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GIOVANNI
PAOLO II - Esortazione Apostolica:
VITA CONSECRATA
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Introduzione
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Introduzione
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Capitolo I
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CONFESSIO
TRINITATIS
Alle sorgenti Cristologiche-Trinitarie della vita consacrata
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Capitolo II
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SIGNUM
FRATERNITATIS
La vita consacrata segno di comunione nella Chiesa
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Capitolo III
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SERVITIUM
CARITATIS
La vita consacrata epifania dell'amore di Dio nel mondo
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Conclusione
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Conclusione
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ESORTAZIONE APOSTOLICA
POST-SINODALE
VITA CONSECRATA
DEL SANTO PADRE
GIOVANNI PAOLO II
ALL'EPISCOPATO E AL CLERO
AGLI ORDINI E CONGREGAZIONI RELIGIOSE
ALLE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA
AGLI ISTITUTI SECOLARI
E A TUTTI I FEDELI
CIRCA LA VITA CONSACRATA E LA SUA MISSIONE
NELLA CHIESA E NEL MONDO
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INTRODUZIONE
1. La vita consacrata, profondamente radicata negli esempi e negli
insegnamenti di Cristo Signore, è un dono di Dio Padre alla sua Chiesa
per mezzo dello Spirito. Con la professione dei consigli evangelici i
tratti caratteristici di Gesù — vergine, povero ed obbediente — acquistano
una tipica e permanente «visibilità» in mezzo al mondo, e lo
sguardo dei fedeli è richiamato verso quel mistero del Regno di Dio che
già opera nella storia, ma attende la sua piena attuazione nei cieli.
Lungo i secoli non sono mai mancati uomini e donne che, docili
alla chiamata del Padre e alla mozione dello Spirito, hanno scelto questa
via di speciale sequela di Cristo, per dedicarsi a Lui con cuore «indiviso»
(cfr 1 Cor 7, 34). Anch'essi hanno lasciato ogni cosa, come gli
Apostoli, per stare con Lui e mettersi, come Lui, al servizio di Dio e dei
fratelli. In questo modo essi hanno contribuito a manifestare il mistero e
la missione della Chiesa con i molteplici carismi di vita spirituale ed
apostolica che loro distribuiva lo Spirito Santo, e di conseguenza hanno
pure concorso a rinnovare la società.
Rendimento di grazie per la vita consacrata
2. Il ruolo della vita consacrata nella Chiesa è tanto rilevante
che decisi di convocare un Sinodo per approfondirne il significato e le
prospettive, in vista dell'ormai imminente nuovo millennio. Nell'Assemblea
sinodale ho voluto che fossero presenti, accanto ai Padri, anche numerosi
consacrati e consacrate, affinché non mancasse il loro apporto alla
comune riflessione.Siamo tutti consapevoli della ricchezza che, per la
comunità ecclesiale, costituisce il dono della vita consacrata nella
varietà dei suoi carismi e delle sue istituzioni. Insieme rendiamo
grazie a Dio per gli Ordini e gli Istituti religiosi dediti alla
contemplazione, alle opere di apostolato, per le Società di vita
apostolica, per gli Istituti secolari e per altri gruppi di consacrati,
come pure per tutti coloro che, nel segreto del loro cuore, si dedicano a
Dio con speciale consacrazione.Al Sinodo si è toccata con mano
l'universale diffusione della vita consacrata, presente nelle Chiese di
ogni parte della terra. Essa stimola ed accompagna lo sviluppo della
evangelizzazione nelle diverse regioni del mondo, dove non solo si
ricevono con gratitudine Istituti provenienti da fuori, ma se ne
costituiscono di nuovi, con grande varietà di forme e di espressioni.Così,
se in alcune regioni della terra gli Istituti di vita consacrata sembrano
attraversare un momento di difficoltà, in altre essi prosperano con
sorprendente vigore, mostrando che la scelta di totale donazione a Dio in
Cristo non è per nulla incompatibile con la cultura e la storia di ogni
popolo. Né essa fiorisce soltanto dentro la Chiesa cattolica; in realtà
la si trova particolarmente viva nel monachesimo delle Chiese ortodosse,
quale tratto essenziale della loro fisionomia e sta iniziando o
riemergendo nelle Chiese e Comunità ecclesiali nate dalla Riforma, come
segno di una grazia comune dei discepoli di Cristo. Da tale constatazione
deriva un impulso all'ecumenismo che alimenta il desiderio di una
comunione sempre più piena fra i cristiani, «perché il mondo creda» (Gv
17, 21).
La vita consacrata, dono alla Chiesa
3. L'universale presenza della vita consacrata e il carattere
evangelico della sua testimonianza mostrano con tutta evidenza — se ce
ne fosse bisogno — che essa non è una realtà isolata e marginale ,
ma tocca tutta la Chiesa. I Vescovi nel Sinodo lo hanno più volte
confermato: «de re nostra agitur», «è cosa che ci riguarda».1
In realtà, la vita consacrata si pone nel cuore stesso della Chiesa
come elemento decisivo per la sua missione, giacché «esprime l'intima
natura della vocazione cristiana»2 e la tensione di tutta la Chiesa-Sposa
verso l'unione con l'unico Sposo.3 Al Sinodo è stato più volte affermato
che la vita consacrata non ha svolto soltanto nel passato un ruolo di
aiuto e di sostegno per la Chiesa, ma è dono prezioso e necessario anche
per il presente e per il futuro del Popolo di Dio, perché appartiene
intimamente alla sua vita, alla sua santità, alla sua missione.4
Le attuali difficoltà, che non pochi Istituti incontrano in
alcune regioni del mondo, non devono indurre a sollevare dubbi sul fatto
che la professione dei consigli evangelici sia parte integrante della
vita della Chiesa, alla quale reca un prezioso impulso verso una
sempre maggiore coerenza evangelica.5 Si potrà avere storicamente una
ulteriore varietà di forme, ma non muterà la sostanza di una scelta che
s'esprime nel radicalismo del dono di sé per amore del Signore Gesù e,
in Lui, di ogni componente della famiglia umana. Su questa certezza,
che ha animato innumerevoli persone nel corso dei secoli, il popolo
cristiano continua a contare, ben sapendo di poter trarre dall'apporto
di queste anime generose un validissimo sostegno nel suo cammino verso la
patria del cielo.
Raccogliendo i frutti del Sinodo
4. Aderendo al desiderio manifestato dall'Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi raccolta per riflettere sul tema «La
vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo», intendo
proporre in questa Esortazione apostolica i frutti dell'itinerario
sinodale6 e mostrare a tutti i fedeli — Vescovi, presbiteri, diaconi,
persone consacrate e laici —, come pure a quanti vorranno porsi in
ascolto, le meraviglie che il Signore anche oggi vuole compiere attraverso
la vita consacrata.Questo Sinodo, venendo dopo quelli dedicati ai laici e
ai presbiteri, completa la trattazione delle peculiarità che
caratterizzano gli stati di vita voluti dal Signore Gesù per la sua
Chiesa. Se infatti nel Concilio Vaticano II è stata sottolineata la
grande realtà della comunione ecclesiale, nella quale convergono tutti i
doni in vista della costruzione del Corpo di Cristo e della missione della
Chiesa nel mondo, in questi ultimi anni si è avvertita la necessità di
esplicitare meglio l'identità dei vari stati di vita, la loro
vocazione e la loro missione specifica nella Chiesa.
La comunione nella Chiesa non è infatti uniformità, ma dono
dello Spirito che passa anche attraverso la varietà dei carismi e degli
stati di vita. Questi saranno tanto più utili alla Chiesa e alla sua
missione, quanto maggiore sarà il rispetto della loro identità. In
effetti, ogni dono dello Spirito è concesso perché fruttifichi per il
Signore7 nella crescita della fraternità e della missione.
L'opera dello Spirito
nelle varie forme di vita consacrata
5. Come non ricordare con gratitudine verso lo Spirito l'abbondanza
delle forme storiche di vita consacrata, da Lui suscitate e tuttora
presenti nel tessuto ecclesiale? Esse si presentano come una pianta dai
molti rami,8 che affonda le sue radici nel Vangelo e produce frutti
copiosi in ogni stagione della Chiesa. Quale straordinaria ricchezza! Io
stesso, alla fine del Sinodo, ho sentito il bisogno di sottolineare questo
elemento costante nella storia della Chiesa: la schiera di fondatori e di
fondatrici, di santi e di sante, che hanno scelto Cristo nella radicalità
evangelica e nel servizio fraterno, specialmente dei poveri e
abbandonati.9 Proprio in tale servizio emerge con particolare evidenza
come la vita consacrata manifesti l'unitarietà del comandamento
dell'amore, nell'inscindibile connessione tra amore di Dio e amore del
prossimo.
Il Sinodo ha fatto memoria di quest'opera incessante dello Spirito
Santo, che nel corso dei secoli dispiega le ricchezze della pratica dei
consigli evangelici attraverso i molteplici carismi, e anche per questa
via rende perennemente presente nella Chiesa e nel mondo, nel tempo e
nello spazio, il mistero di Cristo.
Vita monastica in Oriente e in Occidente
6. I Padri sinodali delle Chiese cattoliche orientali e i
rappresentanti delle altre Chiese dell'Oriente hanno messo in risalto, nei
loro interventi, i valori evangelici della vita monastica, 10
apparsa già agli inizi del cristianesimo e tuttora fiorente nei loro
territori, specialmente presso le Chiese ortodosse.
Fin dai primi secoli della Chiesa vi sono stati uomini e donne che
si sono sentiti chiamati ad imitare la condizione di servo del Verbo
incarnato, e si sono posti alla sua sequela vivendo in modo specifico e
radicale, nella professione monastica, le esigenze derivanti dalla
partecipazione battesimale al mistero pasquale della sua morte e
risurrezione. In questo modo, facendosi portatori della Croce (staurophóroi),
si sono impegnati a diventare portatori dello Spirito (pneumatophóroi),
uomini e donne autenticamente spirituali, capaci di fecondare segretamente
la storia con la lode e l'intercessione continua, con i consigli ascetici
e le opere della carità.
Nell'intento di trasfigurare il mondo e la vita in attesa della
definitiva visione del volto di Dio, il monachesimo orientale privilegia
la conversione, la rinuncia a se stessi e la compunzione del cuore, la
ricerca dell'esichia, cioè della pace interiore, e la preghiera
incessante, il digiuno e le veglie, il combattimento spirituale e il
silenzio, la gioia pasquale per la presenza del Signore e per l'attesa
della sua venuta definitiva, l'offerta di sé e dei propri averi, vissuta
nella santa comunione del cenobio o nella solitudine eremitica.11
Anche l'Occidente ha praticato fin dai primi secoli della Chiesa
la vita monastica e ne ha conosciuto una grande varietà di espressioni
nell'ambito sia cenobitico che eremitico. Nella sua forma attuale,
ispirata specialmente a san Benedetto, il monachesimo occidentale è erede
di tanti uomini e donne che, lasciata la vita secondo il mondo, cercarono
Dio e a lui si dedicarono, «nulla anteponendo all'amore di Cristo».12
Anche i monaci di oggi si sforzano di conciliare armonicamente la vita
interiore e il lavoro nell'impegno evangelico della conversione dei
costumi, dell'obbedienza, della stabilità, e nell'assidua dedizione alla
meditazione della Parola (lectio divina), alla celebrazione della
liturgia, alla preghiera. I monasteri sono stati e sono tuttora, nel cuore
della Chiesa e del mondo, un eloquente segno di comunione, un'accogliente
dimora per coloro che cercano Dio e le cose dello spirito, scuole di fede
e veri laboratori di studio, di dialogo e di cultura per l'edificazione
della vita ecclesiale e della stessa città terrena, in attesa di quella
celeste.
L'Ordine delle vergini, gli eremiti, le vedove
7. È motivo di gioia e di speranza vedere che torna oggi a
fiorire l'antico Ordine delle vergini, testimoniato nelle comunità
cristiane fin dai tempi apostolici.13 Consacrate dal Vescovo diocesano,
esse acquisiscono un particolare vincolo con la Chiesa, al cui servizio si
dedicano, pur restando nel mondo. Da sole o associate, esse costituiscono una
speciale immagine escatologica della Sposa celeste e della vita futura,
quando finalmente la Chiesa vivrà in pienezza l'amore per Cristo Sposo.
Gli eremiti e le eremite, appartenenti ad Ordini
antichi o ad Istituti nuovi, o anche dipendenti direttamente dal Vescovo,
con l'interiore ed esteriore separazione dal mondo testimoniano la
provvisorietà del tempo presente, col digiuno e la penitenza attestano
che non di solo pane vive l'uomo, ma della Parola di Dio (cfr Mt 4,
4). Una tale vita «nel deserto» è un invito per i propri simili e per
la stessa comunità ecclesiale a non perdere mai di vista la suprema
vocazione, che è di stare sempre con il Signore.
Torna ad essere oggi praticata anche la consacrazione delle vedove,14
nota fin dai tempi apostolici (cfr 1 Tim 5, 5. 9-10; 1 Cor
7, 8), nonché quella dei vedovi. Queste persone, mediante il voto di
castità perpetua quale segno del Regno di Dio, consacrano la loro
condizione per dedicarsi alla preghiera e al servizio della Chiesa.
Istituti dediti totalmente alla contemplazione
8. Gli Istituti completamente ordinati alla contemplazione,
composti da donne o da uomini, sono per la Chiesa un motivo di gloria e
una sorgente di grazie celesti. Con la loro vita e la loro missione le
persone che ne fanno parte imitano Cristo in orazione sul monte,
testimoniano la signoria di Dio sulla storia, anticipano la gloria futura.
Nella solitudine e nel silenzio, mediante l'ascolto della Parola
di Dio, l'esercizio del culto divino, l'ascesi personale, la preghiera, la
mortificazione e la comunione dell'amore fraterno, orientano tutta la loro
vita ed attività alla contemplazione di Dio. Offrono così alla comunità
ecclesiale una singolare testimonianza dell'amore della Chiesa per il suo
Signore e contribuiscono, con una misteriosa fecondità apostolica, alla
crescita del Popolo di Dio.15
È legittimo, pertanto, auspicare che le varie forme di vita
contemplativa conoscano una crescente diffusione nelle giovani Chiese come
espressione di pieno radicamento del Vangelo, soprattutto in quelle
regioni del mondo dove sono più diffuse altre religioni. Ciò consentirà
di testimoniare il vigore delle tradizioni di ascesi e di mistica
cristiane e favorirà lo stesso dialogo interreligioso.16
La vita religiosa apostolica
9. In Occidente sono fiorite lungo i secoli molteplici altre
espressioni di vita religiosa, nelle quali innumerevoli persone,
rinunciando al mondo, si sono consacrate a Dio attraverso la professione
pubblica dei consigli evangelici secondo uno specifico carisma e in una
stabile forma di vita comune,17 per un multiforme servizio apostolico
al popolo di Dio: così le diverse famiglie di Canonici regolari, gli
Ordini mendicanti, i Chierici regolari ed in genere le Congregazioni
religiose maschili e femminili dedite all'attività apostolica e
missionaria ed alle molteplici opere che la carità cristiana ha
suscitato.
È una testimonianza splendida e varia, nella quale si rispecchia
la molteplicità dei doni elargiti da Dio a fondatori e fondatrici che,
aperti all'azione dello Spirito Santo, hanno saputo interpretare i segni
dei tempi e rispondere in modo illuminato alle esigenze via via emergenti.
Sulle loro orme tante altre persone hanno cercato, con la parola e con
l'azione, di incarnare il Vangelo nella propria esistenza, per riproporre
nel loro tempo la viva presenza di Gesù, il Consacrato per eccellenza e
l'Apostolo del Padre. In Cristo Signore religiosi e religiose devono
continuare a specchiarsi in ogni epoca, alimentando nella preghiera una
profonda comunione di sentimenti con Lui (cfr Fil 2, 5-11), affinché
tutta la loro vita sia pervasa dallo spirito apostolico e tutta l'azione
apostolica sia compenetrata di contemplazione.18
Gli Istituti secolari
10. Lo Spirito Santo, artefice mirabile della varietà dei
carismi, ha suscitato nel nostro tempo nuove espressioni di vita
consacrata, quasi a voler corrispondere, secondo un provvidenziale
disegno, alle nuove necessità che la Chiesa oggi incontra
nell'adempimento della sua missione nel mondo.
Il pensiero va innanzitutto agli Istituti secolari, i cui
membri intendono vivere la consacrazione a Dio nel mondo attraverso
la professione dei consigli evangelici nel contesto delle strutture
temporali, per essere così lievito di sapienza e testimoni di grazia
all'interno della vita culturale, economica e politica. Attraverso la
sintesi, che è loro specifica, di secolarità e consacrazione, essi
intendono immettere nella società le energie nuove del Regno di Cristo,
cercando di trasfigurare il mondo dal di dentro con la forza delle
Beatitudini. In questo modo, mentre la totale appartenenza a Dio li rende
pienamente consacrati al suo servizio, la loro attività nelle normali
condizioni laicali contribuisce, sotto l'azione dello Spirito,
all'animazione evangelica delle realtà secolari. Gli Istituti secolari
contribuiscono così ad assicurare alla Chiesa, secondo la specifica
indole di ciascuno, una presenza incisiva nella società.19
Una preziosa funzione svolgono anche gli Istituti secolari
clericali, in cui sacerdoti appartenenti al presbiterio diocesano,
anche quando viene ad alcuni di loro riconosciuta l'incardinazione al
proprio Istituto, si consacrano a Cristo mediante la pratica dei consigli
evangelici secondo uno specifico carisma. Essi trovano nelle ricchezze
spirituali dell'Istituto a cui appartengono un grande aiuto per vivere
intensamente la spiritualità propria del sacerdozio e, in tal modo,
essere fermento di comunione e di generosità apostolica tra i
confratelli.
Le Società di vita apostolica
11. Speciale menzione meritano, poi, le Società di vita
apostolica o di vita comune, maschili e femminili, le quali
perseguono, con uno stile loro proprio, uno specifico fine apostolico o
missionario. In molte di esse, con vincoli sacri riconosciuti
ufficialmente dalla Chiesa, sono espressamente assunti i consigli
evangelici. Anche in tal caso, tuttavia, la peculiarità della loro
consacrazione le distingue dagli Istituti religiosi e dagli Istituti
secolari. È da salvaguardare e promuovere la specificità di questa forma
di vita, che nel corso degli ultimi secoli ha prodotto tanti frutti di
santità e di apostolato, specialmente nel campo della carità e nella
diffusione missionaria del Vangelo.20
Nuove espressioni di vita consacrata
12. La perenne giovinezza della Chiesa continua a manifestarsi
anche oggi: negli ultimi decenni, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II,
sono apparse nuove o rinnovate forme di vita consacrata. In molti
casi si tratta di Istituti simili a quelli già esistenti, ma nati da
nuovi impulsi spirituali ed apostolici. La loro vitalità deve essere
vagliata dall'autorità della Chiesa, alla quale compete l'opportuno esame
sia per saggiare l'autenticità della finalità ispiratrice sia per
evitare l'eccessiva moltiplicazione di istituzioni tra loro analoghe, col
conseguente rischio di una nociva frammentazione in gruppi troppo piccoli.
In altri casi si tratta di esperienze originali, che sono alla ricerca di
una propria identità nella Chiesa e attendono di essere ufficialmente
riconosciute dalla Sede Apostolica, alla quale sola compete l'ultimo
giudizio.21
Queste nuove forme di vita consacrata, che s'aggiungono alle
antiche, testimoniano della costante attrattiva che la donazione totale al
Signore, l'ideale della comunità apostolica, i carismi di fondazione
continuano ad esercitare anche sulla presente generazione e sono pure
segno della complementarietà dei doni dello Spirito Santo.
Lo Spirito, tuttavia, nella novità non si contraddice. Ne è
prova il fatto che le nuove forme di vita consacrata non hanno soppiantato
le precedenti. In così multiforme varietà s'è potuta conservare l'unità
di fondo grazie alla medesima chiamata a seguire, nella ricerca della
perfetta carità, Gesù vergine, povero e obbediente. Tale chiamata, come
si trova in tutte le forme già esistenti, così è richiesta in quelle
che si propongono come nuove.
Finalità dell'Esortazione apostolica
13. Raccogliendo i frutti dei lavori sinodali, con questa
Esortazione apostolica intendo rivolgermi a tutta la Chiesa, per offrire
non solo alle persone consacrate, ma anche ai Pastori e ai fedeli, i
risultati di un confronto stimolante, sui cui sviluppi non ha mancato
di vegliare lo Spirito Santo con i suoi doni di verità e d'amore.
In questi anni di rinnovamento la vita consacrata ha attraversato,
come del resto altre forme di vita nella Chiesa, un periodo delicato e
faticoso. È stato un periodo ricco di speranze, di tentativi e proposte
innovatrici miranti a rinvigorire la professione dei consigli evangelici.
Ma è stato anche un tempo non privo di tensioni e di travagli, in cui
esperienze pur generose non sono state sempre coronate da risultati
positivi.
Le difficoltà non devono tuttavia indurre allo scoraggiamento.
Occorre piuttosto impegnarsi con nuovo slancio, perché la Chiesa ha
bisogno dell'apporto spirituale e apostolico di una vita consacrata
rinnovata e rinvigorita. Con la presente Esortazione postsinodale desidero
rivolgermi alle comunità religiose e alle persone consacrate con lo
stesso spirito che animava la lettera inviata ai cristiani di Antiochia
dal Concilio di Gerusalemme, e nutro la speranza che abbia pure a
ripetersi oggi la medesima esperienza registrata allora: «Quando l'ebbero
letta, si rallegrarono per l' incoraggiamento che infondeva» (At 15,
31). Non solo: ma nutro pure la speranza di accrescere la gioia di tutto
il popolo di Dio, che, conoscendo meglio la vita consacrata, potrà con più
consapevolezza rendere grazie all'Onnipotente per questo grande dono.
In atteggiamento di cordiale apertura verso i Padri sinodali, ho
fatto tesoro dei preziosi contributi emersi durante gli intensi lavori
assembleari, ai quali ho voluto essere costantemente presente. Durante
tale periodo, ho pure curato di offrire a tutto il Popolo di Dio alcune
catechesi sistematiche sulla vita consacrata nella Chiesa. Ho riproposto
in esse gli insegnamenti presenti nei testi del Concilio Vaticano II, che
è stato luminoso punto di riferimento degli sviluppi dottrinali
successivi e della stessa riflessione operata dal Sinodo durante le
intense settimane dei suoi lavori.22
Mentre confido che i figli della Chiesa, e in particolare le persone
consacrate, vorranno accogliere con adesione cordiale anche questa
Esortazione, auspico che la riflessione continui per l'approfondimento del
grande dono della vita consacrata nella triplice dimensione della
consacrazione, della comunione e della missione, e che consacrati e
consacrate, in piena sintonia con la Chiesa e il suo Magistero, trovino
così ulteriori stimoli per affrontare spiritualmente e apostolicamente le
sfide emergenti.
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CAPITOLO I
CONFESSIO TRINITATIS
ALLE SORGENTI
CRISTOLOGICO-TRINITARIE
DELLA VITA CONSACRATA
L'icona di Cristo trasfigurato
14. Il fondamento evangelico della vita consacrata va cercato nel
rapporto speciale che Gesù, nella sua esistenza terrena, stabilì con
alcuni dei suoi discepoli, invitandoli non solo ad accogliere il Regno di
Dio nella propria vita, ma a porre la propria esistenza a servizio di
questa causa, lasciando tutto e imitando da vicino la sua forma di vita.
Una tale esistenza «cristiforme», proposta a tanti battezzati
lungo la storia, è possibile solo sulla base di una speciale vocazione e
in forza di un peculiare dono dello Spirito. In essa, infatti, la
consacrazione battesimale è portata ad una risposta radicale nella
sequela di Cristo mediante l'assunzione dei consigli evangelici, primo ed
essenziale tra essi il vincolo sacro della castità per il Regno dei
Cieli.23 Questa speciale «sequela di Cristo», alla cui origine sta
sempre l'iniziativa del Padre, ha, dunque, una connotazione essenzialmente
cristologica e pneumatologica, esprimendo così in modo particolarmente
vivo il carattere trinitario della vita cristiana, della quale
anticipa in qualche modo la realizzazione escatologica a cui tutta
la Chiesa tende.24
Molte sono, nel Vangelo, le parole e i gesti di Cristo che
illuminano il senso di questa speciale vocazione. Per coglierne, tuttavia,
in una visione d'insieme i tratti essenziali, di singolare aiuto si rivela
fissare lo sguardo sul volto raggiante di Cristo nel mistero della
Trasfigurazione. A questa «icona» si riferisce tutta un'antica
tradizione spirituale, quando collega la vita contemplativa all'orazione
di Gesù «sul monte».25 Ad essa possono inoltre ricondursi, in qualche
modo, le stesse dimensioni «attive» della vita consacrata, giacché la
Trasfigurazione non è solo rivelazione della gloria di Cristo, ma anche
preparazione ad affrontarne la croce. Essa implica un «ascendere al monte»
e un «discendere dal monte»: i discepoli che hanno goduto dell'intimità
del Maestro, avvolti per un momento dallo splendore della vita trinitaria
e della comunione dei santi, quasi rapiti nell'orizzonte dell'eterno, sono
subito riportati alla realtà quotidiana, dove non vedono che «Gesù solo»
nell'umiltà della natura umana, e sono invitati a tornare a valle, per
vivere con lui la fatica del disegno di Dio e imboccare con coraggio la
via della croce.
«E fu trasfigurato davanti a loro»
15. «Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e
Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu
trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue
vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed
Elia, che conversavano con lui.Pietro prese allora la parole e disse a Gesù:
‘ Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende,
una per te, una per Mosè una per Elia '.Egli stava ancora parlando quando
una nube luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che
diceva:‘ Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono
compiaciuto. Ascoltatelo '.All'udire ciò, i discepoli caddero con la
faccia a terra e furono presi da grande timore.Ma Gesù si avvicinò e,
toccatili, disse: ‘Alzatevi e non temete '. Sollevando gli occhi non
videro più nessuno, se non Gesù solo.E mentre discendevano dal monte,
Gesù ordinò loro:‘ Non parlate a nessuno di questa visione, finché il
Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti '» (Mt 17,
1-9).L'episodio della Trasfigurazione segna un momento decisivo nel
ministero di Gesù. È evento di rivelazione che consolida la fede nel
cuore dei discepoli, li prepara al dramma della Croce ed anticipa la
gloria della risurrezione. Questo mistero è continuamente rivissuto dalla
Chiesa, popolo in cammino verso l'incontro escatologico col suo Signore.
Come i tre apostoli prescelti, la Chiesa contempla il volto trasfigurato
di Cristo, per confermarsi nella fede e non rischiare lo smarrimento
davanti al suo volto sfigurato sulla Croce. Nell'uno e nell'altro caso,
essa è la Sposa davanti allo Sposo, partecipe del suo mistero, avvolta
dalla sua luce.
Da questa luce sono raggiunti tutti i suoi figli, tutti
ugualmente chiamati a seguire Cristo riponendo in Lui il senso ultimo
della propria vita, fino a poter dire con l'Apostolo: «Per me il vivere
è Cristo!» (Fil 1, 21). Ma un'esperienza singolare della luce
che promana dal Verbo incarnato fanno certamente i chiamati alla vita
consacrata. La professione dei consigli evangelici, infatti, li pone quale
segno e profezia per la comunità dei fratelli e per il mondo. Non
possono perciò non trovare in essi particolare risonanza le parole
estatiche di Pietro: «Signore, è bello per noi stare qui!» (Mt
17, 4). Queste parole dicono la tensione cristocentrica di tutta la vita
cristiana. Esse, tuttavia, esprimono con particolare eloquenza il
carattere totalizzante che costituisce il dinamismo profondo della
vocazione alla vita consacrata: “Come è bello restare con Te, dedicarci
a Te, concentrare in modo esclusivo la nostra esistenza su di Te!”. In
effetti, chi ha ricevuto la grazia di questa speciale comunione di amore
con Cristo, si sente come rapito dal suo fulgore: Egli è il «più bello
tra i figli dell'uomo» (Sal 45 [44], 3), l'Incomparabile.
«Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!»
16. Ai tre discepoli estasiati giunge l'appello del Padre a
mettersi in ascolto di Cristo, a porre in Lui ogni fiducia, a farne il
centro della vita. Nella parola che viene dall'alto acquista nuova
profondità l'invito col quale Gesù stesso, all'inizio della vita
pubblica, li aveva chiamati alla sua sequela, strappandoli alla loro vita
ordinaria e accogliendoli nella sua intimità. È proprio da questa
speciale grazia di intimità che scaturisce, nella vita consacrata, la
possibilità e l'esigenza del dono totale di sé nella professione dei
consigli evangelici. Questi, prima e più che una rinuncia, sono una
specifica accoglienza del mistero di Cristo, vissuta all'interno della
Chiesa.
Nell'unità della vita cristiana, infatti, le varie vocazioni sono
come raggi dell'unica luce di Cristo «riflessa sul volto della Chiesa».26
I laici, in forza dell'indole secolare della loro vocazione,
rispecchiano il mistero del Verbo Incarnato soprattutto in quanto esso è
l'Alfa e l'Omega del mondo, fondamento e misura del valore di tutte le
cose create. I ministri sacri, da parte loro, sono immagini vive di
Cristo capo e pastore, che guida il suo popolo nel tempo del «già e non
ancora», in attesa della sua venuta nella gloria. Alla vita consacrata
è affidato il compito di additare il Figlio di Dio fatto uomo come il
traguardo escatologico a cui tutto tende, lo splendore di fronte al
quale ogni altra luce impallidisce, l'infinita bellezza che, sola, può
appagare totalmente il cuore dell'uomo. Nella vita consacrata, dunque, non
si tratta solo di seguire Cristo con tutto il cuore, amandolo «più del
padre e della madre, più del figlio o della figlia» (cfr Mt 10,
37), come è chiesto ad ogni discepolo, ma di vivere ed esprimere ciò con
l'adesione «conformativa» a Cristo dell'intera esistenza , in una
tensione totalizzante che anticipa, nella misura possibile nel tempo e
secondo i vari carismi, la perfezione escatologica.
Attraverso la professione dei consigli, infatti, il consacrato non
solo fa di Cristo il senso della propria vita, ma si preoccupa di
riprodurre in sé, per quanto possibile, «la forma di vita, che il Figlio
di Dio prese quando venne nel mondo».27 Abbracciando la verginità ,
egli fa suo l'amore verginale di Cristo e lo confessa al mondo quale
Figlio unigenito, uno con il Padre (cfr Gv 10, 30; 14, 11);
imitando la sua povertà, lo confessa Figlio che tutto riceve dal
Padre e nell'amore tutto gli restituisce (cfr Gv 17, 7.10);
aderendo, col sacrificio della propria libertà, al mistero della sua obbedienza
filiale, lo confessa infinitamente amato ed amante, come Colui che si
compiace solo della volontà del Padre (cfr Gv 4, 34), al quale è
perfettamente unito e dal quale in tutto dipende.
Con tale immedesimazione «conformativa» al mistero di Cristo, la
vita consacrata realizza a titolo speciale quella confessio Trinitatis
che caratterizza l'intera vita cristiana, riconoscendo con ammirazione la
sublime bellezza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e testimoniandone
con gioia l'amorevole condiscendenza verso ogni essere umano.
