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INTRODUZIONE
DEL CATECHISMO
Il Catechismo della Dottrina Cristiana, volgarmente detto Catechismo
Maggiore di San Pio X,
è un Compendio in forma di domanda e risposta, del Catechismo ad uso
dei parroci, pubblicato da San Pio V.
Nello stendere il Compendio del Catechismo Tridentino, San
Pio X volle produrre un'opera che tenesse conto anche di un
aggiornamento ecclesiale relativo al Concilio Vaticano I, e che
fosse un testo valido per l'insegnamento della religione nel suo
tempo. Per questo, quello che in origine era concepito come
“compendio”, è diventato un testo a sé, robusto e massiccio, oltre
ad essere uno dei testi più importanti del '900, sicuramente il
testo più letto e che a memoria d'uomo tutti quelli di una certa età
ricordano.
Diviene uno di quei testi fondamentali della storia, capaci di dare
una svolta alla cultura e al costume della società, come il Codice
civile napoleonico, il codice di giustiniano a suo tempo, e pochi
altri testi.
Nell'ambito di un'intervista rilasciata al giornalista Gianni
Cardinale del quotidiano dei Vescovi d’Italia Avvenire il 27
aprile del 2003, il Cardinale Joseph Ratzinger, futuro papa
Benedetto XVI, dichiarò a tal proposito:
“La fede come tale è sempre identica. Quindi anche il Catechismo
di San Pio X conserva sempre il suo valore. Può cambiare invece
il modo di trasmettere i contenuti della fede. E quindi ci si può
chiedere se il Catechismo di San Pio X possa in questo senso essere
considerato ancora valido oggi. Credo che il Compendio che stiamo
preparando possa rispondere al meglio alle esigenze di oggi. Ma
questo non esclude che ci possano essere persone o gruppi di persone
che si sentano più a loro agio col Catechismo di San Pio X. Non
bisogna dimenticare che quel Catechismo derivava da un testo che era
stato preparato dallo stesso Papa quando era vescovo di Mantova. Si
trattava di un testo frutto dell’esperienza catechistica personale
di Giuseppe Sarto e che aveva le caratteristiche di semplicità di
esposizione e di profondità di contenuti. Anche per questo il
Catechismo di San Pio X potrà avere anche in futuro, degli amici.”
Maranatha.it ripropone dunque questo gioiello della Tradizione sana
e genuina della Chiesa Cattolica, perché possa essere consultato e
utilizzato ancora come valido strumento per la catechesi ordinaria
nelle parrocchie.
...
Il Catechismo Maggiore fu la risposta di un parroco, quale fu San
Pio X, alle domande di un popolo desideroso di istruzione. Il Papa
Sarto, qual “parroco santo” del mondo, donò questo compendio
semplice ma nello stesso tempo ricco di pietà e dottrina.
Il Clero comune con il sostegno dei propri Vescovi con gioia accolse
questo strumento che con generosa abnegazione venne proposto e
divulgato ben presto in tutta la Chiesa.
Il Papa, i Vescovi, il Clero, i terz'Ordini, l’Azione Cattolica le
Confraternite uniti e compatti furono il cardine divulgativo della
Sana Dottrina della Chiesa Cattolica.
PERCHÉ IL CATECHISMO MAGGIORE È STATO MESSO NELL’OBLIO?
Con la morte di San Pio X, per la Chiesa Cattolica è incominciata
una “prova” senza precedenti. Non solo perché nel secolo ‘900 la
Chiesa ha subito la più grande persecuzione della sua storia con
milioni e milioni di morti, ma soprattutto perché nella Chiesa,
nella sua Gerarchia incominciò ad annidarsi un pensiero non
cattolico che via via ha preso forza e potere.
