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Amore
di Dio e amore degli uomini
La prima lettura costituisce
l'inizio della preghiera ebraica dello Shema
Israel («Ascolta, Israele»), che i fedeli recitavano tre
volte al giorno, e in modo speciale al mattino. Questa preghiera
conserva i caratteri essenziali della fede degli Ebrei: la professione
di un Dio unico (v. 4), il compendio di tutta la legge nel comandamento
dell'amore (v. 5), infine il ricordo dell'alleanza (vv. 10-12).
Il vertice della Legge è l'amore
Già nell'Antico Testamento il comandamento dell'amore di Dio è
completato dal «secondo comandamento»: «Amerai il tuo prossimo
come te stesso» (Lv 19,18). In realtà nell'Antico Testamento
non si è mai creduto di poter amare Dio senza interessarsi dell'uomo.
L'amore verso Dio si prolunga necessariamente nell'amore verso il
prossimo.
Da un capo all'altro del Nuovo Testamento, l'amore del prossimo appare
indissolubile dall'amore di Dio: i due comandamenti non sono, in realtà,
che uno solo, che è il vertice e la chiave di volta di tutta la Legge.
La carità fraterna diventa il contenuto e la realizzazione di ogni
esigenza morale (Gal 5,14; Rm 13,8s.; Col 3,14); è,
in definitiva, l'unico comandamento (Gv 15,12; 2 Gv 5),
l'opera unica e multiforme di ogni fede che pretende di non essere morta
(Gal 5,6.22): «Chi infatti non ama il proprio fratello che vede,
non può amare Dio che non vede... Chi ama Dio, ami anche il suo
fratello» (1 Gv 4,20s.). Non si potrebbe affermare con più
chiarezza che, in sostanza, non c'è che un unico amore.
L'amore del prossimo è,
quindi, essenzialmente religioso, non è semplice filantropia. È
religioso per il suo modello: il cristiano ama il suo prossimo
per imitare Dio, che ama tutti senza distinzione (Mt 5,44; Ef
5,ls.25; 1 Gv 4,11s.); ma lo è soprattutto per la sua sorgente,
perché è l'opera di Dio in noi: come, infatti, potremmo essere
misericordiosi come il Padre celeste, se il Signore non ce lo insegnasse
(1 Ts 4,9) e se lo Spirito non lo effondesse nei nostri cuori (Rm
5,5; 15,30)?
Due comandamenti, un solo amore
La questione del legame tra amore di Dio e amore degli
uomini è sempre al centro della vita cristiana. Essa è tanto chiara e
precisa nella sua formulazione teorica,
quanto problematica e instabile nella sua traduzione pratica ed
esistenziale. In ogni epoca della storia della Chiesa, questa realtà
essenziale corre il rischio di essere parzialmente velata spostando
l'ago della bilancia sull'uno o sull'altro dei due poli: Dio-prossimo.
Oggi, per esempio, i cristiani sono portati a mettere in pieno valore le
esigenze dell'amore fraterno senza frontiere, ma si preoccupano molto
meno di sapere in che cosa il vero amore fraterno è identico all'amore
di Dio. Capita, allora, che ci si inganna sulle dimensioni integrali
dell'amore fraterno stesso. Dove Dio non ha più il posto che gli
compete, comincia a perdere d'importanza anche la relazione verso il
prossimo.
Di fronte alla fame, l'ingiustizia e l'oppressione c'è il rischio di
una risposta di violenza; per risolvere i problemi della
sovrappopolazione, si suggerisce una pianificazione indiscriminata delle
nascite o l'aborto legalizzato; di fronte alla crisi della famiglia, si
propone come rimedio il divorzio; ad un malato inguaribile che soffre,
si suggerisce l'eutanasia...
La Chiesa: segno di un amore che salva
D'altra parte un vero amore verso il prossimo richiede inevitabilmente
un concreto impegno nel mondo e nella lotta di liberazione dell'uomo da
ogni forma di schiavitù... C'è stata, in un passato non molto lontano,
una spiritualità e una mistica che, per sottolineare l'altro polo,
l'amore di Dio, ha predicato la fuga dal mondo e il disprezzo delle
cose; ha parlato di una scelta ineluttabile tra Dio e il mondo,
rischiando di lacerare il cuore del cristiano in due amori antitetici...
