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I
discepoli messaggeri della salvezza
Cristo
chiama per mandare. L’essere discepolo di Gesù non è un privilegio per
sé, ma un servizio per il regno di Dio. Gesù manda i suoi discepoli per
«annunciare» che il regno di Dio è vicino.
La
missione: un annuncio di speranza
L’uomo aspira alla pace ma fa la guerra; l’uomo vuole
essere amato ed amare, ma di fatto molte volte non è amato e non ama.
L’uomo vuole la giustizia, l’uguaglianza, ma commette ingiustizia,
produce strutture ingiuste ed oppressive.
L’uomo, nella profondità del suo essere, è ricerca del
Dio vivente, ma produce idoli morti, nega e rifiuta la Sorgente.
L’uomo vuole la vita a tutti i livelli in pienezza,
senza fine, e invece incontra la malattia e la morte.
Il discepolo di Cristo annuncia che le contraddizioni più
amare dell’esistenza saranno risolte, che le aspirazioni più profonde
dell’uomo saranno realizzate, «per l’intervento gratuito di Dio»,
in un modo insospettato e inaudito, riportando vittoria completa sul male.
Ciò che all’uomo è impossibile, è possibile a Dio (prima lettura). La
salvezza viene annunciata e realizzata in un mondo dominato dalla logica
del peccato. Per questo la salvezza ha un momento negativo: la liberazione
da tutte le forze demoniache che alienano l’uomo da se stesso e da Dio
(vangelo).
Questa salvezza non sarà realizzata però di colpo. Il
male non sarà vinto immediatamente. Non sarà combattuto con armi
potenti, mediante il potere, come pensavano gli Ebrei.
La
croce è la gloria del missionario
Il
messaggero della salvezza si trova fra queste forze demoniache, «è come
un agnello in mezzo ai lupi»: non c’è missione senza persecuzione,
senza sofferenza, senza croce. La croce è la «gloria» del missionario
e di ogni cristiano (seconda lettura) perché lo pone in una esistenza
nuova. La croce «per il regno di Dio», accettata con amore, è il «segno» della vittoria sul male e sulla morte.
Per il cristiano la certezza della sua
risurrezione riposa nel fatto che egli è crocifisso dalla prova e dalla
contestazione.
La prova non è, per san Paolo, solo
un’ascesi, una occasione di vita morale e neppure una semplice
imitazione della croce di Gesù, ma è il luogo della speranza e della
profezia del regno che viene, e che i messaggeri del vangelo proclamano
con la parola e con la vita per confermare che il mondo nuovo è già
iniziato e che è possibile.
Alla logica del mondo vecchio
oppongono la logica di Dio. In un mondo di lupi, dominato
dall’aggressività, la loro presenza è condanna radicale della violenza
bestiale.
In un mondo in cui «l’uomo è il
denaro che ha e gli abiti che porta», essi vanno vestiti da poveri,
senza portafogli e bagagli, contenti della ospitalità che ricevono. La
vicinanza del regno li dispensa dal preoccuparsi per il loro avvenire
terrestre: la loro povertà ha un significato profetico, come anche la
cura dei malati. Il segno che il regno di Dio è presente è il fatto che
l’uomo è liberato dal peccato e dalle sue conseguenze. Questa
liberazione è però lenta e richiede per essere attuata sofferenza, morte
e pazienza. Non è una liberazione trionfale come la sognavano gli Ebrei
del tempo di Gesù.
Non il successo ma la fedeltà a Cristo è
essenziale
L’annuncio di salvezza cristiano è
uno dei tanti segni presenti nel mondo contemporaneo. Ciascuno dei blocchi
in cui è divisa l’umanità possiede la propria visione della storia e
dispone di una potenza straordinaria di pubblicità e di propaganda per
far conoscere agli «altri» la sua «buona novella» di salvezza.
