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Liturgia
del Cielo e della Terra
La
Pasqua continua nella vita della Chiesa: i due momenti della salvezza
(passione-risurrezione) sono costantemente presenti nel dinamismo di
questa vita guidata dallo Spirito.
L’assemblea riunita: «sacramento
di totalità»
La
visione dell’apostolo Giovanni (cf seconda lettura) ci introduce in una
solenne liturgia di lode: davanti al trono di Dio appare l’Agnello
«ritto.., come immolato»: cioè nel doppio aspetto della passione e
della risurrezione. In suo onore si leva un inno di acclamazione nel quale
si fondono le voci del cosmo, degli angeli e dei santi che stanno davanti
a Dio e, in seguito, degli uomini salvati, appartenenti a tutti i popoli
della terra (cf Ap 7,9). La solenne azione liturgica assume così dimensioni veramente
universali, per celebrare la salvezza pasquale operata da Dio e dal suo
Cristo.
Ad
essa si associa, qui sulla terra, la liturgia eucaristica che noi stiamo
celebrando. Concretamente, l’assemblea liturgica è composta da persone
diverse per situazioni di vita, provenienza sociale, livelli di fede e di
interesse religioso, per ministeri e carismi ricevuti in vista del bene
comune. Ma tutti siamo uniti nella medesima azione di lode che si svolge
alla presenza del Cristo glorioso.
La
celebrazione liturgica della nostra assemblea è così immagine e
anticipazione dell’assemblea escatologica. E, nel medesimo tempo, è
qui-adesso, nel momento della celebrazione stessa, «sacramento di
totalità»: rappresenta e attua il «Cristo totale» che coinvolge i
salvati di tutti i tempi, gli uomini di tutte le latitudini, gli spiriti
celesti, i santi gloriosi e tutta la creazione. La lode cosmica
dell’Apocalisse si realizza oggi nell’assemblea celebrante, per
rendere onore, gloria, testimonianza all’Agnello che ci ha redenti.
Salvati
per annunciare la gloria del
Risorto
Il
senso pasquale della lode liturgica, il riconoscimento che la salvezza
viene da Dio e da Colui che è stato crocifisso e risuscitato, devono
trasparire anche dalla vita del cristiano e della comunità.
Nell’interrogatorio
durante il quale gli apostoli vengono accusati di insegnare pubblicamente
«nel nome» di Gesù, Pietro, a nome di tutti e forte della convinzione
che lo Spirito è con lui, parla con franchezza e con forza, come
testimone della risurrezione E’ una testimonianza non solo di parole ma
di fatti, perché, dopo essere stati fustigati, tutti se ne vanno «lieti
di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù» (v. 41).
La
stessa testimonianza di amore la ritroviamo sulle labbra di Pietro,
inquadrata in una apparizione pasquale del Signore (cf vangelo, in
particolare i vv. 15-17). Pietro salvato dal perdono del suo Maestro e
Signore, Pietro che si getta in mare per raggiungere prima Gesù apparso
sulla riva, Pietro che ripetutamente testimonia il suo amore per Cristo e
viene costituito pastore del gregge...: non siamo di fronte ad una
investitura di privilegi o di poteri, ma di fronte a una missione
conferita in virtù di un rapporto di fede e di amore con Cristo risorto.
Questa logica vitale non riguarda soltanto Pietro e gli altri «pastori»,
ma tutti i cristiani, tutti coloro che, riconoscendosi salvati, credono
nella missione salvatrice di Cristo e si sentono chiamati a diventare «salvatori»
con lui. La redenzione non è terminata, si compie nel tempo; al di là
delle sofferenze di questo mondo, e senza dimenticarle o rinnegarle, senza
abbandonare la lotta contro di esse, crediamo nella vittoria del Risorto:
all’alba di ogni giorno lo vediamo comparire sulle sponde della nostra
esistenza; ogni giorno riprendiamo la lotta contro il male nelle sue varie
forme, diventando così annunciatori e testimoni di risurrezione.
Testimoni
nella città secolare
Il mondo è il luogo in cui il cristiano raggiunge e incontra i suoi
fratelli percorrendo i loro stessi sentieri, anche se è portatore di una
linfa che supera e sublima i dinamismi puramente terreni, per contribuire
al loro rinnovamento. Ma «non basta essere illuminati dalla fede e accesi
dal desiderio del bene per penetrare di sani principi una civiltà.., è
necessario inserirsi nelle sue istituzioni».
(Pacem
in terris, 148).