I cristiani nella Chiesa hanno il compito di manifestare agli uomini i
segni autentici dell'amore che ha salvato il mondo. Essendo corpo di
Cristo, la Chiesa non cessa mai di essere questo segno; ma dipende dalla
fedeltà dei cristiani che questo segno dispieghi tutta la sua potenza
di significazione. L'uomo moderno, più di quelli che l'hanno preceduto,
aspira ad una maggiore pace e giustizia, e a questo compito storico
mobilita le sue energie. Volere la pace e la giustizia, però, è
volerne i mezzi. La retta intenzione e le belle parole non bastano.
Bisogna fare delle scelte sul piano dell'azione individuale e
collettiva, in funzione di una analisi realistica dei dati del problema
in tutta la loro complessità. È su questo campo che si gioca
l'avvenire della Chiesa, la sua credibilità di fronte al mondo,
specialmente ai giovani, la sua fedeltà al vangelo, che si riassume nel
comandamento dell'unico amore.
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Promuovere
la pace
Dalla
Costituzione pastorale «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico
Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Nn. 78)
La pace non è semplicemente assenza di guerra, né si riduce solamente
a rendere stabile l'equilibrio delle forze contrastanti e neppure nasce
da un dominio dispotico, ma si definisce giustamente e propriamente «opera
della giustizia» (Is 32, 17). Essa è frutto dell'ordine impresso nella
società umana dal suo fondatore. E' un bene che deve essere attuato
dagli uomini che anelano ad una giustizia sempre più perfetta.
Il bene comune del genere umano è regolato nella sua sostanza dalla
legge eterna, ma, con il passare del tempo, è soggetto, per quanto
riguarda le sue esigenze concrete, a continui cambiamenti. Perciò la
pace non è mai acquisita una volta per tutte, ma la si deve costruire
continuamente. E siccome per di più la volontà umana è labile e,
oltre tutto, ferita dal peccato, l'acquisto della pace richiede il
costante dominio delle passioni di ciascuno e la vigilanza della
legittima autorità.
Tuttavia questo non basta ancora. Una pace così configurata non si può
ottenere su questa terra se non viene assicurato il bene delle persone e
se gli uomini non possono scambiarsi in tutta libertà e fiducia le
ricchezze del loro animo e del loro ingegno. Per costruire la pace, poi
sono assolutamente necessarie la ferma volontà di rispettare gli altri
uomini e gli altri popoli, l'impegno di ritener sacra la loro dignità
e, infine, la pratica continua della fratellanza. Così la pace sarà
frutto anche dell'amore, che va al di là quanto la giustizia da sola può
dare.
La pace terrena, poi, che nasce dall'amore del prossimo, è immagine ed
effetto della pace di Cristo che promana da Dio Padre. Infatti lo stesso
Figlio di Dio, fatto uomo, principe della pace, per mezzo della sua
croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio e, ristabilendo l'unità
di tutti in un solo popolo e in un solo corpo, ha distrutto nella sua
carne l'odio (cfr. Ef 2, 16; Col 1, 20. 22). Nella gloria della sua
risurrezione ha diffuso nei cuori degli uomini lo Spirito di amore.
Perciò tutti i cristiani sono fortemente chiamati a «vivere secondo la
verità nella carità» (Ef 4, 15) e a unirsi con gli uomini veramente
amanti della pace per implorarla e tradurla in atto.
Mossi dal medesimo Spirito, non possiamo non lodare coloro che,
rinunziando ad atti di violenza nel rivendicare i loro diritti,
ricorrono a quei mezzi di difesa che sono del resto alla portata anche
dei più deboli, purché questo si possa fare senza ledere i diritti e i
doveri degli altri o della comunità.
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso Sal 37,22-23
Non abbandonarmi, Signore mio Dio,
da me non star lontano;
vieni presto in mio aiuto,
Signore, mia salvezza.