I. A LODE DELLA TRINITÀ
A Patre ad Patrem: l'iniziativa di Dio
17. La contemplazione della gloria del Signore Gesù nell'icona
della Trasfigurazione rivela alle persone consacrate innanzitutto il
Padre, creatore e datore di ogni bene, che attrae a sé (cfr Gv 6,
44) una sua creatura con uno speciale amore e in vista di una speciale
missione. «Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!» (Mt
17, 5). Assecondando quest'appello accompagnato da un'interiore
attrazione, la persona chiamata si affida all'amore di Dio che la vuole al
suo esclusivo servizio, e si consacra totalmente a Lui e al suo disegno di
salvezza (cfr 1 Cor 7, 32-34).
Qui sta il senso della vocazione alla vita consacrata:
un'iniziativa tutta del Padre (cfr Gv 15, 16), che richiede da
coloro che ha scelti la risposta di una dedizione totale ed esclusiva.28
L'esperienza di questo amore gratuito di Dio è a tal punto intima e forte
che la persona avverte di dover rispondere con la dedizione incondizionata
della sua vita, consacrando tutto, presente e futuro, nelle sue mani.
Proprio per questo, seguendo san Tommaso, si può comprendere l'identità
della persona consacrata a partire dalla totalità della sua offerta,
paragonabile ad un autentico olocausto.29
Per Filium: sulle orme di Cristo
18. Il Figlio, via che conduce al Padre (cfr Gv 14, 6),
chiama tutti coloro che il Padre gli ha dato (cfr Gv 17, 9) ad una
sequela che ne orienta l'esistenza. Ma ad alcuni — le persone di vita
consacrata, appunto — Egli chiede un coinvolgimento totale, che comporta
l'abbandono di ogni cosa (cfr Mt 19, 27), per vivere in intimità
con Lui30 e seguirlo dovunque Egli vada (cfr Ap 14, 4).
Nello sguardo di Gesù (cfr Mc 10, 21), «immagine del Dio
invisibile» (Col 1, 15), irradiazione della gloria del Padre (cfr Eb
1, 3), si coglie la profondità di un amore eterno ed infinito che tocca
le radici dell'essere.31 La persona, che se ne lascia afferrare, non può
non abbandonare tutto e seguirlo (cfr Mc 1, 16-20; 2, 14; 10,
21.28). Come Paolo, essa considera tutto il resto «una perdita di fronte
alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù», a confronto del quale
non esita a ritenere ogni cosa «come spazzatura, al fine di guadagnare
Cristo» (Fil 3, 8). La sua aspirazione è di immedesimarsi con
Lui, assumendone i sentimenti e la forma di vita. Questo lasciare tutto e
seguire il Signore (cfr Lc 18, 28) costituisce un programma valido
per tutte le persone chiamate e per tutti i tempi.
I consigli evangelici, con i quali Cristo invita alcuni a
condividere la sua esperienza di vergine, povero e obbediente, richiedono
e manifestano, in chi li accoglie, il desiderio esplicito di totale
conformazione a Lui. Vivendo «in obbedienza, senza nulla di proprio e
in castità»,32 i consacrati confessano che Gesù è il Modello in cui
ogni virtù raggiunge la perfezione. La sua forma di vita casta, povera e
obbediente, appare infatti il modo più radicale di vivere il Vangelo su
questa terra, un modo — si può dire — divino, perché
abbracciato da Lui, Uomo-Dio, quale espressione della sua relazione di
Figlio Unigenito col Padre e con lo Spirito Santo. È questo il motivo per
cui nella tradizione cristiana si è sempre parlato della obiettiva
eccellenza della vita consacrata.Non si può inoltre negare che la
pratica dei consigli costituisca un modo particolarmente intimo e fecondo
di prendere parte anche alla missione di Cristo, sull'esempio di
Maria di Nazaret, prima discepola, la quale accettò di mettersi al
servizio del disegno divino con il dono totale di se stessa. Ogni missione
inizia con lo stesso atteggiamento espresso da Maria nell'annunciazione:
«Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto»
(Lc 1, 38).
In Spiritu: consacrati dallo Spirito Santo
19. «Una nube luminosa li avvolse con la sua ombra» (Mt
17, 5). Una significativa interpretazione spirituale della Trasfigurazione
vede in questa nube l'immagine dello Spirito Santo.ome l'intera esistenza
cristiana, anche la chiamata alla vita consacrata è in intima relazione
con l'opera dello Spirito Santo. È Lui che, lungo i millenni, attrae
sempre nuove persone a percepire il fascino di una scelta tanto
impegnativa. Sotto la sua azione esse rivivono, in qualche modo,
l'esperienza del profeta Geremia: «Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono
lasciato sedurre» (20, 7). È lo Spirito che suscita il desiderio di una
risposta piena; è Lui che guida la crescita di tale desiderio, portando a
maturazione la risposta positiva e sostenendone poi la fedele esecuzione;
è Lui che forma e plasma l'animo dei chiamati, configurandoli a Cristo
casto, povero e obbediente e spingendoli a far propria la sua missione.
Lasciandosi guidare dallo Spirito in un incessante cammino di
purificazione, essi diventano, giorno dopo giorno, persone cristiformi,
prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore
risorto.Con penetrante intuizione, i Padri della Chiesa hanno qualificato
questo cammino spirituale come filocalia, ossia amore per la
bellezza divina, che è irradiazione della divina bontà. La persona
che dalla potenza dello Spirito Santo è condotta progressivamente alla
piena configurazione a Cristo, riflette in sé un raggio della luce
inaccessibile e nel suo peregrinare terreno cammina fino alla Fonte
inesauribile della luce. In tal modo la vita consacrata diventa
un'espressione particolarmente profonda della Chiesa Sposa, la quale,
condotta dallo Spirito a riprodurre in sé i lineamenti dello Sposo, Gli
compare davanti «tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di
simile, ma santa e immacolata» (Ef 5, 27).Lo stesso Spirito poi,
lungi dal sottrarre alla storia degli uomini le persone che il Padre ha
chiamato, le pone a servizio dei fratelli secondo le modalità proprie del
loro stato di vita, e le orienta a svolgere particolari compiti, in
rapporto alle necessità della Chiesa e del mondo, attraverso i carismi
propri dei vari Istituti. Da qui il sorgere di molteplici forme di vita
consacrata, attraverso le quali la Chiesa è «anche abbellita con la
varietà dei doni dei suoi figli, [...] come una sposa adornata per il suo
sposo (cfr Ap 21, 2)»e viene arricchita di ogni mezzo per svolgere
la sua missione nel mondo.
I consigli evangelici, dono della Trinità
20. I consigli evangelici sono dunque prima di tutto un dono
della Trinità Santissima. La vita consacrata è annuncio di ciò che
il Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito compie con il suo amore, la
sua bontà, la sua bellezza. Infatti «lo stato religioso [...] manifesta
l'elevatezza del Regno di Dio sopra tutte le cose terrestri e le sue
esigenze supreme; dimostra pure a tutti gli uomini la preminente grandezza
della virtù di Cristo regnante e la infinita potenza dello Spirito Santo,
mirabilmente operante nella Chiesa».rimo compito della vita consacrata è
di rendere visibili le meraviglie che Dio opera nella fragile
umanità delle persone chiamate. Più che con le parole, esse testimoniano
tali meraviglie con il linguaggio eloquente di un'esistenza trasfigurata,
capace di sorprendere il mondo. Allo stupore degli uomini esse rispondono
con l'annuncio dei prodigi di grazia che il Signore compie in coloro che
Egli ama. Nella misura in cui la persona consacrata si lascia condurre
dallo Spirito fino ai vertici della perfezione, può esclamare: «Vedo la
bellezza della tua grazia, ne contemplo in fulgore, ne rifletto la luce;
sono preso dal suo ineffabile splendore; sono condotto fuori di me mentre
penso a me stesso; vedo com'ero e cosa sono divenuto. O prodigio! Sto
attento, sono pieno di rispetto per me stesso, di riverenza e di timore,
come davanti a Te stesso; non so cosa fare, poiché mi ha preso la
timidezza; non so dove sedermi, a che cosa avvicinarmi, dove riposare
queste membra che ti appartengono; per quale impresa, per quale opera
impiegarle, queste sorprendenti meraviglie divine».Così la vita
consacrata diviene una delle tracce concrete che la Trinità lascia nella
storia, perché gli uomini possano avvertire il fascino e la nostalgia
della bellezza divina.
Nei consigli il riflesso della vita trinitaria
21. Il riferimento dei consigli evangelici alla Trinità Santa e
santificante rivela il loro senso più profondo. Essi infatti sono
espressione dell'amore che il Figlio porta al Padre nell'unità dello
Spirito Santo. Praticandoli, la persona consacrata vive con particolare
intensità il carattere trinitario e cristologico che contrassegna tutta
la vita cristiana. La castità dei celibi e delle vergini, in
quanto manifestazione della dedizione a Dio con cuore indiviso (cfr
1 Cor 7, 32-34), costituisce un riflesso dell'amore infinito
che lega le tre Persone divine nella profondità misteriosa della vita
trinitaria; amore testimoniato dal Verbo incarnato fino al dono della sua
vita; amore «riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm
5, 5), che stimola ad una risposta di amore totale per Dio e per i
fratelli.La povertà confessa che Dio è l'unica vera ricchezza
dell'uomo. Vissuta sull'esempio di Cristo che «da ricco che era, si è
fatto povero» (2 Cor 8, 9), diventa espressione del dono totale
di sé che le tre Persone divine reciprocamente si fanno. È dono che
trabocca nella creazione e si manifesta pienamente nell'Incarnazione del
Verbo e nella sua morte redentrice.L' obbedienza, praticata ad
imitazione di Cristo, il cui cibo era fare la volontà del Padre (cfr Gv
4, 34), manifesta la bellezza liberante di una dipendenza filiale e non
servile, ricca di senso di responsabilità e animata dalla reciproca
fiducia, che è riflesso nella storia dell' amorosa corrispondenza
delle tre Persone divine.La vita consacrata, pertanto, è chiamata ad
approfondire continuamente il dono dei consigli evangelici con un amore
sempre più sincero e forte in dimensione trinitaria : amore al
Cristo, che chiama alla sua intimità; allo Spirito Santo, che
dispone l'animo ad accogliere le sue ispirazioni; al Padre , prima
origine e scopo supremo della vita consacrata.Essa diventa così
confessione e segno della Trinità, il cui mistero viene additato alla
Chiesa come modello e sorgente di ogni forma di vita cristiana.La stessa vita
fraterna, in virtù della quale le persone consacrate si sforzano di
vivere in Cristo con «un cuore solo e un'anima sola» (At 4, 32),
si propone come eloquente confessione trinitaria. Essa confessa il
Padre, che vuole fare di tutti gli uomini una sola famiglia; confessa il
Figlio incarnato, che raccoglie i redenti nell'unità,
indicando la via con il suo esempio, la sua preghiera, le sue parole e
soprattutto con la sua morte, sorgente di riconciliazione per gli uomini
divisi e dispersi; confessa lo Spirito Santo quale principio di
unità nella Chiesa, dove Egli non cessa di suscitare famiglie spirituali
e comunità fraterne.
Consacrati come Cristo per il Regno di Dio
22. La vita consacrata «più fedelmente imita e continuamente
rappresenta nella Chiesa»,per impulso dello Spirito Santo, la forma di
vita che Gesù, supremo consacrato e missionario del Padre per il suo
Regno, ha abbracciato ed ha proposto ai discepoli che lo seguivano (cfr Mt
4, 18-22; Mc 1, 16-20; Lc 5, 10-11; Gv 15, 16). Alla
luce della consacrazione di Gesù, è possibile scoprire nell'iniziativa
del Padre, fonte di ogni santità, la sorgente originaria della vita
consacrata. Gesù stesso, infatti, è colui che «Dio ha consacrato in
Spirito Santo e potenza» (At 10, 38), «colui che il Padre ha
consacrato e mandato nel mondo» (Gv 10, 36). Accogliendo la
consacrazione del Padre, il Figlio a sua volta si consacra a Lui per
l'umanità (cfr Gv 17, 19): la sua vita di verginità, di
obbedienza e di povertà esprime la sua filiale e totale adesione al
disegno del Padre (cfr Gv 10, 30; 14, 11). La sua perfetta
oblazione conferisce un significato di consacrazione a tutti gli eventi
della sua esistenza terrena.Egli è l' obbediente per eccellenza,
disceso dal cielo non per fare la sua volontà, ma la volontà di Colui
che lo ha mandato (cfr Gv 6, 38; Eb 10, 5.7). Egli rimette
il suo modo di essere e di agire nelle mani del Padre (cfr Lc 2,
49). In obbedienza filiale, adotta la forma del servo: «Spogliò se
stesso, assumendo la condizione di servo [...], facendosi obbediente fino
alla morte e alla morte di Croce» (Fil 2, 7-8). È in tale
atteggiamento di docilità al Padre che, pur approvando e difendendo la
dignità e la santità della vita matrimoniale, Cristo assume la forma di
vita verginale e rivela così il pregio sublime e la misteriosa
fecondità spirituale della verginità. La sua piena adesione al
disegno del Padre si manifesta anche nel distacco dai beni terreni: «Da
ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi
per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8, 9). La profondità
della sua povertà si rivela nella perfetta oblazione di tutto ciò
che è suo al Padre.Veramente la vita consacrata costituisce memoria
vivente del modo di esistere e di agire di Gesù come Verbo incarnato
di fronte al Padre e di fronte ai fratelli. Essa è vivente tradizione
della vita e del messaggio del Salvatore.
II. TRA PASQUA E COMPIMENTO
Dal Tabor al Calvario
23. L'evento sfolgorante della Trasfigurazione prepara quello
tragico, ma non meno glorioso, del Calvario. Pietro, Giacomo e Giovanni
contemplano il Signore Gesù insieme a Mosè ed Elia, con i quali —
secondo l'evangelista Luca — Gesù parla «della sua dipartita che
avrebbe portato a compimento a Gerusalemme» (9, 31). Gli occhi degli
apostoli dunque sono fissi su Gesù che pensa alla Croce (cfr Lc 9,
43-45). Lì il suo amore verginale per il Padre e per tutti gli uomini
raggiungerà la sua massima espressione; la sua povertà arriverà allo
spogliamento di tutto; la sua obbedienza fino al dono della vita.I
discepoli e le discepole sono invitati a contemplare Gesù esaltato sulla
Croce, dalla quale «il Verbo uscito dal silenzio»,nel suo silenzio e
nella sua solitudine, afferma profeticamente l'assoluta trascendenza di
Dio su tutti i beni creati, vince nella sua carne il nostro peccato e
attira a sé ogni uomo e ogni donna, donando a ciascuno la nuova vita
della risurrezione (cfr Gv 12, 32; 19, 34.37). Nella contemplazione
di Cristo crocifisso trovano ispirazione tutte le vocazioni; da essa
traggono origine, con il dono fondamentale dello Spirito, tutti i doni e
in particolare il dono della vita consacrata.Dopo Maria, Madre di Gesù,
questo dono riceve Giovanni, il discepolo che Gesù amava, il testimone
che insieme a Maria si trovava ai piedi della Croce (cfr Gv 19,
26-27). La sua decisione di consacrazione totale è frutto dell'amore
divino che lo avvolge, lo sostiene, gli riempie il cuore. Giovanni,
accanto a Maria, è tra i primi della lunga schiera di uomini e donne, che
dagli inizi della Chiesa fino alla fine, toccati dall'amore di Dio, si
sentono chiamati a seguire l'Agnello immolato e vivente, dovunque Egli
vada (cfr Ap 14, 1-5).
Dimensione pasquale della vita consacrata
24. La persona consacrata, nelle varie forme di vita suscitate
dallo Spirito lungo il corso della storia, fa esperienza della verità di
Dio-Amore in modo tanto più immediato e profondo quanto più si pone
sotto la Croce di Cristo. Colui che nella sua morte appare agli occhi
umani sfigurato e senza bellezza tanto da indurre gli astanti a coprirsi
il volto (cfr Is 53, 2-3), proprio sulla Croce manifesta pienamente
la bellezza e la potenza dell'amore di Dio. Sant'Agostino lo canta così:
«Bello è Dio, Verbo presso Dio [...]. È bello in cielo, bello in terra;
bello nel seno, bello nelle braccia dei genitori, bello nei miracoli,
bello nei supplizi; bello nell'invitare alla vita e bello nel non curarsi
della morte; bello nell'abbandonare la vita e bello nel riprenderla; bello
nella Croce, bello nel sepolcro, bello nel cielo. Ascoltate il cantico con
intelligenza, e la debolezza della carne non distolga i vostri occhi dallo
splendore della sua bellezza».a vita consacrata rispecchia questo
splendore dell'amore, perché confessa, con la sua fedeltà al mistero
della Croce, di credere e di vivere dell'amore del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo. In questo modo essa contribuisce a tener viva nella
Chiesa la coscienza che la Croce è la sovrabbondanza dell'amore di Dio
che trabocca su questo mondo , è il grande segno della presenza
salvifica di Cristo. E ciò specialmente nelle difficoltà e nelle prove.
È quanto viene testimoniato continuamente e con coraggio degno di
profonda ammirazione da un gran numero di persone consacrate, che vivono
spesso in situazioni difficili, persino di persecuzione e di martirio. La
loro fedeltà all'unico Amore si mostra e si tempra nell'umiltà di una
vita nascosta, nell'accettazione delle sofferenze per completare ciò che
nella propria carne «manca ai patimenti di Cristo» (Col 1, 24),
nel sacrificio silenzioso, nell'abbandono alla santa volontà di Dio,
nella serena fedeltà anche di fronte al declino delle forze e della
propria autorevolezza. Dalla fedeltà a Dio scaturisce pure la dedizione
al prossimo, che le persone consacrate vivono non senza sacrificio nella
costante intercessione per le necessità dei fratelli, nel generoso
servizio ai poveri e agli ammalati, nella condivisione delle difficoltà
altrui, nella sollecita partecipazione alle preoccupazioni e alle prove
della Chiesa.
Testimoni di Cristo nel mondo
25. Dal mistero pasquale sgorga anche la missionarietà ,
che è dimensione qualificante l'intera vita ecclesiale. Essa ha una sua
specifica realizzazione nella vita consacrata. Infatti, anche al di là
dei carismi propri di quegli Istituti che sono dediti alla missione ad
gentes o s'impegnano in attività di tipo propriamente apostolico, si
può dire che la missionarietà è insita nel cuore stesso di ogni
forma di vita consacrata. Nella misura in cui il consacrato vive una
vita unicamente dedita al Padre (cfr Lc 2, 49; Gv 4, 34),
afferrata da Cristo (cfr Gv 15, 16; Gal 1, 15-16), animata
dallo Spirito (cfr Lc 24, 49; At 1, 8; 2, 4), egli coopera
efficacemente alla missione del Signore Gesù (cfr Gv 20, 21),
contribuendo in modo particolarmente profondo al rinnovamento del mondo.Il
primo compito missionario le persone consacrate lo hanno verso se stesse,
e lo adempiono aprendo il proprio cuore all'azione dello Spirito di
Cristo. La loro testimonianza aiuta la Chiesa intera a ricordare che al
primo posto sta il servizio gratuito di Dio, reso possibile dalla grazia
di Cristo, comunicata al credente mediante il dono dello Spirito. Al mondo
viene così annunciata la pace che discende dal Padre, la dedizione che è
testimoniata dal Figlio, la gioia che è frutto dello Spirito Santo.Le
persone consacrate saranno missionarie innanzitutto approfondendo
continuamente la coscienza di essere state chiamate e scelte da Dio, al
quale devono perciò rivolgere tutta la loro vita ed offrire tutto ciò
che sono e che hanno, liberandosi dagli impedimenti che potrebbero
ritardare la totalità della risposta d'amore. In questo modo potranno
diventare un vero segno di Cristo nel mondo. Anche il loro stile di
vita deve far trasparire l'ideale che professano, proponendosi come segno
vivente di Dio e come eloquente, anche se spesso silenziosa, predicazione
del Vangelo.Sempre, ma specialmente nella cultura contemporanea, spesso
così secolarizzata e tuttavia sensibile al linguaggio dei segni, la
Chiesa deve preoccuparsi di rendere visibile la sua presenza nella vita
quotidiana. Un contributo significativo in tal senso essa ha diritto
di attendersi dalle persone consacrate, chiamate a rendere in ogni
situazione una concreta testimonianza della loro appartenenza a
Cristo.Poiché l'abito è segno di consacrazione, di povertà e di
appartenenza ad una certa famiglia religiosa, insieme con i Padri del
Sinodo raccomando vivamente ai religiosi e alle religiose di indossare il
proprio abito, opportunamente adattato alle circostanze dei tempi e dei
luoghi.Dove valide esigenze apostoliche lo richiedano, essi, in conformità
alle norme del proprio Istituto, potranno anche portare un vestito
semplice e decoroso, con un simbolo idoneo, in modo che sia riconoscibile
la loro consacrazione.Gli Istituti, che dall'origine o per disposizione
delle loro costituzioni non prevedono un abito proprio, abbiano cura che
l'abbigliamento dei loro membri risponda, per dignità e semplicità, alla
natura della loro vocazione.
Dimensione escatologica della vita consacrata
26. Poiché oggi le preoccupazioni apostoliche appaiono sempre più
urgenti e l'impegno nelle cose di questo mondo rischia di essere sempre più
assorbente, è particolarmente opportuno richiamare l'attenzione sulla natura
escatologica della vita consacrata .«Là dove è il tuo tesoro, sarà
anche il tuo cuore» (Mt 6, 21): il tesoro unico del Regno suscita
il desiderio, l'attesa, l'impegno e la testimonianza. Nella Chiesa
primitiva l'attesa della venuta del Signore era vissuta in modo
particolarmente intenso. Questo atteggiamento di speranza la Chiesa non
ha, tuttavia, cessato di coltivare col passare dei secoli: essa ha
continuato ad invitare i fedeli a guardare verso la salvezza pronta ormai
per essere rivelata, «perché passa la scena di questo mondo» (1 Cor
7, 31; cfr 1 Pt 1, 3-6).. questo orizzonte che meglio si comprende il
ruolo di segno escatologico proprio della vita consacrata. In effetti,
è costante la dottrina che la presenta come anticipazione del Regno
futuro. Il Concilio Vaticano II ripropone questo insegnamento quando
afferma che la consacrazione «meglio preannunzia la futura risurrezione e
la gloria del Regno celeste».Questo fa innanzitutto la scelta
verginale , sempre intesa dalla tradizione come un'anticipazione
del mondo definitivo , che già fin da ora opera e trasforma l'uomo
nella sua interezza.Le persone che hanno dedicato la loro vita a Cristo
non possono non vivere nel desiderio di incontrarLo per essere finalmente
e per sempre con Lui. Di qui l'ardente attesa, di qui il desiderio di «immergersi
nel Focolare d'amore che brucia in esse e che altri non è che lo Spirito
Santo»,attesa e desiderio sostenuti dai doni che il Signore liberamente
concede a coloro che aspirano alle cose di lassù (cfr Col 3,
1).Fissa nelle cose del Signore, la persona consacrata ricorda che «non
abbiamo quaggiù una città stabile» (Eb 13, 14), perché «la
nostra patria è nei cieli» (Fil 3, 20). Sola cosa necessaria è
cercare «il Regno di Dio e la sua giustizia» (Mt 6, 33),
invocando incessantemente la venuta del Signore.
Un'attesa operosa: impegno e vigilanza
27. «Vieni Signore Gesù» (Ap 22, 20). Questa attesa è tutt'altro
che inerte: pur rivolgendosi al Regno futuro, essa si traduce in
lavoro e missione, perché il Regno si renda già presente ora attraverso
l'instaurazione dello spirito delle Beatitudini, capace di suscitare anche
nella società umana istanze efficaci di giustizia, di pace, di solidarietà
e di perdono.Questo è dimostrato ampiamente dalla storia della vita
consacrata, che sempre ha prodotto frutti abbondanti anche per il mondo.
Con i loro carismi le persone consacrate diventano un segno dello Spirito
in ordine ad un futuro nuovo, illuminato dalla fede e dalla speranza
cristiana. La tensione escatologica si converte in missione ,
affinché il Regno si affermi in modo crescente qui ed ora. Alla supplica:
«Vieni, Signore Gesù!», si unisce l'altra invocazione: «Venga il tuo
Regno» (Mt 6, 10).Chi attende vigile il compimento delle promesse
di Cristo è in grado di infondere speranza anche ai suoi fratelli e
sorelle, spesso sfiduciati e pessimisti riguardo al futuro. La sua è una
speranza fondata sulla promessa di Dio contenuta nella Parola rivelata: la
storia degli uomini cammina verso il nuovo cielo e la nuova terra (cfr Ap
21, 1), in cui il Signore «tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci
sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose
di prima sono passate» (Ap 21, 4).La vita consacrata è al
servizio di questa definitiva irradiazione della gloria divina, quando
ogni carne vedrà la salvezza di Dio (cfr Lc 3, 6; Is 40,
5). L'Oriente cristiano sottolinea questa dimensione quando considera i
monaci come angeli di Dio sulla terra, che annunciano il
rinnovamento del mondo in Cristo. In Occidente il monachesimo è
celebrazione di memoria e vigilia: memoria delle meraviglie operate
da Dio, vigilia del compimento ultimo della speranza. Il messaggio
del monachesimo e della vita contemplativa ripete incessantemente che il
primato di Dio è per l'esistenza umana pienezza di significato e di
gioia, perché l'uomo è fatto per Dio ed è inquieto finché in Lui non
trova pace.
La Vergine Maria, modello di consacrazione e di sequela
28. Maria è colei che, fin dalla sua concezione immacolata, più
perfettamente riflette la divina bellezza. «Tutta bella» è il titolo
con cui la Chiesa la invoca. «Il rapporto con Maria Santissima, che ogni
fedele ha in conseguenza della sua unione con Cristo, risulta ancora più
accentuato nella vita delle persone consacrate. [...] In tutti (gli
Istituti di vita consacrata) vi è la convinzione che la presenza di Maria
abbia un'importanza fondamentale sia per la vita spirituale di ogni
singola anima consacrata, sia per la consistenza, l'unità, il progresso
di tutta la comunità».aria, in effetti, è esempio sublime di
perfetta consacrazione, nella piena appartenenza e totale dedizione a
Dio. Scelta dal Signore, il quale ha voluto compiere in Lei il mistero
dell'Incarnazione, ricorda ai consacrati il primato dell'iniziativa di
Dio. Al tempo stesso, avendo dato il suo assenso alla divina Parola,
che si è fatta carne in Lei, Maria si pone come modello
dell'accoglienza della grazia da parte della creatura umana.Vicina a
Cristo, insieme con Giuseppe, nella vita nascosta di Nazaret, presente
accanto al Figlio in momenti cruciali della sua vita pubblica, la Vergine
è maestra di sequela incondizionata e di assiduo servizio. In Lei, «tempio
dello Spirito Santo»,rifulge così tutto lo splendore della nuova
creatura. La vita consacrata guarda a Lei come a modello sublime di
consacrazione al Padre, di unione col Figlio e di docilità allo Spirito,
nella consapevolezza che aderire «al genere di vita verginale e povera»di
Cristo significa far proprio anche il genere di vita di Maria.Nella
Vergine la persona consacrata incontra, inoltre, una Madre a titolo del
tutto speciale . Infatti, se la nuova maternità conferita a Maria sul
Calvario è un dono fatto a tutti i cristiani, essa ha un valore specifico
per chi ha consacrato pienamente la propria vita a Cristo. «Ecco la tua
madre!» (Gv 19, 27): le parole di Gesù al «discepolo che egli
amava» (Gv 19, 26) assumono particolare profondità nella vita
della persona consacrata. Essa è chiamata, infatti, con Giovanni a
prendere con sé Maria Santissima (cfr Gv 19, 27), amandola e
imitandola con la radicalità propria della sua vocazione e
sperimentandone, di rimando, una speciale tenerezza materna. La Vergine le
comunica quell'amore che le consente di offrire ogni giorno la vita per
Cristo, cooperando con Lui alla salvezza del mondo. Per questo il rapporto
filiale con Maria costituisce la via privilegiata per la fedeltà alla
vocazione ricevuta e un aiuto efficacissimo per progredire in essa e
viverla in pienezza.
III. NELLA CHIESA E PER LA CHIESA
«È bello per noi restare qui»: la vita consacrata nel
mistero della Chiesa
29. Nella scena della Trasfigurazione, Pietro parla a nome degli
altri apostoli: «È bello per noi restare qui» (Mt 17, 4).
L'esperienza della gloria di Cristo, che pur gli inebria la mente e il
cuore, non lo isola, ma al contrario lo lega più profondamente al «noi»
dei discepoli.Questa dimensione del «noi» ci porta a considerare il
posto che la vita consacrata occupa nel mistero della Chiesa. La
riflessione teologica sulla natura della vita consacrata ha approfondito
in questi anni le nuove prospettive emerse dalla dottrina del Concilio
Vaticano II. Alla sua luce s'è preso atto che la professione dei consigli
evangelici appartiene indiscutibilmente alla vita e alla santità della
Chiesa.Questo significa che la vita consacrata, presente fin dagli
inizi, non potrà mai mancare alla Chiesa come un suo elemento
irrinunciabile e qualificante, in quanto espressivo della sua stessa
natura.Ciò appare con evidenza dal fatto che la professione dei consigli
evangelici è intimamente connessa col mistero di Cristo, avendo il
compito di rendere in qualche modo presente la forma di vita che Egli
prescelse, additandola come valore assoluto ed escatologico. Gesù stesso,
chiamando alcune persone ad abbandonare tutto per seguirlo, ha inaugurato
questo genere di vita che, sotto l'azione dello Spirito, si svilupperà
gradualmente lungo i secoli nelle varie forme della vita consacrata. La
concezione di una Chiesa composta unicamente da ministri sacri e da laici
non corrisponde, pertanto, alle intenzioni del suo divino Fondatore quali
ci risultano dai Vangeli e dagli altri scritti neotestamentari.
La nuova e speciale consacrazione
30. Nella tradizione della Chiesa la professione religiosa viene
considerata come un singolare e fecondo approfondimento della
consacrazione battesimale in quanto, per suo mezzo, l'intima unione con
Cristo, già inaugurata col Battesimo, si sviluppa nel dono di una
conformazione più compiutamente espressa e realizzata, attraverso la
professione dei consigli evangelici.uesta ulteriore consacrazione,
tuttavia, riveste una sua peculiarità rispetto alla prima, della quale
non è una conseguenza necessaria.In realtà, ogni rigenerato in Cristo è
chiamato a vivere, con la forza proveniente dal dono dello Spirito, la
castità corrispondente al proprio stato di vita, l'obbedienza a Dio e
alla Chiesa, un ragionevole distacco dai beni materiali, perché tutti
sono chiamati alla santità, che consiste nella perfezione della carità.Ma
il battesimo non comporta per se stesso la chiamata al celibato o alla
verginità, la rinuncia al possesso dei beni, l'obbedienza ad un
superiore, nella forma propria dei consigli evangelici. Pertanto la
professione di questi ultimi suppone un particolare dono di Dio non
concesso a tutti, come Gesù stesso sottolinea per il caso del celibato
volontario (cfr Mt 19, 10-12).A questa chiamata corrisponde,
peraltro, uno specifico dono dello Spirito Santo, affinché la
persona consacrata possa rispondere alla sua vocazione e alla sua
missione. Per questo, come testimoniano le liturgie dell'Oriente e
dell'Occidente, nel rito della professione monastica o religiosa e nella
consacrazione delle vergini, la Chiesa invoca sulle persone prescelte il
dono dello Spirito Santo e associa la loro oblazione al sacrificio di
Cristo.a professione dei consigli evangelici è uno sviluppo anche
della grazia del sacramento della Confermazione, ma va oltre le
esigenze normali della consacrazione crismale in forza di un particolare
dono dello Spirito, che apre a nuove possibilità e frutti di santità e
di apostolato, come dimostra la storia della vita consacrata.Quanto ai
sacerdoti che fanno professione dei consigli evangelici, l'esperienza
stessa mostra che il sacramento dell'Ordine trova una peculiare
fecondità in questa consacrazione, dal momento che essa pone e
favorisce l'esigenza di una appartenenza più stretta al Signore. Il
sacerdote che fa professione dei consigli evangelici è particolarmente
favorito nel rivivere in sé la pienezza del mistero di Cristo, grazie
anche alla spiritualità peculiare del proprio Istituto e alla dimensione
apostolica del relativo carisma. Nel presbitero infatti la vocazione al
sacerdozio e alla vita consacrata convergono in profonda e dinamica unità.Di
incommensurabile valore è anche il contributo recato alla vita della
Chiesa dai religiosi sacerdoti integralmente dediti alla contemplazione.
