INTRODUZIONE
 AL
COMPENDIO DI SAN PIO X

DEL CATECHISMO
DEL CONCILIO DI TRENTO

 

 

 

Il Catechismo della Dottrina Cristiana, volgarmente detto Catechismo Maggiore di San Pio X, è un Compendio in forma di domanda e risposta, del Catechismo ad uso dei parroci, pubblicato da San Pio V.

 

Nello stendere il Compendio del Catechismo Tridentino, San Pio X volle produrre un'opera che tenesse conto anche di un aggiornamento ecclesiale relativo al Concilio Vaticano I, e che fosse un testo valido per l'insegnamento della religione nel suo tempo. Per questo, quello che in origine era concepito come “compendio”, è diventato un testo a sé, robusto e massiccio, oltre ad essere uno dei testi più importanti del '900, sicuramente il testo più letto e che a memoria d'uomo tutti quelli di una certa età ricordano.

 

Diviene uno di quei testi fondamentali della storia, capaci di dare una svolta alla cultura e al costume della società, come il Codice civile napoleonico, il codice di giustiniano a suo tempo, e pochi altri testi.

 

Nell'ambito di un'intervista rilasciata al giornalista Gianni Cardinale del quotidiano dei Vescovi d’Italia Avvenire il 27 aprile del 2003, il Cardinale Joseph Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI, dichiarò a tal proposito:

 

La fede come tale è sempre identica. Quindi anche il Catechismo di San Pio X conserva sempre il suo valore. Può cambiare invece il modo di trasmettere i contenuti della fede. E quindi ci si può chiedere se il Catechismo di San Pio X possa in questo senso essere considerato ancora valido oggi. Credo che il Compendio che stiamo preparando possa rispondere al meglio alle esigenze di oggi. Ma questo non esclude che ci possano essere persone o gruppi di persone che si sentano più a loro agio col Catechismo di San Pio X. Non bisogna dimenticare che quel Catechismo derivava da un testo che era stato preparato dallo stesso Papa quando era vescovo di Mantova. Si trattava di un testo frutto dell’esperienza catechistica personale di Giuseppe Sarto e che aveva le caratteristiche di semplicità di esposizione e di profondità di contenuti. Anche per questo il Catechismo di San Pio X potrà avere anche in futuro, degli amici.

 

Maranatha.it ripropone dunque questo gioiello della Tradizione sana e genuina della Chiesa Cattolica, perché possa essere consultato e utilizzato ancora come valido strumento per la catechesi ordinaria nelle parrocchie.  

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Il Catechismo Maggiore fu la risposta di un parroco, quale fu San Pio X, alle domande di un popolo desideroso di istruzione. Il Papa Sarto, qual “parroco santo” del mondo, donò questo compendio semplice ma nello stesso tempo ricco di pietà e dottrina.

 

Il Clero comune con il sostegno dei propri Vescovi con gioia accolse questo strumento che con generosa abnegazione venne proposto e divulgato ben presto in tutta la Chiesa.

 

Il Papa, i Vescovi, il Clero, i terz'Ordini, l’Azione Cattolica le Confraternite uniti e compatti furono il cardine divulgativo della Sana Dottrina della Chiesa Cattolica.

 

PERCHÉ IL CATECHISMO MAGGIORE È STATO MESSO NELL’OBLIO?

 

Con la morte di San Pio X, per la Chiesa Cattolica è incominciata una “prova” senza precedenti. Non solo perché nel secolo ‘900 la Chiesa ha subito la più grande persecuzione della sua storia con milioni e milioni di morti, ma soprattutto perché nella Chiesa, nella sua Gerarchia incominciò ad annidarsi un pensiero non cattolico che via via ha preso forza e potere.

 

Il Segretario di Stato di Pio XI, il Cardinale Eugenio Pacelli, futuro Pio XII, che ben conobbe Pio X, così si espresse da cardinale, nel 1936 con parole che si sono rivelate profetiche: "Sono preoccupato per il messaggio che ha dato la Beata Vergine a Lucia di Fatima il 13 maggio 1917. Questo insistere da parte di Maria, sui pericoli che minacciano la Chiesa è un avvertimento divino contro il suicidio di alterare la Fede, nella Sua liturgia, la Sua teologia e la Sua anima. … Sento tutto intorno a me questi innovatori che desiderano smantellare la Sacra Cappella, distruggere la fiamma universale della Chiesa, rigettare i suoi ornamenti e farla sentire in colpa per il suo passato storico. … Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato negherà il proprio Dio, quando la Chiesa dubiterà come dubitò Pietro. Sarà allora tentata in credere che l’uomo è diventato Dio … Nelle nostre chiese, i Cristiani cercheranno invano la lampada rossa dove Dio li aspetta. Come Maria Maddalena, in lacrime dinanzi alla tomba vuota, si chiederanno: “Dove Lo hanno portato?" (Cfr. Mgr. Georges Roche et Père Philippe St.Germain, Pie XII devant l’histoire, Laffont, Paris, 1972, pp 52-53).

