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ESORTAZIONE
APOSTOLICA
POST-SINODALE
ECCLESIA IN EUROPA
DEL SANTO PADRE
GIOVANNI PAOLO II
AI
VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
AI CONSACRATI E ALLE CONSACRATE
ED A TUTTI I FEDELI LAICI
SU GESÙ CRISTO,
VIVENTE NELLA SUA CHIESA,
SORGENTE DI SPERANZA PER L'EUROPA
INTRODUZIONE
Annuncio di
gioia per l'Europa
1. La Chiesa in
Europa ha accompagnato con sentimenti di partecipazione i suoi Vescovi
riuniti in Sinodo per la seconda volta, mentre erano intenti alla
meditazione di Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa, sorgente di
speranza per l'Europa.
È un tema che
anch'io, riprendendo con i miei fratelli Vescovi le parole della Prima
Lettera di san Pietro, voglio proclamare a tutti i cristiani
d'Europa all'inizio del terzo millennio. « Non vi sgomentate, [...] né
vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre
a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi »
(3, 14-15).(1)
Quest'annuncio è
continuamente risuonato lungo il Grande Giubileo del Duemila, con cui il
Sinodo, celebrato nella sua immediata vigilia, è stato in stretta
relazione, quasi porta aperta su di esso.(2)
Il Giubileo è stato « un unico, ininterrotto canto di lode alla Trinità
», un autentico « cammino di riconciliazione » e un « segno di
genuina speranza per quanti guardano a Cristo e alla sua Chiesa ».(3)
Lasciandoci in eredità la gioia dell'incontro vivificante con Cristo, che
« è lo stesso, ieri, oggi e sempre » (Eb 13, 8), ci ha
riproposto il Signore Gesù come unico e indefettibile fondamento della
speranza vera.
Un secondo
Sinodo per l'Europa
2.
L'approfondimento del tema della speranza costituiva fin dall'inizio lo
scopo principale della Seconda Assemblea Speciale per l'Europa del Sinodo
dei Vescovi. Ultimo delle serie dei Sinodi a carattere continentale
celebrati in preparazione al Grande Giubileo del Duemila,(4)esso
aveva come scopi di analizzare la situazione della Chiesa in Europa e di
offrire indicazioni per promuovere un nuovo annuncio del Vangelo, come
sottolineavo nella convocazione da me resa pubblica il 23 giugno 1996, al
termine dell'Eucaristia celebrata nello stadio olimpico di Berlino.(5)
L'Assemblea
sinodale non poteva fare a meno di riprendere, verificare e sviluppare
quanto emerso nel Sinodo precedente dedicato all'Europa e che si era
celebrato nel 1991, all'indomani della caduta dei muri, intorno al tema
« Per essere testimoni di Cristo che ci ha liberato ». Da quella
Prima Assemblea Speciale era emersa l'urgenza e la necessità della
« nuova evangelizzazione », nella consapevolezza che
« l'Europa non deve oggi semplicemente fare appello alla sua
precedente eredità cristiana: occorre infatti che sia messa in grado di
decidere nuovamente del suo futuro nell'incontro con la persona e il
messaggio di Gesù Cristo ».(6)
A nove anni di
distanza, la convinzione che « è compito urgente della Chiesa
offrire nuovamente agli uomini e alle donne dell'Europa il messaggio
liberante del Vangelo » (7) si
è ripresentata con la sua forza stimolante. Il tema scelto per la nuova
Assemblea sinodale riproponeva, secondo l'angolatura della speranza, la
medesima sfida. Si trattava, quindi, di proclamare questo annuncio di
speranza a un'Europa che sembrava averla smarrita.(8)
L'esperienza
del Sinodo
3. L'Assemblea
sinodale, svoltasi dal 1o al 23 ottobre 1999, si è rivelata una preziosa
opportunità di incontro, di ascolto e di confronto: si è
approfondita la reciproca conoscenza tra Vescovi di diverse parti
dell'Europa e con il Successore di Pietro e, tutti insieme, abbiamo potuto
edificarci a vicenda, grazie soprattutto alle testimonianze di quanti,
sotto i passati regimi totalitari, hanno sopportato per la fede dure e
prolungate persecuzioni.(9) Ancora
una volta, abbiamo vissuto momenti di comunione nella fede e nella carità,
animati dal desiderio di realizzare un fraterno « scambio di doni »,
arricchiti mutuamente con la diversità delle esperienze di ciascuno.(10)
Ne è emersa la
volontà di recepire l'appello che lo Spirito rivolge alle Chiese in
Europa per impegnarle di fronte alle nuove sfide.(11)
Con uno sguardo pieno di amore, i partecipanti all'incontro
sinodale non hanno temuto di osservare la realtà attuale del
Continente, rilevandone luci ed ombre. Chiara è risultata la
consapevolezza che la situazione è segnata da gravi incertezze a livello
culturale, antropologico, etico e spirituale. Altrettanto nitidamente si
è andata affermando una crescente volontà di penetrare in questa
situazione e di interpretarla per vedere i compiti che attendono la
Chiesa: ne sono usciti « utili orientamenti per rendere sempre più
visibile il volto di Cristo mediante un più incisivo annuncio corroborato
da una coerente testimonianza ».(12)
4. Vivendo
l'esperienza sinodale con discernimento evangelico, è andata sempre più
maturando la consapevolezza dell'unità che, senza rinnegare le
differenze derivanti dalle vicende storiche, collega le varie parti
dell'Europa. È un'unità che, affondando le sue radici nella comune
ispirazione cristiana, sa comporre le diverse tradizioni culturali e che
chiede, a livello sociale come a livello ecclesiale, un continuo cammino
di conoscenza reciproca aperta ad una maggiore condivisione dei valori di
ciascuno.
Lungo il Sinodo,
man mano si è resa evidente una forte tensione verso la speranza.
Pur facendo proprie le analisi della complessità che caratterizza il
Continente, i Padri sinodali hanno colto come l'urgenza forse più grande
che lo attraversa, a Est come ad Ovest, consiste in un accresciuto bisogno
di speranza, così da poter dare senso alla vita e alla storia e camminare
insieme. Tutte le riflessioni del Sinodo sono state orientate a rispondere
a questo bisogno a partire dal mistero di Cristo e dal mistero
trinitario. Il Sinodo ha voluto riproporre la figura di Gesù vivente
nella sua Chiesa, rivelatore del Dio Amore che è comunione delle tre
Persone divine.
L'icona
dell'Apocalisse
5. Con la
presente Esortazione post-sinodale, sono lieto di poter condividere con la
Chiesa che è in Europa i frutti di questa Seconda Assemblea Speciale per
l'Europa del Sinodo dei Vescovi. Intendo così assecondare il desiderio
espresso al termine dell'assise sinodale, allorché i Pastori mi hanno
trasmesso i testi delle loro riflessioni, con la preghiera di offrire alla
Chiesa pellegrinante in Europa un documento sullo stesso tema del Sinodo.(13)
« Chi ha
orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese » (Ap 2,
7). Nell'annunciare all'Europa il Vangelo della speranza, terrò come
guida il libro dell'Apocalisse, « rivelazione profetica »
che dischiude alla comunità credente il senso nascosto e profondo delle
cose che accadono (cfr Ap 1, 1). L'Apocalisse ci pone di fronte a
una parola rivolta alle comunità cristiane, affinché sappiano
interpretare e vivere il loro inserimento nella storia, con i suoi
interrogativi e le sue tribolazioni, alla luce della vittoria definitiva
dell'Agnello immolato e risorto. Nel contempo, siamo di fronte a una
parola che impegna a vivere abbandonando la ricorrente tentazione di
costruire la città degli uomini a prescindere da Dio o contro di lui.
Quando, infatti, ciò si verificasse, sarebbe la stessa convivenza umana a
conoscere, prima o poi, una irrimediabile sconfitta.
L'Apocalisse
contiene un incoraggiamento rivolto ai credenti: al di là di ogni
apparenza, e anche se non se ne vedono ancora gli effetti, la vittoria del
Cristo è già avvenuta ed è definitiva. Ne segue l'orientamento a porsi
di fronte alle vicende umane con un atteggiamento di fondamentale fiducia,
che sgorga dalla fede nel Risorto, presente ed operante nella storia.
CAPITOLO
PRIMO
GESÙ
CRISTO È NOSTRA SPERANZA
« Non
temere! Io sono il Primo e l'Ultimo
e il Vivente » (Ap 1, 17-18)
Il Risorto
sta sempre con noi
6. In un tempo di
persecuzione, di tribolazione e di smarrimento per la Chiesa all'epoca
dell'Autore dell'Apocalisse (cfr Ap 1, 9), la parola che risuona
nella visione è una parola di speranza: « Non temere! Io
sono il Primo e l'Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per
sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi » (Ap 1,
17-18). Siamo messi così di fronte al Vangelo, al « lieto annuncio »,
che è Gesù Cristo stesso. Egli è il Primo e l'Ultimo:
in Lui tutta la storia trova inizio, senso, direzione, compimento; in Lui
e con Lui, nella sua morte e risurrezione, tutto è già stato detto. È
il Vivente: era morto, ma ora vive per sempre. Egli è l'Agnello
che sta ritto in mezzo al trono di Dio (cfr Ap 5, 6): è immolato,
perché ha effuso il suo sangue per noi sul legno della croce; è ritto
in piedi, perché è tornato in vita per sempre e ci ha mostrato
l'infinita onnipotenza dell'amore del Padre. Egli tiene saldamente
nelle sue mani le sette stelle (cfr Ap 1, 16), cioè la Chiesa
di Dio perseguitata, in lotta contro il male e contro il peccato, ma che
ha ugualmente il diritto di essere lieta e vittoriosa, perché è nelle
mani di Colui che ha già vinto il male. Egli cammina in mezzo ai sette
candelabri d'oro (cfr Ap 2, 1): è presente e attivo nella sua
Chiesa in preghiera. Egli è anche « colui che viene »
(Ap 1, 4) mediante la missione e l'azione della Chiesa lungo la
storia; viene come mietitore escatologico, alla fine dei tempi, per
portare a compimento tutte le cose (cfr Ap 14, 15-16; 22,20).
I.
Sfide e segni di speranza
per la Chiesa in Europa
L'offuscamento
della speranza
7. Questa parola
è rivolta oggi anche alle Chiese in Europa, spesso tentate da
un offuscamento della speranza. Il tempo che stiamo vivendo, infatti,
con le sfide che gli sono proprie, appare come una stagione di
smarrimento. Tanti uomini e donne sembrano disorientati, incerti, senza
speranza e non pochi cristiani condividono questi stati d'animo. Numerosi
sono i segnali preoccupanti che, all'inizio del terzo millennio,
agitano l'orizzonte del Continente europeo, il quale, « pur nel pieno
possesso di immensi segni di fede e testimonianza e nel quadro di una
convivenza indubbiamente più libera e più unita, sente tutto il
logoramento che la storia antica e recente ha prodotto nelle fibre più
profonde dei suoi popoli, generando spesso delusione ».(14)
Tra i tanti
aspetti, ampiamente richiamati anche in occasione del Sinodo,(15)
vorrei ricordare lo smarrimento della memoria e dell'eredità cristiane,
accompagnato da una sorta di agnosticismo pratico e di indifferentismo
religioso, per cui molti europei danno l'impressione di vivere senza
retroterra spirituale e come degli eredi che hanno dilapidato il
patrimonio loro consegnato dalla storia. Non meravigliano più di tanto,
perciò, i tentativi di dare un volto all'Europa escludendone la eredità
religiosa e, in particolare, la profonda anima cristiana, fondando i
diritti dei popoli che la compongono senza innestarli nel tronco irrorato
dalla linfa vitale del cristianesimo.
Nel Continente
europeo non mancano certo i prestigiosi simboli della presenza cristiana,
ma con l'affermarsi lento e progressivo del secolarismo, essi rischiano di
diventare puro vestigio del passato. Molti non riescono più ad integrare
il messaggio evangelico nell'esperienza quotidiana; cresce la difficoltà
di vivere la propria fede in Gesù in un contesto sociale e culturale in
cui il progetto di vita cristiano viene continuamente sfidato e
minacciato; in non pochi ambiti pubblici è più facile dirsi agnostici
che credenti; si ha l'impressione che il non credere vada da sé mentre il
credere abbia bisogno di una legittimazione sociale né ovvia né
scontata.
8. A questo
smarrimento della memoria cristiana si accompagna una sorta di paura
nell'affrontare il futuro. L'immagine del domani coltivata risulta
spesso sbiadita e incerta. Del futuro si ha più paura che desiderio. Ne
sono segni preoccupanti, tra gli altri, il vuoto interiore che attanaglia
molte persone, e la perdita del significato della vita. Tra le espressioni
e i frutti di questa angoscia esistenziale vanno annoverati, in
particolare, la drammatica diminuzione della natalità, il calo delle
vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, la fatica, se non il
rifiuto, di operare scelte definitive di vita anche nel matrimonio.
Si assiste a una
diffusa frammentazione dell'esistenza; prevale una sensazione di
solitudine; si moltiplicano le divisioni e le contrapposizioni. Tra gli
altri sintomi di questo stato di cose, l'odierna situazione europea
conosce il grave fenomeno delle crisi familiari e del venir meno della
stessa concezione di famiglia, il perdurare o il riproporsi di conflitti
etnici, il rinascere di alcuni atteggiamenti razzisti, le stesse tensioni
interreligiose, l'egocentrismo che chiude su di sé singoli e gruppi, il
crescere di una generale indifferenza etica e di una cura spasmodica per i
propri interessi e privilegi. Agli occhi di molti, la globalizzazione in
corso, invece di indirizzare verso una più grande unità del genere
umano, rischia di seguire una logica che emargina i più deboli e accresce
il numero dei poveri della terra.
Connesso con il
diffondersi dell'individualismo, si nota un crescente affievolirsi
della solidarietà inter-personale: mentre le istituzioni di
assistenza svolgono un lavoro lodevole, si osserva un venir meno del senso
della solidarietà, di modo che, anche se non mancano del necessario
materiale, molte persone si sentono più sole, lasciate in balia di se
stesse, senza reti di sostegno affettivo.
9. Alla radice
dello smarrimento della speranza sta il tentativo di far prevalere
un'antropologia senza Dio e senza Cristo. Questo tipo di pensiero ha
portato a considerare l'uomo come « il centro assoluto della realtà,
facendogli così artificiosamente occupare il posto di Dio e dimenticando
che non è l'uomo che fa Dio ma Dio che fa l'uomo. L'aver dimenticato Dio
ha portato ad abbandonare l'uomo », per cui « non c'è da stupirsi
se in questo contesto si è aperto un vastissimo spazio per il libero
sviluppo del nichilismo in campo filosofico, del relativismo in campo
gnoseologico e morale, del pragmatismo e finanche dell'edonismo cinico
nella configurazione della vita quotidiana ».(16) La
cultura europea dà l'impressione di una « apostasia silenziosa
» da parte dell'uomo sazio che vive come se Dio non esistesse.
In tale
orizzonte, prendono corpo i tentativi, anche ultimamente ricorrenti, di
presentare la cultura europea a prescindere dall'apporto del cristianesimo
che ha segnato il suo sviluppo storico e la sua diffusione universale.
Siamo di fronte all'emergere di una nuova cultura, in larga parte
influenzata dai mass media, dalle caratteristiche e dai contenuti spesso
in contrasto con il Vangelo e con la dignità della persona umana. Di tale
cultura fa parte anche un sempre più diffuso agnosticismo religioso,
connesso con un più profondo relativismo morale e giuridico, che affonda
le sue radici nello smarrimento della verità dell'uomo come fondamento
dei diritti inalienabili di ciascuno. I segni del venir meno della
speranza talvolta si manifestano attraverso forme preoccupanti di ciò che
si può chiamare una « cultura di morte ».(17)
L'insopprimibile
nostalgia della speranza
10. Ma, come
hanno sottolineato i Padri sinodali, « l'uomo non può vivere
senza speranza: la sua vita sarebbe votata all'insignificanza e
diventerebbe insopportabile ».(18)
Spesso chi ha bisogno di speranza crede di poter trovar pace in realtà
effimere e fragili. E così la speranza, ristretta in un ambito
intramondano chiuso alla trascendenza, viene identificata, ad esempio,
nel paradiso promesso dalla scienza e dalla tecnica, o in forme varie di
messianismo, nella felicità di natura edonistica procurata dal consumismo
o quella immaginaria e artificiale prodotta dalle sostanze stupefacenti,
in alcune forme di millenarismo, nel fascino delle filosofie orientali,
nella ricerca di forme di spiritualità esoteriche, nelle diverse correnti
del New Age.(19)
Tutto questo, però,
si rivela profondamente illusorio e incapace di soddisfare quella sete di
felicità che il cuore dell'uomo continua ad avvertire dentro di sé.
Permangono così e si acuiscono i segni preoccupanti del venir meno della
speranza, che talvolta si manifestano anche attraverso forme di
aggressività e di violenza.(20)
Segni di
speranza
11. Nessun essere
umano può vivere senza prospettive di futuro. Tanto meno la Chiesa, che
vive dell'attesa del Regno che viene e che già è presente in questo
mondo. Sarebbe ingiusto non cogliere i segni dell'influsso del
Vangelo di Cristo nella vita delle società. I Padri sinodali li hanno
rintracciati e sottolineati.
Tra questi segni
vanno annoverati il recupero della libertà della Chiesa nell'Est europeo,
con le nuove possibilità per l'azione pastorale ad essa dischiuse; il
concentrarsi della Chiesa sulla sua missione spirituale e il suo impegno a
vivere il primato dell'evangelizzazione anche nei rapporti con la realtà
sociale e politica; l'accresciuta presa di coscienza della missione
propria di tutti i battezzati, nella varietà e complementarietà dei doni
e dei compiti; l'aumentata presenza della donna nelle strutture e negli
ambiti della comunità cristiana.
Una comunità
di popoli
12. Guardando
all'Europa come comunità civile, non mancano segnali che aprono alla
speranza: in essi, pur tra le contraddizioni della storia, con uno
sguardo di fede possiamo cogliere la presenza dello Spirito di Dio che
rinnova la faccia della terra. Così li hanno descritti i Padri sinodali a
conclusione dei loro lavori: « Constatiamo con gioia la crescente apertura
dei popoli, gli uni verso gli altri, la riconciliazione tra
nazioni per lungo tempo ostili e nemiche, l'allargamento progressivo
del processo unitario ai Paesi dell'Est europeo. Riconoscimenti,
collaborazioni e scambi di ogni ordine sono in sviluppo, così che, a
poco a poco, si crea una cultura, anzi una coscienza europea, che
speriamo possa far crescere, specialmente presso i giovani, il sentimento
della fraternità e la volontà della condivisione. Registriamo come
positivo il fatto che tutto questo processo si svolga secondo metodi
democratici, in modo pacifico e in uno spirito di libertà, che
rispetta e valorizza le legittime diversità, suscitando e sostenendo il
processo di unificazione dell'Europa. Salutiamo con soddisfazione
ciò che è stato fatto per precisare le condizioni e le modalità del
rispetto dei diritti umani. Nel contesto, infine, della legittima
unità economica e politica in Europa, mentre registriamo i segni della
speranza offerti dalla considerazione data al diritto e alla
qualità della vita, ci auguriamo vivamente che, in una fedeltà
creativa alla tradizione umanistica e cristiana del nostro Continente, sia
garantito il primato dei valori etici e spirituali ».(21)
I martiri e
i testimoni della fede
13. Ma intendo
attirare l'attenzione in particolare su alcuni segni emersi nella vita
propriamente ecclesiale. Innanzitutto, con i Padri sinodali, voglio
riproporre a tutti, perché non sia mai dimenticato, quel grande segno di
speranza costituito dai tanti testimoni della fede cristiana,
vissuti nell'ultimo secolo, all'Est come all'Ovest. Essi hanno saputo far
proprio il Vangelo in situazioni di ostilità e persecuzione, spesso fino
alla prova suprema del sangue.
Questi testimoni,
in particolare quanti tra di loro hanno affrontato la prova del martirio,
sono un segno eloquente e grandioso, che ci è chiesto di contemplare e
imitare. Essi ci attestano la vitalità della Chiesa; ci appaiono come una
luce per la Chiesa e per l'umanità, perché hanno fatto risplendere nelle
tenebre la luce di Cristo; in quanto appartenenti a diverse confessioni
cristiane, risplendono anche come segno di speranza per il cammino
ecumenico, nella certezza che il loro sangue « è anche linfa di
unità per la Chiesa ».(22)
Ancora più
radicalmente, essi ci dicono che il martirio è la suprema
incarnazione del Vangelo della speranza: « I martiri, infatti,
annunciano questo Vangelo e lo testimoniano con la loro vita fino
all'effusione del sangue, perché sono certi di non poter vivere senza
Cristo e sono pronti a morire per lui nella convinzione che Gesù è il
Signore e il Salvatore dell'uomo e che, quindi, solo in lui l'uomo trova
la pienezza vera della vita. In tal modo, secondo l'ammonimento
dell'apostolo Pietro, si mostrano pronti a rendere ragione della speranza
che è in loro (cfr 1 Pt 3, 15). I martiri, inoltre, celebrano il
“Vangelo della speranza”, perché l'offerta della loro vita è la
manifestazione più radicale e più grande di quel sacrificio vivente,
santo e gradito a Dio, che costituisce il vero culto spirituale (cfr Rm
12, 1), origine, anima e culmine di ogni celebrazione cristiana. Essi,
infine, servono il “Vangelo della speranza”, perché con il loro
martirio esprimono in grado sommo l'amore e il servizio all'uomo, in
quanto dimostrano che l'obbedienza alla legge evangelica genera una vita
morale e una convivenza sociale che onora e promuove la dignità e la
libertà di ogni persona ».(23)
La santità
di molti
14. Frutto della
conversione operata dal Vangelo è la santità di tanti uomini e
donne del nostro tempo. Non solo di quanti sono stati proclamati
ufficialmente tali dalla Chiesa, ma anche di coloro che, con semplicità e
nella quotidianità dell'esistenza, hanno dato testimonianza della loro
fedeltà a Cristo. Come non pensare agli innumerevoli figli della Chiesa
che, lungo la storia del Continente europeo, hanno vissuto una santità
generosa ed autentica nel nascondimento della vita familiare,
professionale e sociale? « Tutti costoro, come “pietre vive”
aderenti a Cristo “pietra angolare”, hanno costruito l'Europa come
edificio spirituale e morale, lasciando ai posteri l'eredità più
preziosa. Il Signore Gesù lo aveva promesso: “Chi crede in me, compirà
le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al
Padre” (Gv 14, 12). I Santi sono la prova vivente del compiersi
di questa promessa, e incoraggiano a credere che ciò è possibile anche
nelle ore più difficili della storia ».(24)
La
parrocchia e i movimenti ecclesiali
15. Il Vangelo
continua a portare i suoi frutti nelle comunità parrocchiali, tra le
persone consacrate, nelle associazioni di laici, nei gruppi di preghiera e
di apostolato, in diverse comunità giovanili, come pure attraverso la
presenza e la diffusione di nuovi movimenti e realtà ecclesiali. In
ciascuno di essi, infatti, il medesimo Spirito sa suscitare rinnovata
dedizione al Vangelo, generosa disponibilità al servizio, vita cristiana
segnata da radicalismo evangelico e da slancio missionario.
