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La
correzione fraterna
Il
brano del vangelo di oggi segue immediatamente il racconto della
parabola della pecorella smarrita della quale diventa, quindi,
un’applicazione concreta. Se un fratello ha commesso una colpa si deve
applicare, in primo luogo, la correzione personale; se non ascolta,
bisogna chiamare in aiuto qualche testimone; in terza istanza, conviene
riferire alla comunità; e se non ascolta neppure questa, si deve, solo
allora, considerarlo come un pagano o pubblicano, cioè come uno che
s’è «messo fuori comunità».
Il
peccatore
è escluso
Lo
sfondo ed il contesto di tutto il brano è quello dell’invito alla
misericordia e al perdono. Non si tratta tanto di una «scomunica»,
quanto di un prendere atto che, nonostante il ricorso a tutti i
possibili mezzi della riconciliazione e del dialogo fraterno, non c’è
nel fratello la volontà efficace di comunione e di conversione. E
tuttavia converrà anche ricordare che la Chiesa conserva il diritto di
pronunciarsi contro i peccatori contumaci per non rovinare la comunità
e al fine di far rientrare in sé il peccatore e convertirsi. In tal
modo Paolo si pronunciò nei riguardi dell’incestuoso di Corinto (1
Cor 5,5-6).
La
prassi penitenziale della
Chiesa primitiva testimonia la grande serietà e coerenza dell’impegno
della conversione. Il peccatore non trova il perdono di Dio che nella
riscoperta della sua misericordia in atto nella Chiesa, specialmente
nell’assemblea eucaristica che rende attuale la redenzione di Cristo.
E’
soprattutto nel sacramento della penitenza che la Chiesa esercita ed
esprime la misericordia e il perdono di Cristo; ma, purtroppo, per molti
cristiani lo stesso segno sacramentale della riconciliazione è
diventato vuoto ed insignificante. Il sacramento è ridotto a un gesto
abitudinario, privo di efficacia nella vita.
Uno
degli aspetti più preoccupanti dell’attuale prassi penitenziale
consiste, purtroppo, nella frattura tra segno sacramentale ed esperienza
della comunità cristiana.
Il
significato
comunitario della penitenza
Ciò
che rende imbarazzante l’applicazione dei temi contenuti nelle letture
bibliche alle concrete assemblee eucaristiche domenicali è il fatto che
molto spesso queste assemblee non sono vere comunità. Manca, cioè, un
vero rapporto personale fra i membri, per cui ognuno si senta
responsabile nei confronti del proprio fratello.
Per
questo il discorso della correzione fraterna, del perdono domandato alla
comunità oltre che a Dio, viene a mancare di un supporto «sociologico» importante. Bisognerà sfruttare, almeno, gli elementi del rito
(domanda di perdono reciproco nel rito penitenziale della Messa e dono
di pace) per far cogliere le ricchezze della prassi penitenziale della
Chiesa.
La
confessione, oltre ad essere conversione a Dio, è sempre anche
riconciliazione con i fratelli; ci reinserisce nella Chiesa; da membra
morte si ritorna membra vive, attive e responsabili. Dobbiamo riscoprire
il significato comunitario del peccato e perciò della penitenza; essa
è il sacramento in cui ogni comunità cristiana ritesse, sotto
l’azione di Cristo, l’unità spezzata.
Una
comunità di amore, fra gli uomini, è sempre una comunità di
riconciliazione e di correzione fraterna. La comunione perfetta non è
mai un felice possesso, ma una conquista continua, un dono da implorare
dall’alto.
Correzione
e incoraggiamento
Ma
il vero amore, il perdono autentico non lascia le persone come sono, coi
loro difetti e con i loro limiti. Amare un fratello significa aiutarlo a
«crescere» a tutti i livelli, voler concretamente la sua «liberazione» da ciò che è difettoso e cattivo, impegnarsi per la sua
umanizzazione piena. Per questo, correggere è opera di amore; non è
mai spegnere energie ed entusiasmi; è tutt’altra cosa dalla critica.
Accanto
alla correzione fraterna il cristiano fa largo uso di incoraggiamento.
L’uomo attende dall’altro uomo qualcosa di diverso di un dono
materiale; attende che l’altro gli si fermi vicino, che prenda
contatto con lui, che si accorga che esiste, e ogni tanto glielo dica.
Nulla è così incoraggiante come l’attenzione vigile, il rispetto non
puramente formale, la inattesa parola di congratulazione, se non sono
vuote formule di rito o espressioni convenzionali.
L’incoraggiamento,
come la correzione, è una delle mille facce della carità.
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La
sapienza cristiana
Dal
«Discorso sulle beatitudini» di san Leone Magno, papa
(Disc. 95, 6-8; PL 54, 464-465)
Il Signore dice: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati» (Mt 5, 6). Questa fame non ha nulla a che
vedere con la fama corporale e questa sete non chiede una bevanda
terrena, ma desidera di avere la sua soddisfazione nel bene della
giustizia. Vuole essere introdotta nel segreto di tutti i beni occulti e
brama di riempirsi dello stesso Signore.
Beata l'anima che aspira a questo cibo e arde di desiderio per questa
bevanda. Non lo ambirebbe certo se non ne avesse già per nulla
assaporato la dolcezza. Ha udito il Signore che diceva: «Gustate e
vedete quanto è buono il Signore» (Sal 33, 9). Ha ricevuto una
parcella della dolcezza celeste. Si è sentita bruciata dell'amore della
castissima voluttà, tanto che, disprezzando tutte le cose temporali, si
è accesa interamente del desiderio di mangiare e bere la giustizia. Ha
imparato la verità di quel primo comandamento che dice: «Amerai il
Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le
forze» (Dt 6, 5; cfr. Mt 22, 37; Mc 12, 30; Lc 10, 27). Infatti amare
Dio non è altro che amare la giustizia. Ma come all'amore di Dio si
associa la sollecitudine per il prossimo, così al desiderio della
giustizia si unisce la virtù della misericordia. Perciò il Signore
dice: «Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia» (Mt 5,
7).