Di
fronte alle enormi sfide attuali: disoccupazione, condizioni difficili di
lavoro, di salario, di abitazione, di salute, il cristiano sente il dovere
di impegnarsi a fondo e non solo in strutture marginali. Egli non ha nulla
della «gente bigotta» che fa la morale e le prediche ai suoi simili a
ogni piè sospinto. Al contrario, vuoi essere piuttosto un uomo più umano
degli altri, più preoccupato degli altri della difesa del più debole,
della promozione collettiva, della realizzazione di una società più
giusta e più fraterna. E qui che la sua fede e il suo amore prendono
corpo ed egli diventa testimone di risurrezione per ogni essere umano,
senza esclusioni.
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La
celebrazione dell'Eucaristia
Dalla
«Prima Apologia e favore dei cristiani» di san Giustino, martire
(Cap. 66-67; PG 6, 427-431)
A nessun altro è lecito partecipare all'Eucaristia, se non a colui che
crede essere vere le cose che insegniamo, e che sia stato purificato da
quel lavacro istituito per la remissione dei peccati e la rigenerazione,
e poi viva così come Cristo ha insegnato.
Noi infatti crediamo che Gesù Cristo, nostro Salvatore, si è fatto
uomo per l'intervento del Verbo di Dio. Si è fatto uomo di carne e
sangue per la nostra salvezza. Così crediamo pure che quel cibo sul
quale sono state rese grazie con le stesse parole pronunciate da lui,
quel cibo che, trasformato, alimenta i nostri corpi e il nostro sangue,
è la carne e il sangue di Gesù fatto uomo.
Gli apostoli nelle memorie da loro lasciate e chiamate vangeli, ci hanno
tramandato che Gesù ha comandato così: Preso il pane e rese grazie,
egli disse: «Fate questo in memoria di me. Questo è il mio corpo». E
allo stesso modo, preso il calice e rese grazie, disse: «Questo è il
mio sangue» e lo diede solamente a loro.
Da allora noi facciamo sempre memoria di questo fatto nelle nostre
assemblee e chi di noi ha qualcosa, soccorre tutti quelli che sono nel
bisogno, e stiamo sempre insieme. Per tutto ciò di cui ci nutriamo
benediciamo il creatore dell'universo per mezzo del suo Figlio Gesù e
dello Spirito Santo.
E
nel giorno, detto del Sole, si fa' l'adunanza. Tutti coloro che abitano
in città o in campagna convengono nello stesso luogo, e si leggono le
memorie degli apostoli o gli scritti dei profeti per quanto il tempo lo
permette.
Poi, quando il lettore ha finito, colui che presiede rivolge parole di
ammonimento e di esortazione che incitano a imitare gesta così belle.
Quindi tutti insieme ci alziamo ed eleviamo preghiere e, finito di
pregare, viene recato pane, vino e acqua. Allora colui che presiede
formula la preghiera di lode e di ringraziamento con tutto il fervore e
il popolo acclama: Amen! Infine a ciascuno dei presenti si
distribuiscono e si partecipano gli elementi sui quali furono rese
grazie, mentre i medesimi sono mandati agli assenti per mano dei
diaconi.
Alla fine coloro che hanno in abbondanza e lo vogliono, danno a loro
piacimento quanto credono. Ciò che viene raccolto, è deposto presso
colui che presiede ed egli soccorre gli orfani e le vedove e coloro che
per malattia o per altra ragione sono nel bisogno, quindi anche coloro
che sono in carcere e i pellegrini che arrivano da fuori. In una parola,
si prende cura di tutti i bisognosi.
Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del Sole, sia perché questo è il
primo giorno in cui Dio, volgendo in fuga le tenebre e il caos, creò il
mondo, sia perché Gesù Cristo nostro Salvatore risuscitò dai morti
nel medesimo giorno. Lo crocifissero infatti nel giorno precedente
quello di Saturno e l'indomani di quel medesimo giorno, cioè nel giorno
del Sole, essendo apparso ai suoi apostoli e ai discepoli, insegnò
quelle cose che vi abbiamo trasmesso perché le prendiate in seria
considerazione.
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MESSALE
Antifona d'Ingresso Sal 65,1-2
Acclamate al Signore da tutta la terra,
cantate un inno al suo nome,
rendetegli gloria, elevate la lode. Alleluia.
Iubiláte Deo, omnis
terra,
psalmum dícite nómini
eius,
date glóriam laudi eius, allelúia.
Colletta
Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello
spirito, e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale, così
pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione. Per il
nostro Signore...