La Chiesa invece si presenta a dare
l’annuncio con mezzi poveri. Se lo fa sotto l’aspetto di «potenza»,
è rigettata dall’uomo moderno. Ma il suo messaggio, strettamente
religioso, parla a una mentalità prevenuta. Gli uomini del nostro tempo
considerano come un’alienazione il ricorso al Dio che salva. Della
Chiesa accettano soltanto più un ideale morale di fraternità universale
messo al servizio dell’uomo nel combattimento che sta conducendo per la
giustizia e per la pace.
Questa situazione è motivo di
turbamento per il cristiano consapevole che la Buona Novella della
salvezza, acquisita in Gesù Cristo, non potrà mai ridursi ad un ideale
morale di fraternità universale. Che fare allora? Mettere a tacere
l’autentico Vangelo in attesa di giorni migliori? Non è possibile! Ma
se non può tacere la Parola, dove, quando e come proclamarla oggi?
Quello che il Signore ci chiede
è la fedeltà a lui, al suo messaggio e al suo stile d’annuncio. Non ci
assicura il successo.
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Uno
spirito contrito è sacrificio a Dio
Dai «Discorsi» di sant'Agostino, vescovo
(Disc. 19, 2-3; CCL 41, 252-254)
Davide ha confessato: «Riconosco la mia colpa» (Sal 50, 5). Se io
riconosco, tu dunque perdona. Non presumiamo affatto di essere perfetti
e che la nostra vita sia senza peccato. Si adatta alla condotta quella
lode che non dimentichi la necessità del perdono. Gli uomini privi di
speranza, quanto meno badano ai propri peccati, tanto più si occupano
di quelli altrui. Infatti cercano non che cosa correggere, ma che cosa
biasimare. E siccome non possono scusare se stessi, sono pronti ad
accusare gli altri. Non è questa la maniera di pregare e di implorare
perdono da Dio, insegnataci dal salmista, quando ha esclamato: «Riconosco
la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi» (Sal 50, 5). Egli
non stava a badare ai peccati altrui. Citava se stesso, non dimostrava
tenerezza con se stesso, ma scavava e penetrava sempre più
profondamente in se stesso. Non indulgeva verso se stesso, e quindi
pregava sì che gli si perdonasse, ma senza presunzione.
Vuoi riconciliarti con Dio? Comprendi ciò che fai con te stesso, perché
Dio si riconcili con te. Poni attenzione a quello che si legge nello
stesso salmo: «Non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non lì
accetti» (Sal 50, 18). Dunque resterai senza sacrificio? Non avrai
nulla da offrire? Con nessuna offerta potrai placare Dio? Che cosa hai
detto? «Non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li
accetti» (Sal 50, 18). Prosegui, ascolta e prega: «Uno spirito
contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non
disprezzi» (Sal 50, 19). Dopo aver rigettato ciò che offrivi, hai
trovato che cosa offrire. Infatti presso gli antichi offrirvi vittime
del gregge e venivano denominate sacrifici. «Non gradisci il sacrificio»:
non accetti più quei sacrifici passati, però cerchi un sacrificio.
Dice il salmista: «Se offro olocausti, non li accetti». Perciò dal
momento che non gradisci gli olocausti, rimarrai senza sacrificio? Non
sia mai. «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e
umiliato, Dio, tu non disprezzi» (Sal 50, 19). Hai la materia per
sacrificare. Non andare in cerca del gregge, non preparare imbarcazioni
per recarti nelle più lontane regioni da dove portare profumi. Cerca
nel tuo cuore ciò che è gradito a Dio. Bisogna spezzare minutamente il
cuore. Temi che perisca perché frantumato? Sulla bocca del salmista tu
trovi questa espressione: «Crea in me, o Dio, un cuore puro» (Sal 50,
12). Quindi deve essere distrutto il cuore impuro, perché sia creato
quello puro.