Il Segretario di Stato di Pio XI, il Cardinale Eugenio Pacelli,
futuro Pio XII, che ben conobbe Pio X, così si espresse da
cardinale, nel 1936 con parole che si sono rivelate profetiche:
"Sono preoccupato per il messaggio che ha dato la Beata Vergine a
Lucia di Fatima il 13 maggio 1917. Questo insistere da parte di
Maria, sui pericoli che minacciano la Chiesa è un avvertimento
divino contro il suicidio di alterare la Fede, nella Sua liturgia,
la Sua teologia e la Sua anima. … Sento tutto intorno a me questi
innovatori che desiderano smantellare la Sacra Cappella, distruggere
la fiamma universale della Chiesa, rigettare i suoi ornamenti e
farla sentire in colpa per il suo passato storico. … Verrà un
giorno in cui il mondo civilizzato negherà il proprio Dio, quando la
Chiesa dubiterà come dubitò Pietro. Sarà allora tentata in credere
che l’uomo è diventato Dio … Nelle nostre chiese, i Cristiani
cercheranno invano la lampada rossa dove Dio li aspetta. Come Maria
Maddalena, in lacrime dinanzi alla tomba vuota, si chiederanno:
“Dove Lo hanno portato?"
(Cfr. Mgr. Georges Roche et Père Philippe St.Germain, Pie XII
devant l’histoire, Laffont, Paris, 1972, pp 52-53).
Chi erano questi innovatori? L’Esegesi protestante, l’Esame storico
critico dei passi del Nuovo testamento, archeologismo liturgico ecc.
ecc., spinte culturali non cattoliche che Pio XII da una
parte denuncio nella “Mediator Dei” ma nello stesso tempo
accolse per esempio nell’approvare l’intollerabile ri-tradizione
latina dei Salmi (accantonando la versione della Vulgata latina di
San Girolamo) e nella modifica liturgica della Settimana Santa.
Questo clima maturerà e complice l’asprezza generale che investirà
la Chiesa gli anni ’60 si vide per la prima volta rifiutare da parte
di una porzione della gerarchia ideologicamente orientata, quei
pilastri Tradizionali che fino a quel tempo nessuno ebbe il coraggio
di contestare.
Contestazione non significa crisi,
non significa che un problema reale sia emerso. La Chiesa è
andata di continuo incontro a momenti di crisi delle sue
istituzioni, che sono risorte tramite un continuo aggiornamento che
le rendesse compatibili con la vita contemporanea. Si pensi alla
crisi della Chiesa primitiva di fronte al fenomeno delle invasioni
barbariche, e alla sua resurrezione mediante il monachesimo; alla
crisi del monachesimo (con conseguente crisi del clero secolare) cui
è seguita la riforma operata dagli ordini mendicanti; la crisi degli
ordini mendicanti cui è seguita la controriforma; ecc.
Alla Filosofia-della-Certezza, che osservando il contingente
(le realtà concrete di tutti i giorni) proclamava l’Immutabilità
della Verità e dell’Essere, il principio di Identità (ciò che è
bianco non può essere nero) e la certezza nel Dio cristiano
Trascendente e Immanente: Tomismo-Aristotelico, si è contrapposta la
Filosofia-del-Dubbio un sistema di pensiero (costruito a
tavolino, diremo noi) che da Cartesio scardinava quella della
Certezza postulando un certo “avanzamento o progressione della
Verità” (non più certa, immutabile e unica) e la sostanziale
Immanenza di Dio a scapito della Trascendenza oltre che la
conciliazione degli opposti (una sintesi) come via economica per la
stabilità e la progressione dell’essere.
Mons. Marcel Lefebvre lo chiamava modernismo o neo-modernismo altri
lo chiamavano progressismo, soprattutto per identificare una
contrapposizione interna alla Chiesa, fatta di “conservatori e
progressisti”, con evidente accezione negativa dei primi e positiva
dei secondi. Noi questa realtà parallela la chiamiamo
Marxismo-filosofico-ideologico.
Secondo la visione marxista, la realtà è materiale e non spirituale.
Differenza questa fondamentale tra Hegel e Marx, di fatto latori
della medesima ideologia, ma con risultati differenti: Hegel fu
l'ispiratore del modernismo della fine dell'800 e degli inizi del
'900 noto all'estero come protestantesimo liberale, una sorta
di razionalismo spiritualista - e quindi hegeliano - ; Marx fu
l'ispiratore di quello che è, a nostro avviso, il pensiero cattolico
dagli anni 60 in poi, e che di fatto non ha mai avuto un nome
preciso.
