MISSALE ROMANUM

EX DECRETO  S.O. CONCILII  VATICANI II

 INSTAURATUM 

AUCTORITATE  PAULI Pp. VI PROMULGATUM

JOANNIS PAULI Pp. II CURA RECOGNITUM

 

 

 
             Premessa Generale
               Documenti
               Ordinario Generale del Missale Romanum
               Introduzione al Rito di Paolo VI
 

 
             Praeparatio ad Missam
              Ordo Missæ
    
         Gratiarum actio Post Missam
 

    
         Rito per fare e aspergere l’Acqua Benedetta
    
         Prefazi
              Preghiere Eucaristiche

              Benedizioni Solenni

             Comuni
             Messe Rituali
             Messe e Orazioni per Varia Necessità
             Messe Votive
             Messe dei Defunti

                 Appendice

             Rito per Benedire il Calice e la Patena
             Ordinario della Messa Latino-Italiano per i Fedeli
 
 

RITUS PAULI VI

 

-Præparatio Ad Missam

RITUS  INITIALES

 

-Antiphona Ad Introitum

-Incensatio Altaris

-Salutatio

-Aspersio

-Actus Pænitentialis

-Kyrie E Gloria

-Collecta


 

LITURGIA VERBI

 

-Lectiones O Epistola

-Psalmus Responsorialis

-Alleluia

-Evangelium (senza Diacono)

-Evangelium (col Diacono)
-Homilia

-Credo

-Oratio Fidelium

  

LITURGIA EUCHARISTICA

 

-I. Offertorium

    Antiphona Ad Offertorium

    Incensatio

    Lavabo

    Oratio Super Oblata

 

-II. Prex Eucharistica

     Præfatio

     Sanctus

     Canon Romanus
 

-III. Ritus Communionis

     Pater Noster

     Agnus Dei
     Antiphona Ad Communionem

     Communio Fidelium
     Postcommunio
     (Oratio Super Populum)

 

RITUS CONCLUSIONIS

 

-Benedictio Et Dimissio

-Gratiarum Actio Post  Missam

 

 

 

 

Præparatio ad Missam

 

Il Celebrante prepara per tempo tutto l’occorrente per la Santa Messa.

 

Se la Messa è Concelebrata in presbiterio si preparino:

a) le sedi e i sussidi per i sacerdoti concelebranti; b) sulla credenza: un calice di sufficiente capacità o più calici.


Se non è presente il Diacono, i compiti a lui propri sono svolti da alcuni Concelebranti.
Se non vi sono gli altri ministri, le parti loro proprie si possono affidare ad altri fedeli idonei, altrimenti vengono assolte da alcuni concelebranti.


I Concelebranti, in sagrestia o in altro luogo adatto, indossano le vesti sacre che abitualmente si utilizzano nella celebrazione individuale
[Secondo il chiarimento dato dalla Redemptionis Sacramentum ciò significa che il Sacerdote Concelebrante ha l’obbligo della casula per la Celebrazione]. Tuttavia per un ragionevole motivo, come ad esempio un numero notevole di concelebranti e la mancanza di paramenti, i concelebranti, fatta sempre eccezione per il Celebrante Principale, possono fare a meno della casula o pianeta e usare soltanto la stola sopra il camice.

 

Nessuno mai vada o sia ammesso a Concelebrare quando la Messa è già iniziata.

 

Il Celebrante  e chi eventualmente si accinge Concelebrare  la Santa Messa provvede a raccogliersi spiritualmente e a distaccarsi dal mondo: recita in sacrestia nel silenzio, le preghiere del PRÆPARATIO AD MISSAM che si trova pubblicata in Appendice al Messale Romano del 1983. Al termine, esce (o escono) dalla Sacrestia.

 

RITUS INITIALES

 

 

 

La Santa Messa ha inizio con la processione del Celebrante verso l’Altare.

Se ci sono i Sacerdoti Concelebranti precedono il Celebrante principale.

Se c’è la presenza del Diacono (o del Lettore istituito) nella processione di ingresso, porta l’Evangelario (in assenza del Diacono anche un Sacerdote Concelebrante). Arrivato all’altare il Diacono deporrà il libro nel mezzo dell’altare e dopo aver baciato l’altare porgerà il turibolo con la navicella al Celebrante (se utilizza l’incenso).

 

Il Celebrante sale all’altare

 

Il Celebrante (ed i Sacerdoti Concelebranti)  giunto ai piedi dell’altare fa con i ministri la debita riverenza e sale all'altare.

