|
Chi
ama
i fratelli ama Dio
L’uomo
della religione naturale, sperimentando «dentro» l’esistenza la
fragilità dei vivere, pensa di trovare fuori di sé, in Dio, la
sicurezza. L’uomo cerca perciò di raggiungere Dio, di diventare come
lui, di divinizzarsi attraverso i riti, il culto.
L’uomo cerca di diventare Dio
Per Israele Dio è
l’Assolutamente-Altro, irraggiungibile dall’uomo. Il culto non
divinizza. L’unica via di salvezza è la fedeltà all’alleanza: Dio
salverà gratuitamente coloro che attendono tutto da lui e che osservano
fedelmente la sua legge (prima lettura). Ma è possibile all’uomo una
fedeltà assoluta, una risposta carica di assoluto? una risposta totale
che lo leghi a Dio e lo divinizzi? Non c’è contraddizione fra tale
aspirazione e la condizione di creatura, per di più peccatrice?
La speranza di vedere superata tale
contraddizione orienta Israele verso l’avvenire, nell’attesa del
Messia. Con l’intervento di Cristo la speranza di Israele è colmata
oltre misura. Gesù di Nazaret si presenta come l’imitatore perfetto del
Padre.
Egli è pure Messia, quell’uomo cioè
dal quale si attendeva che potesse parlare con Dio un linguaggio da vero
interlocutore. Paolo dice di lui che è l’immagine del Padre (seconda
lettura). Nello stesso tempo Gesù è l’immagine dell’uomo; egli
chiede per se stesso e per i suoi futuri discepoli il rinnegamento totale
di sé, l’obbedienza fino alla morte di croce che è la condizione di un
amore fraterno, universale, cioè la fedeltà totale alla nostra
condizione terrestre. Gesù è l’Uomo-Dio, il Verbo incarnato; egli può
riunire i due termini del paradosso: essere nel vero senso della parola
l’immagine del Padre ed essere fedele integralmente alla condizione
terrestre di creatura. Gesù-Uomo porterà alla perfezione l’immagine del
Padre nel sacrificio della croce: là rivelerà il vero volto del duplice
amore verso Dio e verso gli uomini dal quale scaturisce la storia della
salvezza.
Per l’uomo l’imitazione dei Padre ora passa
attraverso Cristo. A lui il cristiano viene configurato nel battesimo e
negli altri sacramenti. Ma questa configurazione deve essere vissuta negli
avvenimenti, negli incontri della vita quotidiana. Il sacrificio di sé,
il pagare di persona, l’amore gratuito ed universale per il prossimo, fa
risplendere sul volto del cristiano il volto di Cristo e di Dio.
Nell’amore di Cristo incontriamo Dio
Cristo si comporta con l’umanità
come il samaritano del racconto evangelico verso lo sconosciuto: come il
buon pastore viene a salvare le pecore spogliate, battute e messe a morte (Gv
10,10), come il figlio del padrone della vigna si presenta dopo i
profeti mandati invano (Gv 10; Lc 20,9-18), così
il samaritano arriva dopo i sacerdoti e i leviti che non hanno voluto e
non hanno potuto salvare l’uomo ferito.
E' riflessa qui la storia della
salvezza in cui Gesù viene sotto l’aspetto di un samaritano
disprezzato, rivela ciò che le altre tecniche della salvezza hanno
dimenticato, costruisce proprio là dove queste tecniche hanno fallito. In
Cristo Dio si è avvicinato all’uomo con una figura semplice ed umana.
Il Dio che ora conosciamo « non è troppo alto né troppo lontano » da
noi e la sua legge è molto vicina a noi; è nella nostra bocca e nel
nostro cuore perché la mettiamo in pratica (prima lettura). Solo facendo
quello che anche Cristo ha fatto incontriamo veramente Dio.