Ne
derelínquas me, Dómine Deus meus,
ne discédas
a me; inténde in adiutórium meum,
Dómine, virtus salútis meæ.
Colletta
Dio onnipotente e misericordioso, tu solo puoi dare ai tuoi fedeli il
dono di servirti in modo lodevole e degno; fa' che camminiamo senza ostacoli
verso i beni da te promessi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...
Omnípotens et miséricors Deus, de cuius múnere venit, ut tibi a fidélibus
tuis digne et laudabíliter serviátur, tríbue, quæsumus, nobis, ut ad
promissiónes tuas sine offensióne currámus. Per Dóminum.
Oppure:
O Dio, tu sei l'unico Signore e non c'è altro Dio all'infuori di te; donaci
la grazia dell'ascolto, perché i cuori, i sensi e le menti si aprano alla
sola parola che salva, il Vangelo del tuo Figlio, nostro sommo ed eterno
sacerdote. Egli è Dio, e vive e regna con te ...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
Dt 6, 2-6
Ascolta, Israele:
ama il Signore tuo Dio con tutto il
cuore.
Dal libro del Deuteronomio
Mosè
parlò al popolo dicendo:
«Temi il Signore, tuo Dio, osservando per tutti i giorni della tua vita, tu,
il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi
comandi che io ti do e così si prolunghino i tuoi giorni.
Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica, perché tu sia felice e
diventiate molto numerosi nella terra dove scorrono latte e miele, come il
Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto.
Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai
il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le
forze.
Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore».
Salmo
Responsoriale
Dal Salmo 17
Ti amo, Signore, mia forza.
Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.
Mio Dio, mia rupe, in cui mi
rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
Viva il Signore e benedetta la mia
roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato.
Seconda
Lettura
Eb 7, 23-28
Egli, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta.
Dalla lettera agli Ebrei
Fratelli,
[nella prima alleanza]
in gran numero sono diventati sacerdoti, perché la morte impediva loro di
durare a lungo. Cristo invece, poiché resta per sempre, possiede un
sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per
mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere
a loro favore.
Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza
macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. Egli non ha
bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per
i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per
tutte, offrendo se stesso.
La Legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma
la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il
Figlio, reso perfetto per sempre.
Canto
al Vangelo Gv
14,23
Alleluia,
alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola,
dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia.

Vangelo Mc 12, 28-34
Amerai il Signore tuo Dio. Amerai il prossimo tuo.
Dal vangelo secondo Marco
In
quel
tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo
di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il
Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il
tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la
tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso".
Non c'è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è
unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con
tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso
vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei
lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Sulle Offerte
Questo sacrificio che la Chiesa ti offre, Signore, salga a te come offerta pura
e santa, e ottenga a noi la pienezza della tua misericordia. Per Cristo...
Fiat hoc sacrifícium, Dómine, oblátio tibi munda, et nobis misericórdiæ tuæ
sancta largítio. Per Christum..
Comunione
Sal 15,11
Tu mi indichi il sentiero della vita, Signore,
gioia piena nella tua presenza.
Notas
mihi fecísti vias vitæ,
adimplébis me lætítia cum vultu tuo, Dómine.
Oppure:
Gv 6,57
Dice il Signore: «Come
il Padre che ha la vita
ha mandato me e io vivo per il Padre,
così anche colui che mangia di me vivrà per me».
Sicut misit me vivens Pater, et ego vivo propter Patrem, et qui mandúcat me,
et ipse vivet propter me, dicit Dóminus.
Oppure:
Mc
12,29-30
«Il Signore Dio nostro è l'unico:
lo amerai con tutto il cuore».
Dopo la Comunione
Continua in noi, o Dio, la tua opera di salvezza, perché
i sacramenti che ci nutrono in questa vita ci preparino a ricevere i beni
promessi. Per Cristo nostro Signore.
Augeátur in nobis, quæsumus, Dómine, tuæ virtútis operátio, ut, refécti
cæléstibus sacraméntis, ad eórum promíssa capiénda tuo múnere præparémur.
Per Christum..
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