Ancora oggi in
Europa, nei Paesi post-comunisti come in Occidente, la parrocchia,
pur bisognosa di costante rinnovamento,(25)
continua a conservare e ad esercitare una sua missione indispensabile e di
grande attualità in ambito pastorale ed ecclesiale. Essa rimane in grado
di offrire ai fedeli lo spazio per un reale esercizio della vita
cristiana, come pure di essere luogo di autentica umanizzazione e
socializzazione sia in un contesto di dispersione e anonimato proprio
delle grandi città moderne, sia in zone rurali con poca popolazione.(26)
16. Nello stesso
tempo, con i Padri sinodali, mentre esprimo la mia grande stima per la
presenza e l'azione delle diverse associazioni e organizzazioni
apostoliche e, in particolare, dell'Azione Cattolica, desidero rilevare il
contributo proprio che, in comunione con le altre realtà ecclesiali, e
mai in via isolata, possono offrire i nuovi movimenti e le nuove
comunità ecclesiali. Questi ultimi, infatti, « aiutano i cristiani a
vivere più radicalmente secondo il Vangelo; sono culla di diverse
vocazioni e generano nuove forme di consacrazione; promuovono soprattutto
la vocazione dei laici e la portano a esprimersi nei diversi ambiti della
vita; favoriscono la santità del popolo; possono essere annuncio ed
esortazione per coloro che diversamente non incontrano la Chiesa; spesso
sostengono il cammino ecumenico ed aprono vie per il dialogo
interreligioso; sono di antidoto contro la diffusione delle sette; sono di
grande aiuto nel diffondere vivacità e gioia nella Chiesa ».(27)
Il cammino
ecumenico
17. Ringraziamo
il Signore per il grande e confortante segno di speranza costituito dai
progressi che ha saputo realizzare il cammino ecumenico nella
prospettiva della verità, della carità e della riconciliazione. Si
tratta di uno dei grandi doni dello Spirito Santo per un Continente, come
quello europeo, che ha dato origine alle gravi divisioni tra i cristiani
nel secondo millennio, e che soffre ancora molto per le conseguenze di
esse.
Ricordo con
commozione alcuni momenti di grande intensità sperimentati durante i
lavori sinodali e l'unanime convinzione, espressa anche dai Delegati
Fraterni, che tale cammino – nonostante i problemi che ancora permangono
e quelli nuovi che vanno nascendo – non può essere interrotto, ma deve
continuare con rinnovato ardore, con più profonda determinazione e con
l'umile disponibilità di tutti al perdono reciproco. Volentieri faccio
mie alcune espressioni dei Padri sinodali, poiché « il progresso
nel dialogo ecumenico, che ha il suo fondamento più profondo nello stesso
Verbo di Dio, rappresenta un segno di grande speranza per la Chiesa di
oggi: la crescita dell'unità tra i cristiani, infatti, è di mutuo
arricchimento per tutti ».(28) Occorre
« guardare con gioia ai progressi fin qui ottenuti nel dialogo sia
con i fratelli delle Chiese ortodosse sia con quelli delle comunità
ecclesiali provenienti dalla Riforma, riconoscendo in essi un segno
dell'azione dello Spirito, per la quale lodare e ringraziare il Signore ».(29)
II.
Ritornare a Cristo,
fonte di ogni speranza
Confessare
la nostra fede
18.
Dall'Assemblea sinodale è emersa, chiara e appassionata, la certezza che
la Chiesa ha da offrire all'Europa il bene più prezioso, che nessun altro
può darle: è la fede in Gesù Cristo, fonte della speranza che non
delude,(30) dono che sta
all'origine dell'unità spirituale e culturale dei popoli europei, e che
ancora oggi e per il futuro può costituire un contributo essenziale del
loro sviluppo e della loro integrazione. Sì, dopo venti secoli, la Chiesa
si presenta all'inizio del terzo millennio con il medesimo annuncio di
sempre, che costituisce il suo unico tesoro: Gesù Cristo è il Signore;
in Lui, e in nessun altro, c'è salvezza (cfr At 4, 12). La
sorgente della speranza, per l'Europa e per il mondo intero, è Cristo,
« e la Chiesa è il canale attraverso il quale passa e si diffonde
l'onda di grazia scaturita dal Cuore trafitto del Redentore ».(31)
Sulla base di
questa confessione di fede sgorga dal nostro cuore e dalle nostre labbra
« una gioiosa confessione di speranza: tu, o Signore, risorto
e vivo, sei la speranza sempre nuova della Chiesa e dell'umanità; tu sei
l'unica e vera speranza dell'uomo e della storia; tu sei “tra noi la
speranza della gloria” (Col 1, 27) già in questa nostra vita e
oltre la morte. In te e con te, noi possiamo raggiungere la verità, la
nostra esistenza ha un senso, la comunione è possibile, la diversità può
diventare ricchezza, la potenza del Regno è all'opera nella storia e
aiuta l'edificazione della città dell'uomo, la carità dà valore perenne
agli sforzi dell'umanità, il dolore può diventare salvifico, la vita
vincerà la morte, il creato parteciperà della gloria dei figli di Dio ».(32)
Gesù
Cristo nostra speranza
19. Gesù Cristo
è la nostra speranza perché Lui, il Verbo eterno di Dio che da sempre è
nel seno del Padre (cfr Gv 1, 18), ci ha amati a tal punto da
assumere in tutto, eccetto il peccato, la nostra natura umana diventando
partecipe della nostra vita, per salvarci. La confessione di questa verità
è al cuore stesso della nostra fede. La perdita della verità su Gesù
Cristo o una sua incomprensione impediscono di penetrare nello stesso
mistero dell'amore di Dio e della comunione trinitaria.(33)
Gesù Cristo è
la nostra speranza perché Egli rivela il mistero della Trinità.
Questo è il centro della fede cristiana, che può offrire ancora un
grande apporto, come sinora ha fatto, all'edificazione di strutture che,
ispirandosi ai grandi valori evangelici o confrontandosi con essi,
promuovano la vita, la storia e la cultura dei diversi popoli del
Continente.
Sono molteplici
le radici ideali che hanno contribuito con la loro linfa al riconoscimento
del valore della persona e della sua inalienabile dignità, del carattere
sacro della vita umana e del ruolo centrale della famiglia,
dell'importanza dell'istruzione e della libertà di pensiero, di parola,
di religione, come pure alla tutela legale degli individui e dei gruppi,
alla promozione della solidarietà e del bene comune, al riconoscimento
della dignità del lavoro. Tali radici hanno favorito la sottomissione del
potere politico alla legge e al rispetto dei diritti della persona e dei
popoli. Occorre qui ricordare lo spirito della Grecia antica e della
romanità, gli apporti dei popoli celtici, germanici, slavi, ugro-finnici,
della cultura ebraica e del mondo islamico. Tuttavia si deve riconoscere
che queste ispirazioni hanno storicamente trovato nella tradizione
giudeo-cristiana una forza capace di armonizzarle, di consolidarle e di
promuoverle. Si tratta di un fatto che non può essere ignorato; al
contrario, nel processo della costruzione della « casa comune
europea », occorre riconoscere che questo edificio si deve poggiare
anche su valori che trovano nella tradizione cristiana la loro piena
epifania. Il prenderne atto torna a vantaggio di tutti.
La Chiesa « non
ha titolo per esprimere preferenze per l'una o l'altra soluzione
istituzionale o costituzionale » (34) dell'Europa,
e perciò vuole coerentemente rispettare la legittima autonomia
dell'ordine civile. Tuttavia, essa ha il compito di ravvivare nei
cristiani d'Europa la fede nella Trinità, ben sapendo che tale fede è
foriera di autentica speranza per il Continente. Molti dei grandi
paradigmi di riferimento sopra accennati, che sono alla base della civiltà
europea, affondano le loro radici ultime nella fede trinitaria. Questa
contiene uno straordinario potenziale spirituale, culturale ed etico, in
grado, tra l'altro, di illuminare anche alcune grandi questioni che oggi
si agitano in Europa, come la disgregazione sociale e la perdita di un
riferimento che dia senso alla vita e alla storia. Ne segue la necessità
di una rinnovata meditazione teologica, spirituale e pastorale sul mistero
trinitario.(35)
20. Le Chiese
particolari in Europa non sono delle semplici entità o organizzazioni
private. In realtà, esse operano con una specifica dimensione
istituzionale che merita di essere giuridicamente valorizzata, nel pieno
rispetto dei giusti ordinamenti civili. Nel riflettere su se stesse, le
comunità cristiane devono riscoprirsi quale dono con cui Dio arricchisce
i popoli che vivono nel Continente. Questo è l'annuncio gioioso che esse
sono chiamate a portare ad ogni persona. Nell'approfondire la propria
dimensione missionaria, esse devono attestare costantemente che Gesù
Cristo « è il mediatore unico e costitutivo di salvezza per
l'intera umanità: solo in lui l'umanità, la storia e il cosmo
trovano il loro significato definitivamente positivo e si realizzano
totalmente; egli ha in se stesso, nel suo evento e nella sua persona, le
ragioni definitive della salvezza; egli non è solo un mediatore di
salvezza, ma è la fonte stessa della salvezza ».(36)
Nel contesto
dell'attuale pluralismo etico e religioso che va sempre più
caratterizzando l'Europa, c'è bisogno, quindi, di confessare e riproporre
la verità su Cristo come unico Mediatore tra Dio e gli uomini e unico
Redentore del mondo. Pertanto – come ho fatto al termine dell'Assemblea
sinodale –, con tutta la Chiesa, invito i miei fratelli e le mie sorelle
nella fede, a sapersi costantemente aprire con fiducia a Cristo e a
lasciarsi rinnovare da lui, annunciando con il vigore della pace e
dell'amore a tutte le persone di buona volontà che chi incontra il
Signore conosce la Verità, scopre la Vita, trova la Via che ad essa
conduce (cfr Gv 14, 6; Sal 16 [15], 11). Dal tenore della
vita e dalla testimonianza della parola dei cristiani, gli abitanti
dell'Europa potranno scoprire che Cristo è il futuro dell'uomo. Nella
fede della Chiesa, « non vi è infatti altro nome dato agli uomini
sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati »
(At 4, 12).(37)
21. Per i
credenti, Gesù Cristo è la speranza di ogni persona perché dona la
vita eterna. Egli è « il Verbo della vita » (1 Gv 1,
1), venuto nel mondo perché gli uomini « abbiano la vita e
l'abbiano in abbondanza » (Gv 10, 10). Egli ci mostra così
come il vero senso della vita dell'uomo non rimane racchiuso
nell'orizzonte mondano, ma si spalanca sull'eternità. Missione di ogni
Chiesa particolare in Europa è di tener conto della sete di verità di
ogni persona e del bisogno di valori autentici che animino i popoli del
Continente. Con rinnovata energia, essa deve riproporre la novità che la
anima. Si tratta di porre in atto un'articolata azione culturale e
missionaria, mostrando con azioni e argomentazioni convincenti come la
nuova Europa abbia bisogno di ritrovare le proprie radici ultime. In tale
contesto, quanti si ispirano ai valori evangelici hanno una funzione
essenziale da svolgere, che appartiene al solido fondamento sul quale
edificare una convivenza più umana e più pacifica perché rispettosa di
tutti e di ciascuno.
È necessario che
le Chiese particolari in Europa sappiano restituire alla speranza la sua
originaria componente escatologica.(38)
La vera speranza cristiana, infatti, è teologale ed escatologica, fondata
sul Risorto, che verrà di nuovo come Redentore e Giudice e che ci chiama
alla risurrezione e al premio eterno.
Gesù
Cristo vivente nella Chiesa
22. Ritornando a
Cristo, i popoli europei potranno ritrovare quella speranza che sola offre
pienezza di senso alla vita. Anche oggi lo possono incontrare, perché
Gesù è presente, vive e opera nella sua Chiesa: Egli è nella Chiesa
e la Chiesa è in Lui (cfr Gv 15, 1ss; Gal 3, 28; Ef
4, 15-16; At 9, 5). In essa, in virtù del dono dello Spirito
Santo, continua incessantemente la sua opera salvifica.(39)
Con gli occhi
della fede siamo abilitati a vedere la misteriosa presenza di Gesù nei
diversi segni che ci ha lasciato. Egli è presente innanzitutto nella
Sacra Scrittura, che in ogni sua parte parla di Lui (cfr Lc 24,
27.44-47). Tuttavia in modo veramente unico Egli è presente sotto le
specie eucaristiche. Questa « presenza si dice “reale” non per
esclusione, quasi che le altre non siano “reali”, ma per antonomasia,
perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto
intero si fa presente ».(40) Nell'Eucaristia,
infatti, « è contenuto veramente, realmente,
sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo,
con l'anima e la divinità e, quindi, il Cristo tutto intero ».(41) «
Davvero l'Eucaristia è mysterium fidei, mistero che sovrasta i
nostri pensieri, e può essere accolto solo nella fede ».(42) Pure
reale è la presenza di Gesù nelle altre azioni liturgiche della Chiesa
che, in suo nome, essa celebra. Tra queste si annoverano i Sacramenti,
azioni di Cristo, che Egli compie per mezzo degli uomini.(43)
Gesù è presente
nel mondo anche mediante altri verissimi modi, specialmente nei suoi
discepoli che, fedeli al duplice mandato della carità, adorano Dio in
spirito e verità (cfr Gv 4, 24) e testimoniano con la vita l'amore
fraterno che li distingue come seguaci del Signore (cfr Mt 25,
31-46; Gv 13, 35; 15, 1-17).(44)
CAPITOLO
SECONDO
IL
VANGELO DELLA SPERANZA
AFFIDATO ALLA CHIESA
DEL NUOVO MILLENNIO
« Svegliati
e rinvigorisci ciò che rimane
e sta per morire » (Ap 3, 2)
I.
Il Signore chiama alla conversione
Gesù si
rivolge oggi alle nostre Chiese
23. « Così
parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo
ai sette candelabri d'oro [...], il Primo e l'Ultimo, che era morto ed è
tornato alla vita [...], il Figlio di Dio » (Ap 2, 1.8.18). È
Gesù stesso che parla alla sua Chiesa. Il suo messaggio è
rivolto a tutte le singole Chiese particolari e riguarda la loro vita
interna, a volte contrassegnata dalla presenza di concezioni e mentalità
incompatibili con la tradizione evangelica, spesso attraversata da diverse
forme di persecuzione e, ancora più pericolosamente, insidiata da sintomi
preoccupanti di mondanizzazione, di perdita della fede primitiva, di
compromesso con la logica del mondo. Non di rado le comunità non hanno più
l'amore di un tempo (cfr Ap 2, 4).
Si osserva come
le nostre comunità ecclesiali siano alle prese con debolezze,
fatiche, contraddizioni. Anch'esse hanno bisogno di riascoltare la voce
dello Sposo, che le invita alla conversione, le sprona all'ardimento di
cose nuove e le chiama a impegnarsi nella grande opera della «
nuova evangelizzazione ». La Chiesa deve costantemente
sottomettersi al giudizio della parola di Cristo, e vivere la sua
dimensione umana in uno stato di purificazione per essere sempre più e
sempre meglio la Sposa senza macchia né ruga, adorna di una veste di lino
puro splendente (cfr Ef 5, 27; Ap 19, 7-8).
In tal modo
Gesù Cristo chiama le nostre Chiese in Europa alla conversione ed
esse, con il loro Signore e in forza della sua presenza, diventano
apportatrici di speranza per l'umanità.
L'azione
del Vangelo lungo la storia
24. L'Europa
è stata ampiamente e profondamente penetrata dal cristianesimo. « Non
c'è dubbio che, nella complessa storia dell'Europa, il cristianesimo
rappresenti un elemento centrale e qualificante, consolidato sul saldo
fondamento dell'eredità classica e dei molteplici contributi arrecati
dagli svariati flussi etnico-culturali che si sono succeduti nei secoli.
La fede cristiana ha plasmato la cultura del Continente e si è
intrecciata in modo inestricabile con la sua storia, al punto che questa
non sarebbe comprensibile se non si facesse riferimento alle vicende che
hanno caratterizzato prima il grande periodo dell'evangelizzazione, e poi
i lunghi secoli in cui il cristianesimo, pur nella dolorosa divisione tra
Oriente ed Occidente, si è affermato come la religione degli Europei
stessi. Anche nel periodo moderno e contemporaneo, quando l'unità
religiosa è andata progressivamente frantumandosi sia per le ulteriori
divisioni intercorse tra i cristiani sia per i processi di distacco della
cultura dall'orizzonte della fede, il ruolo di quest'ultima ha continuato
ad essere di non scarso rilievo ».(45)
25. L'interesse
che la Chiesa nutre per l'Europa nasce dalla sua stessa natura e
missione. Lungo i secoli, infatti, la Chiesa ha avuto legami molto stretti
con il nostro Continente, così che il volto spirituale dell'Europa si è
andato formando grazie agli sforzi di grandi missionari, alla
testimonianza di santi e di martiri, e all'opera assidua di monaci,
religiosi e pastori. Dalla concezione biblica dell'uomo, l'Europa ha
tratto il meglio della sua cultura umanistica, ha attinto ispirazione per
le sue creazioni intellettuali ed artistiche, ha elaborato norme di
diritto e, non per ultimo, ha promosso la dignità della persona, fonte di
diritti inalienabili.(46) In
questo modo la Chiesa, in quanto depositaria del Vangelo, ha concorso a
diffondere e a consolidare quei valori che hanno reso universale la
cultura europea.
Memore di tutto
ciò, la Chiesa di oggi avverte, con rinnovata responsabilità, l'urgenza
di non disperdere questo prezioso patrimonio e di aiutare l'Europa a
costruire se stessa rivitalizzando le radici cristiane che l'hanno
originata.(47)
Per
realizzare un vero volto di Chiesa
26. L'intera
Chiesa in Europa senta rivolto a sé il comando e l'invito del Signore:
ravvediti, convertiti, « svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e
sta per morire » (Ap 3, 2). È un'esigenza che nasce anche
dalla considerazione del tempo attuale: « La grave situazione di
indifferenza religiosa di tanti europei, la presenza di molti che anche
nel nostro Continente non conoscono ancora Gesù Cristo e la sua Chiesa e
che ancora non sono battezzati, il secolarismo che contagia una larga
fascia di cristiani che abitualmente pensano, decidono e vivono “come se
Cristo non esistesse”, lungi dallo spegnere la nostra speranza, la
rendono più umile e più capace di affidarsi solo a Dio. Dalla sua
misericordia riceviamo la grazia e l'impegno della conversione ».(48)
27. Nonostante a
volte, come nell'episodio evangelico della tempesta sedata (cfr Mc 4,
35-41; Lc 8, 22-25), possa sembrare che Cristo dorma e lasci la sua
barca in balia delle onde agitate, alla Chiesa in Europa è chiesto di
coltivare la certezza che il Signore, attraverso il dono del suo
Spirito, è sempre presente e operante in essa e nella storia
dell'umanità. Egli prolunga nel tempo la sua missione, costituendo la
Chiesa come flusso di vita nuova, che scorre entro la vita dell'umanità
quale segno di speranza per tutti.
In un contesto
nel quale è facile la tentazione dell'attivismo anche a livello
pastorale, ai cristiani in Europa è chiesto di continuare ad essere
reale trasparenza del Risorto, vivendo in intima comunione con lui. C'è
bisogno di comunità che, contemplando e imitando la Vergine Maria, figura
e modello della Chiesa nella fede e nella santità,(49) custodiscano
il senso della vita liturgica e della vita interiore. Prima di tutto e
sopra tutto, esse dovranno lodare il Signore, pregarlo, adorarlo e
ascoltarne la Parola. Solo così potranno assimilarne il mistero, vivendo
totalmente relative a lui, come membra della sua Sposa fedele.
28. Di fronte
alle ricorrenti spinte alla divisione e alla contrapposizione, le diverse
Chiese particolari in Europa, forti anche del legame con il Successore di
Pietro, devono impegnarsi ad essere vero luogo e strumento di comunione
dell'intero popolo di Dio nella fede e nell'amore.(50) Coltivino,
perciò, un clima di carità fraterna, vissuta con radicalità evangelica
nel nome di Gesù e nel suo amore; sviluppino un contesto di rapporti
amichevoli, di comunicazione, di corresponsabilità, di partecipazione, di
coscienza missionaria, di attenzione e di servizio; siano animate da
atteggiamenti di stima, di accoglienza e di correzione vicendevoli (cfr
Rm 12, 10; 15, 7-14), oltre che di servizio e sostegno reciproci (cfr
Gal 5, 13; 6, 2), di perdono scambievole (cfr Col 3, 13) e di
edificazione gli uni degli altri (cfr 1 Ts 5, 11); si adoperino per
realizzare una pastorale che, valorizzando tutte le legittime diversità,
promuova anche una cordiale collaborazione tra tutti i fedeli e le loro
aggregazioni; rilancino gli organismi di partecipazione quali preziosi
strumenti di comunione per una concorde azione missionaria, suscitando la
presenza di operatori pastorali adeguatamente preparati e qualificati. In
tal modo, le stesse Chiese, animate dalla comunione che è manifestazione
dell'amore di Dio, fondamento e ragione della speranza che non delude (cfr
Rm 5, 5), saranno riflesso più splendente della Trinità, nonché
segno che interpella e invita a credere (cfr Gv 17, 21).
29. Perché la
comunione nella Chiesa possa essere vissuta in modo più pieno, occorre
valorizzare la varietà dei carismi e delle vocazioni, che convergono
sempre più verso l'unità e la possono arricchire (cfr 1 Cor 12).
In quest'ottica, è anche necessario, da una parte, che i nuovi movimenti
e le nuove comunità ecclesiali, « abbandonando ogni tentazione di
rivendicare diritti di primogenitura e ogni incomprensione vicendevole »,
progrediscano nel cammino di una più autentica comunione tra di loro e
con tutte le altre realtà ecclesiali, e « vivano con amore in piena
obbedienza ai Vescovi »; d'altra parte, è pure necessario che i Vescovi,
« manifestando loro quella paternità e quell'amore che sono propri dei
pastori »,(51) sappiano
riconoscere, valorizzare e coordinare i loro carismi e la loro presenza
per l'edificazione dell'unica Chiesa.
Grazie, infatti,
alla crescita della collaborazione tra le diverse realtà ecclesiali sotto
la guida amorevole dei pastori, la Chiesa intera potrà presentare a tutti
un volto più bello e credibile, trasparenza più limpida di quello del
Signore, e così potrà contribuire a ridare speranza e consolazione sia a
quanti la cercano, sia a quanti, pur non cercandola, ne hanno bisogno.