Benedetto XVI si guarda bene dal cadere nel tranello della lotta di
classe tra fazioni cattoliche, ossia una politicizzazione
relativista del cristianesimo stesso, probabilmente perchè, come
dice nella sua autobiografia, il marxismo all'opera lui lo ha
visto bene, quando era giovane professore nelle università tedesche
e i suoi studenti e colleghi professori - Bloch e Moltmann,
soprattutto - applicavano in modo orrendo questi principi; tuttavia
si trova nell'esigenza di dover chiamare in qualche modo il nuovo
corso.
Userà i termini “ermeneutica della continuità/discontinuità” per
indicare coloro che fanno del post-concilio un prosieguo della
tradizione perenne e chi invece fa di questo periodo una rottura.
In fondo il marxismo è “rottura e superamento”, Antitesi e sintesi (Aufhebung)
e trova in questo la sua particolarità.
Dal canto nostro preferiamo parlare di Tradizione e di Modernità,
intendendo per Modernità la degenerazione (non la contemporaneità
ovviamente) del pensiero Tradizionale, quale è risultato da una
serie di fenomeni storici, sociali, politici e filosofici: dalla
scoperta dell'America alla trasformazione dell'economia in
mercantilismo alla nascita del protestantesimo alla rivoluzione
francese ad Hegel e Marx. Il marxismo attuale - non più
comunista-collettivista, ma curiosamente divenuto liberal - è
l'attuale fase della modernità.
Ebbene dicevamo all'inizio che il marxismo è contraddistinto da un
superamento dello spiritualismo hegeliano e da una forte
connotazione materialista. In ambito cattolico anche se si è sempre
negata alcuna relazione con il marxismo, si é osservato però una
lenta assimilazione con questo pensiero che è per sua natura molto
complesso.
Si è visto in pochi decenni il fenomeno di un progressivo abbandono
del trascendente (l’uomo è proteso verso Dio, per le cose del Cielo
e non della terra), dello spirituale, del sacro, del divino, per
parlare unicamente di questioni sociali, politiche ed economiche.
[I missionari cattolici nelle pubblicazioni per ottenere fondi si
vede esplicitamente che non vanno più per battezzare (unica via
rivelata da Dio per la Salvezza) e per portare le anime in Cielo ma
per costruire asili e scavare pozzi].
Il Catechismo nelle sue riduzioni nazionali per la catechesi
primaria non insegna più come funziona il cielo e come ci si va, ma
come gli uomini devono vivere sulla terra.
Nasce il Catechismo Olandese,
e così come affermerà il Servo di Dio Mons. Piercarlo Landucci negli
anni nella rivista “Palestra del Clero”, con il preciso
intento di essere la sintesi di superamento della visione
cristiana precedente, fondatore di una nuova cristianità che
abbia l’utile come base: non più discorsi sulla presenza reale di
Cristo nell'Eucaristia, che diventa trans-significazione, mutamento
di significato per l'opinione del credente, ma meramente simbolico;
discorsi invece sul popolo, sui diritti “umani”, sociali e politici.
La vita non è più vista in dimensione sacrale ma in dimensione
economica.
Il marxismo nella Chiesa cambia la chiave di lettura della realtà,
in un modo mai avvenuto prima. E' vero che sempre l'eresia
fenomenologicamente si delinea come l'uso di una filosofia impropria
come chiave ermeneutica della fede
che quindi se come chiave è difettosa, finisce con lo scassinare e
scardinare la stessa serratura: l'arianesimo fu plasmato dal
neoplatonismo, il protestantesimo dal volontarismo occamiano,
il modernismo dall'hegelismo, ecc.
Tuttavia le eresie si superano perchè in un contesto di realismo
filosofico, ossia di una filosofia che cerca la verità, poiché sa
che esiste la Verità (e tale filosofia si chiama metafisica) si
riesce a emendare gli errori tramite la logica e a recuperare
agevolmente il senso delle cose.