 

Il Celebrante bacia l’altare

 

Bacia l’Altare in segno di venerazione senza dire nulla. Generalmente le reliquie sono collocate sull’altare; anche se le reliquie sono incastonate nel basamento dell’altare o se non sono presenti nell’altare su cui si celebra, in qual caso bacia lo stesso la mensa. Vi rimane se deve incensare l’altare. Poi con i ministri e il Diacono va alla sede dove il Ministrante gli porta il Messale.

 

L’Altare è ricoperto da almeno una tovaglia [Ma nulla vieta (“almeno”) che ne siano distese più di una seconda tradizione e decenza].

 

In ogni celebrazione sull’altare, od accanto ad esso si pongano almeno due candelabri con ceri accesi [non è previta dalle norme liturgiche per nessun motivo la presenza sull’altare, al posto dei ceri della la menorah il candelabro ebraico a sette bracci, ne lampade a cera liquida o altri oggetti che non siano ceri…] o anche quattro o sei, specialmente se si tratta della Messa Domanicale e festiva di precetto. Se celebra il Vescovo della Diocesi si usano sette candelieri solo sull’altare. Inoltre sull’Altare o vicino ad esso si collochi la croce con l’immagine del Cristo Crocifisso. Sopra l’altare si può collocare l’Evangeliario distinto dal Lezionario e solo fino al momento del canto del Vangelo per il resto della Messa sull’Altare non rimane l’Evangeliario.

 

La patena con le ostie, il vino, l’acqua  sono posti generalmente in un punto sicuro dove saranno poi portati durante la processione di Offertorio al Celebrante. Se non è prevista processione offertoriale i doni sono posti con il calice (benedetto in precedenza) su una Credenza al lato dell’Altare. Saranno poi preparati dal Diacono con l’ausilio dell’Accolito e (o) di un Ministrante. Se non ci sono, lo farà il Celebrante.

 

Antiphona ad Introitum

 

Mentre il Celebrante fa il suo ingresso con il Diacono, Concelebranti e ministri, si inizia il canto dell’Antifona d’Ingresso.

 

Il canto viene eseguito alternativamente dalla schola e dal popolo, o dal cantore e dal popolo, oppure tutto quanto dal popolo o dalla sola schola. Si può utilizzare sia l'antifona con il suo salmo, quale si trova nel Graduale Romanum (l’edizione pubblicata secondo le nuove disposizioni liturgiche del Missale Romanum1975) o nel Graduale Simplex (1975), oppure un altro canto adatto all'azione sacra, al carattere del giorno o del tempo, e il cui testo sia stato approvato dalla Conferenza Episcopale, così come prevede l’Istruzione sulla musica nella liturgia Musicam sacram.

 

Se all'introito non ha luogo il canto, l'antifona proposta dal Messale Romano viene letta o dai fedeli, o da alcuni di essi, o dal lettore, o altrimenti dallo stesso Celebrante, in questo caso dopo il saluto iniziale.

 

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Incensatio altaris


Si può utilizzare l'incenso, soprattutto nelle Domeniche e nei giorni di festa .


Il Celebrante, stando all’altare, riceve dal ministro la navicella, mette nel turibolo l'incenso e lo benedice tracciando un segno di croce, senza dire nulla.

 

Il Celebrante, ricevuto il turíbolo, fa una profonda riverenza alla Croce e, in  silenzio, la incensa per prima per tre volte, con tre tiri doppi; quindi, fatta ancora una profonda riverenza alla Croce, in  silenzio incensa l'Altare con gesti che sottolineino il profondo senso Cristologico di ciò che si sta facendo, si eviterà allora di indirizzare il turibolo verso il nulla ma sempre verso l’altare evitando poi  ogni inutile lentezza o sciatta velocità.

 

L'altare si incensa con singoli colpi in questo modo:

a) Se l'altare è separato dalla parete, il Celebrante lo incensa girandogli intorno in modo che i colpi siano diretti alla partesuperiore della mensa consacrata;

b) Se invece l'altare è addossato alla parete, il Celebrante lo incensa passando prima la parte destra dell' altare, poi la sinistra.

La croce, se è sopra l'altare o accanto ad esso, viene incensata prima dell'altare.

 

Tornato alla Sede il Celebrante si segna con il segno della croce e dice a voce distinta o canta:

 
In nómine Patris + et Fílii et Spíritus Sancti.

Il popolo risponde:
Amen.