Per poter
rispondere all'appello del Vangelo alla conversione, « è necessario
fare tutti insieme un umile e coraggioso esame di coscienza per
riconoscere le nostre paure e i nostri errori, per confessare con sincerità
le nostre lentezze, omissioni, infedeltà, colpe ».(52) Lungi
dall'assecondare atteggiamenti rinunciatari di scoraggiamento,
l'evangelico riconoscimento delle proprie colpe non potrà che suscitare
nella comunità l'esperienza che vive il singolo battezzato: la gioia di
una profonda liberazione e la grazia di un nuovo inizio, che consente di
proseguire con maggiore vigore nel cammino dell'evangelizzazione.
Per
progredire verso l'unità dei cristiani
30. Il Vangelo
della speranza, infine, è forza e appello alla conversione anche
in campo ecumenico. Nella certezza che l'unità dei cristiani
corrisponda al comando del Signore « perché tutti siano una cosa
sola » (cfr Gv 17, 11), e che essa si presenti oggi come una
necessità per una maggiore credibilità nell'evangelizzazione e come
contributo all'unità dell'Europa, è necessario che tutte le Chiese e
Comunità ecclesiali « siano aiutate e invitate a interpretare il
cammino ecumenico come un “andare insieme” verso Cristo » (53) e
verso l'unità visibile da lui voluta, così che l'unità nella diversità
rifulga nella Chiesa come dono dello Spirito Santo, artefice di comunione.
Perché ciò si
realizzi occorre da parte di tutti un paziente e costante impegno, animato
da genuina speranza e, al tempo stesso, da sobrio realismo, orientato alla
« valorizzazione di ciò che già ci unisce, alla sincera stima
reciproca, all'eliminazione dei pregiudizi, alla conoscenza e all'amore
vicendevoli ».(54) In
questa linea, l'adoperarsi per l'unità, se vuole poggiarsi su solide
fondamenta, non può non comprendere la ricerca appassionata della verità,
attraverso un dialogo e un confronto che, mentre riconoscono i risultati
finora raggiunti, li sappiano valorizzare come stimolo per un ulteriore
cammino nel superamento delle divergenze che ancora dividono i cristiani.
31. Bisogna continuare
con determinazione il dialogo, senza arrendersi di fronte a difficoltà
e fatiche: esso sia condotto « sotto diversi aspetti (dottrinale,
spirituale e pratico) seguendo la logica dello scambio dei doni, che lo
Spirito suscita in ogni Chiesa ed educando le comunità e i fedeli,
soprattutto i giovani, a vivere momenti di incontro e a fare
dell'ecumenismo rettamente inteso una dimensione ordinaria della vita e
dell'azione ecclesiale ».(55)
Questo dialogo
costituisce una delle preoccupazioni principali della Chiesa, soprattutto
in questa Europa, che nello scorso millennio ha visto nascere troppe
divisioni tra i cristiani, ed è oggi incamminata verso una sua maggiore
unità. Non possiamo fermarci in questo cammino, né possiamo tornare
indietro! Dobbiamo continuarlo e viverlo con fiducia, perché la stima
reciproca, la ricerca della verità, la collaborazione nella carità e,
soprattutto, l'ecumenismo della santità, con l'aiuto di Dio, non potranno
non portare i loro frutti.
32. Nonostante le
inevitabili difficoltà, invito tutti a riconoscere e valorizzare, con
amore e fraternità, il contributo che le Chiese Cattoliche Orientali,
con la loro stessa presenza, la ricchezza della loro tradizione, la
testimonianza della loro « unità nella diversità », l'inculturazione
da esse realizzata nell'annuncio del Vangelo, la diversità dei loro riti,
possono offrire per una più reale edificazione dell'unità.(56) Nello
stesso tempo, voglio rassicurare ancora una volta i pastori, i fratelli e
le sorelle delle Chiese ortodosse che la nuova evangelizzazione non va
confusa in nessun modo con il proselitismo, fermo restando il dovere del
rispetto della verità, della libertà e della dignità di ogni persona.
II.
La Chiesa intera inviata in missione
33. Servire il
Vangelo della speranza mediante una carità che evangelizza è impegno
e responsabilità di tutti. Qualunque sia, infatti, il carisma e il
ministero di ciascuno, la carità è la via maestra indicata a tutti e che
tutti possono percorrere: è la via che l'intera comunità ecclesiale è
chiamata a percorrere sulle orme del suo Maestro.
L'impegno
dei ministri ordinati
34. I sacerdoti
sono chiamati in virtù del loro ministero, a celebrare, insegnare e
servire in un modo speciale il Vangelo della speranza. In forza del
sacramento dell'Ordine che li configura a Cristo Capo e Pastore, i Vescovi
ed i sacerdoti devono conformare tutta la loro vita e la loro azione a Gesù;
mediante la predicazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la
guida della comunità cristiana, essi rendono presente il mistero di
Cristo e, attraverso lo stesso esercizio del loro ministero, « sono
chiamati a prolungare la presenza di Cristo, unico e sommo Pastore,
attualizzando il suo stile di vita e facendosi quasi sua trasparenza in
mezzo al gregge loro affidato ».(57)
Inseriti
“nel” mondo ma non “del” mondo (cfr Gv 17, 15-16),
nell'attuale situazione culturale e spirituale del Continente europeo,
sono chiamati ad essere segno di contraddizione e di speranza per una
società malata di orizzontalismo e bisognosa di aprirsi al Trascendente.
35. In questo
quadro acquista rilievo anche il celibato sacerdotale, segno di una
speranza riposta totalmente nel Signore. Esso non è mera disciplina
ecclesiastica imposta dall'autorità; al contrario, esso è innanzitutto
grazia, dono inestimabile di Dio per la Chiesa, valore profetico per il
mondo attuale, fonte di intensa vita spirituale e di fecondità pastorale,
testimonianza del Regno escatologico, segno dell'amore di Dio verso questo
mondo, nonché dell'amore indiviso del sacerdote verso Dio e verso il suo
popolo.(58) Vissuto in
risposta al dono di Dio e come superamento delle tentazioni di una società
edonista, esso non solo favorisce la realizzazione umana di chi vi è
chiamato, ma si rivela fattore di crescita anche per gli altri.
Stimato in tutta
la Chiesa come conveniente per il sacerdozio,(59) richiesto
come obbligo dalla Chiesa latina,(60) altamente
rispettato dalle Chiese Orientali,(61) il
celibato, nel contesto della cultura attuale, appare come segno eloquente
da dover essere custodito quale bene prezioso per la Chiesa. Una revisione
della disciplina attuale, a questo riguardo, non permetterebbe di
risolvere la crisi delle vocazioni al presbiterato cui si assiste in molte
parti d'Europa.(62) Un
impegno al servizio del Vangelo della speranza chiede anche che nella
Chiesa si abbia a presentare il celibato nella sua piena ricchezza
biblica, teologica e spirituale.
36. Non possiamo
ignorare che oggi l'esercizio del sacro ministero incontra non poche
difficoltà dovute sia alla cultura diffusa, sia alla diminuzione numerica
dei presbiteri stessi con la crescita del carico pastorale e la stanchezza
che questa può comportare. Di conseguenza, sono ancora più degni di
stima, di gratitudine e di vicinanza i sacerdoti che con
ammirevole dedizione e fedeltà vivono il ministero loro affidato.(63)
A loro,
riprendendo le parole scritte dai Padri sinodali, intendo dire anch'io,
con fiducia e gratitudine, il mio incoraggiamento: « Non
perdetevi d'animo e non lasciatevi sopraffare dalla stanchezza; in piena
comunione con noi Vescovi, in gioiosa fraternità con gli altri
presbiteri, in cordiale corresponsabilità con i consacrati e tutti i
fedeli laici, continuate la vostra opera preziosa e insostituibile ».(64)
Con i presbiteri,
desidero ricordare anche i diaconi, che partecipano, seppure in
grado diverso, dello stesso sacramento dell'Ordine. Mandati al servizio
della comunione ecclesiale, essi esercitano, sotto la guida del Vescovo e
con il suo presbiterio, la “diaconia” della liturgia, della parola e
della carità.(65) In questo
modo loro proprio sono a servizio del Vangelo della speranza.
La
testimonianza dei consacrati
37.
Particolarmente eloquente è la testimonianza delle persone consacrate.
A tale proposito, va anzitutto riconosciuto il ruolo fondamentale avuto
dal monachesimo e dalla vita consacrata nell'evangelizzazione dell'Europa
e nella costruzione della sua identità cristiana.(66)
Tale ruolo oggi non deve venir meno, in un momento nel quale è urgente
una « nuova evangelizzazione » del Continente e nel quale
l'edificazione di strutture e legami più complessi lo pongono di fronte a
una svolta delicata. L'Europa ha sempre bisogno della santità, della
profezia, dell'attività di evangelizzazione e di servizio delle persone
consacrate. Va messo pure in risalto il contributo specifico che gli
Istituti secolari e le Società di vita apostolica possono offrire
mediante la loro aspirazione a trasformare il mondo dall'interno
attraverso la potenza delle beatitudini.
38. L'apporto
specifico che le persone consacrate possono offrire al Vangelo della
speranza parte da alcuni aspetti che caratterizzano l'attuale volto
culturale e sociale dell'Europa.(67)
Così, la domanda di nuove forme di spiritualità, che oggi emerge dalla
società, deve trovare una risposta nel riconoscimento del primato
assoluto di Dio vissuto dai consacrati attraverso la totale donazione
di sé, la conversione permanente di un'esistenza offerta come vero culto
spirituale. In un contesto contaminato dal secolarismo e assoggettato al
consumismo, la vita consacrata, dono dello Spirito alla Chiesa e per la
Chiesa, diventa sempre più segno di speranza nella misura in cui
testimonia la dimensione trascendente dell'esistenza. Nell'odierna
situazione multiculturale e multireligiosa, d'altra parte, viene
sollecitata la testimonianza della fraternità evangelica che
caratterizza la vita consacrata, rendendola stimolo alla purificazione e
all'integrazione di valori diversi, mediante il superamento delle
contrapposizioni. La presenza di nuove forme di povertà e di
emarginazione deve suscitare la creatività nel prendersi cura dei più
bisognosi, che ha caratterizzato tanti fondatori di Istituti
religiosi. La tendenza, infine, a un certo ripiegamento su di sé chiede
di trovare un antidoto nella disponibilità delle persone consacrate a
continuare l'opera di evangelizzazione in altri Continenti,
nonostante la diminuzione numerica che si verifica in diversi Istituti.
La cura
delle vocazioni
39. Dato che
l'impegno dei ministri ordinati e dei consacrati è determinante, non si
può tacere la carenza inquietante di seminaristi e di aspiranti alla vita
religiosa, soprattutto nell'Europa occidentale. Questa situazione richiede
l'impegno di tutti per un'adeguata pastorale delle vocazioni. Solo
« quando ai giovani viene presentata la persona di Gesù Cristo in tutta
la sua pienezza, si accende in loro una speranza che li spinge a lasciare
tutto per seguirlo, rispondendo alla sua chiamata, e per darne
testimonianza ai loro coetanei ».(68)
La cura delle vocazioni è, quindi, un problema vitale per il futuro della
fede cristiana in Europa e, di riflesso, per il progresso spirituale degli
stessi popoli che l'abitano; è passaggio obbligato per una Chiesa che
voglia annunciare, celebrare e servire il Vangelo della speranza.(69)
40. Per
sviluppare una necessaria pastorale vocazionale, è opportuno spiegare ai
fedeli la fede della Chiesa circa la natura e la dignità del sacerdozio
ministeriale; incoraggiare le famiglie a vivere come vere « chiese
domestiche », perché in esse le varie vocazioni possano essere
percepite, accolte e accompagnate; realizzare un'azione pastorale che
aiuti, soprattutto i giovani, a fare scelte di una vita radicata in Cristo
e totalmente dedicata alla Chiesa.(70)
Nella certezza
che lo Spirito Santo è all'opera anche oggi, e che i segnali di questa
presenza non mancano, si tratta anzitutto di portare l'annuncio
vocazionale nei solchi della pastorale ordinaria. Perciò è
necessario « ravvivare, soprattutto nei giovani,
una profonda
nostalgia di Dio, creando così il contesto adatto allo scaturire di
generose risposte vocazionali »; è urgente che un grande movimento
di preghiera attraversi le Comunità ecclesiali del continente europeo,
poiché « le mutate condizioni storiche e culturali esigono che la
pastorale delle vocazioni sia percepita come uno degli obiettivi primari
dell'intera Comunità cristiana ».(71) Ed
è indispensabile che gli stessi sacerdoti vivano e operino coerentemente
con la loro vera identità sacramentale. Se infatti l'immagine che loro
danno di se stessi fosse opaca o languida, come potrebbero attirare i
giovani ad imitarli?
La missione
dei laici
41.
Irrinunciabile è l'apporto dei fedeli laici alla vita ecclesiale:
è infatti insostituibile il posto che essi hanno nell'annunciare e
servire il Vangelo della speranza, poiché « per mezzo loro la
Chiesa di Cristo è resa presente nei più svariati settori del mondo,
come segno e fonte di speranza e di amore ».(72) Pienamente
partecipi della missione della Chiesa nel mondo, essi sono chiamati ad
attestare come la fede cristiana costituisca l'unica risposta completa
agli interrogativi che la vita pone a ogni uomo e a ogni società, e
possono innestare nel mondo i valori del Regno di Dio, promessa e garanzia
di una speranza che non delude.
Di simili figure
laicali l'Europa di ieri e di oggi conosce presenze significative ed
esempi luminosi. Come hanno sottolineato i Padri sinodali, vanno
ricordati con gratitudine, tra gli altri, uomini e donne che hanno
testimoniato e testimoniano Cristo e il suo Vangelo con il servizio alla
vita pubblica e alle responsabilità che questa comporta. È di capitale
importanza « suscitare e sostenere specifiche vocazioni a servizio
del bene comune: persone che, sull'esempio e con lo stile di quanti sono
stati chiamati “padri dell'Europa”, sappiano essere artefici della
società europea del domani, fondandola sulle basi solide dello spirito ».(73)
Uguale
apprezzamento va all'opera resa da laiche e laici cristiani, spesso nel
nascondimento della vita ordinaria, attraverso umili servizi capaci di
annunciare la misericordia di Dio a quanti versano nella povertà;
dobbiamo essere loro grati per l'audace testimonianza di carità e di
perdono, valori che evangelizzano i vasti orizzonti della politica, della
realtà sociale, dell'economia, della cultura, dell'ecologia, della vita
internazionale, della famiglia, dell'educazione, delle professioni, del
lavoro e della sofferenza.(74)
Per questo servono itinerari pedagogici che rendano idonei i fedeli
laici ad impegnare la fede nelle realtà temporali. Tali percorsi, basati
su seri tirocini di vita ecclesiale, in particolare sullo studio della
dottrina sociale, devono essere in grado di fornire loro non soltanto
dottrina e stimoli, ma anche adeguate linee di spiritualità che animino
l'impegno vissuto come autentica via di santità.
Il ruolo
della donna
42. La Chiesa è
consapevole dell'apporto specifico della donna nel servire il
Vangelo della speranza. Le vicende della comunità cristiana attestano
come le donne abbiano sempre avuto un posto di rilievo nella testimonianza
del Vangelo. Va ricordato quanto esse hanno fatto, spesso nel silenzio e
nel nascondimento, nell'accogliere e nel trasmettere il dono di Dio, sia
attraverso la maternità fisica e spirituale, l'opera educativa, la
catechesi, la realizzazione di grandi opere di carità, sia attraverso la
vita di preghiera e di contemplazione, le esperienze mistiche e la
redazione di scritti ricchi di sapienza evangelica.(75)
Alla luce delle
ricchissime testimonianze del passato, la Chiesa esprime la propria
fiducia in ciò che le donne possono fare oggi per la crescita della
speranza a tutti i livelli. Vi sono aspetti della società europea
contemporanea che costituiscono una sfida per la capacità che le donne
hanno di accogliere, condividere e generare nell'amore, con tenacia e
gratuità. Si pensi, ad esempio, alla diffusa mentalità
scientifico-tecnica che pone in ombra la dimensione affettiva e la
funzione dei sentimenti, alla carenza di gratuità, al timore diffuso di
dare la vita a nuove creature, alla difficoltà a porsi in reciprocità
con l'altro e ad accogliere chi è diverso da sé. È in questo contesto
che la Chiesa s'attende dalle donne l'apporto vivificante di una nuova
ondata di speranza.
43. Perché ciò
possa verificarsi, tuttavia, è necessario che, anzitutto nella Chiesa,
venga promossa la dignità della donna, poiché identica è la dignità
della donna e dell'uomo, ambedue creati a immagine e somiglianza di Dio
(cfr Gn 1, 27) e ricolmati ciascuno di doni propri e particolari.
È auspicabile,
come è stato sottolineato nel Sinodo, che, per favorire la piena
partecipazione della donna alla vita e alla missione della Chiesa, le sue
doti vengano maggiormente valorizzate, anche mediante l'assunzione delle
funzioni ecclesiali riservate dal diritto ai laici. Va pure adeguatamente
valorizzata la missione della donna come sposa e madre e la sua dedizione
alla vita familiare.(76)
La Chiesa non
manca di alzare la sua voce per denunciare le ingiustizie e le violenze
perpetrate contro le donne, in qualsiasi luogo e circostanza avvengano.
Essa chiede che siano realmente applicate le leggi che proteggono la donna
e siano messe in atto misure efficaci contro l'uso umiliante di immagini
femminili nella propaganda commerciale e contro il flagello della
prostituzione; auspica che il servizio reso dalla madre, allo stesso modo
di quello reso dal padre, nella vita domestica sia considerato come
contributo al bene comune, anche mediante forme di riconoscimento
economico.
CAPITOLO
TERZO
ANNUNCIARE
IL VANGELO DELLA SPERANZA
« Prendi
il libro aperto [...] e divoralo »
(Ap 10, 8.9)
I.
Proclamare il mistero di Cristo
La
rivelazione dà senso alla storia
44. La visione
dell'Apocalisse ci parla di « un libro a forma di rotolo, scritto
sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli »,
tenuto « nella mano destra di Colui che era assiso sul trono
» (Ap 5, 1). Questo testo contiene il piano creatore e salvifico
di Dio, il suo progetto dettagliato su tutta la realtà, sulle persone,
sulle cose, sugli avvenimenti. Nessun essere creato, terrestre o celeste,
è in grado di « aprire il libro e di leggerlo » (Ap
5, 3), ossia di comprenderne il contenuto. Nella confusione delle vicende
umane, nessuno sa dire la direzione e il senso ultimo delle cose.
Solo Gesù Cristo
entra in possesso del volume sigillato (cfr Ap 5, 6-7); solo Lui è
« degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli » (Ap
5, 9). Solo Gesù, infatti, è in grado di rivelare e attuare il
progetto di Dio racchiuso in esso. Lasciato a se stesso, lo sforzo
dell'uomo non è in grado di dare un senso alla storia e alle sue vicende:
la vita rimane senza speranza. Solo il Figlio di Dio è in grado di
dissipare le tenebre e di indicare la strada.
Il volume
aperto viene consegnato a Giovanni e, tramite lui, alla Chiesa
intera. Giovanni è invitato a prendere il libro e a divorarlo: « Va',
prendi il libro aperto dalla mano dell'angelo, che sta ritto sul mare e
sulla terra [...] Prendilo e divoralo » (Ap 10, 8-9). Solo
dopo averlo assimilato in profondità, potrà comunicarlo adeguatamente
agli altri, ai quali è mandato con l'ordine di « profetizzare
ancora su molti popoli, nazioni e re » (Ap 10, 11).
Necessità
e urgenza dell'annuncio
45. Il Vangelo
della speranza, consegnato alla Chiesa e da lei assimilato, chiede di
essere ogni giorno annunciato e testimoniato. È questa la vocazione
propria della Chiesa in tutti i tempi e in tutti i luoghi. È questa anche
la missione della Chiesa oggi in Europa. « Evangelizzare, infatti,
è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più
profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed
insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i
peccatori con Dio, perpetuare il sacrificio del Cristo nella S. Messa che
è il memoriale della sua morte e della sua gloriosa risurrezione ».(77)
Chiesa in
Europa, la « nuova evangelizzazione » è il compito che ti
attende! Sappi ritrovare l'entusiasmo dell'annuncio. Senti rivolta a te,
oggi, in questo inizio del terzo millennio, l'implorazione già risuonata
agli albori del primo millennio, allorché apparve in visione a Paolo un
macedone che lo supplicava: « Passa in Macedonia e aiutaci! » (At
16, 9). Anche se inespressa o addirittura repressa, è questa
l'invocazione più profonda e più vera che sgorga dal cuore degli europei
di oggi, assetati di una speranza che non delude. A te questa speranza è
stata data in dono perché tu la ridonassi con gioia in ogni tempo e ad
ogni latitudine. L'annuncio di Gesù, che è il Vangelo della
speranza, sia quindi il tuo vanto e la tua ragion d'essere.
Continua con rinnovato ardore nello stesso spirito missionario che, lungo
questi venti secoli e incominciando dalla predicazione degli apostoli
Pietro e Paolo, ha animato tanti Santi e Sante, autentici evangelizzatori
del continente europeo.
Primo
annuncio e annuncio rinnovato
46. In varie
parti d'Europa c'è bisogno di un primo annuncio del Vangelo:
cresce il numero delle persone non battezzate, sia per la notevole
presenza di immigrati appartenenti ad altre religioni, sia perché anche
figli di famiglie di tradizione cristiana non hanno ricevuto il Battesimo
o a causa della dominazione comunista o a causa di una diffusa
indifferenza religiosa.(78) Di
fatto, l'Europa si colloca ormai tra quei luoghi tradizionalmente
cristiani nei quali, oltre a una nuova evangelizzazione, in certi casi si
impone una prima evangelizzazione.
La Chiesa non può
sottrarsi al dovere di una diagnosi coraggiosa che consenta la
predisposizione di opportune terapie. Anche nel « vecchio »
Continente vi sono estese aree sociali e culturali in cui si rende
necessaria una vera e propria missio ad gentes.(79)
47. Ovunque, poi,
c'è bisogno di un rinnovato annuncio anche per chi è già battezzato.
Tanti europei contemporanei pensano di sapere che cos'è il cristianesimo,
ma non lo conoscono realmente. Spesso addirittura gli elementi e le stesse
nozioni fondamentali della fede non sono più noti. Molti battezzati
vivono come se Cristo non esistesse: si ripetono i gesti e i segni della
fede, specialmente attraverso le pratiche di culto, ma ad essi non
corrisponde una reale accoglienza del contenuto della fede e un'adesione
alla persona di Gesù. Alle grandi certezze della fede è subentrato in
molti un sentimento religioso vago e poco impegnativo; si diffondono varie
forme di agnosticismo e di ateismo pratico che concorrono ad aggravare il
divario tra la fede e la vita; diversi si sono lasciati contagiare dallo
spirito di un umanesimo immanentista che ne ha indebolito la fede,
portandoli sovente purtroppo ad abbandonarla completamente; si assiste a
una sorta di interpretazione secolaristica della fede cristiana che la
erode ed alla quale si collega una profonda crisi della coscienza e della
pratica morale cristiana.(80) I
grandi valori che hanno ampiamente ispirato la cultura europea sono stati
separati dal Vangelo, perdendo così la loro anima più profonda e
lasciando spazio a non poche deviazioni.
