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Servi del gregge, non padroni
Profondamente radicata
nell'esperienza degli «aramei nomadi» (Dt 26,5), quali furono i
Patriarchi di Israele appartenenti ad una civiltà pastorale, la
metafora del pastore che guida il gregge esprime in modo mirabile due
aspetti apparentemente contrari e spesso separati dell'autorità
esercitata sugli uomini.
Il pastore è una guida che ama
È
un uomo forte capace di difendere il suo
gregge contro le bestie feroci (1
Sam 17,34-37; cf Ut 10,16; At 20,29); ed è pure delicato verso
le sue pecore, conoscendo il loro stato, adattandosi alla loro
situazione, portandole sulle sue braccia (Is 40,11), amando teneramente
l'una o l'altra «come una figlia» (2 Sam
12,3).
La sua autorità è indiscussa, fondata sulla devozione e sull'amore. Ma
spesso l'autorità diventa una tentazione... Di fatto i pastori
d'Israele si sono rivelati infedeli alla loro missione. Non hanno
cercato Iahvè (Ger 10,21), si sono rivoltati contro di lui (Ger 2,8)
non occupandosi del gregge, ma pascendo se stessi (Ez 34,3), lasciando
che le pecore si smarrissero e si disperdessero (1a lettura). Ma Iahvè
prenderà in mano il gregge (Ger 23,3), lo radunerà (Mic 4,6), lo
condurrà e lo farà riposare in pascoli erbosi e ad acque tranquille
(salmo responsoriale). Poi cercherà di provvederlo di «pastori secondo
il suo cuore» finché non ci sarà che un solo pastore, un nuovo Davide
con Iahvè per Dio.
La viva aspettativa degli antichi profeti ha il suo compimento in Gesù.
«Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e
guardiano delle vostre anime» (1 Pt 2,25). Il tema del gregge disperso
è comune alla 1a lettura come al vangelo, nel quale si dice che Gesù
«si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore».
Gesù, buon pastore
Fra la promessa (Antico
Testamento) e il suo compimento (Nuovo Testamento) vi è un parallelismo
puntuale e antitetico: i capi sfruttano il popolo, mentre Gesù e i suoi
discepoli si prodigano a tal punto per esso che non trovano neppure il
tempo per mangiare; il popolo è disperso dai capi, mentre Gesù è il
capo (pastore) che lo raduna; il popolo si costituisce in virtù di un
potere regio estrinseco, mentre il nuovo popolo è convocato dalla
parola di Gesù. Ma la divergenza di metodo si rivela più chiaramente
da queste parole del Signore: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i
grandi esercitano su di esse il
potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare
grande tra voi, si farà vostro
servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro
schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere
servito...» (Mt 20,25-28).
Con queste e con molte altre parole il Nuovo Testamento dichiara che i
pastori della Chiesa, messi da Dio a capo del suo popolo, hanno un modo
totalmente diverso da quello del mondo di esercitare l'autorità.
A questo riguardo è molto significativo che ogni sacerdote e vescovo
venga ordinato in primo
luogo diacono, cioè servitore: l'essere umilmente a servizio di tutti
resta un elemento fondamentale di tutta la loro opera.
Per un servizio più pieno
In ogni società il servizio disinteressato non desta mai troppi
entusiasmi. Si tratta perciò di una funzione della quale il sacerdote
(il pastore) non verrà facilmente privato. Secondo le sue possibilità
egli conserva qualche cosa del distacco e della libertà assoluta del
Signore. Egli viene reso libero per essere legato al popolo di Dio,
senza preoccupazioni personali, per addossarsi il peso delle
preoccupazioni della Chiesa.
Per questo la Chiesa d'Occidente ha deciso di ordinare sacerdoti
soltanto coloro che, a questo fine, intendano rimanere celibi. Il senso
del celibato è per una più piena disponibilità di servizio verso i
fratelli. Nello stesso tempo si fa sempre più acuta la consapevolezza
che il sacerdote non debba essere ricco: le cose dividono il cuore e
sono fonte di divisione fra le persone.
