Parrocchia Basilica di Santa Maria di Nazareth - Sestri Levante  

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BASILICA DI S.M. NAZARETH SESTRI LEVANTE

  

Alberto Fazzeri

Guida per la Visita 

alla Basilica di 

Santa Maria di Nazareth 

in Sestri Levante

 

 

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Navata Centrale  

 

Il Pulpito

Lasciando il presbiterio e guardando a sinistra, vediamo il Pulpito, in marmi policromi, delle stesso stile dell’Altar Maggiore. Esso poggia su una base a parallelepipedo, sormontata da volute, cui si accede mediante undici scalini che si snodano su due lati del pilastre. Nella colonna, in basso, è inciso “Nell’anno 1700, essendo Priore il signor Giuseppe Gandolfi fu Battista”. Si può anche leggere, su una delle lastre che proteggono la scala “Aere ... hoc opus MDCCIII”, frase menomata a causa delle leggi della Repubblica di Genova del 1797 che imponevano la abrasione degli stemmi  gentilizi e dei nomi dei benefattori.

 

Il Pulpito L'Organo

  

L'Organo

Guardando la porta principale, ecco la cantoria in legno dipinto in verde e beige, mossa centralmente e la cassa armonica dell’organo terminante in due lesene sormontate da un motivo scolpito a giorno a forma di lira. Essa racchiude l'organo opera n° 465 dei Fratelli Serassi di Bergamo, eseguite nel 1832, come attesta la targhetta a stampa e penna posta sul frontalino della tastiera e modernizzate dai Fratelli Lingiardi di Pavia, nel 1918, come testimonia il cartiglio ad inchiostro, posto nel retro dello stesso frontalino.  

 

[[ Il prospetto dell’organo è composto da trentun canne verticali di stagno, dalle bocche allineate, disposte in tre campate terminanti a cuspide. Ha un’unica tastiera con consolle a finestra, composta da cinquantasei tasti nell’ambite Do1/Sol5 , il rivestimento dei diatonici è di esso, i cromatici hanno il corpo in noce, che sostituisce l’originale ad ottava corta. La sua meccanica è a rimando, l’attacco al tasto & è  a dado con tiranti in ferro. Come tiranti accessori ha la terza mano e i principali bassi.

 

La pedaliera, piatta, a cromatici radiali, ha ventiquattro pedali nell’ambito Do1/ Si2 ; è stata sostituita, anch’essa, dai Fratelli Lingiardi. La sua meccanica ha l’attacco tiranti propri e l’unione tasto al pedale a compendio, inseribile, il trascinamento è reale. 

   

I Comandi della registratura sono a manetta con incastro, disposti in due colonne a destra della tastiera così divisi:  

Terza Mano

Cornetto Soprani I 

Cornetto Soprani II

Fagotto Bassi 8

Tromba Soprani 8

Clarone Bassi 4

Come Inglese Soprani

Viola Bassi 4

Flauto Traverso Soprani

Flauto in Ottava

Viola Gamba Bassi* 

Violini Soprani*

Bombarda 16

Voce Umana Soprani 

Tremolo

Principale Bassi 16

Principale Soprani 16  

Principale Bassi 8 

Principale Soprani 8

Ottava Bassi 4  

Ottava Soprani 4 Decimaseconda

Decimaquinta

Decimanona  

Una Fila Ripieno

Due File Ripieno

Due File Ripieno

Trigesima Terza e Sesta

Contrabbasso 16

Dolciana Soprani

(in realtà unione Tasto/Pedale)

* questi registri, probabilmente inseriti dai Fratelli Lingiardi.  

                   

Presenta pedaletti per terza mano e ripieno con possibilità di combinazione alla bombarda. I sommieri minori e le relative canne sono originali, mentre il sommiere maggiore, con crivello in cartone, è stato modificato dai Fratelli Lingiardi. La numerazione è stata cambiata inserendo i primi quattro cromatici, al di setto dei numeri attuali sono ancora visibili i cartellini originali.

