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Nel
nome di Gesù Cristo la salvezza
Il dinamismo della potenza divina e liberatrice del
Risorto, in forza del «nome di Gesù
Cristo», continua ad agire attraverso coloro che egli ha
costituito pastori della sua Chiesa perché, nel suo nome, conducano gli
uomini alla salvezza. È in questa prospettiva che Pietro afferma la
necessità dell’unico gregge sotto un solo pastore: «In nessun altro
c'è salvezza» (prima
lettura).
Un solo gregge e un solo pastore
La forza operatrice di unità che viene da Cristo è presentata nel
vangelo di Giovanni sotto l'allegoria del buon pastore che da la vita
per le pecore. Di ciò profeterà Caifa decidendo la morte di Gesù e
l'evangelista commenterà: «... come sommo sacerdote, fece una
profezia: disse che Gesù sarebbe morto per la nazione, e non soltanto
per la nazione, ma anche per unire i figli di Dio dispersi» (cf Gv
11,49-52). È dunque Gesù stesso a far conoscere la relazione
vitale che intercorre tra il pastore e le pecore e ad indicare alla
Chiesa il cammino da percorrere per il conseguimento dell'unità.
Il buon pastore conosce le sue pecore ed esse conoscono lui, «come il
Padre conosce me e io conosco il Padre» (vangelo). È una conoscenza
profonda, reciproca, interpersonale che riflette la più intima unione
possibile, quella esistente tra le persone del Padre, del Figlio e dello
Spirito in seno alla vita trinitaria. Questa è la sorgente che attirerà
al vero ovile di Cristo le pecore che ancora non vi appartengono e le
renderà attente e capaci di riconoscere la sua voce, la voce di colui
che dona la propria vita per la salvezza di tutti.
Unità e unicità della Chiesa
In forza dello Spirito — «per mezzo del quale il Signore Gesù
chiamò e riunì nell'unità della fede, della speranza e della carità
il popolo della nuova Alleanza» (UR 2) — tutte le Chiese sono
sospinte nella ricerca dell'unità, per porre fine allo scandalo delle
separazioni di chi si appella all'unico nome di Cristo: «In questo si
è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito
Figlio nel mondo» perché, fatto uomo, con la redenzione rinnovasse il
genere umano e lo radunasse insieme (cf 1 Gv 4,9; Col 1,18-20; Gv
11,52). Anche oggi «Gesù Cristo per mezzo della fedele predicazione
del Vangelo, dell’amministrazione dei sacramenti e del governo
amorevole da parte degli Apostoli e dei loro successori, cioè i vescovi
con a capo il successore di Pietro, sotto l'azione dello Spirito Santo,
vuole che il suo popolo cresca e perfezioni la sua comunione nella unità:
nella confessione di una sola fede, nella comune celebrazione del culto
divino e nella fraterna concordia della famiglia di Dio.
Così la Chiesa, unico gregge di Dio, quale vessillo levato tra i popoli
(cf Is 11,10-12), servendo a tutto il genere umano il Vangelo della pace
(cf Ef 2,17-18; Mc 16,15) compie nella speranza il suo pellegrinaggio
alla meta della patria celeste (cf
Pt 1,3-9).
Questo è il sacro mistero dell'unità della Chiesa, in Cristo e per
mezzo di Cristo, mentre lo Spirito
Santo opera la varietà dei doni. Il supremo modello e principio
di questo mistero è la unità nella Trinità delle persone di un solo
Dio Padre e Figlio nello Spirito Santo» (UR 2).
Eucaristia: segno e prefigurazione dell'unica Chiesa
Con il battesimo siamo diventati figli di Dio e tali siamo già
adesso vivendo nel mondo: questa è la realtà radicale del nostro
essere cristiani di fronte alla quale ci pone l'apostolo Giovanni
(seconda lettura). La nostra assemblea eucaristica è dunque segno che
già è avvenuta la riunione dei figli di Dio dispersi.
Nell'Eucaristia continua a costruirsi l'unità della Chiesa sul
fondamento della Pasqua di Cristo: «La pietra scartata dai costruttori
è diventata testata d'angolo» (salmo responsoriale). Ci troviamo
davanti a un succedersi di immagini le quali ci dicono che il Signore e
il suo Spirito sono all'opera perché, attraverso l'economia del già e
del non ancora, le singole Chiese avanzino progressivamente verso la
ricomposizione dell'unità nell'unica Chiesa.
Per questo nella preghiera eucaristica ricordiamo «tutti gli uomini che
cercano Dio con cuore sincero» e tutti coloro «dei quali solo Dio ha
conosciuto la fede» (Preghiera eucaristica IV). Così pure, mentre
invochiamo lo Spirito per essere da lui «riuniti in un solo corpo»,
pensiamo anche a «tutti gli uomini di buona volontà nel cui cuore
lavora invisibilmente la grazia» e ai quali lo stesso Spirito dà «la
possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero
pasquale» (GS 22). Accettare questo mistero significa entrare in
relazione con il Signore, conoscerlo, ascoltare la sua voce per giungere
con sicurezza ai pascoli eterni del ciclo, accanto al Padre (cf colletta
e orazione dopo la comunione).
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Cristo,
buon pastore
Dalle
«Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno papa
(Om.
14, 3-6; PL 76, 1129-1130)
«Io
sono il buon Pastore; conosco le mie pecore», cioè le amo, «e le mie
pecore conoscono me» (Gv 10, 14). Come a dire apertamente:
corrispondono all'amore di chi le ama. La conoscenza precede sempre l'amore
della verità.
Domandatevi,
fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete, se
conoscete il lume della verità. Parlo non solo della conoscenza della
fede, ma anche di quella dell'amore; non del solo credere, ma anche dell'operare.
