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Un
popolo di sacerdoti
Una parola-chiave unifica le letture di questa domenica: «popolo
di sacerdoti» (prima lettura). L’autore immagina il popolo di
Israele nella compagine delle altre nazioni, come era la tribù
sacerdotale nel popolo eletto. Tutte le tribù appartengono a Dio, ma
solo i sacerdoti si avvicinano a lui. Così tutta l’umanità è
proprietà di Dio, ma solo il popolo eletto può incontrano nella
liturgia e nella Parola, stare davanti a lui come rappresentante di
tutta l’umanità ed essere «segno» ai popoli dei voleri divini.
Gli avvenimenti dell’Esodo e del Sinai servono soprattutto alla
«elezione» del popolo e comportano una separazione (v. 5), che si
attua in un particolare stile di vita che aiuta a testimoniare il
disegno di Dio nell’uomo. Questa consacrazione non isola il popolo, ma
ne fa un «segno» dell’umanità davanti al Signore, e un testimone
del Signore davanti alle nazioni.
L’inizio di un
popolo nuovo
Nel vangelo vengono presentati gli inizi del nuovo «popolo
sacerdotale». Gli apostoli, eletti e chiamati direttamente da Gesù,
sono i fondamenti di questo popolo che si raccoglie attorno al nuovo Mosè.
Questo popolo non è soltanto «segno» e depositario della nuova
alleanza fra Dio e l’umanità, ma è un popolo di « missionari », di
«annunciatori».
Come fa a riguardo dei pescatori chiamati a diventare pescatori di
uomini, Cristo invita i mietitori di grano a diventare mietitori
spirituali. Il dinamismo missionario e il servizio attivo
dell’annuncio sono le caratteristiche del nuovo popolo.
Diversamente dai rabbini del suo tempo, che si circondavano di
alcuni discepoli in una scuola o alla porta della città, Gesù vuol
essere un «rabbi» itinerante. Non
si tratta di aspettare che gli ascoltatori vengano a lui, bisogna andare
loro incontro e avvicinarli nella loro situazione di vita.
Cristo non è, dunque, come i sacerdoti del tempio che ricevono
materia di sacrificio e danaro dai fedeli, senza occuparsi della loro
salvezza. Non è neppure come i farisei che si occupano prevalentemente
delle élites. Egli va alle «pecore smarrite» di Israele:
smarrite e trascurate. La missione per ora riguarda solo le pecore
di Israele. Gesù non va, per ora, direttamente verso i pagani e i
samaritani, ma con la sua morte e risurrezione il suo annuncio e la sua
azione si estenderanno alle dimensioni dei mondo.
La Chiesa comunità sacerdotale
Questo popolo ha per capo Cristo, ha per condizione la dignità e
libertà dei figli di Dio nei cuori dei quali dimora lo Spirito Santo,
ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha
amati, ha per fine il Regno di Dio da dilatare sulla terra; è per tutta
l’umanità un germe di unità, di speranza, di salvezza; è strumento
di redenzione per tutti e cammina verso la città futura; è sacramento
visibile di questa unità di salvezza (cf LG 9b).
Il nuovo «popolo sacerdotale», la Chiesa, non è un’entità
separata dal mondo, chiusa in se stessa. Chiesa e mondo s’intersecano
a vicenda. La Chiesa esiste nel mondo e vi svolge la sua missione e il
mondo non può raggiungere la sua piena realizzazione se la Chiesa non
lo fermenta con lo Spirito del vangelo. «I cristiani — si dice nella
lettera a Diogneto — sono l’anima dei mondo». Ora il senso della
Chiesa è quello di condurre il mondo a Dio, quello di essere la via
d’accesso verso l’incontro con Dio. Per questo «quando la Chiesa
prende coscienza di sé, diventa missionaria» (Paolo VI) e si fa
dialogo con il mondo.
Più che una «cittadella fortificata», posta sopra il monte,
dalla quale i cristiani fanno ogni tanto una sortita per dimostrare che
sono ancora vivi e attivi, la Chiesa è fermento,
che penetra il mondo dal di dentro; è come il sale disperso nella massa che la pervade della sua virtù, e la
prepara all’incontro con Dio. La Chiesa, assistita dallo Spirito
Santo, resa vigilante dall’esame di coscienza del Concilio, scruta i
segni dei tempi e si sforza di interpretarli alla luce del Vangelo,
per cogliere ogni occasione perché la grazia non passi invano.