 

Chi erano questi innovatori? L’Esegesi protestante, l’Esame storico critico dei passi del Nuovo testamento, archeologismo liturgico ecc. ecc., spinte culturali non cattoliche che Pio XII da una parte denuncio nella “Mediator Dei” ma nello stesso tempo accolse per esempio nell’approvare l’intollerabile ri-tradizione latina dei Salmi (accantonando la versione della Vulgata latina di San Girolamo) e nella modifica liturgica della Settimana Santa.

 

Questo clima maturerà e complice l’asprezza generale che investirà la Chiesa gli anni ’60 si vide per la prima volta rifiutare da parte di una porzione della gerarchia ideologicamente orientata, quei pilastri Tradizionali che fino a quel tempo nessuno ebbe il coraggio di contestare.

 

Contestazione non significa crisi, non significa che un problema reale sia emerso. La Chiesa è andata di continuo incontro a momenti di crisi delle sue istituzioni, che sono risorte tramite un continuo aggiornamento che le rendesse compatibili con la vita contemporanea. Si pensi alla crisi della Chiesa primitiva di fronte al fenomeno delle invasioni barbariche, e alla sua resurrezione mediante il monachesimo; alla crisi del monachesimo (con conseguente crisi del clero secolare) cui è seguita la riforma operata dagli ordini mendicanti; la crisi degli ordini mendicanti cui è seguita la controriforma; ecc.


Ciò che è stato il fermento culturale e filosofico presente in quegli anni, invece va visto come l'applicazione alla vita della Chiesa di una ideologia, ossia di un sistema complesso in cui la Verità, la Domanda, la Risposta, i Problemi e le Soluzioni, sono tutti contenuti nel medesimo pacchetto. Un sistema autonomo che è svincolato dalla realtà, poiché in se medesimo è portatore di tutti gli elementi di una “realtà” e quindi creatore di una realtà parallela.

 

Alla Filosofia-della-Certezza, che osservando il contingente  (le realtà concrete di tutti i giorni) proclamava l’Immutabilità della Verità e dell’Essere, il principio di Identità (ciò che è bianco non può essere nero) e la certezza nel Dio cristiano Trascendente e Immanente: Tomismo-Aristotelico, si è contrapposta la Filosofia-del-Dubbio un sistema di pensiero (costruito a tavolino, diremo noi) che da Cartesio scardinava quella della Certezza postulando un certo “avanzamento o progressione della Verità” (non più certa, immutabile e unica) e la sostanziale Immanenza di Dio a scapito della Trascendenza oltre che la conciliazione degli opposti (una sintesi) come via economica per la stabilità e la progressione dell’essere.

 

Mons. Marcel Lefebvre lo chiamava modernismo o neo-modernismo altri lo chiamavano progressismo, soprattutto per identificare una contrapposizione interna alla Chiesa, fatta di “conservatori e progressisti”, con evidente accezione negativa dei primi e positiva dei secondi. Noi questa realtà parallela la chiamiamo Marxismo-filosofico-ideologico.

 

Secondo la visione marxista, la realtà è materiale e non spirituale. Differenza questa fondamentale tra Hegel e Marx, di fatto latori della medesima ideologia, ma con risultati differenti: Hegel fu l'ispiratore del modernismo della fine dell'800 e degli inizi del '900 noto all'estero come protestantesimo liberale, una sorta di razionalismo spiritualista - e quindi hegeliano - ; Marx fu l'ispiratore di quello che è, a nostro avviso, il pensiero cattolico dagli anni 60 in poi, e che di fatto non ha mai avuto un nome preciso.

 

Benedetto XVI si guarda bene dal cadere nel tranello della lotta di classe tra fazioni cattoliche, ossia una politicizzazione relativista del cristianesimo stesso, probabilmente perchè, come dice nella sua autobiografia, il marxismo all'opera lui lo ha visto bene, quando era giovane professore nelle università tedesche e i suoi studenti e colleghi professori - Bloch e Moltmann, soprattutto - applicavano in modo orrendo questi principi;  tuttavia si trova nell'esigenza di dover chiamare in qualche modo il nuovo corso.