Specialmente nella celebrazione eucaristica essi compiono un atto della
Chiesa e per la Chiesa, al quale uniscono l'offerta di se stessi, in
comunione con Cristo che si offre al Padre per la salvezza del mondo
intero.
I rapporti fra i diversi stati di vita del cristiano
31. Le varie forme di vita in cui, secondo il disegno del Signore
Gesù, si articola la vita ecclesiale presentano reciproci rapporti sui
quali mette conto di soffermarsi.Tutti i fedeli, in virtù della loro
rigenerazione in Cristo, condividono una comune dignità; tutti sono
chiamati alla santità; tutti cooperano all'edificazione dell'unico Corpo
di Cristo, ciascuno secondo la propria vocazione e il dono ricevuto dallo
Spirito (cfr Rm 12, 3-8).L'uguale dignità fra tutte le membra
della Chiesa è opera dello Spirito, è fondata sul Battesimo e sulla
Cresima ed è corroborata dall'Eucaristia. Ma è opera dello Spirito anche
la pluriformità. È Lui che costituisce la Chiesa in una comunione
organica nella diversità di vocazioni, carismi e ministeri.e vocazioni
alla vita laicale, al ministero ordinato e alla vita consacrata si possono
considerare paradigmatiche, dal momento che tutte le vocazioni
particolari, sotto l'uno o l'altro aspetto, si richiamano o si riconducono
ad esse, assunte separatamente o congiuntamente, secondo la ricchezza del
dono di Dio. Esse, inoltre, sono al servizio l'una dell'altra, per la
crescita del Corpo di Cristo nella storia e per la sua missione nel mondo.
Tutti nella Chiesa sono consacrati nel Battesimo e nella Cresima, ma il
ministero ordinato e la vita consacrata suppongono ciascuno una distinta
vocazione ed una specifica forma di consacrazione, in vista di una
missione peculiare.Alla missione dei laici, dei quali è proprio «cercare
il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio»,è
fondamento adeguato la consacrazione battesimale e cresimale, comune a
tutti i membri del Popolo di Dio. I ministri ordinati, oltre a
questa consacrazione fondamentale, ricevono quella dell'Ordinazione per
continuare nel tempo il ministero apostolico. Le persone consacrate,
che abbracciano i consigli evangelici, ricevono una nuova e speciale
consacrazione che, senza essere sacramentale, le impegna a fare propria
— nel celibato, nella povertà e nell'obbedienza — la forma di vita
praticata personalmente da Gesù, e da Lui proposta ai discepoli. Pur
essendo, queste diverse categorie, manifestazione dell'unico mistero di
Cristo, i laici hanno come caratteristica peculiare, anche se non
esclusiva, la secolarità, i pastori la ministerialità, i consacrati la
speciale conformazione a Cristo vergine, povero, obbediente.
Lo speciale valore della vita consacrata
32. In questo armonioso insieme di doni, a ciascuno dei
fondamentali stati di vita è affidato il compito di esprimere, nel suo
proprio ordine, l'una o l'altra dimensione dell'unico mistero di Cristo.
Se nel far risuonare l'annuncio evangelico all'interno delle realtà
temporali ha una particolare missione la vita laicale, nell'ambito
della comunione ecclesiale un insostituibile ministero è svolto da
coloro che sono costituiti nell'Ordine sacro , in modo speciale dai
Vescovi. Questi hanno il compito di guidare il Popolo di Dio con
l'insegnamento della Parola, l'amministrazione dei Sacramenti e
l'esercizio della sacra potestà a servizio della comunione ecclesiale,
che è comunione organica, gerarchicamente ordinata.uanto alla
significazione della santità della Chiesa, un'oggettiva eccellenza è
da riconoscere alla vita consacrata, che rispecchia lo stesso modo di
vivere di Cristo. Proprio per questo, in essa si ha una manifestazione
particolarmente ricca dei beni evangelici e un'attuazione più compiuta
del fine della Chiesa che è la santificazione dell'umanità. La vita
consacrata annuncia e in certo modo anticipa il tempo futuro, quando,
raggiunta la pienezza di quel Regno dei cieli che già ora è presente in
germe e nel mistero,i figli della risurrezione non prenderanno né moglie
né marito, ma saranno come angeli di Dio (cfr Mt 22, 30).In
effetti, l'eccellenza della castità perfetta per il Regno,a buon diritto
considerata la «porta» di tutta la vita consacrata,è oggetto del
costante insegnamento della Chiesa. Essa peraltro tributa grande stima
alla vocazione al matrimonio, che rende i coniugi «testimoni e
cooperatori della fecondità della madre Chiesa, in segno e in
partecipazione di quell'amore, col quale Cristo ha amato la sua Sposa e si
è dato per lei».n questo orizzonte comune a tutta la vita consacrata, si
articolano vie distinte tra loro ma complementari. I religiosi e le
religiose integralmente dediti alla contemplazione sono in modo
speciale immagine di Cristo che prega sul monte.Le persone consacrate di vita
attiva lo manifestano mentre «annuncia il regno di Dio alle folle, o
risana i malati e i feriti e converte a miglior vita i peccatori o
benedice i fanciulli e fa del bene a tutti».Un particolare servizio
all'avvento del Regno di Dio rendono le persone consacrate negli Istituti
secolari, che uniscono in una specifica sintesi il valore della
consacrazione e quello della secolarità. Vivendo la loro consacrazione
nel secolo e a partire dal secolo,esse «si sforzano di permeare ogni
realtà di spirito evangelico per consolidare e far crescere il Corpo di
Cristo».Partecipano a tal fine alla funzione evangelizzatrice della
Chiesa mediante la personale testimonianza di vita cristiana, l'impegno
perché le realtà temporali siano ordinate secondo Dio, la collaborazione
nel servizio della comunità ecclesiale, secondo lo stile di vita secolare
che è loro proprio.
Testimoniare il Vangelo delle Beatitudini
33. Compito peculiare della vita consacrata è di tener viva
nei battezzati la consapevolezza dei valori fondamentali del Vangelo,
testimoniando «in modo splendido e singolare che il mondo non può essere
trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle Beatitudini».In tal
modo la vita consacrata fa continuamente emergere nella coscienza del
Popolo di Dio l'esigenza di rispondere con la santità della vita
all'amore di Dio riversato nei cuori dallo Spirito Santo (cfr Rm 5,
5), rispecchiando nella condotta la consacrazione sacramentale avvenuta
per opera di Dio nel Battesimo, nella Cresima o nell'Ordine. Occorre
infatti che dalla santità comunicata nei sacramenti si passi alla santità
della vita quotidiana. La vita consacrata, con il suo stesso esistere
nella Chiesa, si pone al servizio della consacrazione della vita di ogni
fedele, laico e chierico.D'altra parte, non si deve dimenticare che i
consacrati ricevono anch'essi dalla testimonianza propria delle altre
vocazioni un aiuto a vivere integralmente l'adesione al mistero di Cristo
e della Chiesa nelle sue molteplici dimensioni. In virtù di tale
reciproco arricchimento, diventa più eloquente ed efficace la missione
della vita consacrata: indicare come meta agli altri fratelli e sorelle,
tenendo fisso lo sguardo sulla pace futura, la beatitudine definitiva che
è presso Dio.
Immagine viva della Chiesa-Sposa
34. Particolare rilievo ha, nella vita consacrata, il significato
sponsale, che rimanda all'esigenza della Chiesa di vivere nella dedizione
piena ed esclusiva al suo Sposo, dal quale riceve ogni bene. In questa
dimensione sponsale, propria di tutta la vita consacrata, è soprattutto
la donna che ritrova singolarmente se stessa, quasi scoprendo il genio
speciale del suo rapporto con il Signore.Suggestiva è, al riguardo, la
pagina neotestamentaria che presenta Maria con gli Apostoli nel cenacolo
in attesa orante dello Spirito Santo (cfr At 1, 13-14). Vi si può
vedere un'immagine viva della Chiesa-Sposa, attenta ai cenni dello Sposo e
pronta ad accogliere il suo dono. In Pietro e negli altri Apostoli emerge
soprattutto la dimensione della fecondità, quale si esprime nel ministero
ecclesiale, che si fa strumento dello Spirito per la generazione di nuovi
figli mediante la dispensazione della Parola, la celebrazione dei
Sacramenti e la cura pastorale. In Maria è particolarmente viva la
dimensione dell'accoglienza sponsale, con cui la Chiesa fa fruttificare in
sé la vita divina attraverso il suo totale amore di vergine.La vita
consacrata è sempre stata vista prevalentemente nella parte di Maria, la
Vergine sposa. Da tale amore verginale proviene una particolare fecondità,
che contribuisce al nascere e al crescere della vita divina nei cuori.La
persona consacrata, sulle tracce di Maria, nuova Eva, esprime la sua
spirituale fecondità facendosi accogliente alla Parola, per collaborare
alla costruzione della nuova umanità con la sua incondizionata dedizione
e la sua viva testimonianza. Così la Chiesa manifesta pienamente la sua
maternità sia attraverso la comunicazione dell'azione divina affidata a
Pietro, sia attraverso la responsabile accoglienza del dono divino, tipica
di Maria.Il popolo cristiano, per parte sua, trova nel ministero ordinato
i mezzi della salvezza, nella vita consacrata lo stimolo a una piena
risposta d'amore in tutte le varie forme di diaconia.
IV. GUIDATI DALLO SPIRITO DI SANTITÀ
Esistenza «trasfigurata»: la chiamata alla santità
35. «All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e
furono presi da grande timore» (Mt 17, 6). Nell'episodio della
Trasfigurazione i sinottici, pur con diverse sfumature, mettono in
evidenza il senso di timore che prende i discepoli. Il fascino del volto
trasfigurato di Cristo non impedisce che essi si sentano sgomenti di
fronte alla Maestà divina che li sovrasta. Sempre, quando l'uomo avverte
la gloria di Dio, tocca con mano anche la sua piccolezza e ne trae un
senso di spavento. Questo timore è salutare. Ricorda all'uomo la divina
perfezione, e al tempo stesso lo incalza con un appello pressante alla «santità».Tutti
i figli della Chiesa, chiamati dal Padre ad «ascoltare» Cristo, non
possono non avvertire una profonda esigenza di conversione e di santità.
Ma, come è stato sottolineato al Sinodo, questa esigenza chiama in causa
in primo luogo la vita consacrata. In effetti, la vocazione delle persone
consacrate a cercare innanzitutto il Regno di Dio è, prima di ogni altra
cosa, una chiamata alla conversione piena, nella rinuncia a se stessi per
vivere totalmente del Signore, affinché Dio sia tutto in tutti. Chiamati
a contemplare e testimoniare il volto trasfigurato di Cristo, i consacrati
sono anche chiamati a un'esistenza «trasfigurata».Significativo, a
questo proposito, è quanto è stato espresso nella Relazione finale
della II Assemblea Straordinaria del Sinodo: «I santi e le sante sempre
sono stati fonte e origine di rinnovamento nelle più difficili
circostanze in tutta la storia della Chiesa. Oggi abbiamo grandissimo
bisogno di santi, che dobbiamo implorare da Dio con assiduità. Gli
Istituti di vita consacrata, mediante la professione dei consigli
evangelici, devono essere consapevoli della loro speciale missione nella
Chiesa odierna e noi dobbiamo incoraggiarli nella loro missione».A queste
valutazioni hanno fatto eco i Padri di questa IX Assemblea sinodale, i
quali hanno affermato: «La vita consacrata è stata, lungo la storia
della Chiesa, una presenza viva dell'azione dello Spirito, come spazio
privilegiato di amore assoluto a Dio e al prossimo, testimone del progetto
divino di fare di tutta l'umanità, all'interno della civiltà dell'amore,
la grande famiglia dei figli di Dio».a Chiesa ha sempre visto nella
professione dei consigli evangelici una via privilegiata verso la santità.
Le stesse espressioni con cui la qualifica — scuola del servizio del
Signore, scuola di amore e di santità, via o stato di perfezione —
indicano sia l'efficacia e la ricchezza dei mezzi propri di questa forma
di vita evangelica, sia il particolare impegno di coloro che la
abbracciano.Non a caso sono tanti i consacrati che lungo i secoli hanno
lasciato testimonianze eloquenti di santità e compiuto imprese di
evangelizzazione e di servizio particolarmente generose ed ardue.
Fedeltà al carisma
36. Nella sequela di Cristo e nell'amore per la sua persona vi
sono alcuni punti concernenti la crescita della santità nella vita
consacrata, che meritano di essere messi oggi in speciale
evidenza.Anzitutto è richiesta la fedeltà al carisma fondazionale
e al conseguente patrimonio spirituale di ciascun Istituto. Proprio in
tale fedeltà all'ispirazione dei fondatori e delle fondatrici, dono dello
Spirito Santo, si riscoprono più facilmente e si rivivono più
fervidamente gli elementi essenziali della vita consacrata.Ogni carisma ha
infatti, alla sua origine, un triplice orientamento: verso il Padre,
innanzitutto, nel desiderio di ricercarne filialmente la volontà
attraverso un processo di conversione continua, in cui l'obbedienza è
fonte di vera libertà, la castità esprime la tensione di un cuore
insoddisfatto di ogni amore finito, la povertà alimenta quella fame e
sete di giustizia che Dio ha promesso di saziare (cfr Mt 5, 6). In
questa prospettiva il carisma di ogni Istituto spingerà la persona
consacrata ad essere tutta di Dio, a parlare con Dio o di Dio, come si
dice di san Domenico,per gustare quanto sia buono il Signore (cfr Sal
34[33], 9) in tutte le situazioni.I carismi di vita consacrata implicano
anche un orientamento verso il Figlio, col quale inducono a
coltivare una comunione di vita intima e lieta, alla scuola del suo
servizio generoso di Dio e dei fratelli. In tal modo, «lo sguardo
progressivamente cristificato impara a distaccarsi dall'esteriorità, dal
turbine dei sensi, da quanto cioè impedisce all'uomo quella lievità
disponibile a lasciarsi afferrare dallo Spirito»,e consente così di
andare in missione con Cristo, lavorando e soffrendo con Lui nel
diffondere il suo Regno.Ogni carisma comporta, infine, un orientamento verso
lo Spirito Santo, in quanto dispone la persona a lasciarsi guidare e
sostenere da Lui, sia nel proprio cammino spirituale che nella vita di
comunione e nell'azione apostolica, per vivere in quell'atteggiamento di
servizio che deve ispirare ogni scelta dell'autentico cristiano.In
effetti, è sempre questa triplice relazione che emerge, pur con i tratti
specifici dei vari modelli di vita, in ogni carisma di fondazione, per il
fatto stesso che in esso domina «un profondo ardore dell'animo di
configurarsi a Cristo, per testimoniare qualche aspetto del suo mistero»,aspetto
specifico chiamato a incarnarsi e svilupparsi nella più genuina
tradizione dell'Istituto, secondo le Regole, le Costituzioni e gli
Statuti.
Fedeltà creativa
37. Gli Istituti sono dunque invitati a riproporre con coraggio
l'intraprendenza, l'inventiva e la santità dei fondatori e delle
fondatrici come risposta ai segni dei tempi emergenti nel mondo di
oggi.Questo invito è innanzitutto un appello alla perseveranza nel
cammino di santità attraverso le difficoltà materiali e spirituali che
segnano le vicende quotidiane. Ma è anche appello a ricercare la
competenza nel proprio lavoro e a coltivare una fedeltà dinamica alla
propria missione, adattandone le forme, quando è necessario, alle nuove
situazioni e ai diversi bisogni, in piena docilità all'ispirazione divina
e al discernimento ecclesiale. Deve rimanere, comunque, viva la
convinzione che nella ricerca della conformazione sempre più piena al
Signore sta la garanzia di ogni rinnovamento che intenda rimanere fedele
all'ispirazione originaria.n questo spirito torna oggi impellente per ogni
Istituto la necessità di un rinnovato riferimento alla Regola,
perché in essa e nelle Costituzioni è racchiuso un itinerario di
sequela, qualificato da uno specifico carisma autenticato dalla Chiesa.
Un'accresciuta considerazione per la Regola non mancherà di offrire alle
persone consacrate un criterio sicuro per ricercare le forme adeguate di
una testimonianza che sappia rispondere alle esigenze del momento senza
allontanarsi dall'ispirazione iniziale.
Preghiera ed ascesi: il combattimento spirituale
38. La chiamata alla santità è accolta e può essere coltivata
solo nel silenzio dell'adorazione davanti all'infinita trascendenza
di Dio: «Dobbiamo confessare che abbiamo tutti bisogno di questo silenzio
carico di presenza adorata: la teologia, per poter valorizzare in pieno la
propria anima sapienziale e spirituale; la preghiera, perché non
dimentichi mai che vedere Dio significa scendere dal monte con un volto
così raggiante da essere costretti a coprirlo con un velo (cfr Es 34,
33)[...]; l'impegno, per rinunciare a chiudersi in una lotta senza amore e
perdono [...]. Tutti, credenti e non credenti, hanno bisogno di imparare
un silenzio che permetta all'Altro di parlare, quando e come vorrà, e a
noi di comprendere quella parola».Ciò comporta in concreto una grande
fedeltà alla preghiera liturgica e personale, ai tempi dedicati
all'orazione mentale e alla contemplazione, all'adorazione eucaristica, ai
ritiri mensili e agli esercizi spirituali.Occorre anche riscoprire i
mezzi ascetici tipici della tradizione spirituale della Chiesa e del
proprio Istituto. Essi hanno costituito e tuttora costituiscono un potente
aiuto per un autentico cammino di santità. L'ascesi, aiutando a dominare
e correggere le tendenze della natura umana ferita dal peccato, è
veramente indispensabile alla persona consacrata per restare fedele alla
propria vocazione e seguire Gesù sulla via della Croce.È necessario
anche riconoscere e superare alcune tentazioni che talvolta, per insidia
diabolica, si presentano sotto apparenza di bene. Così, ad esempio, la
legittima esigenza di conoscere la società odierna per rispondere alle
sue sfide può indurre a cedere alle mode del momento, con diminuzione del
fervore spirituale o con atteggiamenti di scoraggiamento. La possibilità
di una formazione spirituale più elevata potrebbe spingere le persone
consacrate ad un certo sentimento di superiorità rispetto agli altri
fedeli, mentre l'urgenza di legittima e doverosa qualificazione può
trasformarsi in una esasperata ricerca di efficienza, quasi che il
servizio apostolico dipenda prevalentemente dai mezzi umani, anziché da
Dio. Il lodevole desiderio di farsi vicini agli uomini e alle donne del
nostro tempo, credenti e non credenti, poveri e ricchi, può portare
all'adozione di uno stile di vita secolarizzato o ad una promozione dei
valori umani in senso puramente orizzontale. La condivisione delle istanze
legittime della propria nazione o cultura potrebbe indurre ad abbracciare
forme di nazionalismo o ad accogliere elementi di costume che hanno invece
bisogno di essere purificati ed elevati alla luce del Vangelo.Il cammino
che conduce alla santità comporta quindi l'accettazione del
combattimento spirituale. È un dato esigente al quale oggi non sempre
si dedica l'attenzione necessaria. La tradizione ha spesso visto
raffigurato il combattimento spirituale nella lotta di Giacobbe alle prese
col mistero di Dio, che egli affronta per accedere alla sua benedizione e
alla sua visione (cfr Gn 32, 23-31). In questa vicenda dei primordi
della storia biblica le persone consacrate possono leggere il simbolo
dell'impegno ascetico che è loro necessario per dilatare il cuore e
aprirlo all'accoglienza del Signore e dei fratelli.
Promuovere la santità
39. Un rinnovato impegno di santità da parte delle persone
consacrate è oggi più che mai necessario anche per favorire e
sostenere la tensione di ogni cristiano verso la perfezione. «È
necessario, pertanto, suscitare in ogni fedele un vero anelito alla santità,
un desiderio forte di conversione e di rinnovamento personale in un clima
di sempre più intensa preghiera e di solidale accoglienza del prossimo,
specialmente quello più bisognoso».e persone consacrate, nella misura in
cui approfondiscono la propria amicizia con Dio, si pongono nella
condizione di aiutare fratelli e sorelle mediante valide iniziative
spirituali, quali scuole di orazione, esercizi e ritiri spirituali,
giornate di solitudine, ascolto e direzione spirituale. In questo modo
viene agevolato il progresso nella preghiera di persone che potranno poi
operare un miglior discernimento della volontà di Dio su di sé e
decidersi alle opzioni coraggiose, talvolta eroiche, richieste dalla fede.
In effetti, le persone consacrate «con la stessa intima natura del loro
essere si collocano nel dinamismo della Chiesa, assetata dell'Assoluto di
Dio, chiamata alla santità. Di questa santità esse sono testimoni».II
fatto che tutti siano chiamati a diventare santi non può che stimolare
maggiormente coloro che, per la loro stessa scelta di vita, hanno la
missione di ricordarlo agli altri.
«Alzatevi e non temete»: una rinnovata fiducia
40. «Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: ‘Alzatevi e non
temete'» (Mt 17, 7). Come i tre apostoli nell'episodio della
Trasfigurazione, le persone consacrate sanno per esperienza che non sempre
la loro vita è illuminata da quel fervore sensibile che fa esclamare:
«È bello per noi stare qui» (Mt 17, 4). È però sempre una vita
«toccata» dalla mano di Cristo, raggiunta dalla sua voce, sorretta dalla
sua grazia.«Alzatevi e non temete». Questo incoraggiamento del Maestro
è indirizzato, ovviamente, a ogni cristiano. Ma a maggior ragione esso
vale per chi è stato chiamato a «lasciare tutto» e, dunque, a «rischiare
tutto» per Cristo. Ciò vale in modo speciale ogni qualvolta, col
Maestro, si scende dal «monte» per imboccare la strada che dal Tabor
porta al Calvario.Dicendo che Mosè ed Elia parlavano con Cristo del suo
mistero pasquale, Luca usa significativamente il termine «dipartita» ( éxodos):
«parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a
Gerusalemme» (Lc 9, 31). «Esodo»: termine fondamentale della
rivelazione, a cui si richiama tutta la storia della salvezza, e che
esprime il senso profondo del mistero pasquale. Tema particolarmente caro
alla spiritualità della vita consacrata e che ben ne manifesta il
significato. In esso è incluso inevitabilmente ciò che appartiene al mysterium
Crucis. Ma questo impegnativo «cammino esodale», visto dalla
prospettiva del Tabor, appare come un cammino posto tra due luci: la luce
anticipatrice della Trasfigurazione e quella definitiva della
Risurrezione.La vocazione alla vita consacrata — nell'orizzonte
dell'intera vita cristiana — nonostante le sue rinunce e le sue prove,
ed anzi in forza di esse, è cammino «di luce», sul quale veglia
lo sguardo del Redentore: «Alzatevi e non temete».
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CAPITOLO II
SIGNUM FRATERNITATIS
LA VITA CONSACRATA
SEGNO DI COMUNIONE NELLA CHIESA
I. VALORI PERMANENTI
Ad immagine della Trinità
41. Il Signore Gesù nella sua vita terrena chiamò quelli che
Egli volle, per tenerli accanto a sé e formarli a vivere sul suo esempio
per il Padre e per la missione da Lui ricevuta (cfr Mc 3, 13-15).
Egli inaugurava così quella nuova famiglia della quale avrebbero fatto
parte nel corso dei secoli quanti sarebbero stati pronti a «compiere la
volontà di Dio» (cfr Mc 3, 32-35). Dopo l'Ascensione, per effetto
del dono dello Spirito, si costituì intorno agli Apostoli una comunità
fraterna raccolta nella lode di Dio e in una concreta esperienza di
comunione (cfr At 2, 42-47; 4, 32-35). La vita di tale comunità e,
più ancora, l'esperienza di piena condivisione con Cristo vissuta dai
Dodici, sono state costantemente il modello a cui la Chiesa si è
ispirata, quando ha voluto rivivere il fervore delle origini e
riprendere con rinnovato vigore evangelico il suo cammino nella storia.n
realtà, la Chiesa è essenzialmente mistero di comunione, «popolo
adunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».La vita
fraterna intende rispecchiare la profondità e la ricchezza di tale
mistero, configurandosi come spazio umano abitato dalla Trinità, che
estende così nella storia i doni della comunione propri delle tre Persone
divine. Molti sono, nella vita ecclesiale, gli ambiti e le modalità in
cui s'esprime la comunione fraterna. La vita consacrata ha sicuramente il
merito di aver efficacemente contribuito a tener viva nella Chiesa
l'esigenza della fraternità come confessione della Trinità. Con la
costante promozione dell'amore fraterno anche nella forma della vita
comune, essa ha rivelato che la partecipazione alla comunione
trinitaria può cambiare i rapporti umani, creando un nuovo tipo di
solidarietà. In questo modo essa addita agli uomini sia la bellezza della
comunione fraterna, sia le vie che ad essa concretamente conducono. Le
persone consacrate, infatti, vivono «per» Dio e «di» Dio, e proprio
per questo possono confessare la potenza dell'azione riconciliatrice della
grazia, che abbatte i dinamismi disgregatori presenti nel cuore dell'uomo
e nei rapporti sociali.
Vita fraterna nell'amore
42. La vita fraterna, intesa come vita condivisa nell'amore, è
segno eloquente della comunione ecclesiale. Essa viene coltivata con
particolare cura dagli Istituti religiosi e dalle Società di vita
apostolica, ove acquista speciale significato la vita in comunità.Ma la
dimensione della comunione fraterna non è estranea né agli Istituti
Secolari né alle stesse forme individuali di vita consacrata. Gli
eremiti, nella profondità della loro solitudine, non solo non si
sottraggono alla comunione ecclesiale, ma la servono con il loro specifico
carisma contemplativo; le vergini consacrate nel secolo attuano la loro
consacrazione in uno speciale rapporto di comunione con la Chiesa
particolare e universale. Similmente le vedove e i vedovi consacrati.Tutte
queste persone, in attuazione del discepolato evangelico, si impegnano a
vivere il «comandamento nuovo» del Signore, amandosi gli uni gli altri
come Egli ci ha amati (cfr Gv 13, 34). L'amore ha portato Cristo al
dono di sé fino al sacrificio supremo della Croce. Anche tra i suoi
discepoli non c'è unità vera senza questo amore reciproco
incondizionato, che esige disponibilità al servizio senza risparmio
di energie, prontezza ad accogliere l'altro così com'è senza «giudicarlo»
(cfr Mt 7, 1-2), capacità di perdonare anche «settanta volte
sette» (Mt 18, 22). Per le persone consacrate, rese «un cuore
solo e un'anima sola» (At 4, 32) da questo amore riversato nei
cuori dallo Spirito Santo (cfr Rm 5, 5), diventa un'esigenza
interiore porre tutto in comune: beni materiali ed esperienze
spirituali, talenti e ispirazioni, così come ideali apostolici e servizio
caritativo: «Nella vita comunitaria l'energia dello Spirito che è in uno
passa contemporaneamente a tutti. Qui non solo si fruisce del proprio
dono, ma lo si moltiplica nel farne parte ad altri e si gode del frutto
del dono altrui come del proprio».ella vita di comunità, poi, deve farsi
in qualche modo tangibile che la comunione fraterna, prima d'essere
strumento per una determinata missione, è spazio teologale in cui
si può sperimentare la mistica presenza del Signore risorto (cfr Mt
18, 20).Questo avviene grazie all'amore reciproco di quanti compongono la
comunità, un amore alimentato dalla Parola e dall'Eucaristia, purificato
nel Sacramento della Riconciliazione, sostenuto dall'implorazione
dell'unità, speciale dono dello Spirito per coloro che si pongono in
obbediente ascolto del Vangelo. E proprio Lui, lo Spirito, ad introdurre
l'anima alla comunione col Padre e con il Figlio suo Gesù Cristo (cfr 1
Gv 1, 3), comunione nella quale è la sorgente della vita fraterna.
Dallo Spirito le comunità di vita consacrata sono guidate
nell'adempimento della loro missione di servizio alla Chiesa e all'intera
umanità, secondo la propria ispirazione originaria.In questa prospettiva,
particolare importanza rivestono i «Capitoli» (o riunioni analoghe), sia
particolari che generali, nelle quali ogni Istituto è chiamato ad
eleggere i Superiori o le Superiore secondo le norme stabilite dalle
proprie Costituzioni, e a discernere, alla luce dello Spirito, le modalità
adeguate per custodire e rendere attuale, nelle diverse situazioni
storiche e culturali, il proprio carisma ed il proprio patrimonio
spirituale.
Il compito dell'autorità
43. Nella vita consacrata la funzione dei Superiori e delle
Superiore, anche locali, ha sempre avuto una grande importanza sia per
la vita spirituale che per la missione. In questi anni di ricerche e di
mutamenti si è talvolta sentita la necessità di una revisione di questo
ufficio. Ma occorre riconoscere che chi esercita l'autorità non può
abdicare al suo compito di primo responsabile della comunità, quale
guida dei fratelli e delle sorelle nel cammino spirituale e apostolico.Non
è facile, in ambienti fortemente segnati dall'individualismo, far
riconoscere ed accogliere la funzione che l'autorità svolge a vantaggio
di tutti. Si deve, però, riaffermare l'importanza di questo compito, che
si rivela necessario proprio per consolidare la comunione fraterna e non
vanificare l'obbedienza professata. Se l'autorità deve essere prima di
tutto fraterna e spirituale e se, di conseguenza, chi ne è rivestito deve
saper coinvolgere mediante il dialogo i confratelli e le consorelle nel
processo decisionale, conviene tuttavia ricordare che tocca all'autorità
l'ultima parola, e ad essa compete poi di far rispettare le decisioni
prese.
Il ruolo delle persone anziane
44. La cura degli anziani e degli ammalati ha una parte rilevante
nella vita fraterna, specie in un momento come questo, in cui in alcune
regioni del mondo aumenta il numero delle persone consacrate che sono
ormai avanti negli anni. L'attenzione premurosa che esse meritano non
risponde solo a un preciso dovere di carità e di riconoscenza, ma è
anche espressione della consapevolezza che la loro testimonianza giova
molto alla Chiesa e agli Istituti e che la loro missione resta valida e
meritoria, anche quando per motivi di età o di infermità hanno dovuto
abbandonare la loro attività specifica. Essi hanno certamente molto da
dare in saggezza ed esperienza alla comunità, se questa sa stare loro
vicino con attenzione e capacità di ascolto.In realtà la missione
apostolica, prima che nell'azione, consiste nella testimonianza della
propria dedizione piena alla volontà salvifica del Signore, una dedizione
che si alimenta alle fonti dell'orazione e della penitenza. Molti sono,
pertanto, i modi in cui gli anziani sono chiamati a vivere la loro
vocazione: la preghiera assidua, la paziente accettazione della propria
condizione, la disponibilità per il servizio di direttore spirituale, di
confessore, di guida nella preghiera.