Il segreto è nel grande comandamento
della carità che, con Cristo, reca nuove esigenze. Non basta più amare
il prossimo come se stessi; occorre domandarsi come essere prossimo per
l’altro e amarlo come Dio l’ama. Dopo la Cena, Cristo darà un
comandamento nuovo: amare gli altri come si è stati amati (Gv
13,34). Bisogna prendere coscienza dell’appartenenza a questa umanità
ferita, abbandonata mezzo morta sul ciglio della strada, che il Cristo è
venuto a salvare.
L’amore dei cristiano rivela Dio
L’ateismo teorico e pratico è un
fatto che si respira nell’aria. In che modo gli uomini d’oggi potranno
incontrare Dio? Quale sarà il luogo della rivelazione di Dio per loro?
Non certo le dimostrazioni astratte. Oggi l’uomo è in molti ambienti
depredato, messo a morte, insidiato, dimenticato e trascurato.
C’è una scelta precisa da fare:
scegliere l’uomo sopra tutto, sopra il denaro, la carriera, le
strutture... Scegliere la sua liberazione... Ci chiediamo come
intervenire: sia a livello di situazioni particolari (dare il pesce o
insegnare a pescare?), sia a livello generale di strutture (perché chi sa
pescare non sia derubato e messo in condizione di soffrire la fame).
Se Dio è amore, se Cristo è
la rivelazione di Dio perché si è donato fino alla morte per l’uomo,
il cristiano rivelerà al mondo Dio con il suo amare concretamente il
prossimo.
|
|
Catechesi
dei riti pre-battesimali
Inizio
del trattato «Sui misteri» di sant'Ambrogio, vescovo
(Nn. 1-7; SC 25 bis, 156-158)
Ogni giorno abbiamo tenuto un discorso su temi morali mentre si
leggevano o le gesta dei patriarchi o gli insegnamenti dei Proverbi,
perché, modellati e ammaestrati da essi, vi abituaste a entrare nelle
vie degli antichi, a percorrere la loro strada e a obbedire agli oracoli
divini, cosicché rinnovati dal battesimo teneste quella condotta che si
addice ai battezzati.
Ora è venuto il tempo di parlare dei misteri e di spiegare la natura
dei sacramenti. Se lo avessi fatto prima del battesimo ai non iniziati,
avrei piuttosto tradito che spiegato questa dottrina. C'è anche da
aggiungere che la luce dei misteri riesce più penetrante se colpisce di
sorpresa, anziché arrivare dopo le prime avvisaglie di qualche sommaria
trattazione previa.
Aprite dunque gli orecchi e gustate le armonie della vita eterna infuse
in voi dal dono dei sacramenti. Ve lo abbiamo significato, quando
celebrando il mistero dell'apertura degli orecchi vi dicevamo: «Effatà,
cioè: Apriti!» (Mc 7, 34), perché ciascuno di voi, che stava per
accostarsi alla grazia, capisse su che cosa sarebbe stato interrogato e
si ricordasse che cosa dovesse rispondere. Cristo, nel vangelo, come
leggiamo, ha celebrato questo mistero quando ha curato il sordomuto.
Successivamente ti è stato spalancato il Santo dei Santi, sei entrato
nel sacrario della rigenerazione. Ricorda ciò che ti è stato
domandato, rifletti su ciò che hai riposto. Hai rinunziato al diavolo e
alle sue opere, al mondo, alla sua dissolutezza e ai suoi piaceri. La
tua parola è custodita non in una tomba di morti, bensì nel libro dei
viventi. Presso il fonte tu hai visto il levita, hai visto il sacerdote,
hai visto il sommo sacerdote. Non badare all'esterno della persona, ma
al carisma del ministero sacro. E' alla presenza di angeli che tu hai
parlato, com'è scritto: Le labbra del sacerdote devono custodire la
scienza e dalla sua bocca si ricerca l'istruzione, perché egli è l'angelo del Signore degli eserciti (cfr. Ml 2, 7). Non si può
sbagliare, non si può negare. E' un angelo colui che annunzia il regno
di Cristo, colui che annunzia la vita eterna. Devi giudicarlo non dall'apparenza, ma dalla funzione. Rifletti a ciò che ti ha dato,
pondera l'importanza del suo compito, riconosci che cosa egli fa.