 

Userà i termini “ermeneutica della continuità/discontinuità” per indicare coloro che fanno del post-concilio un prosieguo della tradizione perenne e chi invece fa di questo periodo una rottura. In fondo il marxismo è “rottura e superamento”, Antitesi e sintesi (Aufhebung) e trova in questo la sua particolarità.

 

Dal canto nostro preferiamo parlare di Tradizione e di Modernità, intendendo per Modernità la degenerazione (non la contemporaneità ovviamente) del pensiero Tradizionale, quale è risultato da una serie di fenomeni storici, sociali, politici e filosofici: dalla scoperta dell'America alla trasformazione dell'economia in mercantilismo alla nascita del protestantesimo alla rivoluzione francese ad Hegel e Marx. Il marxismo attuale - non più comunista-collettivista, ma curiosamente divenuto liberal - è l'attuale fase della modernità.

 

Ebbene dicevamo all'inizio che il marxismo è contraddistinto da un superamento dello spiritualismo hegeliano e da una forte connotazione materialista. In ambito cattolico anche se si è sempre negata alcuna relazione con il marxismo, si é osservato però una lenta assimilazione con questo pensiero che è per sua natura molto complesso.

 

Si è visto in pochi decenni il fenomeno di un progressivo abbandono del trascendente (l’uomo è proteso verso Dio, per le cose del Cielo e non della terra), dello spirituale, del sacro, del divino, per parlare unicamente di questioni sociali, politiche ed economiche.

 

[I missionari cattolici nelle pubblicazioni per ottenere fondi si vede esplicitamente che non vanno più per battezzare (unica via rivelata da Dio per la Salvezza) e per portare le anime in Cielo ma per costruire asili e scavare pozzi].

 

Il Catechismo nelle sue riduzioni nazionali per la catechesi primaria non insegna più come funziona il cielo e come ci si va, ma come gli uomini devono vivere sulla terra.

 

Nasce il Catechismo Olandese, e così come affermerà il Servo di Dio Mons. Piercarlo Landucci negli anni nella rivista “Palestra del Clero”, con il preciso intento di essere la sintesi di superamento della visione cristiana precedente, fondatore di una nuova cristianità che abbia l’utile come base: non più discorsi sulla presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, che diventa trans-significazione, mutamento di significato per l'opinione del credente, ma meramente simbolico; discorsi invece sul popolo, sui diritti “umani”, sociali e politici. La vita non è più vista in dimensione sacrale ma in dimensione economica.

 

Il marxismo nella Chiesa cambia la chiave di lettura della realtà, in un modo mai avvenuto prima. E' vero che sempre l'eresia fenomenologicamente si delinea come l'uso di una filosofia impropria come chiave ermeneutica della fede che quindi se come chiave è difettosa, finisce con lo scassinare e scardinare la stessa serratura: l'arianesimo fu plasmato dal neoplatonismo, il protestantesimo dal volontarismo occamiano, il modernismo dall'hegelismo, ecc.

 

Tuttavia le eresie si superano perchè in un contesto di realismo filosofico, ossia di una filosofia che cerca la verità, poiché sa che esiste la Verità (e tale filosofia si chiama metafisica) si riesce a emendare gli errori tramite la logica e a recuperare agevolmente il senso delle cose.

 

Ma soprattutto le eresie antiche non scardinarono una visione morale e spirituale che rimane sostanzialmente identica. L'emanazionismo plotiniano arrivava a fare pensare che il Figlio fosse emanato dal Padre, ma non fosse della stessa sostanza, bensì un prodotto. Ma intendiamoci: sempre si credeva in Dio, sempre si confidava che i Comandamenti erano via per il Cielo, sempre si andava al Culto (la Messa), sempre si amava il prossimo, sempre si pregava, sempre si cercava di lavorare per il regno di Dio.

 

Ma il marxismo significa soprattutto rottura, come si è visto, e nel nostro caso rottura con la logica e soprattutto con la metafisica. Non si crede più nelle realtà Trascendenti, non si crede più in Dio, la Chiesa quindi è considerata SOLO una struttura di potere che disorienta il popolo o peggio lo droga, niente più.