 

Il sistema di accordatura delle canne è tendo e a riccio; presenta denti, corista calante, bocche sopra il crivello. La manticeria, ora motorizzata, è composta da tre mantici a lanterna azionati da ruota a manovella con quattro soffietti.]]  

 

La Volta

Alzando gli occhi possiamo ammirare la volta della navata centrale, affrescata nel 1893 da Lazzaro Demaestri dell’Accademia Ligustica (Savona 1840-1910), coadiuvato dal pittore ornamentale Erminio Ferrea.

 

[[ I dipinti rispecchiano le caratteristiche della pittura genovese che aveva avuto con Nicolò Barabino il suo massime esponente. Il disegno è corretto, vividi i colori, volutamente teatrale l’interpretazione dei fatti storici. Il pittore non è scevro da formalismi e da allegoria accademica, ma sotto il paludamento scenografico palpita nei suoi affreschi una vena spontanea.]]  

 

Nel primo medaglione, commesso dal marchese Giacomo Balbi, la “Natività della Vergine”. Nel secondo, commesso dalla marchesa Isabella Sertorio, i “Trionfi del Crocifisso”. Nel terzo medaglione, commesso dal Cav. Giacomo Tanlongo, la “Disputa di S. Caterina di Alessandria davanti all’imperatore Massimino”.  

   

[[ Per lo schema del secondo medaglione è probabile che il pittore si sia ispirato al bassorilievo della “Esaltazione della Croce” di Giovanni Duprè nella lunetta della porta centrale di Santa Croce a Firenze (1861). Il Demaestri era stato infatti, per ragioni di studio, nel 1868 a Firenze e nel 1879 a Roma. Il Crocifisso, attorniato da Martini e Confessori, è rappresentato secondo 1’iconografia più antica: atterrati sono gli idoli, il tripode, spenta l’ara, slegati i fasci, un moro adora e uno schiavo spezza le sue catene.

Le rocce della scena, ombreggiate da pini, sono quelle dell’Isola di Sestri; in lontananza la Marina di Ponente con le sue imbarcazioni a riva, i suoi palazzi e casupole e lo sfondo solenne degli azzurri Appennini. Il pittore, in questo interessante paesaggio sestrese cede all’influsso di quella corrente verista che fin della metà del secolo si era fatta strada tra i pittori liguri.]]  

 

Caratteristiche Stilistiche della Chiesa

 

Alle caratteristiche stilistiche della chiesa e ai dipinti del presbiterio e del coro, ben s’intonano gli affreschi delle navate laterali e delle pareti della navata centrale, eseguiti nei 1927 del pittore piemontese Giulio Corio, coadiuvato dal pittore Gioacchino Aluffo e restaurati da un’equipe guidata da Fabrizio Losa tra il 1993 e il 1995.  

 

Navata di Destra - La Cappella del Santissimo Crocifisso

   

La Cappella del Santo Cristo

Nella cappella a destra dell’Altar Maggiore troviamo il Santissimo Crocifisso, patrono di Sestri Levante. Antiche tradizioni orali e scritte ricordano un’immagine lignea di Gesù Crocifisso, venerate nella Chiesa parrocchiale di San Nicolò dell’Isola fin dal secolo XIII. 

 

Non abbiamo notizie certe della sua provenienza. 

 

[[ I caratteri tecnico-stilistici di questa immagine lignea, dovuta a umile artista, richiamano l’ultima fase della scultura romanico lombarda: il capo reclinato sulla spalla destra, il busto contratto, le gambe piegate, il piede destro fissato sul sinistro e soprattutto il commosso atteggiamento del volto.]]

 

Provenienza del crocifisso

Alcuni ritengono trattarsi di uno di quei crocifissi che aprivano le processioni penitenziali in tempo di calamità, altri dicono fosse issato a prora di qualche barca, segno di protezione divina. La tradizione lo vuole portato dal mare dalle parti di Levante con alcuni relitti, dopo una qualche battaglia navale.