Il
cristiano anima del mondo
Ma non solo la Chiesa nel suo
complesso è missionaria: ogni cristiano, giustificato da Cristo
(seconda lettura), è chiamato a collaborare, nella vita presente, alla
costruzione del Regno. Lui è segno che deve risplendere agli occhi di
tutti; è «mandato» ad annunciare la Parola, è «responsabile»
della Parola (RdC 2). Deve portare nell’ambiente in cui vive e opera
quel calore e impegno che Cristo ha portato, così da riconoscere Cristo
in chiunque e in qualunque modo ha bisogno del nostro interessamento.
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La preghiera prorompa da un cuore umile
Dal trattato «Sul Padre nostro» di san Cipriano, vescovo e martire
(Nn. 4-6; CSEL 3, 268-270)
Per coloro che pregano, le parole e la preghiera siano fatte in modo da racchiudere in sé silenzio e timore. Pensiamo di trovarci al cospetto di Dio. Occorre essere graditi agli occhi divini sia con la posizione del corpo, sia con il tono della voce. Infatti come è da monelli fare fracasso con schiamazzi, così al contrario è confacente a chi è ben educato pregare con riserbo e raccoglimento. Del resto, il Signore ci ha comandato e insegnato a pregare in segreto, in luoghi appartati e lontani, nelle stesse abitazioni. E` infatti proprio della
fede sapere che Dio è presente ovunque, che ascolta e vede tutti, e che con la pienezza della sua maestà penetra anche nei luoghi nascosti e segreti, come sta scritto: Io sono il Dio che sta vicino, e non il Dio che è lontano. Se
l'uomo si sarà nascosto in luoghi segreti, forse per questo io non lo vedrò? Forse che io non riempio il cielo e la terra? (cfr. Ger 23, 23-24). E ancora: In ogni luogo gli occhi del Signore osservano attentamente i buoni e i cattivi (cfr. Pro 15, 3).
E allorché ci raduniamo con i fratelli e celebriamo con il sacerdote di Dio i divini misteri dobbiamo
rammentarci del rispetto e della buona educazione: non sventolare da ogni parte le nostre preghiere con voci disordinate, né pronunziare con rumorosa loquacità una supplica che deve essere affidata a Dio in umile e devoto contegno. Dio non è uno che ascolta la voce, ma il cuore. Non è necessario gridare per richiamare
l'attenzione di Dio, perché egli vede i nostri pensieri. Lo dimostra molto bene quando dice: «Perché mai pensate cose malvage nel vostro cuore?» (Mt 9, 4). E un altro luogo dice: «E tutte le chiese sapranno che io sono colui che scruta gli affetti e i pensieri» (Ap 2, 23).
Per questo nel primo libro dei Re, Anna, che conteneva in sé la figura della Chiesa, custodiva e conservava quelle cose che chiedeva a Dio, non domandandole a gran voce, ma sommessamente e con discrezione, anzi, nel segreto stesso del cuore. Parlava con preghiera nascosta, ma con fede manifesta. Parlava non con la voce ma con il cuore, poiché sapeva che così Dio ascolta. Ottenne efficacemente ciò che chiese, perché domandò con fiducia. Lo afferma chiaramente la divina Scrittura: Pregava in cuor suo e muoveva
soltanto le sue labbra, ma la voce non si udiva, e l`ascolto il Signore (cfr. 1 Sam 1, 13). Allo stesso modo leggiamo nei salmi: Parlate nei vostri cuori, e pentitevi sul vostro giaciglio (cfr. Sal 4, 5). Per mezzo dello stesso Geremia lo Spirito Santo consiglia e insegna dicendo: Tu, o Signore, devi essere adorato nella coscienza (cfr. Bar 6, 5).