Ma soprattutto le eresie antiche non scardinarono una visione morale
e spirituale che rimane sostanzialmente identica. L'emanazionismo
plotiniano arrivava a fare pensare che il Figlio fosse emanato dal
Padre, ma non fosse della stessa sostanza, bensì un prodotto. Ma
intendiamoci: sempre si credeva in Dio, sempre si confidava che i
Comandamenti erano via per il Cielo, sempre si andava al Culto (la
Messa), sempre si amava il prossimo, sempre si pregava, sempre si
cercava di lavorare per il regno di Dio.
Ma il marxismo significa soprattutto rottura, come si è visto, e nel
nostro caso rottura con la logica e soprattutto con la metafisica.
Non si crede più nelle realtà Trascendenti, non si crede più in Dio,
la Chiesa quindi è considerata SOLO una struttura di potere che
disorienta il popolo o peggio lo droga, niente più.
Nulla è più come prima e quindi impossibile diventa il dialogo. Non
esiste quella culla di tradizione che permette il dialogo con
base comune e risultati differenti. La base comune è oggi solo
biologica, non più intellettuale menchemeno spirituale: tutti hanno
due braccia, due gambe e una testa e basta!
Ciò che tuttavia però sta dentro a quella testa è già diverso. Un
tradizionale
(e quindi un cattolico) non può dialogare con un marxista. Poiché
diversa è l'interpretazione della realtà ma soprattutto diverso ne è
il linguaggio e diverso ne è il procedere: perennità dell'essere
CONTRO divenire; verità, CONTRO utilità;
spirito CONTRO materia; salvezza CONTRO
economia.
Applicando e portando alle estreme conseguenze tale visione, si
capisce perchè ad esempio, l'episcopato olandese il più influenzato
dal marxismo, negli anni 70 contestò il cattolico Paolo VI per la
Humanæ Vitæ. Se il procedimento cattolico è il rispetto della
Verità e dell'Essere, allora la VITA è il principio primo da
difendere. Di contro se il procedimento marxista è l'Economia,
allora è L'UTILE il principio da difendere.
Nulla valse l’accorata lettera del 24 dicembre 1969 di
Paolo VI, per far cambiare atteggiamento dell’Episcopato Olandese,
poiché mutata era la loro percezione filosofica. Al centro non c'è
l'Essere, ma c'è l'Utile. E l'utile marxista, al contrario di
quello che si penserebbe, è strettamente individualista e
relativista e ora liberal. Per cui, se è maggiormente utile
godere e non avere responsabilità, leciti sono quei mezzi che
permettono la realizzazione di questo piano.
Se l'utilità economica è prevalente alla vita, allora sarà anche
bene a livello sociale difendere il diritto a non avere figli e a
fare ciò che si vuole, piuttosto che il diritto di ciò che esiste,
di continuare ad esistere.
Alcune la domande sorgono spontanea: come ha fatto questo pensiero
ad invadere la Chiesa e quindi a conquistare parte della Gerarchia
ecclesiastica? E soprattutto perché questo pensiero si è fatto
largo?
La spiegazione è molto complessa, certamente il comunismo-marxista
si presentò come il rimedio universale di tutti i mali
sociali, economici e politici. Il Marxismo così come fu presentato
dai suoi sostenitori non poteva fare che “del bene a tutti”.
Le Università Pontificie spinte da correnti riformiste interne e d
esterne che consideravano le "nuove" filosofie adatte a "riformare"
una Chiesa a loro avviso antiquata e stanca si
arrogarono
Il muro filosofico che da 5 secoli che garantiva la certezza della
separazione tra l’errore protestante e la Verità Cattolica fu
abbattuto in brevissimo tempo.
Quindi con la falsa speranza di affiliare (non certo di convertire)
a se quel mondo protestante e materialista figlio della medesima
modernità, nel tempo del Concilio si penso bene di
ingurgitare la fiala velenosa del marxismo e pensando che ciò
avrebbe fatto solo del bene a tutti, la "Chiesa" ha iniziato la sua
abominevole metamorfosi. Con la complicità di un papato debolissimo
(dottrinalmente determinato MA non determinante) e il più delle
volte tacitamente consenziente.
