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Parrocchia Basilica di Santa Maria di Nazareth - Sestri Levante |
| Guida per la Visita alla Basilica Pag.01 - Pag02 |
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BASILICA DI S.M. NAZARETH SESTRI LEVANTE |
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| Navata Centrale | ||||||||||||||||||||
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Il Pulpito Lasciando il presbiterio e guardando a sinistra, vediamo il
Pulpito, in marmi policromi, delle stesso stile dell’Altar Maggiore.
Esso poggia su una base a parallelepipedo, sormontata da volute, cui
si accede mediante undici scalini che si snodano su due lati del
pilastre. Nella colonna, in basso, è inciso “Nell’anno 1700,
essendo Priore il signor Giuseppe Gandolfi fu Battista”. Si può
anche leggere, su una delle lastre che proteggono la scala “Aere ...
hoc opus MDCCIII”, frase menomata a causa delle leggi della
Repubblica di Genova del 1797 che imponevano la
L'Organo Guardando la porta principale, ecco la cantoria in legno
dipinto in verde e beige, mossa centralmente e la cassa armonica
dell’organo terminante in due lesene sormontate da un motivo scolpito a
giorno a forma di lira. Essa racchiude l'organo opera n°
465 dei Fratel
[[
Il prospetto dell’organo è composto da trentun canne verticali
di stagno, dalle bocche allineate, disposte in tre campate terminanti
a cuspide. Ha un’unica tastiera con consolle a finestra, composta
da cinquantasei tasti nell’ambite Do1/Sol5 , il
rivestimento dei diatonici è di esso, i cromatici hanno il corpo
in noce, che sostituisce l’originale ad ottava corta. La sua
meccanica è a rimando, l’attacco al tasto & è a dado con
tiranti in ferro. Come tiranti accessori ha la terza mano e i
principali bassi. La pedaliera, piatta, a cromatici radiali, ha ventiquattro pedali nell’ambito Do1/ Si2 ; è stata sostituita, anch’essa, dai Fratelli Lingiardi. La sua meccanica ha l’attacco tiranti propri e l’unione tasto al pedale a compendio, inseribile, il trascinamento è reale.
Presenta
pedaletti per terza mano e ripieno con possibilità di combinazione
alla bombarda. Il
sistema di accordatura delle canne è tendo e a riccio; presenta
denti, corista calante, bocche sopra il crivello.
La Volta
Alzando gli occhi
possiamo ammirare la volta della navata
centrale, affrescata nel 1893 da Lazzaro Demaestri dell’Accademia
Ligustica (Savona 1840-1910), coadiuvato dal pittore ornamentale
Erminio Ferrea. [[
I dipinti rispecchiano le caratteristiche della pittura genovese che
aveva avuto con Nicolò Barabino il suo massime esponente. Il disegno
è corretto, vividi i colori, volutamente teatrale l’interpretazione
dei fatti storici. Il pittore non è scevro da formalismi e da allegoria accademica, ma
sotto il paludamento scenografico palpita
nei suoi affreschi una vena spontanea.]]
Nel
primo medaglione, commesso dal marchese Giacomo Balbi, la “Natività della Vergine”. Nel
secondo, commesso dalla
marchesa Isabella Sertorio, i “Trionfi del Crocifisso”. Nel terzo
medaglione, commesso dal Cav. Giacomo Tanlongo, la “Disputa di S.
Caterina di Alessandria davanti all’imperatore Massimino”.
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Caratteristiche Stilistiche della Chiesa |
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Alle
caratteristiche stilistiche della chiesa e ai dipinti del presbiterio
e del coro, ben s’intonano gli affreschi delle navate laterali e
delle pareti della navata centrale, eseguiti nei 1927 del pittore
piemontese Giulio Corio, coadiuvato dal pittore Gioacchino Aluffo e restaurati
da un’equipe guidata da Fabrizio Losa tra il 1993 e il 1995.
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| Navata di Destra - La Cappella del Santissimo Crocifisso | ||||||||||||||||||||
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Provenienza del crocifisso Alcuni ritengono trattarsi di uno di quei crocifissi che aprivano le processioni penitenziali in tempo di calamità, altri dicono fosse issato a prora di qualche barca, segno di protezione divina. La tradizione lo vuole portato dal mare dalle parti di Levante con alcuni relitti, dopo una qualche battaglia navale.
Supplica degli abitanti dell'Isola al Santo Cristo Nel
maggio 1336, le galee di Monaco fanno irruzione nell’Isola
di Sestri e la occupano, ma non riescono ad espugnare il Castello. Genova, per riprenderla,
arma quattordici galee, quaranta cetee e varie barche, costituendone
capitano Napoleone Spinola, figlio di Galeotto. Avuto sentore del pericolo, i
Monegaschi fuggono da Sestri, lasciando a terra scale e diversi uomini.
