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Gli
apostoli testimoni della risurrezione
In
una prospettiva di imminente inaugurazione del regno di Dio, gli
Apostoli sentono il dovere di ristabilire il numero dei dodici che con
il Messia giudicheranno il nuovo Israele. È un modo di agire ancora
legato alla visione particolaristica di prima della Pentecoste e alla
prospettiva di testimonianza su Gesù, Messia all'interno di Israele.
La presa di coscienza della missione apostolica estenderà ad altri
l'incarico di annunciare il Vangelo e di fondare le comunità, rimanendo
intatto il fatto che i dodici sono stati compagni del Signore dal
battesimo di Giovanni all'ascensione, che hanno mangiato e bevuto con
lui, in una comunanza di vita unica e straordinaria,e che la loro
testimonianza sul Risorto è «fondante» per la fede delle comunità (1
Cor 15): «Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte
prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di
Dio» (At 1,3).
Portare Cristo fra gli uomini
Tuttavia, in definitiva, anche per i dodici, come per tutti quelli che,
sulla loro testimonianza, sino alla fine dei tempi avranno creduto nel
Cristo salvatore, la beatitudine non dipende dalla visione corporea, ma
dall'intima esperienza e comunione di vita con il Signore risorto. E
questa esperienza è alimentata dallo Spirito di Cristo, che spinge alla
testimonianza. In ogni comunità è possibile l'esperienza di comunicare
alla Parola del Signore e ai suoi gesti di salvezza: la Chiesa, fondata
sugli Apostoli, diviene la prova vivente della realtà del regno di Dio
presente in noi. E ogni credente è
chiamato a dare testimonianza, sia all'interno della comunità
dove professa la fede comune e partecipa ai santi misteri, sia di fronte
agli altri uomini. «Tutti i cristiani... consapevoli della loro
vocazione, debbono addestrarsi sia a testimoniare quella speranza che è
in loro (cf 1 Pt 3,15), sia a promuovere la elevazione in senso
cristiano del mondo» (GE 2), disposti anche a soffrire persecuzione pur
di restare fedeli al messaggio e di mostrarne la veracità.
Così, al di là di una funzione storica irripetibile quale fu quella
dei dodici, ogni generazione cristiana trasmette l'annuncio che fu il
loro e che essa vive e matura dentro di sé in continuo dialogo con il
mondo, come una sfida e un invito.
Incarnare il messaggio
Pietro chiede che venga eletto «un testimone della risurrezione».
L'annuncio più completo e possente che contiene ogni altra verità su
Gesù Cristo, è quello sempre proclamato dagli Apostoli: «Questo Gesù,
Dio lo ha veramente risuscitatole noi tutti ne siamo testimoni». È la
Pasqua di Cristo: essa riprende e compie la Pasqua dell'Antico
Testamento; costituisce il centro dell'economia di salvezza del Nuovo
Testamento, fondamento della Chiesa, primizia della nuova terra e dei
nuovi cieli.
Il nostro tempo è sazio di parole, diffida dei messaggi, resta
indifferente ai proclami. Vuole vedere i fatti, l'incarnazione dei
messaggi nella dimessa e anonima realtà quotidiana.
Un cristiano che non dia al mondo questa testimonianza, appanna e svisa
il volto di Dio e di
Cristo: gran parte dell'ateismo contemporaneo è sorto per una
reazione alla controtestimonianza dei cristiani.
Guide e compagni di viaggio
Non ci deve essere impegno in favore dell'uomo che non veda il cristiano
pronto ad assumerlo, non «in esclusiva», ma in collaborazione con
tutti coloro cui sta a cuore la sorte dell’uomo. Un
cristiano che porti veramente il Risorto come molla della sua
vita, lo irradia spontaneamente attorno a sé, senza proselitismi
scostanti. «Chi sa riconoscere l'opera di Dio e intuisce la
soavità e la potenza del suo amore per gli uomini — dice il
Documento Base della catechesi italiana —, con bontà e rispetto può
farne partecipi gli altri, anche in un contatto occasionale. Chi ha in sé
il "senso di Cristo", per un misterioso e spontaneo impulso sa
esprimerlo e proporlo anche negli incontri più consueti. Chi è mosso
alla carità dallo Spirito del Signore, trova sempre i modi per
comunicare il suo assillo, geniale e struggente, a coloro che lo
circondano. Chi ha scoperto il valore della vita ecclesiale, ogni giorno
sa condividerne l'esperienza di impegno e di speranza con quanti
camminano con lui.