 

Nulla è più come prima e quindi impossibile diventa il dialogo. Non esiste quella culla di tradizione che permette il dialogo con base comune e risultati differenti. La base comune è oggi solo biologica, non più intellettuale menchemeno spirituale: tutti hanno due braccia, due gambe e una testa e basta!

 

Ciò che tuttavia però sta dentro a quella testa è già diverso. Un tradizionale (e quindi un cattolico) non può dialogare con un marxista. Poiché diversa è l'interpretazione della realtà ma soprattutto diverso ne è il linguaggio e diverso ne è il procedere: perennità dell'essere CONTRO divenire; verità, CONTRO utilità; spirito CONTRO materia; salvezza CONTRO economia.

 

Applicando e portando alle estreme conseguenze tale visione, si capisce perchè ad esempio, l'episcopato olandese il più influenzato dal marxismo, negli anni 70 contestò il cattolico Paolo VI per la Humanæ Vitæ. Se il procedimento cattolico è il rispetto della Verità e dell'Essere, allora la VITA è il principio primo da difendere. Di contro se il procedimento marxista è l'Economia, allora è L'UTILE il principio da difendere.


I risultati sono evidenti: i vescovi olandesi forti di un “concilio nazionale” Landelijk Pastoraal Concilie (‘68-‘70) – all’indomani e in opposizione dell’ Humanae Vitæ (‘68) – continuarono a lasciare “libertà di coscienza” (che l’HV non concedeva) circa la “regolamentazione delle nascite”  dove nella volontà intenzionalmente ambigua, si continuarono ad equiparare implicitamente tutti i metodi contraccettivi, quindi anche quelli notoriamente abortivi, (cfr. Il Nuovo Catechsimo Olandese, con Supplemento, LDC, Torino, 1969, p. 489). 

Nulla valse l’accorata lettera del 24 dicembre 1969 di Paolo VI, per far cambiare atteggiamento dell’Episcopato Olandese, poiché mutata era la loro percezione filosofica. Al centro non c'è l'Essere, ma c'è l'Utile. E l'utile marxista, al contrario di quello che si penserebbe, è strettamente individualista e relativista e ora liberal. Per cui, se è maggiormente utile godere e non avere responsabilità, leciti sono quei mezzi che permettono la realizzazione di questo piano.

Se l'utilità economica è prevalente alla vita, allora sarà anche bene a livello sociale difendere il diritto a non avere figli e a fare ciò che si vuole, piuttosto che il diritto di ciò che esiste, di continuare ad esistere.

 

Alcune la domande sorgono spontanea: come ha fatto questo pensiero ad invadere la Chiesa e quindi a conquistare parte della Gerarchia ecclesiastica? E soprattutto perché questo pensiero si è fatto largo?

 

La spiegazione è molto complessa, certamente il comunismo-marxista si presentò come il rimedio universale di tutti i mali sociali, economici e politici. Il Marxismo così come fu presentato dai suoi sostenitori non poteva fare che “del bene a tutti”.

 

Le Università Pontificie spinte da correnti riformiste interne e d esterne che consideravano le "nuove" filosofie adatte a "riformare" una Chiesa a loro avviso antiquata e stanca si  arrogarono la “missione” di conciliare l'inconciliabile, elaborando degli adattamenti  grotteschi che cercassero di soddisfare la “capra” della Tradizione con i “cavoli” della modernità, discostandosi completamente dalla Tradizione Tomista-Aristotelica.

 

Il muro filosofico che da 5 secoli che garantiva la certezza della separazione tra l’errore protestante  e la Verità Cattolica fu abbattuto in brevissimo tempo.

 

Quindi con la falsa speranza di affiliare (non certo di convertire) a se quel mondo protestante e materialista figlio della medesima modernità, nel tempo del Concilio si penso bene di ingurgitare la fiala velenosa del marxismo e pensando che ciò avrebbe fatto solo del bene a tutti, la "Chiesa" ha iniziato la sua abominevole metamorfosi. Con la complicità di un papato debolissimo (dottrinalmente determinato MA non determinante) e il più delle volte tacitamente consenziente.

 

L'utilitarismo è diventato la chiave per capire il tutto e quindi l’inutile va eliminato perché non è necessario.