« Il Figlio
dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? » (Lc 18,
8). La troverà su queste terre della nostra Europa di antica tradizione
cristiana? È un interrogativo aperto che indica con lucidità la
profondità e drammaticità di una delle sfide più serie che le nostre
Chiese sono chiamate ad affrontare. Si può dire – come è stato
sottolineato nel Sinodo – che tale sfida consiste spesso non tanto nel
battezzare i nuovi convertiti, ma nel condurre i battezzati a
convertirsi a Cristo e al suo Vangelo: (81) nelle
nostre comunità occorre preoccuparsi seriamente di portare il Vangelo
della speranza a quanti sono lontani dalla fede o si sono allontanati
dalla pratica cristiana.
Fedeltà
all'unico messaggio
48. Per poter
annunciare il Vangelo della speranza, è necessaria una solida fedeltà
allo stesso Vangelo. La predicazione della Chiesa, quindi, in
tutte le sue forme, deve essere sempre più incentrata sulla persona di
Gesù e deve sempre più orientare a Lui. Occorre vigilare perché Egli
sia presentato nella sua integralità: non solo come modello etico, ma
innanzitutto come il Figlio di Dio, l'unico e necessario Salvatore di
tutti, che vive e opera nella sua Chiesa. Perché la speranza sia vera e
indistruttibile, la « predicazione integra, chiara e rinnovata di Gesù
Cristo risorto, della Risurrezione e della Vita eterna » (82) dovrà
costituire una priorità nell'azione pastorale dei prossimi anni.
Se identico in
ogni tempo è il Vangelo da annunciare, diversi sono i modi con cui
tale annuncio può essere realizzato. Ciascuno, quindi, è invitato a
“proclamare” Gesù e la fede in Lui in ogni circostanza;
“attrarre” altri alla fede, attuando modi di vita personale,
familiare, professionale e comunitaria che rispecchino il Vangelo;
“irradiare” intorno a sé gioia, amore e speranza, perché molti,
vedendo le nostre opere buone, rendano gloria al Padre che è nei cieli
(cfr Mt 5, 16), così da venire “contagiati” e conquistati;
divenire “lievito” che trasforma e anima dal di dentro ogni
espressione culturale.(83)
Con la
testimonianza della vita
49. L'Europa
reclama evangelizzatori credibili, nella cui vita in comunione con
la croce e la risurrezione di Cristo risplenda la bellezza del Vangelo.(84) Tali
evangelizzatori vanno adeguatamente formati.(85) Oggi
più che mai è necessaria la coscienza missionaria in ogni
cristiano, a iniziare dai Vescovi, dai presbiteri, dai diaconi, dai
consacrati, dai catechisti e dagli insegnanti di religione: « Ogni
battezzato, in quanto testimone di Cristo, deve acquisire la formazione
adeguata alla sua condizione non solo per evitare che la fede si
inaridisca per mancanza di cura in un ambiente ostile come quello mondano,
ma anche per dare sostegno e impulso alla testimonianza evangelizzatrice ».(86)
L'uomo
contemporaneo « ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o
se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni ».(87) Decisivi
sono, quindi, la presenza e i segni della santità: essa è
prerequisito essenziale per un'autentica evangelizzazione, capace di
ridare speranza. Occorrono testimonianze forti, personali e comunitarie,
di vita nuova in Cristo. Non basta, infatti, che la verità e la grazia
siano offerte mediante la proclamazione della Parola e la celebrazione dei
Sacramenti; è necessario che siano accolte e vissute in ogni circostanza
concreta, nel modo di essere dei cristiani e delle comunità ecclesiali.
Questa è una delle scommesse più grandi che attendono la Chiesa che è
in Europa all'inizio del nuovo millennio.
Formare a
una fede adulta
50. « L'odierna
situazione culturale e religiosa dell'Europa esige la presenza di
cattolici adulti nella fede e di comunità cristiane missionarie che
testimonino la carità di Dio a tutti gli uomini ».(88) L'annuncio
del Vangelo della speranza comporta, quindi, che si abbia a promuovere
il passaggio da una fede sostenuta da consuetudine sociale, pur
apprezzabile, a una fede più personale e adulta, illuminata e
convinta.
I cristiani sono,
quindi, chiamati ad avere una fede che consenta loro di confrontarsi
criticamente con l'attuale cultura resistendo alle sue seduzioni;
d'incidere efficacemente sugli ambiti culturali, economici, sociali e
politici; di manifestare che la comunione tra i membri della Chiesa
cattolica e con gli altri cristiani è più forte di ogni legame etnico;
di trasmettere con gioia la fede alle nuove generazioni; di costruire una
cultura cristiana capace di evangelizzare la cultura più ampia in cui
viviamo.(89)
51. Oltre ad
adoperarsi perché il ministero della Parola, la celebrazione della
liturgia e l'esercizio della carità siano orientati all'edificazione e al
sostegno di una fede matura e personale, è necessario che le comunità
cristiane si attivino per proporre una catechesi adatta ai diversi
itinerari spirituali dei fedeli nelle diverse età e condizioni di vita,
prevedendo anche adeguate forme di accompagnamento spirituale e di
riscoperta del proprio Battesimo.(90) Fondamentale
punto di riferimento in tale impegno sarà, ovviamente, il Catechismo
della Chiesa Cattolica.
In particolare,
riconoscendone l'innegabile priorità nell'azione pastorale, occorre
coltivare e, nel caso, rilanciare il ministero della catechesi come
educazione e sviluppo della fede di ogni persona, così che il seme
deposto dallo Spirito Santo e trasmesso con il Battesimo cresca e giunga a
maturazione. In costante riferimento alla Parola di Dio, custodita nella
Sacra Scrittura, proclamata nella liturgia e interpretata dalla Tradizione
della Chiesa, una catechesi organica e sistematica costituisce, senza
ombra di dubbio, uno strumento essenziale e primario per formare i
cristiani a una fede adulta.(91)
52. Va pure
sottolineato, nella medesima linea, il compito importante della
teologia. Esiste, infatti, un legame intrinseco e inseparabile tra
l'evangelizzazione e la riflessione teologica, poiché quest'ultima, quale
scienza con un proprio statuto e una propria metodologia, vive della fede
della Chiesa ed è al servizio della sua missione.(92) Nasce
dalla fede ed è chiamata a interpretarla, conservando il suo legame
irrinunciabile con la comunità cristiana in tutte le sue articolazioni; a
servizio della crescita spirituale di tutti i fedeli,(93) essa
li introduce alla comprensione approfondita del messaggio di Cristo.
Nello svolgimento
della missione di annunciare il Vangelo della speranza, la Chiesa in
Europa apprezza con gratitudine la vocazione dei teologi, valorizza
e promuove il loro lavoro.(94) A
loro, con stima e con affetto, rivolgo l'invito a perseverare nel servizio
che svolgono, unendo sempre ricerca scientifica e preghiera, mettendosi in
dialogo attento con la cultura contemporanea, aderendo fedelmente al
Magistero e collaborando con esso in spirito di comunione nella verità e
nella carità, respirando il sensus fidei del Popolo di Dio e
contribuendo ad alimentarlo.
II.
Testimoniare nell'unità e nel dialogo
In
comunione tra le Chiese particolari
53. La forza
dell'annuncio del Vangelo della speranza sarà maggiormente efficace, se
sarà legata alla testimonianza di una profonda unità e comunione nella
Chiesa. Le singole Chiese particolari non possono essere sole ad
affrontare la sfida che le attende. C'è bisogno di un'autentica collaborazione
tra tutte le Chiese particolari del Continente, che sia espressione della
loro essenziale comunione; collaborazione che viene sollecitata anche
dalla nuova realtà europea.(95) In
questo quadro va collocato il contributo degli organismi ecclesiali
continentali, a iniziare dal Consiglio delle Conferenze Episcopali
Europee. Esso è un efficace strumento per ricercare insieme vie
idonee per evangelizzare l'Europa.(96) Mediante
lo « scambio dei doni » tra le diverse Chiese particolari, si
mettono in comune le esperienze e le riflessioni dell'Europa dell'Ovest e
dell'Est, del Nord e del Sud, condividendo comuni orientamenti pastorali;
esso perciò rappresenta sempre più un'espressione significativa del
sentimento collegiale tra i Vescovi del Continente, per annunciare
insieme, con audacia e fedeltà, il nome di Gesù Cristo, unica fonte di
speranza per tutti in Europa.
Insieme con
tutti i cristiani
54. Nello stesso
tempo, appare imperativo irrinunciabile il dovere di una fraterna e
convinta collaborazione ecumenica.
La sorte
dell'evangelizzazione è strettamente unita alla testimonianza di unità
che tutti i discepoli di Cristo sapranno dare: « Tutti i cristiani sono
chiamati a svolgere questa missione a seconda della loro vocazione. Il
compito dell'evangelizzazione comprende il procedere l'uno verso l'altro e
il procedere insieme dei Cristiani, che deve partire dall'interno;
evangelizzazione e unità, evangelizzazione ed ecumenismo sono
indissolubilmente legati tra di loro ».(97) Faccio,
perciò, nuovamente mie le parole scritte da Paolo VI al Patriarca
ecumenico Athenagoras I: « Possa lo Spirito Santo guidarci sulla via
della riconciliazione, affinché l'unità delle nostre Chiese diventi un
segno sempre più luminoso di speranza e di conforto per l'umanità tutta ».(98)
In dialogo
con le altre religioni
55. Come per
tutto l'impegno della « nuova evangelizzazione », anche in
ordine all'annuncio del Vangelo della speranza è necessario che si abbia
a instaurare un profondo e intelligente dialogo interreligioso, in
particolare con l'Ebraismo e con l'Islam. « Inteso come metodo e
mezzo per una conoscenza e un arricchimento reciproco, esso non è in
contrapposizione con la missione ad gentes, anzi ha speciali legami
con essa e ne è un'espressione ».(99) Nell'esercitarsi
in questo dialogo non si tratta di lasciarsi catturare da una « mentalità
indifferentista, largamente diffusa, purtroppo, anche tra cristiani,
spesso radicata in visioni teologiche non corrette e improntata ad un
relativismo religioso che porta a ritenere che “una religione vale
l'altra” ».(100)
56. Si tratta
piuttosto di prendere più viva coscienza del rapporto che lega la
Chiesa al popolo ebraico e del ruolo singolare di Israele nella storia
della salvezza. Come era già emerso dalla Prima Assemblea Speciale per
l'Europa del Sinodo dei Vescovi e come è stato ribadito anche nell'ultimo
Sinodo, occorre riconoscere le comuni radici che intercorrono tra il
cristianesimo e il popolo ebraico, chiamato da Dio a un'alleanza che
rimane irrevocabile (cfr Rom 11, 29),(101) avendo
raggiunto la definitiva pienezza in Cristo.
È, quindi,
necessario favorire il dialogo con l'ebraismo, sapendo che esso è di
fondamentale importanza per l'autocoscienza cristiana e per il superamento
delle divisioni tra le Chiese, e operare perché fiorisca una nuova
primavera nelle relazioni reciproche. Ciò comporta che ogni comunità
ecclesiale abbia ad esercitarsi, per quanto le circostanze lo
permetteranno, nel dialogo e nella collaborazione con i credenti della
religione ebraica. Tale esercizio implica, tra l'altro, che « si faccia
memoria della parte che i figli della Chiesa hanno potuto avere nella
nascita e nella diffusione di un atteggiamento antisemita nella storia e
di ciò si chieda perdono a Dio, favorendo in ogni modo incontri di
riconciliazione e di amicizia con i figli di Israele ».(102) Sarà
peraltro doveroso, in tale contesto, ricordare anche i non pochi cristiani
che, a costo a volte della vita, hanno aiutato e salvato, soprattutto in
periodi di persecuzione, questi loro « fratelli maggiori ».
57. Si tratta
pure di lasciarsi stimolare a una migliore conoscenza delle altre
religioni, per poter instaurare un fraterno colloquio con le persone che
aderiscono ad esse e vivono nell'Europa di oggi. In particolare, è
importante un corretto rapporto con l'Islam. Esso, come è più
volte emerso in questi anni nella coscienza dei Vescovi europei, « deve
essere condotto con prudenza, con chiarezza di idee circa le sue
possibilità e i suoi limiti, e con fiducia nel progetto di salvezza di
Dio nei confronti di tutti i suoi figli ».(103) È
necessario, tra l'altro, avere coscienza del notevole divario tra la
cultura europea, che ha profonde radici cristiane, e il pensiero
musulmano.(104)
A questo
riguardo, è necessario preparare adeguatamente i cristiani che vivono a
quotidiano contatto con i musulmani a conoscere in modo obiettivo l'Islam
e a sapersi confrontare con esso; tale preparazione deve riguardare, in
particolare, i seminaristi, i presbiteri e tutti gli operatori pastorali.
È peraltro comprensibile che la Chiesa, mentre chiede che le istituzioni
europee abbiano a promuovere la libertà religiosa in Europa, abbia pure a
ribadire che la reciprocità nel garantire la libertà religiosa sia
osservata anche in Paesi di diversa tradizione religiosa, nei quali i
cristiani sono minoranza.(105)
In questo ambito,
« si comprende la sorpresa e il sentimento di frustrazione dei
cristiani che accolgono, per esempio in Europa, dei credenti di altre
religioni dando loro la possibilità di esercitare il loro culto, e che si
vedono interdire l'esercizio del culto cristiano » (106)
nei Paesi in cui questi credenti maggioritari hanno fatto della loro
religione l'unica ammessa e promossa. La persona umana ha diritto alla
libertà religiosa e tutti, in ogni parte del mondo, « devono essere
immuni dalla coercizione da parte di singoli, di gruppi sociali e di
qualsivoglia potestà umana ».(107)
III.
Evangelizzare la vita sociale
Evangelizzazione
della cultura
e inculturazione del Vangelo
58. L'annuncio di
Gesù Cristo deve raggiungere anche la cultura europea contemporanea.
L'evangelizzazione della cultura deve mostrare che anche oggi, in
questa Europa, è possibile vivere in pienezza il Vangelo come itinerario
che dà senso all'esistenza. A tale scopo, la pastorale deve assumere il
compito di plasmare una mentalità cristiana nella vita ordinaria: in
famiglia, nella scuola, nella comunicazione sociale, nel mondo della
cultura, del lavoro e dell'economia, nella politica, nel tempo libero,
nella salute e nella malattia. Occorre un sereno confronto critico con
l'attuale situazione culturale dell'Europa, valutando le tendenze
emergenti, i fatti e le situazioni di maggiore rilievo del nostro tempo
alla luce della centralità di Cristo e dell'antropologia cristiana.
Anche oggi,
ricordando la fecondità culturale del cristianesimo lungo la storia
dell'Europa, occorre mostrare l'approccio evangelico, teorico e pratico,
alla realtà e all'uomo. Considerando, inoltre, la grande rilevanza delle
scienze e delle realizzazioni tecnologiche nella cultura e nella società
dell'Europa, la Chiesa, attraverso i suoi strumenti di approfondimento
teorico e di iniziativa pratica, è chiamata a rapportarsi in modo
propositivo di fronte alle conoscenze scientifiche e alle loro
applicazioni, indicando l'insufficienza e il carattere inadeguato di una
concezione ispirata dallo scientismo che vuole riconoscere obiettiva
validità al solo sapere sperimentale, e offrendo i criteri etici che
l'uomo possiede iscritti nella propria natura.(108)
59. Nel cammino
dell'evangelizzazione della cultura si inserisce l'importante servizio
svolto dalle scuole cattoliche. Occorrerà operare perché venga
riconosciuta un'effettiva libertà di educazione e la parità giuridica
tra le scuole statali e quelle non statali. Queste ultime sono talvolta
l'unico mezzo per proporre la tradizione cristiana a quanti ne sono
lontani. Esorto i fedeli impegnati nel mondo della scuola a
perseverare nella loro missione, portando la luce di Cristo Salvatore
nelle loro specifiche attività educative, scientifiche ed accademiche.(109) In
particolare, va valorizzato il contributo dei cristiani che conducono la
ricerca e insegnano nelle Università: con il « servizio del
pensiero », essi tramandano alle giovani generazioni i valori di un
patrimonio culturale arricchito da due millenni di esperienza umanistica e
cristiana. Convinto dell'importanza delle istituzioni accademiche, chiedo
pure che nelle diverse Chiese particolari venga promossa una adeguata pastorale
universitaria, favorendo in tal modo ciò che risponde alle attuali
necessità culturali.(110)
60. Né si può
dimenticare il contributo positivo offerto dalla valorizzazione dei
beni culturali della Chiesa. Essi possono rappresentare, infatti, un
fattore peculiare nel suscitare nuovamente un umanesimo di ispirazione
cristiana. Grazie a una loro adeguata conservazione e intelligente
utilizzo, essi, in quanto testimonianza viva della fede professata lungo i
secoli, possono costituire un valido strumento per la nuova
evangelizzazione e la catechesi, e invitare a riscoprire il senso del
mistero.
Nello stesso
tempo, vanno promosse nuove espressioni artistiche della fede,
attraverso un assiduo dialogo con i cultori dell'arte.(111)
La Chiesa, infatti, ha bisogno dell'arte, della letteratura, della musica,
della pittura, della scultura e dell'architettura, perché « deve
rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo
dello spirito, dell'invisibile, di Dio » (112)
e perché la bellezza artistica, quasi riverbero dello Spirito di Dio, è
cifra del mistero, invito a ricercare il volto di Dio, fattosi visibile in
Gesù di Nazaret.
L'educazione
dei giovani alla fede
61. Incoraggio
poi la Chiesa in Europa a rivolgere un'attenzione crescente all'educazione
dei giovani alla fede. Nel puntare lo sguardo all'avvenire, non
possiamo non volgere a loro le nostre menti: dobbiamo incontrarci con gli
intelletti, i cuori, i caratteri dei giovani, per offrire loro una solida
formazione umana e cristiana.
Ad ogni occasione
che veda la partecipazione di molti giovani, non è difficile scorgere la
presenza in essi di atteggiamenti diversificati. Si constata il desiderio
di vivere insieme per uscire dall'isolamento, la sete più o meno
avvertita di assoluto; si vede in loro una fede segreta che chiede di
purificarsi e di voler seguire il Signore; si percepisce la decisione di
continuare il cammino già intrapreso e l'esigenza di condividere la fede.
62. A tale scopo,
occorre rinnovare la pastorale giovanile, articolata per fasce di
età e attenta alle variegate condizioni di ragazzi, adolescenti e
giovani. Sarà inoltre necessario conferirle maggiore organicità e
coerenza, in paziente ascolto delle domande dei giovani, per renderli
protagonisti dell'evangelizzazione e dell'edificazione della società.
In questo
cammino, sono da promuovere occasioni di incontro tra i giovani, così da
favorire un clima di ascolto vicendevole e di preghiera. Non bisogna avere
paura di essere esigenti con loro in ciò che concerne la loro crescita
spirituale. Va loro indicata la via della santità, stimolandoli a fare
scelte impegnative nella sequela di Gesù, in ciò confortati da
un'intensa vita sacramentale. Così essi potranno resistere alle seduzioni
di una cultura che spesso propone loro soltanto valori effimeri o
addirittura contrari al Vangelo, e diventare essi stessi capaci di
mostrare una mentalità cristiana in tutti gli ambiti dell'esistenza,
compresi quelli del divertimento e dello svago.(113)
Ho ancora vivi
negli occhi i volti gioiosi di tanti giovani, vera speranza della
Chiesa e del mondo, segno eloquente dello Spirito che non si stanca di
suscitare nuove energie. Li ho incontrati sia nel mio pellegrinare nei
vari Paesi sia nelle indimenticabili Giornate
Mondiali della Gioventù.(114)
L'attenzione
ai mass media
63. Data la
rilevanza degli strumenti della comunicazione sociale, la Chiesa in Europa
non può non riservare particolare attenzione al variegato mondo dei
mass media. Ciò comporta, tra l'altro, l'adeguata formazione dei
cristiani che operano nei media e degli utenti di questi strumenti, in
vista di una buona padronanza dei nuovi linguaggi. Speciale cura si porrà
nella scelta di persone preparate per la comunicazione del messaggio
attraverso i media. Molto utile sarà pure lo scambio di informazioni e di
strategie tra le Chiese sui diversi aspetti e sulle iniziative concernenti
tale comunicazione. Né dovrà essere trascurata la creazione di strumenti
locali, anche a livello parrocchiale, di comunicazione sociale.
Nello stesso
tempo, si tratta di inserirsi nei processi della comunicazione sociale,
per renderla più rispettosa della verità dell'informazione e della
dignità della persona umana. A tale proposito, invito i cattolici a
partecipare all'elaborazione di un codice deontologico per quanti operano
nell'ambito della comunicazione sociale, lasciandosi guidare dai criteri
che i competenti organismi della Santa Sede hanno recentemente indicato (115) e
che i Vescovi in Sinodo avevano così elencato: « Rispetto della
dignità della persona umana, dei suoi diritti, compreso il diritto alla
privacy; servizio alla verità, alla giustizia e ai valori umani,
culturali e spirituali; stima delle diverse culture evitando che si
disperdano nella massa, tutela dei gruppi minoritari e dei più deboli;
ricerca del bene comune, al di sopra degli interessi particolari o del
predominio di criteri soltanto economici ».(116)
La missione
ad gentes
64. Un annuncio
di Gesù Cristo e del suo Vangelo che si limitasse al solo contesto
europeo tradirebbe sintomi di una preoccupante mancanza di speranza.
L'opera di evangelizzazione è animata da vera speranza cristiana quando
si apre agli orizzonti universali, che portano ad offrire a tutti
gratuitamente quanto, a propria volta, si è ricevuto in dono. La
missione ad gentes diventa così espressione di una Chiesa plasmata
dal Vangelo della speranza, che continuamente si rinnova e si
ringiovanisce. Questa è stata lungo i secoli la consapevolezza della
Chiesa in Europa: innumerevoli schiere di missionari e di missionarie,
andando incontro ad altri popoli e ad altre civiltà, hanno annunciato il
Vangelo di Gesù Cristo alle genti di tutto il mondo.
