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Le
ultime realtà
«Il cristianesimo è escatologia
dal principio alla fine e non solo in appendice»; «tutta la predicazione cristiana, tutta l'esistenza
cristiana, e la Chiesa stessa nel suo insieme, sono caratterizzate dal
loro orientamento escatologico» (Moltmann). Con la risurrezione di Gesù,
infatti, il mondo e la storia sono entrati nella loro fase finale, nella
pienezza dei tempi. Le promesse di Dio si sono compiute e i cicli e la
terra nuovi sono già stati inaugurati. In Cristo, Dio ha già detto la
sua parola definitiva; in noi è già stato deposto lo Spirito che è il
seme delle realtà future.
Il cristiano costruisce oggi il futuro
Comprendere ciò significa comprendere che il cristiano è l'uomo del
futuro. Ciò significa non tanto che il cristiano è l'uomo che «aspetta il futuro » che gli sarà dato dopo la morte; ma piuttosto che è l'uomo che costruisce oggi il suo futuro. In un certo senso, dopo
Cristo, tutto è fatto: non attendiamo più nulla di sostanzialmente
nuovo. Eppure è altrettanto vero che tutto rimane da fare. Si tratta di
far «fare pasqua» al mondo, di «far passare» tutte le realtà della
creazione nella sfera di Cristo, il quale alla fine «ricapitolerà» in sé tutte
le cose. È questa la grande opera che riempie il tempo della
Chiesa; ed è lungi dall'essere compiuta.
Oltre che un compito personale e sociale, il cristiano
deve svolgere sulla terra anche un compito che potremmo chiamare cosmico.
Come il peccato di Adamo non ha avuto solo conseguenze per l'uomo, ma ha
avuto un contraccolpo anche nel cosmo e nella materia, che è diventata opaca
(nasconde Dio invece di manifestarlo), pesante (trascina verso il
basso invece di elevare) e ribelle all'uomo («con il sudore del tuo
volto mangerai...»), così la redenzione di Cristo ha toccato tutto
l'universo. Egli ha salvato tutto l'uomo, anche il corpo destinato alla
risurrezione e alla gloria insieme allo spirito. Solidale con il primo
Adamo nella caduta, la creazione è chiamata a partecipare anche alla vittoria
del secondo Adamo.
San Paolo vede la natura tesa verso la redenzione e sente i suoi gemiti,
simili a quelli di una partoriente (Rm 8,12-22). Tutte le cose
tendono a Cristo che «ricapitolerà in sé il creato» (Ef 1,9).
Salvatore dell'uomo, Cristo lo è anche dell'universo. In questo sforzo,
in questa tensione il cristiano è chiamato a svolgere un ruolo
insostituibile. È il cristiano che con il suo lavoro, con il sacrificio
e la preghiera «umanizzerà» questo mondo e preparerà quella
trasformazione dell'universo nei «cieli nuovi» e nella «nuova terra»
che inaugurerà il definitivo regno di Dio. In una parola «ciò che
l'anima è nel corpo, questo devono essere i cristiani nel mondo»
(Lettera a Diogneto, 6).
Il cristiano in cammino non è solo
II cristiano è un pellegrino su questa terra. Non è un
cittadino, ma un esule in marcia verso la vera Patria. Egli
considera la terra non come una dimora permanente, ma come la tappa
di un viaggio. Per questo non vi costruisce una casa di solida pietra,
ma solo una tenda, come il viandante che sosta nel deserto.
Una interpretazione unilaterale ed ingiusta delle realtà umane
(favorita peraltro da certa predicazione altrettanto unilaterale e
miope) ha fatto sì che molti uomini del nostro tempo guardino con
diffidenza alla religione cristiana, quasi fosse nemica del mondo, della
vita, del progresso, dell'impegno umano; una religione di evasione,
di disimpegno, di rinuncia passiva e vile; l'oppio
che addormenta l'uomo e lo distoglie da ogni interesse verso la città
terrena, facendogli balenare la promessa di un aldilà felice e
illusorio.
Per Cristo, con Cristo e in Cristo...
Diverso è invece il compito del cristiano nel mondo: «Il cristiano non
è un evaso, al contrario un impegnato come persona
nell’incremento, nella riuscita, nella salvezza del mondo. Sa che
l'universo intero ha un solo principio di consistenza, di movimento, di
fine: Cristo, perché per mezzo di lui sono state fatte tutte le cose
e in lui trovano la loro consistenza (Col
1,16-18). Cristo è in tal modo il grande Adunatore che lavora
nell'intimo delle anime e delle cose a tutto santificare, a tutto unire,
a tutto consacrare alla gloria di Dio. Il cristiano si impegna
volontariamente a questa gigantesca impresa, al suo posto, a suo tempo,
con le proprie risorse. Non lavora da solo: collabora... Lavora
con coraggio, perché la fatica è dura; con fede, perché il compito è
misterioso e senza proporzione con le forze umane; lavora a far crescere
l'universo e a far spuntare la nuova creazione attraverso il tra vaglio
caotico e doloroso, pieno di speranza e di affanni, travaglio che non è
però quello di un'agonia, ma di un parto» (J. Mouroux).