Entrato dunque per vedere il tuo avversario, al quale si suppone che tu
abbia rinunziato con la bocca, ti volgi verso l'oriente: perché chi
rinunzia al diavolo si rivolge verso Cristo, lo guarda diritto in
faccia.
|
|
MESSALE
Antifona
d'Ingresso Sal
16,15
Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al mio risveglio mi sazierò della tua presenza.
Ego autem cum
iustítia apparébo in conspéctu tuo;
satiábor dum
manifestábitur glória tua.
Colletta
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore...
Deus, qui errántibus, ut in viam possint redíre, veritátis tuæ lumen
osténdis, da cunctis qui christiána professióne censéntur, et illa
respúere, quæ huic inimíca sunt nómini, et ea quæ sunt apta sectári. Per
Dóminum..
Oppure:
Padre misericordioso, che nel comandamento dell'amore hai posto il compendio e l'anima di tutta la legge, donaci un cuore attento e generoso verso le sofferenze e le miserie dei fratelli per essere simili a Cristo, buon samaritano del mondo. Egli è Dio...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
Dt 30, 10-14
Questa
parola è molto vicina a te, perché tu la metta in pratica.
Dal libro del
Deuteronòmio
Mosè parlò al
popolo dicendo:
«Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i
suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e ti convertirai al
Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo
lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in
cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”.
Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare,
per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi,
questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore,
perché tu la metta in pratica».
Salmo
Responsoriale
Dal
Salmo 18
I precetti del Signore fanno
gioire il cuore.
La legge del
Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.
Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.
Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante.
Seconda
Lettura Col 1, 15-20
Tutte le
cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai
Colossèsi
Cristo Gesù è
immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.
Canto
al Vangelo Gv
6,63.68
Alleluia,
alleluia.
Le tue parole,
Signore, sono spirito e vita;
tu hai parole di vita eterna.
Alleluia.
Vangelo
Lc 10, 25-37
Chi
è il mio prossimo?
Dal
vangelo secondo Luca
In quel tempo, un
dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese:
«Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli
disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose:
«Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua
anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo
prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e
vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?».
Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle
mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e
se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva
per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un
levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano,
che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli
si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo
caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di
lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede
all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più,
te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato
prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello
rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche
tu fa’ così».
Sulle
Offerte
Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera, e trasformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i credenti. Per Cristo nostro Signore.
Réspice,
Dómine, múnera supplicántis Ecclésiæ, et pro credéntium sanctificatiónis
increménto suménda concéde. Per Christum..
Antifona
alla Comunione
Sal
83,4-5
Il passero trova la casa,
la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio.
Beato chi abita la tua casa:
sempre canta le tue lodi.
Passer
invénit sibi domum et turtur nidum,
ubi
repónat pullos suos.
Altária
tua, Dómine virtútum,
Rex
meus, et Deus meus!
Beáti
qui hábitant in domo tua,
in
sæculum sæculi laudábunt te.
Oppure:
Gv
6,56
Dice
il Signore:
«Chi mangia la mia carne
e beve il mio sangue,
rimane in me, e io in lui».
Qui mandúcat meam carnem
et
bibit meum sánguinem,
in me
manet et ego in eo, dicit Dóminus.
Oppure: Cf
Lc 10,37
Il buon samaritano ebbe compassione:
«Va' e anche tu fa' lo stesso».
Dopo
la Comunione
Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa' che per la comunione a questi santi misteri si affermi sempre più nella nostra vita l'opera della redenzione. Per Cristo nostro Signore.
Sumptis munéribus, quæsumus, Dómine, ut, cum frequentatióne mystérii,
crescat nostræ salútis efféctus. Per Christum..
|