Per chi è figlio di Dio non dovrebbe trascorrere giorno senza che in
qualche modo sia stato annunciato il suo amore per tutti gli uomini in
Gesù Cristo. È una trama che va tessuta quotidianamente. È la fitta e
misteriosa trama entro cui si incontrano Dio, che si rivela, e l'uomo,
che lo va cercando per varie strade»
(RdC
198).
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La
gloria che hai dato a me l'ho data ad essi
Dalle
«Omelie sul Cantico dei cantici» di san Gregorio di Nissa, vescovo
(Om. 15; PG 44, 1115-1118)
Se davvero l'amore riesce ad eliminare la paura e questa si trasforma in
amore, allora si scoprirà che ciò che salva è proprio l'unità. La
salvezza sta infatti nel sentirsi tutti fusi nell'amore all'unico e vero
bene mediante quella perfezione che si trova nella colomba di cui parla
il Cantico dei cantici: «Una sola è la mia colomba, la mia perfetta.
L'unica di sua madre, la preferita della sua genitrice» (Ct 6,9).
Tutto ciò lo mostra più chiaramente il Signore nel vangelo.
Gesù benedice i suoi discepoli, conferisce loro ogni potere e concede
loro i suoi beni. Fra questi sono da includere anche le sante
espressioni che egli rivolge al Padre. Ma fra tutte le parole che dice e
le grazie che concede una ce n'è che è la maggiore di tutte e tutte le
riassume. Ed è quella con cui Cristo ammonisce i suoi a trovarsi sempre
uniti nelle soluzioni delle questioni e nelle valutazioni circa il bene
da fare; a sentirsi un cuor solo e un'anima sola e a stimare questa
unione l'unico e solo bene; a stringersi nell'unità dello Spirito con
il vincolo della pace; a far un solo corpo e un solo spirito; a
corrispondere a un'unica vocazione, animati da una medesima speranza.
Ma più che questi accenni sarebbe meglio riferire testualmente le
parole del vangelo: «Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre,
sei in me è io in te, siano anch'essi una cosa sola, perché il mondo
creda che tu mi hai mandato» (Gv 17, 21).
Il vincolo di questa unità è un'autentica gloria. Nessuno infatti può
negare che lo Spirito Santo sia chiamato «gloria». Dice infatti il
Signore: «La gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro» (Gv 17,
22). Egli possedette tale gloria sempre ancora prima che esistesse
questo mondo. Nel tempo poi la ricevette quando assunse la natura umana.
Da quando questa natura fu glorificata dallo Spirito Santo, tutto ciò
che si connette con questa gloria, diviene partecipazione dello Spirito
Santo.
Per questo dice: «La gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro,
perché siano una cosa sola, come noi siamo una cosa sola: io in loro e
tu in me, perché siano perfetti nell'unità» (Gv 20, 22-23). Perciò
colui che dalla
fanciullezza è, cresciuto raggiungendo la piena maturità del Cristo,
viene a trovarsi in quello stato tutto speciale, che solo
l'intelligenza, illuminata dalla fede, può percepire. Allora diviene
capace della gloria dello Spirito Santo attraverso una vita lontana dai
vizi e improntata alla santità. Costui dunque è quella perfetta
colomba, alla quale guarda lo Sposo, quando dice: «Una sola la mia
colomba, la mia perfetta».
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso Sal
26,7-9
Ascolta,
Signore, la mia voce: a te io grido.
Di te dice il mio cuore: «Cercate il suo volto»;
Il tuo volto io cerco, o Signore.
Non
nascondermi il tuo volto. Alleluia.
Exáudi, Dómine, vocem
meam,
qua clamávi ad te.
Tibi dixit cor meum,
quæsívi vultum tuum,
vultum tuum requíram;
ne
avértas fáciem tuam a me, allelúia.
Colletta
Ascolta, o Padre, la preghiera dei tuoi figli, che professano la fede nel
Cristo Salvatore, asceso alla tua destra nella gloria, e fa' che, secondo la
promessa, sentiamo la sua presenza in mezzo a noi, sino alla fine dei tempi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...
Oppure:
O
Dio, fonte inesauribile della vita, che hai accolto l'offerta del tuo Figlio
sacrificato per la salvezza del mondo, consacraci nell'unità, che è dono
del tuo Spirito, perché rimaniamo sempre nel tuo amore e diventiamo
testimoni della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
At
1,15-17.20ac-26
Bisogna che uno divenga, insieme a noi, testimone della sua
risurrezione.
Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli (il numero delle persone
radunate era circa centoventi) e disse: «Fratelli, era necessario che si
adempisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca
di Davide riguardo a Giuda, che fece da guida a quelli che arrestarono Gesù.