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Non
opponiamo resistenza alla prima venuta
per
non dover poi temere la seconda
Dal
«Commento sui salmi» di sant'Agostino, vescovo
(Sal 95, 14. 15; CCL 39, 1351-1353)
«Allora si rallegreranno gli alberi della foresta davanti al Signore
che viene, perché viene a giudicare la terra» (Sal 95, 12-13). Venne
una prima volta, e verrà ancora in futuro. Questa sua parola è
risuonata prima nel vangelo: «D'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo
venire sulle nubi del cielo» (Mt 26, 64). Che significa: «D'ora
innanzi»? Forse che il Signore deve venire già fin d`ora e non dopo,
quando piangeranno tutti i popoli della terra? Effettivamente c'è una
venuta che si verifica già ora, prima di quella, ed è attraverso i
suoi annunziatori. Questa venuta ha riempito tutta le terra.
Non poniamoci contro la prima venuta per non dover poi temere la
seconda.
Che cosa deve fare dunque il cristiano? Servirsi del mondo, non farsi
schiavo del mondo. Che significa ciò? Vuol dire avere, ma come se non
avesse. Così dice, infatti, l'Apostolo: «Del resto, o fratelli, il
tempo ormai si è fatto breve: d'ora innanzi quelli che hanno moglie
vivano come se non l'avessero; coloro che piangono, come se non
piangessero; e quelli che godono, come se non godessero; quelli che
comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se
non ne usassero, perché passa la scena di questo mondo. Io vorrei
vedervi senza preoccupazioni» (1 Cor 7, 29-32).
Chi è senza preoccupazione, aspetta tranquillo l'arrivo del suo
Signore. Infatti che sorta di amore per Cristo sarebbe il temere che
egli venga? Fratelli, non ci vergogniamo? Lo amiamo e temiamo che egli
venga! Ma lo amiamo davvero o amiamo di più i nostri peccati? Ci si
impone perentoriamente la scelta. Se vogliamo davvero amare colui che
deve venire per punire i peccati, dobbiamo odiare cordialmente tutto il
mondo del peccato.
Lo vogliamo o no, egli verrà. Quindi non adesso; il che ovviamente non
esclude che verrà. Verrà, e quando non lo aspetti. Se ti troverà
pronto, non ti nuocerà il fatto di non averne conosciuto in anticipo il
momento esatto.
«E si rallegreranno tutti gli alberi della foresta». E' venuto una
prima volta, e poi tornerà a giudicare la terra. Troverà pieni di
gioia coloro che alla sua prima venuta «hanno creduto che tornerà».
Troverà pieni di gioia coloro che alla sua prima venuta «hanno creduto
che tornerà».
«Giudicherà
il mondo con giustizia e con verità tutte le genti» (Sal 95, 13). Qual
è questa giustizia e verità? Unirà a sé i suoi eletti perché lo
affianchino nel tribunale del giudizio, ma separerà gli altri tra loro
e li porrà alcuni alla destra, altri alla sinistra. Che cosa vi è di
più giusto, di più vero, che non si aspettino misericordia dal giudice
coloro che non vollero usare misericordia, prima che venisse il giudice?
Coloro invece che hanno voluto usare misericordia, saranno giudicati con
misericordia. Si dirà infatti a coloro che stanno alla destra: «Venite,
benedetti del Padre mio, riceve in eredità il regno preparato per voi
fin dalla fondazione del mondo» (Mt 25, 34). E ascrive loro a merito le
opere di misericordia: «Perché ho avuto fame e mi avete dato da
mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere» (Mt 25, 35-40) con
quel che segue.
A quelli che stanno alla sinistra, poi, che cosa sarà rinfacciato? Che
non vollero fare opere di misericordia. E dove andranno?: «Nel fuoco
eterno» (Mt 25, 41). Questa terribile sentenza susciterà in loro un
pianto amaro. Ma che cosa dice il salmo? «Il giusto sarà sempre
ricordato; non temerà annunzio di sventura» (Sal 111, 6-7). Che cos'è
questo «annunzio di sventura»? «Via da me nel fuoco eterno, preparato
per il diavolo e per i suoi angeli» (Mt 25, 41). Chi godrà per la
buona sentenza non temerà quella di condanna. Questa è la giustizia,
questa è la verità.
