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La
Gloria del Risorto si manifesta nella Nuova Gerusalemme
La
circolarità dell’amore che, attraverso un continuo scambio, stringe in
unità il Padre, il Figlio, lo Spirito e la Comunità: ecco la realtà «nuova»
che ci fa contemplare oggi la liturgia della Parola.
Un mondo da costruire con Dio
Cieli nuovi e terra nuova sono oggi l’aspirazione che batte al cuore
di tutti coloro che sono impegnati in un superamento dell’attuale
ordinamento sociale, così carico di ingiustizie e sfruttamenti. «Ecco,
io faccio nuove tutte le cose» è
la grande speranza cristiana: un mondo nuovo.
Ma non è l’uomo nel suo sforzo solitario a costruire questo mondo
nuovo. E’ l’uomo insieme con Dio, in
collaborazione con Dio. Tutti gli umanesimi che pensano di poter fare
a meno di Dio sono destinati a un amaro fallimento. Lo sforzo prometeico
dell’uomo di ergersi solo contro Dio, considerato come un rivale della
grandezza umana, un antagonista che toglie all’uomo l’ampiezza dei
suoi orizzonti e della sua autonomia, si chiude in una tragica confessione
di impotenza.
In questa costruzione di un mondo nuovo, di una umanità nuova, alcune
teorie politiche fanno leva unicamente sulla lotta che troppo spesso si
impasta di odio e di aggressività violenta. Il cristiano sa, dice il
documento sinodale La giustizia nel
mondo, «che nella storia esistono fonti di sviluppo diverse dalla
lotta, e cioè l’amore e il diritto». Non la lotta e la violenza, ma
l’amore è
il centro propulsore della storia. Per questo prima di patire e
morire, il Signore Gesù ha lasciato ai suoi il «comandamento nuovo» che
si ricapitola tutto nell’amore vicendevole, manifestazione dell’amore
divino che circola tra il Padre e il Figlio (cf vangelo).
La Chiesa, città nuova
Al comandamento dell’amore è correlativa, per i cristiani, una
situazione e una realtà nuova, una «città» nuova: la Chiesa, nuova
terra, nuova Gerusalemme, dimora di Dio con gli uomini (cf seconda
lettura).
Non è da credere che la visione di Giovanni si riferisca ad una realtà
proiettata nel futuro idealizzato. La «città che scende dal cielo», la
«terra nuova» dalla quale è scomparso il mare (simbolo delle forze dei
male), indicano che la nuova creazione, inaugurata dalla vittoria pasquale
di Cristo, è già in opera nei battezzati. La «sposa adorna per lo sposo»
è la nuova umanità liberata dai peccato, santificata da Cristo e
splendente della sua gloria e della sua bellezza. La Gerusalemme dei
cielo, dunque, è coestensiva a quella della terra ed è in costruzione
fino alla fine dei tempi.
Una tale costruzione avviene lentamente e, misteriosamente, la «novità
» scaturita dalla Pasqua del Signore glorioso non esclude una situazione
di prova, fra «lutti, lacrime e affanni», finché la Chiesa è ancora
pellegrina sulla terra. E’ impegno dei cristiani lavorare e adoperarsi
per rendere la nuova Gerusalemme quale è chiamata ad essere; nella prima
lettura sono offerti un modello e dei criteri ai quali la loro opera deve
ispirarsi: perseverare nella fede attraverso le prove e le tribolazioni
per entrare nel Regno; vivere come comunità animata dall’amore fraterno
e affidata alla guida e alla cura degli «anziani»; accogliere senza
diffidenza coloro ai quali Dio ha aperto le porte della fede.
Così, dopo la risurrezione di Cristo, tutto è già trasformato; ma la
comunione fra Dio e l’umanità redenta, fra Cristo e la sua Chiesa, deve
continuamente crescere fino alla intimità più completa e profonda,
quando la Gerusalemme nuova sarà in pienezza la dimora di Dio fra gli
uomini e si identificherà con il corpo di Cristo giunto alla sua età
perfetta e splendente di gloria.
