Liturgia della VII Domenica di Pasqua - Anno B

Commento alle Letture tratto dal MESSALE DELL'ASSEMBLEA CRISTIANA - FESTIVO opera del CENTRO CATECHISTICO SALESIANO Leumann (Torino) Editori ELLE DI CI - ESPERIENZE - EDIZIONI O.R. - QUERINIANA

 

   

VII DOMENICA DI PASQUA
Anno B
Questa Liturgia è stata sostituita, in Italia, dalla solennità 
dell'Ascensione del Signore, trasferita alla domenica seguente.

 

LETTURE: At 1,15-17.20ac-26; Sal 102; 1 Gv 4, 11-16; Gv 17,11b-19
 

Gli apostoli testimoni della risurrezione

In una prospettiva di imminente inaugurazione del regno di Dio, gli Apostoli sentono il dovere di ristabilire il numero dei dodici che con il Messia giudicheranno il nuovo Israele. È un modo di agire ancora legato alla visione particolaristica di prima della Pentecoste e alla prospettiva di testimonianza su Gesù, Messia all'interno di Israele.
La presa di coscienza della missione apostolica estenderà ad altri l'incarico di annunciare il Vangelo e di fondare le comunità, rimanendo intatto il fatto che i dodici sono stati compagni del Signore dal battesimo di Giovanni all'ascensione, che hanno mangiato e bevuto con lui, in una comunanza di vita unica e straordinaria,e che la loro testimonianza sul Risorto è «fondante» per la fede delle comunità (1 Cor 15): «Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte  prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio» (At 1,3).

Portare Cristo fra gli uomini
Tuttavia, in definitiva, anche per i dodici, come per tutti quelli che, sulla loro testimonianza, sino alla fine dei tempi avranno creduto nel Cristo salvatore, la beatitudine non dipende dalla visione corporea, ma dall'intima esperienza e comunione di vita con il Signore risorto. E questa esperienza è alimentata dallo Spirito di Cristo, che spinge alla testimonianza. In ogni comunità è possibile l'esperienza di comunicare alla Parola del Signore e ai suoi gesti di salvezza: la Chiesa, fondata sugli Apostoli, diviene la prova vivente della realtà del regno di Dio presente in noi. E ogni credente è  chiamato a dare testimonianza, sia all'interno della comunità dove professa la fede comune e partecipa ai santi misteri, sia di fronte agli altri uomini. «Tutti i cristiani... consapevoli della loro vocazione, debbono addestrarsi sia a testimoniare quella speranza che è in loro (cf 1 Pt 3,15), sia a promuovere la elevazione in senso cristiano del mondo» (GE 2), disposti anche a soffrire persecuzione pur di restare fedeli al messaggio e di mostrarne la veracità.
Così, al di là di una funzione storica irripetibile quale fu quella dei dodici, ogni generazione cristiana trasmette l'annuncio che fu il loro e che essa vive e matura dentro di sé in continuo dialogo con il mondo, come una sfida e un invito.

Incarnare il messaggio
Pietro chiede che venga eletto «un testimone della risurrezione». L'annuncio più completo e possente che contiene ogni altra verità su Gesù Cristo, è quello sempre proclamato dagli Apostoli: «Questo Gesù, Dio lo ha veramente risuscitatole noi tutti ne siamo testimoni». È la Pasqua di Cristo: essa riprende e compie la Pasqua dell'Antico Testamento; costituisce il centro dell'economia di salvezza del Nuovo Testamento, fondamento della Chiesa, primizia della nuova terra e dei nuovi cieli.
Il nostro tempo è sazio di parole, diffida dei messaggi, resta indifferente ai proclami. Vuole vedere i fatti, l'incarnazione dei messaggi nella dimessa e anonima realtà quotidiana.
Un cristiano che non dia al mondo questa testimonianza, appanna e svisa il volto di Dio e di  Cristo: gran parte dell'ateismo contemporaneo è sorto per una reazione alla controtestimonianza dei cristiani.