L'utilitarismo è diventato la chiave per capire il tutto e quindi
l’inutile va eliminato perché non è necessario.
Quindi ci si domanderà: “a cosa serve il latino in generale ed in
particolare nella Messa? a cosa servono i paramenti con ricchi
ricami, i calici con le pietre preziose, le chiese con i campanili,
adornate con dipinti riproducenti i Sacri Misteri, se alla fine
tutto l’utile si riduce ad una riunione dove un prete dice un po'
di parole su un po’ di pane (l’ostia) e su un po’ di vino? Quale è
l'utilità di ciò? Allora cosa servono le Chiese? Talaltro sono assai
costose. Sono più utili le sale meglio se dentro a dei palazzi, così
si è più vicini alla gente!
Poi, in senso strettamente materialistico, leggere serve per
istruirsi, per cui tutta la liturgia non è più mistero della Trinità
che si epifanizza nella sua eterna e soprannaturale processione, in
una dimensione finita, temporale, storica (così come già fu per la
divinità del Verbo, incarnato e fatto presente nella storia: la
liturgia è il Cielo che scende sulla terra per portare la terra in
Cielo), non è più comunione con Dio e richiesta del perdono dei
peccati e quindi mezzo sicuro per andare il Cielo, ma semplicemente
lettura-istruzione.
Non importa celebrare con oggetti, vasi e arredi sacri “degni” di
una Celebrazione Eucaristica, è più importante valorizzare l’Ambone
mettendolo al centro della Chiesa e in asse la Sede del presbitero
mettendo però il Tabernacolo non troppo visibile (se no disturba il
Rito) in un angolo. Il latino è improponibile perché si deve leggere
in italiano per conoscere il contenuto della Bibbia (anzi di una sua
“accurata” selezione) e si riformi il ciclo delle letture in modo da
leggerla tutta in 3 anni: così si unisce l'utile al dovere (un po'
come quelli che sentono gli audiolibri mentre sono in macchina per
andare al lavoro: non posso farne a meno, almeno lo rendo
interessante).
Fucilare vuole dire giudicare, sentenziare e condannare sulla base
di un discernimento morale. Quale? Buono e cattivo diventano
“appartenente” e “non appartenente”. Semplicemente. Chi non è
marxista è un malvagio. E cosa ha fatto quella gerarchia
post-conciliare ebbra di marxismo che ha tagliato le radici con il
passato? Ha coniato e fucilato (spiritualmente e politicamente) i
“preconciliari”, i “tradizionalisti”, i “retrogradi”, i “superati”,
i “conservatori”.
Chi ha avuto una militanza tradizionalista, sa cosa significa
parlare con un clero che magari rifiuta indignato un’appartenenza
marxista, ma che marxista lo è nei fatti. Se poi è abbastanza
vecchio da avere visto la contestazione, vede applicata la medesima
mentalità.
Come fare a riconoscere questo tipo di clero deformato
ideologicamente nelle Università Pontificie? Semplice, si provi a
domandare ad un prete qualsiasi: “possiamo dire una preghiera in
latino?” La risposta sarà unica e sola: “signor mio lei è
rimasto nel passato, lei è PRECONCILIARE (= fascista)!”, l’unica
cosa che cambierà sarà forse il sentimento che accompagna questa
medesima risposta che andrà dalla benevola compassione al disprezzo
senza pietà.
Cambia dunque la Liturgia sulla base di una errata percezione della
realtà. Cambia la vita in parrocchia, cambia l'azione pastorale. Più
sociale, meno spirituale; forse niente spirituale.
Da
un catechismo assolutamente completo, chiaro, semplice e buono, come
il
tridentino e del suo relativo
compendio di San Pio X, anch'esso assolutamente buono e adatto ad un
uomo contemporaneo (in 500 anni nessuno ha mai avuto problemi con la
stagionatura di questi testi), si è passati ad un “meglio” più
UTILE.