Ad immagine della comunità apostolica
45. La vita fraterna svolge un ruolo fondamentale nel cammino
spirituale delle persone consacrate, sia per il loro costante rinnovamento
che per il pieno compimento della loro missione nel mondo: lo si deduce
dalle motivazioni teologiche che ne stanno alla base, e se ne ha ampia
conferma dalla stessa esperienza. Esorto pertanto i consacrati e le
consacrate a coltivarla con impegno, seguendo l'esempio dei primi
cristiani di Gerusalemme, che erano assidui nell'ascolto dell'insegnamento
degli Apostoli, nella preghiera comune, nella partecipazione
all'Eucaristia, nella condivisione dei beni di natura e di grazia (cfr At
2, 42-47). Esorto soprattutto i religiosi, le religiose e i membri delle
Società di vita apostolica a vivere senza riserve l'amore vicendevole,
esprimendolo nelle modalità consone alla natura di ciascun Istituto,
perché ogni comunità si manifesti come segno luminoso della nuova
Gerusalemme, «dimora di Dio con gli uomini» (Ap 21, 3).La Chiesa
tutta, infatti, conta molto sulla testimonianza di comunità ricche «di
gioia e di Spirito Santo» (At 13, 52). Essa desidera additare al
mondo l'esempio di comunità nelle quali l'attenzione reciproca aiuta a
superare la solitudine, la comunicazione spinge tutti a sentirsi
corresponsabili, il perdono rimargina le ferite, rafforzando in ciascuno
il proposito della comunione. In comunità di questo tipo, la natura del
carisma dirige le energie, sostiene la fedeltà ed orienta il lavoro
apostolico di tutti verso l'unica missione. Per presentare all'umanità di
oggi il suo vero volto, la Chiesa ha urgente bisogno di simili comunità
fraterne, le quali con la loro stessa esistenza costituiscono un
contributo alla nuova evangelizzazione, poiché mostrano in modo concreto
i frutti del «comandamento nuovo».
Sentire cum Ecclesia
46. Un grande compito è affidato alla vita consacrata anche alla
luce della dottrina sulla Chiesa-comunione, con tanto vigore proposta dal
Concilio Vaticano II. Alle persone consacrate si chiede di essere davvero
esperte di comunione e di praticarne la spiritualità,come «testimoni e
artefici di quel “progetto di comunione” che sta al vertice della
storia dell'uomo secondo Dio».Il senso della comunione ecclesiale,
sviluppandosi in spiritualità di comunione, promuove un modo di
pensare, parlare ed agire che fa crescere in profondità e in estensione
la Chiesa. La vita di comunione, infatti, «diventa un segno per il
mondo e una forza attrattiva che conduce a credere in Cristo [...].
In tal modo la comunione si apre alla missione, si fa essa stessa
missione», anzi «la comunione genera comunione e si configura
essenzialmente come comunione missionaria».ei fondatori e nelle
fondatrici appare sempre vivo il senso della Chiesa, che si
manifesta nella loro partecipazione piena alla vita ecclesiale in tutte le
sue dimensioni e nella pronta obbedienza ai Pastori, specialmente al
Romano Pontefice. In questo orizzonte di amore verso la Santa Chiesa, «colonna
e sostegno della verità» (1 Tm 3, 15), ben si comprendono la
devozione di Francesco d'Assisi per «il Signor Papa»,l'intraprendenza
filiale di Caterina da Siena verso colui che ella chiama «dolce Cristo in
terra»,l'obbedienza apostolica e il sentire cum Ecclesiadi Ignazio
di Loyola, la gioiosa professione di fede di Teresa di Gesù: «Sono
figlia della Chiesa».Si comprende anche l'anelito di Teresa di Lisieux:
«Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore».Simili
testimonianze sono rappresentative della piena comunione ecclesiale che
santi e sante, fondatori e fondatrici, hanno condiviso in epoche e
circostanze fra loro diverse e spesso molto difficili. Sono esempi ai
quali le persone consacrate devono fare costante riferimento, per
resistere alle spinte centrifughe e disgregatrici, oggi particolarmente
attive. Un aspetto qualificante di questa comunione ecclesiale è
l'adesione di mente e di cuore al magistero dei Vescovi, che va vissuta
con lealtà e testimoniata con chiarezza davanti al Popolo di Dio da parte
di tutte le persone consacrate, particolarmente da quelle impegnate nella
ricerca teologica e nell'insegnamento, nelle pubblicazioni, nella
catechesi, nell'uso dei mezzi di comunicazione sociale.Poiché le persone
consacrate occupano un posto speciale nella Chiesa, il loro atteggiamento
a questo proposito ha grande rilievo per l'intero Popolo di Dio. Dalla
loro testimonianza di amore filiale trae forza ed incisività la loro
azione apostolica che, nel quadro della missione profetica di tutti i
battezzati, si qualifica in genere per compiti di speciale collaborazione
con l'ordine gerarchico.In questo modo, con la ricchezza dei loro carismi
essi danno uno specifico contributo, perché la Chiesa realizzi sempre più
profondamente la sua natura di sacramento «dell'intima unione con Dio e
dell'unità di tutto il genere umano».
La fraternità nella Chiesa universale
47. Le persone consacrate sono chiamate ad essere fermento di
comunione missionaria nella Chiesa universale per il fatto stesso che i
molteplici carismi dei rispettivi Istituti sono donati dallo Spirito Santo
in vista del bene dell'intero Corpo mistico, alla cui edificazione essi
devono servire (cfr 1 Cor 12, 4-11). Significativamente «la via
migliore» (1 Cor 12, 31), la realtà «di tutte più grande» (1
Cor 13, 13), secondo la parola dell'Apostolo, è la carità, che
armonizza tutte le diversità e a tutti infonde la forza del mutuo
sostegno nello slancio apostolico. Proprio a questo tende il peculiare
vincolo di comunione, che le varie forme di vita consacrata e le
Società di vita apostolica hanno con il Successore di Pietro nel suo
ministero di unità e di universalità missionaria. La storia della
spiritualità illustra ampiamente questo vincolo, mostrandone la
provvidenziale funzione a garanzia sia dell'identità propria della vita
consacrata che dell'espansione missionaria del Vangelo. La vigorosa
diffusione dell'annuncio evangelico, come pure il saldo radicamento della
Chiesa in tante regioni del mondo e la primavera cristiana che oggi si
registra nelle giovani Chiese, sarebbero impensabili — come i Padri
sinodali hanno osservato — senza il contributo di tanti Istituti di vita
consacrata e Società di vita apostolica. Essi hanno mantenuto salda lungo
i secoli la comunione con i Successori di Pietro, i quali hanno trovato in
loro prontezza generosa nel dedicarsi alla missione con una disponibilità
che, all'occorrenza, ha saputo spingersi fino all'eroismo.Emerge così il
carattere di universalità e di comunione, che è proprio degli
Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica. Per la
connotazione sovradiocesana radicata nel loro speciale rapporto col
ministero petrino, essi sono anche al servizio della collaborazione fra le
diverse Chiese particolari,tra le quali possono efficacemente promuovere
lo «scambio di doni», contribuendo ad una inculturazione del Vangelo che
purifichi, valorizzi ed assuma le ricchezze delle culture di tutti i
popoli. Anche oggi la fioritura nelle giovani Chiese di vocazioni alla
vita consacrata manifesta la capacità che questa possiede di esprimere
nell'unità cattolica le istanze dei vari popoli e culture.
La vita consacrata e la Chiesa particolare
48. Un ruolo significativo spetta alle persone consacrate anche all'interno
delle Chiese particolari. E questo un aspetto che, partendo dalla
dottrina conciliare sulla Chiesa come comunione e mistero e sulle Chiese
particolari come porzione del Popolo di Dio nelle quali «è veramente
presente e agisce la Chiesa di Cristo una, santa, cattolica e apostolica»,è
stato approfondito e codificato in vari documenti successivi. Alla luce di
questi testi appare in tutta evidenza il fondamentale rilievo che la
collaborazione delle persone consacrate con i Vescovi riveste per
l'armonioso sviluppo della pastorale diocesana. Molto possono contribuire
i carismi della vita consacrata all'edificazione della carità nella
Chiesa particolare.Le varie forme in cui vengono vissuti i consigli
evangelici, infatti, sono espressione e frutto di doni spirituali ricevuti
da fondatori e fondatrici e, come tali, costituiscono una «esperienza
dello Spirito, trasmessa ai propri discepoli per essere da questi
vissuta, custodita, approfondita e costantemente sviluppata in sintonia
con il Corpo di Cristo in perenne crescita».L'indole propria di ciascun
Istituto comporta uno stile particolare di santificazione e di apostolato,
che tende a consolidarsi in una determinata tradizione, caratterizzata da
elementi oggettivi.Per questo la Chiesa ha cura che gli Istituti crescano
e si sviluppino secondo lo spirito dei fondatori e delle fondatrici e le
loro sane tradizioni.i conseguenza, è riconosciuta ai singoli Istituti
una giusta autonomia , grazie alla quale essi possono valersi di
una propria disciplina e conservare integro il loro patrimonio spirituale
ed apostolico. E compito degli Ordinari dei luoghi conservare e tutelare
tale autonomia.Pertanto ai Vescovi è chiesto di accogliere e stimare i
carismi della vita consacrata, dando loro spazio nei progetti della
pastorale diocesana. Una particolare premura devono avere per gli Istituti
di diritto diocesano, che sono affidati alla cura speciale del Vescovo del
luogo. Una diocesi che restasse senza vita consacrata, oltre a perdere
tanti doni spirituali, appropriati luoghi di ricerca di Dio, specifiche
attività apostoliche e metodologie pastorali, rischierebbe di trovarsi
grandemente indebolita in quello spirito missionario che è proprio della
maggioranza degli Istituti.E pertanto doveroso corrispondere al dono della
vita consacrata, che lo Spirito suscita nella Chiesa particolare,
accogliendolo generosamente con rendimento di grazie.
Una feconda e ordinata comunione ecclesiale
49. Il Vescovo è padre e pastore dell'intera Chiesa particolare.
A lui compete di riconoscere e rispettare i singoli carismi, di
promuoverli e coordinarli. Nella sua carità pastorale accoglierà
pertanto il carisma della vita consacrata come grazia che non riguarda
soltanto un Istituto, ma rifluisce a vantaggio di tutta la Chiesa. Cercherà
così di sostenere ed aiutare le persone consacrate, affinché, in
comunione con la Chiesa, si aprano a prospettive spirituali e pastorali
corrispondenti alle esigenze del nostro tempo, in fedeltà all'ispirazione
fondazionale. Da parte loro, le persone di vita consacrata non mancheranno
di offrire generosamente la loro collaborazione alla Chiesa particolare
secondo le proprie forze e nel rispetto del proprio carisma, operando
in piena comunione col Vescovo nell'ambito della evangelizzazione,
della catechesi, della vita delle parrocchie.Giova ricordare che, nel
coordinare il servizio alla Chiesa universale con quello alla Chiesa
particolare, gli Istituti non possono invocare la legittima autonomia e la
stessa esenzione, di cui molti di loro godono,per giustificare scelte che
di fatto contrastano con le esigenze di organica comunione poste da una
sana vita ecclesiale. Occorre invece che le iniziative pastorali delle
persone consacrate siano decise ed attuate sulla base di un dialogo
cordiale e aperto tra Vescovi e Superiori dei vari Istituti. La speciale
attenzione da parte dei Vescovi alla vocazione e missione degli Istituti e
il rispetto, da parte di questi, del ministero dei Vescovi, con la pronta
accoglienza delle loro concrete indicazioni pastorali per la vita
diocesana, rappresentano due forme intimamente connesse di quell'unica
carità ecclesiale che impegna tutti al servizio della comunione organica
— carismatica e insieme gerarchicamente strutturata — dell'intero
Popolo di Dio.
Un costante dialogo animato dalla carità
50. Per promuovere la reciproca conoscenza, presupposto necessario
di una fattiva cooperazione soprattutto in ambito pastorale, è quanto mai
opportuno un costante dialogo di Superiori e Superiore degli
Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica con i
Vescovi. Grazie a questi abituali contatti, Superiori e Superiore potranno
informare i Vescovi circa le iniziative apostoliche che intendono avviare
nelle loro diocesi, per giungere con essi ai necessari accordi operativi.
Allo stesso modo, conviene che persone delegate dalle Conferenze dei
Superiori e delle Superiore maggiori siano invitate ad assistere alle
assemblee delle Conferenze dei Vescovi e che, viceversa, delegati delle
Conferenze episcopali vengano invitati alle Conferenze dei Superiori e
delle Superiore maggiori, secondo modalità da determinare. In questa
prospettiva sarà di grande giovamento che, ove ancora non ci fossero,
siano costituite e rese operanti, a livello nazionale, commissioni
miste di Vescovi e Superiori e Superiore maggioriche esaminino insieme
i problemi di comune interesse. Alla miglior conoscenza reciproca
contribuirà pure l'inserimento della teologia e della spiritualità della
vita consacrata nel piano di studi teologici dei presbiteri diocesani,
come pure la previsione, nella formazione delle persone consacrate, di una
adeguata trattazione della teologia della Chiesa particolare e della
spiritualità del clero diocesano. infine consolante ricordare che, al
Sinodo, non solo sono stati numerosi gli interventi circa la dottrina
della comunione, ma grande è stata anche la soddisfazione per
l'esperienza di dialogo vissuta, in un clima di reciproca fiducia ed
apertura, tra i Vescovi e i religiosi e le religiose presenti. Ciò ha
suscitato il desiderio che «tale esperienza spirituale di comunione e
collaborazione si estenda a tutta la Chiesa» anche dopo il Sinodo.E
auspicio che faccio mio per la crescita in tutti della mentalità e della
spiritualità di comunione.
La fraternità in un mondo diviso e ingiusto
51. La Chiesa affida alle comunità di vita consacrata il
particolare compito di far crescere la spiritualità della comunione
prima di tutto al proprio interno e poi nella stessa comunità ecclesiale
ed oltre i suoi confini, aprendo o riaprendo costantemente il dialogo
della carità, soprattutto dove il mondo di oggi è lacerato dall'odio
etnico o da follie omicide. Collocate nelle diverse società del nostro
pianeta — società percorse spesso da passioni e da interessi
contrastanti, desiderose di unità ma incerte sulle vie da prendere — le
comunità di vita consacrata, nelle quali si incontrano come fratelli e
sorelle persone di differenti età, lingue e culture, si pongono come segno
di un dialogo sempre possibile e di una comunione capace di
armonizzare le diversità.Le comunità di vita consacrata sono mandate ad
annunziare, con la testimonianza della loro vita, il valore della
fraternità cristiana e la forza trasformante della Buona Novella,che fa
riconoscere tutti come figli di Dio e spinge all'amore oblativo verso
tutti, specialmente verso gli ultimi. Queste comunità sono luoghi di
speranza e di scoperta delle Beatitudini, luoghi nei quali l'amore,
attingendo alla preghiera, sorgente della comunione, è chiamato a
diventare logica di vita e fonte di gioia. Soprattutto gli Istituti
internazionali, in quest'epoca caratterizzata dalla mondializzazione dei
problemi e insieme dal ritorno degli idoli del nazionalismo, hanno il
compito di tener vivo e di testimoniare il senso della comunione tra i
popoli, le razze, le culture. In un clima di fraternità, l'apertura alla
dimensione mondiale dei problemi non soffocherà le ricchezze particolari,
né l'affermazione di una particolarità creerà contrasto con le altre né
con l'unità. Gli Istituti internazionali possono fare questo con
efficacia, dovendo essi stessi affrontare creativamente la sfida dell'inculturazione
e conservare nello stesso tempo la loro identità.
Comunione fra i diversi Istituti
52. Il fraterno rapporto spirituale e la mutua collaborazione fra
i diversi Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica sono
sostenuti e alimentati dal senso ecclesiale di comunione. Persone che sono
fra loro unite dal comune impegno della sequela di Cristo ed animate dal
medesimo Spirito non possono non manifestare visibilmente, come tralci
dell'unica Vite, la pienezza del Vangelo dell'amore. Memori dell'amicizia
spirituale, che spesso ha legato sulla terra i diversi fondatori e
fondatrici, esse, restando fedeli all'indole del proprio Istituto, sono
chiamate ad esprimere un'esemplare fraternità, che sia di stimolo alle
altre componenti ecclesiali nel quotidiano impegno di testimonianza al
Vangelo.Sono sempre attuali le parole di san Bernardo, a proposito dei
diversi Ordini religiosi: «Io li ammiro tutti. Appartengo ad uno di essi
con l'osservanza, ma a tutti nella carità. Abbiamo bisogno tutti gli uni
degli altri: il bene spirituale che io non ho e non possiedo, lo ricevo
dagli altri [...]. In questo esilio, la Chiesa è ancora in cammino e, se
posso dire così, plurale: è una pluralità unica e una unità plurale. E
tutte le nostre diversità, che manifestano la ricchezza dei doni di Dio,
sussisteranno nell'unica casa del Padre, che comporta tante dimore. Adesso
c'è divisione di grazie: allora ci sarà distinzione di glorie. L'unità,
sia qui che là, consiste in una medesima carità».
Organismi di coordinamento
53. Un notevole contributo alla comunione può essere dato dalle
Conferenze dei Superiori e delle Superiore maggiori e dalle Conferenze
degli Istituti secolari. Incoraggiati e regolamentati dal Concilio
Vaticano IIe da documenti successivi,questi organismi hanno per scopo
principale la promozione della vita consacrata inserita nella compagine
della missione ecclesiale.Per loro tramite, gli Istituti esprimono la
comunione tra loro e cercano i mezzi per rafforzarla, nel rispetto e nella
valorizzazione delle specificità dei vari carismi, nei quali si
rispecchiano il mistero della Chiesa e la multiforme sapienza di
Dio.Incoraggio gli Istituti di vita consacrata a collaborare tra di loro,
specie in quei Paesi dove, per particolari difficoltà, può essere forte
la tentazione di ripiegarsi su di sé, a danno della stessa vita
consacrata e della Chiesa. Occorre invece che si aiutino a vicenda nel
cercare di capire il disegno di Dio nell'attuale travaglio della storia,
per meglio rispondervi con iniziative apostoliche adeguate.In questo
orizzonte di comunione aperto alle sfide del nostro tempo, i Superiori e
le Superiore, «operando in sintonia con l'episcopato», cerchino di «usufruire
dell'opera dei migliori collaboratori di ciascun Istituto e offrire
servizi che non solo aiutino a superare eventuali limiti, ma creino uno
stile valido di formazione alla vita consacrata».sorto le Conferenze dei
Superiori e delle Superiore maggiori e le Conferenze degli Istituti
Secolari a curare anche frequenti e regolari contatti con la Congregazione
per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, come
manifestazione della loro comunione con la Santa Sede. Un rapporto attivo
e fiducioso dovrà pure essere intrattenuto con le Conferenze episcopali
dei singoli Paesi. Nello spirito del documento Mutuae relationes,
sarà conveniente che tale rapporto assuma una forma stabile, così da
rendere possibile il costante e tempestivo coordinamento delle iniziative
via via emergenti. Se tutto questo sarà attuato con perseveranza e
spirito di fedele adesione alle direttive del Magistero, gli organismi di
collegamento e di comunione si riveleranno particolarmente utili per
trovare soluzioni che evitino incomprensioni e tensioni sul piano sia
teorico che pratico;in questo modo saranno di sostegno non solo alla
crescita della comunione tra gli Istituti di vita consacrata e i Vescovi,
ma anche allo svolgimento della stessa missione delle Chiese particolari.
Comunione e collaborazione con i laici
54. Uno dei frutti della dottrina della Chiesa come comunione, in
questi anni, è stata la presa di coscienza che le sue varie componenti
possono e devono unire le loro forze, in atteggiamento di collaborazione e
di scambio di doni, per partecipare più efficacemente alla missione
ecclesiale. Ciò contribuisce a dare un'immagine più articolata e
completa della Chiesa stessa, oltre che a rendere più efficace la
risposta alle grandi sfide del nostro tempo, grazie all'apporto corale dei
diversi doni.I rapporti con i laici, nel caso di Istituti monastici e
contemplativi, si configurano come una relazione prevalentemente
spirituale, mentre per gli Istituti impegnati sul versante dell'apostolato
si traducono anche in forme di collaborazione pastorale. I membri poi
degli Istituti secolari, laici o chierici, entrano in rapporto con gli
altri fedeli nelle forme ordinarie della vita quotidiana. Oggi non pochi
Istituti, spesso in forza delle nuove situazioni, sono pervenuti alla
convinzione che il loro carisma può essere condiviso con i laici.
Questi vengono perciò invitati a partecipare in modo più intenso alla
spiritualità e alla missione dell'Istituto medesimo. Si può dire che,
sulla scia di esperienze storiche come quella dei diversi Ordini secolari
o Terz'Ordini, è iniziato un nuovo capitolo, ricco di speranze, nella
storia delle relazioni tra le persone consacrate e il laicato.
Per un rinnovato dinamismo spirituale ed apostolico
55. Questi nuovi percorsi di comunione e di collaborazione
meritano di essere incoraggiati per diversi motivi. Potrà infatti
derivarne, innanzitutto, un'irradiazione di operosa spiritualità al di là
delle frontiere dell'Istituto, che conterà così su nuove energie, anche
per assicurare alla Chiesa la continuità di certe sue forme tipiche di
servizio. Un'altra conseguenza positiva potrà poi essere l'agevolazione
di una più intensa sinergia tra persone consacrate e laici in ordine alla
missione: mossi dagli esempi di santità delle persone consacrate, i laici
saranno introdotti all'esperienza diretta dello spirito dei consigli
evangelici, e saranno così incoraggiati a vivere e a testimoniare lo
spirito delle Beatitudini, in vista della trasformazione del mondo secondo
il cuore di Dio.a partecipazione dei laici non raramente porta inattesi e
fecondi approfondimenti di alcuni aspetti del carisma, ridestandone
un'interpretazione più spirituale e spingendo a trarne indicazioni per
nuovi dinamismi apostolici. In qualunque attività o ministero siano
impegnate, le persone consacrate ricorderanno, pertanto, di dover essere
innanzitutto guide esperte di vita spirituale, e coltiveranno in questa
prospettiva «il talento più prezioso: lo spirito».A loro volta i laici
offrano alle famiglie religiose il prezioso contributo della loro
secolarità e del loro specifico servizio.
Laici volontari e associati
56. Una espressione significativa di partecipazione laicale alle
ricchezze della vita consacrata è l'adesione di fedeli laici ai vari
Istituti nella nuova forma dei cosiddetti membri associati o, secondo le
esigenze presenti in alcuni contesti culturali, di persone che
condividono, per un certo periodo di tempo, la vita comunitaria e la
particolare dedizione contemplativa o apostolica dell'Istituto, sempre che
ovviamente l'identità della sua vita interna non ne patisca danno. giusto
circondare di grande stima il volontariato che attinge alle ricchezze
della vita consacrata; occorre però curarne la formazione, affinché i
volontari, oltre alla competenza, abbiano sempre profonde motivazioni
soprannaturali nei loro propositi e vivo senso comunitario ed ecclesiale
nei loro progetti.E da tener presente poi che iniziative nelle quali siano
coinvolti laici anche a livello decisionale, per essere considerate opera
di un determinato Istituto, devono perseguirne i fini ed essere attuate
sotto la sua responsabilità. Perciò, se dei laici ne assumono la
direzione, essi risponderanno di tale conduzione ai Superiori e Superiore
competenti. E opportuno che tutto questo sia vagliato e regolato da
apposite direttive dei singoli Istituti, approvate dall'Autorità
Superiore, in cui siano previste le rispettive competenze dell'Istituto
stesso, delle comunità, dei membri associati o dei volontari.Le persone
consacrate, inviate dai loro Superiori e Superiore e restando alle loro
dipendenze, possono essere presenti con specifiche forme di
collaborazione in iniziative laicali, particolarmente in
organizzazioni ed istituzioni che si interessano dell'emarginazione e
hanno lo scopo di alleviare la sofferenza umana. Tale collaborazione, se
è animata e sostenuta da una chiara e forte identità cristiana ed è
rispettosa dell'indole propria della vita consacrata, può far brillare la
forza illuminante del Vangelo nelle situazioni più oscure dell'esistenza
umana.In questi anni, non poche persone consacrate sono entrate in
qualcuno dei movimenti ecclesiali sviluppatisi nel nostro tempo. Da
tali esperienze gli interessati traggono in genere beneficio, specialmente
sul piano del rinnovamento spirituale. Tuttavia non si può negare che, in
alcuni casi, ciò generi disagi e disorientamento a livello personale e
comunitario, specialmente quando queste esperienze entrano in conflitto
con le esigenze della vita comune e della spiritualità dell'Istituto.
Occorrerà pertanto curare che l'adesione ai movimenti ecclesiali avvenga
nel rispetto del carisma e della disciplina del proprio Istituto,col
consenso dei Superiori e delle Superiore e nella piena disponibilità ad
accoglierne le decisioni.
La dignità e il ruolo della donna consacrata
57. La Chiesa rivela pienamente la sua multiforme ricchezza
spirituale quando, superate le discriminazioni, accoglie come una vera
benedizione i doni da Dio riversati sia negli uomini che nelle donne,
tutti valorizzando nella loro pari dignità. Le donne consacrate sono
chiamate in modo tutto speciale ad essere, attraverso la loro dedizione
vissuta in pienezza e con gioia, un segno della tenerezza di Dio verso
il genere umano ed una testimonianza particolare del mistero della
Chiesa che è vergine, sposa e madre.Tale loro missione non ha mancato di
manifestarsi al Sinodo, al quale hanno partecipato numerose, potendo far
sentire la loro voce, che è stata ascoltata ed apprezzata da tutti.
Grazie anche ai loro contributi sono emerse utili indicazioni per la vita
della Chiesa e per la sua missione evangelizzatrice. Certo, non si può
non riconoscere la fondatezza di molte rivendicazioni concernenti la
posizione della donna in diversi ambiti sociali ed ecclesiali. Ugualmente
è doveroso rilevare che la nuova coscienza femminile aiuta anche gli
uomini a rivedere i loro schemi mentali, il loro modo di autocomprendersi,
di collocarsi nella storia e di interpretarla, di organizzare la vita
sociale, politica, economica, religiosa, ecclesiale.La Chiesa, che ha
ricevuto da Cristo un messaggio di liberazione, ha la missione di
diffonderlo profeticamente, promuovendo mentalità e condotta conformi
alle intenzioni del Signore. In questo contesto la donna consacrata, a
partire dalla sua esperienza di Chiesa e di donna nella Chiesa, può
contribuire ad eliminare certe visioni unilaterali, che non manifestano il
pieno riconoscimento della sua dignità, del suo apporto specifico alla
vita e all'azione pastorale e missionaria della Chiesa. Per questo è
legittimo che la donna consacrata aspiri a veder riconosciuta più
chiaramente la sua identità, la sua capacità, la sua missione, la sua
responsabilità sia nella coscienza ecclesiale che nella vita
quotidiana.Anche il futuro della nuova evangelizzazione, come del resto di
tutte le altre forme di azione missionaria, è impensabile senza un
rinnovato contributo delle donne, specialmente delle donne consacrate.
Nuove prospettive di presenza e di azione
58. E, pertanto, urgente compiere alcuni passi concreti, a partire
dall'apertura alle donne di spazi di partecipazione in vari settori
e a tutti i livelli, anche nei processi di elaborazione delle decisioni,
soprattutto in ciò che le riguarda.E necessario anche che la formazione
delle donne consacrate, non meno di quella degli uomini, sia adeguata alle
nuove urgenze e preveda tempo sufficiente e valide opportunità
istituzionali per un'educazione sistematica, estesa a tutti i campi, da
quello teologico-pastorale a quello professionale. La formazione pastorale
e catechetica, sempre importante, assume particolare rilievo in vista
della nuova evangelizzazione, che richiede anche dalle donne nuove forme
di partecipazione.Si può ritenere che l'approfondimento formativo, mentre
aiuterà la donna consacrata a comprendere meglio i propri doni, non
mancherà di stimolare la necessaria reciprocità all'interno della
Chiesa. Anche nel campo della riflessione teologica, culturale e
spirituale ci si attende molto dal genio della donna in ciò che riguarda
non solo la specificità della vita consacrata femminile, ma anche
l'intelligenza della fede in tutte le sue espressioni. A questo proposito,
quanto deve la storia della spiritualità a sante come Teresa di Gesù e
Caterina da Siena, le prime due donne insignite del titolo di Dottore
della Chiesa, e a tante altre mistiche per quanto concerne l'esplorazione
del mistero di Dio e l'analisi della sua azione nel credente! La Chiesa
conta molto sulle donne consacrate per un contributo originale nella
promozione della dottrina, dei costumi, della stessa vita familiare e
sociale, specialmente in ciò che attiene alla dignità della donna e al
rispetto della vita umana.Infatti, «le donne hanno uno spazio di
pensiero e di azione singolare e forse determinante: tocca a loro di farsi
promotrici di un “nuovo femminismo” che, senza cadere nella tentazione
di rincorrere modelli “maschilisti', sappia riconoscere ed esprimere il
vero genio femminile in tutte le manifestazioni della convivenza civile,
operando per il superamento di ogni forma di discriminazione, di violenza
e di sfruttamento».'è motivo di sperare che da un più profondo
riconoscimento della missione della donna, la vita consacrata femminile
tragga una sempre maggiore consapevolezza del proprio ruolo e
un'accresciuta dedizione alla causa del Regno di Dio. Ciò potrà tradursi
in molteplici opere, quali l'impegno per l'evangelizzazione, l'attività
educativa, la partecipazione nella formazione dei futuri sacerdoti e delle
persone consacrate, l'animazione della comunità cristiana,
l'accompagnamento spirituale, la promozione dei fondamentali beni della
vita e della pace. Alle donne consacrate e alla loro straordinaria capacità
di dedizione esprimo ancora una volta l'ammirata riconoscenza della Chiesa
intera, che le sostiene perché vivano in pienezza e con gioia la loro
vocazione e si sentano interpellate dall'alto compito di aiutare a formare
la donna di oggi.
II. CONTINUITÀ NELL'OPERA DELLO SPIRITO SANTO:FEDELTÀ NELLA
NOVITÀ
Le monache di clausura
59. Particolare attenzione meritano la vita monastica femminile e
la clausura delle monache, per l'altissima stima che la comunità
cristiana nutre verso questo genere di vita, segno dell'unione
esclusiva della Chiesa-Sposa con il suo Signore, sommamente amato. In
effetti, la vita delle monache di clausura, impegnate in modo precipuo
nella preghiera, nell'ascesi e nel fervido progresso della vita
spirituale, «non è altro che un tendere alla Gerusalemme celeste,
un'anticipazione della Chiesa escatologica, fissa nel possesso e nella
contemplazione di Dio».Alla luce di questa vocazione e missione
ecclesiale, la clausura risponde all'esigenza, avvertita come prioritaria,
di stare con il Signore. Scegliendo uno spazio circoscritto come
luogo di vita, le claustrali partecipano all'annientamento di Cristo,
mediante una povertà radicale che si esprime nella rinuncia non solo alle
cose, ma anche allo «spazio», ai contatti, a tanti beni del creato.
