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Il figlio dell’Altissimo nel diventare il
«figlio di Maria», ama farsi precedere e annunciare dai poveri e dagli
umili: vuole circondarsi di semplicità e verità.
Betlemme è la più piccola fra le città di
Giuda; avrà l’onore di dare i natali al Messia promesso dai profeti, a
colui che estenderà il suo regno di pace fino
«agli estremi confini
della terra»
(prima lettura).
Umili e pastorali sono pure le origini di
Davide. Il futuro Messia è presentato più come il discendente del
Davide, pastore di Betlemme, che non del Davide glorioso della città
regale. Umili e poveri sono i primi portatori della speranza e della
salvezza. Così è Maria nei riguardi di Elisabetta. Per la stessa umiltà
e povertà Elisabetta, illuminata dallo Spirito Santo, riconosce in Maria
la madre del Salvatore, e proclama il mistero che si è compiuto in Lei.
Maria,
vivente dimora di Dio tra noi
E Maria, prorompendo nel canto del Magnificat,
per le grandi cose operate in lei e per la grazia concessa alla sua
parente, dice: il Signore
«ha guardato l’umiltà della sua serva».
La salvezza promessa a Israele è già iniziata
ad attuarsi con l’incarnazione del Messia (vv. 47.54). Tutto questo con
una mirabile attenzione e rispetto a coloro che ne sono i protagonisti.
Segno, di questo inizio, è l’elargizione dei beni messianici,
spirituali, fatta ancora ai poveri, agli umili, a coloro che si
riconoscono bisognosi di salvezza (vv. 51-53). In questo momento Maria è
la vivente dimora di Dio in mezzo agli uomini, è la portatrice della
presenza divina che salva.
L’autore della lettera agli Ebrei afferma che
è in forza della sua
«povertà»
e della sua obbedienza che Gesù
Cristo ha meritato a noi il perdono dei peccati e ci ha salvati (seconda
lettura). Per l’incontro degli uomini con Dio; per la loro unità e pace
occorreva nel disegno di Dio un uomo che fosse
«pienamente e totalmente
uomo, ad eccezione del peccato»; per questo Gesù ha voluto essere il
figlio di Maria.
Gesù, uomo perfetto
Il Concilio di Calcedonia (451) ha proclamato
l’unità di Cristo nelle due nature, sottolineando nettamente la vera
umanità di Gesù. Tale definizione sarà difesa dalla Chiesa, nel corso
dei secoli, contro coloro che, a forza di sottolineare la divinità,
attribuivano a Cristo soltanto le
«apparenze»
umane. Contro tutte le
tendenze che minimizzavano l’umanità del Salvatore, la Chiesa ha
moltiplicato le affermazioni che mettono in rilievo fino a che punto Gesù
è uomo.
Non possiamo confondere il mistero della
incarnazione con una semplice apparizione di Dio, una teofania passeggera
come ce ne presenta l’Antico Testamento, in cui Dio, per parlare
all’uomo, assume una forma umana.
Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è
stato creato, fattosi carne Lui stesso, è venuto ad abitare sulla terra
degli uomini, è entrato nella storia del mondo come l’Uomo perfetto,
assumendo questa storia e ricapitolandola in sé. Il Vaticano II afferma:
«Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito
con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo...»
(GS 22). Può
sembrare strano, ma anche oggi molti cristiani non hanno capito a
sufficienza che
«il figlio di Maria»
è veramente uomo, uomo che nasce
a Betlemme, che sarà bambino, avrà fame, avrà sete, sarà soggetto a
fatica, avrà compassione, proverà gioia. Inconsciamente costoro
oppongono troppo in Cristo divinità e umanità, come se si trattasse di
due realtà antagoniste, come se dovessimo credere che è uomo nonostante
la sua divinità, mentre proprio a causa della sua divinità è più
pienamente uomo e nessuno è mai stato uomo come lui.
Gesù, uno
di noi
«Gesù ha fame e sete (Mt 4,2; 21,18; Gv 4,7;
19,28), è soggetto alla fatica (Gv 4,6),
stringe amicizie, piange su Lazzaro (Gv
11,35), ha compassione delle folle (Mt
10,36), o è pieno di gioia davanti alle realizzazioni dell’amore
del Padre (Lc 10,21). Avvicina
gli uomini con una semplicità e una autorità sconvolgenti: i peccatori,
gli ammalati, quelli che soffrono, trovano in lui la comprensione che
cercano e, insieme, l’appello energico che li converte. Si decide,
giorno dopo giorno, per la missione affidatagli dal Padre: dalla
tentazione nel deserto fino alla suprema decisione dell’Orto degli
ulivi, dove cogliamo la profondità umana sia delle sue sofferenze sia del
suo attaccamento al Padre e alla sua volontà»
(J. Suenens).
Cristo, figlio di Maria e
figlio di Dio, è entrato nella nostra storia, nel destino umano così
pieno di lotte, prove, speranze, e vi rimane: egli è il
«Dio con
noi».