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Salutatio

 

Quindi il Celebrante stendendo le mani verso il popolo  saluta dicendo:
 

1a Formula

 

V/. Grátia Dómini nostri Iesu Christi, et cáritas Dei, et communicátio Santi Spíritus sit cum ómnibus vobis.

 

R. Et cum spíritu tuo.

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2Formula

 

V/. Gràtia vobis et pax a deo Patre nostro et Dómino Iesu Christo.

R.  Benedíctus Deus et Pater Domini nostri Iesu Christi.

Oppure

R.  Et cum spíritu tuo.

 

3a Formula

 

V/. Dominus vobíscum (oppure Pax vobis se presiede il Vescovo)
R. Et cum spíritu tuo.
 

Salutato il popolo, il Celebrante, o il Diacono o un ministro laico, può fare una brevissima introduzione alla Messa del giorno.

 

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Aspersio

 

Questo Rito si può fare ogni domenica in tutte le Messe, comprese quelle vespertine, specialmente nel Tempo Pasquale, in circostanze particolari. Il Rito, in memoria del Battesimo, sostituisce il consueto Atto Penitenziale. Il Presidente, benedetta l’acqua, senza togliere la Casula asperge l’assemblea accompagnato dal Diacono o da un Ministrante. L’aspersione non si fa mai prima della Messa ma sempre durante la Messa all’inizio, dopo il Salutatio. Il coro accompagna il Rito con un canto adatto.

Al termine del Rito, se è prescritto, si canta o si dice subito il Gloria.

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Actus Pænitentialis

 

 

Quindi il Celebrante invita all'atto penitenziale, che, dopo una breve pausa di silenzio, viene compiuto da tutta la comunità mediante una formula di confessione generale, e si conclude con l'assoluzione del Celebrante, che tuttavia non ha lo stesso valore del sacramento della Penitenza.

 

Quindi il Celebrante invita tutti a fare un atto di penitenza:

 

1a Formula

 

Fratres, agnoscámus peccáta nostra,

ut apti simus ad sacra mystéria celebránda.

 

Dopo una breve pausa di silenzio:

 

Tutti recitano il confesso:
Confíteor Deo omnipoténti et tibi, frater, quia peccávi nimis cogitatióne, verbo, ópere et omissióne:

ci si percuote il petto

mea culpa, mea culpa, mea máxima culpa.

Ideo precor beátam Maríam semper Vírginem, omnes Angelos et Sanctos, et te, frater, oráre pro me ad Dóminum Deum nostrum.

 

Al termine il Celebrante dice:
 

Misereàtur nostri omnìpotens Deus

et, dimìssis peccàtis nostris,

perdùcat nos ad vitam ætèrnam.
R. Amen.

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2Formula

 

 

V/. Fratres, agnoscámus peccáta nostra,

ut apti simus ad sacra mystéria celebránda.

 

Dopo una breve pausa di silenzio:

 

V/.  Miserére nostri, Dómine.

R. Quia peccávimus tibi.

 

V/.  Osténde nobis, Dómine,

misericórdiam tuam.

R. Et salutáre tuum da nobis.

 

Il Celebrante dice l’assoluzione:

 

Misereàtur nostri omnìpotens Deus

et, dimìssis peccàtis nostris,

perdùcat nos ad vitam ætèrnam.

R. Amen.

 

3a Formula

 

V/. Fratres, agnoscámus peccáta nostra,

ut apti simus ad sacra mystéria celebránda.

 

Dopo una breve pausa di silenzio:

 

V/. Qui missus es sanare contritos corde: Kyrie elèison.

R. Kyrie elèison.

 

V/. Qui peccatores vocare venisti: Christe, elèison.

R. Christe, elèison.

 

V/. Qui ad dexteram Patris sedes, ad interpellandum pro nobis: Kyrie elèison.

R. Kyrie elèison.

 

V/. Misereàtur nostri omnìpotens Deus

et, dimìssis peccàtis nostris,

perdùcat nos ad vitam ætèrnam.

R. Amen.

 

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Kyrie

 

Dopo l'atto penitenziale ha sempre luogo il Kyrie elèison, a meno che non sia già stato detto durante l'atto penitenziale, in questo caso si passa subito ad intonare o recitare il Gloria o si va alla preghiera di Colletta, se è Messa che non prevede il Gloria.