Questo modo particolare di donare il «corpo» le immette più
sensibilmente nel mistero eucaristico. Esse si offrono con Gesù per la
salvezza del mondo. La loro offerta, oltre all'aspetto di sacrificio e di
espiazione, acquista anche quello di rendimento di grazie al Padre, nella
partecipazione all'azione di grazie del Figlio diletto.Radicata in questa
tensione spirituale, la clausura non è solo un mezzo ascetico di immenso
valore, ma un modo di vivere la Pasqua di Cristo.Da esperienza di
«morte» essa diventa sovrabbondanza di «vita», ponendosi come gioioso
annuncio e anticipazione profetica della possibilità offerta ad ogni
persona e all'umanità intera di vivere unicamente per Dio, in Cristo Gesù
(cfr Rm 6, 11). La clausura evoca dunque quella cella del cuore
in cui ciascuno è chiamato a vivere l'unione con il Signore. Accolta come
dono e scelta come libera risposta di amore, essa è il luogo della
comunione spirituale con Dio e con i fratelli e le sorelle, dove la
limitazione degli spazi e dei contatti opera a vantaggio
dell'interiorizzazione dei valori evangelici (cfr Gv 13, 34; Mt
5, 3.8).Le comunità claustrali, poste come città sul monte e lucerne sul
lucerniere (cfr Mt 5, 14-15), pur nella semplicità della loro
vita, raffigurano visibilmente la meta verso cui cammina l'intera
comunità ecclesiale che, «ardente nell'azione e dedita alla
contemplazione»,avanza sulle strade del tempo con lo sguardo fisso alla
futura ricapitolazione di tutto in Cristo, quando la Chiesa «col suo
Sposo comparirà rivestita di gloria (cfr Col 3, 1-4)»,e Cristo «consegnerà
il Regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni
potestà e potenza [...] perché Dio sia tutto in tutti» (1 Cor
15, 24.28).A queste carissime Sorelle va, pertanto, la mia riconoscenza
con l'incoraggiamento a rimanere fedeli alla vita claustrale secondo il
proprio carisma. Grazie al loro esempio, questo genere di vita continua a
registrare numerose vocazioni, attratte dalla radicalità di un'esistenza
«sponsale», dedicata totalmente a Dio nella contemplazione. Come
espressione di puro amore che vale più di ogni opera, la vita
contemplativa sviluppa una straordinaria efficacia apostolica e
missionaria. Padri sinodali hanno espresso grande apprezzamento per il
valore della clausura, prendendo al tempo stesso in esame le richieste qua
e là avanzate quanto alla sua concreta disciplina. Le indicazioni del
Sinodo sull'argomento e, in particolare, il voto di una maggiore
responsabilizzazione delle Superiore Maggiori in materia di deroghe alla
clausura per giusta e grave causasaranno fatte oggetto di organica
considerazione, in linea con il cammino di rinnovamento già attuato, a
partire dal Concilio Vaticano II.In questo modo la clausura nelle sue
varie forme e gradi — dalla clausura papale e costituzionale, alla
clausura monastica — corrisponderà meglio alla varietà degli Istituti
contemplativi e delle tradizioni dei monasteri.Come lo stesso Sinodo ha
sottolineato, sono inoltre da favorire le Associazioni e Federazioni fra
monasteri, già raccomandate da Pio XII e dal Concilio Ecumenico Vaticano
II,specialmente dove non esistono altre forme efficaci di coordinamento e
di aiuto, per custodire e promuovere i valori della vita contemplativa.
Tali organismi, salva sempre la legittima autonomia dei monasteri, possono
infatti offrire un valido sussidio per risolvere adeguatamente problemi
comuni, quali il conveniente rinnovamento, la formazione sia iniziale che
permanente, il vicendevole sostegno economico ed anche la riorganizzazione
degli stessi monasteri.
I religiosi fratelli
60. Secondo la dottrina tradizionale della Chiesa, la vita
consacrata per natura sua non è né laicale né clericale,e per
questo la «consacrazione laicale», tanto maschile quanto femminile,
costituisce uno stato in sé completo di professione dei consigli
evangelici.Essa perciò ha, sia per la persona che per la Chiesa, un
valore proprio, indipendentemente dal ministero sacro.In linea con
l'insegnamento del Concilio Vaticano II,il Sinodo ha espresso grande stima
per questo tipo di vita consacrata nella quale i religiosi fratelli
svolgono, dentro e fuori della comunità, diversi e preziosi servizi,
partecipando così alla missione di proclamare il Vangelo e di
testimoniarlo con la carità nella vita di ogni giorno. In effetti, alcuni
di tali servizi si possono considerare ministeri ecclesiali,
affidati dalla legittima autorità. Ciò esige una formazione appropriata
e integrale: umana, spirituale, teologica, pastorale e professionale.
Secondo la vigente terminologia, gli Istituti che, per determinazione del
fondatore o in forza di una legittima tradizione, hanno carattere e
finalità che non comportino l'esercizio dell'Ordine sacro, sono chiamati
«Istituti laicali».Tuttavia nel Sinodo è stato messo in luce che questa
terminologia non esprime adeguatamente l'indole peculiare della vocazione
dei membri di tali Istituti religiosi. Infatti essi, pur svolgendo molti
servizi che sono comuni anche ai fedeli laici, lo fanno con la loro
identità di consacrati ed esprimono così lo spirito di dono totale a
Cristo e alla Chiesa, secondo il loro carisma specifico. Per questa
ragione i Padri sinodali, al fine di evitare ogni ambiguità e confusione
con l'indole secolare dei fedeli laici,hanno voluto proporre il titolo di Istituti
religiosi di Fratelli .La proposta è significativa, soprattutto se si
considera che il titolo di fratello richiama anche una ricca spiritualità.
«Questi religiosi sono chiamati ad essere fratelli di Cristo,
profondamente uniti a Lui “primogenito fra molti fratelli” (Rm
8, 29); fratelli fra di loro, nell'amore reciproco e nella cooperazione
allo stesso servizio di bene nella Chiesa; fratelli di ogni uomo nella
testimonianza della carità di Cristo verso tutti, specialmente i più
piccoli, i più bisognosi; fratelli per una più grande fratellanza nella
Chiesa».Vivendo in modo speciale questo aspetto della vita cristiana e
insieme consacrata, i «religiosi fratelli» ricordano efficacemente agli
stessi religiosi sacerdoti la fondamentale dimensione della fraternità in
Cristo, da vivere fra di loro e con ogni uomo e donna, e a tutti
proclamano la parola del Signore: «E voi siete tutti fratelli» (Mt
23, 8).In questi Istituti religiosi di Fratelli niente impedisce, quando
il Capitolo generale abbia così disposto, che alcuni membri assumano gli
Ordini sacri per il servizio sacerdotale della comunità
religiosa.Tuttavia il Concilio Vaticano II non offre alcun esplicito
incoraggiamento in tal senso, proprio perché desidera che gli Istituti di
Fratelli permangano fedeli alla loro vocazione e missione. Ciò vale anche
in tema di accesso alla carica di Superiore, considerando che essa
riflette in modo speciale la natura dell'Istituto stesso.Diversa è la
vocazione dei fratelli in quegli Istituti che sono detti «clericali»
perché, secondo il progetto del fondatore oppure in forza di una
legittima tradizione, prevedono l'esercizio dell'Ordine sacro, sono
governati da chierici e come tali sono riconosciuti dall'autorità della
Chiesa.In questi Istituti il ministero sacro è costitutivo del carisma
stesso e ne determina l'indole, il fine, lo spirito. La presenza di
fratelli costituisce una partecipazione differenziata alla missione
dell'Istituto, con servizi svolti sia all'interno delle comunità che
nelle opere apostoliche, in collaborazione con coloro che esercitano il
ministero sacerdotale.
Istituti misti
61. Alcuni Istituti religiosi, che nel progetto originario del
fondatore si configuravano come fraternità, nelle quali tutti i membri
— sacerdoti e non sacerdoti — erano considerati uguali tra di loro,
col passare del tempo hanno acquistato una diversa fisionomia. Occorre che
questi Istituti, chiamati «misti», valutino, sulla base
dell'approfondimento del proprio carisma fondazionale, se sia opportuno e
possibile tornare all'ispirazione originaria. I Padri sinodali hanno
espresso il voto che in tali Istituti sia riconosciuta a tutti i religiosi
parità di diritti e di obblighi, eccettuati quelli che scaturiscono
dall'Ordine sacro.Per esaminare e risolvere i problemi connessi con questa
materia è stata istituita un'apposita commissione, le cui conclusioni
conviene attendere, per fare poi le opportune scelte secondo quanto sarà
autorevolmente disposto.
Nuove forme di vita evangelica
62. Lo Spirito, che in tempi diversi ha suscitato numerose forme
di vita consacrata, non cessa di assistere la Chiesa, sia alimentando
negli Istituti già esistenti l'impegno del rinnovamento nella fedeltà al
carisma originario, sia distribuendo nuovi carismi a uomini e donne del
nostro tempo, perché diano vita a istituzioni rispondenti alle sfide di
oggi. Segno di questo intervento divino sono le cosiddette nuove
Fondazioni, con caratteri in qualche modo originali rispetto a quelle
tradizionali.L'originalità delle nuove comunità consiste spesso nel
fatto che si tratta di gruppi composti da uomini e donne, da chierici e
laici, da coniugati e celibi, che seguono un particolare stile di vita,
talvolta ispirato all'una o all'altra forma tradizionale o adattato alle
esigenze della società di oggi. Anche il loro impegno di vita evangelica
si esprime in forme diverse, mentre si manifesta, come orientamento
generale, un'intensa aspirazione alla vita comunitaria, alla povertà e
alla preghiera. Al governo partecipano chierici e laici, in base alle loro
competenze, e il fine apostolico si apre alle istanze della nuova
evangelizzazione.Se, da una parte, c'è da rallegrarsi di fronte
all'azione dello Spirito, dall'altra è necessario procedere al discernimento
dei carismi. Principio fondamentale, perché si possa parlare di vita
consacrata, è che i tratti specifici delle nuove comunità e forme di
vita risultino fondati sopra gli elementi essenziali, teologici e
canonici, che sono propri della vita consacrata.Questo discernimento si
rende necessario a livello sia locale che universale, allo scopo di
prestare una comune obbedienza all'unico Spirito. Nelle diocesi, il
Vescovo esamini la testimonianza di vita e l'ortodossia di fondatori e
fondatrici di tali comunità, la loro spiritualità, la sensibilità
ecclesiale nell'adempimento della loro missione, i metodi di formazione e
i modi di incorporazione alla comunità; valuti con saggezza eventuali
debolezze, attendendo con pazienza il riscontro dei frutti (cfr Mt
7, 16), per poter riconoscere l'autenticità del carisma.In special modo a
lui è chiesto di stabilire, alla luce di chiari criteri, l'idoneità di
quanti in queste comunità domandano di accedere agli Ordini sacri.n forza
dello stesso principio di discernimento, non possono essere comprese nella
specifica categoria della vita consacrata quelle pur lodevoli forme di
impegno che alcuni coniugi cristiani assumono in associazioni o movimenti
ecclesiali, quando, nell'intento di portare alla perfezione della carità
il loro amore, già «come consacrato» nel sacramento del
matrimonio,confermano con un voto il dovere della castità propria della
vita coniugale e, senza trascurare i loro doveri verso i figli, professano
la povertà e l'obbedienza.La precisazione doverosa circa la natura di
tale esperienza non intende sottovalutare questo particolare cammino di
santificazione, a cui non è certo estranea l'azione dello Spirito Santo,
infinitamente ricco nei suoi doni e nelle sue ispirazioni.Di fronte a
tanta ricchezza di doni e di impulsi innovativi, sembra opportuno creare
una Commissione per le questioni riguardanti le nuove forme di vita
consacrata, allo scopo di stabilire criteri di autenticità, che siano
di aiuto nel discernimento e nelle decisioni.Tra gli altri compiti, tale
Commissione dovrà valutare, alla luce dell'esperienza di questi ultimi
decenni, quali nuove forme di consacrazione l'autorità ecclesiastica
possa, con prudenza pastorale e a comune vantaggio, riconoscere
ufficialmente e proporre ai fedeli desiderosi di una vita cristiana più
perfetta.Queste nuove associazioni di vita evangelica non sono
alternative alle precedenti istituzioni, le quali continuano ad
occupare il posto insigne che la tradizione ha loro assegnato. Le nuove
forme sono anch'esse un dono dello Spirito, perché la Chiesa segua il suo
Signore in perenne slancio di generosità, attenta agli appelli di Dio che
si rivelano mediante i segni dei tempi. Così essa si presenta al mondo
variegata nelle forme di santità e di servizi, quale «segno e strumento
dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano».Gli
antichi Istituti, tra cui molti passati attraverso il vaglio di prove
durissime, sostenute con fortezza lungo i secoli, possono arricchirsi
entrando in dialogo e scambiando i doni con le fondazioni che vengono alla
luce in questo nostro tempo.In tal modo il vigore delle varie istituzioni
di vita consacrata, dalle più antiche alle più recenti, come pure la
vivacità delle nuove comunità, alimenteranno la fedeltà allo Spirito
Santo, che è principio di comunione e di perenne novità di vita.
III. GUARDANDO VERSO IL FUTURO
Difficoltà e prospettive
63. I mutamenti in corso nella società e la diminuzione del
numero delle vocazioni stanno pesando sulla vita consacrata in alcune
regioni del mondo. Le opere apostoliche di molti Istituti e la loro stessa
presenza in certe Chiese locali sono poste a repentaglio. Come è già
accaduto altre volte nella storia, vi sono persino Istituti che corrono il
rischio di scomparire. La Chiesa universale è sommamente grata per il
grande contributo da essi offerto alla sua edificazione con la
testimonianza ed il servizio.L'affanno di oggi non annulla i loro meriti e
i frutti maturati grazie alle loro fatiche.Per altri Istituti si pone
piuttosto il problema della riorganizzazione delle opere. Tale compito,
non facile e non raramente doloroso, esige studio e discernimento, alla
luce di alcuni criteri. Occorre, ad esempio, salvaguardare il senso del
proprio carisma, promuovere la vita fraterna, essere attenti alle necessità
della Chiesa sia universale che particolare, occuparsi di ciò che il
mondo trascura, rispondere generosamente e con audacia, anche se con
interventi forzatamente esigui, alle nuove povertà, soprattutto nei
luoghi più abbandonati.e varie difficoltà, derivanti dalla contrazione
di personale e di iniziative, non devono in alcun modo far perdere la
fiducia nella forza evangelica della vita consacrata, che sarà sempre
attuale ed operante nella Chiesa. Se i singoli Istituti non hanno la
prerogativa della perennità, la vita consacrata continuerà ad alimentare
tra i fedeli la risposta di amore verso Dio e verso i fratelli. Per questo
è necessario distinguere la vicenda storica di un determinato
Istituto o di una forma di vita consacrata dalla missione ecclesiale della
vita consacrata come tale. La prima può mutare col mutare delle
situazioni, la seconda è destinata a non venir meno.Ciò è vero sia per
la vita consacrata di tipo contemplativo, che per quella dedita alle opere
di apostolato. Nel suo complesso, sotto l'azione sempre nuova dello
Spirito, essa è destinata a continuare quale testimonianza luminosa
dell'unità indissolubile dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo,
come memoria vivente della fecondità, anche umana e sociale, dell'amore
di Dio. Le nuove situazioni di scarsità vanno perciò affrontate con la
serenità di chi sa che a ciascuno è richiesto non tanto il successo,
quanto l'impegno della fedeltà. Ciò che si deve assolutamente
evitare è la vera sconfitta della vita consacrata, che non sta nel
declino numerico, ma nel venir meno dell'adesione spirituale al Signore e
alla propria vocazione e missione. Perseverando fedelmente in essa, si
confessa invece, con grande efficacia anche di fronte al mondo, la propria
ferma fiducia nel Signore della storia, nelle cui mani sono i tempi e i
destini delle persone, delle istituzioni, dei popoli, e dunque anche le
attuazioni storiche dei suoi doni. Le dolorose situazioni di crisi
sollecitano le persone consacrate a proclamare con fortezza la fede nella
morte e risurrezione di Cristo, per divenire segno visibile del passaggio
dalla morte alla vita.
Nuovo slancio della pastorale vocazionale
64. La missione della vita consacrata e la vitalità degli
Istituti dipendono, certo, dall'impegno di fedeltà con cui i consacrati
rispondono alla loro vocazione, ma hanno un futuro nella misura in cui altri
uomini e donne accolgono generosamente la chiamata del Signore. Il
problema delle vocazioni è una vera sfida, che interpella direttamente
gli Istituti, ma coinvolge tutta la Chiesa. Si spendono nel campo della
pastorale vocazionale grandi energie spirituali e materiali, ma i
risultati non sempre corrispondono alle attese e agli sforzi. Capita così
che, mentre le vocazioni alla vita consacrata fioriscono nelle giovani
Chiese e in quelle che hanno subito persecuzione da parte di regimi
totalitari, scarseggiano nei paesi tradizionalmente ricchi di vocazioni
anche missionarie.Questa situazione di difficoltà mette alla prova le
persone consacrate che talvolta si chiedono: abbiamo forse perduto la
capacità di attirare nuove vocazioni? E necessario avere fiducia nel
Signore Gesù, che continua a chiamare alla sua sequela, ed affidarsi allo
Spirito Santo, autore e ispiratore dei carismi della vita consacrata.
Mentre dunque ci rallegriamo dell'azione dello Spirito, che ringiovanisce
la Sposa di Cristo facendo fiorire la vita consacrata in molte nazioni,
dobbiamo rivolgere insistente preghiera al Padrone della messe, perché
invii operai alla sua Chiesa, per far fronte alle urgenze della nuova
evangelizzazione (cfr Mt 9, 37-38). Oltre a promuovere la preghiera
per le vocazioni, è urgente impegnarsi, con un annunzio esplicito ed una
catechesi adeguata, per favorire nei chiamati alla vita consacrata quella
risposta libera, pronta e generosa, che rende operante la grazia della
vocazione.L'invito di Gesù: «Venite e vedrete» (Gv 1, 39) rimane
ancora oggi la regola d'oro della pastorale vocazionale. Essa mira
a presentare, sull'esempio dei fondatori e delle fondatrici, il fascino
della persona del Signore Gesù e la bellezza del totale dono di sé
alla causa del Vangelo. Compito primario di tutti i consacrati e le
consacrate è dunque quello di proporre coraggiosamente, con la parola e
con l'esempio, l'ideale della sequela di Cristo, sostenendo poi la
risposta agli impulsi dello Spirito nel cuore dei chiamati. All'entusiasmo
del primo incontro con Cristo dovrà ovviamente seguire lo sforzo paziente
della quotidiana corrispondenza, che fa della vocazione una storia di
amicizia con il Signore. A questo scopo la pastorale vocazionale si
avvalga di appropriati sussidi, come la direzione spirituale, per
alimentare quella risposta di amore personale al Signore che è condizione
essenziale per diventare discepoli e apostoli del suo Regno. Intanto, se
la fioritura vocazionale che si manifesta in varie parti del mondo
giustifica ottimismo e speranza, la scarsità in altre regioni non deve
indurre né allo scoraggiamento, né alla tentazione di facili e
improvvidi reclutamenti. Occorre che il compito di promuovere le vocazioni
sia svolto in modo da apparire sempre più un impegno corale di tutta
la Chiesa.Esso esige, pertanto, l'attiva collaborazione di pastori,
religiosi, famiglie ed educatori, quale si conviene a un servizio che è
parte integrante della pastorale d'insieme di ogni Chiesa particolare. Ci
sia dunque in ogni diocesi questo servizio comune che coordini e
moltiplichi le forze, senza tuttavia pregiudicare, ed anzi favorendo,
l'attività vocazionale di ciascun Istituto.ale operosa collaborazione di
tutto il Popolo di Dio, sostenuta dalla Provvidenza, non potrà che
sollecitare l'abbondanza dei doni divini. La solidarietà cristiana venga
largamente incontro alle necessità della formazione vocazionale nei Paesi
economicamente più poveri. La promozione delle vocazioni in queste
nazioni sia fatta dai vari Istituti in piena armonia con le Chiese del
luogo, sulla base di un attivo e prolungato inserimento nella loro
pastorale.Il modo più autentico per assecondare l'azione dello Spirito
sarà quello di investire generosamente le migliori energie nell'attività
vocazionale, specialmente con una adeguata dedizione alla pastorale
giovanile.
L'impegno della formazione iniziale
65. Particolare attenzione l'Assemblea sinodale ha riservato alla formazione
di chi intende consacrarsi al Signore,riconoscendone la decisiva
importanza. Obiettivo centrale del cammino formativo è la
preparazione della persona alla totale consacrazione di sé a Dio nella
sequela di Cristo, a servizio della missione. Dire «sì» alla chiamata
del Signore assumendo in prima persona il dinamismo della crescita
vocazionale è responsabilità inalienabile di ogni chiamato, il quale
deve aprire lo spazio della propria vita all'azione dello Spirito Santo;
è percorrere con generosità il cammino formativo, accogliendo con fede
le mediazioni che il Signore e la Chiesa offrono.a formazione dovrà,
pertanto, raggiungere in profondità la persona stessa, così che ogni suo
atteggiamento o gesto, nei momenti importanti e nelle circostanze
ordinarie della vita, abbia a rivelarne la piena e gioiosa appartenenza a
Dio.Dal momento che il fine della vita consacrata consiste nella
configurazione al Signore Gesù e alla sua totale oblazione, è
soprattutto a questo che deve mirare la formazione. Si tratta di un
itinerario di progressiva assimilazione dei sentimenti di Cristo verso il
Padre. Se questo è lo scopo della vita consacrata, il metodo che ad essa
prepara dovrà assumere ed esprimere la caratteristica della totalità .
Dovrà essere formazione di tutta la persona,in ogni aspetto della sua
individualità, nei comportamenti come nelle intenzioni. E chiaro che,
proprio per il suo tendere alla trasformazione di tutta la persona, l'impegno
formativo non cessa mai. Occorre, infatti, che alle persone consacrate
siano offerte sino alla fine opportunità di crescita nell'adesione al
carisma e alla missione del proprio Istituto.La formazione, per essere
totale, comprenderà tutti i campi della vita cristiana e della vita
consacrata. Va prevista, pertanto, una preparazione umana, culturale,
spirituale e pastorale, ponendo ogni attenzione perché sia favorita
l'integrazione armonica dei vari aspetti. Alla formazione iniziale, intesa
come processo evolutivo che passa per ogni grado della maturazione
personale — da quello psicologico e spirituale a quello teologico e
pastorale — si deve riservare uno spazio di tempo sufficientemente
ampio. Nel caso delle vocazioni al presbiterato, esso viene a coincidere e
ad armonizzarsi con uno specifico programma di studi, come parte di un più
ampio percorso formativo.
L'opera di formatori e formatrici
66. Dio Padre, nel dono continuo di Cristo e dello Spirito, è il
formatore per eccellenza di chi si consacra a Lui. Ma in quest'opera Egli
si serve della mediazione umana, ponendo a fianco di colui che Egli chiama
alcuni fratelli e sorelle maggiori. La formazione è dunque partecipazione
all'azione del Padre che, mediante lo Spirito, plasma nel cuore dei
giovani e delle giovani i sentimenti del Figlio. I formatori e le
formatrici devono perciò essere persone esperte nel cammino della ricerca
di Dio, per essere in grado di accompagnare anche altri in questo
itinerario. Attente all'azione della grazia, esse sapranno indicare gli
ostacoli anche meno evidenti, ma soprattutto mostreranno la bellezza della
sequela del Signore ed il valore del carisma in cui essa si compie. Ai
lumi della sapienza spirituale uniranno quelli offerti dagli strumenti
umani, che possano essere d'aiuto sia nel discernimento vocazionale, sia
nella formazione dell'uomo nuovo, perché divenga autenticamente libero.
Strumento precipuo di formazione è il colloquio personale, da tenersi con
regolarità e con una certa frequenza, come consuetudine di insostituibile
e collaudata efficacia.Di fronte a compiti tanto delicati appare veramente
importante la formazione di formatori idonei, che assicurino nel loro
servizio una grande sintonia con il cammino di tutta la Chiesa. Sarà
opportuno creare adeguate strutture per la formazione dei formatori,
possibilmente in luoghi dove sia consentito il contatto con la cultura in
cui sarà poi esercitato il proprio servizio pastorale. In quest'opera
formativa, gli Istituti già meglio radicati diano un aiuto agli Istituti
di più recente fondazione, grazie al contributo di alcuni dei loro membri
migliori.
Una formazione comunitaria ed apostolica
67. Poiché la formazione deve essere anche comunitaria, il
suo luogo privilegiato, per gli Istituti di vita religiosa e le Società
di vita apostolica, è la comunità. In essa avviene l'iniziazione alla
fatica e alla gioia del vivere insieme. Nella fraternità ciascuno impara
a vivere con colui che Dio gli ha posto accanto, accettandone le
caratteristiche positive ed insieme le diversità e i limiti. In
particolare, egli impara a condividere i doni ricevuti per l'edificazione
di tutti, poiché «a ciascuno è data una manifestazione particolare
dello Spirito per l'utilità comune» (1 Cor 12, 7).Al tempo
stesso, la vita comunitaria deve, sin dalla prima formazione, mostrare
l'intrinseca dimensione missionaria della consacrazione. Per questo,
durante il periodo della formazione iniziale, negli Istituti di vita
consacrata sarà utile procedere ad esperienze concrete e prudentemente
accompagnate dal formatore o dalla formatrice, per esercitare, in dialogo
con la cultura circostante, le attitudini apostoliche, le capacità di
adattamento, lo spirito di iniziativa.Se, da un lato, è importante che la
persona consacrata si formi progressivamente una coscienza evangelicamente
critica verso i valori e i disvalori della propria cultura e di quella che
incontrerà nel futuro campo di lavoro, dall'altro deve esercitarsi nella
difficile arte dell'unità di vita, della mutua compenetrazione della
carità verso Dio e verso i fratelli e le sorelle, sperimentando che la
preghiera è l'anima dell'apostolato, ma anche che l'apostolato vivifica e
stimola la preghiera.
Necessità di una ratio completa ed aggiornata
68. Un periodo esplicitamente formativo, che si estenda fino
alla professione perpetua, viene raccomandato anche agli Istituti
femminili, nonché a quelli maschili relativamente ai religiosi fratelli.
Questo vale sostanzialmente pure per le comunità claustrali, che avranno
cura di elaborare un programma adeguato, in vista di un'autentica
formazione alla vita contemplativa e alla sua missione peculiare nella
Chiesa.I Padri sinodali hanno caldamente sollecitato tutti gli Istituti di
vita consacrata e le Società di vita apostolica ad elaborare quanto prima
una ratio institutionis, cioè un progetto formativo ispirato al
carisma istituzionale, nel quale sia presentato in forma chiara e dinamica
il cammino da seguire per assimilare appieno la spiritualità del proprio
Istituto. La ratio risponde oggi a una vera urgenza: da un lato
essa indica il modo di trasmettere lo spirito dell'Istituto, perché sia
vissuto nella sua genuinità dalle nuove generazioni, nella diversità
delle culture e delle situazioni geografiche; dall'altro, illustra alle
persone consacrate i mezzi per vivere il medesimo spirito nelle varie fasi
dell'esistenza progredendo verso la piena maturità della fede in Cristo
Gesù.Se dunque è vero che il rinnovamento della vita consacrata dipende
principalmente dalla formazione, è altrettanto vero che questa è, a sua
volta, legata alla capacità di proporre un metodo ricco di sapienza
spirituale e pedagogica che conduca progressivamente chi aspira a
consacrarsi ad assumere i sentimenti di Cristo Signore. La formazione è
un processo vitale attraverso il quale la persona si converte al Verbo di
Dio fin nelle profondità del suo essere e, nello stesso tempo, impara
l'arte di cercare i segni di Dio nelle realtà del mondo. In un'epoca di
crescente emarginazione dei valori religiosi dalla cultura, questo cammino
formativo è doppiamente importante: grazie ad esso la persona consacrata
non solo può continuare a «vedere» Dio, con gli occhi della fede, in un
mondo che ne ignora la presenza, ma riesce anche a renderne in qualche
modo «sensibile» la presenza mediante la testimonianza del proprio
carisma.
La formazione permanente
69. La formazione permanente, sia per gli Istituti di vita
apostolica come per quelli di vita contemplativa, è un'esigenza
intrinseca alla consacrazione religiosa. Il processo formativo, come s'è
detto, non si riduce alla sua fase iniziale, giacché, per i limiti umani,
la persona consacrata non potrà mai ritenere di aver completato la
gestazione di quell'uomo nuovo che sperimenta dentro di sé, in ogni
circostanza della vita, gli stessi sentimenti di Cristo. La formazione iniziale
deve, pertanto, saldarsi con quella permanente, creando nel
soggetto la disponibilità a lasciarsi formare in ogni giorno della
vita.arà molto importante, di conseguenza, che ogni Istituto preveda,
come parte della ratio institutionis , la definizione, per quanto
possibile precisa e sistematica, di un progetto di formazione permanente,
il cui scopo primario sia quello di accompagnare ogni persona consacrata
con un programma esteso all'intera esistenza. Nessuno può esimersi
dall'applicarsi alla propria crescita umana e religiosa; così come
nessuno può presumere di sé e gestire la propria vita con
autosufficienza. Nessuna fase della vita può considerarsi tanto sicura e
fervorosa da escludere l'opportunità di specifiche attenzioni per
garantire la perseveranza nella fedeltà, così come non esiste età che
possa vedere esaurita la maturazione della persona.
In un dinamismo di fedeltà
70. C'è una giovinezza dello spirito che permane nel tempo: essa
si collega col fatto che l'individuo cerca e trova ad ogni ciclo vitale un
compito diverso da svolgere, un modo specifico d'essere, di servire e
d'amare.ella vita consacrata i primi anni del pieno inserimento
nell'attività apostolica rappresentano una fase di per se stessa
critica, segnata dal passaggio da una vita guidata ad una situazione di piena
responsabilità operativa. Sarà importante che le giovani persone
consacrate siano sorrette e accompagnate da un fratello o da una sorella,
che le aiuti a vivere in pieno la giovinezza del loro amore e del loro
entusiasmo per Cristo. La fase successiva può presentare il rischio
dell'abitudine e la conseguente tentazione della delusione per la
scarsità dei risultati. E necessario allora aiutare le persone consacrate
di mezza età a rivedere, alla luce del Vangelo e dell'ispirazione
carismatica, la propria opzione originaria, non confondendo la totalità
della dedizione con la totalità del risultato. Ciò consentirà di dare
nuovo slancio e nuove motivazioni alla propria scelta. E la stagione della
ricerca dell'essenziale.La fase dell'età matura, insieme alla
crescita personale, può comportare il pericolo d'un certo
individualismo, accompagnato sia dal timore di non essere adeguati ai
tempi che da fenomeni di irrigidimento, di chiusura, di rilassamento. La
formazione permanente ha qui lo scopo d'aiutare non solo a recuperare un
tono più alto di vita spirituale e apostolica, ma a scoprire pure la
peculiarità di tale fase esistenziale. In essa, infatti, purificati
alcuni aspetti della personalità, l'offerta di sé sale a Dio con maggior
purezza e generosità, e ricade su fratelli e sorelle più pacata e
discreta ed insieme più trasparente e ricca di grazia. E il dono e
l'esperienza della paternità e maternità spirituale.L'età avanzata
pone problemi nuovi, che vanno preventivamente affrontati con un oculato
programma di sostegno spirituale. Il ritiro progressivo dall'azione, in
taluni casi la malattia e la forzata inattività, costituiscono
un'esperienza che può divenire altamente formativa. Momento spesso
doloroso, esso offre tuttavia alla persona consacrata anziana l'opportunità
di lasciarsi plasmare dall'esperienza pasquale,configurandosi a Cristo
crocifisso che compie in tutto la volontà del Padre e s'abbandona nelle
sue mani fino a rendergli lo spirito. Tale configurazione è un modo nuovo
di vivere la consacrazione, che non è legata all'efficienza di un compito
di governo o di un lavoro apostolico.Quando poi giunge il momento di
unirsi all'ora suprema della passione del Signore, la persona
consacrata sa che il Padre sta portando ormai a compimento in essa quel
misterioso processo di formazione iniziato da tempo. La morte sarà allora
attesa e preparata come l'atto supremo d'amore e di consegna di sé.E
necessario aggiungere che, indipendentemente dalle varie fasi della vita,
ogni età può conoscere situazioni critiche per l'intervento di fattori
esterni — cambio di posto o di ufficio, difficoltà nel lavoro o
insuccesso apostolico, incomprensione o emarginazione, ecc. — o di
fattori più strettamente personali — malattia fisica o psichica, aridità
spirituale, lutti, problemi di rapporti interpersonali, forti tentazioni,
crisi di fede o di identità, sensazione di insignificanza, e simili.