Gli abitanti dell’Isola attribuiscono la fuga nemica a quel Crocifisso che
avevano supplicato
nell’assedio: il “Santo Cristo”.
L'assalto all'isola dai Veneziani e dai Fiorentini **
Nell’estate 1432, Veneziani e Fiorentini, alleati contro i
Visconti di Milano, dominatori della Repubblica di Genova, assaltano
per mare e per terra l'isola. Da Genova il soccorso non tarda: Nicolò
Negrone
con sole tre navi e millecinquecento uomini la libera. La splendida
vittoria in tanta disparità di forze è attribuita alla protezione
del “Santo Cristo” e il rettore di San Nicolò, Giovanni
Boccanegra, delibera un triduo di ringraziamento, triduo che si è
rinnovato ogni anno nel corso dei secoli.
Dedicazione della Cappella al Santo Cristo, processioni penitenziali Il 10 maggio 1500, il rettore di San Nicolò, Giovanni Canexio, dedica nella sua chiesa una cappella al “Santo Cristo” e, il 9 giugno 1579, mons. Nicolò Mascardi, vescovo di Brugnato, nella relazione della sua visita pastorale, rivela che “i Confratelli Disciplinati fanno processioni, portando l’immagine di Gesù Crocifisso”. Sono precessioni penitenziali, attestanti la devozione dei Sestrini al “S. Cristo”. **
La piccola cappella diviene La Collegiata di Santa Maria di Nazareth Intanto Sestri si ingrandisce nel piano e la piccola cappella fondata nel 1368 “in
Burgo Arenae”, diviene la Collegiata
di Santa Maria di Nazareth (1620) e nel 1616 il “Santo Cristo” è
trasportato da San Nicolò al Coro della Collegiata e vi rimane fine ai 1690,
anno in cui viene rimosso e riposto in sacrestia
(non ci è pervenuto il motivo di ciò).
La prima solenne processione Il 26
luglio di quell’anno, ha luogo la prima solenne processione di ringraziamento alla quale
partecipano i Magnifici
Agenti della Comunità, il Capitolo della Collegiata, i Cappuccini, i Conventuali e i Domenicani. Nel 1785 viene edificato 1’altare marmoreo che ancora oggi possiamo ammirare.
[[ La nicchia che racchiude il “Santo Cristo” è fiancheggiata da alte colonne in marmo nero e coronata da un timpano spezzato tondo, sormontato da due putti e con al centro il Sacro Cuore attorniato da angeli. La parte di fondo è decorata con i simboli della Passione in marmo bianco su lastra nera. ]]
Istituzione del Solenne Triduo Nel
1795, per deliberato dei Magnifici Agenti della Comunità, si
incomincia il Solenne Triduo al quattordici settembre da ripetere ogni
anno.** Il Santo Cristo placa la furia del mare Il trenta luglio 1816, infuria il mare da libeccio, barche e case
sono in pericolo, basti pensare che per la contrada principale si
veniva in barca alla piazza della Collegiata. I Canonici portano il
“Santo Cristo” in vista del mare e con esso impartiscono la
benedizione e il turbine si calma d’un tratto. 1835: scoppia tremendo il colera **
Nel
1835 nel Genovesato scoppia tremendo il colera, Mons. Casabianca
delibera una processione penitenziale il 28 agosto e il 13 dicembre
funzioni di ringraziamento per lo scampato pericolo. ** Il Santo Cristo in processione ogni venticinque anni... Mons.
Pio Luigi Scarabelli, primo vescovo delle diocesi unite di
Luni-Sarzana-Brugnato, stabilisce che il “Santo Cristo” non si
possa portare in processione che ogni venticinque anni o in casi di
grave bisogno; le prime feste venticinquennali sono celebrate nel
1851. Visite illustri Nei
secoli illustri personalità s’inginocchiano innanzi al “Santo
Cristo”, ne ricordiamo almeno una: la regina Elisabetta Farnese,
sposa di Filippo V di Spagna, che soggiorna a Sestri dal 26 al 30
settembre 1714 nella villa Brignole (oggi Balbi). Incoronazione del Santissimo Crocifisso Il 3 ottobre 1902 il Canonico Arciprete Mons. Vincenzo Podestà annuncia dall’Altare che il Sommo Pontefice Leone XIII acconsente all’incoronazione del Santissimo Crocifisso nel sesto centenario della venerazione, cosa rarissima per una croce, ed esorta il popolo a fare la propria offerta in oro anziché in danaro.