Liturgia del cielo e liturgia della terra
«Nella Liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella
celeste che viene: celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la
quale tendiamo come pellegrini, dove il Cristo siede alla destra di Dio
quale ministro del santuario e del vero tabernacolo; insieme con le
schiere delle milizie celesti cantiamo al Signore l’inno di gloria;
ricordando con venerazione i santi, speriamo di ottenere un qualche posto
con essi, e aspettiamo, quale salvatore, il Signore nostro Gesù Cristo,
fino a quando egli comparirà, nostra vita, e noi appariremo con lui nella
gloria» (SC 8).
Così la Costituzione sulla sacra Liturgia presenta la comunione tra la
Chiesa terrena e la Gerusalemme celeste; e tale comunione si attua in
sommo grado in ogni celebrazione eucaristica: con un unico canto di lode
glorifichiamo Dio, rendiamo testimonianza al Cristo risorto e la nostra
assemblea, radunata nel suo nome, anticipa nella storia ciò che vivrà in
pienezza nella città futura.
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Cristo è luce
Dai
«Discorsi» di san Massimo di Torino, vescovo
(Disc.
53, 1-2. 4; CCL 23, 214-216)
La
risurrezione di Cristo apre l'inferno. I neofiti della Chiesa rinnovano
la terra. Lo Spirito Santo dischiude i cieli. L'inferno, ormai
spalancato, restituisce i morti. La terra rinnovata rifiorisce dei suoi
risorti. Il cielo dischiuso accoglie quanti vi salgono.
Anche
il ladrone entra in paradiso, mentre i corpi dei santi fanno il loro
ingresso nella santa città. I morti ritornano tra i vivi; tutti gli
elementi, in virtù della risurrezione di Cristo, si elevano a maggiore
dignità.
L'inferno
restituisce al paradiso quanti teneva prigionieri. La terra invia al
cielo quanti nascondeva nelle sue viscere. Il cielo presenta al Signore
tutti quelli che ospita. In virtù dell'unica ed identica passione del
Signore l'anima risale dagli abissi, viene liberata dalla terra e
collocata nei cieli.
La
risurrezione di Cristo infatti è vita per i defunti, perdono per i
peccatori, gloria per i santi. Davide invita, perciò, ogni creatura e
rallegrarsi per la risurrezione di Cristo, esortando tutti a gioire
grandemente nel giorno del Signore.
La
luce di Cristo è giorno senza notte, giorno che non conosce tramonto.
Che poi questo giorno sai Cristo, lo dice l'Apostolo: «La notte è
avanzata, il giorno è vicino» (Rm 13, 12). Dice: «avanzata»; non
dice che debba ancora venire, per farti comprendere che quando Cristo ti
illumina con la sua luce, devi allontanare da te le tenebre del diavolo,
troncare l'oscura catena del peccato, dissipare con questa luce le
caligini di un tempo e soffocare in te gli stimoli delittuosi.
Questo
giorno è lo stesso Figlio, su cui il Padre, che è giorno senza
principio, fa splendere il sole della sua divinità.
Dirò
anzi che egli stesso è quel giorno che ha parlato per mezzo di
Salomone: «Io ho fatto sì che spuntasse in cielo una luce che non
viene meno» (Sir 24, 6 volg.). Come dunque al giorno del cielo non
segue la notte, così le tenebre del peccato non possono far seguito
alla giustizia di Cristo. Il giorno del cielo infatti risplende in
eterno, la sua luce abbagliante non può venire sopraffatta da alcuna
oscurità. Altrettanto deve dirsi della luce di Cristo che sempre
risplende nel suo radioso fulgore senza poter essere ostacolata da
caligine alcuna. Ben a ragione l'evangelista Giovanni dice: La luce
brilla nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno sopraffatta (cfr. Gv 1,
5).
Pertanto,
fratelli, tutti dobbiamo rallegrarci in questo santo giorno. Nessuno
deve sottrarsi alla letizia comune a motivo dei peccati che ancora
gravano sulla sua coscienza. Nessuno sia trattenuto dal partecipare alle
preghiere comuni a causa dei gravi peccati che ancora lo opprimono.
Sebbene peccatore, in questo giorno nessuno deve disperare del perdono.
Abbiamo infatti una prova non piccola: se il ladro ha ottenuto il
paradiso, perché non dovrebbe ottenere perdono il cristiano?
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MESSALE
Antifona
d'Ingresso Sal
97,1-2
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi;
a tutti i popoli ha rivelato la salvezza. Alleluia.