 

Supplica degli abitanti dell'Isola al Santo Cristo

Nel maggio 1336, le galee di Monaco fanno irruzione nell’Isola di Sestri e la occupano, ma non riescono ad espugnare il Castello. Genova, per riprenderla, arma quattordici galee, quaranta cetee e varie barche, costituendone capitano Napoleone Spinola, figlio di Galeotto. Avuto sentore del pericolo, i Monegaschi fuggono da Sestri, lasciando a terra scale e diversi uomini. Gli abitanti dell’Isola attribuiscono la fuga nemica a quel Crocifisso che avevano supplicato nell’assedio: il “Santo Cristo”.  

 

L'assalto all'isola dai Veneziani e dai Fiorentini

** Nell’estate 1432, Veneziani e Fiorentini, alleati contro i Visconti di Milano, dominatori della Repubblica di Genova, assaltano per mare e per terra l'isola. Da Genova il soccorso non tarda: Nicolò Negrone con sole tre navi e millecinquecento uomini la libera. La splendida vittoria in tanta disparità di forze è attribuita alla protezione del “Santo Cristo” e il rettore di San Nicolò, Giovanni Boccanegra, delibera un triduo di ringraziamento, triduo che si è rinnovato ogni anno nel corso dei secoli.  

 

Dedicazione della Cappella al Santo Cristo, processioni penitenziali

Il  10 maggio 1500, il rettore di San Nicolò, Giovanni Canexio, dedica nella sua chiesa una cappella al “Santo Cristo” e, il 9 giugno 1579, mons. Nicolò Mascardi, vescovo di Brugnato, nella relazione della sua visita pastorale, rivela che “i Confratelli Disciplinati fanno processioni, portando l’immagine di Gesù Crocifisso”. Sono precessioni penitenziali, attestanti la devozione dei Sestrini al “S. Cristo”. **

 

La piccola cappella diviene La Collegiata di Santa Maria di Nazareth

Intanto Sestri si ingrandisce nel piano e la piccola cappella fondata nel 1368 “in Burgo Arenae”, diviene la Collegiata di Santa Maria di Nazareth (1620) e nel 1616 il “Santo Cristo” è trasportato da San Nicolò al Coro della Collegiata e vi rimane fine ai 1690, anno in cui viene rimosso e riposto in sacrestia (non ci è pervenuto il motivo di ciò).  

 

Il Canonico sacrista Leonardo Bolasco

Un giorno del 1700, il Canonico sacrista Leonardo Bolasco con un giovane chierico, Cristofero Rovasca, vedendolo parecchio malandato (al crocefisso mancano le braccia) decide di spaccarlo e darlo alle fiamme. Già il Canonico Bolasco sta per vibrane il primo colpo (famosa è la frase che la tradizione vuole abbia pronunziato prima di alzare la scure: “Come Cristo Vi adoro, come legno Vi spacco”), quando il Crocifisso apre gli occhi come persona viva.

Il povero Bolasco sviene e il Rovasca corre ad avvertire il vescovo dell’accaduto. La notizia vola dappertutto ed è un accorrere di gente di ogni ordine sociale. Questo è quello che ci riporta la tradizione dell’accaduto; così risorse in Sestri la devozione al “Santo Cristo”.  

 

**  II vescovo di Brugnato, Mons. Leopoldo Lomellini, provvede a far edificare una nicchia nella cappella dell’Addolorata dove, nel 1725, il Crocifisso viene solennemente esposto alla venerazione pubblica. Al “Santo Cristo” la Città di Sestri ricorre durante la siccità del 1751 (le cronache riportano che al secondo giorno del triduo straordinario si ha la sospirata pioggia) e, nel 1758, quando Mons. Domenico Tatis dedica preghiere e indulgenze per la cessazione dei tremendi morbi che investono la Liguria.  

 

La prima solenne processione

Il 26 luglio di quell’anno, ha luogo la prima solenne processione di ringraziamento alla quale partecipano i Magnifici Agenti della Comunità, il Capitolo della Collegiata, i Cappuccini, i Conventuali e i Domenicani.  