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Magnificat
Dal
«Commento su san Luca» di san Beda il Venerabile, sacerdote
(1, 46-55; CCL 120, 37-39)
«Maria disse: L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito
esulta in Dio, mio Salvatore» (Lc 1, 46). Dice: il Signore mi ha
innalzato con un dono così grande e così inaudito che non è possibile
esprimerlo con nessun linguaggio: a stento lo può comprendere il cuore
nel profondo. Levo quindi un inno di ringraziamento con tutte le forze
della mia anima e mi do, con tutto quello che vivo e sento e comprendo,
alla contemplazione della grandezza senza fine di Dio, poiché il mio
spirito si allieta della eterna divinità di quel medesimo Gesù, cioè
del Salvatore, di cui il mio seno è reso fecondo con una concezione
temporale.
Perché ha fatto in me cose grandi l'Onnipotente, e santo è il suo nome
(cfr. Lc 1, 49). Si ripensi all'inizio del cantico dove è detto: «L'anima
mia magnifica il Signore». Davvero solo quell'anima a cui il Signore si
è degnato di fare grandi cose può magnificarlo con lode degna ed
esortare quanti sono partecipi della medesima promessa e del medesimo
disegno di salvezza: Magnificate con me il Signore, esaltiamo insieme il
suo nome (cfr. Sal 33, 4). Chi trascurerà di magnificare, per quanto sta
in lui, il Signore che ha conosciuto e di santificare il nome, «sarà
considerato il minimo nel regno dei cieli» (Mt 5, 19).
Il suo nome poi è detto santo perché con il fastigio della sua singolare
potenza trascende ogni creatura ed è di gran lunga al di là di tutto
quello che ha fatto.
«Ha soccorso Israele suo servo, ricordandosi della sua misericordia» (Lc
1, 54). Assai bene dice Israele servo del Signore, cioè ubbidiente e
umile, perché da lui fu accolto per essere salvato, secondo quanto dice
Osea: Israele è mio servo e io l'ho amato (cfr. Os 11, 1). Colui infatti
che disdegna di umiliarsi non può certo essere salvato né dire con il
profeta: «Ecco, Dio è il mio aiuto, il Signore mi sostiene» (Sal 53, 6)
e: «Chiunque diventerà piccolo come un bambino, sarà il più grande nel
regno dei cieli» (cfr. Mt 18, 4).
«Come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre» (Lc 1, 55). Si intende la discendenza spirituale, non
carnale, di Abramo; sono compresi, cioè, non solo i generati secondo la
carne, ma anche coloro che hanno seguito le orme della sua fede, sia nella
circoncisione sia nell'incirconcisione. Anche lui credette quando non era
circonciso, e gli fu ascritto a giustizia. La venuta del Salvatore fu
promessa ad Abramo e alla sua discendenza, cioè ai figli della promessa,
ai quali è detto: «Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di
Abramo, eredi secondo la promessa» (Gal 3, 29). E' da rivelare poi che le
madri, quella del Signore e quella di Giovanni, prevengono profetando la
nascita dei figli: e questo è bene perché come il peccato ebbe inizio da
una donna, così da donne comincino anche i benefici, e come il mondo ebbe
la morte per l'inganno di una donna, così da due donne, che a gara
profetizzano, gli sia restituita la vita.
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MESSALE
Antifona d'Ingresso Is 45,8
Stillate
dall'alto, o cieli, la vostra rugiada
e dalle nubi scenda a noi il Giusto;
si apra la terra e germogli il Salvatore.
Roráte, cæli, désuper, et nubes pluant iustum; aperiátur terra et
gérminet Salvatórem.
Colletta
Infondi
nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu, che nell'annunzio
dell'angelo ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio, per la sua
passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per il
nostro Signore Gesù Cristo...
Grátiam tuam, quæsumus, Dómine, méntibus nostris infúnde, ut qui, Angelo
nuntiánte, Christi Fílii tui incarnatiónem cognóvimus, per passiónem
eius et crucem ad resurrectiónis glóriam perducámur. Per Dóminum.
Oppure:
O Dio, che
hai scelto l'umile figlia di Israele per farne la tua dimora, dona alla
Chiesa una totale adesione al tuo volere, perché imitando l'obbedienza
del Verbo venuto nel mondo per servire, esulti con Maria per la tua
salvezza e si offra a te in perenne cantico di lode. Per il nostro Signore
Gesù Cristo...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Mic 5,1-4a
Da te uscirà per me colui che deve
essere il dominatore in Israele
Dal libro del profeta Michea
Così
dice il Signore:
«E tu, Betlemme di Èfrata,
così piccola per essere fra i villaggi di Giuda,
da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele;
le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti.
Perciò Dio li metterà in potere altrui,
fino a quando partorirà colei che deve partorire;
e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d'Israele.
Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore,
con la maestà del nome del Signore, suo Dio.
Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande
fino agli estremi confini della terra.