Un meglio che in realtà sarà un nulla. Un nulla che invece di
formare cristiani militanti ha generato “cattolici adulti” portatori
e divulgatori solo di pregiudizi e ignoranza sulla Chiesa.
Oggi la parrocchia,
per i motivi citati, è il luogo in cui si porta i bambini tra un
corso di nuoto, uno di judo, uno di tennis, uno di danza, uno di
informatica, a fare l'ennesima, - secondo la mentalità corrente -
rottura settimanale: “il catechismo”, che per i genitori non è
importate ma UTILE perchè serve solo per far fare la festa per la
prima comunione.
Cosa si fa a catechismo? Se lo si domandasse ai bambini che escono
dalla lezione si avrebbero le seguente risposte: “un cartellone”,
“che non si deve urlare a lezione”, “che ci dobbiamo voler bene”,
“che siamo tutti fratelli” e nelle migliore delle ipotesi, “abbiamo
parlato di Gesù”, “abbiamo imparato l’atto di dolore”. E le nozioni?
I contenuti della fede?
UNA CONSIDERAZIONE SUI NUOVI CATECHISMO E SULLA MEMORIZZAZIONE DEI
CONTENUTI.
Il Cardinale Ruini
nella prolusione che tenne all’Assemblea Generale della CEI (19-23
maggio 2003) così analizzò la questione tanto importante della
trasmissione della fede:
“La trasmissione della fede alle nuove generazioni è un impegno
tradizionale e fondamentale della Chiesa, che vi ha concentrato e vi
concentra gran parte delle proprie energie.
Negli ultimi quaranta anni questa trasmissione ha incontrato
crescenti difficoltà e ottenuto minori e più precari risultati
concreti, almeno per quanto è possibile valutare, per così dire
dall’esterno, dei fenomeni che soltanto il Signore può conoscere
davvero e fino in fondo.
La risposta è consistita in un grande sforzo di rinnovamento che ha
riguardato principalmente la catechesi, sostituendo a un metodo
piuttosto nozionistico il tentativo di una «catechesi per la vita
cristiana», che fosse più coinvolgente e meglio idonea a introdurre
i ragazzi nella comunità credente.
I risultati sono stati però scarsi, almeno sul piano quantitativo,
dato che è continuato a diminuire il numero dei ragazzi, e poi degli
adolescenti e dei giovani, che riescono a stabilire con la fede e
con la Chiesa un rapporto duraturo e profondo”.
All’indomani di questa coraggiosa presa di coscienza, ci
furono delle forti reazioni.
Molti sentivano minacciati all’esistenza quei catechismi particolari
editi dalla CEI negli anni 80, frutto di quell’ideologia NON troppo
occultamente marxista che tanto rispecchiavano la nuova chiesa
uscita dal Concilio.
[Confrontate le immagini del Catechismo “Venite con Me”
destinato ai bambini dagli 8-10 anni per la Prima Comunione dalla
CEI nel 1991, e guardate a chi assomiglia un barbuto personaggio in
primo piano nella pagine 14 e 156, e palesemente come
immagini subliminale nelle pagine 19, 100, 106, 113].
Molti altri invece forti della prolusione del Presidente della
Conferenza Episcopale Italiana, misero nel cassetto i catechismo
della CEI e ricominciarono a riutilizzare il Catechismo di San Pio X
con la sua metodologia volta ad una memorizzazione di nozioni di
fede, forti anche del richiamo del Papa a questo genere di approccio
metodologico-pedagogico-didattico. “I fiori della fede e della
pietà – se così si può dire – non spuntano nelle zone desertiche di
una catechesi senza memoria. La cosa essenziale è che questi testi
memorizzati siano al tempo stesso interiorizzati, compresi a poco a
poco nella loro profondità, per diventare sorgente di vita personale
e comunitaria”, Giovanni Paolo II,
Catechesi Tradendae,
n°55.
Concludendo questa considerazione, il problema della memorizzazione
è sicuramente urgente e presente, ma la mancata memorizzazione è
certamente una conseguenza portata da una nuova filosofia di vita
che il mondo ha, marxista, materialista, che non ritiene più
necessari e utili gli sforzi dediti all'acquisizione delle
competenze dottrinali che sono la base della fede. Ciò che è
cambiato è appunto il modo con cui ci si accosta alla religione.