Lo stesso
ardore missionario deve animare la Chiesa nell'Europa di oggi. La
diminuzione dei presbiteri e dei consacrati in certi Paesi non deve
impedire a nessuna Chiesa particolare di fare proprie le esigenze della
Chiesa universale. Ciascuna saprà favorire la preparazione alla missione ad
gentes, così da rispondere con generosità all'implorazione che
ancora si innalza da molti popoli e nazioni desiderosi di conoscere il
Vangelo. Le Chiese di altri Continenti, particolarmente dell'Asia e
dell'Africa, guardano ancora alle Chiese in Europa e attendono che esse
continuino ad adempiere alla loro vocazione missionaria. I cristiani in
Europa non possono venir meno alla loro storia.(117)
Il Vangelo:
libro per l'Europa di oggi e di sempre
65. Attraversando
la Porta Santa, all'inizio del Grande Giubileo del 2000, ho levato in alto
davanti alla Chiesa e al mondo il libro del Vangelo. Questo gesto,
compiuto da ogni Vescovo nelle diverse cattedrali del mondo, indichi
l'impegno che attende oggi e sempre la Chiesa nel nostro Continente.
Chiesa in
Europa, entra nel nuovo millennio con il Libro del Vangelo! Venga
accolta da ogni fedele l'esortazione conciliare « ad apprendere
“la sublime conoscenza di Cristo” (Fil 3, 8) con la frequente
lettura delle divine Scritture. “L'ignoranza delle Scritture, infatti,
è ignoranza di Cristo” ».(118) Continui
ad essere la Sacra Bibbia un tesoro per la Chiesa e per ogni cristiano:
nello studio attento della Parola troveremo alimento e forza per svolgere
ogni giorno la nostra missione.
Prendiamo nelle
nostre mani questo Libro! Accettiamolo dal Signore che
continuamente ce lo offre tramite la sua Chiesa (cfr Ap 10, 8).
Divoriamolo (cfr Ap 10, 9), perché diventi vita della nostra
vita. Gustiamolo fino in fondo: ci riserverà fatiche, ma ci darà
gioia perché è dolce come il miele (cfr Ap 10, 9-10). Saremo ricolmi
di speranza e capaci di comunicarla a ogni uomo e donna che
incontriamo sul nostro cammino.
CAPITOLO
QUARTO
CELEBRARE
IL VANGELO DELLA SPERANZA
« A
Colui che siede sul trono e all'Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei
secoli dei secoli » (Ap 5,13)
Una comunità
orante
66. Il Vangelo
della speranza, annuncio della verità che rende liberi (cfr Gv
8, 32), deve essere celebrato. Di fronte all'Agnello
dell'Apocalisse inizia una solenne liturgia di lode e di adorazione: « A
Colui che siede sul trono e all'Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei
secoli dei secoli » (Ap 5, 13). La stessa visione, che rivela
Dio e il senso della storia, avviene « nel giorno del Signore » (Ap
1, 10), il giorno della risurrezione rivissuto dall'assemblea domenicale.
La Chiesa che
accoglie questa rivelazione è una comunità che prega. Pregando
ascolta il suo Signore e ciò che lo Spirito le dice: essa adora,
loda, rende grazie, invoca infine la venuta del Signore, « Vieni,
Signore Gesù! » (Ap 22, 16-20), affermando così che solo da
lui essa attende salvezza.
Anche a te,
Chiesa di Dio che vivi in Europa, è chiesto di essere comunità che prega,
celebrando il tuo Signore con i Sacramenti, la liturgia e l'intera
esistenza. Nella preghiera, riscoprirai la presenza vivificante del
Signore. Così, radicando in lui ogni tua azione, potrai riproporre agli
Europei l'incontro con lui stesso, vera speranza che sola sa soddisfare
pienamente l'anelito a Dio, nascosto nelle diverse forme di ricerca
religiosa che riaffiorano nell'Europa contemporanea.
I.
Riscoprire la liturgia
Il senso
religioso nell'Europa di oggi
67. Nonostante
vaste aree di scristianizzazione nel Continente europeo, esistono
segnali che contribuiscono a tratteggiare il volto di una Chiesa
che, credendo, annuncia, celebra e serve il suo Signore. Non mancano
infatti, esempi di autentici cristiani che vivono momenti di silenzio
contemplativo, partecipano fedelmente a iniziative spirituali, vivono il
Vangelo nella loro esistenza quotidiana e lo testimoniano nei diversi
ambiti del loro impegno. Si possono scorgere, inoltre, manifestazioni di
una « santità di popolo », che mostrano come anche nell'Europa
attuale non sia impossibile vivere il Vangelo a livello personale e in
un'autentica esperienza comunitaria.
68. Insieme a
molti esempi di fede genuina esiste in Europa anche una religiosità
vaga e, a volte, fuorviante. I suoi segni sono spesso generici e
superficiali, quando non addirittura contrastanti nelle persone stesse da
cui scaturiscono. Sono manifesti fenomeni di fuga nello spiritualismo, di
sincretismo religioso ed esoterico, di ricerca di eventi straordinari ad
ogni costo, fino a giungere a scelte devianti, come l'adesione a sette
pericolose o ad esperienze pseudoreligiose.
Il desiderio
diffuso di nutrimento spirituale va accolto con comprensione e
purificato. All'uomo che si accorge, seppure confusamente, di non poter
vivere solo di pane, è necessario che la Chiesa possa testimoniare in
modo convincente la risposta data da Gesù al tentatore: « Non di
solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio »
(Mt 4, 4).
Una Chiesa
che celebra
69. Nel contesto
della società odierna, spesso chiusa alla trascendenza, soffocata da
comportamenti consumistici, facile preda di antiche e nuove idolatrie e,
nel contempo, assetata di qualcosa che vada oltre l'immediato, il
compito che attende la Chiesa in Europa è impegnativo ed insieme
esaltante. Esso consiste nel riscoprire il senso del « mistero »;
nel rinnovare le celebrazioni liturgiche perché siano segni più
eloquenti della presenza di Cristo Signore; nell'assicurare nuovi spazi al
silenzio, alla preghiera e alla contemplazione; nel ritornare ai
Sacramenti, specialmente dell'Eucaristia e della Penitenza, quali sorgenti
di libertà e di nuova speranza.
Per questo, a te,
Chiesa che vivi in Europa, rivolgo un pressante invito: sii una
Chiesa che prega, loda Dio, ne riconosce il primato assoluto, lo
esalta con fede lieta. Riscopri il senso del mistero:
vivilo con umile
gratitudine; attestalo con gioia convinta e contagiosa. Celebra la
salvezza di Cristo: accoglila come dono che ti fa suo sacramento, fa'
della tua vita il vero culto spirituale gradito a Dio (cfr Rm 12,
1).
Il senso
del mistero
70. Alcuni
sintomi rivelano un affievolimento del senso del mistero nelle stesse
celebrazioni liturgiche, che ad esso dovrebbero introdurre. È, quindi, urgente
che nella Chiesa si ravvivi l'autentico senso della liturgia. Questa,
come è stato ricordato dai Padri sinodali,(119) è
strumento di santificazione; è celebrazione della fede della Chiesa; è
mezzo di trasmissione della fede. Con la Sacra Scrittura e gli
insegnamenti dei Padri della Chiesa, essa è fonte viva di autentica e
solida spiritualità. Come ben sottolinea anche la tradizione delle
venerande Chiese di Oriente, con essa i fedeli entrano in comunione con la
Santissima Trinità, sperimentando la loro partecipazione alla natura
divina, quale dono della grazia. La liturgia diventa così anticipo della
beatitudine finale e partecipazione alla gloria celeste.
71. Nelle
celebrazioni occorre rimettere al centro Gesù, per lasciarci
illuminare e guidare da lui. Possiamo trovare qui una delle risposte più
forti che le nostre Comunità sono chiamate a dare ad una religiosità
vaga e inconsistente. La liturgia della Chiesa non ha come scopo il
placare i desideri e le paure dell'uomo, ma nell'ascoltare ed accogliere
Gesù il Vivente, che onora e loda il Padre, per lodarlo e onorarlo con
lui. Le celebrazioni ecclesiali proclamano che la nostra speranza ci viene
da Dio per mezzo di Gesù nostro Signore.
Si tratta di
vivere la liturgia come opera della Trinità. È il Padre che agisce
per noi nei misteri celebrati; è lui che ci parla, ci perdona, ci
ascolta, ci dona il suo Spirito; a lui noi ci rivolgiamo, lui noi
ascoltiamo, lodiamo e invochiamo. È Gesù che agisce per la nostra
santificazione, rendendoci partecipi del suo mistero. È lo Spirito Santo
che opera con la sua grazia e fa di noi il Corpo di Cristo, la Chiesa.
La liturgia deve
essere vissuta come annuncio e anticipazione della gloria futura,
termine ultimo della nostra speranza. Come insegna, infatti, il Concilio,
« nella liturgia terrena partecipiamo, pregustandola, a quella
celeste, che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la
quale noi pellegrini siamo diretti [...], fino a quando Cristo, la nostra
vita, si manifesterà ed anche noi saremo manifestati con lui nella gloria ».(120)
Formazione
liturgica
72. Se dopo il
Concilio Ecumenico Vaticano II diversa strada è stata fatta per vivere il
senso autentico della liturgia, ancora molto rimane da fare. Sono
necessari un continuo rinnovamento e una costante formazione di tutti:
ordinati, consacrati e laici.
Il vero rinnovamento,
lungi dal servirsi di atti arbitrari, consiste nello sviluppare sempre
meglio la coscienza del senso del mistero, così da fare delle liturgie
momenti di comunione con il mistero grande e santo della Trinità.
Celebrando le sacre azioni come rapporto con Dio e accoglimento dei suoi
doni, espressione di autentica vita spirituale, la Chiesa in Europa potrà
davvero nutrire la sua speranza e offrirla a chi l'ha smarrita.
73. A tale scopo
è necessario un grande sforzo di formazione. Finalizzata a
favorire la comprensione del vero senso delle celebrazioni della Chiesa,
oltre a un'adeguata istruzione sui riti, essa richiede un'autentica
spiritualità e l'educazione a viverla in pienezza.(121) Va,
quindi, promossa maggiormente una vera « mistagogia liturgica », con la
partecipazione attiva di tutti i fedeli, ciascuno secondo le proprie
attribuzioni, alle azioni sacre, in particolare all'Eucaristia.
II.
Celebrare i Sacramenti
74. Un posto di
grande rilievo va riservato alla celebrazione dei Sacramenti, quali
atti di Cristo e della Chiesa, ordinati a rendere culto a Dio, alla
santificazione degli uomini e all'edificazione della Comunità ecclesiale.
Riconoscendo che in essi Cristo stesso agisce per mezzo dello Spirito
Santo, i Sacramenti vanno celebrati con la massima cura e creando le
condizioni adeguate. Le Chiese particolari del Continente avranno a cuore
di rafforzare la loro pastorale dei Sacramenti per farne
riconoscere la
verità profonda. I Padri sinodali hanno messo in luce questa esigenza,
per rispondere a due pericoli: da una parte, certi ambienti ecclesiali
sembrano aver smarrito il genuino senso del sacramento e potrebbero
banalizzare i misteri celebrati; dall'altra, molti battezzati, seguendo
usanze e tradizioni, continuano a ricorrere ai Sacramenti in momenti
significativi della loro esistenza, senza però vivere in modo conforme
alle indicazioni della Chiesa.(122)
L'Eucaristia
75. L'Eucaristia,
dono supremo di Cristo alla Chiesa, fa presente nel mistero il sacrificio
di Cristo per la nostra salvezza: « Nella Santissima Eucaristia è
racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè Cristo stesso,
nostra Pasqua ».(123) Ad
essa, « fonte e apice di tutta la vita cristiana »,(124)
attinge la Chiesa nel suo pellegrinaggio, trovandovi la sorgente di ogni
speranza. L'Eucaristia, infatti, « dà impulso al nostro cammino storico,
ponendo un seme di vivace speranza nella quotidiana dedizione di ciascuno
ai propri compiti ».(125)
Tutti siamo
invitati a confessare la fede nell'Eucaristia, « pegno della
gloria futura », certi che la comunione con Cristo, ora vissuta da
pellegrini nell'esistenza mortale, anticipa l'incontro supremo del giorno
in cui « noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli
è » (1 Gv 3, 2). L'Eucaristia è un « assaggio di eternità
nel tempo », è presenza divina e comunione con essa; memoriale
della Pasqua di Cristo, è di sua natura apportatrice della grazia nella
storia umana. Essa apre al futuro di Dio; essendo comunione con Cristo,
con il suo corpo e il suo sangue, è partecipazione alla vita eterna di
Dio.(126)
La
Riconciliazione
76. Con
l'Eucaristia, anche il sacramento della Riconciliazione deve
svolgere un ruolo fondamentale nel recupero della speranza:
« L'esperienza personale del perdono di Dio per ciascuno di noi è,
infatti, fondamento essenziale di ogni speranza per il nostro futuro ».(127)
Una delle radici della rassegnazione che assale molti oggi va ricercata
nell'incapacità di riconoscersi peccatori e di lasciarsi perdonare, una
incapacità spesso dovuta alla solitudine di chi, vivendo come se Dio non
esistesse, non ha nessuno a cui chiedere perdono. Chi, invece, si
riconosce peccatore e si affida alla misericordia del Padre celeste,
sperimenta la gioia di una vera liberazione e può proseguire
nell'esistenza senza rinchiudersi nella propria miseria.(128)
Riceve così la grazia di un nuovo inizio, e ritrova motivazioni per
sperare.
Perciò è
necessario che nella Chiesa in Europa il sacramento della Riconciliazione
venga rivitalizzato. Va ribadito, tuttavia, che la forma del Sacramento è
la confessione personale dei peccati seguita dall'assoluzione individuale.
Questo incontro tra il penitente e il sacerdote deve essere favorito, in
qualsiasi forma prevista del rito del Sacramento. Di fronte alla
diffusa perdita del senso del peccato e all'affermarsi di una mentalità
segnata da relativismo e soggettivismo in campo morale, occorre che in
ogni comunità ecclesiale si provveda a una seria formazione delle
coscienze.(129) I Padri
Sinodali hanno insistito perché si riconosca chiaramente la verità del
peccato personale e la necessità del perdono personale di Dio tramite il
ministero del sacerdote. Le assoluzioni collettive non sono un modo
alternativo di amministrare il sacramento della Riconciliazione.(130)
77. Mi rivolgo ai
sacerdoti, esortandoli a dare generosamente la propria disponibilità
nell'ascolto delle confessioni e a offrire essi stessi un esempio
accostandosi con regolarità al sacramento della Penitenza. Raccomando
loro di curare il proprio aggiornamento nel campo della teologia morale,
così da saper affrontare con competenza le problematiche sorte in epoca
recente nel campo della morale personale e sociale. Abbiano, inoltre, una
particolare attenzione alle concrete condizioni di vita in cui si trovano
i fedeli e sappiano condurli pazientemente a riconoscere le esigenze della
legge morale cristiana, aiutandoli a vivere il Sacramento come un gioioso
incontro con la misericordia del Padre celeste.(131)
Preghiera e
vita
78. Accanto alla
Celebrazione eucaristica, occorre promuovere anche le altre forme di preghiera
comunitaria,(132) aiutando
a riscoprire il legame che intercorre tra queste e l'orazione liturgica.
In particolare, mantenendo viva la tradizione della Chiesa latina, vengano
promosse le diverse manifestazioni del culto eucaristico fuori della
Messa: adorazione personale, esposizione e processione, da intendere
come espressione di fede nella permanenza della presenza reale del Signore
nel Sacramento dell'altare.(133) Nella
celebrazione, personale o comunitaria, della Liturgia delle Ore, di
cui il Concilio Vaticano II ha richiamato il singolare valore anche per i
fedeli laici,(134) si
educhi a vedere tale connessione con il mistero eucaristico. Le famiglie
siano sollecitate a dare spazio alla preghiera fatta in comune, così da
interpretare alla luce del Vangelo tutta l'esistenza matrimoniale e
familiare. In tal modo, a partire da qui e in ascolto della Parola di Dio,
si formerà quella liturgia domestica che scandirà tutti i momenti
della famiglia.(135)
Ogni forma di
preghiera comunitaria presuppone la preghiera individuale. Tra la persona
e Dio nasce quel colloquio di verità che si esprime nella lode, nel
ringraziamento, nella supplica rivolta al Padre per Gesù Cristo e nello
Spirito Santo. La preghiera personale, che è come la respirazione del
cristiano, non sia mai trascurata. Ci si educhi anche a riscoprire il
legame tra quest'ultima e la preghiera liturgica.
79. Una speciale
attenzione va riservata anche alla pietà popolare.(136) Ampiamente
diffusa nelle diverse regioni d'Europa attraverso le confraternite, i
pellegrinaggi e le processioni presso numerosi santuari, essa arricchisce
il cammino dell'anno liturgico, ispirando usi e costumi familiari e
sociali. Tutte queste forme devono essere attentamente considerate
mediante una pastorale di promozione e di rinnovamento, che le aiuti a
sviluppare quanto è espressione genuina della sapienza del Popolo di Dio.
Tale è sicuramente il Santo Rosario. In questo Anno ad esso dedicato mi
è caro raccomandarne ancora la recita, perché « il Rosario, se
riscoperto nel suo pieno significato, porta al cuore stesso della vita
cristiana ed offre un'ordinaria quanto feconda opportunità spirituale e
pedagogica per la contemplazione personale, la formazione del Popolo di
Dio e la nuova evangelizzazione ».(137)
In materia di
pietà popolare occorre vegliare costantemente su aspetti di ambiguità di
certe manifestazioni, preservandole da derive secolaristiche, da
improvvidi consumismi o anche da rischi di superstizione, per mantenerle
entro forme mature e autentiche. Si faccia opera pedagogica, spiegando
come la pietà popolare vada sempre vissuta in armonia con la liturgia
della Chiesa e in connessione con i Sacramenti.
80. Non va
dimenticato che il « culto spirituale gradito a Dio »
(cfr Rm 12, 1) si realizza innanzitutto nell'esistenza
quotidiana, vissuta nella carità attraverso il dono di sé libero e
generoso, anche in momenti di apparente impotenza. Così la vita è
animata da speranza incrollabile, perché affidata solo alla certezza
della potenza di Dio e della vittoria di Cristo: è una vita ricolma delle
consolazioni di Dio, con le quali siamo chiamati a consolare, a nostra
volta, quanti incontriamo sul nostro cammino (cfr 2 Cor 1, 4).
Il giorno
del Signore
81. Momento
paradigmatico ed altamente evocativo in ordine alla celebrazione del
Vangelo della speranza è il giorno del Signore.
Nel contesto
attuale, le circostanze rendono precaria la possibilità per i cristiani
di vivere pienamente la domenica come giorno dell'incontro con il Signore.
Avviene non di rado che essa sia ridotta a « fine settimana
», a semplice tempo di evasione. Occorre perciò un'azione pastorale
articolata a livello educativo, spirituale e sociale, che aiuti a viverne
il senso vero.
82. Rinnovo,
pertanto, l'invito a ricuperare il significato più profondo del giorno
del Signore: (138) venga
santificato con la partecipazione all'Eucaristia e con un riposo ricco di
letizia cristiana e di fraternità. Sia celebrato come centro di tutto il
culto, preannuncio incessante della vita senza fine, che rianima la
speranza e incoraggia nel cammino. Non si tema, perciò, di difenderlo
contro ogni attacco e di adoperarsi perché,
nell'organizzazione del lavoro, esso sia salvaguardato, così che
possa essere giorno per l'uomo, a vantaggio dell'intera società. Se,
infatti, la domenica fosse privata del suo significato originario e in
essa non fosse possibile dare spazio adeguato alla preghiera, al riposo,
alla comunione e alla gioia, potrebbe succedere che « l'uomo rimanga
chiuso in un orizzonte tanto ristretto che non gli consente più di vedere
il “cielo”. Allora, per quanto vestito a festa, diventa intimamente
incapace di “far festa” ».(139) E
senza la dimensione della festa, la speranza non troverebbe una casa dove
abitare.
CAPITOLO
QUINTO
SERVIRE
IL VANGELO DELLA SPERANZA
« Conosco
le tue opere, la carità, la fede, il servizio
e la costanza » (Ap 2, 19)
La via
dell'amore
83. La parola che
lo Spirito dice alle Chiese contiene un giudizio sulla loro vita.
Esso riguarda fatti e comportamenti: « Conosco le tue opere
» è l'introduzione che, quasi come un ritornello e con poche varianti,
compare nelle lettere scritte alle sette Chiese. Quando le opere risultano
positive, sono frutto della fatica, della costanza, della sopportazione
delle prove, della tribolazione, della povertà, della fedeltà nelle
persecuzioni, della carità, della fede, del servizio. In questo senso
esse possono essere lette come la descrizione di una Chiesa che, oltre ad
annunciare e a celebrare la salvezza che le viene dal Signore, la
“vive” concretamente.
Per servire il
Vangelo della speranza, anche alla Chiesa che vive in Europa è chiesto
di seguire la strada dell'amore. È strada che passa attraverso la
carità evangelizzante, l'impegno multiforme nel servizio, la decisione
per una generosità senza soste né confini.
I.
Il servizio della carità
Nella
comunione e nella solidarietà
84. La carità
ricevuta e donata è per ogni persona l'esperienza originaria nella
quale nasce la speranza. « L'uomo non può vivere senza amore.
Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva
di senso se non gli viene rivelato l'amore, se non s'incontra con l'amore,
se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente ».(140)
La sfida per la
Chiesa nell'Europa di oggi consiste, quindi, nell'aiutare l'uomo
contemporaneo a sperimentare l'amore di Dio Padre e di Cristo, nello
Spirito Santo, attraverso la testimonianza della carità, che possiede
in se stessa una intrinseca forza evangelizzante.
In questo
consiste in definitiva il « Vangelo », il lieto annuncio per ogni
uomo: Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10.19); Gesù ci ha
amati fino alla fine (cfr Gv 13, 1). Grazie al dono dello Spirito,
la carità di Dio viene offerta ai credenti, rendendoli partecipi della
sua stessa capacità di amare: essa urge nel cuore di ogni discepolo e di
tutta la Chiesa (cfr 2 Cor 5, 14). Proprio perché donata da Dio,
la carità diventa comandamento per l'uomo (cfr Gv 13, 34).
Vivere nella
carità diventa, quindi, lieto annuncio ad ogni persona, rendendo
visibile l'amore di Dio, che non abbandona nessuno. In definitiva,
significa dare all'uomo smarrito ragioni vere per continuare a sperare.
85. È vocazione
della Chiesa, come « segno credibile, anche se sempre inadeguato,
dell'amore vissuto, di far incontrare gli uomini e le donne con l'amore di
Dio e di Cristo, che viene a cercarli ».(141) « Segno
e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere
umano »,(142) la
Chiesa lo attesta quando le persone, le famiglie e le comunità vivono
intensamente il Vangelo della carità. In altri termini, le nostre
comunità ecclesiali sono chiamate ad essere delle vere palestre di
comunione.
Per sua stessa
natura, la testimonianza della carità deve estendersi oltre i confini
della comunità ecclesiale, per raggiungere ogni persona, così che
l'amore per tutti gli uomini diventi fomento di autentica
solidarietà per l'intero vivere sociale. Quando la Chiesa serve la
carità, essa fa crescere allo stesso tempo la « cultura della
solidarietà », concorrendo così a ridare vita ai valori universali
della convivenza umana.