Nel 1785 viene edificato 1’altare marmoreo che ancora oggi possiamo ammirare. 

 

[[ La nicchia che racchiude il “Santo Cristo” è fiancheggiata da alte colonne in marmo nero e coronata da un timpano spezzato tondo, sormontato da due putti e con al centro il Sacro Cuore attorniato da angeli. La parte di fondo è decorata con i simboli della Passione in marmo bianco su lastra nera. ]]

 

Istituzione del Solenne Triduo

Nel 1795, per deliberato dei Magnifici Agenti della Comunità, si incomincia il Solenne Triduo al quattordici settembre da ripetere ogni anno.**

 

Il Santo Cristo placa la furia del mare

Il trenta luglio 1816, infuria il mare da libeccio, barche e case sono in pericolo, basti pensare che per la contrada principale si veniva in barca alla piazza della Collegiata. I Canonici portano il “Santo Cristo” in vista del mare e con esso impartiscono la benedizione e il turbine si calma d’un tratto.

 

1835: scoppia tremendo il colera

** Nel 1835 nel Genovesato scoppia tremendo il colera, Mons. Casabianca delibera una processione penitenziale il 28 agosto e il 13 dicembre funzioni di ringraziamento per lo scampato pericolo. **

 

Il Santo Cristo in processione ogni venticinque anni...

Mons. Pio Luigi Scarabelli, primo vescovo delle diocesi unite di Luni-Sarzana-Brugnato, stabilisce che il “Santo Cristo” non si possa portare in processione che ogni venticinque anni o in casi di grave bisogno; le prime feste venticinquennali sono celebrate nel 1851.

 

Visite illustri

Nei secoli illustri personalità s’inginocchiano innanzi al “Santo Cristo”, ne ricordiamo almeno una: la regina Elisabetta Farnese, sposa di Filippo V di Spagna, che soggiorna a Sestri dal 26 al 30 settembre 1714 nella villa Brignole (oggi Balbi).

 

Incoronazione del Santissimo Crocifisso

Il 3 ottobre 1902 il Canonico Arciprete Mons. Vincenzo Podestà annuncia dall’Altare che il Sommo Pontefice Leone XIII acconsente all’incoronazione del Santissimo Crocifisso nel sesto centenario della venerazione, cosa rarissima per una croce, ed esorta il popolo a fare la propria offerta in oro anziché in danaro. 

 

Le offerte dei Sestrini per la corona del Santo Cristo

La parola del Pastore scuote profondamente i Sestrini: ricchi e poveri si privano dei ricordi più cari dei loro vecchi e delle fedi nuziali per essere tutti rappresentati in quella corona. Mons. Parroco deve più volte ringraziare e ordinare la cessazione delle offerte.

Cosa ancor più rara e invidiata è che a porre sul capo del Santissimo Crocifisso il diadema regale sia il Segretario di Stato di Sua Santità, San Pio X, il Cardinal Ferrata, nominato Legato Pontificio, il 13 settembre 1903.

 

** Il tempo è avverso quel giorno, specialmente il pomeriggio, tanto che è possibile trasportare il Re di Sestri Levante soltanto sotto il pronao della Collegiata.

 

La prima processione del Santissimo Crocifisso incoronato

I Sestrini intrecciano mirabilmente la data del 1903 a quella del 1928, festa venticinquennale alla quale partecipa il Patriarca di Venezia, Cardinal Pietro La Fontaine e una decina di vescovi sotto il patrocinio di Sua Altezza Reale il Principe Tommaso di Savoia, Duca di Genova. In quella data viene portato per la prima volta in processione il Santissimo Crocifisso incoronato; cosi si ha una gloriosa catena storica da perpetrare nei secoli. **

 

Festeggiamenti cinquantennali dell’incoronazione

Nel 1953 si svolgono solenni festeggiamenti cinquantennali dell’incoronazione, presieduti dal Cardinal Alfredo Ottaviani, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, coadiuvato da diversi vescovi. Sul lato sinistro della cappella del “Santo Cristo”, sotto il busto di Mons. Vincenzo Podestà. (Canonico Arciprete dal 1867 al 1911), troviamo un’epigrafe dedicata all’illustre prelato devotissimo del “Santo Cristo”. E’ da ricordare che in occasione dei festeggiamenti cinquantennali, il responsabile della musica sacra è il grande Maestro-Compositore Mons. Giovanni Battista Campodonico.