Egli era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro
ministero. Infatti sta scritto nel libro dei Salmi: “Il suo incarico lo
prenda un altro”. Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per
tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi,
incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di
tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua
risurrezione».
Ne furono proposti due, Giuseppe detto Barsabba, che era soprannominato
Giusto, e Mattia.
Allora essi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di
tutti, mostraci quale di questi due hai designato a prendere il posto in
questo ministero e apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al
posto da lui scelto». Gettarono quindi le sorti su di loro e la sorte cadde
su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.
Salmo
Responsoriale
Dal
Salmo 102
Benedetto
il Signore nell'alto dei cieli.
Benedici
il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.
Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;
come dista l'oriente dall'occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.
Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono
e il suo regno abbraccia l'universo.
Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli,
potenti esecutori dei suoi comandi,
Seconda
Lettura 1 Gv
4, 11-16
Chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.
Dalla
prima lettera di san Giovanni apostolo
Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi
dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo
gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in
noi.
Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha
fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il
Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo.
Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli
in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio
è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.
Canto
al Vangelo Cf
Gv 14,18
Alleluia,
alleluia.
Non vi lascerò orfani, dice il Signore:
ritornerò a voi e il vostro cuore sarà nella gioia.
Alleluia.
Vangelo
Gv
17,11b-19
Siano
una cosa sola, come noi.
Dal
vangelo secondo Giovanni
In quel
tempo, alzàti gli occhi al cielo, Gesù pregò dicendo: «Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi.
Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e
li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio
della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a
te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in
se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la tua parola e
il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono
del mondo.
Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno.
Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella
verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo,
anch'io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché
siano anch'essi consacrati nella verità».
Sulle
Offerte
Accogli Signore, le nostre offerte e preghiere, e fà che questo santo
sacrificio, espressione perfetta della nostra fede, ci apra il passaggio
alla gloria del cielo. Per Cristo nostro Signore.
Súscipe, Dómine, fidélium preces cum oblatiónibus hostiárum, ut, per hæc piæ
devotiónis offícia, ad cæléstem glóriam transeámus. Per Christum.
Prefazio
dell'Ascensione del Signore I
Il mistero
dell’Ascensione
È veramente cosa buona e giusta,
che tutte le creature in cielo e sulla terra
si uniscano nella tua lode, Dio onnipotente ed eterno:
Il Signore Gesù, re della gloria,
vincitore del peccato e della morte,
oggi è salito al cielo
tra il coro festoso degli angeli.
Mediatore tra Dio e gli uomini,
giudice del mondo e Signore dell’universo,
non si è separato dalla nostra condizione umana,
ma ci ha preceduti nella dimora eterna,
per darci la serena fiducia
che dove è lui, capo e primogenito,
saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria.
Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale,
l’umanità esulta su tutta la terra,
e con l’assemblea degli angeli e dei santi
canta l’inno della tua gloria:
Santo, Santo, Santo ...
Vere dignum
et iustum est,
æquum et
salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere:
Dómine,
sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:
Quia
Dóminus Iesus, Rex glóriæ,
peccáti
triumphátor et mortis, mirántibus Angelis,
ascéndit (hódie)
summa cælórum,
Mediátor
Dei et hóminum,
Iudex mundi
Dominúsque virtútum;
non ut a nostra
humilitáte discéderet,
sed ut illuc
confiderémus,
sua membra, nos
súbsequi quo ipse,
caput nostrum
principiúmque, præcéssit.
Quaprópter, profúsis
paschálibus gáudiis,
totus in
orbe terrárum mundus exsúltat.
Sed et
supérnæ virtútes atque
angélicæ
potestátes hymnum
glóriæ tuæ
cóncinunt, sine fine dicéntes:
Sanctus,
Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.
Antifona
alla Comunione Gv
17,11
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome
coloro che mi hai dato,
perché siano una cosa sola come noi».
Alleluia.
Jn 17,22
Rogo, Pater,
ut sint
unum, sicut et nos unum sumus, allelúia.
Dopo
la Comunione
Ascoltaci, Dio nostro Salvatore, e per questa partecipazione ai tuoi santi
misteri donaci la serena fiducia che tutto il corpo della Chiesa si unirà
a Cristo suo capo nella gloria. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Exáudi nos,
Deus, salutáris noster, ut per hæc sacrosánta mystéria in totíus Ecclésiæ
confidámus córpore faciéndum, quod eius præcéssit in cápite. Per Christum.
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