Cantáte Dómino
cánticum novum,
quia mirabília fecit
Dóminus;
ante conspéctum géntium revelávit iustítiam suam, allelúia.
Colletta
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l'eredità eterna. Per il nostro Signore...
Omnípotens sempitérne Deus, semper in nobis paschále pérfice sacraméntum,
ut, quos sacro baptísmate dignátus es renováre, sub tuæ protectiónis auxílio
multos fructus áfferant, et ad ætérnæ vitæ gáudia perveníre concédas. Per
Dóminum.
Oppure:
O Dio, che nel Cristo tuo Figlio rinnovi gli uomini e le cose, fa' che accogliamo come statuto della nostra vita il comandamento della carità, per amare te e i fratelli come tu ci ami, e così manifestare al mondo la forza rinnovatrice del tuo Spirito. Per il nostro Signore...
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima Lettura
At 14,
21b-27
Riferirono alla comunità tutto quello
che Dio aveva fatto per mezzo loro.
Dagli Atti degli
Apostoli
In quei giorni,
Paolo e Bàrnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i
discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano –
dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».
Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere
pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano
creduto. Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo
avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero
vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per
l’opera che avevano compiuto.
Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio
aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della
fede.
Salmo
Responsoriale
Dal
Salmo 144
Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
Misericordioso e
pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.
Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.
Seconda
Lettura
Ap 21, 1-5
Dio
asciugherà ogni lacrima dai loro occhi.
Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni
apostolo
Io, Giovanni, vidi
un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti
erano scomparsi e il mare non c’era più.
E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo,
da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le
cose».
Canto al Vangelo Gv 13,34
Alleluia, alleluia.
Vi do un comandamento
nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Alleluia.
Vangelo
Gv 13,
31-33a. 34-35
Vi
do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni agli altri.
Dal
vangelo secondo Giovanni
Quando Giuda fu
uscito [dal
cenacolo],
Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato
glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo
glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi
amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli
uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni
per gli altri».
Sulle
Offerte
O Dio, che in questo scambio di doni ci fai partecipare alla comunione con te, unico e sommo bene, concedi che la luce della tua verità sia testimoniata dalla nostra vita. Per Cristo nostro Signore.
Deus, qui
nos, per huius sacrifícii veneránda commércia, uníus summæque divinitátis
partícipes effecísti, præsta, quæsumus, ut, sicut tuam cognóvimus veritátem,
sic eam dignis móribus assequámur. Per Christum.
Prefazio
Pasquale V
Cristo
sacerdote e vittima
E'
veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore.
e
soprattutto esaltarti in questo tempo
nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
Offrendo il suo corpo sulla croce,
diede compimento ai sacrifici antichi,
e donandosi per la nostra redenzione
divenne altare, vittima e sacerdote.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l'umanità esulta su tutta la terra,
e con l'assemblea degli angeli e dei santi
canta l'inno della tua gloria:
Santo, Santo, Santo ...
Vere dignum
et iustum est, æquum et salutáre:
Te quidem, Dómine,
omni témpore
confitéri,
sed in
hoc potíssimum gloriósius prædicáre,
cum Pascha
nostrum immolátus est Christus.
Qui,
oblatióne córporis sui,
antíqua
sacrifícia in crucis veritáte perfécit,
et, seípsum
tibi pro nostra salúte comméndans,
idem
sacérdos, altáre et agnus exhíbuit.
Quaprópter,
profúsis paschálibus gáudiis,
totus in
orbe terrárum mundus exsúltat.
Sed et
supérnæ virtútes atque angélicæ
potestátes
hymnum glóriæ tuæ cóncinunt,
sine fine
dicéntes:
Sanctus,
Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.
Antifona
alla Comunione
Gv
14,6
«Io sono la via, la verità e la vita»,
dice il Signore. Alleluia.
Ego sum vitis vera et vos pálmites, dicit Dóminus; qui manet in me et ego in
eo, hic fert fructum multum, allelúia.
Dopo
la Comunione
Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai
colmato della grazia di questi santi misteri, e fa' che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro Signore.
Pópulo tuo,
quæsumus, Dómine, adésto propítius, et, quem mystériis cæléstibus imbuísti,
fac ad novitátem vitæ de vetustáte transíre. Per Christum.
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