Quando la fedeltà si fa più difficile, bisogna offrire alla persona il
sostegno di una maggior fiducia e di un più intenso amore, sia a livello
personale che comunitario. E necessaria allora, innanzitutto, la vicinanza
affettuosa del Superiore; grande conforto verrà pure dall'aiuto
qualificato di un fratello o di una sorella, la cui presenza premurosa e
disponibile potrà condurre a riscoprire il senso dell'alleanza che Dio
per primo ha stabilito e non intende smentire. La persona provata giungerà
così ad accogliere purificazione e spogliamento come atti essenziali
della sequela di Cristo crocifisso. La prova stessa apparirà come
strumento provvidenziale di formazione nelle mani del Padre, come lotta
non solo psicologica, condotta dall'io in rapporto a se stesso e
alle sue debolezze, ma religiosa, segnata ogni giorno dalla
presenza di Dio e dalla potenza della Croce!
Dimensioni della formazione permanente
71. Se soggetto della formazione è la persona in ogni fase della
vita, termine della formazione è la totalità dell'essere umano, chiamato
a cercare e amare Dio «con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte
le forze» (Dt 6, 5) e il prossimo come se stesso (cfr Lv
19, 18; Mt 22, 37-39). L'amore a Dio e ai fratelli è dinamismo
potente che può costantemente ispirare il cammino di crescita e di fedeltà.La
vita nello Spirito ha un suo ovvio primato. In essa la persona
consacrata ritrova la propria identità ed una serenità profonda, cresce
nell'attenzione alle provocazioni quotidiane della Parola di Dio e si
lascia guidare dall'ispirazione originaria del proprio Istituto. Sotto
l'azione dello Spirito vengono difesi con tenacia i tempi di orazione, di
silenzio, di solitudine e si implora dall'Alto con insistenza il dono
della sapienza nella fatica di ogni giorno (cfr Sap 9, 10).La
dimensione umana e fraterna richiede la conoscenza di sé e dei propri
limiti, per trarne opportuno stimolo e sostegno nel cammino verso la piena
liberazione. Particolarmente importanti, nel contesto odierno, sono la
libertà interiore della persona consacrata, la sua integrazione
affettiva, la capacità di comunicare con tutti, specialmente nella
propria comunità, la serenità dello spirito e la sensibilità verso chi
soffre, l'amore per la verità, la coerenza lineare tra il dire e il fare.La
dimensione apostolica apre la mente e il cuore della persona
consacrata, e la dispone ad un continuo sforzo operativo, quale segno
dell'amore del Cristo che la spinge (cfr 2 Cor 5, 14). In pratica,
ciò significherà l'aggiornamento di metodi e scopi delle attività
apostoliche nella fedeltà allo spirito e alla finalità del fondatore o
della fondatrice e alle tradizioni successivamente maturate, con costante
attenzione alle mutate condizioni storiche e culturali, generali e locali,
dell'ambiente ove si opera.La dimensione culturale e professionale,
sulla base di una salda formazione teologica che renda capaci di
discernimento, implica un aggiornamento continuo e una particolare
attenzione ai diversi campi ai quali ciascun carisma indirizza. E dunque
necessario mantenersi aperti mentalmente e il più possibile duttili,
perché il servizio sia concepito e reso secondo le esigenze del proprio
tempo avvalendosi degli strumenti forniti dal progresso culturale.Nella
dimensione del carisma , infine, si trovano raccolte tutte le altre
istanze, come in una sintesi che esige un continuo approfondimento della
propria speciale consacrazione nelle sue varie componenti, non solo in
quella apostolica, ma anche in quella ascetica e mistica. Ciò comporta
per ciascun membro uno studio assiduo dello spirito dell'Istituto
d'appartenenza, della sua storia e della sua missione, per migliorarne
l'assimilazione personale e comunitaria.
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CAPITOLO III
SERVITIUM CARITATIS
LA VITA CONSACRATA
EPIFANIA DELL'AMORE DI DIO NEL MONDO
Consacrati per la missione
72. Ad immagine di Gesù, Figlio diletto «che il Padre ha
consacrato e mandato nel mondo» (Gv 10, 36), anche coloro che Dio
chiama alla sua sequela sono consacrati ed inviati nel mondo per imitarne
l'esempio e continuarne la missione. Fondamentalmente, questo vale per
ogni discepolo. In modo speciale, tuttavia, vale per quanti, nella forma
caratteristica della vita consacrata, sono chiamati a seguire Cristo «più
da vicino», e a fare di Lui il «tutto» della loro esistenza. Nella loro
chiamata è quindi compreso il compito di dedicarsi totalmente alla
missione ; anzi, la stessa vita consacrata, sotto l'azione dello
Spirito Santo che è all'origine di ogni vocazione e di ogni carisma,
diventa missione, come lo è stata tutta la vita di Gesù. La professione
dei consigli evangelici, che rende la persona totalmente libera per la
causa del Vangelo, rivela anche da questo punto di vista la sua rilevanza.
Si deve dunque affermare che la missione è essenziale per ogni
Istituto, non solo in quelli di vita apostolica attiva, ma anche in
quelli di vita contemplativa.
La missione, infatti, prima di caratterizzarsi per le opere
esteriori, si esplica nel rendere presente al mondo Cristo stesso mediante
la testimonianza personale. E questa la sfida, questo il compito primario
della vita consacrata! Più ci si lascia conformare a Cristo, più lo si
rende presente e operante nel mondo per la salvezza degli uomini.Si può
allora dire che la persona consacrata è «in missione» in virtù della
sua stessa consacrazione, testimoniata secondo il progetto del proprio
Istituto. Quando il carisma fondazionale prevede attività pastorali, è
ovvio che testimonianza di vita ed opere di apostolato e di promozione
umana sono ugualmente necessarie: entrambe raffigurano Cristo, che è
insieme il consacrato alla gloria del Padre e l'inviato al mondo per la
salvezza dei fratelli e delle sorelle.a vita religiosa, inoltre, partecipa
alla missione di Cristo con un altro elemento peculiare e proprio: la
vita fraterna in comunità per la missione. La vita religiosa sarà
perciò tanto più apostolica quanto più intima ne sarà la dedizione al
Signore Gesù, più fraterna la forma comunitaria di esistenza, più
ardente il coinvolgimento nella missione specifica dell'Istituto.
A servizio di Dio e dell'uomo
73. La vita consacrata ha il compito profetico di ricordare e
servire il disegno di Dio sugli uomini, come è annunciato dalla
Scrittura e come emerge anche dall'attenta lettura dei segni dell'azione
provvidente di Dio nella storia. E progetto di un'umanità salvata e
riconciliata (cfr Col 2, 20-22). Per compiere opportunamente questo
servizio, le persone consacrate devono avere una profonda esperienza di
Dio e prendere coscienza delle sfide del proprio tempo, cogliendone il
senso teologico profondo mediante il discernimento operato con l'aiuto
dello Spirito. In realtà, negli avvenimenti storici si cela spesso
l'appello di Dio a operare secondo i suoi piani con un inserimento attivo
e fecondo nelle vicende del nostro tempo.l discernimento dei segni dei
tempi, come afferma il Concilio, deve essere condotto alla luce del
Vangelo, perché si «possa rispondere ai perenni interrogativi degli
uomini sul senso della vita presente e futura e sul loro reciproco
rapporto».E necessario, pertanto, aprire l'animo agli interiori
suggerimenti dello Spirito che invita a cogliere in profondità i disegni
della Provvidenza. Egli chiama la vita consacrata ad elaborare nuove
risposte per i nuovi problemi del mondo di oggi. Sono sollecitazioni
divine, che solo anime abituate a cercare in tutto la volontà di Dio
sanno raccogliere fedelmente e poi tradurre coraggiosamente in scelte
coerenti sia col carisma originario che con le esigenze della situazione
storica concreta.Di fronte ai numerosi problemi ed urgenze che sembrano
talvolta compromettere e persino travolgere la vita consacrata, i chiamati
non possono non avvertire l'impegno di portare nel cuore e nella preghiera
le molte necessità del mondo intero, operando al tempo stesso alacremente
nei campi attinenti al carisma di fondazione. La loro dedizione dovrà
essere, ovviamente, guidata dal discernimento soprannaturale, che
sa distinguere ciò che viene dallo Spirito da ciò che gli è contrario
(cfr Gal 5, 16-17.22; 1 Gv 4, 6). Esso, mediante la fedeltà
alla Regola e alle Costituzioni, conserva la piena comunione con la
Chiesa.n questo modo la vita consacrata non si limiterà a leggere i segni
dei tempi, ma contribuirà anche ad elaborare ed attuare nuovi progetti
di evangelizzazione per le odierne situazioni. Tutto questo nella
certezza di fede che lo Spirito sa dare anche alle domande più difficili
le risposte appropriate. Sarà bene, a tal proposito, riscoprire quanto
hanno sempre insegnato i grandi protagonisti dell'azione apostolica:
occorre confidare in Dio come se tutto dipendesse da Lui e, al tempo
stesso, impegnarsi generosamente come se tutto dipendesse da noi.
Collaborazione ecclesiale e spiritualità apostolica
74. Tutto dev'esser fatto in comunione e in dialogo con le
altre componenti ecclesiali. Le sfide della missione sono tali da non
poter essere efficacemente affrontate senza la collaborazione, sia nel
discernimento che nell'azione, di tutti i membri della Chiesa.
Difficilmente i singoli posseggono la risposta risolutiva: questa può
invece scaturire dal confronto e dal dialogo. In particolare, la comunione
operativa tra i vari carismi non mancherà di assicurare, oltre che un
arricchimento reciproco, una più incisiva efficacia nella missione.
L'esperienza di questi anni conferma ampiamente che «il dialogo è il
nuovo nome della carità»,specie di quella ecclesiale; esso aiuta a
vedere i problemi nelle loro reali dimensioni e consente di affrontarli
con migliori speranze di successo. La vita consacrata, per il fatto stesso
di coltivare il valore della vita fraterna, si propone come esperienza
privilegiata di dialogo. Essa pertanto può contribuire a creare un clima
di accettazione reciproca, nel quale i vari soggetti ecclesiali,
sentendosi valorizzati per quello che sono, convergono in modo più
convinto nella comunione ecclesiale, tesa alla grande missione
universale.Gli Istituti impegnati nell'una o nell'altra forma di servizio
apostolico devono infine coltivare una solida spiritualità dell'azione,
vedendo Dio in tutte le cose e tutte le cose in Dio. Infatti «bisogna
sapere che come la vita ben ordinata tende a passare dalla vita attiva a
quella contemplativa, così per lo più l'animo ritorna utilmente dalla
vita contemplativa a quella attiva, per conservare in modo più perfetto
la vita attiva per quello che la vita contemplativa ha acceso nella mente.
La vita attiva deve, quindi, trasferirci nella contemplativa e qualche
volta, da ciò che vediamo interiormente, la contemplazione deve
richiamarci meglio all'azione».Gesù stesso ci ha dato l'esempio perfetto
di come si possa unire la comunione col Padre con una vita intensamente
attiva. Senza la costante tensione a questa unità, il pericolo del
collasso interiore, del disorientamento, dello scoraggiamento è
continuamente in agguato. La stretta unione tra contemplazione e azione
permetterà, oggi come ieri, di affrontare le missioni più difficili.
I. L'AMORE SINO ALLA FINE
Amare col cuore di Cristo
75. «Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino
alla fine. Mentre cenavano [...] si alzò da tavola [...] e cominciò a
lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si
era cinto» (Gv 13, 1-2.4-5).Nella lavanda dei piedi Gesù rivela
la profondità dell'amore di Dio per l'uomo: in Lui Dio stesso si mette a
servizio degli uomini! Egli rivela, al tempo stesso, il senso della vita
cristiana e, a maggior ragione, della vita consacrata, che è vita
d'amore oblativo, di concreto e generoso servizio. Ponendosi alla
sequela del Figlio dell'uomo, che «non è venuto per essere servito, ma
per servire» (Mt 20, 28), la vita consacrata, almeno nei periodi
migliori della sua lunga storia, s'è caratterizzata per questo «lavare i
piedi», ossia per il servizio specialmente ai più poveri e ai più
bisognosi. Se, da una parte, essa contempla il mistero sublime del Verbo
nel seno del Padre (cfr Gv 1, 1), dall'altra segue lo stesso Verbo
che si fa carne (cfr Gv 1, 14), si abbassa, si umilia per servire
gli uomini. Le persone che seguono Cristo nella via dei consigli
evangelici anche oggi intendono andare dove è andato Cristo e fare ciò
che Egli ha fatto.Continuamente Egli chiama a sé nuovi discepoli, uomini
e donne, per comunicare loro, mediante l'effusione dello Spirito (cfr Rm
5, 5), l'agape divina, il suo modo d'amare, e per sospingerli così
a servire gli altri nell'umile dono di sé, alieno da calcoli interessati.
A Pietro, che estasiato dalla luce della Trasfigurazione esclama: «Signore,
è bello per noi restare qui» (Mt 17, 4), è rivolto l'invito a
tornare sulle strade del mondo, per continuare a servire il Regno di Dio:
«Scendi, Pietro; desideravi riposare sul monte: scendi; predica la Parola
di Dio, insisti in ogni occasione opportuna e importuna, rimprovera,
esorta, incoraggia usando tutta la tua pazienza e la tua capacità di
insegnare. Lavora, affaticati molto, accetta anche sofferenze e supplizi,
affinché, mediante il candore e la bellezza delle buone opere, tu
possegga nella carità ciò che è simboleggiato nel candore delle vesti
del Signore».Lo sguardo fisso sul volto del Signore non attenua
nell'apostolo l'impegno per l'uomo; al contrario lo potenzia, dotandolo di
una nuova capacità di incidere sulla storia, per liberarla da quanto la
deturpa.La ricerca della divina bellezza spinge le persone consacrate a
prendersi cura dell'immagine divina deformata nei volti di fratelli e
sorelle, volti sfigurati dalla fame, volti delusi da promesse politiche,
volti umiliati di chi vede disprezzata la propria cultura, volti
spaventati dalla violenza quotidiana e indiscriminata, volti angustiati di
minorenni, volti di donne offese e umiliate, volti stanchi di migranti
senza degna accoglienza, volti di anziani senza le minime condizioni per
una vita degna.La vita consacrata mostra così, con l'eloquenza delle
opere, che la divina carità è fondamento e stimolo dell'amore gratuito
ed operoso. Ne era ben convinto S. Vincenzo de Paoli quando indicava alle
Figlie della Carità questo programma di vita: «Lo spirito della
Compagnia consiste nel darsi a Dio per amare Nostro Signore e servirlo
nella persona dei poveri materialmente e spiritualmente, nelle loro case e
altrove, per istruire le povere giovanette, i bambini, in generale tutti
coloro che la divina Provvidenza vi manda».ra i diversi possibili ambiti
della carità, certamente quello che a titolo speciale manifesta al mondo
l'amore «sino alla fine» è, oggi, l'annuncio appassionato di Gesù
Cristo a coloro che ancora non Lo conoscono, a coloro che L'hanno
dimenticato e, in modo preferenziale, ai poveri.
Contributo specifico della vita consacrata
all'evangelizzazione
76. Il contributo specifico di consacrati e consacrate alla
evangelizzazione sta innanzitutto nella testimonianza di una vita
totalmente donata a Dio e ai fratelli, a imitazione del Salvatore che, per
amore dell'uomo, si è fatto servo. Nell'opera della salvezza, infatti,
tutto viene dalla partecipazione all'agape divina. Le persone
consacrate rendono visibile, nella loro consacrazione e totale dedizione,
la presenza amorevole e salvifica di Cristo, il consacrato del Padre,
inviato in missione.Esse, lasciandosi conquistare da Lui (cfr Fil
3, 12), si dispongono a divenire, in certo modo, un prolungamento della
sua umanità.La vita consacrata dice eloquentemente che quanto più si
vive di Cristo, tanto meglio Lo si può servire negli altri, spingendosi
fino agli avamposti della missione, e assumendo i più grandi rischi.
La prima evangelizzazione: annunciare Cristo alle genti
77. Chi ama Dio, Padre di tutti, non può non amare i suoi simili,
nei quali riconosce altrettanti fratelli e sorelle. Proprio per questo
egli non può restare indifferente di fronte alla costatazione che molti
di loro non conoscono la piena manifestazione dell'amore di Dio in Cristo.
Nasce di qui, in obbedienza al mandato di Cristo, lo slancio missionario ad
gentes, che ogni cristiano consapevole condivide con la Chiesa, per
sua natura missionaria. E slancio avvertito soprattutto dai membri degli
Istituti sia di vita contemplativa che di vita attiva.Le persone
consacrate, infatti, hanno il compito di rendere presente anche tra i non
cristianiil Cristo casto, povero, obbediente, orante e
missionario.Restando dinamicamente fedeli al loro carisma, esse, in virtù
della più intima consacrazione a Dio,non possono non sentirsi coinvolte
in una speciale collaborazione con l'attività missionaria della Chiesa.
Il desiderio tante volte espresso da Teresa di Lisieux, «amarti e farti
amare», l'anelito ardente di san Francesco Saverio che molti, «studiando
le scienze, meditassero sul conto che Dio nostro Signore chiederà di loro
stessi e del talento loro concesso, si smuoverebbero, ricorrendo a quei
mezzi e a quegli Esercizi spirituali che fanno conoscere e sentire dentro
le proprie anime la volontà divina e così, uniformandosi ad essa più
che non alle proprie inclinazioni, direbbero: ‘Signore, sono qui, che
vuoi che io faccia? Mandami dove vuoi'»,ed altre simili testimonianze di
innumerevoli anime sante, manifestano l'insopprimibile tensione
missionaria, che distingue e qualifica la vita consacrata.
Presenti in ogni angolo della terra
78. «L'amore del Cristo ci spinge» (2 Cor 5, 14): i
membri di ogni Istituto dovrebbero poterlo ripetere con l'Apostolo, perché
compito della vita consacrata è di lavorare in ogni parte della terra per
consolidare e dilatare il Regno di Cristo, portando l'annuncio del Vangelo
dappertutto, anche nelle regioni più lontane.Di fatto, la storia
missionaria testimonia il grande contributo da essi dato
all'evangelizzazione dei popoli: dalle antiche Famiglie monastiche fino
alle più recenti Fondazioni impegnate in maniera esclusiva nella missione
ad gentes, dagli Istituti di vita attiva a quelli dediti alla
contemplazione,innumerevoli persone hanno speso le loro energie in questa
«attività primaria della Chiesa, essenziale e mai conclusa»,perché
rivolta alla moltitudine crescente di coloro che non conoscono
Cristo.Anche oggi questo dovere continua a chiamare in causa con urgenza
gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica:
l'annuncio del Vangelo di Cristo attende da loro il massimo contributo
possibile. Anche gli Istituti che sorgono o operano nelle giovani Chiese
sono invitati ad aprirsi alla missione fra i non cristiani, all'interno e
fuori della loro patria. Nonostante le comprensibili difficoltà che
alcuni di essi possono attraversare, è bene ricordare a tutti che come «la
fede si rafforza donandola»,così la missione rafforza la vita
consacrata, le dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni, sollecita la sua
fedeltà. Da parte sua, l'attività missionaria offre larghi spazi per
accogliere le svariate forme di vita consacrata.La missione ad gentes
presenta speciali e straordinarie opportunità alle donne consacrate, ai
religiosi fratelli e ai membri di Istituti secolari per un inserimento in
un'azione apostolica particolarmente incisiva. Questi ultimi, poi, con la
loro presenza nei vari ambiti tipici della vocazione laicale, possono
svolgere un'opera preziosa di evangelizzazione degli ambienti, delle
strutture e delle stesse leggi che regolano la convivenza. Inoltre, essi
possono testimoniare i valori evangelici a fianco di persone che non hanno
ancora conoscenza di Gesù, dando così uno specifico contributo alla
missione.E da sottolineare che, nei paesi dove sono radicate religioni non
cristiane, la presenza della vita consacrata, tanto con attività
educative, caritative e culturali, quanto con il segno della vita
contemplativa, assume enorme importanza. Per questo è particolarmente da
incoraggiare la fondazione nelle nuove Chiese di comunità dedite alla
contemplazione, dato che «la vita contemplativa interessa la presenza
della Chiesa nella forma più piena».E, poi, necessario promuovere con
mezzi adeguati un'equa distribuzione della vita consacrata nelle varie
forme per suscitare un nuovo impulso evangelizzatore, sia con l'invio di
missionari e missionarie, sia con il doveroso aiuto degli Istituti di vita
consacrata alle diocesi più povere.
Annuncio di Cristo e inculturazione
79. L'annuncio di Cristo «ha la priorità permanente nella
missione della Chiesa»e mira alla conversione, cioè all'adesione piena e
sincera a Cristo ed al suo Vangelo.Nel quadro dell'attività missionaria
rientrano anche il processo di inculturazione e il dialogo interreligioso.
La sfida dell'inculturazione va accolta dalle persone consacrate come
appello a una feconda collaborazione con la grazia nell'approccio con le
diverse culture. Ciò suppone seria preparazione personale, mature doti di
discernimento, fedele adesione agli indispensabili criteri di ortodossia
dottrinale, di autenticità e di comunione ecclesiale.Col sostegno del
carisma dei fondatori e delle fondatrici, molte persone consacrate hanno
saputo avvicinarsi alle diverse culture nell'atteggiamento di Gesù che «spogliò
se stesso assumendo la condizione di servo» (Fil 2, 7) e, con un
paziente ed audace sforzo di dialogo, hanno stabilito contatti proficui
con le genti più varie, a tutte annunciando la via della salvezza. Anche
oggi quante di loro sanno cercare e trovare, nella storia delle singole
persone e di interi popoli, tracce della presenza di Dio, che guida tutta
l'umanità verso il discernimento dei segni della sua volontà redentrice.
Tale ricerca si rivela vantaggiosa per le stesse persone consacrate: i
valori scoperti nelle diverse civiltà possono spingerli, infatti, ad
accrescere il proprio impegno di contemplazione e di preghiera, a
praticare più intensamente la condivisione comunitaria e l'ospitalità, a
coltivare con maggiore diligenza l'attenzione alla persona ed il rispetto
per la natura.Per un'autentica inculturazione sono necessari atteggiamenti
simili a quelli del Signore, quando si è incarnato ed è venuto, con
amore e umiltà, in mezzo a noi. In questo senso la vita consacrata rende
le persone particolarmente adatte ad affrontare il complesso travaglio
dell'inculturazione, perché le abitua al distacco dalle cose e persino da
tanti aspetti della propria cultura. Applicandosi con questi atteggiamenti
allo studio e alla comprensione delle culture, i consacrati possono meglio
discernere in esse gli autentici valori e il modo in cui accoglierli e
perfezionarli con l'aiuto del proprio carisma.Non si deve comunque
dimenticare che, in molte antiche culture, l'espressione religiosa è così
profondamente integrata, che la religione rappresenta spesso la dimensione
trascendente della cultura stessa. In questo caso una vera inculturazione
comporta necessariamente un serio e aperto dialogo interreligioso, «che
non è in contrapposizione con la missione ad gentes e che non
dispensa dall'evangelizzazione».
L'inculturazione della vita consacrata
80. Da parte sua la vita consacrata, di per sé portatrice di
valori evangelici, là dove è vissuta con autenticità può offrire un
contributo originale alle sfide dell'inculturazione. Essendo infatti un
segno del primato di Dio e del Regno, essa diventa una provocazione che,
nel dialogo, può scuotere la coscienza degli uomini. Se la vita
consacrata mantiene la forza profetica che le è propria, diventa
all'interno di una cultura fermento evangelico capace di purificarla e
farla evolvere. E quanto dimostra la storia di numerosi santi e sante, che
in epoche diverse hanno saputo immergersi nel loro tempo senza farsene
sommergere, ma additando alla loro generazione nuovi cammini. Lo stile di
vita evangelico è una fonte importante per la proposta di un nuovo
modello culturale. Quanti fondatori e fondatrici, cogliendo alcune
esigenze del loro tempo, pur con tutti i limiti da essi stessi
riconosciuti, hanno dato loro una risposta che è diventata proposta
culturale innovativa!Le comunità degli Istituti religiosi e delle Società
di vita apostolica possono, infatti, offrire concrete e significative
proposte culturali, quando testimoniano il modo evangelico di vivere
l'accoglienza reciproca nella diversità e di esercitare l'autorità, la
condivisione dei beni sia materiali che spirituali, l'internazionalità,
la collaborazione inter-congregazionale, l'ascolto degli uomini e delle
donne del nostro tempo. Il modo di pensare e di agire di chi segue Cristo
più da vicino, infatti, dà origine ad una vera e propria cultura di
riferimento, serve a mettere in luce ciò che è disumano, testimonia
che Dio solo dà ai valori forza e compimento. Un'autentica inculturazione
aiuterà, a sua volta, le persone consacrate a vivere il radicalismo
evangelico secondo il carisma del proprio Istituto e il genio del popolo
col quale entrano in contatto. Da questo fecondo rapporto scaturiranno
stili di vita e metodi pastorali che potranno rivelarsi un'autentica
ricchezza per tutto l'Istituto, se risulteranno coerenti con il carisma di
fondazione e con l'azione unificante dello Spirito Santo. In questo
processo, fatto di discernimento e di audacia, di dialogo e di
provocazione evangelica, una garanzia di retto cammino è offerta dalla
Santa Sede, alla quale spetta incoraggiare l'evangelizzazione delle
culture nonché autenticarne gli sviluppi e di sancirne gli esiti in
ordine all'inculturazione:compito, questo, «difficile e delicato poiché
pone in questione la fedeltà della Chiesa al Vangelo e alla tradizione
apostolica nell'evoluzione costante delle culture».
La nuova evangelizzazione
81. Per affrontare adeguatamente le grandi sfide che alla nuova
evangelizzazione pone la storia attuale, è necessaria innanzitutto una
vita consacrata che si lasci continuamente interpellare dalla Parola
rivelata e dai segni dei tempi.Il ricordo delle grandi evangelizzatrici e
dei grandi evangelizzatori, che furono prima grandi evangelizzati, rivela
che per affrontare il mondo di oggi occorrono persone amorosamente dedite
al Signore e al suo Vangelo. «Le persone consacrate, per la loro
vocazione specifica, sono chiamate a far emergere l'unità tra
autoevangelizzazione e testimonianza, tra rinnovamento interiore e ardore
apostolico, tra essere e agire, evidenziando che il dinamismo promana
sempre dal primo elemento del binomio».a nuova evangelizzazione, come
quella di sempre, sarà efficace se saprà proclamare dai tetti quanto ha
prima vissuto nell'intimità con il Signore. Per essa sono richieste
solide personalità, animate dal fervore dei santi. La nuova
evangelizzazione esige da consacrati e consacrate piena consapevolezza
del senso teologico delle sfide del nostro tempo. Queste sfide vanno
esaminate con attento e corale discernimento, in vista del rinnovamento
della missione. Il coraggio dell'annuncio del Signore Gesù deve
accompagnarsi con la fiducia nell'azione della Provvidenza, che opera nel
mondo e che «dispone tutto, anche le umane avversità, per il maggior
bene della Chiesa».lementi importanti per un proficuo inserimento degli
Istituti nel processo della nuova evangelizzazione sono la fedeltà al
carisma di fondazione, la comunione con quanti nella Chiesa sono impegnati
nella stessa impresa, specialmente con i Pastori, e la cooperazione con
tutti gli uomini di buona volontà. Ciò esige un serio discernimento
degli appelli che lo Spirito rivolge ad ogni Istituto, sia in quelle
regioni ove non si prevedono immediatamente grandi progressi, sia nelle
altre regioni ove si preannuncia una consolante rinascita. In ogni luogo e
situazione, le persone consacrate siano annunciatrici ardenti del Signore
Gesù, pronte a rispondere con sapienza evangelica alle domande poste oggi
dall'inquietudine del cuore umano e dalle sue urgenti necessità.
La predilezione per i poveri e la promozione della giustizia
82. Agli inizi del suo ministero, nella sinagoga di Nazaret, Gesù
proclama che lo Spirito lo ha consacrato per portare ai poveri un lieto
messaggio, per annunciare ai prigionieri la liberazione, restituire ai
ciechi la vista, rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di
grazia del Signore (cfr Lc 4, 16-19). La Chiesa, assumendo come
propria la missione del Signore, annuncia il Vangelo ad ogni uomo e ad
ogni donna, facendosi carico della loro salvezza integrale. Ma con
un'attenzione speciale, una vera «opzione preferenziale», essa si volge
verso quanti si trovano in situazione di maggiore debolezza, e
pertanto di più grave bisogno. «Poveri», nelle molteplici dimensioni
della povertà, sono gli oppressi, gli emarginati, gli anziani, gli
ammalati, i piccoli, quanti vengono considerati e trattati come «ultimi»
nella società.L'opzione per i poveri è insita nella dinamica stessa
dell'amore vissuto secondo Cristo. Ad essa sono dunque tenuti tutti i
discepoli di Cristo; coloro tuttavia che vogliono seguire il Signore più
da vicino, imitando i suoi atteggiamenti, non possono non sentirsene
coinvolti in modo tutto particolare. La sincerità della loro risposta
all'amore di Cristo li conduce a vivere da poveri e ad abbracciare la
causa dei poveri. Ciò comporta per ogni Istituto, secondo lo specifico
carisma, l'adozione di uno stile di vita , sia personale che
comunitario, umile ed austero. Forti di questa testimonianza
vissuta, le persone consacrate potranno, nei modi consoni alla loro scelta
di vita e rimanendo libere nei confronti delle ideologie politiche,
denunciare le ingiustizie che vengono compiute verso tanti figli e figlie
di Dio, ed impegnarsi per la promozione della giustizia nell'ambiente
sociale in cui operano.In questo modo, anche nelle attuali situazioni, si
rinnoverà, attraverso la testimonianza di innumerevoli persone
consacrate, la dedizione che fu propria di fondatori e fondatrici che
spesero la loro vita per servire il Signore presente nei poveri. Infatti
Cristo «si trova sulla terra nella persona dei suoi poveri [...]. Come
Dio, ricco, come uomo, povero. E infatti lo stesso uomo già ricco ascese
al cielo, siede alla destra del Padre eppure quaggiù tuttora povero
soffre la fame, la sete, è nudo».l Vangelo si rende operante attraverso
la carità, che è gloria della Chiesa e segno della sua fedeltà al
Signore. Lo dimostra tutta la storia della vita consacrata, che si può
considerare una esegesi vivente della parola di Gesù: «Ogni volta che
avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli,
l'avete fatto a me» (Mt 25, 40). Molti Istituti, specie in età
moderna, sono nati proprio per venire incontro all'una o all'altra
necessità dei poveri. Ma anche quando tale finalità non è stata
determinante, l'attenzione e la premura per i bisognosi, espressa
attraverso la preghiera, l'accoglienza, l'ospitalità, si sono sempre
accompagnate con naturalezza alle varie forme di vita consacrata, anche di
quella contemplativa. E come potrebbe essere diversamente, dal momento che
il Cristo raggiunto nella contemplazione è lo stesso che vive e soffre
nei poveri? La storia della vita consacrata è ricca, in questo senso, di
esempi meravigliosi e talvolta geniali. San Paolino di Nola, dopo aver
distribuito i suoi beni ai poveri per consacrarsi pienamente a Dio, innalzò
le celle del suo monastero sopra un ospizio destinato appunto agli
indigenti. Egli gioiva al pensiero di questo singolare «scambio di doni»:
i poveri, da lui assistiti, rinsaldavano con la loro preghiera le «fondamenta»
stesse della sua casa, tutta dedita alla lode di Dio.S. Vincenzo de' Paoli,
da parte sua, amava dire che, quando si è costretti a lasciare la
preghiera per assistere un povero in necessità, in realtà non la si
interrompe, perché «si lascia Dio per Dio».ervire i poveri è atto di
evangelizzazione e, nello stesso tempo, sigillo di evangelicità e stimolo
di conversione permanente per la vita consacrata, poiché — come dice
san Gregorio Magno — «quando la carità si abbassa amorosamente a
provvedere anche agli infimi bisogni del prossimo, allora divampa verso le
più alte vette. E quando benignamente si piega alle estreme necessità,
allora vigorosamente riprende il volo verso le altezze».