In questa
prospettiva occorre riscoprire il senso autentico del volontariato
cristiano. Nascendo dalla fede e venendo continuamente da essa
alimentato, esso deve sapere coniugare capacità professionale e amore
genuino, spingendo quanti lo praticano ad « elevare i sentimenti di
semplice filantropia all'altezza della carità di Cristo; a riconquistare
ogni giorno, tra fatiche e stanchezze, la coscienza della dignità di ogni
uomo; ad andare alla scoperta dei bisogni delle persone iniziando - se
necessario - nuovi cammini là dove più urgente è il bisogno e più
deboli sono l'attenzione e il sostegno ».(143)
II.
Servire l'uomo nella società
Ridare
speranza ai poveri
86. All'intera
Chiesa è chiesto di ridare speranza ai poveri. Accoglierli e
servirli significa per essa accogliere e servire Cristo (cfr Mt 25,
40). L'amore preferenziale per i poveri è una dimensione
necessaria dell'essere cristiano e del servizio al Vangelo. Amarli e
testimoniare loro che sono particolarmente amati da Dio significa
riconoscere che le persone valgono per se stesse, quali che siano le loro
condizioni economiche, culturali, sociali in cui si trovano, aiutandole a
valorizzare le loro potenzialità.
87. Occorre poi
lasciarsi interpellare dal fenomeno della disoccupazione, che in molte
nazioni d'Europa costituisce un grave flagello sociale. A questo si
aggiungono anche i problemi connessi con i crescenti flussi migratori.
Alla Chiesa è chiesto di ricordare che il lavoro costituisce un bene di
cui tutta la società deve farsi carico.
Riproponendo i
criteri etici che devono guidare mercato ed economia in uno scrupoloso
rispetto della centralità dell'uomo, la Chiesa non tralascerà di
ricercare il dialogo con le persone impegnate a livello politico,
sindacale e imprenditoriale.(144) Esso
deve mirare all'edificazione di un'Europa intesa come comunità di popoli
e di persone, comunità solidale nella speranza, non soggetta
esclusivamente alle leggi del mercato, ma decisamente preoccupata di
salvaguardare la dignità dell'uomo anche nei rapporti economici e
sociali.
88. Si dia
adeguato rilievo anche alla pastorale dei malati. Considerando che
la malattia è una situazione che pone interrogativi essenziali sul senso
della vita, « in una società della prosperità e dell'efficienza, in una
cultura caratterizzata dall'idolatria del corpo, dalla rimozione della
sofferenza e del dolore e dal mito della perenne giovinezza »,(145) la
cura per i malati deve essere considerata come una delle priorità. A tale
scopo, vanno promossi, da una parte, una adeguata presenza pastorale nei
diversi luoghi della sofferenza, ad esempio attraverso l'impegno di
cappellani ospedalieri, di membri di associazioni di volontariato, di
istituzioni sanitarie ecclesiastiche, e, dall'altra, un sostegno alle
famiglie dei malati. Occorrerà inoltre essere accanto al personale medico
e paramedico con mezzi pastorali adeguati, per sostenerlo nell'impegnativa
vocazione a servizio dei malati. Nella loro attività, infatti, gli
operatori sanitari rendono ogni giorno un nobile servizio alla vita. A
loro è richiesto di offrire ai pazienti anche quello speciale sostegno
spirituale che suppone il calore di un autentico contatto umano.
89. Infine, non
si potrà dimenticare che talora viene fatto un uso indebito dei beni
della terra. L'uomo infatti, venendo meno alla missione di coltivare e
custodire la terra con sapienza e amore (cfr Gn 2, 15), ha in molte
regioni devastato boschi e pianure, inquinato le acque, reso irrespirabile
l'aria, sconvolto i sistemi idrogeologici e atmosferici e desertificato
ampi spazi.
Anche in questo
caso, servire il Vangelo della speranza vuol dire impegnarsi in modo nuovo
per un corretto uso dei beni della terra,(146) stimolando
quell'attenzione che, oltre a tutelare gli habitat naturali,
difende la qualità della vita delle persone, preparando alle generazioni
future un ambiente più consono al progetto del Creatore.
La verità
del matrimonio e della famiglia
90. La Chiesa in
Europa, in ogni sua articolazione, deve riproporre con fedeltà la
verità del matrimonio e della famiglia.(147) È
una necessità che essa sente ardere dentro di sé perché sa che tale
compito la qualifica in forza della missione evangelizzatrice affidatale
dal suo Sposo e Signore, e si ripropone oggi con inusitata impellenza. Non
pochi fattori culturali, sociali e politici concorrono, infatti, a
provocare una crisi sempre più evidente della famiglia. Essi
compromettono in diversa misura la verità e la dignità della persona
umana e mettono in discussione, svisandola, l'idea stessa di famiglia. Il
valore dell'indissolubilità matrimoniale viene sempre più misconosciuto;
si chiedono forme di riconoscimento legale delle convivenze di fatto,
equiparandole ai matrimoni legittimi; non mancano tentativi di accettare
modelli di coppia dove la differenza sessuale non risulta essenziale.
In questo
contesto, alla Chiesa è chiesto di annunciare con rinnovato vigore ciò
che il Vangelo dice sul matrimonio e sulla famiglia, per coglierne il
significato e il valore nel disegno salvifico di Dio. In particolare, è
necessario riaffermare tali istituzioni come realtà che derivano dalla
volontà di Dio. Occorre riscoprire la verità della famiglia, quale
intima comunione di vita e di amore,(148) aperta
alla generazione di nuove persone; come anche la sua dignità di “chiesa
domestica” e la sua partecipazione alla missione della Chiesa e alla
vita della società.
91. Secondo i
Padri sinodali, bisogna riconoscere che tante famiglie, nella quotidianità
dell'esistenza vissuta nell'amore, sono testimoni visibili della presenza
di Gesù che le accompagna e sostiene con il dono del suo Spirito. Per
sostenerne il cammino, si dovrà approfondire la teologia e la spiritualità
del matrimonio e della famiglia; proclamare con fermezza e integrità e
mostrare mediante esempi efficaci la verità e la bellezza della famiglia
fondata sul matrimonio inteso come unione stabile e aperta alla vita di un
uomo e di una donna; promuovere in ogni comunità ecclesiale un'adeguata e
organica pastorale familiare. Al tempo stesso sarà necessario offrire con
materna sollecitudine da parte della Chiesa un aiuto a coloro che si
trovano in situazioni difficili, come ad esempio ragazze madri, persone
separate, divorziate, figli abbandonati. In ogni caso occorrerà
sollecitare, accompagnare e sostenere il giusto protagonismo delle
famiglie, singole o associate, nella Chiesa e nella società e adoperarsi
perché da parte dei singoli Stati e della stessa Unione Europea siano
promosse autentiche e adeguate politiche familiari.(149)
92. Un'attenzione
particolare deve essere riservata all'educazione all'amore nei
confronti dei giovani e dei fidanzati, mediante appositi itinerari
di preparazione alla celebrazione del sacramento del Matrimonio, che li
aiutino ad arrivare a questo momento vivendo nella castità. Nella sua
opera educativa, la Chiesa si mostrerà premurosa, accompagnando i novelli
sposi anche dopo la celebrazione delle nozze.
93. La Chiesa,
infine, è chiamata a venire incontro, con bontà materna, anche a quelle
situazioni matrimoniali nelle quali è facile venga meno la speranza. In
particolare, « di fronte a tante famiglie disfatte, la Chiesa si
sente chiamata non ad esprimere un giudizio severo e distaccato, ma
piuttosto ad immettere nelle pieghe di tanti drammi umani la luce della
parola di Dio, accompagnata dalla testimonianza della sua
misericordia. È questo lo spirito con cui la pastorale familiare cerca di
farsi carico anche delle situazioni dei credenti che hanno divorziato e
si sono risposati civilmente. Essi non sono esclusi dalla comunità;
sono anzi invitati a partecipare alla sua vita, facendo un cammino di
crescita nello spirito delle esigenze evangeliche. La Chiesa, senza tacere
loro la verità del disordine morale oggettivo in cui si trovano e delle
conseguenze che ne derivano per la pratica sacramentale, intende mostrare
loro tutta la sua materna vicinanza ».(150)
94. Se per
servire il Vangelo della speranza è necessario riservare una adeguata e
prioritaria attenzione alla famiglia, è altrettanto indubitabile che le
famiglie stesse hanno un compito insostituibile da svolgere in ordine
al medesimo Vangelo della speranza. Perciò, con fiducia e con affetto, a
tutte le famiglie cristiane che vivono in questa Europa rinnovo l'invito:
« Famiglie, diventate ciò che siete! ». Voi siete
ripresentazione vivente della carità di Dio: avete infatti la «
missione di custodire, rivelare e comunicare l'amore, quale riflesso vivo
e reale partecipazione dell'amore di Dio per l'umanità e dell'amore di
Cristo Signore per la Chiesa sua sposa ».(151)
Voi siete il
« santuario della vita [...]: il luogo in cui la vita, dono
di Dio, può essere adeguatamente accolta e protetta contro i molteplici
attacchi a cui è esposta, e può svilupparsi secondo le esigenze di
un'autentica crescita umana ».(152)
Voi siete il fondamento
della società, in quanto luogo primario dell'« umanizzazione »
della persona e del vivere civile,(153)
modello per l'instaurazione di rapporti sociali vissuti nell'amore e nella
solidarietà.
Siate voi
stesse testimoni credibili del Vangelo della speranza! Perché voi
siete « gaudium et spes ».(154)
Servire il
Vangelo della vita
95.
L'invecchiamento e la diminuzione della popolazione a cui si assiste in
diversi Paesi d'Europa non può non essere motivo di preoccupazione; il
calo delle nascite, infatti, è sintomo di un rapporto non sereno con
il proprio futuro; è chiara manifestazione di una mancanza di speranza,
è segno di quella « cultura della morte » che attraversa l'odierna
società.(155)
Con il calo della
natalità vanno ricordati altri segni che concorrono a configurare
l'eclissi del valore della vita e a scatenare una specie di congiura
contro di essa. Tra questi va tristemente annoverata, anzitutto, la
diffusione dell'aborto, anche utilizzando preparati
chimico-farmacologici che lo rendono possibile senza dover ricorrere al
medico e sottraendolo a ogni forma di responsabilità sociale; ciò è
favorito dalla presenza nell'ordinamento di molti Stati del Continente di
legislazioni permissive di un gesto che rimane un « abominevole
delitto » (156) e costituisce
sempre un disordine morale grave. Né si possono dimenticare gli attentati
perpetrati attraverso « interventi sugli embrioni umani che, pur mirando
a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l'uccisione » o
mediante un utilizzo scorretto delle tecniche diagnostiche pre-natali,
messe al servizio non di terapie precoci a volte possibili, ma « di
una mentalità eugenetica, che accetta l'aborto selettivo ».(157)
Va pure
menzionata la tendenza, che si registra in alcune parti dell'Europa, a
ritenere che possa essere permesso porre fine consapevolmente alla propria
vita o a quella di un altro essere umano: di qui la diffusione dell'eutanasia
mascherata, o attuata apertamente, per la quale non mancano richieste e
tristi esempi di legalizzazione.
96. Di fronte a
questo stato di cose, è necessario « servire il Vangelo della
vita » anche attraverso « una generale mobilitazione delle
coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande
strategia a favore della vita. Tutti insieme dobbiamo costruire una
nuova cultura della vita ».(158) È
questa una grande sfida che occorre affrontare con responsabilità, certi
che « il futuro della civiltà europea dipende in gran parte della decisa
difesa e promozione dei valori della vita, nucleo del suo patrimonio
culturale »; (159) si
tratta, infatti, di restituire all'Europa la sua vera dignità, quella di
essere luogo dove ogni persona è affermata nella sua incomparabile dignità.
Volentieri faccio
mie queste parole dei Padri sinodali: « Il Sinodo dei Vescovi
europei stimola le comunità cristiane a farsi evangelizzatrici della
vita. Incoraggia le coppie e le famiglie cristiane a sostenersi a vicenda
nella fedeltà alla loro missione di collaboratrici di Dio nella
generazione ed educazione di nuove creature; apprezza ogni generoso
tentativo di reagire all'egoismo nell'ambito della trasmissione della
vita, alimentato da falsi modelli di sicurezza e di felicità; chiede agli
Stati e all'Unione Europea di porre in atto politiche lungimiranti, che
promuovano le condizioni concrete di abitazione, di lavoro e di servizi
sociali, atte a favorire la costituzione della famiglia e la risposta alla
vocazione alla maternità e paternità, ed inoltre assicurino all'Europa
di oggi la risorsa più preziosa: gli europei di domani ».(160)
Costruire
una città degna dell'uomo
97. La carità
operosa ci impegna ad affrettare il Regno venturo. Per ciò stesso
collabora alla promozione degli autentici valori che sono alla base di una
civiltà degna dell'uomo. Come ricorda, infatti, il Concilio Vaticano II,
« i cristiani, in cammino verso la città celeste, devono ricercare e
pensare alle cose di lassù; questo tuttavia non diminuisce, ma anzi
aumenta il peso del loro dovere di collaborare con tutti gli uomini per la
costruzione di un mondo più umano ».(161)
L'attesa dei cieli nuovi e della terra nuova, lungi dall'estraniare dalla
storia, intensifica la sollecitudine per la realtà presente dove fin
d'ora cresce la novità che è germe e figura del mondo che verrà.
Animati da queste
certezze di fede, adoperiamoci per la costruzione di una città degna
dell'uomo. Anche se non è possibile costruire nella storia un ordine
sociale perfetto, sappiamo però che ogni sforzo sincero per costruire un
mondo migliore è accompagnato dalla benedizione di Dio, e che ogni seme
di giustizia e di amore piantato nel tempo presente fiorisce per l'eternità.
98. Nel costruire
la città degna dell'uomo, un ruolo ispiratore va riconosciuto alla
Dottrina Sociale della Chiesa. Attraverso di essa, infatti, la Chiesa
pone al Continente europeo la questione della qualità morale della sua
civiltà. Essa trae origine dall'incontro tra il messaggio biblico con la
ragione da una parte, e i problemi e le situazioni riguardanti la vita
dell'uomo e della società dall'altra. Con l'insieme dei principi da essa
offerti, tale dottrina contribuisce a porre solide basi per una convivenza
a misura d'uomo, nella giustizia, nella verità, nella libertà e nella
solidarietà. Protesa a difendere e a promuovere la dignità della
persona, fondamento non solo della vita economica e politica, ma anche
della giustizia sociale e della pace, essa si presenta capace di sostenere
i pilastri portanti del futuro del Continente.(162) In
questa stessa dottrina si trovano i riferimenti per poter
difendere la
struttura morale della libertà, così da salvaguardare la cultura e la
società europea sia dall'utopia totalitaria della « giustizia
senza libertà » sia da quella della « libertà senza verità »,
cui si accompagna un falso concetto di « tolleranza »,
entrambe foriere di errori ed orrori per l'umanità, come testimonia
tristemente la storia recente dell'Europa stessa.(163)
99. La Dottrina
Sociale della Chiesa, per il suo intrinseco legame con la dignità della
persona, è fatta per essere compresa anche da coloro che non appartengono
alla comunità dei credenti. È urgente, quindi, diffonderne la conoscenza
e lo studio, superando l'ignoranza che di essa si ha anche tra i
cristiani. Lo esige l'Europa nuova in via di costruzione, bisognosa di
persone educate secondo questi valori, disposte ad adoperarsi per la
realizzazione del bene comune. È necessaria a tal fine la presenza di
laici cristiani che nelle diverse responsabilità della vita civile,
dell'economia, della cultura, della sanità, dell'educazione e della
politica, agiscano in modo da potervi infondere i valori del Regno.(164)
Per una
cultura dell'accoglienza
100. Tra le sfide
che si pongono oggi al servizio al Vangelo della speranza va annoverato il
crescente fenomeno delle immigrazioni, che interpella la capacità
della Chiesa di accogliere ogni persona, a qualunque popolo o nazione essa
appartenga. Esso stimola anche l'intera società europea e le sue
istituzioni alla ricerca di un giusto ordine e di modi di convivenza
rispettosi di tutti, come pure della legalità, in un processo d'una
integrazione possibile.
Considerando lo
stato di miseria, di sottosviluppo o anche di insufficiente libertà, che
purtroppo caratterizza ancora diversi Paesi, tra le cause che spingono
molti a lasciare la propria terra, c'è bisogno di un impegno coraggioso
da parte di tutti per la realizzazione di un ordine economico
internazionale più giusto, in grado di promuovere l'autentico
sviluppo di tutti i popoli e di tutti i Paesi.
101. Di fronte al
fenomeno migratorio, è in gioco la capacità, per l'Europa, di dare
spazio a forme di intelligente accoglienza e ospitalità. È la
visione « universalistica » del bene comune ad esigerlo:
occorre dilatare lo sguardo sino ad abbracciare le esigenze dell'intera
famiglia umana. Lo stesso fenomeno della globalizzazione reclama apertura
e condivisione, se non vuole essere radice di esclusione e di
emarginazione, ma piuttosto di partecipazione solidale di tutti alla
produzione e allo scambio dei beni.
Ciascuno si deve
adoperare per la crescita di una matura cultura dell'accoglienza,
che tenendo conto della pari dignità di ogni persona e della doverosa
solidarietà verso i più deboli, richiede che ad ogni migrante siano
riconosciuti i diritti fondamentali. È responsabilità delle autorità
pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione
delle esigenze del bene comune. L'accoglienza deve sempre realizzarsi nel
rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma
repressione degli abusi.
102. Occorre pure
impegnarsi per individuare forme possibili di genuina integrazione degli
immigrati legittimamente accolti nel tessuto sociale e culturale delle
diverse nazioni europee. Essa esige che non si abbia a cedere all'indifferentismo
circa i valori umani universali e che si abbia a salvaguardare il
patrimonio culturale proprio di ogni nazione. Una convivenza pacifica e
uno scambio delle reciproche ricchezze interiori renderà possibile
l'edificazione di un'Europa che sappia essere casa comune, nella quale
ciascuno possa essere accolto, nessuno venga discriminato, tutti siano
trattati e vivano responsabilmente come membri di una sola grande
famiglia.
103. Per parte
sua, la Chiesa è chiamata a « continuare la sua azione nel creare e
rendere sempre migliori i suoi servizi di accoglienza e le sue
attenzioni pastorali per gli immigrati e i rifugiati »,(165) per
far sì che siano rispettate la loro dignità e libertà e sia favorita la
loro integrazione.
In particolare,
si ricordi di dare una specifica cura pastorale all'integrazione degli
immigrati cattolici, rispettando la loro cultura e l'originalità
della loro tradizione religiosa. A tale scopo, sono da favorire contatti
tra le Chiese di origine degli immigrati e quelle di accoglienza, così da
studiare forme di aiuto, che possano prevedere anche la presenza, tra gli
immigrati, di presbiteri, consacrati e operatori pastorali adeguatamente
formati provenienti dai loro Paesi.
Il servizio del
Vangelo esige, inoltre, che la Chiesa, difendendo la causa degli oppressi
e degli esclusi, chieda alle autorità politiche dei diversi Stati e ai
responsabili delle Istituzioni europee di riconoscere la condizione di
rifugiati per quanti fuggono dal proprio Paese di origine a motivo di
pericoli per la propria esistenza, come pure di favorirne il ritorno nei
propri Paesi; e di creare altresì le condizioni perché sia rispettata la
dignità di tutti gli immigrati e siano difesi i loro diritti
fondamentali.(166)
III.
Decidiamoci alla carità!
104. L'appello a
vivere la carità operosa, rivolto dai Padri sinodali a tutti i cristiani
del Continente europeo,(167) rappresenta
la sintesi felice di un autentico servizio al Vangelo della speranza. Ora
lo ripropongo a te, Chiesa di Cristo che vivi in Europa. Le gioie e le
speranze, le tristezze e le angosce degli europei di oggi, soprattutto dei
poveri e dei sofferenti, siano pure le tue gioie e le tue speranze, le tue
tristezze e le tue angosce e nulla di ciò che è genuinamente umano non
trovi eco nel tuo cuore. All'Europa e al suo cammino guarda con la
simpatia di chi apprezza ogni elemento positivo, ma insieme non chiude gli
occhi su quanto v'è di incoerente con il Vangelo e lo denuncia con forza.
105. Chiesa in
Europa, accogli ogni giorno con rinnovata freschezza il dono della carità
che il tuo Signore ti offre e di cui ti rende capace. Impara da lui i
contenuti e la misura dell'amore. E sii Chiesa delle beatitudini,
continuamente conformata a Cristo (cfr Mt 5, 1-12).
Libera da
intralci e da dipendenze, sii povera e amica dei più poveri, accogliente
verso ogni persona e attenta verso ogni forma, antica o nuova, di povertà.
Continuamente
purificata dalla bontà del Padre, riconosci nell'atteggiamento di Gesù,
che ha sempre difeso la verità mostrandosi nello stesso tempo
misericordioso verso i peccatori, la norma suprema della tua azione. In
Gesù, alla cui nascita fu annunciata la pace (cfr Lc 2, 14), in
lui che con la sua morte ha abbattuto ogni inimicizia (cfr Ef 2,
14) e ha donato la pace vera (cfr Gv 14, 27), sii artefice di pace,
invitando i tuoi figli a lasciarsi purificare il cuore da ogni ostilità,
egoismo e partigianeria, favorendo in ogni circostanza il dialogo e il
rispetto reciproci.
In Gesù,
giustizia di Dio, non stancarti mai di denunciare ogni forma di
ingiustizia. Vivendo nel mondo con i valori del Regno che viene, sarai
Chiesa della carità, darai il tuo contributo indispensabile per edificare
in Europa una civiltà sempre più degna dell'uomo.
CAPITOLO
SESTO
IL
VANGELO DELLA SPERANZA
PER UN'EUROPA NUOVA
« Vidi
anche la città santa, la nuova Gerusalemme,
scendere dal cielo » (Ap 21, 2)
La novità
di Dio nella storia
106. Il Vangelo
della speranza che risuona nell'Apocalisse apre il cuore alla contemplazione
della novità operata da Dio: « Vidi poi un nuovo cielo e una
nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il
mare non c'era più » (Ap 21, 1). È Dio stesso a proclamarla
con una parola che offre la spiegazione della visione appena descritta:
« Ecco, io faccio nuove tutte le cose » (Ap 21, 5).
La novità di Dio
– pienamente comprensibile sullo sfondo delle cose vecchie, fatte di
lacrime, lutto, lamento, affanno, morte (cfr Ap 21, 4) – consiste
nell'uscire dalla condizione di peccato e dalle conseguenze di esso in cui
si trova l'umanità; è il nuovo cielo e la nuova terra, la nuova
Gerusalemme, in contrapposizione a un cielo e a una terra vecchi, a un
antiquato ordine di cose e ad una vetusta Gerusalemme, travagliata dalle
sue rivalità.