 

Quindi ci si domanderà: “a cosa serve il latino in generale ed in particolare nella Messa? a cosa servono i paramenti con ricchi ricami, i calici con le pietre preziose, le chiese con i campanili, adornate con dipinti riproducenti i Sacri Misteri, se alla fine tutto l’utile si riduce ad una riunione dove un prete dice  un po' di parole su un po’ di pane (l’ostia) e su un po’ di vino? Quale è l'utilità di ciò? Allora cosa servono le Chiese? Talaltro sono assai costose. Sono più utili le sale meglio se dentro a dei palazzi, così si è più vicini alla gente!

 

Poi, in senso strettamente materialistico, leggere serve per istruirsi, per cui tutta la liturgia non è più mistero della Trinità che si epifanizza nella sua eterna e soprannaturale processione, in una dimensione finita, temporale, storica (così come già fu per la divinità del Verbo, incarnato e fatto presente nella storia: la liturgia è il Cielo che scende sulla terra per portare la terra in Cielo), non è più comunione con Dio e richiesta del perdono dei peccati e quindi mezzo sicuro per andare il Cielo, ma semplicemente lettura-istruzione.

 

Non importa celebrare con oggetti, vasi e arredi sacri “degni” di una Celebrazione Eucaristica, è più importante valorizzare l’Ambone mettendolo al centro della Chiesa e in asse la Sede del presbitero mettendo però il Tabernacolo non troppo visibile (se no disturba il Rito) in un angolo. Il latino è improponibile perché si deve leggere in italiano per conoscere il contenuto della Bibbia (anzi di una sua “accurata” selezione) e si riformi il ciclo delle letture in modo da leggerla tutta in 3 anni: così si unisce l'utile al dovere (un po' come quelli che sentono gli audiolibri mentre sono in macchina per andare al lavoro: non posso farne a meno, almeno lo rendo interessante).

 
La Messa diventa spiegazione della Bibbia. Si elimina tutto ciò che è significativamente chiamato “superato” (marx-isticamente), si coniano i nuovi termini rivoluzionari per fucilare gli oppositori. La rivoluzione di ottobre fucilava “revisionisti”, “reazionari”, “controrivoluzionari” e Stalin vi aggiunse - o sostituì - i termini “fascisti” e “borghesi”. Nel nostro passato recente, accuse di borghesia e di fascismo erano snocciolate con gaia abbondanza a chiunque non fosse marxista. Esattamente come all'epoca delle guardie rosse erano revisionisti tutti quelli che semplicemente erano rimasti tali e quali a come erano tutti prima. E si fucilava oltretutto.

 

Fucilare vuole dire giudicare, sentenziare e condannare sulla base di un discernimento morale. Quale? Buono e cattivo diventano “appartenente” e “non appartenente”. Semplicemente. Chi non è marxista è un malvagio. E cosa ha fatto quella gerarchia post-conciliare ebbra di marxismo che ha tagliato le radici con il passato? Ha coniato e fucilato (spiritualmente e politicamente) i “preconciliari”, i “tradizionalisti”, i “retrogradi”, i “superati”, i “conservatori”.

 

Chi ha avuto una militanza tradizionalista, sa cosa significa parlare con un clero che magari rifiuta indignato un’appartenenza marxista, ma che marxista lo è nei fatti. Se poi è abbastanza vecchio da avere visto la contestazione, vede applicata la medesima mentalità.

 

Come fare a riconoscere questo tipo di clero deformato ideologicamente nelle Università Pontificie? Semplice, si provi a domandare ad un prete qualsiasi: “possiamo dire una preghiera in latino?” La risposta sarà unica e sola: “signor mio lei è rimasto nel passato, lei è PRECONCILIARE (= fascista)!”, l’unica cosa che cambierà sarà forse il sentimento che accompagna questa medesima risposta che andrà dalla benevola compassione al disprezzo senza pietà.

 

Cambia dunque la Liturgia sulla base di una errata percezione della realtà. Cambia la vita in parrocchia, cambia l'azione pastorale. Più sociale, meno spirituale; forse niente spirituale.

 

Da un catechismo assolutamente completo, chiaro, semplice e buono, come il tridentino e del suo relativo compendio di San Pio X, anch'esso assolutamente buono e adatto ad un uomo contemporaneo (in 500 anni nessuno ha mai avuto problemi con la stagionatura di questi testi), si è passati ad un “meglio” più UTILE.

 

Un meglio che in realtà sarà un nulla. Un nulla che invece di formare cristiani militanti ha generato “cattolici adulti” portatori e divulgatori solo di pregiudizi e ignoranza sulla Chiesa.