Guide e compagni di viaggio
Non ci deve essere impegno in favore dell'uomo che non veda il cristiano pronto ad assumerlo, non «in esclusiva», ma in collaborazione con  tutti coloro cui sta a cuore la sorte dell’uomo. Un  cristiano che porti veramente il Risorto come molla della sua vita, lo irradia spontaneamente attorno a sé, senza proselitismi scostanti. «Chi sa riconoscere l'opera di Dio e intuisce la  soavità e la potenza del suo amore per gli uomini — dice il Documento Base della catechesi italiana —, con bontà e rispetto può farne partecipi gli altri, anche in un contatto occasionale. Chi ha in sé il "senso di Cristo", per un misterioso e spontaneo impulso sa esprimerlo e proporlo anche negli incontri più consueti. Chi è mosso alla carità dallo Spirito del Signore, trova sempre i modi per comunicare il suo assillo, geniale e struggente, a coloro che lo circondano. Chi ha scoperto il valore della vita ecclesiale, ogni giorno sa condividerne l'esperienza di impegno e di speranza con quanti camminano con lui.
Per chi è figlio di Dio non dovrebbe trascorrere giorno senza che in qualche modo sia stato annunciato il suo amore per tutti gli uomini in Gesù Cristo. È una trama che va tessuta quotidianamente. È la fitta e misteriosa trama entro cui si incontrano Dio, che si rivela, e l'uomo, che lo va cercando per varie strade»
(RdC 198).

  

La gloria che hai dato a me l'ho data ad essi

Dalle «Omelie sul Cantico dei cantici» di san Gregorio di Nissa, vescovo 
(Om. 15; PG 44, 1115-1118)

Se davvero l'amore riesce ad eliminare la paura e questa si trasforma in amore, allora si scoprirà che ciò che salva è proprio l'unità. La salvezza sta infatti nel sentirsi tutti fusi nell'amore all'unico e vero bene mediante quella perfezione che si trova nella colomba di cui parla il Cantico dei cantici: «Una sola è la mia colomba, la mia perfetta. L'unica di sua madre, la preferita della sua genitrice» (Ct 6,9).
Tutto ciò lo mostra più chiaramente il Signore nel vangelo.
Gesù benedice i suoi discepoli, conferisce loro ogni potere e concede loro i suoi beni. Fra questi sono da includere anche le sante espressioni che egli rivolge al Padre. Ma fra tutte le parole che dice e le grazie che concede una ce n'è che è la maggiore di tutte e tutte le riassume. Ed è quella con cui Cristo ammonisce i suoi a trovarsi sempre uniti nelle soluzioni delle questioni e nelle valutazioni circa il bene da fare; a sentirsi un cuor solo e un'anima sola e a stimare questa unione l'unico e solo bene; a stringersi nell'unità dello Spirito con il vincolo della pace; a far un solo corpo e un solo spirito; a corrispondere a un'unica vocazione, animati da una medesima speranza.
Ma più che questi accenni sarebbe meglio riferire testualmente le parole del vangelo: «Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me è io in te, siano anch'essi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17, 21).
Il vincolo di questa unità è un'autentica gloria. Nessuno infatti può negare che lo Spirito Santo sia chiamato «gloria». Dice infatti il Signore: «La gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro» (Gv 17, 22). Egli possedette tale gloria sempre ancora prima che esistesse questo mondo. Nel tempo poi la ricevette quando assunse la natura umana. Da quando questa natura fu glorificata dallo Spirito Santo, tutto ciò che si connette con questa gloria, diviene partecipazione dello Spirito Santo.
Per questo dice: «La gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una cosa sola, come noi siamo una cosa sola: io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità» (Gv 20, 22-23). Perciò colui  che dalla fanciullezza è, cresciuto raggiungendo la piena maturità del Cristo, viene a trovarsi in quello stato tutto speciale, che solo l'intelligenza, illuminata dalla fede, può percepire. Allora diviene capace della gloria dello Spirito Santo attraverso una vita lontana dai vizi e improntata alla santità. Costui dunque è quella perfetta colomba, alla quale guarda lo Sposo, quando dice: «Una sola la mia colomba, la mia perfetta».

 

MESSALE

Antifona d'Ingresso  Sal 26,7-9
Ascolta, Signore, la mia voce: a te io grido.
Di te dice il mio cuore: «Cercate il suo volto»;
Il tuo volto io cerco, o Signore.

Non nascondermi il tuo volto
. Alleluia.

 

Exáudi, Dómine, vocem meam,

qua clamávi ad te. Tibi dixit cor meum,

 quæsívi vultum tuum, vultum tuum requíram;

ne avértas fáciem tuam a me, allelúia.
 

Colletta

Ascolta, o Padre, la preghiera dei tuoi figli, che professano la fede nel Cristo Salvatore, asceso alla tua destra nella gloria, e fa' che, secondo la promessa, sentiamo la sua presenza in mezzo a noi, sino alla fine dei tempi. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...

