherà e io lo esaudirò;
gli darò salvezza e gloria,
lo sazierò con una lunga vita.
Cf. Ps
90,15-16
Invocábit me, et ego exáudiam eum;
erípiam eum,
et glorificábo eum,
longitúdine
diérum adimplébo eum.
Colletta
O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno
sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere
nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna
condotta di vita. Per il nostro Signore...
Concéde nobis, omnípotens Deus, ut, per ánnua quadragesimális exercítia
sacraménti, et ad intellegéndum Christi proficiámus arcánum, et efféctus
eius digna conversatióne sectémur. Per Dóminum.
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima
Lettura Dt
26,4-10
Professione
di fede del popolo eletto.
Dal libro del Deuteronòmio
Mosè parlò al
popolo e disse:
«Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti
all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti
al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Aramèo errante; scese in Egitto,
vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione
grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e
ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei
nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra
umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci
fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo
terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci
diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento
le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le
deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al
Signore, tuo Dio».
Salmo Responsoriale Dal
Salmo 90
Resta
con noi, Signore, nell'ora della prova.
Chi abita al
riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».
Non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie.
Sulle mani essi ti porteranno,
perché il tuo piede non inciampi nella pietra.
Calpesterai leoni e vipere,
schiaccerai leoncelli e draghi.
«Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.
Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell’angoscia io sarò con lui,
lo libererò e lo renderò glorioso».
Seconda Lettura
Rm
10,8-13
Professione
di fede di chi crede in Cristo.
Dalla
lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, che cosa
dice [Mosè]? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore»,
cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua
bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che
Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si
crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di
fede per avere la salvezza.
Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso».
Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il
Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti:
«Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».
Canto al Vangelo
Mt
4,4
Lode
a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Non di solo pane
vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Lode
a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Vangelo
Lc
4,1-13
Gesù
fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo.
Dal
vangelo secondo Luca
In quel tempo,
Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo
Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò
nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il
diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi
pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della
terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a
me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in
adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto:
“Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli
disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti:
“Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e
anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi
in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova
il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al
momento fissato.
Sulle Offerte
Si rinnovi, Signore, la nostra vita e col tuo aiuto si ispiri, sempre più al
sacrificio, che santifica l'inizio della Quaresima, tempo favorevole per la
nostra salvezza. Per Cristo nostro Signore.
Fac nos,
quaesumus, Dómine, his munéribus offeréndis conveniénter aptári, quibus
ipsíus venerábilis sacraménti celebrámus exórdium. Per Christum.
Prefazio
Gesù vittorioso sulla tentazione del maligno.
È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre Santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli consacrò l'istituzione del tempo penitenziale
con il digiuno di quaranta giorni,
e vincendo le insidie dell'antico tentatore
ci insegnò a dominare le seduzioni del peccato,
perché celebrando con spirito rinnovato il mistero pasquale
possiamo giungere alla Pasqua eterna.
E noi, uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo senza fine l'inno della tua lode:
Santo, Santo, Santo il Signore...
Vere dignum et iustum
est,
aequum et salutáre,
nos tibi semper et
ubíque grátias ágere:
Dómine,
sancte Pater, omnípotens aetérne Deus:
per Christum Dóminum
nostrum.
Qui quadragínta
diébus, terrénis ábstinens aliméntis,
formam huius
observántiae ieiúnio dedicávit,
et, omnes evértens
antíqui serpéntis insídias,
ferméntum malítiae
nos dócuit superáre,
ut, paschále
mystérium dignis méntibus celebrántes,
ad pascha demum
perpétuum transeámus.
Et ídeo cum Angelórum
atque Sanctórum
turba hymnum laudis
tibi cánimus, sine fine dicéntes:
Sanctus,
Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth...
Antifona
alla Comunione
Lc 4,8
«Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai,
lui solo adorerai».
Non in solo pane
vivit homo,
sed in omni verbo
quod procédit de ore Dei.
Oppure: Sal 90,4
Il Signore ti coprirà con la sua protezione
sotto le sue ali troverai rifugio.
Cf. Ps 90,4
Scápulis
suis obumbrábit tibi Dóminus,
et sub
pennis eius sperábis.
Dopo la
Comunione
Il pane del cielo che ci hai dato, o
Padre, alimenti in noi la fede, accresca la speranza, rafforzi la carità, e
ci insegni ad avere fame di Cristo, pane vivo e vero, e a nutrirci di ogni
parola che esce dalla tua bocca. Per Cristo nostro Signore.
Caelésti pane refécti, quo fides álitur, spes provéhitur et
cáritas roborátur, quaesumus, Dómine, ut ipsum, qui est panis vivus et verus,
esuríre discámus, et in omni verbo, quod procédit de ore tuo, vívere
valeámus. Per Christum.
|