 
 

Oggi la parrocchia, per i motivi citati, è il luogo in cui si porta i bambini tra un corso di nuoto, uno di judo, uno di tennis, uno di danza, uno di informatica, a fare l'ennesima, - secondo la mentalità corrente - rottura settimanale: “il catechismo”, che per i genitori non è importate ma UTILE perchè serve solo per far fare la festa per la prima comunione.

 

Cosa si fa a catechismo? Se lo si domandasse ai bambini che escono dalla lezione si avrebbero le seguente risposte: “un cartellone”, “che non si deve urlare a lezione”, “che ci dobbiamo voler bene”, “che siamo tutti fratelli” e nelle migliore delle ipotesi, “abbiamo parlato di Gesù”, “abbiamo imparato l’atto di dolore”. E le nozioni? I contenuti della fede?

 

UNA CONSIDERAZIONE SUI NUOVI CATECHISMO E SULLA MEMORIZZAZIONE DEI CONTENUTI.

 

Il Cardinale Ruini nella prolusione che tenne all’Assemblea Generale della CEI (19-23 maggio 2003) così analizzò la questione tanto importante della trasmissione della fede: 

 

La trasmissione della fede alle nuove generazioni è un impegno tradizionale e fondamentale della Chiesa, che vi ha concentrato e vi concentra gran parte delle proprie energie.

 

Negli ultimi quaranta anni questa trasmissione ha incontrato crescenti difficoltà e ottenuto minori e più precari risultati concreti, almeno per quanto è possibile valutare, per così dire dall’esterno, dei fenomeni che soltanto il Signore può conoscere davvero e fino in fondo.

 

La risposta è consistita in un grande sforzo di rinnovamento che ha riguardato principalmente la catechesi, sostituendo a un metodo piuttosto nozionistico il tentativo di una «catechesi per la vita cristiana», che fosse più coinvolgente e meglio idonea a introdurre i ragazzi  nella comunità credente.

 

I risultati sono stati però scarsi, almeno sul piano quantitativo, dato che è continuato a diminuire il numero dei ragazzi, e poi degli adolescenti e dei giovani, che riescono a stabilire con la fede e con la Chiesa un rapporto duraturo e profondo”.

 

All’indomani di questa coraggiosa presa di coscienza, ci furono delle forti reazioni.

 

Molti sentivano minacciati all’esistenza quei catechismi particolari editi dalla CEI negli anni 80, frutto di quell’ideologia NON troppo occultamente marxista che tanto rispecchiavano la nuova chiesa uscita dal Concilio.

 

[Confrontate le immagini del Catechismo “Venite con Me” destinato ai bambini dagli 8-10 anni per la Prima Comunione dalla CEI nel 1991, e guardate a chi assomiglia un barbuto personaggio in primo piano nella pagine 14 e 156, e palesemente come immagini subliminale nelle pagine 19, 100, 106, 113].

 
Anche perché con l’uscita del Catechismo della Chiesa Cattolica il Papa già dal 1992 e ribadito nel 1997, chiedeva con forza magisteriale una revisione di questi catechismi particolari alla luce del nuovo Catechismo certamente più conforme alla Tradizione. (cfr Costituzione Apostolica Fidei depositum, n. 4), una revisione mai avvenuta e i suddetti catechismi sono ancora in servizio.

 

Molti altri invece forti della prolusione del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, misero nel cassetto i catechismo della CEI e ricominciarono a riutilizzare il Catechismo di San Pio X con la sua metodologia volta ad una memorizzazione di nozioni di fede, forti anche del richiamo del Papa a questo genere di approccio metodologico-pedagogico-didattico.  “I fiori della fede e della pietà – se così si può dire – non spuntano nelle zone desertiche di una catechesi senza memoria. La cosa essenziale è che questi testi memorizzati siano al tempo stesso interiorizzati, compresi a poco a poco nella loro profondità, per diventare sorgente di vita personale e comunitaria”, Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, n°55.

 

Concludendo questa considerazione, il problema della memorizzazione è sicuramente urgente e presente, ma la mancata memorizzazione è certamente una conseguenza portata da una nuova filosofia di vita che il mondo ha, marxista, materialista, che non ritiene più necessari e utili gli sforzi dediti all'acquisizione delle competenze dottrinali che sono la base della fede. Ciò che è cambiato è appunto il modo con cui ci si accosta alla religione.

 

Cento anni fa, si aveva una forma mentis tradizionale, e il sacro era una reale esigenza, una sete che tutti percepivano e che veniva colmata attraverso la catechesi di massa di san Pio X.