Cento anni fa, si aveva una forma mentis tradizionale, e il sacro
era una reale esigenza, una sete che tutti percepivano e che veniva
colmata attraverso la catechesi di massa di san Pio X.
Oggi il materialismo marxista ha reso l'uomo insensibile alla sete
religiosa, ha dirottato la sua fede nella ricerca di un senso
dell'esistenza che non ha il suo culmine in Dio, ma nei ben creati e
specialmente nell’armonia di una felice convivenza civile. Lungi
dall'aver eliminato la religione, il marxismo è riuscito a creare
una nuova religione, in cui lo Spirito è sostituito dalla Materia e
dal benessere di una convivenza gioiosa.
In termini generici, Dio è il senso perfetto e pieno dell'esistenza,
la fede è l'avvertenza di una necessità di definizione del senso
della propria esistenza mediante l'aiuto di Dio, la religione è
l'insieme delle relazioni concrete e delle pratiche che si compiono
nel portare avanti questa ricerca.
Il marxismo non ha modificato questa struttura connaturata alla
realtà dell'uomo, di tutti gli uomini, ma ha cambiato nome ai
soggetti: ciò che conferisce il senso dell'esistenza è la materia e
la convivenza senza guerre, la pace.
Nella materia e nella pace l'uomo d'oggi cerca e "trova" il senso
unico della sua esistenza, e perciò non ha possibilità di cercarlo
altrove. Religione moderna è ciò che l'uomo fa nel tentativo di dare
un senso materiale alla propria esistenza. Il marxismo rivela dunque
un volto idolatrico, sostituisce il Dio incorruttibile con
l'immagine di prodotti delle mani dell'uomo e della pace ad ogni
costo. Il denaro, il potere, il sesso, il lavoro, sono le divinità
nuove dei tempi nuovi, e la pace, la nuova liturgia del nuovo culto.
Non si può più pensare di essere nel passato. Il mondo tradizionale,
trascendentale, metafisico, è finito (o almeno così sembra) e la
Chiesa anziché prendere le distanze per divina vocazione (“voi siete
nel mondo ma non del mondo”) si è trovata immersa pagando a caro
prezzo questo tradimento con una apostasia silenziosa mai
vista prima.
Non si percepisce più la necessità di una vita religiosa e
spirituale, dunque non si sente nemmeno la necessità di chiedere una
istruzione religiosa alla Chiesa. Anzi, il tutto è percepito con
fastidio dalla gente “sazia di beni”, che vede nella pastorale
dottrinale della Chiesa, solo un insieme di frasi vuote e prive
di significato, con cui perdere del tempo.
Tuttavia ci si deve domandare cosa occorre fare, nell'affrontare
questa circostanza.
Non si può pretendere che mutando il modo di pronunciare o di
riformulare quelle frasi, inserendoci magari una recita, un
cartellone, un gioco o una gita, si possa risolvere il problema di
fondo, ossia demarxistizzare ciò che è marxista. Occorre
anche essere assai precisi nel vedere la natura del problema.
Il problema non è la presenza dei giovani nelle aule, o la
continuità della frequenza alla Messa dei ragazzi dopo la cresima.
Una messa poco frequentata o una classe scarna, non sono i veri
problemi della Chiesa. Non sono proprio problemi: sono sintomi di un
problema. Ma chi ha il mandato Divino di guidare la Chiesa si
rende conto di questo, o interpreta le cause seconde come cause
prime?
E' triste considerare infatti come negli ultimi 40 anni, buona parte
del clero e la quasi totalità dell’Episcopato mondiale abbia
tendenzialmente evitato di guardare in faccia la realtà, preferendo
trovare una soluzione materiale a problemi marginali. Alla scarsa
affluenza al catechismo ha risposto rendendo il catechismo
"divertente". Alla scarsa affluenza alla Messa, ha risposto rendendo
la Messa "coinvolgente".