Riconosci, o cristiano, la sublimità della tua sapienza e comprendi con
quali dottrine e metodi vi arrivi e a quali ricompense sei chiamato!
Colui che è misericordia vuole che tu sia misericordioso, e colui che
è giustizia vuole che tu sia giusto, perché il Creatore brilli nella
sua creatura e l'immagine di Dio risplenda, come riflessa nello specchio
del cuore umano, modellato secondo la forma del modello. La fede di chi
veramente la pratica non teme pericoli. Se così farai, i tuoi desideri
si adempiranno e possiederai per sempre quei beni che ami.
E poiché tutto diverrà per te puro, grazie all'elemosina, giungerai
anche a quella beatitudine che viene promessa subito dopo dal Signore
con queste parole: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt
5, 8).
Grande, fratelli, è la felicità di colui per il quale è preparato un
premio così straordinario. Che significa dunque avere il cuore puro, se
non attendere al conseguimento di quelle virtù sopra accennate? Quale
mente potrebbe afferrare, quale lingua potrebbe esprimere l'immensa
felicità di vedere Dio?
E tuttavia a questa meta giungerà la nostra natura umana, quando sarà
trasformata: vedrà, cioè, la divinità in se stessa, non più «come
in uno specchio, né in maniera confusa, ma a faccia a faccia» (1 Cor
13, 12), così come nessun uomo ha mai potuto vedere. Conseguirà nella
gioia ineffabile dell'eterna contemplazione «quelle cose che occhio non
vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d'uomo» (1 Cor 2,
9).
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso
Sal
118,137.124
Tu sei giusto, Signore,
e sono retti i tuoi giudizi:
agisci con il tuo servo secondo il tuo amore.
Iustus es,
Dómine, et rectum iudícium tuum;
fac cum servo tuo secúndum misericórdiam tuam.
Colletta
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l'eredità eterna. Per il nostro Signore...
Deus, per quem nobis et redémptio venit et præstátur adóptio, fílios
dilectiónis tuæ benígnus inténde, ut in Christo credéntibus et vera
tribuátur libértas, et heréditas ætérna. Per Dóminum.
Oppure:
O Padre, che ascolti quanti si accordano nel chiederti qualunque cosa nel nome del tuo Figlio, donaci un cuore e uno spirito nuovo, perché ci rendiamo sensibili alla sorte di ogni fratello secondo il comandamento dell'amore, compendio di tutta la legge. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
Ez 33, 7-9
Se
tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò conto a te.
Dal libro del profeta
Ezechiele
Mi fu rivolta
questa parola del Signore:
«O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele.
Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte
mia.
Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il
malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua
iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.
Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli
non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu
ti sarai salvato».
Salmo
Responsoriale
Dal
Salmo 94
Ascoltate
oggi la voce del Signore.
Venite, cantiamo
al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».
Seconda
Lettura Rm 13, 8-10
Pienezza della Legge è la carità.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, non
siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi
ama l’altro ha adempiuto la Legge.
Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non
desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa
parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la
carità.
Canto
al Vangelo
2
Cor 5,19
Alleluia,
alleluia.
Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione.
Alleluia.
Vangelo
Mt 18, 15-20
Se
ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.
Dal vangelo secondo
Matteo
In quel
tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo
fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se
non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa
sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà
costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità,
sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato
in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in
cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno
d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli
gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì
sono io in mezzo a loro».
Sulle
Offerte
O Dio, sorgente della vera pietà e della pace, salga a te nella celebrazione di questo mistero la giusta adorazione per la tua grandezza e si rafforzi la fedeltà e la concordia dei tuoi figli. Per Cristo nostro Signore.
Deus, auctor sincéræ devotiónis et pacis, da, quæsumus, ut et maiestátem
tuam conveniénter hoc múnere venerémur, et sacri participatióne mystérii
fidéliter sénsibus uniámur. Per Christum.
Antifona
alla Comunione Sal
41,2-3
Come il cervo anela ai corsi d'acqua,
così l'anima mia anela a te, o Dio;
l'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.
Quemádmodum
desíderat cervus ad fontes aquárum,
ita
desíderat ánima mea ad te, Deus:
sitívit ánima mea ad Deum fortem vivum.
Oppure:
Gv
8,12
«Io sono la luce del mondo», dice il Signore,
«chi segue me non
cammina nelle tenebre,
ma avrà la luce della vita».
Ego sum lux mundi, dicit Dóminus;
qui
séquitur me, non ámbulat in ténebris,
sed habébit lumen vitæ.
Oppure:
Mt
18,15
«Se tuo fratello commette una colpa,
va' e ammoniscilo fra te e lui solo;
se ti ascolta avrai guadagnato tuo fratello».
Dopo
la Comunione
O
Padre, che nutri e rinnovi i tuoi fedeli alla mensa della parola e del pane di vita, per questi doni del tuo Figlio aiutaci a progredire costantemente nella fede, per divenire partecipi della sua vita immortale. Per Cristo nostro Signore.
Da fidélibus
tuis, Dómine, quos et verbi tui et cæléstis sacraménti pábulo nutris et
vivíficas, ita dilécti Fílii tui tantis munéribus profícere, ut eius vitæ
semper consórtes éffici mereámur. Qui vivit et regnat in sæcula sæculórum..
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