Semper
exsúltet pópulus tuus, Deus, renováta ánimæ iuventúte, ut, qui nunc lætátur
in adoptiónis se glóriam restitútum, resurrectiónis diem spe certæ
gratulatiónis exspéctet. Per Dóminum.
Oppure:
Padre misericordioso, accresci in noi la luce della fede, perché nei segni sacramentali della Chiesa riconosciamo il tuo Figlio, che continua a manifestarsi ai suoi discepoli, e donaci il tuo Spirito, per proclamare davanti a tutti che Gesù è il Signore. Egli è Dio...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
At 5, 27b-32. 40b-41
Di
questi fatti siamo testimoni noi lo Spirito Santo.
Dagli Atti degli Apostoli.
In quei giorni, il
sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi avevamo
espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete
riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di
noi il sangue di quest’uomo».
Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio
invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che
voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua
destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono
dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo,
che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».
Fecero flagellare [gli apostoli] e ordinarono loro di non parlare nel
nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono
via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire
oltraggi per il nome di Gesù.
Salmo
Responsoriale
Dal
Salmo 29
Ti esalterò, Signore, perché
mi hai risollevato.
Ti esalterò,
Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.
Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.
Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.
Seconda
Lettura Ap 5, 11-14
L’Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e
ricchezza.
Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni
Apostolo.
Io, Giovanni,
vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi
e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di
migliaia e dicevano a gran voce:
«L’Agnello, che è stato immolato,
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione».
Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e
tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E gli anziani si
prostrarono in adorazione.
Canto
al Vangelo
Alleluia,
alleluia.
Cristo è risorto, lui che ha creato il mondo,
e ha salvato gli uomini nella sua misericordia.
Alleluia.
Vangelo
Gv 21, 1-19 [Forma
Breve Gv 21, 1-14]
Viene
Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.
Dal
vangelo secondo Giovanni
[
In quel tempo, Gesù si manifestò
di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si
trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di
Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro:
«Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora
uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano
accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da
mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete
dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano
più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che
Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era
il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e
si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca,
trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se
non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del
pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora».
Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di
centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si
squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli
osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù
si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la
terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai
morti. ]
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di
Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai
che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo,
per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose:
«Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie
pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi
bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi
vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio
bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti
dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma
quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti
porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli
avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
Sulle Offerte
Accogli, Signore, i doni della tua Chiesa in festa, e poiché le hai
dato il motivo di tanta gioia, donale anche il frutto di una perenne
letizia. Per Cristo nostro Signore.
Súscipe múnera, Dómine, quæsumus, exsultántis Ecclésiæ, et, cui causam tanti
gáudii præstitísti, perpétuæ fructum concéde lætítiæ. Per Christum.
Prefazio Pasquale III
Cristo sempre vive e intercede
per noi.
E' veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore.
e
soprattutto esaltarti in questo giorno
nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
Egli continua a offrirsi per noi
e intercede come nostro avvocato:
sacrificato sulla croce più non muore,
e con i segni della passione vive immortale.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l'umanità esulta su tutta la terra,
e con l'assemblea degli angeli e dei santi
canta l'inno della tua gloria:
Santo, Santo, Santo ...
Vere dignum et iustum
est,
æquum et salutáre:
Te quidem, Dómine,
omni témpore
confitéri,
sed in
hoc potíssimum gloriósius prædicáre,
cum Pascha
nostrum immolátus est Christus.
Qui se pro
nobis offérre non désinit,
nosque apud
te perénni advocatióne deféndit;
qui
immolátus iam non móritur, sed semper vivit occísus.
Quaprópter,
profúsis paschálibus gáudiis,
totus in
orbe terrárum mundus exsúltat.
Sed et
supérnæ virtútes atque angélicæ
potestátes
hymnum glóriæ tuæ cóncinunt,
sine fine
dicéntes:
Sanctus,
Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.
Antifona alla Comunione Cf
Gv 21,12.13
Disse Gesù ai suoi discepoli:
«Venite a mangiare».
E prese il pane e lo diede loro. Alleluia.
Cognovérunt discípuli
Dóminum
Iesum in fractióne panis,
allelúia.
Dopo la
Comunione
Guarda con bontà, Signore, il tuo popolo, che hai rinnovato con i
sacramenti pasquali, e guidalo alla gloria incorruttibile della
risurrezione. Per Cristo nostro Signore.
Pópulum tuum,
quæsumus, Dómine, intuére benígnus, et, quem ætérnis dignátus es renováre
mystériis, ad incorruptíbilem glorificándæ carnis resurrectiónem perveníre
concéde. Per Christum.
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