 

Oggi il materialismo marxista ha reso l'uomo insensibile alla sete religiosa, ha dirottato la sua fede nella ricerca di un senso dell'esistenza che non ha il suo culmine in Dio, ma nei ben creati e specialmente nell’armonia di una felice convivenza civile. Lungi dall'aver eliminato la religione, il marxismo è riuscito a creare una nuova religione, in cui lo Spirito è sostituito dalla Materia e dal benessere di una convivenza gioiosa.

 

In termini generici, Dio è il senso perfetto e pieno dell'esistenza, la fede è l'avvertenza di una necessità di definizione del senso della propria esistenza mediante l'aiuto di Dio, la religione è l'insieme delle relazioni concrete e delle pratiche che si compiono nel portare avanti questa ricerca.

 

Il marxismo non ha modificato questa struttura connaturata alla realtà dell'uomo, di tutti gli uomini, ma ha cambiato nome ai soggetti: ciò che conferisce il senso dell'esistenza è la materia e la convivenza senza guerre, la pace.

 

Nella materia e nella pace l'uomo d'oggi cerca e "trova" il senso unico della sua esistenza, e perciò non ha possibilità di cercarlo altrove. Religione moderna è ciò che l'uomo fa nel tentativo di dare un senso materiale alla propria esistenza. Il marxismo rivela dunque un volto idolatrico, sostituisce il Dio incorruttibile con l'immagine di prodotti delle mani dell'uomo e della pace ad ogni costo. Il denaro, il potere, il sesso, il lavoro, sono le divinità nuove dei tempi nuovi, e la pace, la nuova liturgia del nuovo culto.

 

Non si può più pensare di essere nel passato. Il mondo tradizionale, trascendentale, metafisico, è finito (o almeno così sembra) e la Chiesa anziché prendere le distanze per divina vocazione (“voi siete nel mondo ma non del mondo”) si è trovata immersa pagando a caro prezzo questo tradimento con una apostasia silenziosa mai vista prima.

 

Non si percepisce più la necessità di una vita religiosa e spirituale, dunque non si sente nemmeno la necessità di chiedere una istruzione religiosa alla Chiesa. Anzi, il tutto è percepito con fastidio dalla gente “sazia di beni”, che vede nella pastorale dottrinale della Chiesa, solo un insieme di frasi vuote e prive di significato, con cui perdere del tempo.

 

Tuttavia ci si deve domandare cosa occorre fare, nell'affrontare questa circostanza.

 

Non si può pretendere che mutando il modo di pronunciare o di riformulare quelle frasi, inserendoci magari una recita, un cartellone, un gioco o una gita, si possa risolvere il problema di fondo, ossia demarxistizzare ciò che è marxista. Occorre anche essere assai precisi nel vedere la natura del problema.

 

Il problema non è la presenza dei giovani nelle aule, o la continuità della frequenza alla Messa dei ragazzi dopo la cresima. Una messa poco frequentata o una classe scarna, non sono i veri problemi della Chiesa. Non sono proprio problemi: sono sintomi di un problema. Ma chi ha il mandato Divino di guidare la Chiesa si rende conto di questo, o interpreta le cause seconde come cause prime?

 

E' triste considerare infatti come negli ultimi 40 anni, buona parte del clero e la quasi totalità dell’Episcopato mondiale abbia tendenzialmente evitato di guardare in faccia la realtà, preferendo trovare una soluzione materiale a problemi marginali. Alla scarsa affluenza al catechismo ha risposto rendendo il catechismo "divertente". Alla scarsa affluenza alla Messa, ha risposto rendendo la Messa "coinvolgente".

 

Senza considerare tali segnali, come sintomi di un disagio ulteriore, con la conseguenza che l'affluenza al catechismo non è aumentata, nonostante i giochi, i cartelloni e tutte le "animazioni" suggerite dagli esperti di pastorale, e l'affluenza alla Messa è diminuita, nonostante la ridicolizzazione della liturgia, per portarla al livello ridicolo delle nuove masse, sazie e perplesse e oramai refrattarie a tutto ciò che è trascendente e sacro. 

 
Certamente non si può più pensare la Chiesa e le sue strutture, in senso tradizionale. La parrocchia non è più il centro della comunità, ma è semplicemente un luogo in cui per comodità, un insieme di singoli, si rivolgono per ottenere dei servizi spirituali (o semplicemente per occupare locali). Che puntualmente la parrocchia non offre nemmeno più, avendoli delegati ai famigerati "movimenti", che nel tentativo di rivitalizzare le parrocchie, ne hanno decretato la “condanna a morte”.