 

Elevazione di Santa Maria  di Nazareth a Basilica Romana Minore

Il   12 agosto 1962, a sintesi di tante glorie legate al “Santo Cristo” e alla Beata Vergine Maria, il Sommo Pontefice Giovanni XXIII invia l’Arcivescovo Metropolita di Genova, Cardinal Giuseppe Siri, a compiere il gesto più importante per un Tempio cristiano: l’elevazione della Perinsigne Collegiata di Santa Maria di Nazareth a Basilica Romana Minore. 

 

Restauro del Santissimo Crocifisso

In occasione del venticinquennio del 1978 la Sovraintendenza ai Beni Artistici provvede al restauro del Santissimo Crocifisso. Sotto stucco e cartapesta è ancora conservata l’antica fisionomia romanica che un accurato lavoro rende splendida.

   

L’antica croce settecentesca

** Meno felice è la sorte dell’antica croce settecentesca in velluto nero e argento “Torretta” che è smontata con la speranza di recuperare l’antica croce dipinta di San Nicolò. Essa risulta completamente abrasa eccezione fatta per il volta della Madonna sul cantonale di destra e un occhio di Dio Padre in alto. Poco felici sono anche le braccia, non proporzionate, che sostituiscono quelle settecentesche in cartapesta. I solenni festeggiamenti sono presieduti dal Cardinal Sergio Pignedoli, Presidente del Pontificio Consiglio per i non Cristiani.  

 

Nel 1982, si svolge una solenne processione a causa della crisi di lavoro che ha colpito Sestrini e parte della Liguria.

 

Il Santo Cristo nella Sacra Missione Cittadina

Nel 1994, in occasione della Sacra Missione Cittadina il Santissimo Crocifisso, per la prima volta, entra e “soggiorna” per due giorni nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio. Da lì prosegue per il Cimitero Cittadino prima di rientrare nella sua Basilica.**

 

Sulla parte destra della Cappella del “Santo Cristo” troviamo il bassorilievo della tomba di Maria Brignole, sorella del Cardinal Giacomo Luigi Brignole, morta in giovane età nel 1821.  

 

Navata di Destra - Cappelle Laterali

   

L'Altare della Pietà

Nella nicchia sovrastante il primo altare laterale troviamo un policromo gruppo della Pietà, esempio di scultura lignea del primo settecento genovese, scenografico e solenne nel modellato a grandi masse, di ispirazione vandickiana. Il gruppo, probabilmente situato nella cappella del Santissimo Crocifisso, di proprietà della Compagnia dei Sette Dolori, è trasferito dove si trova attualmente nel 1785, per lasciare il posto al Crocifisso miracoloso.  

 

[[L’altare in materiale, ad eccezione della mensa che è in marmo bianco e del tabernacolo sempre in marmo, che è un’aggiunta posteriore, presenta una nicchia dipinta a palmizi, fiancheggiata da due colonne coronate da un timpano spezzato con al centro il ritratto seicentesco di San Leonardo da Porta Maurizio che predica la Sacra Missione Cittadina nel 1745.]]  

 

La discesa dello Spirito Santo, tela

Sull’altare successivo c’è la tela (cm. 310 x 210) di Domenico Fiasella, detto il “Sarzana”, (1589-1669) raffigurante la discesa dello Spirito Santo.