L'evangelista Giovanni, infatti, spiega: «Chi dice: Conosco Dio, e non
osserva i suoi comandamenti, è bugiardo» (1 Gv 2, 4).
Perciò
in questo stesso passo il Signore subito soggiunge: «Come il Padre
conosce me e io conosco il Padre, e offro la vita per le pecore «(Gv 10,
15). Come se dicesse esplicitamente: da questo risulta che io conosco il
Padre e sono conosciuto dal Padre, perché offro la mia vita per le mie
pecore; cioè io dimostro in quale misura amo il Padre dall'amore con
cui muoio per le pecore.
Di
queste pecore di nuovo dice: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le
conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna (cfr. Gv 10,
14-16). Di esse aveva detto poco prima: «Se uno entra attraverso di me,
sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10, 9). Entrerà
cioè nella fede, uscirà dalla fede alla visione, dall'atto di credere
alla contemplazione, e troverà i pascoli nel banchetto eterno.
Le
sue pecore troveranno i pascoli, perché chiunque lo segue con cuore
semplice viene nutrito con un alimento eternamente fresco. Quali sono i
pascoli di queste pecore, se non gli intimi gaudi del paradiso, ch'è
eterna primavera? Infatti pascolo degli eletti è la presenza del volto
di Dio, e
mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l'anima si sazia senza
fine del cibo della vita.
Cerchiamo,
quindi, fratelli carissimi, questi pascoli, nei quali possiamo gioire in
compagnia di tanti concittadini. La stessa gioia di coloro che sono
felici ci attiri. Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito. S'infervori
la fede in ciò che ha creduto. I nostri
desideri s'infiammino per i beni superni. In tal modo amare sarà già
un camminare.
Nessuna
contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se
qualcuno desidera raggiungere la
mèta stabilita, nessuna asperità del
cammino varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue
lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo
percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove
aveva intenzione di arrivare.
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso Sal
32,5-6
Della bontà del Signore è piena la terra;
la sua parola ha creato i cieli. Alleluia.
Misericórdia
Dómini plena est terra;
verbo Dómini
cæli firmáti sunt, allelúia.
Colletta
Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna, perché l'umile gregge dei tuoi fedeli giunga con sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto Cristo, suo pastore. Egli è Dio...
Omnípotens
sempitérne Deus, deduc nos ad societátem cæléstium gaudiórum, ut eo
pervéniat humílitas gregis, quo procéssit fortitúdo pastóris. Per Dóminum.
Oppure:
O Dio,
creatore e Padre, che fai risplendere la gloria del Signore risorto quando
nel suo nome è risanata l'infermità della condizione umana, raduna gli
uomini dispersi nell'unità di una sola famiglia, perché aderendo a
Cristo buon pastore gustino la gioia di essere tuoi figli. Per il nostro
Signore...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
At
4, 8-12
In nessun altro c’è salvezza.
Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro:
«Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio
recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato,
sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo
il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti,
costui vi sta innanzi risanato.
Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è
diventata la pietra d’angolo.
In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome
dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 117
La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti.
Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Seconda Lettura 1 Gv 3,1-2
Vedremo Dio così come egli è.
Dalla prima lettera di san Giovanni Apostolo
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati
figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce:
perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato
ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi
saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Canto al Vangelo Gv 10,14
Alleluia, alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore;
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.
Alleluia.

Vangelo
Gv 10, 11-18
Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la
propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le
pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge,
e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa
delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,
così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le
pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle
io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un
solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di
nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e
il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal
Padre mio».
Sulle
Offerte
O Dio, che in questi santi misteri compi l'opera della nostra redenzione,
fa' che questa celebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia. Per Cristo nostro Signore.
Concéde,
quæsumus, Dómine, semper nos per hæc mystéria paschália gratulári, ut
contínua nostræ reparatiónis operátio perpétuæ nobis fiat causa lætítiæ. Per
Christum.
Prefazio
Pasquale IV
La
restaurazione dell'universo per mezzo del mistero pasquale.
E'
veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore.
e
soprattutto esaltarti in questo tempo
nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
In lui, vincitore del peccato e della morte.
l'universo risorge e si rinnova,
e l'uomo ritorna alle sorgenti della vita.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l'umanità esulta su tutta la terra,
e con l'assemblea degli angeli e dei santi
canta l'inno della tua gloria:
Santo, Santo, Santo ...
Vere dignum et iustum
est,
æquum et salutáre:
Te quidem, Dómine,
omni témpore
confitéri,
sed in
hoc potíssimum gloriósius prædicáre,
cum Pascha
nostrum immolátus est Christus.
Qui,
oblatióne córporis sui,
antíqua sacrifícia in
crucis veritáte perfécit,
et, seípsum
tibi pro nostra salúte comméndans,
idem
sacérdos, altáre et agnus exhíbuit.
Quaprópter,
profúsis paschálibus gáudiis,
totus in
orbe terrárum mundus exsúltat.
Sed et
supérnæ virtútes atque
angélicæ
potestátes hymnum glóriæ tuæ cóncinunt,
sine fine
dicéntes:
Sanctus,
Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.
Antifona
alla Comunione
E' risorto il buon pastore, che ha dato la vita
per le sue pecorelle, e per il suo gregge
è andato incontro alla morte. Alleluia.
Surréxit
Pastor bonus,
qui ánimam
suam pósuit pro óvibus suis,
et pro grege suo mori dignátus est, alléluia.
Oppure: Gv
10,14.15
« Io
sono il buon pastore
e offro la vita per le pecore ».
dice il Signore. Alleluia.
Dopo
la Comunione
Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pascoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore.
Gregem tuum,
Pastor bone, placátus inténde, et oves, quas pretióso Fílii tui sánguine
redemísti, in ætérnis páscuis collocáre dignéris. Per Christum.
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