 

Segno dei tempi è dunque una appartenenza alla Chiesa diversa dal passato. La formazione cristiana non è più una normale tappa dello sviluppo di una persona nella sua comunità, dove il Parroco a nome della Chiesa INSEGNA le cose di Dio, EDUCA alla sopportazione al sacrifico (base del buon vivere) e SANTIFICA mediante amministrazione dei Sacramenti. Ora quel clero smarrito e mal formato, che è stato educato a considerare “superata” tutta la spiritualità e dottrina stampata prima del 1965, conquistato dall’idea ECONOMICA di vedere la propria parrocchia sempre più piena, non ha esitazione nel gettare giovani e adulti tra le braccia di quelle realtà (gruppi o “itinerari di formazione)  sorte, guarda caso, proprio nel tempo del Concilio che seppur “approvate”, di cattolico, delle volte, hanno ben poco.

  

Cosa fare dunque di fronte a questa malsana ideologia che ha infettato la Chiesa?  Una Chiesa “malata” che ha scambiato questa malsana corrente di pensiero per un “Rinnovamento ecclesiologico” al punto tale che questo “rinnovamento” è diventato, spesso e volentieri un idolo dalle molte facce!


 

Come all'epoca di Mosè, non esistono rimedi contro l'idolatria, che non siano il castigo di Dio, lo sterminio degli idolatri, la sofferenza espiatoria, la penitenza, e l'umile e silenziosa adesione alla Verità, dei pochi che l'hanno custodita. Israele nei tempi antichi ha sempre pagato a caro prezzo i suoi continui tradimenti e le sue idolatrie.

 

Sterminio, esilio, deportazione, castighi forti, cui sono seguiti sempre momenti di rinnovamento spirituale e di rinascita della vera fede. Non c'è motivo di ritenere differente questa era storica. La differenza vera, è forse nella gravità: oggi l'apostasia è universale e radicata in tutto il mondo. Nel passato l’uomo chiedeva perdono a Dio del suo peccato; ora dilaga l’impenitenza generale. Dio ancora oggi si presenta al mondo come Dio della Misericordia ma si presenta ad un mondo che non sente bisogno della misericordia perché è contento del suo peccato, anzi che non sente di dover chiedere scusa a nessuno perché, nel suo cuore chiuso ed ostinato, crede pugnacemente che alla fine non vi sia nessuno a cui render conto!

 

Certamente, il mondo pagherà duramente il suo peccato, ma tale castigo sarà lo strumento di riscatto e di resurrezione. Solo allora la Chiesa purificata al suo interno sarà capace di essere una comunità nuova, di singoli che individualmente cercano il senso della loro esistenza guardando non più alla terra, alla materia, alla “gioiosa convivenza ad ogni costo”, e partendo da questo, si ricomincerà a riorganizzare su basi cristiane la società e lo spirito del mondo stesso, fino alla grande battaglia dove Cristo ritornerà nella Gloria con i suoi angeli.

 

Ci permettiamo di deporre, sotto lo sguardo e l'intercessione della Beata Vergine Maria, l'intero lavoro svolto per la Maggior Gloria di Dio. Alla Madre della Chiesa rifugio dei peccatori e Madre della Misericordia affidiamo opere ed intenzioni perché le orienti e le sostenga e perché l'uomo nella riscoperta della Verità possa incontrare la Salvezza.

 
 

“...Se, turbato dall'enormità dei peccati, confuso dall'indegnità della coscienza, impaurito dall'orrore del giudizio, tu cominci ad essere inghiottito nel baratro della tristezza, nell'abisso della disperazione ... guarda la stella, invoca Maria. Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria. Non si allontani dalla tua bocca, non si allontani dal tuo cuore”.


 

 

Qui immaculátam Vírginem Maríam, Fílii tui Genétricem, Matrem et Salútem pópuli Románi constituísti, ut, ipsa protegénte, fídei certámen certet intrépitus, in Apostolórum doctrína firmus consístant et inter mundi procéllas incédat secúrus, donec ad cæléstem civitátem lætus pervéniat. 

(dal Prefazio della Salus Populi Romani)

 
 

 

Lo Spirito e la Sposa dicono: ‘Vieni!’. (Ap 22,17).

Maranathà:

Vieni Signore Gesù!
 
 

 


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SESTRI LEVANTE (Genoa) Italy