 

[[ Volendo identificare nel ritratto in primo piano il Sacerdote Giambattista Muzio, che resse le sorti della parrocchia dal 1594 al 1619, uomo “di un’attività e di una zelo ammirabile” che “aiutò la fabbrica della nuova chiesa” e fece costruire l’altare dello Spirito Santo, ricostruito in marmi policromi nel 1928, ci si troverebbe di fronte ad un’opera eseguita dal pittore non molto dopo il suo ritorno da Roma; in questo caso l’augusto ritratto giovanile, in fondo a sinistra, potrebbe essere il suo autoritratto. Nel dipinto insieme a chiari accenti michelangioleschi (la bellissima, statica figura dell’apostolo notata all’indietro) e caravaggeschi (il realismo dell’apostolo rotolante), molto evidenti sono due celebri “modelli” genovesi: la composizione è ispirata a quella della Circoncisione del Rubens della chiesa di Sant’Ambrogio ed il lessico è del tutto affine al l’Assunzione del Reni in quella stessa chiesa. Opera grandiosa in ogni modo, in cui l’eclettico pennello del pittore giunge ad una minabile unità di sintesi. ]]

 

Il Transito di San Giuseppe, tela

Segue il Transito di San Giuseppe (cm. 244x150) restaurato nel 1928 da Pompeo Rubinacci. Il Ratti, nel la sua Descrizione, l’assegna a Giovannandrea De Ferrari; la composizione ha, invece, le caratteristiche di Orazio De Ferrari (1605-1657) ed è inoltre firmata e datata (sulla traversina della sedia in prima piano): “Il Cav. Horaz° De Ferrari - 1654”.

 

[[ Il dipinto appartiene perciò all’epoca in cui il pittore era ormai celebre e il Principe di Monaco lo aveva creato Cavaliere dell’Ordine di San Michele; e seguito cioè tre anni prima che la fatale pestilenza rapisse il pittore, la moglie e i figli e molti tra gli artisti genovesi dell’epoca. Le figure si delineano isolate, sullo sfondo unito di un bruno dorato. La scena si accentra sulla realistica figura del Morente, sulle sue mani pesanti e rugose. La tipologia di questa figura e di quella di Gesù richiamano da vicino il “Sant’Agostino e Gesù” dell’Accademia Ligustica. Permeato di reminescenze veneziane il volta niveo della Vergine. Aleggiano quiete e stasi; anche gli angeli in alto bisbigliano sommessi e sincronizzano il volo. L’altare in marmi policromi è di epoca precedente alle colonne in marmo bianco e rosso variegato reggenti un timpano spezzato sormontato dalla statua di Gesù Barabino e da due angeli.]]

 

Sulla base delle colonne lo stemma dell’Abate Nicolò Arpe.

 

Cappella, dedicata in onore dei Santi Giovanni Battista e Lorenzo

Dalle descrizioni murate ai lati dell’altare successivo ne conosciamo i committenti: “A Dio Ottimo Massimo - Questa cappella, dedicata in onore dei Santi Giovanni Battista e Lorenzo, fece costruire in eleganti blocchi di marmo, memore dell’anima sua e della patria, Domenico Bolasco, figlio di Luca, Prevosto della Chiesa Metropolitana di Genova... nell’anno di nostra salute 1647 addì 24 maggio”. E’ in marmo bianco e rosso variegato, fiancheggiato da colonne poggianti su alte basi su cui restano tracce degli stemmi della nobile famiglia dei Bolasco abrasi, per le leggi napoleoniche, sormontate da un timpano spezzato con statua di Gesù Bambino e due angeli.

   

La Madonna del Carmine e i Santi Giovanni Battista e Lorenzo, tela

La pala (cm. 210 x125) con la “Madonna del Carmine e i Santi Giovanni Battista e Lorenzo” viene assegnata a Lazzaro Tavarone (1550 - 1641).