O forse perché tu sei ingiusto, il giudice non sarà giusto? O forse
perché tu sei bugiardo, la verità non dirà ciò che è vero? Ma se
vuoi incontrare il giudice misericordioso, sii anche tu misericordioso
prima che egli giunga. Perdona se qualcuno ti ha offeso, elargisci il
superfluo. E da chi proviene quello che doni, se non da lui? Se tu dessi
del tuo sarebbe un'elemosina, ma poiché dai del suo, non è che una
restituzione!» Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?» (1
Cor 4, 7).
Queste sono le offerte più gradite a Dio: la misericordia, l'umiltà,
la confessione, la pace, la carità. Sono queste le cose che dobbiamo
portare con noi e allora attenderemo con sicurezza la venuta del giudice
il quale «Giudicherà il mondo con giustizia e con verità tutte le
genti» (Sal 95, 13).
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso Ger
29,11.12.14
Dice il Signore:
«Io ho progetti di pace e non di sventura;
voi mi invocherete e io vi esaudirò,
e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi».
Dicit Dóminus:
Ego cógito
cogitatiónes pacis et non afflictiónis;
invocábitis
me, et ego exáudiam vos,
et redúcam captivitátem vestram de cunctis locis.
Colletta
Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene, possiamo avere felicità piena e duratura. Per il nostro Signore...
Da nobis, quæsumus, Dómine Deus noster, in tua semper devotióne gaudére,
quia perpétua est et plena felícitas, si bonórum ómnium iúgiter serviámus
auctóri. Per Dóminum..
Oppure:
O Dio, che vegli sulle sorti del tuo popolo, accresci in noi la fede che quanti dormono nella polvere si risveglieranno; donaci il tuo Spirito, perché operosi nella carità attendiamo ogni giorno la manifestazione gloriosa del tuo Figlio, che verrà per riunire tutti gli eletti nel suo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
Dn 12, 1-3
In quel tempo
sarà salvato il tuo popolo.
Dal libro del profeta Danièle
In quel tempo, sorgerà Michele, il
gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo.
Sarà un tempo di angoscia, come non c'era stata mai dal sorgere delle
nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo,
chiunque si troverà scritto nel libro.
Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno:
gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna.
I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno
indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.
Salmo
Responsoriale
Dal Salmo 15
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Il Signore è mia parte di eredità e
mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.
Seconda
Lettura
Eb 10, 11-14. 18
Cristo con un 'unica offerta ha reso perfetti per sempre quelli che vengono
santificati.
Dalla lettera agli Ebrei
Ogni sacerdote si presenta
giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi
sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati.
Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso
per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano
posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un'unica offerta egli ha reso
perfetti per sempre quelli che vengono santificati.
Ora, dove c'è il perdono di queste cose, non c'è più offerta per il peccato.
Canto
al Vangelo Cf
Mt 24,42a.44
Alleluia,
alleluia.
Vegliate in ogni momento
pregando,
perché abbiate la forza di comparire davanti al Figlio dell'uomo.
Alleluia.

Vangelo Mc 13, 24-32
Figlio dell'uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti.
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù disse ai suoi
discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze
che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo
venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e
radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino
all'estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando
ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è
vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che
egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa
generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno,
ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell'ora,
nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».
Sulle
Offerte
Quest'offerta che ti presentiamo, Dio onnipotente, ci ottenga la grazia di servirti fedelmente e ci prepari il frutto di un'eternità beata. Per Cristo nostro Signore.
Concéde,
quæsumus, Dómine, ut óculis tuæ maiestátis munus oblátum et grátiam nobis
devotiónis obtíneat, et efféctum beátæ perennitátis acquírat. Per Christum..
Antifona
alla Comunione
Sal
72,28
Il mio bene
è stare vicino a Dio,
nel Signore Dio riporre la mia speranza.
Mihi autem
adhærére Deo bonum est,
pónere in Dómino Deo spem meam.
Oppure:
Mc
11,23.24
Dice
il Signore: «In verità vi dico:
tutto quello che domandate nella preghiera,
abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato».
Amen dico
vobis, quidquid orántes pétitis,
crédite quia accipiétis, et fiet vobis, dicit Dóminus.
Oppure:
Mc
13,27
«Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli
e riunirà i suoi eletti dall'estremità della terra».
Dopo
la Comunione
O Padre, che ci hai saziati con questo sacramento, ascolta la nostra umile preghiera: il memoriale, che Cristo tuo Figlio ci ha comandato di celebrare, ci edifichi sempre nel vincolo del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.
Súmpsimus,
Dómine, sacri dona mystérii, humíliter deprecántes, ut, quæ in sui
commemoratiónem nos Fílius tuus fácere præcépit, in nostræ profíciant
caritátis augméntum. Per Christum.
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