Ma in una Chiesa che vuoi porsi a servizio del mondo, non sono solo i
pastori che debbono avere una «coscienza diaconale» o di servizio, ma
tutti i cristiani. Il cristiano non può vivere né per sé né a sé.
È un membro di un organismo, appartiene al corpo, e deve avere, nella
docilità allo Spirito Santo che lo anima, la disponibilità a servire
questo corpo, che è il corpo
di Cristo. «Voi non appartenete a voi stessi» (1 Cor 6,19). «Siamo un
solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni
degli altri» (Rm 12,5).
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Non
basta essere chiamati cristiani,
ma bisogna esserlo davvero
Dalla
«Lettera ai cristiani di Magnesia» di sant'Ignazio di Antiochia,
vescovo e martire (Intr.; Capp. 1, 1 5, 2; Funk 1, 191-195)
Ignazio, detto anche Teoforo, alla chiesa benedetta dalla grazia di Dio
Padre, in Cristo Gesù nostro Salvatore: in lui saluto questa chiesa che
è a Magnesia sul Meandro e le auguro di godere ogni bene in Dio Padre e
in Gesù Cristo.
Ho appreso che la vostra carità è perfettamente ordinata secondo Dio.
Ne ho provato grande gioia e ho deciso di rivolgere a voi la parola
nella fede di Gesù Cristo. Insignito di un'altissima onorificenza, cioè
delle catene che porto ovunque con me, canto le lodi delle chiese e
auguro loro l'unione con la carne e lo spirito di Gesù Cristo, nostra
vita eterna, nella fede e nella carità, più desiderabile e preziosa d'ogni bene. Auspico per loro soprattutto
l'unione con Gesù e il Padre.
In lui resisteremo a ogni assalto del principe di questo mondo,
sfuggiremo dalle sue mani e giungeremo a Dio.
Ho avuto la grazia di vedervi nella persona del vostro vescovo Damas,
uomo veramente degno di Dio, dei santi presbiteri Basso e Apollonio e
del diacono Sozione, mio compagno nel servizio del Signore. Possa io
trarre profitto dalla presenza di Sozione, perché è sottomesso al
vescovo come alla grazia di Dio e al collegio dei presbiteri come alla
legge di Gesù Cristo.
Non dovete approfittare della giovane età del vescovo, ma avere per lui
ogni rispetto, considerando l'autorità che gli è stata conferita da
Dio Padre. So che fanno così anche i venerandi presbiteri, che non
abusano della sua evidente età giovanile, ma, da uomini prudenti in
Dio, gli stanno soggetti vedendo in lui non la sua persona, ma il Padre
di Gesù Cristo, vescovo di tutti. Ad onore di colui che ci ama conviene
ubbidire senza ombra di finzione perché altrimenti non si inganna
questo vescovo visibile, ma si cerca di ingannare quello invisibile. Qui
non si tratta di cose che riguardano la carne, ma Dio, che conosce i
segreti dei cuori.
Non basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davvero. Ci sono
alcun che hanno si il nome del vescovo sulle labbra, ma poi fanno tutto
senza di lui. Mi pare che costoro non agiscano con retta coscienza,
perché le loro riunioni non sono legittime, secondo il comando del
Signore.
Tutte le cose hanno fine, e due termini ci stanno davanti la vita e la
morte. Ciascuno andrà al posto che gli spetta. Vi sono, per così dire,
due monete, quella di Dio e quella del mondo, e ciascuna porta impresso
il proprio contrassegno. I non credenti hanno l'impronta di questo
mondo, ma i fedeli che sono nella carità portano impressa l'immagine di
Dio Padre per mezzo di Gesù Cristo. Se noi, con la grazia sua, non
siamo pronti a morire per partecipare alla sua passione, la sua vita non
è in noi.
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso
Sal
53,6.8
Ecco, Dio viene in mio aiuto,
il Signore sostiene l'anima mia.
A te con gioia offrirò sacrifici
e loderò il tuo nome, Signore, perché sei buono.