La cura degli ammalati
83. Seguendo una gloriosa tradizione, un gran numero di persone
consacrate, soprattutto donne, esercitano il loro apostolato negli
ambienti sanitari, secondo il carisma del proprio Istituto. Molte, lungo i
secoli, sono state le persone consacrate che hanno sacrificato la loro
vita nel servizio alle vittime di malattie contagiose, mostrando che
la dedizione fino all'eroismo appartiene all'indole profetica della vita
consacrata.La Chiesa guarda con ammirazione e gratitudine le tante persone
consacrate che, assistendo i malati e i sofferenti, contribuiscono in
maniera significativa alla sua missione. Esse continuano il ministero di
misericordia di Cristo, che «passò beneficando e sanando tutti» (At
10, 38). Sulle orme di Lui, divino Samaritano, medico delle anime e dei
corpi,e sull'esempio dei rispettivi fondatori e fondatrici, le persone
consacrate, che a ciò sono orientate dal carisma del loro Istituto,
perseverino nella loro testimonianza d'amore verso i malati, dedicandosi a
loro con profonda comprensione e partecipazione. Privilegino nelle loro
scelte gli ammalati più poveri e abbandonati, come gli anziani, i
disabili, gli emarginati, i malati terminali, le vittime della droga e
delle nuove malattie contagiose. Favoriscano nei malati l'offerta del
proprio soffrire in comunione con Cristo crocifisso e glorificato per la
salvezza di tutti,anzi alimentino in loro la coscienza di essere, con la
preghiera e la testimonianza della parola e della condotta, soggetti
attivi di pastorale attraverso il peculiare carisma della croce.a
Chiesa, inoltre, ricorda ai consacrati e alle consacrate che fa parte
della loro missione evangelizzare gli ambienti sanitari in cui
lavorano, cercando di illuminare, attraverso la comunicazione dei valori
evangelici, il modo di vivere, soffrire e morire degli uomini del nostro
tempo. E loro impegno dedicarsi all'umanizzazione della medicina e
all'approfondimento della bioetica, a servizio del Vangelo della vita.
Promuovano perciò innanzitutto il rispetto della persona e della vita
umana dal concepimento al termine naturale, in piena conformità con
l'insegnamento morale della Chiesa,istituendo per questo anche centri di
formazionee collaborando fraternamente con gli organismi ecclesiali della
pastorale sanitaria.
II. UNA TESTIMONIANZA PROFETICA DI FRONTE ALLE GRANDI SFIDE
Il profetismo della vita consacrata
84. Il carattere profetico della vita consacrata è stato messo in
forte risalto dai Padri sinodali. Esso si configura come una speciale
forma di partecipazione alla funzione profetica di Cristo , comunicata
dallo Spirito a tutto il Popolo di Dio. E un profetismo inerente alla vita
consacrata come tale, per il radicalismo della sequela di Cristo e della
conseguente dedizione alla missione che la caratterizza. La funzione di
segno, che il Concilio Vaticano II riconosce alla vita consacrata,si
esprime nella testimonianza profetica del primato che Dio ed i valori del
Vangelo hanno nella vita cristiana. In forza di tale primato nulla può
essere anteposto all'amore personale per Cristo e per i poveri in cui Egli
vive.a tradizione patristica ha visto un modello della vita religiosa
monastica in Elia, profeta audace e amico di Dio.Viveva alla sua presenza
e contemplava nel silenzio il suo passaggio, intercedeva per il popolo e
proclamava con coraggio la sua volontà, difendeva i diritti di Dio e si
ergeva a difesa dei poveri contro i potenti del mondo (cfr 1 Re
18-19). Nella storia della Chiesa, accanto ad altri cristiani, non sono
mancati uomini e donne consacrati a Dio che, per un particolare dono dello
Spirito, hanno esercitato un autentico ministero profetico, parlando nel
nome di Dio a tutti ed anche ai Pastori della Chiesa. La vera profezia
nasce da Dio, dall'amicizia con Lui, dall'ascolto attento della sua
Parola nelle diverse circostanze della storia. Il profeta sente ardere nel
cuore la passione per la santità di Dio e, dopo averne accolto nel
dialogo della preghiera la parola, la proclama con la vita, con le labbra
e con i gesti, facendosi portavoce di Dio contro il male ed il peccato. La
testimonianza profetica richiede la costante e appassionata ricerca della
volontà di Dio, la generosa e imprescindibile comunione ecclesiale,
l'esercizio del discernimento spirituale, l'amore per la verità. Essa si
esprime anche con la denuncia di quanto è contrario al volere divino e
con l'esplorazione di vie nuove per attuare il Vangelo nella storia, in
vista del Regno di Dio.
Sua rilevanza per il mondo contemporaneo
85. Nel nostro mondo, dove sembrano spesso smarrite le tracce di
Dio, si rende urgente una forte testimonianza profetica da parte delle
persone consacrate. Essa verterà innanzitutto sull'affermazione del
primato di Dio e dei beni futuri , quale traspare dalla sequela e
dall'imitazione di Cristo casto, povero e obbediente, totalmente votato
alla gloria del Padre e all'amore dei fratelli e delle sorelle. La stessa
vita fraterna è profezia in atto nel contesto di una società che,
talvolta senza rendersene conto, ha un profondo anelito ad una fraternità
senza frontiere. Alle persone consacrate è chiesto di offrire la loro
testimonianza con la franchezza del profeta, che non teme di rischiare
anche la vita.Un'intima forza persuasiva deriva alla profezia dalla coerenza
fra l'annuncio e la vita. Le persone consacrate saranno fedeli alla
loro missione nella Chiesa e nel mondo, se saranno capaci di rivedere
continuamente se stesse alla luce della Parola di Dio.In tal modo potranno
arricchire gli altri fedeli dei beni carismatici ricevuti, lasciandosi a
loro volta interpellare dalle provocazioni profetiche provenienti dalle
altre componenti ecclesiali. In questo scambio di doni, garantito dalla piena
sintonia col Magistero e la disciplina della Chiesa, risplenderà
l'azione dello Spirito che «la unifica nella comunione e nel servizio, la
istruisce e dirige mediante i diversi doni gerarchici e carismatici».
Una fedeltà fino al martirio
86. In questo secolo, come in altre epoche della storia, uomini e
donne consacrati hanno reso testimonianza a Cristo Signore con il dono
della propria vita. Sono migliaia coloro che, costretti alle catacombe
dalla persecuzione di regimi totalitari o di gruppi violenti, osteggiati
nell'attività missionaria, nell'azione a favore dei poveri,
nell'assistenza agli ammalati ed agli emarginati, hanno vissuto e vivono
la loro consacrazione nella sofferenza prolungata ed eroica, e spesso con
l'effusione del proprio sangue, pienamente configurati al Signore
crocifisso. Di alcuni di essi la Chiesa ha già riconosciuto ufficialmente
la santità onorandoli come martiri di Cristo. Essi ci illuminano con il
loro esempio, intercedono per la nostra fedeltà, ci attendono nella
gloria.E vivo il desiderio che la memoria di tanti testimoni della fede
rimanga nella coscienza della Chiesa come incitamento alla celebrazione e
all'imitazione. Gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita
apostolica contribuiscano a quest'opera raccogliendo i nomi e le
testimonianze di tutte le persone consacrate, che possono essere
iscritte nel Martirologio del ventesimo secolo.
Le grandi sfide della vita consacrata
87. Il compito profetico della vita consacrata viene provocato da tre
sfide principali rivolte alla stessa Chiesa: sono sfide di sempre, che
vengono poste in forme nuove, e forse più radicali, dalla società
contemporanea, almeno in alcune parti del mondo. Esse toccano direttamente
i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, stimolando la
Chiesa e, in particolare, le persone consacrate a metterne in luce e a
testimoniarne il profondo significato antropologico. La scelta di
questi consigli, infatti, lungi dal costituire un impoverimento di valori
autenticamente umani, si propone piuttosto come una loro trasfigurazione.
I consigli evangelici non vanno considerati come una negazione dei valori
inerenti alla sessualità, al legittimo desiderio di disporre di beni
materiali e di decidere autonomamente di sé. Queste inclinazioni, in
quanto fondate nella natura, sono in se stesse buone. La creatura umana,
tuttavia, debilitata com'è dal peccato originale, è esposta al rischio
di tradurle in atto in modo trasgressivo. La professione di castità,
povertà e obbedienza diventa monito a non sottovalutare le ferite
prodotte dal peccato originale e, pur affermando il valore dei beni
creati, li relativizza additando Dio come il bene assoluto. Così
coloro che seguono i consigli evangelici, mentre cercano la santità per
se stessi, propongono, per così dire, una «terapia spirituale» per
l'umanità, poiché rifiutano l'idolatria del creato e rendono in qualche
modo visibile il Dio vivente. La vita consacrata, specie nei tempi
difficili, è una benedizione per la vita umana e per la stessa vita
ecclesiale.
La sfida della castità consacrata
88. La prima provocazione è quella di una cultura
edonistica che svincola la sessualità da ogni norma morale oggettiva,
riducendola spesso a gioco e a consumo, e indulgendo con la complicità
dei mezzi di comunicazione sociale a una sorta di idolatria dell'istinto.
Le conseguenze di ciò sono sotto gli occhi di tutti: prevaricazioni di
ogni genere, a cui s'accompagnano innumerevoli sofferenze psichiche e
morali per gli individui e le famiglie. La risposta della vita
consacrata sta innanzitutto nella pratica gioiosa della castità
perfetta, quale testimonianza della potenza dell'amore di Dio nella
fragilità della condizione umana. La persona consacrata attesta che
quanto è creduto impossibile dai più diventa, con la grazia del Signore
Gesù, possibile e autenticamente liberante. Sì, in Cristo è possibile
amare Dio con tutto il cuore, ponendolo al di sopra di ogni altro amore,
ed amare così, con la libertà di Dio, ogni creatura! E questa una
testimonianza oggi più che mai necessaria, proprio perché così poco
compresa dal nostro mondo. Essa è offerta ad ogni persona — ai giovani,
ai fidanzati, ai coniugi, alle famiglie cristiane — per mostrare che la
forza dell'amore di Dio può operare grandi cose proprio dentro le
vicende dell'amore umano. E una testimonianza che va incontro anche a un
crescente bisogno di limpidezza interiore nei rapporti umani.E necessario
che la vita consacrata presenti al mondo di oggi esempi di una castità
vissuta da uomini e donne che dimostrano equilibrio, dominio di sé,
intraprendenza, maturità psicologica ed affettiva.Grazie a questa
testimonianza, viene offerto all'amore umano un sicuro punto di
riferimento, che la persona consacrata attinge dalla contemplazione
dell'amore trinitario, rivelatoci in Cristo. Proprio perché immersa in
questo mistero, essa si sente capace di un amore radicale e universale,
che le dà la forza della padronanza di sé e della disciplina necessarie
per non cadere nella schiavitù dei sensi e degli istinti. La castità
consacrata appare così come esperienza di gioia e di libertà. Illuminata
dalla fede nel Signore risorto e dall'attesa dei cieli nuovi e della terra
nuova (cfr Ap 21, 1), essa offre preziosi stimoli anche per
l'educazione alla castità doverosa in altri stati di vita.
La sfida della povertà
89. Altra provocazione è, oggi, quella di un materialismo
avido di possesso, disattento verso le esigenze e le sofferenze dei più
deboli e privo di ogni considerazione per lo stesso equilibrio delle
risorse naturali. La risposta della vita consacrata sta nella
professione della povertà evangelica, vissuta in forme diverse e
spesso accompagnata da un attivo impegno nella promozione della solidarietà
e della carità.Quanti Istituti si dedicano all'educazione, all'istruzione
e alla formazione professionale, mettendo in grado giovani e non più
giovani di diventare protagonisti del loro futuro! Quante persone
consacrate si spendono senza risparmio di energie per gli ultimi della
terra! Quante di esse si adoperano a formare futuri educatori e
responsabili della vita sociale, in modo che si impegnino ad eliminare le
strutture oppressive e a promuovere progetti di solidarietà a vantaggio
dei poveri! Esse lottano per sconfiggere la fame e le sue cause, animano
le attività del volontariato e le organizzazioni umanitarie,
sensibilizzano organismi pubblici e privati per favorire un'equa
distribuzione degli aiuti internazionali. Le nazioni devono veramente
molto a questi intraprendenti operatori e operatrici di carità, che con
la loro instancabile generosità hanno dato e danno un sensibile
contributo per l'umanizzazione del mondo.
La povertà evangelica a servizio dei poveri
90. In realtà, prima ancora di essere un servizio per i poveri, la
povertà evangelica è un valore in se stessa, in quanto richiama la
prima delle Beatitudini nell'imitazione di Cristo povero.Il suo primo
senso, infatti, è testimoniare Dio come vera ricchezza del cuore umano.
Ma proprio per questo essa contesta con forza l'idolatria di mammona,
proponendosi come appello profetico nei confronti di una società che, in
tante parti del mondo benestante, rischia di perdere il senso della misura
e il significato stesso delle cose. Per questo, oggi più che in altre
epoche, il suo richiamo trova attenzione anche tra coloro che, consci
della limitatezza delle risorse del pianeta, invocano il rispetto e la
salvaguardia del creato mediante la riduzione dei consumi, la sobrietà,
l'imposizione di un doveroso freno ai propri desideri.Alle persone
consacrate è chiesta dunque una rinnovata e vigorosa testimonianza
evangelica di abnegazione e di sobrietà, in uno stile di vita fraterna
ispirata a criteri di semplicità e di ospitalità, anche come esempio per
quanti rimangono indifferenti di fronte alle necessità del prossimo. Tale
testimonianza si accompagnerà naturalmente all'amore preferenziale per
i poveri e si manifesterà in modo speciale nella condivisione delle
condizioni di vita dei più diseredati. Non sono poche le comunità che
vivono e operano tra i poveri e gli emarginati, ne abbracciano la
condizione e ne condividono le sofferenze, i problemi e i pericoli.Grandi
pagine di storia di solidarietà evangelica e di dedizione eroica sono
state scritte da persone consacrate, in questi anni di profondi
cambiamenti e di grandi ingiustizie, di speranze e di delusioni, di
importanti conquiste e di amare sconfitte. E pagine non meno significative
sono state e sono tuttora scritte da altre innumerevoli persone
consacrate, le quali vivono in pienezza la loro vita «nascosta con Cristo
in Dio» (Col 3, 3) per la salvezza del mondo, all'insegna della
gratuità, dell'investimento della propria vita in cause poco riconosciute
e meno ancora applaudite. Attraverso queste forme diverse e complementari,
la vita consacrata partecipa all'estrema povertà abbracciata dal Signore
e vive il suo specifico ruolo nel mistero salvifico della sua incarnazione
e della sua morte redentrice.
La sfida della libertà nell'obbedienza
91. La terza provocazione proviene da quelle concezioni
della libertà che sottraggono questa fondamentale prerogativa umana
al suo costitutivo rapporto con la verità e con la norma morale.In realtà,
la cultura della libertà è un autentico valore, intimamente connesso col
rispetto della persona umana. Ma chi non vede a quali abnormi conseguenze
di ingiustizia e persino di violenza porta, nella vita dei singoli e dei
popoli, l'uso distorto della libertà?Una risposta efficace a tale
situazione è l' obbedienza che caratterizza la vita consacrata.
Essa ripropone in modo particolarmente vivo l'obbedienza di Cristo al
Padre e, proprio partendo dal suo mistero, testimonia che non c'è
contraddizione tra obbedienza e libertà. In effetti, l'atteggiamento
del Figlio svela il mistero della libertà umana come cammino d'obbedienza
alla volontà del Padre e il mistero dell'obbedienza come cammino di
progressiva conquista della vera libertà. E proprio questo mistero che la
persona consacrata vuole esprimere con questo preciso voto. Con esso
intende attestare la consapevolezza di un rapporto di figliolanza, in
forza del quale desidera assumere la volontà paterna come cibo quotidiano
(cfr Gv 4, 34), come sua roccia, sua letizia, suo scudo e baluardo
(cfr Sal 18[17], 3). Dimostra così di crescere nella piena verità
di se stessa rimanendo collegata con la fonte della sua esistenza ed
offrendo perciò il messaggio consolantissimo: «Grande pace per chi ama
la tua legge nel suo cammino non trova inciampo» ( Sal 119[118],
165).
Compiere insieme la volontà del Padre
92. Questa testimonianza delle persone consacrate assume nella
vita religiosa particolare significato anche per la dimensione
comunitaria che la caratterizza. La vita fraterna è il luogo
privilegiato per discernere e accogliere il volere di Dio e camminare
insieme in unione di mente e di cuore. L'obbedienza, vivificata dalla
carità, unifica i membri di un Istituto nella medesima testimonianza e
nella medesima missione, pur nella diversità dei doni e nel rispetto
delle singole individualità. Nella fraternità, animata dallo Spirito,
ciascuno intrattiene con l'altro un prezioso dialogo per scoprire la
volontà del Padre, e tutti riconoscono in chi presiede l'espressione
della paternità di Dio e l'esercizio dell'autorità ricevuta da Dio, a
servizio del discernimento e della comunione.a vita di comunità poi è,
in modo particolare, il segno, di fronte alla Chiesa e alla società, del
legame che viene dalla medesima chiamata e dalla volontà comune di
obbedire ad essa, al di là di ogni diversità di razza e d'origine, di
lingua e di cultura. Contro lo spirito di discordia e di divisione,
autorità e obbedienza risplendono come un segno di quell'unica paternità
che viene da Dio, della fraternità nata dallo Spirito, della libertà
interiore di chi si fida di Dio nonostante i limiti umani di quanti Lo
rappresentano. Attraverso questa obbedienza, assunta da alcuni come regola
di vita, viene sperimentata ed annunciata a vantaggio di tutti la
beatitudine promessa da Gesù a «coloro che ascoltano la Parola di Dio e
la osservano» (Lc 11, 28). Inoltre, chi obbedisce ha la garanzia
di essere davvero in missione, alla sequela del Signore e non alla
rincorsa dei propri desideri o delle proprie aspettative. E così è
possibile sapersi condotti dallo Spirito del Signore e sostenuti, anche in
mezzo a grandi difficoltà, dalla sua mano sicura (cfr At 20, 22s).
Un deciso impegno di vita spirituale
93. Una delle preoccupazioni più volte manifestate nel Sinodo è
stata quella di una vita consacrata che si alimenti alle sorgenti di
una spiritualità solida e profonda. Si tratta, in effetti, di
un'esigenza prioritaria, inscritta nell'essenza stessa della vita
consacrata, dal momento che, come ogni altro battezzato, ed anzi con
motivi anche più stringenti, chi professa i consigli evangelici è tenuto
a tendere con tutte le sue forze verso la perfezione della carità.E un
impegno fortemente richiamato dagli innumerevoli esempi di santi fondatori
e fondatrici e di tante persone consacrate, che hanno testimoniato la
fedeltà a Cristo fino al martirio.Tendere alla santità: ecco in sintesi
il programma di ogni vita consacrata, anche nella prospettiva del suo
rinnovamento alle soglie del terzo millennio. Il punto di avvio del
programma sta nel lasciare tutto per Cristo (cfr Mt 4, 18-22; 19,
21.27; Lc 5, 11) preferendo Lui ad ogni cosa, per poter partecipare
pienamente al Suo mistero pasquale.Lo aveva ben capito san Paolo che
esclamava: «Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità
della conoscenza di Cristo Gesù [...]. E questo perché io possa
conoscere Lui, la potenza della Sua risurrezione» (Fil 3, 8.10). E
la via segnata fin dall'inizio dagli Apostoli, come ricorda la tradizione
cristiana in Oriente e in Occidente: «Coloro che attualmente seguono Gesù
abbandonando tutto per Lui, rievocano gli Apostoli che, rispondendo al suo
invito, rinunciano a tutto il resto. Perciò tradizionalmente si è soliti
parlare della vita religiosa come di apostolica vivendi forma» .La
stessa tradizione ha anche messo in evidenza, nella vita consacrata, la
dimensione della peculiare alleanza con Dio, anzi dell'alleanza sponsale
con Cristo, di cui san Paolo fu maestro col suo esempio (cfr 1 Cor
7, 7) e col suo insegnamento, proposto sotto la guida dello Spirito (cfr 1
Cor 7, 40).Possiamo dire che la vita spirituale, intesa come vita in
Cristo, vita secondo lo Spirito, si configura come un itinerario di
crescente fedeltà, in cui la persona consacrata è guidata dallo Spirito
e da Lui configurata a Cristo, in piena comunione di amore e di servizio
nella Chiesa.Tutti questi elementi, calati nelle varie forme di vita
consacrata, generano una peculiare spiritualità, cioè un progetto
concreto di rapporto con Dio e con l'ambiente, caratterizzato da
particolari accenti spirituali e scelte operative, che evidenziano e
ripresentano ora l'uno ora l'altro aspetto dell'unico mistero di Cristo.
Quando la Chiesa riconosce una forma di vita consacrata o un Istituto,
garantisce che nel suo carisma spirituale e apostolico si trovano tutti i
requisiti oggettivi per raggiungere la perfezione evangelica personale e
comunitaria.La vita spirituale dev'essere dunque al primo posto nel
programma delle Famiglie di vita consacrata, in modo che ogni Istituto e
ogni comunità si presentino come scuole di vera spiritualità evangelica.
Da questa opzione prioritaria, sviluppata nell'impegno personale e
comunitario, dipendono la fecondità apostolica, la generosità nell'amore
per i poveri, la stessa attrattiva vocazionale sulle nuove generazioni. E
proprio la qualità spirituale della vita consacrata che può
scuotere le persone del nostro tempo, anch'esse assetate di valori
assoluti, trasformandosi così in affascinante testimonianza.
In ascolto della Parola di Dio
94. La Parola di Dio è la prima sorgente di ogni spiritualità
cristiana. Essa alimenta un rapporto personale con il Dio vivente e con la
sua volontà salvifica e santificante. E per questo che la lectio
divina, fin dalla nascita degli Istituti di vita consacrata, in
particolar modo nel monachesimo, ha ricevuto la più alta considerazione.
Grazie ad essa, la Parola di Dio viene trasferita nella vita, sulla quale
proietta la luce della sapienza che è dono dello Spirito. Benché tutta
la Sacra Scrittura sia «utile per insegnare» (2 Tm 3, 16) e «sorgente
pura e perenne della vita spirituale»,meritano particolare venerazione
gli scritti del Nuovo Testamento, soprattutto i Vangeli, che sono «il
cuore di tutte le Scritture».Gioverà pertanto alle persone consacrate
fare oggetto di assidua meditazione i testi evangelici e gli altri scritti
neotestamentari che illustrano le parole e gli esempi di Cristo e della
Vergine Maria e la apostolica vivendi forma. Ad essi si sono
costantemente riferiti fondatori e fondatrici nell'accoglienza della
vocazione e nel discernimento del carisma e della missione del proprio
Istituto.Di grande valore è la meditazione comunitaria della
Bibbia. Realizzata secondo le possibilità e le circostanze della vita di
comunità, essa porta alla gioiosa condivisione delle ricchezze attinte
alla Parola di Dio, grazie alle quali fratelli e sorelle crescono insieme
e si aiutano a progredire nella vita spirituale. Conviene anzi che tale
prassi venga proposta anche agli altri membri del Popolo di Dio, sacerdoti
e laici, promovendo nei modi consoni al proprio carisma scuole di
preghiera, di spiritualità e di lettura orante della Scrittura, nella
quale Dio «parla agli uomini come ad amici (cfr Es 33, 11; Gv 15,
14-15) e si intrattiene con essi (cfr Bar 3, 38) per invitarli e
ammetterli alla comunione con sé».alla meditazione della Parola di Dio,
e in particolare dei misteri di Cristo, nascono, come insegna la
tradizione spirituale, l'intensità della contemplazione e l'ardore
dell'azione apostolica. Sia nella vita religiosa contemplativa che in
quella apostolica sono sempre stati uomini e donne di preghiera a
realizzare, quali autentici interpreti ed esecutori della volontà di Dio,
opere grandi. Dalla frequentazione della Parola di Dio essi hanno tratto
la luce necessaria per quel discernimento individuale e comunitario che li
ha aiutati a cercare nei segni dei tempi le vie del Signore. Essi hanno
così acquisito una sorta di istinto soprannaturale , che ha loro
permesso di non conformarsi alla mentalità del secolo, ma di rinnovare la
propria mente, «per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è
buono, a Lui gradito e perfetto» (Rm 12, 2).
In comunione con Cristo
95. Mezzo fondamentale per alimentare efficacemente la comunione
col Signore è senza dubbio la santa liturgia, in modo speciale la
Celebrazione eucaristica e la Liturgia delle Ore.Innanzitutto l'Eucaristia,
nella quale «è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo
stesso Cristo, nostra Pasqua e Pane vivo che, mediante la sua carne
vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita»all'umanità.
Cuore della vita ecclesiale, essa lo è anche della vita consacrata. La
persona chiamata, nella professione dei consigli evangelici, a scegliere
Cristo come unico senso della sua esistenza, come potrebbe non desiderare
di instaurare con Lui una comunione sempre più profonda mediante la
partecipazione quotidiana al Sacramento che lo rende presente, al
sacrificio che ne attualizza il dono d'amore del Golgota, al convito che
alimenta e sostiene il popolo di Dio pellegrinante? L'Eucaristia sta per
sua natura al centro della vita consacrata, personale e comunitaria. Essa
è viatico quotidiano e fonte della spiritualità del singolo e
dell'Istituto. In essa ogni consacrato è chiamato a vivere il mistero
pasquale di Cristo, unendosi con Lui nell'offerta della propria vita al
Padre mediante lo Spirito. L'adorazione assidua e prolungata di Cristo
presente nell'Eucaristia consente in qualche modo di rivivere l'esperienza
di Pietro nella Trasfigurazione: «E bello per noi stare qui». E nella
celebrazione del mistero del Corpo e del Sangue del Signore si consolida
ed incrementa l'unità e la carità di coloro che hanno consacrato a Dio
l'esistenza.Accanto all'Eucaristia, e in intimo rapporto con essa, la Liturgia
delle Ore, celebrata comunitariamente o personalmente secondo l'indole
di ciascun Istituto, in comunione con la preghiera della Chiesa, esprime
la vocazione alla lode e all'intercessione, che è propria delle persone
consacrate.Alla medesima Eucaristia dice profonda relazione l'impegno di
conversione continua e di necessaria purificazione, che le persone
consacrate sviluppano nel sacramento della Riconciliazione.
Mediante l'incontro frequente con la misericordia di Dio esse purificano e
rinnovano il loro cuore e, attraverso l'umile riconoscimento dei peccati,
rendono trasparente il proprio rapporto con Lui; la gioiosa esperienza del
perdono sacramentale, nel cammino condiviso con i fratelli e le sorelle,
rende il cuore docile e stimola l'impegno ad una crescente fedeltà.E di
grande sostegno per progredire nel cammino evangelico, specialmente nel
periodo di formazione e in certi momenti della vita, il ricorso fiducioso
e umile alla direzione spirituale, grazie alla quale la persona è
aiutata a rispondere alle mozioni dello Spirito con generosità e ad
orientarsi decisamente verso la santità.Esorto, infine, tutte le persone
consacrate, secondo le proprie tradizioni, a rinnovare quotidianamente
l'unione spirituale con la Vergine Maria, ripercorrendo con lei i misteri
del Figlio, particolarmente con la recita del Santo Rosario.
III. ALCUNI AREOPAGHI DELLA MISSIONE
Presenza nel mondo dell'educazione
96. La Chiesa ha sempre percepito che l'educazione è un
elemento essenziale della sua missione. Suo Maestro interiore è lo
Spirito Santo, il quale penetra le profondità più inaccessibili del
cuore di ogni uomo e conosce il segreto dinamismo della storia. Tutta la
Chiesa è animata dallo Spirito e con Lui svolge la sua opera educatrice.
All'interno della Chiesa, tuttavia, un compito specifico spetta in questo
campo alle persone consacrate, le quali sono chiamate a immettere
nell'orizzonte educativo la testimonianza radicale dei beni del Regno,
proposti ad ogni uomo nell'attesa dell'incontro definitivo col Signore
della storia. Per la loro speciale consacrazione, per la peculiare
esperienza dei doni dello Spirito, per l'assiduo ascolto della Parola e
l'esercizio del discernimento, per il ricco patrimonio di tradizioni
educative accumulato nel tempo dal proprio Istituto, per la approfondita
conoscenza della verità spirituale (cfr Ef 1, 17), le persone
consacrate sono in grado di sviluppare un'azione educativa particolarmente
efficace, offrendo uno specifico contributo alle iniziative degli altri
educatori ed educatrici.Munite di questo carisma, esse possono dar vita ad
ambienti educativi permeati dallo spirito evangelico di libertà e di
carità, nei quali i giovani sono aiutati a crescere in umanità sotto la
guida dello Spirito.In questo modo la comunità educativa diventa
esperienza di comunione e luogo di grazia, dove il progetto pedagogico
contribuisce ad unire in sintesi armonica il divino e l'umano, il Vangelo
e la cultura, la fede e la vita.La storia della Chiesa, dall'antichità ai
nostri giorni, è ricca di ammirevoli esempi di persone consacrate che
hanno vissuto e vivono la tensione alla santità mediante l'impegno
pedagogico, proponendo allo stesso tempo la santità quale meta educativa.