  
Oppure:
O Dio, fonte inesauribile della vita, che hai accolto l'offerta del tuo Figlio sacrificato per la salvezza del mondo, consacraci nell'unità, che è dono del tuo Spirito, perché rimaniamo sempre nel tuo amore e diventiamo testimoni della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...


LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura  At 1,15-17.20ac-26
Bisogna che uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli (il numero delle persone radunate era circa centoventi) e disse: «Fratelli, era necessario che si adempisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fece da guida a quelli che arrestarono Gesù. Egli era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Infatti sta scritto nel libro dei Salmi: “Il suo incarico lo prenda un altro”. Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione». 

Ne furono proposti due, Giuseppe detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia.
Allora essi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai designato a prendere il posto in questo ministero e apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto da lui scelto». Gettarono quindi le sorti su di loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.


Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 102
Benedetto il Signore nell'alto dei cieli.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;
come dista l'oriente dall'occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.


Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono
e il suo regno abbraccia l'universo. 
Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli,
potenti esecutori dei suoi comandi,


Seconda Lettura  1 Gv 4, 11-16
Chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi. 
Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. 
Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.


Canto al Vangelo
  Cf Gv 14,18
Alleluia, alleluia.

Non vi lascerò orfani, dice il Signore:
ritornerò a voi e il vostro cuore sarà nella gioia.

Alleluia.

   

   

Vangelo  Gv 17,11b-19
Siano una cosa sola, come noi.

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, alzàti gli occhi al cielo, Gesù pregò dicendo: «
Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. 
Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità
».
 

Sulle Offerte
Accogli Signore, le nostre offerte e preghiere, e fà che questo santo sacrificio, espressione perfetta della nostra fede, ci apra il passaggio alla gloria del cielo. Per Cristo nostro Signore.

 

Súscipe, Dómine, fidélium preces cum oblatiónibus hostiárum, ut, per hæc piæ devotiónis offícia, ad cæléstem glóriam transeámus. Per Christum.

 
Prefazio dell'Ascensione del Signore I
Il mistero dell’Ascensione

È veramente cosa buona e giusta,
che tutte le creature in cielo e sulla terra
si uniscano nella tua lode, Dio onnipotente ed eterno:

Il Signore Gesù, re della gloria,
vincitore del peccato e della morte,
oggi è salito al cielo 
tra il coro festoso degli angeli.
 
Mediatore tra Dio e gli uomini,
giudice del mondo e Signore dell’universo,
non si è separato dalla nostra condizione umana,
ma ci ha preceduti nella dimora eterna,
per darci la serena fiducia 
che dove è lui, capo e primogenito,
saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria.
 
Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale,
l’umanità esulta su tutta la terra,
e con l’assemblea degli angeli e dei santi
canta l’inno della tua gloria: 
 
Santo, Santo, Santo ...

 

Vere dignum et iustum est,

æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere:

Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:

 

Quia Dóminus Iesus, Rex glóriæ,

peccáti triumphátor et mortis, mirántibus Angelis,

ascéndit (hódie) summa cælórum,

Mediátor Dei et hóminum,

Iudex mundi Dominúsque virtútum;

non ut a nostra humilitáte discéderet,

sed ut illuc confiderémus,

sua membra, nos súbsequi quo ipse,

caput nostrum principiúmque, præcéssit.

 

Quaprópter, profúsis paschálibus gáudiis,

totus in orbe terrárum mundus exsúltat.

Sed et supérnæ virtútes atque

angélicæ potestátes hymnum

glóriæ tuæ cóncinunt, sine fine dicéntes:

 

Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.

 
Antifona alla Comunione  Gv 17,11
«
Padre santo, custodisci nel tuo nome
coloro che mi hai dato,
perché siano una cosa sola come noi
». Alleluia.

  

Jn 17,22 Rogo, Pater,

ut sint unum, sicut et nos unum sumus, allelúia.


Dopo la Comunione
Ascoltaci, Dio nostro Salvatore, e per questa partecipazione ai tuoi santi misteri donaci la serena fiducia che tutto il corpo della Chiesa si unirà a Cristo suo capo nella gloria. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. 

 

Exáudi nos, Deus, salutáris noster, ut per hæc sacrosánta mystéria in totíus Ecclésiæ confidámus córpore faciéndum, quod eius præcéssit in cápite. Per Christum.

   

 

Sommario Liturgia


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