Pertanto, fratelli dilettissimi, chi prega non ignori in quale modo il pubblicano abbia pregato assieme al
fariseo nel tempio. Non teneva gli occhi alzati al cielo con impudenza, non sollevava smodatamente le mani, ma picchiandosi il petto condannando i peccati racchiusi nel suo intimo, implorava
l'aiuto della divina misericordia. E mentre il fariseo si compiaceva di se stesso, fu piuttosto il pubblicano che meritò di essere giustificato, perché pregava nel modo giusto, perché non aveva riposto la speranza di salvezza nella fiducia della sua innocenza, dal momento che nessuno è innocente. Pregava dopo aver confessato umilmente i suoi peccati. E così colui che perdona agli umili ascoltò la sua preghiera.
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso Sal
26,7.9
Ascolta, Signore, la mia voce:
a te io grido.
Sei tu il mio aiuto,
non respingermi, non abbandonarmi,
Dio della mia salvezza.
Exáudi, Dómine,
vocem meam, qua clamávi ad te.
Adiútor
meus esto, ne derelínquas me,
neque
despícias me, Deus salutáris meus.
Colletta
Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore...
Deus, in
te sperántium fortitúdo, invocatiónibus nostris adésto propítius, et,
quia sine te nihil potest mortális infírmitas, grátiæ tuæ præsta semper
auxílium, ut, in exsequéndis mandátis tuis, et voluntáte tibi et actióne
placeámus. Per Dóminum.
Oppure:
O Padre, che hai fatto di noi un popolo profetico e sacerdotale, chiamato ad essere segno visibile della nuova realtà del tuo regno, donaci di vivere in piena comunione con te nel sacrificio di lode e nel servizio dei fratelli, per diventare missionari e testimoni del Vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
Es 19, 2-6a
Sarete
per me un regno di sacerdoti e una nazione santa.
Dal libro dell'Esodo
In quei giorni, gli Israeliti, levate le tende da Refidìm, giunsero al
deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al
monte.
Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo
dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: “Voi stessi
avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su
ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se darete ascolto
alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una
proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra!
Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”».
Salmo
Responsoriale
Dal
Salmo 99
Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.
Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.
Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.
Buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.
Seconda
Lettura Rm 5, 6-11
Se siamo stati riconciliati per mezzo della morte del Figlio, molto più
saremo salvati mediante la sua vita.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì
per gli empi.
Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno
oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore
verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è
morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati
dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati
riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più,
ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non
solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù
Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
Canto
al Vangelo
Mc
1,15
Alleluia,
alleluia.
Il regno dei cieli è vicino:
convertitevi e credete al Vangelo.
Alleluia.
Vangelo
Mt 9, 36 - 10, 8
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò.
Dal vangelo secondo Matteo.
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché
erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse
ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!
Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua
messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti
impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e
Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo
fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo,
figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui
che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i
pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto
alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate,
dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi,
risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Sulle
offerte
O Dio, che nel pane e nel vino doni all'uomo il cibo che lo alimenta e i sacramento che lo rinnova,
fa' che non ci venga mai a mancare questo sostegno del corpo e dello spirito. Per Cristo nostro Signore.
Deus, qui humáni géneris utrámque substántiam præséntium múnerum et
aliménto végetas et rénovas sacraménto, tríbue, quæsumus, ut eórum et
corpóribus nostris subsídium non desit et méntibus. Per Christum.
Antifona
alla Comunione Sal
26,4
Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita.
Unum pétii a Dómino,
hoc
requíram, ut inhábitem
in domo Dómini ómnibus diébus vitæ meæ
Oppure: Gv
17,11
Dice il Signore:
«Padre Santo,
custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato,
perché siano una cosa sola, come noi».
Pater
sancte, serva eos in nómine tuo,
quos dedísti mihi, ut sint unum sicut et nos, dicit Dóminus.
Oppure: Cf
Mt 10,7-8
«Predicate
il regno,
guarite gli infermi, cacciate i demoni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Dopo
la Comunione
Signore, la partecipazione a questo sacramento, segno della nostra unione con te, edifichi la tua Chiesa nell'unità e nella pace. Per Cristo nostro Signore.
Hæc tua, Dómine, sumpta sacra commúnio, sicut fidélium in te uniónem
præsígnat, sic in Ecclésia tua unitátis operétur efféctum. Per Christum.
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