Non è
indifferente per la costruzione della città dell'uomo l'immagine della
nuova Gerusalemme, che scende « dal cielo, da Dio, pronta come una
sposa adorna per il suo sposo » (Ap 21, 2) e si riferisce
direttamente al mistero della Chiesa. È un'immagine che parla di una realtà
escatologica: essa va oltre tutto quello che l'uomo può fare; è un
dono di Dio che si compirà negli ultimi tempi. Ma non è un'utopia: è
realtà già presente. Lo indica il verbo al presente usato da Dio –
« Ecco, io faccio nuove tutte le cose » (Ap 21,
5) –, con l'ulteriore precisazione: « Ecco sono compiute! » (Ap
21, 6). Dio, infatti, sta già agendo per rinnovare il mondo; la Pasqua di
Gesù è già la novità di Dio. Essa fa nascere la Chiesa, ne anima
l'esistenza, rinnova e trasforma la storia.
107. Questa novità
comincia a prendere forma anzitutto nella comunità cristiana, che
già ora è « dimora di Dio con gli uomini » (cfr Ap 21, 3),
nel cui seno Dio già opera, rinnovando la vita di coloro che si
sottomettono al soffio dello Spirito. La Chiesa è per il mondo segno e
strumento del Regno che si realizza innanzitutto nei cuori. Un riflesso di
questa stessa novità si manifesta anche in ogni forma di umana
convivenza animata dal Vangelo. Si tratta di una novità che
interpella la società in ogni momento della storia e in ogni luogo della
terra, e in particolare la società europea che da tanti secoli ascolta il
Vangelo del Regno inaugurato da Gesù.
I.
La vocazione spirituale dell'Europa
L'Europa
promotrice dei valori universali
108. La storia
del Continente europeo è contraddistinta dall'influsso vivificante del
Vangelo. « Se volgiamo lo sguardo ai secoli passati, non possiamo
non rendere grazie al Signore perché il Cristianesimo è stato nel
nostro Continente un fattore primario di unità tra i popoli e le culture e
di promozione integrale dell'uomo e dei suoi diritti ».(168)
Certamente non sì
può dubitare che la fede cristiana appartenga, in modo radicale e
determinante, ai fondamenti della cultura europea. Il cristianesimo,
infatti, ha dato forma all'Europa, imprimendovi alcuni valori
fondamentali. La modernità europea stessa che ha dato al mondo l'ideale
democratico e i diritti umani attinge i propri valori dalla sua eredità
cristiana. Più che come luogo geografico, essa è qualificabile come
« un concetto prevalentemente culturale e storico, che
caratterizza una realtà nata come Continente grazie anche alla forza
unificante del cristianesimo, il quale ha saputo integrare tra loro popoli
e culture diverse ed è intimamente legato all'intera cultura europea ».(169)
L'Europa di oggi
però, nel momento stesso in cui rafforza ed allarga la propria unione
economica e politica, sembra soffrire di una profonda crisi di valori. Pur
disponendo di mezzi accresciuti, dà l'impressione di mancare di slancio
per nutrire un progetto comune e ridare ragioni di speranza ai suoi
cittadini.
Il nuovo
volto dell'Europa
109. Nel processo
di trasformazione che sta vivendo, l'Europa è chiamata, anzitutto, a
ritrovare la sua vera identità. Essa, infatti, pur essendosi venuta a
costituire come una realtà fortemente variegata, deve costruire un
modello nuovo di unità nella diversità, comunità di nazioni
riconciliate aperta agli altri Continenti e coinvolta nell'attuale
processo di globalizzazione.
Per dare nuovo
slancio alla propria storia, essa deve « riconoscere e ricuperare
con fedeltà creativa quei valori fondamentali, alla cui acquisizione il
cristianesimo ha dato un contributo determinante, riassumibili
nell'affermazione della dignità trascendente della persona umana, del
valore della ragione, della libertà, della democrazia, dello Stato di
diritto e della distinzione tra politica e religione ».(170)
110. L'Unione
Europea continua ad allargarsi. Hanno vocazione per parteciparvi a breve o
lunga scadenza tutti i popoli che ne condividono la stessa eredità
fondamentale. È da auspicarsi che tale espansione avvenga in modo
rispettoso di tutti, valorizzando le peculiarità storiche e culturali, le
identità nazionali e la ricchezza degli apporti che potranno venire dai
nuovi membri, oltre che nel dare più matura attuazione ai principi di
sussidiarietà e di solidarietà.(171) Nel
processo dell'integrazione del Continente, è di capitale importanza
tenere conto che l'unione non avrà consistenza se fosse ridotta alle sole
dimensioni geografiche ed economiche, ma deve innanzitutto consistere in
una concordia dei valori da esprimersi nel diritto e nella vita.
Promuovere
solidarietà e pace nel mondo
111. Dire
“Europa” deve voler dire “apertura”. Nonostante esperienze e segni
contrari che pure non sono mancati, è la sua stessa storia ad esigerlo:
« L'Europa non è in realtà un territorio chiuso o isolato; si è
costruita andando incontro, al di là dei mari, ad altri popoli, ad altre
culture, ad altre civiltà ».(172) Perciò
deve essere un Continente aperto e accogliente, continuando a
realizzare nell'attuale globalizzazione forme di cooperazione non solo
economica, ma anche sociale e culturale.
C'è un'esigenza
alla quale il Continente deve rispondere positivamente, perché il suo
volto sia davvero nuovo: « L'Europa non può ripiegarsi su se
stessa. Essa non può né deve disinteressarsi del resto del mondo, al
contrario deve avere piena coscienza del fatto che altri Paesi, altri
continenti, si aspettano da essa iniziative audaci per offrire ai popoli
più poveri i mezzi per il loro sviluppo e la loro organizzazione sociale,
e per edificare un mondo più giusto e più fraterno ».(173) Per
realizzare in modo adeguato tale missione, sarà necessario « un
ripensamento della cooperazione internazionale, nei termini di una nuova
cultura di solidarietà. Pensata come seme di pace, la cooperazione
non si può ridurre all'aiuto e all'assistenza, addirittura mirando ai
vantaggi di ritorno per le risorse messe a disposizione. Essa deve
esprimere, invece, un impegno concreto e tangibile di solidarietà, tale
da rendere i poveri protagonisti del loro sviluppo e consentire al maggior
numero possibile di persone di esplicare, nelle concrete circostanze
economiche e politiche in cui vivono, la creatività tipica della persona
umana, da cui dipende anche la ricchezza delle Nazioni ».(174)
112. L'Europa,
inoltre, deve farsi parte attiva nel promuovere e realizzare una
globalizzazione “nella” solidarietà. A quest'ultima, come sua
condizione, va accompagnata una sorta di globalizzazione “della”
solidarietà e dei connessi valori di equità, giustizia e libertà,
nella ferma convinzione che il mercato chiede di essere « opportunamente
controllato dalle forze sociali e dallo Stato, in modo da garantire la
soddisfazione delle esigenze fondamentali di tutta la società ».(175)
L'Europa che ci
è consegnata dalla storia ha visto, soprattutto nell'ultimo secolo,
l'affermarsi di ideologie totalitarie e di nazionalismi esasperati che,
oscurando la speranza degli uomini e dei popoli del Continente, hanno
alimentato conflitti all'interno delle Nazioni e tra le Nazioni stesse,
fino all'immane tragedia delle due guerre mondiali.(176)
Anche le lotte etniche più recenti, che hanno nuovamente insanguinato il
Continente europeo, hanno mostrato a tutti come la pace sia fragile, abbia
bisogno dell'impegno fattivo di tutti, possa essere garantita solo
dischiudendo nuove prospettive di scambio, di perdono e di riconciliazione
tra le persone, i popoli e le Nazioni.
Di fronte a
questo stato di cose, l'Europa, con tutti i suoi abitanti, deve impegnarsi
instancabilmente a costruire la pace dentro i suoi confini e nel mondo
intero. A tale riguardo, occorre rammentare « da una parte, che le
differenze nazionali devono essere mantenute e coltivate come fondamento
della solidarietà europea e, dall'altra, che la stessa identità
nazionale non si realizza se non nell'apertura verso gli altri popoli e
attraverso la solidarietà con essi ».(177)
II.
La costruzione europea
Il ruolo
delle Istituzioni europee
113. Nel cammino
per disegnare il volto nuovo del Continente, per molti aspetti
determinante è il ruolo delle istituzioni internazionali, legate e
operanti principalmente sul territorio europeo, che hanno contribuito a
segnare il corso storico degli eventi, senza impegnarsi in operazioni di
carattere militare. A questo proposito desidero menzionare, anzitutto,
l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, la quale
opera per il mantenimento della pace e la stabilità, anche attraverso la
protezione e la promozione dei diritti umani e delle libertà
fondamentali, come pure per la cooperazione economica ed ambientale.
Vi è poi il
Consiglio d'Europa, di cui fanno parte gli Stati che hanno sottoscritto la
Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti umani fondamentali del
1950 e la Carta sociale del 1961. Vi è annessa la Corte europea dei
diritti dell'uomo. Queste due istituzioni mirano, attraverso la
cooperazione politica, sociale, giuridica e culturale, come pure la
promozione dei diritti umani e della democrazia, alla realizzazione
dell'Europa della libertà e della solidarietà. L'Unione Europea infine,
con il suo Parlamento, il Consiglio dei Ministri e la Commissione, propone
un modello di integrazione che va perfezionandosi con la prospettiva di
adottare un giorno una carta fondamentale comune. Tale organismo ha per
scopo di realizzare una maggiore unità politica, economica e monetaria
tra gli Stati membri, sia quelli attuali sia quelli che entreranno a farvi
parte. Nella loro diversità e a partire dall'identità specifica di
ciascuna di esse, le citate Istituzioni promuovono l'unità del Continente
e, più profondamente, sono a servizio dell'uomo.(178)
114. Alle stesse
Istituzioni europee e ai singoli Stati dell'Europa chiedo insieme con i
Padri Sinodali (179) di
riconoscere che un buon ordinamento della società deve radicarsi in
autentici valori etici e civili il più possibile condivisi dai
cittadini, osservando che tali valori sono patrimonio, in primo luogo, dei
diversi corpi sociali. È importante che le Istituzioni e i singoli Stati
riconoscano che, tra questi corpi sociali, vi sono anche le Chiese e le
Comunità ecclesiali e le altre organizzazioni religiose. A maggior
ragione, quando esistono già prima della fondazione delle nazioni
europee, non sono riducibili a mere entità private, ma operano con uno
specifico spessore istituzionale, che merita di essere preso in seria
considerazione. Nello svolgimento dei loro compiti, le diverse istituzioni
statali ed europee devono agire nella consapevolezza che i loro
ordinamenti giuridici saranno pienamente rispettosi della democrazia, se
prevederanno forme di « sana collaborazione » (180) con
le Chiese e le organizzazioni religiose.
Alla luce di
quanto ho appena sottolineato, desidero ancora una volta rivolgermi ai
redattori del futuro trattato costituzionale europeo, affinché in esso
figuri un riferimento al patrimonio religioso e specialmente cristiano
dell'Europa. Nel pieno rispetto della laicità delle istituzioni, mi
auguro soprattutto che siano riconosciuti tre elementi complementari: il
diritto delle Chiese e delle comunità religiose di organizzarsi
liberamente, in conformità ai propri statuti e alle proprie convinzioni;
il rispetto dell'identità specifica delle Confessioni religiose e la
previsione di un dialogo strutturato fra l'Unione Europea e le Confessioni
medesime; il rispetto dello statuto giuridico di cui le Chiese e le
istituzioni religiose già godono in virtù delle legislazioni degli Stati
membri dell'Unione.(181)
115. Le
Istituzioni europee hanno per scopo dichiarato la tutela dei diritti della
persona umana. In questo compito esse contribuiscono a costruire l'Europa
dei valori e del diritto. I Padri sinodali hanno interpellato i
responsabili europei, dicendo: « Alzate la voce quando sono violati
i diritti umani dei singoli, delle minoranze e dei popoli, a
cominciare dal diritto alla libertà religiosa; riservate la più grande
attenzione a tutto ciò che riguarda la vita umana dal suo
concepimento fino alla morte naturale e la famiglia fondata sul
matrimonio: sono queste le basi sulle quali poggia la comune casa europea;
[...] affrontate, secondo giustizia ed equità e con senso di grande
solidarietà, il crescente fenomeno delle migrazioni, rendendole
nuova risorsa per il futuro europeo; fate ogni sforzo perché ai giovani
venga garantito un futuro veramente umano con il lavoro, la cultura,
l'educazione ai valori morali e spirituali ».(182)
La Chiesa
per la nuova Europa
116. L'Europa ha
bisogno di una dimensione religiosa. Per essere “nuova”,
analogamente a ciò che viene detto per la “città nuova”
dell'Apocalisse (cfr 21, 2), essa deve lasciarsi raggiungere dall'azione
di Dio. La speranza di costruire un mondo più giusto e più degno
dell'uomo, infatti, non può prescindere dalla consapevolezza che a nulla
varrebbero gli sforzi umani, se non fossero accompagnati dal sostegno
divino, perché « se il Signore non costruisce la casa, invano vi
faticano i costruttori » (Sal 127[126], 1). Perché l'Europa
possa essere edificata su solide basi, è necessario far leva sui valori
autentici, che hanno il loro fondamento nella legge morale universale,
inscritta nel cuore di ogni uomo. « Non solo i cristiani possono unirsi a
tutti gli uomini di buona volontà per lavorare alla costruzione di questo
grande progetto, ma sono anche invitati a esserne in qualche modo l'anima,
mostrando il vero senso dell'organizzazione della città terrena ».(183)
Una e universale,
pur presente nella molteplicità delle Chiese particolari, la Chiesa
cattolica può offrire un contributo unico all'edificazione di un'Europa
aperta al mondo. Dalla Chiesa cattolica, infatti, viene un modello di unità
essenziale nella diversità delle espressioni culturali, la consapevolezza
dell'appartenenza a una comunità universale che si radica ma non si
estingue nelle comunità locali, il senso di quello che unisce aldilà di
quello che distingue.(184)
117. Nelle
relazioni con i pubblici poteri, la Chiesa non domanda un ritorno a forme
di Stato confessionale. Allo stesso tempo, essa deplora ogni tipo di
laicismo ideologico o di separazione ostile tra le istituzioni civili e le
confessioni religiose.
Per parte sua, nella
logica della sana collaborazione tra comunità ecclesiale e società
politica, la Chiesa cattolica è convinta di poter dare un singolare
contributo alla prospettiva dell'unificazione offrendo alle
istituzioni europee, in continuità con la sua tradizione e in coerenza
con le indicazioni della sua dottrina sociale, l'apporto di comunità
credenti che cercano di realizzare l'impegno di umanizzazione della società
a partire dal Vangelo vissuto nel segno della speranza. In quest'ottica,
è necessaria una presenza di cristiani, adeguatamente formati e
competenti, nelle varie istanze e Istituzioni europee, per concorrere, nel
rispetto dei corretti dinamismi democratici e attraverso il confronto
delle proposte, a delineare una convivenza europea sempre più rispettosa
di ogni uomo e di ogni donna e, perciò, conforme al bene comune.
118. L'Europa che
va costruendosi come “unione” spinge anche i cristiani verso l'unità
per essere veri testimoni di speranza. Va continuato e sviluppato, in tale
quadro, quello scambio dei doni, che in questo ultimo decennio ha
avuto significative espressioni. Realizzato tra comunità con storie e
tradizioni diverse, porta a stringere vincoli più durevoli tra le Chiese
nei diversi Paesi e a un loro reciproco arricchimento, attraverso
incontri, confronti e aiuti vicendevoli. In particolare va valorizzato il
contributo della tradizione culturale e spirituale offerto dalle Chiese
Cattoliche Orientali.(185)
Un ruolo
importante per la crescita di questa unità può essere svolto dagli
organismi continentali di comunione ecclesiale, che attendono di
essere ulteriormente promossi.(186) Tra
questi, un posto significativo va assegnato al Consiglio delle
Conferenze Episcopali Europee chiamato, a livello di tutto il
continente, a « provvedere alla promozione di una sempre più
intensa comunione fra le diocesi e fra le Conferenze Episcopali Nazionali,
all'incremento della collaborazione ecumenica tra i cristiani e al
superamento degli ostacoli che minacciano il futuro della pace e del
progresso dei popoli, al rafforzamento della collegialità affettiva ed
effettiva e della “communio” gerarchica ».(187) Con
esso, va pure riconosciuto il servizio della Commissione degli
Episcopati della Comunità Europea che, seguendo il processo di
consolidamento e di allargamento dell'Unione Europea, favorisce
l'informazione mutua e coordina le iniziative pastorali delle Chiese
europee coinvolte.
119. Il
rafforzamento dell'unione in seno al Continente europeo stimola i
cristiani a cooperare nel processo di integrazione e di riconciliazione
attraverso un dialogo teologico, spirituale, etico e sociale.(188) Infatti
« nell'Europa in cammino verso l'unità politica possiamo forse
ammettere che sia proprio la Chiesa di Cristo un fattore di disunione e di
discordia? Non sarebbe questo uno degli scandali più grandi del nostro
tempo? ».(189)
Dal Vangelo
un nuovo slancio per l'Europa
120. L'Europa ha
bisogno di un salto qualitativo nella presa di coscienza della sua
eredità spirituale. Tale spinta non le può venire che da un
rinnovato ascolto del Vangelo di Cristo. Tocca a tutti i cristiani
impegnarsi per soddisfare questa fame e sete di vita.
Per questo,
« la Chiesa sente il dovere di rinnovare con vigore il messaggio di
speranza affidatole da Dio » e ripete all'Europa: « “Il
Signore tuo Dio in mezzo a te è un Salvatore potente!” (Sof
3, 17). Il suo invito alla speranza non si fonda su un'ideologia
utopistica; è al contrario l'intramontabile messaggio della salvezza
proclamato da Cristo (cfr Mc 1, 15). Con l'autorità che le viene
dal suo Signore, la Chiesa ripete all'Europa di oggi: Europa del terzo
millennio “non lasciarti cadere le braccia!” (Sof 3,
16); non cedere allo scoraggiamento, non rassegnarti a modi di pensare e
di vivere che non hanno futuro, perché non poggiano sulla salda certezza
della Parola di Dio! ».(190)
Riprendendo
questo invito alla speranza, ancora oggi ripeto a te, Europa che
sei all'inizio del terzo millennio: « Ritorna te stessa. Sii te
stessa. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici ».(191)
Nel corso dei secoli, hai ricevuto il tesoro della fede cristiana. Esso
fonda la tua vita sociale sui principi tratti dal Vangelo e se ne scorgono
le tracce dentro le arti, la letteratura, il pensiero e la cultura delle
tue nazioni. Ma questa eredità non appartiene soltanto al passato; essa
è un progetto per l'avvenire da trasmettere alle generazioni future,
poiché è la matrice della vita delle persone e dei popoli che hanno
forgiato insieme il Continente europeo.
121. Non
temere! Il Vangelo non è contro di te, ma è a tuo favore. Lo
conferma la constatazione che l'ispirazione cristiana può trasformare
l'aggregazione politica, culturale ed economica in una convivenza nella
quale tutti gli europei si sentano a casa propria e formino una famiglia
di Nazioni, cui altre regioni del mondo possono fruttuosamente ispirarsi.
Abbi fiducia!
Nel Vangelo, che è Gesù, troverai la speranza solida e duratura a cui
aspiri. È una speranza fondata sulla vittoria di Cristo sul peccato e
sulla morte. Questa vittoria Egli ha voluto che sia tua per la tua
salvezza e la tua gioia.
Sii certa! Il
Vangelo della speranza non delude! Nelle vicissitudini della tua
storia di ieri e di oggi, è luce che illumina e orienta il tuo cammino;
è forza che ti sostiene nelle prove; è profezia di un mondo nuovo; è
indicazione di un nuovo inizio; è invito a tutti, credenti e non, a
tracciare vie sempre nuove che sboccano nell'« Europa dello spirito
», per farne una vera « casa comune » dove c'è gioia di
vivere.
CONCLUSIONE
Affidamento
a Maria
« Nel
cielo apparve poi un segno grandioso:
una donna vestita di sole » (Ap 12, 1)
La donna,
il drago e il bambino
122. La vicenda
storica della Chiesa è accompagnata da “segni” che sono sotto gli
occhi di tutti, ma che chiedono di essere interpretati. Tra questi
l'Apocalisse pone il “segno grandioso” apparso nel cielo, che parla di
lotta tra la donna e il drago.
La donna vestita
di sole che, soffrendo, sta per partorire (cfr Ap 12, 1-2) può
essere vista come l'Israele dei profeti che genera il Messia « destinato
a governare tutte le nazioni con scettro di ferro » (Ap 12, 5; cfr
Sal 2, 9). Ma è anche la Chiesa, popolo della nuova Alleanza, in
balia della persecuzione e tuttavia protetta da Dio. Il drago è
« il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che
seduce tutta la terra » (Ap 12, 9). La lotta è
impari: sembra avvantaggiato il dragone, tanta è la sua tracotanza di
fronte alla donna inerme e sofferente. In realtà ad essere vincitore
è il figlio partorito dalla donna. In questa lotta c'è una certezza:
il grande drago è già stato sconfitto, « fu precipitato sulla terra e
con lui furono precipitati anche i suoi angeli » (Ap 12, 9).
Lo hanno vinto il Cristo, Dio fatto uomo, con la sua morte e risurrezione,
e i martiri « per mezzo del sangue dell'Agnello e grazie alla
testimonianza del loro martirio » (Ap 12, 11). E anche quando il
drago continuerà nella sua opposizione, non c'è da temere, perché la
sua sconfitta è già avvenuta.
123. Questa è la
certezza che anima la Chiesa nel suo cammino, mentre nella donna e nel
drago rilegge la sua storia di sempre. La donna che partorisce il figlio
maschio ci ricorda anche la vergine Maria, soprattutto nel momento
in cui, trafitta dalla sofferenza ai piedi della Croce, genera nuovamente
il Figlio, come vincitore del principe di questo mondo. Ella viene
affidata a Giovanni che, a sua volta, viene affidato a lei (cfr Gv
19, 26-27), diventando così Madre della Chiesa. Grazie al legame che
unisce Maria alla Chiesa e la Chiesa a Maria, si chiarisce meglio il
mistero della donna: « Maria, infatti, presente nella Chiesa come madre
del Redentore, partecipa maternamente a quella “dura lotta contro le
potenze delle tenebre”, che si svolge durante tutta la storia umana. E
per questa sua identificazione ecclesiale con la “donna vestita di
sole” (Ap 12, 1), si può dire che “la Chiesa ha già raggiunto
nella beatissima Vergine la perfezione, per la quale è senza macchia e
senza ruga” ».(192)
124. La Chiesa
tutta, quindi, guarda a Maria. Grazie ai moltissimi santuari
mariani disseminati in tutte le nazioni del Continente, la devozione a
Maria è molto viva e diffusa tra i popoli europei.