 

[[ Ad uno dei pochi dipinti a olio di questo pittore fanno pensare infatti le sue caratteristiche: l’esuberanza, la solenne emotività delle figure “cambiasesche - spagnoleggianti”, il colore sugoso, vivido, vario, la pennellata facile e potente. Il Battista ha i dati somatici delle sue figure barbute e l’impetuoso angelo, piedistallo alla Vergine col Figlio e leggio al Santo Diacono, potrebbe essere la sua firma raffigurata. Di una particolare bellezza pittorica Lorenzo, nei tratti allungati e appassionati, nel luccichio del damasco a contrasto con il camice bianco. L’opera fu restaurata nel 1928 da Pompeo Rubinacci.]]

 

Fa da cornice all’altare un solenne arco lavorato a stucchi, pregevole esemplare di “barocchetto ligure”, a tinte pastello. In esso campeggiano le formelle di quattro vergini martiri paleocristiane: a destra, internamente Santa Rosalia, esternamente Sant’Agata; a sinistra, internamente Santa Lucia, esternamente Sant’Appollonia.

 

L'Altare di Nostra Signora i Lourdes

L’ultimo altare che incontriamo è quello di Nostra Signora di Lourdes, opera del secolo XX. La parte di fondo originariamente era sistemata a finta grotta.

 

Affreschi della volta

  

 

Aspetto Esteriore della Basilica

   

Primitivo aspetto esteriore della Basilica

Il primitivo aspetto esteriore della Basilica, leggero e mosso, con i campanili laterali, l’unica porta al centro con scalinata semicircolare, il soprastante finestrone semirotondo ed il timpano triangolare, si può osservare assai bene in una veduta di Sestri della prima metà del Settecento conservata nell’Istituto Suore della Presentazione e riprodotta qui a lato ed in copertina da Pietro Lucchetti.  

  

Proposte di modifiche: il nuovo porticato

Nel “Libro delle Deliberazioni della Fabbrica” v’è la proposta, in data 17 giugno 1837, di rifare questa facciata malandata, di rafforzare i campanili mediante un porticato antistante, di aprine due porte ai lati di quella centrale. In data 18 agosto 1839 si legge che “i lavori verranno affidati all’architetto Giambattista Prato, e ultimati nel 1840”.  

 

Il Pronao neoclassico a colonne joniche

[[ Veniva, quest’architetto, dal terminare parecchie “grandiose fabbriche” in Chiavari, dove aveva dato prova di “singolare valore architettonico”. I Sestrini hanno cosi il loro pronao neoclassico a colonne joniche (originariamente in calcestruzzo e sostituite dalle attuali in marmo bianco nel 1955) e timpano triangolare, secondo la “moda” lanciata nel 1830 in Liguria, da Carlo Barabino col pronao dell’Assunta in Genova. A breve distanza, nel 1841, i Chiavaresi seguono l’esempio di Sestri, con il ricco pronao addossato al frontespizio della Cattedrale di Nostra Signora dell’Orto.]]

 

Dell'antica facciata...

Dell’antica facciata di Santa Maria di Nazareth, rimangono nell’ondine: i due campanili, neoclassicizzati e la Statua della Vergine col Bambino al di sopra della porta centrale; all’interno del pronao sono ancora visibili parti della decorazione dell’antico finestrone, dell’orologio del campanile di Levante e buona parte del timpano triangolare sorretto da lesene.  

Le Fonti

- Archivio parrocchiale di Santa Maria di Nazareth

- Schedario Uffici0 Liturgico Diocesi di Chiavari
- Schedario Sovrintendenza Beni Artistici e Storici di Genova
- Maria Rossignotti: SESTRI LEVANTE  Itinerario Artistico (1952)

- Placido Tomaini -  Angelo Rossignotti:

   SANTA MARIA DI NAZARETH (1975)

Si ringraziano la

Prof. Maria Rossignotti e il Dott. Angelo Rossignotti

per aver gentilmente concesso l’uso di alcune

delle loro descrizioni artistiche e storiche.

I diritti di quest’opera sono tutelati dalla Curia Vescovile di Chiavari
Finito di stampare per il S. Natale 1999

 

  Indice Chiese Locali

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