Di fatto, molte di esse hanno realizzato la perfezione della carità
educando. Questo è uno dei doni più preziosi che le persone consacrate
possono offrire anche oggi alla gioventù, facendola oggetto di un
servizio pedagogico ricco di amore, secondo il sapiente avvertimento di
san Giovanni Bosco: «I giovani non siano solo amati, ma conoscano anche
d'essere amati».
Necessità di rinnovato impegno nel campo educativo
97. Consacrati e consacrate manifestino, con delicato rispetto
unito a coraggio missionario, che la fede in Gesù Cristo illumina tutto
il campo dell'educazione, non pregiudicando, ma piuttosto confermando ed
elevando gli stessi valori umani. In tal modo essi si fanno testimoni e
strumenti della potenza dell'Incarnazione e della forza dello Spirito.
Questo loro compito è una delle espressioni più significative di quella
maternità che la Chiesa, ad immagine di Maria, esercita verso tutti i
suoi figli. per questo che il Sinodo ha esortato insistentemente le
persone consacrate a riprendere con nuovo impegno, là dove è possibile,
la missione dell'educazione con scuole di ogni tipo e grado, Università e
Istituti superiori.Facendo mia l'indicazione sinodale, invito caldamente i
membri degli Istituti dediti all'educazione ad essere fedeli al loro
carisma originario ed alle loro tradizioni, consci che l'amore
preferenziale per i poveri trova una sua particolare applicazione nella
scelta dei mezzi atti a liberare gli uomini da quella grave forma di
miseria che è la mancanza di formazione culturale e religiosa.Data
l'importanza che le Università e le Facoltà cattoliche ed ecclesiastiche
assumono nel campo dell'educazione e dell'evangelizzazione, gli Istituti
che ne hanno la conduzione siano consci della loro responsabilità,
facendo sì che in esse, mentre si dialoga attivamente con l'attuale
contesto culturale, sia conservata la peculiare indole cattolica, in piena
fedeltà al Magistero della Chiesa. Inoltre, secondo le circostanze, i
membri di questi Istituti e Società siano pronti ad entrare nelle
strutture educative statali. A questo tipo di intervento sono
particolarmente chiamati, per loro specifica vocazione, i membri degli
Istituti secolari.
Evangelizzare la cultura
98. Gli Istituti di vita consacrata hanno sempre avuto un grande
influsso nella formazione e nella trasmissione della cultura. Ciò è
accaduto nel medioevo, quando i monasteri divennero luoghi di accesso alle
ricchezze culturali del passato e di elaborazione di una nuova cultura
umanistica e cristiana. Ciò si è avverato ogni qualvolta la luce del
Vangelo ha raggiunto nuovi popoli. Molte persone consacrate hanno promosso
la cultura, e spesso hanno investigato e difeso le culture autoctone. Il
bisogno di contribuire alla promozione della cultura, al dialogo fra
cultura e fede, è avvertito oggi nella Chiesa in modo tutto particolare.
consacrati non possono non sentirsi interpellati da questa urgenza.
Anch'essi sono chiamati a individuare, nell'annuncio della Parola di Dio,
metodi più appropriati alle esigenze dei diversi gruppi umani e dei
molteplici ambiti professionali, perché la luce di Cristo penetri ogni
settore umano ed il fermento della salvezza trasformi dall'interno il
vivere sociale, favorendo l'affermarsi di una cultura permeata di valori
evangelici.Anche attraverso tale impegno, alla soglia del terzo millennio
cristiano, la vita consacrata potrà rinnovare la sua corrispondenza ai
desideri di Dio, il quale viene incontro a tutte le persone che,
consapevolmente o inconsapevolmente, vanno come a tentoni cercando la
Verità e la Vita (cfr At 17, 27).Ma al di là del servizio rivolto
agli altri, anche all'interno della vita consacrata c'è bisogno di rinnovato
amore per l'impegno culturale, di dedizione allo studio come mezzo per
la formazione integrale e come percorso ascetico, straordinariamente
attuale, di fronte alla diversità delle culture. Diminuire l'impegno per
lo studio può avere pesanti conseguenze anche sull'apostolato, generando
un senso di emarginazione e di inferiorità o favorendo superficialità e
avventatezza nelle iniziative.Nella diversità dei carismi e delle reali
possibilità dei singoli Istituti, l'impegno dello studio non si può
ridurre alla formazione iniziale o al conseguimento di titoli accademici e
di competenze professionali. Esso è piuttosto espressione del mai
appagato desiderio di conoscere più a fondo Dio, abisso di luce e fonte
di ogni umana verità. Per questo, tale impegno non isola la persona
consacrata in un astratto intellettualismo, né la rinchiude nelle spire
di un soffocante narcisismo; è invece sprone al dialogo e alla
condivisione, è formazione alla capacità di giudizio, è stimolo alla
contemplazione e alla preghiera, nella continua ricerca di Dio e della sua
azione nella complessa realtà del mondo contemporaneo.La persona
consacrata, lasciandosi trasformare dallo Spirito, diventa capace di
ampliare gli orizzonti degli angusti desideri umani e, nello stesso tempo,
di cogliere le dimensioni profonde di ogni individuo e della sua storia,
al di là degli aspetti più vistosi ma spesso marginali. Innumerevoli
sono oggi i campi di sfida che emergono dalle varie culture: ambiti nuovi
o tradizionalmente frequentati dalla vita consacrata, con i quali urge
mantenere fecondi rapporti, in atteggiamento di vigile senso critico ma
anche di fiduciosa attenzione verso chi affronta le difficoltà tipiche
del lavoro intellettuale, specie quando, in presenza degli inediti
problemi del nostro tempo, occorre tentare analisi e sintesi nuove.Una
seria e valida evangelizzazione dei nuovi ambiti, ove si elabora e si
trasmette la cultura, non può essere operata senza un'attiva
collaborazione con i laici ivi impegnati.
Presenza nel mondo della comunicazione sociale
99. Come nel passato le persone consacrate hanno saputo porsi con
ogni mezzo al servizio dell'evangelizzazione, affrontando genialmente le
difficoltà, così oggi sono interpellate in modo nuovo dall'esigenza di
testimoniare il Vangelo attraverso i mezzi della comunicazione sociale.
Tali mezzi hanno assunto una capacità di irradiazione cosmica mediante
potentissime tecnologie, in grado di raggiungere ogni angolo della terra.
Le persone consacrate, soprattutto quando per carisma istituzionale
operano in questo campo, sono tenute ad acquisire una seria conoscenza del
linguaggio proprio di tali mezzi, per parlare in modo efficace di Cristo
all'uomo d'oggi, interpretandone «le gioie e le speranze, le tristezze e
le angosce»,e contribuire così all'edificazione di una società in cui
tutti si sentano fratelli e sorelle in cammino verso Dio.Occorre tuttavia
essere vigili nei confronti dell'uso distorto di questi mezzi, a motivo
dello straordinario potere di persuasione di cui dispongono. E bene non
nascondersi i problemi che possono derivarne alla stessa vita consacrata;
occorre piuttosto affrontarli con illuminato discernimento.La risposta
della Chiesa è soprattutto educativa: mira a promuovere un atteggiamento
di corretta comprensione delle dinamiche soggiacenti ed una attenta
valutazione etica dei programmi, come pure l'adozione di sane abitudini
nella loro fruizione.In questo compito educativo, volto a formare sapienti
recettori ed esperti comunicatori, le persone consacrate sono chiamate ad
offrire la loro particolare testimonianza sulla relatività di tutte le
realtà visibili, aiutando i fratelli a valorizzarle secondo il disegno di
Dio, ma anche a liberarsi dalla cattura ossessiva della scena di questo
mondo che passa (cfr 1 Cor 7, 31).Ogni sforzo in questo importante
e nuovo campo apostolico va incoraggiato, affinché il Vangelo di Cristo
risuoni anche attraverso questi mezzi moderni. I vari Istituti siano
pronti a collaborare, con l'apporto di forze, mezzi e persone, per
realizzare progetti comuni nei vari settori della comunicazione sociale.
Le persone consacrate, inoltre, specie i membri degli Istituti secolari,
prestino volentieri il loro servizio, secondo le opportunità pastorali,
anche per la formazione religiosa dei responsabili e degli operatori della
comunicazione sociale pubblica o privata, affinché da una parte siano
scongiurati i danni provocati dall'uso viziato dei mezzi e dall'altra
venga promossa una superiore qualità delle trasmissioni, con messaggi
rispettosi della legge morale e ricchi di valori umani e cristiani.
IV. IMPEGNATI NEL DIALOGO CON TUTTI
Al servizio dell'unità dei cristiani
100. La preghiera di Cristo al Padre prima della Passione, perché
i suoi discepoli rimangano nell'unità (cfr Gv 17, 21-23), continua
nella preghiera e nell'azione della Chiesa. Come potrebbero non sentirsene
coinvolti i chiamati alla vita consacrata? La ferita della disunione
tuttora esistente fra i credenti in Cristo e l'urgenza di pregare e
lavorare per promuovere l'unità di tutti i cristiani sono state
particolarmente avvertite al Sinodo. La sensibilità ecumenica di
consacrati e consacrate è ravvivata anche dalla consapevolezza che in
altre Chiese e Comunità ecclesiali si conserva ed è fiorente il
monachesimo, come nel caso delle Chiese orientali, o si rinnova la
professione dei consigli evangelici, come nella Comunione anglicana e
nelle Comunità della Riforma.Il Sinodo ha messo in luce il profondo
legame della vita consacrata con la causa dell'ecumenismo e l'urgenza di
una testimonianza più intensa in questo campo. Se infatti l'anima
dell'ecumenismo è la preghiera e la conversione,non v'è dubbio che gli
Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica hanno un
particolare dovere di coltivare questo impegno. E urgente, pertanto, che
nella vita delle persone consacrate si aprano spazi maggiori alla orazione
ecumenica ed alla testimonianza autenticamente evangelica, affinché con
la forza dello Spirito Santo si possano abbattere i muri delle divisioni e
dei pregiudizi tra i cristiani.
Forme di dialogo ecumenico
101. La condivisione della lectio divina nella ricerca
della verità, la partecipazione alla preghiera comune, nella quale il
Signore garantisce la sua presenza (cfr Mt 18, 20), il dialogo
dell'amicizia e della carità che fa sentire come è bello che i fratelli
vivano insieme (cfr Sal 133[132]), la cordiale ospitalità
praticata verso i fratelli e le sorelle delle diverse confessioni
cristiane, la mutua conoscenza e lo scambio dei doni, la collaborazione in
iniziative comuni di servizio e di testimonianza, sono altrettante forme
del dialogo ecumenico, espressioni gradite al Padre comune e segni della
volontà di camminare insieme verso l'unità perfetta sulla via della
verità e dell'amore.Anche la conoscenza della storia, della dottrina,
della liturgia, dell'attività caritativa e apostolica degli altri
cristiani non mancherà di giovare ad un'azione ecumenica sempre più
incisiva.oglio incoraggiare quegli Istituti che, per nativo carattere o
per successiva chiamata, si dedicano alla promozione dell'unità dei
cristiani e per essa coltivano iniziative di studio e di azione concreta.
In realtà, nessun Istituto di vita consacrata deve sentirsi dispensato
dal lavorare per questa causa. Rivolgo inoltre il mio pensiero alle Chiese
orientali cattoliche auspicando che, anche attraverso il monachesimo
maschile e femminile, la cui fioritura è grazia che va costantemente
implorata, esse possano giovare all'unità con le Chiese ortodosse, grazie
al dialogo della carità e alla condivisione della comune spiritualità,
patrimonio della Chiesa indivisa del primo millennio.Affido in modo
particolare l'ecumenismo spirituale della preghiera, della conversione del
cuore e della carità ai monasteri di vita contemplativa. A questo scopo
incoraggio la loro presenza là dove vivono comunità cristiane di varie
confessioni, affinché la loro totale dedizione all'«unico necessario»
(cfr Lc 10, 42), al culto di Dio e all'intercessione per la
salvezza del mondo, unitamente alla loro testimonianza di vita evangelica,
secondo i propri carismi, sia per tutti uno stimolo a vivere, ad immagine
della Trinità, in quella unità che Gesù ha voluto e chiesto al Padre
per tutti i suoi discepoli.
Il dialogo interreligioso
102. Dal momento che «il dialogo interreligioso fa parte della
missione evangelizzatrice della Chiesa»,gli Istituti di vita consacrata
non possono esimersi dall'impegnarsi anche in questo campo, ciascuno
secondo il proprio carisma e seguendo le indicazioni dell'autorità
ecclesiastica. La prima forma di evangelizzazione nei confronti di
fratelli e sorelle di altra religione sarà la stessa testimonianza di una
vita povera, umile e casta, permeata di amore fraterno per tutti. Nel
medesimo tempo, la libertà di spirito che è propria della vita
consacrata favorirà quel «dialogo di vita»in cui si attua un modello
fondamentale di missione e di annuncio del Vangelo di Cristo. Per favorire
la mutua conoscenza, il vicendevole rispetto e la carità, gli Istituti
religiosi potranno inoltre coltivare opportune forme di dialogo,
improntate a cordiale amicizia e reciproca sincerità, con gli ambienti
monastici di altre religioni.Un altro ambito di collaborazione con uomini
e donne di diversa tradizione religiosa è costituito dalla comune sollecitudine
per la vita umana, che va dalla compassione per la sofferenza fisica e
spirituale, all'impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia del
creato. In questi settori saranno soprattutto gli Istituti di vita attiva
a cercare l'intesa con i membri di altre religioni, in quel «dialogo
delle opere»che prepara la via ad una condivisione più profonda.Un campo
particolare di incontro operoso con persone di altre tradizioni religiose
è pure quello della ricerca e della promozione della dignità della
donna. Nell'ottica dell'uguaglianza e della giusta reciprocità tra
uomo e donna, un servizio prezioso può essere reso soprattutto dalle
donne consacrate.uesti e altri impegni delle persone consacrate a servizio
del dialogo interreligioso esigono una adeguata preparazione nella
formazione iniziale e nella formazione permanente, come pure nello studio
e nella ricerca,dal momento che in questo non facile settore occorre
profonda conoscenza del cristianesimo e delle altre religioni,
accompagnata da fede solida e da maturità spirituale ed umana.
Una risposta di spiritualità alla ricerca del sacro e alla
nostalgia di Dio
103. Quanti abbracciano la vita consacrata, uomini e donne, si
pongono, per la natura stessa della loro scelta, come interlocutori
privilegiati di quella ricerca di Dio che da sempre agita il cuore
dell'uomo e lo conduce a molteplici forme di ascesi e di spiritualità.
Tale ricerca oggi, in molte regioni, emerge con insistenza come risposta a
culture tendenti, se non sempre a negare, certo ad emarginare la
dimensione religiosa dell'esistenza.Le persone consacrate, vivendo con
coerenza e in pienezza gli impegni liberamente assunti, possono offrire
una risposta agli aneliti dei loro contemporanei, affrancandoli da
soluzioni per lo più illusorie e spesso negatrici dell'incarnazione
salvifica del Cristo (cfr 1 Gv 4, 2-3), quali, ad esempio, vengono
proposte dalle sette. Praticando un'ascesi personale e comunitaria, che
purifica e trasfigura l'intera esistenza, esse testimoniano, contro la
tentazione dell'egocentrismo e della sensualità, i caratteri
dell'autentica ricerca di Dio ed ammoniscono a non confonderla con la
sottile ricerca di se stessi o con la fuga nella gnosi. Ogni persona
consacrata è impegnata a coltivare l'uomo interiore, che non si estrania
dalla storia né si ripiega su di sé. Vivendo in ascolto obbediente della
Parola, di cui la Chiesa è custode e interprete, essa addita nel Cristo
sommamente amato e nel Mistero trinitario l'oggetto dell'anelito profondo
del cuore umano e l'approdo di ogni itinerario religioso sinceramente
aperto alla trascendenza.Per questo le persone consacrate hanno il dovere
di offrire generosamente accoglienza e accompagnamento spirituale a
quanti, mossi dalla sete di Dio e desiderosi di vivere le esigenze della
fede, si rivolgono a loro.
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CONCLUSIONE
La sovrabbondanza della gratuità
104. Non sono pochi coloro che oggi si interrogano perplessi:
Perché la vita consacrata? Perché abbracciare questo genere di vita, dal
momento che vi sono tante urgenze, nell'ambito della carità e della
stessa evangelizzazione, a cui si può rispondere anche senza assumersi
gli impegni peculiari della vita consacrata? Non è forse, la vita
consacrata, una sorta di «spreco» di energie umane utilizzabili secondo
un criterio di efficienza per un bene più grande a vantaggio dell'umanità
e della Chiesa?Queste domande sono più frequenti nel nostro tempo, perché
stimolate da una cultura utilitaristica e tecnocratica, che tende a
valutare l'importanza delle cose e delle stesse persone in rapporto alla
loro immediata «funzionalità». Ma interrogativi simili sono esistiti
sempre, come dimostra eloquentemente l'episodio evangelico dell'unzione di
Betania: «Maria, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai
prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e
tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento» ( Gv 12, 3). A
Giuda che, prendendo a pretesto il bisogno dei poveri, si lamentava per
tanto spreco, Gesù rispose: «Lasciala fare!» (Gv 12, 7).E questa
la risposta sempre valida alla domanda che tanti, anche in buona fede, si
pongono circa l'attualità della vita consacrata: Non si potrebbe
investire la propria esistenza in modo più efficiente e razionale per il
miglioramento della società? Ecco la risposta di Gesù: «Lasciala fare!».A
chi è concesso il dono inestimabile di seguire più da vicino il Signore
Gesù appare ovvio che Egli possa e debba essere amato con cuore indiviso,
che a Lui si possa dedicare tutta la vita e non solo alcuni gesti o alcuni
momenti o alcune attività. L'unguento prezioso versato come puro atto di
amore, e perciò al di là di ogni considerazione «utilitaristica», è
segno di una sovrabbondanza di gratuità, quale si esprime in una
vita spesa per amare e per servire il Signore, per dedicarsi alla sua
persona e al suo Corpo mistico. Ma è da questa vita «versata» senza
risparmio che si diffonde un profumo che riempie tutta la casa. La casa di
Dio, la Chiesa, è, oggi non meno di ieri, adornata e impreziosita dalla
presenza della vita consacrata.Quello che agli occhi degli uomini può
apparire come uno spreco, per la persona avvinta nel segreto del cuore
dalla bellezza e dalla bontà del Signore è un'ovvia risposta d'amore, è
esultante gratitudine per essere stata ammessa in modo tutto speciale alla
conoscenza del Figlio ed alla condivisione della sua divina missione nel
mondo.«Se un figlio di Dio conoscesse e gustasse l'amore divino, Dio
increato, Dio incarnato, Dio passionato, che è il sommo bene, gli si
darebbe tutto, si sottrarrebbe non solo alle altre creature, ma perfino a
se stesso e con tutto se stesso amerebbe questo Dio d'amore fino a
trasformarsi tutto nel Dio-uomo, che è il sommo Amato».
La vita consacrata al servizio del Regno di Dio
105. «Che sarebbe del mondo se non vi fossero i religiosi»?Al di
là delle superficiali valutazioni di funzionalità, la vita consacrata è
importante proprio nel suo essere sovrabbondanza di gratuità e d'amore,
e ciò tanto più in un mondo che rischia di essere soffocato nel vortice
dell'effimero. «Senza questo segno concreto, la carità che anima
l'intera Chiesa rischierebbe di raffreddarsi, il paradosso salvifico del
Vangelo di smussarsi, il «sale» della fede di diluirsi in un mondo in
fase di secolarizzazione».La vita della Chiesa e la stessa società hanno
bisogno di persone capaci di dedicarsi totalmente a Dio e agli altri per
amore di Dio.La Chiesa non può assolutamente rinunciare alla vita
consacrata, perché essa esprime in modo eloquente la sua intima
essenza «sponsale». In essa trova nuovo slancio e forza l'annuncio
del Vangelo a tutto il mondo. C'è bisogno infatti di chi presenti il
volto paterno di Dio e il volto materno della Chiesa, di chi metta in
gioco la propria vita, perché altri abbiano vita e speranza. Alla Chiesa
sono necessarie persone consacrate le quali, prima ancora di impegnarsi a
servizio dell'una o dell'altra nobile causa, si lascino trasformare dalla
grazia di Dio e si conformino pienamente al Vangelo.La Chiesa intera trova
nelle sue mani questo grande dono e in atteggiamento di gratitudine si
dedica a promuoverlo con la stima, la preghiera, l'invito esplicito ad
accoglierlo. E importante che Vescovi, presbiteri e diaconi, convinti
dell'eccellenza evangelica di questo genere di vita, lavorino per scoprire
e sostenere i germi di vocazione con la predicazione, il discernimento e
un saggio accompagnamento spirituale. A tutti i fedeli si chiede una
costante preghiera per le persone consacrate, perché il loro fervore e la
loro capacità d'amare aumentino continuamente, contribuendo a diffondere
nell'odierna società il buon profumo di Cristo (cfr 2 Cor 2, 15).
L'intera comunità cristiana — pastori, laici e persone consacrate —
è responsabile della vita consacrata, dell'accoglienza e del sostegno
offerto alle nuove vocazioni.
Alla gioventù
106. A voi, giovani, dico: Se avvertite la chiamata del Signore,
non respingetela! Inseritevi, piuttosto, coraggiosamente nelle grandi
correnti di santità, che insigni sante e santi hanno avviato al seguito
di Cristo. Coltivate gli aneliti tipici della vostra età, ma aderite
prontamente al progetto di Dio su di voi, se Egli vi invita a cercare la
santità nella vita consacrata. Ammirate tutte le opere di Dio nel mondo,
ma sappiate fissare lo sguardo sulle realtà destinate a non tramontare
mai.Il terzo millennio attende il contributo della fede e dell'inventiva
di schiere di giovani consacrati, perché il mondo sia reso più sereno e
capace di accogliere Dio e, in Lui, tutti i suoi figli e figlie.
Alle famiglie
107. Mi rivolgo a voi, famiglie cristiane. Voi, genitori, rendete
grazie al Signore se ha chiamato alla vita consacrata qualcuno dei vostri
figli. Deve essere considerato — come è sempre stato — un grande
onore che il Signore guardi ad una famiglia e scelga qualcuno dei suoi
componenti per invitarlo ad intraprendere la via dei consigli evangelici!
Coltivate il desiderio di dare al Signore qualcuno dei vostri figli per la
crescita dell'amore di Dio nel mondo. Quale frutto dell'amore coniugale
potrebbe esservi più bello di questo?E necessario ricordare che se i
genitori non vivono i valori evangelici, difficilmente il giovane e la
giovane potranno percepire la chiamata, comprendere la necessità dei
sacrifici da affrontare, apprezzare la bellezza della meta da raggiungere.
E nella famiglia, infatti, che i giovani fanno le prime esperienze dei
valori evangelici, dell'amore che si dona a Dio e agli altri. Occorre pure
che essi vengano educati all'uso responsabile della propria libertà, per
essere disposti a vivere, secondo la loro vocazione, delle più alte realtà
spirituali.Prego perché voi, famiglie cristiane, unite al Signore con la
preghiera e la vita sacramentale, siate vivai accoglienti di vocazioni.
Agli uomini e alle donne di buona volontà
108. A tutti gli uomini e le donne che vorranno ascoltare la mia
voce, desidero far giungere l'invito a cercare le vie che conducono al Dio
vivo e vero anche nei percorsi tracciati dalla vita consacrata. Le persone
consacrate testimoniano che «chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto, si
fa anch'egli più uomo».Quante di esse si sono chinate, e continuano a
chinarsi, come buoni samaritani sulle innumerevoli ferite dei fratelli e
delle sorelle che incontrano sulla loro strada!Guardate a queste persone
afferrate da Cristo, che indicano nel dominio di sé, sostenuto dalla
grazia e dall'amore di Dio, il rimedio contro l'avidità di avere, di
godere, di dominare. Non dimenticate i carismi che hanno plasmato
meravigliosi «ricercatori di Dio» e benefattori dell'umanità, che hanno
aperto vie sicure a coloro che cercano Dio con cuore sincero. Considerate
il gran numero di santi cresciuti in questo genere di vita, considerate il
bene fatto al mondo, ieri e oggi, da chi si è dedicato a Dio! Questo
nostro mondo non ha forse bisogno di gioiosi testimoni e profeti della
potenza benefica dell'amore di Dio? Non ha bisogno anche di uomini e donne
che, con la loro vita e la loro azione, sappiano gettare semi di pace e di
fraternità?
Alle persone consacrate
109. Ma è soprattutto a voi, donne e uomini consacrati, che al
termine di questa Esortazione rivolgo il mio appello fiducioso: vivete
pienamente la vostra dedizione a Dio, per non lasciar mancare a questo
mondo un raggio della divina bellezza che illumini il cammino
dell'esistenza umana. I cristiani, immersi nelle occupazioni e nelle
preoccupazioni di questo mondo, ma chiamati anch'essi alla santità, hanno
bisogno di trovare in voi cuori purificati che nella fede «vedono» Dio,
persone docili all'azione dello Spirito Santo che camminano spedite nella
fedeltà al carisma della chiamata e della missione.Voi sapete bene di
aver intrapreso un cammino di conversione continua, di dedizione esclusiva
all'amore di Dio e dei fratelli, per testimoniare sempre più
splendidamente la grazia che trasfigura l'esistenza cristiana. Il mondo e
la Chiesa cercano autentici testimoni di Cristo. E la vita consacrata è
un dono che Dio offre perché sia posto davanti agli occhi di tutti l'«unico
necessario» (cfr Lc 10, 42). Dare testimonianza a Cristo con la
vita, con le opere e con le parole è peculiare missione della vita
consacrata nella Chiesa e nel mondo.Voi sapete a Chi avete creduto (cfr 2
Tm 1, 12): dategli tutto! I giovani non si lasciano ingannare: venendo
a voi, essi vogliono vedere ciò che non vedono altrove. Avete un compito
immenso nei confronti del domani: specialmente i giovani consacrati,
testimoniando la loro consacrazione, possono indurre i loro coetanei al
rinnovamento della loro vita. L'amore appassionato per Gesù Cristo è una
potente attrazione per gli altri giovani, che Egli nella sua bontà chiama
a seguirlo da vicino e per sempre. I nostri contemporanei vogliono vedere
nelle persone consacrate la gioia che proviene dall'essere con il
Signore.Persone consacrate, anziane e giovani, vivete la fedeltà al
vostro impegno verso Dio, in mutua edificazione e con mutuo sostegno.
Nonostante le difficoltà che talvolta avete potuto incontrare e
l'indebolimento della stima per la vita consacrata in una certa opinione
pubblica, voi avete il compito di invitare nuovamente gli uomini e le
donne del nostro tempo a guardare in alto, a non farsi travolgere dalle
cose di ogni giorno, ma a lasciarsi affascinare da Dio e dal Vangelo del
suo Figlio. Non dimenticate che voi, in modo particolarissimo, potete e
dovete dire non solo che siete di Cristo, ma che «siete divenuti Cristo»!
Guardare al futuro
110. Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da
raccontare, ma una grande storia da costruire! Guardate al futuro,
nel quale lo Spirito vi proietta per fare con voi ancora cose grandi.Fate
della vostra vita un'attesa fervida di Cristo, andando incontro a Lui come
le vergini sagge che vanno incontro allo Sposo. Siate sempre pronti,
fedeli a Cristo, alla Chiesa, al vostro Istituto e all'uomo del nostro
tempo.Sarete così da Cristo rinnovati di giorno in giorno, per costruire
con il suo Spirito comunità fraterne, per lavare con Lui i piedi ai
poveri e dare il vostro insostituibile contributo alla trasfigurazione del
mondo.Questo nostro mondo affidato alle mani dell'uomo, mentre sta
entrando nel nuovo millennio, possa essere sempre più umano e giusto,
segno e anticipazione del mondo futuro, nel quale Egli, il Signore umile e
glorificato, povero ed esaltato, sarà la gioia piena e duratura per noi e
per i nostri fratelli e sorelle, con il Padre e lo Spirito Santo.
Preghiera alla Trinità
111. Trinità Santissima, beata e beatificante, rendi beati i tuoi
figli e le tue figlie che hai chiamato a confessare la grandezza del tuo
amore, della tua bontà misericordiosa e della tua bellezza.Padre Santo,
santifica i figli e le figlie che si sono consacrati a Te, per la gloria
del tuo nome. Accompagnali con la tua potenza, perché possano
testimoniare che Tu sei l'Origine di tutto, l'unica sorgente dell'amore e
della libertà. Ti ringraziamo per il dono della vita consacrata, che
nella fede cerca Te e nella sua missione universale invita tutti a
camminare verso Te.Salvatore Gesù, Verbo Incarnato, come hai
consegnato la tua forma di vita a quelli che hai chiamato, continua ad
attirare a Te persone che, per l'umanità del nostro tempo, siano
depositarie di misericordia, preannuncio del tuo ritorno, segno vivente
dei beni della risurrezione futura. Nessuna tribolazione li separi da Te e
dal tuo amore! Spirito Santo, Amore riversato nei cuori, che dai
grazia ed ispirazione alle menti, Fonte perenne di vita, che porti a
compimento la missione di Cristo con i numerosi carismi, noi Ti preghiamo
per tutte le persone consacrate. Riempi il loro cuore con l'intima
certezza d'essere state prescelte per amare, lodare e servire. Fa' gustare
loro la tua amicizia, riempile della tua gioia e del tuo conforto, aiutale
a superare i momenti di difficoltà e a rialzarsi con fiducia dopo le
cadute, rendile specchio della bellezza divina. Da' loro il coraggio di
affrontare le sfide del nostro tempo e la grazia di portare agli uomini la
benignità e l'umanità del Salvatore nostro Gesù Cristo (cfr Tit
3, 4).
Invocazione alla Vergine Maria
112. Maria, figura della Chiesa, Sposa senza ruga e senza macchia,
che imitandoti «conserva verginalmente integra la fede, salda la
speranza, sincera la carità»,sostieni le persone consacrate nel loro
tendere all'eterna e unica Beatitudine.A Te, Vergine della Visitazione, le
affidiamo, perché sappiano correre incontro alle necessità umane, per
portare aiuto, ma soprattutto per portare Gesù. Insegna loro a proclamare
le meraviglie che il Signore compie nel mondo, perché i popoli tutti
magnifichino il suo nome. Sostienile nella loro opera a favore dei poveri,
degli affamati, dei senza speranza, degli ultimi e di tutti coloro che
cercano il Figlio tuo con cuore sincero.A te, Madre, che vuoi il
rinnovamento spirituale e apostolico dei tuoi figli e figlie nella
risposta d'amore e di dedizione totale a Cristo, rivolgiamo fiduciosi la
nostra preghiera. Tu che hai fatto la volontà del Padre, pronta
nell'obbedienza, coraggiosa nella povertà, accogliente nella verginità
feconda, ottieni dal tuo divin Figlio che quanti hanno ricevuto il dono di
seguirlo nella vita consacrata lo sappiano testimoniare con una esistenza
trasfigurata, camminando gioiosamente, con tutti gli altri fratelli e
sorelle, verso la patria celeste e la luce che non conosce tramonto.Te lo
chiediamo, perché in tutti e in tutto sia glorificato, benedetto e amato
il Sommo Signore di tutte le cose che è Padre, Figlio e Spirito Santo.
Dato a Roma, presso
San Pietro, il 25 marzo, solennità dell'Annunciazione del Signore,
dell'anno 1996, decimottavo di Pontificato.
GIOVANNI PAOLO II
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