Quando pecchiamo dobbiamo provare dispiacere di noi stessi, perché i
peccati dispiacciono a Dio. E poiché constatiamo che non siamo senza
peccato, almeno in questo cerchiamo di essere simili a Dio: nel
dispiacerci di ciò che dispiace a Dio. In certo qual modo sei unito
alla volontà di Dio, poiché dispiace a te ciò che il tuo Creatore
odia.
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso Sal
47,10-11
Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia
in mezzo al tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode
si estende ai confini della terra;
di giustizia è piena la tua destra.
Suscépimus, Deus,
misericórdiam tuam in médio templi tui.
Secúndum nomen
tuum, Deus, ita et laus tua in fines terræ;
iustítia plena est déxtera tua.
Colletta
O Dio, che nell'umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l'umanità della sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall'oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore...
Deus, qui in Fílii tui humilitáte iacéntem mundum erexísti, fidélibus
tuis sanctam concéde lætítiam, ut, quos eripuísti a servitúte peccáti,
gáudiis fácias pérfrui sempitérnis. Per Dóminum.
Oppure:
O Dio, che nella vocazione battesimale ci chiami ad essere pienamente disponibili all'annunzio del tuo regno, donaci il coraggio apostolico e la libertà evangelica, perché rendiamo presente in ogni ambiente di vita la tua parola di amore e di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
Is 66, 10-14
Io farò
scorrere verso di essa, come un fiume, la pace.
Dal libro del profeta
Isaìa
Rallegratevi con
Gerusalemme,
esultate per essa tutti voi che l’amate.
Sfavillate con essa di gioia
tutti voi che per essa eravate in lutto.
Così sarete allattati e vi sazierete
al seno delle sue consolazioni;
succhierete e vi delizierete
al petto della sua gloria.
Perché così dice il Signore:
«Ecco, io farò scorrere verso di essa,
come un fiume, la pace;
come un torrente in piena, la gloria delle genti.
Voi sarete allattati e portati in braccio,
e sulle ginocchia sarete accarezzati.
Come una madre consola un figlio,
così io vi consolerò;
a Gerusalemme sarete consolati.
Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore,
le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba.
La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi»
Salmo
Responsoriale
Dal
Salmo 65
Acclamate Dio, voi tutti della terra.
Acclamate Dio,
voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!».
«A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.
Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno.
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia.
Seconda
Lettura Gal 6, 14-18
Porto
le stigmate di Gesù nel mio corpo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quanto a
me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù
Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come
io per il mondo.
Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma
l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e
misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.
D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù
sul mio corpo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito,
fratelli. Amen.
Canto
al Vangelo
Col
3,15.16
Alleluia,
alleluia.
La pace di Cristo
regni nei vostri cuori;
la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza.
Alleluia.
Vangelo
Lc 10, 1-12. 17-20.
forma breve Lc 10,1-9
La
vostra pace scenderà su di lui.
Dal
vangelo secondo Luca
[In
quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due
davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate
dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!
Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa,
né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi
sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti
ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di
quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non
passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi
sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino
a voi il regno di Dio”.]
Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle
sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è
attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però
che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma
sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i
demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo
Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere
di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del
nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni
si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono
scritti nei cieli».
Sulle
Offerte
Ci purifichi, Signore, quest'offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova del Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Oblátio
nos, Dómine, tuo nómini dicáta puríficet, et de die in diem ad cæléstis
vitæ tránsferat actiónem. Per Christum.
Antifona
alla Comunione
Sal
33,9
Gustate e vedete
quanto è buono il Signore;
beato l'uomo che in lui si rifugia.
Gustáte
et vidéte, quóniam suávis est Dóminus;
beátus vir, qui sperat in eo.
Oppure: Cf Lc 10,1
Il Signore designò altri
settantadue discepoli
e li inviò a predicare il regno.
Dopo
la Comunione
Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti,
fa' che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.
Tantis, Dómine, repléti munéribus, præsta, quæsumus, ut et salutária
dona capiámus, et a tua numquam laude cessémus. Per Christum.
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