Egli stesso sarà la pace!».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 79
Signore, fa' splendere il tuo volto
e noi saremo salvi.
Tu, pastore d'Israele,
ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.
Dio degli eserciti,
ritorna!
Guarda dal cielo e
vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la
tua destra ha piantato,
il figlio dell'uomo
che per te hai reso forte.
Sia la tua mano
sull'uomo della tua destra,
sul figlio dell'uomo
che per te hai reso forte.
Da te mai più ci
allontaneremo,
facci rivivere e noi
invocheremo il tuo nome.
Seconda
Lettura Eb 10,5-10
Ecco, io vengo per fare, o
Dio, la tua volontà.
Dalla
lettera agli Ebrei
Fratelli, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio
né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti
né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: "Ecco, io vengo - poiché di me
sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà"».
Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né
offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte
secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo per fare la tua volontà». Così
egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante
quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell'offerta del corpo di
Gesù Cristo, una volta per sempre.
Canto al Vangelo Lc 1,38
Alleluia,
alleluia.
Ecco la serva del Signore:
avvenga per me secondo la tua parola.
Alleluia.
Vangelo Lc 1,39-45
A che cosa devo che la madre del
mio Signore venga da me?
Dal vangelo secondo Luca
In
quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in
una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta
ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che
cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo
saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel
mio grembo.
E
beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha
detto».
Sulle
Offerte
Accogli, o Dio, i doni che presentiamo all'altare, e consacrali con la potenza del tuo Spirito, che santificò il grembo della Vergine Maria. Per Cristo nostro Signore.
Altári tuo, Dómine, superpósita múnera Spíritus ille sanctíficet, qui beátæ
Maríæ víscera sua virtúte replévit. Per Christum.
Prefazio dell’Avvento II
L’attesa
gioiosa del Cristo
È veramente cosa buona e giusta renderti grazie
e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli fu annunziato da tutti i profeti,
la Vergine Madre l’attese e lo portò in grembo
con ineffabile amore,
Giovanni proclamò la sua venuta
e lo indicò presente nel mondo.
Lo stesso Signore,
che ci invita a preparare il suo Natale
ci trovi vigilanti nella preghiera, esultanti nella lode.
Per questo dono della tua benevolenza,
uniti agli angeli e ai santi,
con voce unanime
cantiamo l’inno della tua gloria:
Santo,
Santo, Santo
....
Vere dignum
et iustum est,
æquum et
salutáre,
nos tibi
semper et ubíque grátias ágere:
Dómine,
sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:
per
Christum Dóminum nostrum.
Qui, primo
advéntu in humilitáte carnis assúmptæ,
dispositiónis antíquæ munus implévit,
nobísque
salútis perpétuæ trámitem reserávit:
ut, cum
secúndo vénerit in suæ glória maiestátis,
manifésto
demum múnere capiámus,
quod
vigilántes nunc audémus exspectáre promíssum.
Et ídeo cum
Angelis et Archángelis,
cum Thronis
et Dominatiónibus,
cumque omni
milítia cæléstis exércitus,
hymnum
glóriæ tuæ cánimus, sine fine dicéntes:
Sanctus,
Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.
Oppure:
Prefazio dell’Avvento II/A
Maria
nuova Eva
È veramente giusto rendere grazie a te,
Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti glorifichiamo,
per il mistero della Vergine Madre.
Dall’antico avversario venne la rovina,
dal grembo verginale della figlia di Sion
è germinato colui che ci nutre con il pane degli angeli
ed è scaturita per tutto il genere umano
la salvezza e la pace.
La grazia che Eva ci tolse ci è ridonata in Maria.
In lei, madre di tutti gli uomini,
la maternità, redenta dal peccato e dalla morte,
si apre al dono della vita nuova.
Dove abbondò la colpa, sovrabbonda la tua misericordia
in Cristo nostro salvatore.
E noi, nell’attesa della sua venuta,
uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo l’inno della tua lode:
Santo,
Santo, Santo
....
Antifona
alla Comunione Is 7,14
Ecco, la
Vergine concepirà e darà alla luce un Figlio:
sarà chiamato Emmanuele, Dio con noi.
Oppure: Cf Lc 1,45
Beata sei
tu, Vergine Maria, perché hai creduto
al compimento delle parole del Signore.
Dopo la
Comunione.
O Dio, che
ci hai dato il pegno della vita eterna, ascolta la nostra preghiera: quanto
più si avvicina il gran giorno della nostra salvezza, tanto più cresca il
nostro fervore, per celebrare degnamente il Natale del tuo Figlio. Egli vive
e regna nei secoli dei secoli.
Sumpto pígnore redemptiónis ætérnæ, quæsumus, omnípotens Deus, ut quanto
magis dies salutíferæ festivitátis accédit, tanto devótius proficiámus ad
Fílii tui digne nativitátis mystérium celebrándum. Qui vivit et regnat in
sæcula sæculórum.
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