Le offerte dei Sestrini per la corona del Santo Cristo La parola del Pastore scuote profondamente i Sestrini: ricchi e poveri si privano dei ricordi più cari dei loro vecchi e delle fedi nuziali per essere tutti rappresentati in quella corona. Mons. Parroco deve più volte ringraziare e ordinare la cessazione delle offerte. Cosa ancor più
rara e invidiata è che a porre sul capo del Santissimo Crocifisso il
diadema regale sia il Segretario di Stato di Sua Santità, San Pio X,
il Cardinal Ferrata, nominato Legato Pontificio, il 13 settembre 1903. **
Il tempo è avverso quel giorno, specialmente il pomeriggio, tanto che
è possibile trasportare il Re di Sestri Levante soltanto sotto il
pronao della Collegiata. La prima processione del Santissimo Crocifisso incoronato I
Sestrini intrecciano mirabilmente la data del 1903 a quella del 1928,
festa venticinquennale alla quale partecipa il Patriarca di Venezia,
Cardinal Pietro La Fontaine e una decina di vescovi sotto il
patrocinio di Sua Altezza Reale il Principe Tommaso di Savoia, Duca di
Genova. In quella data viene portato per la prima volta in processione
il Santissimo Crocifisso incoronato; cosi si ha una gloriosa catena
storica da perpetrare nei secoli. ** Festeggiamenti cinquantennali dell’incoronazione Nel 1953 si svolgono solenni festeggiamenti cinquantennali dell’incoronazione, presieduti dal Cardinal Alfredo Ottaviani, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, coadiuvato da diversi vescovi. Sul lato sinistro della cappella del “Santo Cristo”, sotto il busto di Mons. Vincenzo Podestà. (Canonico Arciprete dal 1867 al 1911), troviamo un’epigrafe dedicata all’illustre prelato devotissimo del “Santo Cristo”. E’ da ricordare che in occasione dei festeggiamenti cinquantennali, il responsabile della musica sacra è il grande Maestro-Compositore Mons. Giovanni Battista Campodonico. Elevazione di Santa Maria di Nazareth a Basilica Romana Minore Il 12 agosto 1962, a sintesi di tante glorie legate al “Santo Cristo” e alla Beata Vergine Maria, il Sommo Pontefice Giovanni XXIII invia l’Arcivescovo Metropolita di Genova, Cardinal Giuseppe Siri, a compiere il gesto più importante per un Tempio cristiano: l’elevazione della Perinsigne Collegiata di Santa Maria di Nazareth a Basilica Romana Minore.
Restauro del Santissimo Crocifisso In occasione del venticinquennio del 1978 la
Sovraintendenza ai Beni Artistici provvede al restauro del Santissimo
Crocifisso. Sotto stucco e cartapesta è ancora conservata l’antica
fisionomia romanica che un accurato lavoro rende splendida.
Nel
1982, si svolge una solenne processione a causa della crisi di lavoro
che ha colpito Sestrini e parte della Liguria. Il Santo Cristo nella Sacra Missione Cittadina Nel 1994, in occasione della Sacra Missione Cittadina il Santissimo Crocifisso, per la prima volta, entra e “soggiorna” per due giorni nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio. Da lì prosegue per il Cimitero Cittadino prima di rientrare nella sua Basilica.**
Sulla
parte destra della Cappella del “Santo Cristo” troviamo il
bassorilievo della tomba di Maria Brignole, sorella del Cardinal
Giacomo Luigi Brignole, morta in giovane età nel 1821.