Chiesa in
Europa, continua, quindi, a contemplare Maria e riconosci che
ella è « maternamente presente e partecipe nei molteplici e
complessi problemi che accompagnano oggi la vita dei singoli, delle
famiglie e delle nazioni » ed è « soccorritrice del popolo
cristiano nell'incessante lotta tra il bene e il male, perché “non
cada” o, caduto, “risorga” ».(193)
Preghiera a
Maria, Madre della speranza
125. In questa
contemplazione, animata da genuino amore, Maria ci appare come figura
della Chiesa che, nutrita dalla speranza, riconosce l'azione salvifica e
misericordiosa di Dio, alla cui luce legge il proprio cammino e tutta la
storia. Ella ci aiuta a interpretare anche oggi le nostre vicende in
riferimento al suo Figlio Gesù. Creatura nuova plasmata dallo Spirito
Santo, Maria fa crescere in noi la virtù della speranza.
A Lei,
Madre della speranza e della consolazione, rivolgiamo con fiducia la
nostra preghiera: affidiamole il futuro della Chiesa in Europa e di
tutti le donne e gli uomini di questo Continente:
Maria, Madre
della speranza,
cammina con noi!
Insegnaci a proclamare il Dio vivente;
aiutaci a testimoniare Gesù, l'unico Salvatore;
rendici servizievoli verso il prossimo,
accoglienti verso i bisognosi,
operatori di giustizia,
costruttori appassionati
di un mondo più giusto;
intercedi per noi che operiamo nella storia
certi che il disegno del Padre si compirà.
Aurora di un
mondo nuovo,
mostrati Madre della speranza e veglia su di noi!
Veglia sulla Chiesa in Europa:
sia essa trasparente al Vangelo;
sia autentico luogo di comunione;
viva la sua missione
di annunciare, celebrare e servire
il Vangelo della speranza
per la pace e la gioia di tutti.
Regina della pace
Proteggi l'umanità del terzo millennio!
Veglia su tutti i cristiani:
proseguano fiduciosi sulla via dell'unità,
quale fermento
per la concordia del Continente.
Veglia sui giovani,
speranza del futuro,
rispondano generosamente
alla chiamata di Gesù.
Veglia sui responsabili delle nazioni:
si impegnino a costruire una casa comune,
nella quale siano rispettati
la dignità e i diritti di ciascuno.
Maria, donaci
Gesù!
Fa' che lo seguiamo e lo amiamo!
Lui è la speranza della Chiesa,
dell'Europa e dell'umanità.
Lui vive con noi, in mezzo a noi,
nella sua Chiesa.
Con Te diciamo
« Vieni, Signore Gesù » (Ap 22, 20):
Che la speranza della gloria
infusa da Lui nei nostri cuori
porti frutti di giustizia e di pace!
Dato a Roma,
presso San Pietro, il 28 giugno, vigilia della Solennità dei Santi
Apostoli Pietro e Paolo dell'anno 2003, venticinquesimo di Pontificato.
GIOVANNI
PAOLO II
(1)
Cfr Sinodo dei Vescovi – Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Messaggio
finale, n. 1: L'Osservatore Romano, 23 ottobre 1999, p. 5.
(2)
Cfr Sinodo dei Vescovi – Seconda Assemblea Speciale per l'Europa,
Instrumentum laboris, nn. 90-91: L'Osservatore Romano, 6 agosto
1999 - Suppl., pp. 17-18.
(3)
Giovanni Paolo II, Bolla Incarnationis mysterium (29 novembre
1998), 3-4: AAS 91 (1999), 132.133.
(4)
Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Tertio millennio adveniente (10
novembre 1994), 38: AAS 87 (1995), 30.
(5)
Cfr Discorso all'Angelus (23 giugno 1996), 2: Insegnamenti XIX/1
(1996), 1599-1600.
(6)
Sinodo dei Vescovi – Prima Assemblea Speciale per l'Europa, Dichiarazione
finale (13 dicembre 1991), 2: Ench. Vat. 13, n. 619.
(7)
Ibid., 3, l.c., n. 621.
(8)
Cfr Sinodo dei Vescovi – Seconda Assemblea Speciale per l'Europa,
Instrumentum laboris, n. 3: L'Osservatore Romano, 6 agosto 1999
- Suppl., p. 3.
(9)
Cfr Giovanni Paolo II, Omelia durante la concelebrazione per la
conclusione della Seconda Assemblea Speciale del Sinodo per l'Europa (23
ottobre 1999), 1: AAS 92 (2000), 177.
(10)
Cfr Sinodo dei Vescovi – Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Messaggio
finale, n. 2.: L'Osservatore Romano, 23 ottobre 1999, p. 5
(11)
Cfr Giovanni Paolo II, Omelia durante la concelebrazione per la
conclusione della Seconda Assemblea Speciale del Sinodo per l'Europa (23
ottobre 1999), 4: AAS 92 (2000), 179.
(12)
Ibid.
(13)
Cfr Propositio 1.
(14)
Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa,
Instrumentum laboris, n. 2: L'Osservatore Romano, 6 agosto 1999
- Suppl. pp. 2-3.
(15)
Cfr ibid., nn. 12-13.16-19, l.c., pp. 4-6; Idem, Relatio
ante disceptationem, I: L'Osservatore Romano, 3 ottobre 1999,
pp. 6-7; Idem, Relatio post disceptationem, II, A: L'Osservatore
Romano, 11- 12 ottobre 1999, p. 10.
(16)
Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Relatio
ante disceptationem, I, 1.2: L'Osservatore Romano, 3 ottobre
1999, p. 6.
(17)
Cfr Propositio 5a.
(18)
Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Messaggio
finale, n. 1: L'Osservatore Romano, 23 ottobre 1999, p. 5.
(19)
Cfr Propositio 5a; Pontificio Consiglio della Cultura e Pontificio
Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Gesù Cristo portatore
dell'acqua viva. Una riflessione cristiana sul New Age, Città del
Vaticano, 2003.
(20)
Cfr Propositio 5a.
(21)
Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Messaggio
finale, n. 6: L'Osservatore Romano, 23 ottobre 1999, p. 5.
(22)
Giovanni Paolo II, Discorso all'Angelus (25 agosto 1996), 2: Insegnamenti
XIX/2 (1996), 237; cfr Propositio 9.
(23)
Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa,
Instrumentum laboris, n. 88: L'Osservatore Romano, 6 agosto
1999 - Suppl., p. 17.
(24)
Giovanni Paolo II, Omelia durante la concelebrazione per la conclusione
della Seconda Assemblea Speciale del Sinodo per l'Europa (23 ottobre
1999), 4: AAS 92 (2000), 179.
(25)
Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici
(30 dicembre 1988), 26: AAS 81 (1989), 439.
(26)
Cfr Propositio 21.
(27)
Ibid.
(28)
Propositio 9.
(29)
Ibid.
(30)
Cfr Propositio 4,1.
(31)
Giovanni Paolo II, Omelia durante la concelebrazione per la conclusione
della Seconda Assemblea Speciale del Sinodo per l'Europa (23 ottobre
1999), 2: AAS 92 (2000), 178.
(32)
Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Messaggio
finale, n. 2: L'Osservatore Romano, 23 ottobre 1999, p. 5.
(33)
Cfr Propositio 4, 2.
(34)
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 47:
AAS 83 (1991), 852.
(35)
Cfr Propositio 4, 1.
(36)
Cfr Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa,
Instrumentum laboris, n. 30: L'Osservatore Romano, 6 agosto
1999 - Suppl., p. 8.
(37)
Cfr Omelia durante la concelebrazione per la conclusione della Seconda
Assemblea Speciale del Sinodo per l'Europa (23 ottobre 1999), 3: AAS 92
(2000), 178; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Dominus
Iesus (6 agosto 2000), 13: AAS 92 (2000), 754.
(38)
Cfr Propositio 5.
(39)
Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Dominum et vivificantem (18
maggio 1986), 7: AAS 78 (1986), 816; Congregazione per la Dottrina
della Fede, Dich. Dominus Iesus (6 agosto 2000), 16: AAS 92
(2000), 756-757.
(40)
Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei (3 settembre 1965): AAS
57 (1965) 762-763. Cfr S. Congregazione per i Riti, Istr. Eucharisticum
mysterium (25 maggio 1967), 9: AAS 59 (1967), 547;
Catechismo della Chiesa Cattolica, 1374.
(41)
Conc. Ecum. di Trento, Decr. De ss. Eucharistia, can. 1: DS,
1651; cfr cap. 3: DS, 1641.
(42)
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia (17 aprile
2003), 15: L'Osservatore Romano, 18 aprile 2003, p. 2.
(43)
Cfr. Sant'Agostino, In Ioannis Evangelium, Tractatus VI, cap. I, n.
7: PL 35,1428; San Giovanni Crisostomo, Sul tradimento di Giuda,
1, 6: PG 49, 380C.
(44)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum
Concilium, 7; Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 50; Paolo
VI, Lett. enc. Mysterium fidei (3 settembre 1965): AAS 57
(1965), 762-763; S. Congregazione per i Riti, Istr. Eucharisticum
mysterium (25 maggio 1967), 9: AAS 59 (1967), 547;
Catechismo della Chiesa cattolica, 1373-1374.
(45)
Giovanni Paolo II, Motu proprio Spes aedificandi (1 ottobre 1999),
1: AAS 92 (2000), 220.
(46)
Cfr Giovanni Paolo II, Discorso nella sede del Parlamento Polacco, a
Varsavia (11 giugno 1999), 6: Insegnamenti, XXII/1 (1999), 1276.
(47)
Cfr Giovanni Paolo II, Discorso durante la cerimonia di congedo
dall'aeroporto di Cracovia (10 giugno 1997), 4: Insegnamenti XX/1
(1997), 1496-1497.
(48)
Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Messaggio
finale, n. 4: L'Osservatore Romano, 23 ottobre 1999, p. 5.
(49)
Cfr Propositio 15,1; Catechismo della Chiesa Cattolica, 773;
Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris dignitatem (15 agosto 1988),
27: AAS 80 (1988), 1718.
(50)
Cfr Propositio 15,1.
(51)
Cfr Propositio 21.
(52)
Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Messaggio
finale, n. 4: L'Osservatore Romano, 23 ottobre 1999, p. 5.
(53)
Propositio 9.
(54)
Ibid.
(55)
Ibid.
(56)
Cfr Propositio 22.
(57)
Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis (25
marzo 1992), 15: AAS 84 (1992), 679-680.
(58)
Cfr ibid., 29, l.c., 703-705; Propositio 18.
(59)
Cfr Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 373.
(60)
Cfr Codice di Diritto Canonico, can. 277,1.
(61)
Cfr Paolo VI, Lett. enc. Sacerdotalis coelibatus (24 giugno 1967),
40: AAS 59 (1967), 673.
(62)
Cfr Propositio 18.
(63)
Cfr ibid.
(64)
Cfr Sinodo dei Vescovi – Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Messaggio
finale, n. 4: L'Osservatore Romano, 23 ottobre 1999, p. 5.
(65)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium,
29.
(66)
Cfr Propositio 19.
(67)
Cfr ibid.
(68)
Sinodo dei Vescovi – Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Relatio
ante disceptationem, III: L'Osservatore Romano, 3 ottobre 1999,
p. 9.
(69)
Cfr Propositio 17.
(70)
Cfr ibid.
(71)
Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti al Congresso sul tema «
Nuove vocazioni per una nuova Europa » (9 maggio 1997), 1-3: Insegnamenti
XX/1 (1997), 917-918.
(72)
Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici
(30 dicembre 1988), 7: AAS 81 (1989), 404.
(73)
Sinodo dei Vescovi – Seconda Assemblea Speciale per l'Europa,
Instrumentum laboris, n. 82: L'Osservatore Romano, 6 agosto
1999, p. 16.
(74)
Cfr Propositio 29.
(75)
Cfr Propositio 30.
(76)
Cfr ibid.
(77)
Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 14:
AAS 68 (1976), 13.
(78)
Cfr Propositio 3b.
(79)
Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre
1990), 37: AAS 83 (1991), 282-286.
(80)
Cfr Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Relatio
ante disceptationem, I,2: L'Osservatore Romano, 3 ottobre 1999,
p. 7.
(81)
Cfr Propositio 3a.
(82)
Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Relatio
ante disceptationem, III,1: L'Osservatore Romano, 3 ottobre
1999, p. 8.
(83)
Cfr Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa,
Instrumentum laboris, n. 53: L'Osservatore Romano, 6 agosto
1999 - Suppl., p. 12.
(84)
Cfr Propositio 4,1.
(85)
Cfr Propositio 26,1.
(86)
Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Relatio
ante disceptationem, III,1: L'Osservatore Romano, 3 ottobre
1999, p. 9.
(87)
Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 41:
AAS 68 (1976), 31.
(88)
Propositio 8,1.
(89)
Cfr Propositio 8,2.
(90)
Cfr Propositiones 8,1a-b; 6.
(91)
Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae (16 ottobre
1979), 21: AAS 71 (1979), 1294-1295.
(92)
Cfr Propositio 24.
(93)
Cfr Propositio 8,1c.
(94)
Cfr Propositio 24.
(95)
Cfr Propositio 22.
(96)
Cfr Giovanni Paolo II, Discorso ai Presidenti delle Conferenze Episcopali
Europee (16 aprile 1993), 1: AAS 86 (1994), 227.
(97)
Giovanni Paolo II, Discorso durante la Celebrazione ecumenica della Parola
nella cattedrale di Paderborn (22 giugno 1996), 5: Insegnamenti XIX/1
(1996), 1571.
(98)
Lettera del 13 gennaio 1970: Tomos agapis, Roma-Istanbul 1971, pp.
610-611; cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ut unum sint (25 maggio
1995), 99: AAS 87 (1995), 980.
(99)
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990),
55: AAS 83 (1991), 302.
(100)
Ibid., 36, l.c., 281.
(101)
Cfr Sinodo dei Vescovi – Prima Assemblea Speciale per l'Europa,
Dichiarazione finale (13 dicembre 1991), 8: Ench. Vat., 13, nn.
653-655; Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Instrumentum laboris,
62: L'Osservatore Romano, 6 agosto 1999 - Suppl., p. 13;
Propositio 10.
(102)
Propositio 10; cfr Commissione per i Rapporti Religiosi con
l'Ebraismo, « Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah
», 16 marzo 1998, Ench. Vat. 17, 520-550.
(103)
Sinodo dei Vescovi - Prima Assemblea Speciale per l'Europa, Dichiarazione
finale (13 dicembre 1991), 9: Ench. Vat., 13, n. 656.
(104)
Cfr Propositio 11.
(105)
Cfr ibid.
(106)
Giovanni Paolo II, Discorso al Corpo Diplomatico (12 gennaio 1985), 3:
AAS 77 (1985), 650.
(107)
Conc. Ecum. Vat. II, Dich. sulla libertà religiosa Dignitatis humanae,
2.
(108)
Cfr Propositio 23.
(109)
Cfr Propositiones 25; 26,2.
(110)
Cfr Propositio 26,3.
(111)
Cfr Propositio 27.
(112)
Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti (4 aprile 1999), 12: AAS
91 (1999), 1168.
(113)
Cfr Propositio 7b-c.
(114)
Cfr Giovanni Paolo II, Discorso durante la Veglia di preghiera a Tor
Vergata nella XV Giornata Mondiale della Gioventù (19 agosto 2000), 6:
Insegnamenti XXIII/2 (2000), 212.
(115)
Cfr Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle
comunicazioni sociali, Città del Vaticano, 4 giugno 2000.
(116)
Propositio 13.
(117)
Cfr Propositio 12.
(118)
Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla divina Rivelazione Dei Verbum,
25.
(119)
Cfr Propositio 14.
(120)
Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 8.
(121)
Cfr Propositio 14; Sinodo dei Vescovi – Seconda Assemblea
Speciale per l'Europa, Relatio ante disceptationem, III,2: L'Osservatore
Romano, 3 ottobre 1999, p. 9.
(122)
Cfr Propositio 15, 2a.
(123)
Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sul ministero e la vita dei presbiteri
Presbyterorum Ordinis, 5.
(124)
Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 11.
(125)
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia (17 aprile
2003), 20: L'Osservatore Romano, 18 aprile 2003, p. 3.
(126)
Cfr Giovanni Paolo II, Discorso all'udienza generale (25 ottobre 2000), 2:
Insegnamenti XXIII/2 (2000), 697.
(127)
Propositio 16.
(128)
Cfr Sinodo dei Vescovi – Seconda Assemblea Speciale per l'Europa,
Relatio ante disceptationem, III,2: L'Osservatore Romano, 3
ottobre 1999, p. 9.
(129)
Cfr Propositio 16.
(130)
Cfr Giovanni Paolo II, Motu proprio Misericordia Dei (7 aprile
2002), 4: AAS 94 (2002), 456-457.
(131)
Cfr Propositio 16; Giovanni Paolo II, Lettera ai sacerdoti per
il Giovedì Santo 2002 (17 marzo 2002), 4: AAS 94 (2002),
435-436.
(132)
Cfr Propositio 14c.
(133)
Cfr ibid.
(134)
Cfr Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 100.
(135)
Cfr Propositiones 14c; 20.
(136)
Cfr Propositio 20.
(137)
Giovanni Paolo II, Lett. ap. Rosarium Virginis Mariae (16 ottobre
2002), 3: AAS 95 (2003), 7.
(138)
Cfr Propositio 14.
(139)
Giovanni Paolo II, Lett. ap. Dies Domini (31 maggio 1998), 4:
AAS 90 (1998), 716.
(140)
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), 10:
AAS 71 (1979), 274.
(141)
Sinodo dei Vescovi – Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Instrumentum
laboris, 72: L'Osservatore Romano, 6 agosto 1999, Suppl., p.
15.
(142)
Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 1.
(143)
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995), 90:
AAS 87 (1995), 503.
(144)
Cfr Propositio 33.
(145)
Propositio 35.
(146)
Cfr Propositio 36.
(147)
Cfr Propositio 31.
(148)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo
Gaudium et spes, 48.
(149)
Cfr Propositio 31.
(150)
Giovanni Paolo II, Discorso per il Terzo Incontro Mondiale delle Famiglie
in occasione del loro Giubileo (14 ottobre 2000), 6: Insegnamenti
XXIII/2 (2000), 603.
(151)
Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Familiaris consortio (22
novembre 1981), 17: AAS 74 (1982), 99-100.
(152)
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 39:
AAS 83 (1991), 842.
(153)
Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici
(30 dicembre 1988), 40: AAS 81 (1989), 469.
(154)
Cfr Giovanni Paolo II, Discorso al Primo Incontro Mondiale con le Famiglie
(8 ottobre 1994), 7: AAS 87 (1995), 587.
(155)
Cfr Propositio 32.
(156)
Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium
et spes, 51.
(157)
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995), 63:
AAS 87 (1995), 473.
(158)
Ibid., 95, l.c., 509.
(159)
Giovanni Paolo II, Discorso al nuovo Ambasciatore di Norvegia presso la
Santa Sede (25 marzo 1995): Insegnamenti XVIII/1 (1995), 857.
(160)
Propositio 32.
(161)
Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes,
57.
(162)
Cfr Propositio 28; Sinodo dei Vescovi - Prima Assemblea Speciale
per l'Europa, Dichiarazione finale (13 dicembre 1991), 10: Ench.
Vat. 13, nn. 659-669.
(163)
Cfr Propositio 23.
(164)
Cfr Propositio 28.
(165)
Propositio 34.
(166)
Cfr Congregazione per i Vescovi, Istr. Nemo est (22 agosto 1969),
16: AAS 61 (1969), 621-622; Codice di Diritto Canonico, can.
294 e 518; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 280 § 1.
(167)
Cfr Sinodo dei Vescovi – Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Messaggio
finale, n. 5: L'Osservatore Romano, 23 ottobre 1999, p. 6.
(168)
Giovanni Paolo II, Omelia a conclusione della II Assemblea Speciale per
l'Europa del Sinodo dei Vescovi (23 ottobre 1999), 5: AAS 92
(2000), 179.
(169)
Propositio 39.
(170)
Ibid.
(171)
Cfr ibid.; Propositio 28.
(172)
Giovanni Paolo II, Lettera al card. Miloslav Vlk, Presidente del Consiglio
delle Conferenze Episcopali Europee (16 ottobre 2000), 7: Insegnamenti XXIII/2
(2000), 628.
(173)
Ibid.
(174)
Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2000 (8
dicembre 1999), 17: AAS 92 (2000), 367-368.
(175)
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1º maggio 1991),
35: AAS 83 (1991), 837.
(176)
Cfr Propositio 39.
(177)
Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa,
Instrumentum laboris, n. 85: L'Osservatore Romano, 6 agosto
1999, Suppl., p. 17. Cfr Propositio 39.
(178)
Cfr Giovanni Paolo II, Discorso all'Ufficio di Presidenza del Parlamento
Europeo (5 aprile 1979): Insegnamenti, II/1 (1979), 796-799.
(179)
Cfr Propositio 37.
(180)
Cfr Conc. Ecum. Vat.II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo
Gaudium et spes, 76.
(181)
Cfr Giovanni Paolo II, Discorso al Corpo diplomatico (13 gennaio 2003), 5:
L'Osservatore Romano, 13-14 gennaio 2003, p. 6.
(182)
Sinodo dei Vescovi - Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Messaggio
finale, n. 6: L'Osservatore Romano, 23 ottobre 1999, p. 5.
(183)
Giovanni Paolo II, Lettera al card. Miloslav Vlk, Presidente del Consiglio
delle Conferenze Episcopali Europee (16 ottobre 2000), 4: Insegnamenti XXIII/2
(2000), 626.
(184)
Cfr Sinodo dei Vescovi - Prima Assemblea Speciale per l'Europa, Dichiarazione
finale, n. 10: Ench. Vat. 13, n. 669.
(185)
Cfr Propositio 22.
(186)
Cfr ibid.
(187)
Giovanni Paolo II, Discorso ai Presidenti delle Conferenze Episcopali
d'Europa (16 aprile 1993), 5: AAS 86 (1994), 229.
(188)
Cfr Propositio 39d.
(189)
Giovanni Paolo II, Omelia durante la celebrazione ecumenica in occasione
dell'Assemblea Speciale per l'Europa del Sinodo dei Vescovi (7 dicembre
1991), 6: Insegnamenti XIV/2 (1991), 1330.
(190)
Giovanni Paolo II, Omelia per l'apertura della Seconda Assemblea Speciale
del Sinodo per l'Europa (1 ottobre 1999), 3: AAS 92 (2000),
174-175.
(191)
Discorso ad Autorità europee e ai Presidenti delle Conferenze Episcopali
d'Europa (9 novembre 1982), 4: AAS 75 (1982), 330.
(192)
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris Mater (25 marzo 1987),
47: AAS 79 (1987), 426.
(193)
Ibid., 52: l.c., 432; cfr Propositio 40.
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