Senza considerare tali segnali, come sintomi di un disagio
ulteriore, con la conseguenza che l'affluenza al catechismo non è
aumentata, nonostante i giochi, i cartelloni e tutte le "animazioni"
suggerite dagli esperti di pastorale, e l'affluenza alla Messa è
diminuita, nonostante la ridicolizzazione della liturgia, per
portarla al livello ridicolo delle nuove masse, sazie e perplesse e
oramai refrattarie a tutto ciò che è trascendente e sacro.
Segno dei tempi è dunque una appartenenza alla Chiesa diversa dal
passato. La formazione cristiana non è più una normale tappa dello
sviluppo di una persona nella sua comunità, dove il Parroco a nome
della Chiesa INSEGNA le cose di Dio, EDUCA alla sopportazione al
sacrifico (base del buon vivere) e SANTIFICA mediante
amministrazione dei Sacramenti.
Ora quel clero smarrito e mal formato, che è stato educato a
considerare “superata” tutta la spiritualità e dottrina stampata
prima del 1965, conquistato dall’idea ECONOMICA di vedere la propria
parrocchia sempre più piena, non ha esitazione nel gettare giovani e
adulti tra le braccia di quelle realtà (gruppi o “itinerari di
formazione) sorte, guarda caso, proprio nel tempo del Concilio
che seppur “approvate”, di cattolico, delle volte, hanno ben poco.
Cosa fare dunque di fronte a questa malsana ideologia che ha infettato la Chiesa? Una Chiesa “malata” che ha scambiato questa malsana corrente di pensiero per un “Rinnovamento ecclesiologico” al punto tale che questo “rinnovamento” è diventato, spesso e volentieri un idolo dalle molte facce!
Come all'epoca di Mosè, non esistono rimedi contro l'idolatria, che
non siano il castigo di Dio, lo sterminio degli idolatri, la
sofferenza espiatoria, la penitenza, e l'umile e silenziosa adesione
alla Verità, dei pochi che l'hanno custodita. Israele nei tempi
antichi ha sempre pagato a caro prezzo i suoi continui tradimenti e
le sue idolatrie.
Sterminio, esilio, deportazione, castighi forti, cui sono seguiti
sempre momenti di rinnovamento spirituale e di rinascita della vera
fede. Non c'è motivo di ritenere differente questa era storica. La
differenza vera, è forse nella gravità: oggi l'apostasia è
universale e radicata in tutto il mondo. Nel passato l’uomo
chiedeva perdono a Dio del suo peccato; ora dilaga l’impenitenza
generale. Dio ancora oggi si presenta al mondo come Dio della
Misericordia ma si presenta ad un mondo che non sente bisogno
della misericordia perché è contento del suo peccato, anzi che non
sente di dover chiedere scusa a nessuno perché, nel suo cuore chiuso
ed ostinato, crede pugnacemente che alla fine non vi sia nessuno a
cui render conto!
Certamente, il mondo pagherà duramente il suo peccato, ma tale
castigo sarà lo strumento di riscatto e di resurrezione. Solo allora
la Chiesa purificata al suo interno sarà capace di essere una
comunità nuova, di singoli che individualmente cercano il senso
della loro esistenza guardando non più alla terra, alla materia,
alla “gioiosa convivenza ad ogni costo”, e partendo da questo, si
ricomincerà a riorganizzare su basi cristiane la società e lo
spirito del mondo stesso, fino alla grande battaglia dove Cristo
ritornerà nella Gloria con i suoi angeli.
Ci permettiamo di deporre, sotto lo sguardo e l'intercessione della Beata Vergine Maria, l'intero lavoro svolto per la Maggior Gloria di Dio. Alla Madre della Chiesa rifugio dei peccatori e Madre della Misericordia affidiamo opere ed intenzioni perché le orienti e le sostenga e perché l'uomo nella riscoperta della Verità possa incontrare la Salvezza.
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Lo Spirito e la Sposa dicono: ‘Vieni!’. (Ap 22,17). Maranathà:
Vieni Signore Gesù! |
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www.maranatha.it |
SESTRI LEVANTE (Genoa) Italy |