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Navata di Destra - Cappelle Laterali |
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La discesa dello Spirito Santo, tela Sull’altare successivo c’è la tela (cm. 310 x 210) di
Domenico Fiasella, detto il “Sarzana”, (1589-1669) raffigurante la
discesa dello Spirito Santo. [[
Volendo identificare nel ritratto in primo piano il Sacerdote
Giambattista Muzio, che resse le sorti della parrocchia dal 1594 al
1619, uomo “di un’attività e di una zelo ammirabile” che
“aiutò la fabbrica della nuova chiesa” e fece costruire
l’altare dello Spirito Santo, ricostruito in marmi policromi nel
1928, ci si troverebbe di fronte ad un’opera eseguita dal pittore
non molto dopo il suo ritorno da Roma; in questo caso l’augusto
ritratto giovanile, in fondo a sinistra, potrebbe essere il suo
autoritratto. Nel dipinto insieme a chiari accenti michelangioleschi
(la bellissima, statica figura dell’apostolo notata all’indietro)
e caravaggeschi (il realismo dell’apostolo rotolante), molto
evidenti sono due celebri “modelli” genovesi: la composizione è
ispirata a quella della Circoncisione del Rubens della chiesa di
Sant’Ambrogio ed il lessico è del tutto affine al l’Assunzione
del Reni in quella stessa chiesa. Opera grandiosa in ogni modo, in cui
l’eclettico pennello del pittore giunge ad una minabile unità di
sintesi. ]] Il Transito di San Giuseppe, tela Segue
il Transito di San Giuseppe (cm. 244x150) restaurato nel 1928 da
Pompeo Rubinacci. Il Ratti, nel la sua Descrizione, l’assegna a
Giovannandrea De Ferrari; la composizione ha, invece, le
caratteristiche di Orazio De Ferrari (1605-1657) ed è inoltre firmata
e datata (sulla traversina della sedia in prima piano): “Il Cav. Horaz° De Ferrari - 1654”. [[ Il dipinto appartiene perciò all’epoca in cui il pittore era
ormai celebre e il Principe di Monaco lo aveva creato Cavaliere
dell’Ordine di San Michele; e seguito cioè tre anni prima che la
fatale pestilenza rapisse il pittore, la moglie e i figli e molti tra
gli artisti genovesi dell’epoca. Le figure si delineano isolate,
sullo sfondo unito di un bruno dorato. La scena si accentra sulla
realistica figura del Morente, sulle sue mani pesanti e rugose. La
tipologia di questa figura e di quella di Gesù richiamano da vicino
il “Sant’Agostino e Gesù” dell’Accademia Ligustica. Permeato
di reminescenze veneziane il volta niveo della Vergine. Aleggiano
quiete e stasi; anche gli angeli in alto bisbigliano sommessi e
sincronizzano il volo. L’altare in marmi policromi è di epoca
precedente alle colonne in marmo bianco e rosso variegato reggenti un
timpano spezzato sormontato dalla statua di Gesù Barabino e da due
angeli.]] Sulla
base delle colonne lo stemma dell’Abate Nicolò Arpe. Cappella, dedicata in onore dei Santi Giovanni Battista e Lorenzo Dalle
descrizioni murate ai lati dell’altare successivo ne conosciamo i
committenti: “A Dio Ottimo Massimo - Questa cappella, dedicata in
onore dei Santi Giovanni Battista e Lorenzo, fece costruire in
eleganti blocchi di marmo, memore dell’anima sua e della patria,
Domenico Bolasco, figlio di Luca, Prevosto della Chiesa Metropolitana
di Genova... nell’anno di nostra salute 1647 addì 24 maggio”.
E’ in marmo bianco e rosso variegato, fiancheggiato da colonne
poggianti su alte basi su cui restano tracce degli stemmi della
nobile famiglia dei Bolasco abrasi, per le leggi napoleoniche,
sormontate da un timpano spezzato con statua di Gesù Bambino e due
angeli. La Madonna del Carmine e i Santi Giovanni Battista e Lorenzo, tela La
pala (cm. 210 x125) con la “Madonna del Carmine e i Santi Giovanni
Battista e Lorenzo” viene assegnata a Lazzaro Tavarone (1550 -
1641). [[
Ad uno dei pochi dipinti a olio di questo pittore fanno pensare
infatti le sue caratteristiche: l’esuberanza, la solenne emotività
delle figure “cambiasesche - spagnoleggianti”, il colore sugoso,
vivido, vario, la pennellata facile e potente. Il Battista ha i dati
somatici delle sue figure barbute e l’impetuoso angelo, piedistallo
alla Vergine col Figlio e leggio al Santo Diacono, potrebbe essere la
sua firma raffigurata. Di una particolare bellezza pittorica Lorenzo,
nei tratti allungati e appassionati, nel luccichio del damasco a
contrasto con il camice bianco. L’opera fu restaurata nel 1928 da
Pompeo Rubinacci.]] Fa
da cornice all’altare un solenne arco lavorato a stucchi, pregevole
esemplare di “barocchetto ligure”, a tinte pastello. In esso
campeggiano le formelle di quattro vergini martiri paleocristiane: a
destra, internamente Santa Rosalia, esternamente Sant’Agata; a
sinistra, internamente Santa Lucia, esternamente Sant’Appollonia. L'Altare di Nostra Signora i Lourdes L’ultimo altare che incontriamo è quello di Nostra Signora di Lourdes, opera del secolo XX. La parte di fondo originariamente era sistemata a finta grotta.
Affreschi della volta
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Aspetto Esteriore della Basilica |
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Le Fonti |
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| Indice Chiese Locali |
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| www.maranatha.it | |