Ecce Deus
ádiuvat me,
et Dóminus
suscéptor est ánimæ meæ.
Voluntárie
sacrificábo tibi, et confitébor nómini tuo,
Dómine, quóniam bonum est.
Colletta
Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore, e donaci i tesori della tua
grazia, perché, ardenti di speranza, fede e carità, restiamo sempre
fedeli ai tuoi comandamenti. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo
Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito
Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Propitiáre, Dómine, fámulis tuis, et clémenter grátiæ tuæ super eos dona
multíplica, ut, spe, fide et caritáte fervéntes, semper in mandátis tuis
vígili custódia persevérent. Per Dóminum.
Oppure:
Dona ancora, o Padre, alla tua Chiesa, convocata per la Pasqua settimanale, di gustare nella parola e nel pane di vita la presenza del tuo Figlio,
perché riconosciamo in lui il vero profeta e pastore, che ci guida alle sorgenti della gioia eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura Ger 23, 1-6
Radunerò
il resto delle mie pecore, costituirò sopra di esse pastori.
Dal libro del profeta Geremìa
Dice il Signore:
«Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo.
Oracolo del Signore.
Perciò dice il Signore, Dio d’Israele, contro i pastori che devono pascere
il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve
ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere.
Oracolo del Signore.
Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho
scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si
moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare,
così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure
una. Oracolo del Signore.
Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –
nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto,
che regnerà da vero re e sarà saggio
ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.
Nei suoi giorni Giuda sarà salvato
e Israele vivrà tranquillo,
e lo chiameranno con questo nome:
Signore-nostra-giustizia».
Salmo
Responsoriale
Dal Salmo 22
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
Seconda
Lettura
Ef 2, 13-18
Egli è la nostra pace, colui che di due ha
fatto una cosa sola.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, ora, in Cristo Gesù, voi che
un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di
Cristo.
Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.
Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce,
eliminando in se stesso l’inimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito.
Canto
al Vangelo Gv
10,27
Alleluia,
alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce,
dice il Signore,
io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia.

Vangelo Mc 6, 30-34
Erano come pecore
che non hanno
pastore.
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, gli apostoli si riunirono
attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che
avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un
luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano
e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però
li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li
precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro,
perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro
molte cose.
Sulle Offerte
O Dio, che nell'unico e perfetto sacrificio del Cristo hai dato valore e
compimento alle tante vittime della legge antica, accogli e santifica
questa nostra offerta come un giorno benedicesti i doni di Abele, e ciò
che ognuno di noi presenta in tuo onore giovi alla salvezza di tutti.
Per Cristo nostro Signore.
Deus, qui legálium differéntiam hostiárum uníus sacrifícii perfectióne
sanxísti, áccipe sacrifícium a devótis tibi fámulis, et pari
benedictióne, sicut múnera Abel, sanctífica, ut, quod sínguli obtulérunt
ad maiestátis tuæ honórem, cunctis profíciat ad salútem. Per Christum.
Antifona
alla Comunione
Sal 110,4-5
Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi:
buono è il Signore e misericordioso,
egli dà cibo a coloro che lo temono.
Memóriam
fecit mirabílium
suórum
miséricors et miserátor Dóminus;
escam dedit timéntibus se.
Oppure: Ap 3,20
«Ecco, sto alla porta e busso» dice il Signore.
«Se uno ascolta la mia voce e mi apre,
io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me».
Ecce sto ad
óstium et pulso, dicit Dóminus:
si quis
audíerit vocem meam,
et aperúerit
mihi iánuam, intrábo ad illum,
et cenábo
cum illo, et ipse mecum.
Oppure:
Mc
6,34
Gesù si
commosse,
perché erano come pecore senza pastore.
Dopo la
Comunione
Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia di questi
santi misteri, e fa' che passiamo dalla decadenza del peccato alla
pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro Signore.
Pópulo tuo, quæsumus, Dómine, adésto propítius, et, quem mystériis
cæléstibus imbuísti, fac ad novitátem vitæ de vetustáte transíre. Per
Christum..
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