 

Si raccomanda di cantare sempre queste parti dell’Ordinario. La Melodia del Kyrie, come del Gloria, del Credo, del Sanctus e dell’Agnus Dei, sta nel Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1974) oppure il coro lo può cantare secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia. Ogni acclamazione viene ripetuta normalmente tre volte, senza escluderne tuttavia un numero maggiore (o minore), in considerazione dell'indole della composizione musicale.

 

R. Kyrie, eleison.
V/. Kyrie, eleison.
 
R. Christe, eleison.
V/. Christe, eleison.

R. Kyrie, eleison.
V/. Kyrie, eleison.
 

Gloria

 

Il Celebrante, intona il Gloria; il canto poi prosegue secondo l'opportunità, dal cantore o dalla schola, o da tutti simultaneamente o dal popolo alternativamente con la schola, oppure dalla stessa schola. Se non lo si canta, viene recitato da tutti, o insieme o da due cori che si alternano.

 

Lo si canta o si recita nelle domeniche, nelle solennità e feste e in celebrazioni di particolare solennità od in particolari occasioni (matrimonio, messa di un Pellegrinaggio etc…). Non si canta nel tempo di Avvento e Quaresima. Il testo dell’ inno non può essere sostituito con nessun altro.

 

Si raccomanda di cantare sempre queste parti dell’Ordinario, con melodie del Canto Gregoriano. Le Melodia del Gloria, sta nel Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1974) oppure il coro lo può cantare in polifonia secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia.

 

V/. Glória in excélsis Deo
 

Et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.
Laudámus te. 
Benedícimus te.
Adorámus te.

Glorificámus te.
Grátias ágimus tibi propter magnam glóriam tuam.
Dómine Deus, Rex cœléstis, Deus Pater omnípotens.
Dómine, Fili unigénite

(chiniamo il capo)

Iesu Christe.
Dómine Deus, Agnus Dei, Filius Patris.
Qui tollis peccáta mundi, miserére nobis.
Qui tollis peccáta mundi,

súscipe deprecatiónem nostram.
Qui sedes ad déxteram Patris, miserére nobis.
Quóniam tu solus Sanctus.
Tu solus Dóminus.
Tu solus Altíssimus,

(chiniamo il capo)

Iesu Christe.
Cum sancto  Spiritu in glória Dei Patris.
Amen.

 

COLLECTA

 

Quindi il Celebrante dice o canta l’Oremus cui segue la recita dell'Orazione, chiamata tecnicamente «Collecta». L’Orazione fa parte del Proprio della S. Messa che qui non è riportato. Si dice sempre una sola colletta.

 

Il Celebrante tenendo le mani giunte dice o canta:

 

Oremus.

.....

 

V/. Per omnia sæcula sæculorum.
 

Il popolo, unendosi alla preghiera, fa propria l'orazione con l'acclamazione:

Amen.

 

LITURGIA VERBI

 

Inizia la Liturgia della Parola. In questa parte il fedele tende l’orecchio per ascoltare la Parola rivelata.

 

“Le letture scelte dalla Sacra Scrittura con i canti che le accompagnano costituiscono la parte principale della Liturgia della Parola; l'omelia, la professione di fede e la preghiera universale o preghiera dei fedeli sviluppano e concludono tale parte. Infatti nelle letture, che vengono poi spiegate nell' omelia, Dio parla al suo popolo, gli manifesta il mistero della redenzione e della salvezza e offre un nutrimento spirituale; Cristo stesso è presente, per mezzo della sua Parola, tra i fedeli. Il popolo fa propria questa Parola divina con il silenzio e i canti, e vi aderisce con la professione di fede. Così nutrito, prega nell' orazione universale per le necessità di tutta la Chiesa e per la salvezza del mondo intero”.

(Ord. Gen. Mess. Rom. n. 55)

 

Nelle Domeniche, nelle Solennità e nelle feste di precetto il Lezionario è composto di tre cicli di letture (anno A, B, C) nelle Messe dette feriali di due cicli anno Pari e Dispari) per dare l’opportunità di conoscere e amare la Sacra Scrittura nella sua ricchezza. In ogni celebrazione dispone di tre letture; la prima lettura solitamente dal Vecchio Testamento accompagnato da un salmo responsorialis, dal modo in cui si proferisce nella celebrazione della Santa Messa, una seconda lettura, (solo nelle S. Messe domenicali e Solenni) presa di solito dagli scritti del Nuovo Testamento e prevalentemente dal Corpus Paulinum. La terza lettura consiste nella proclamazione del Vangelo.

 

Le letture si proclamano tutte da un unico ambone fisso. La Prima Lettura, il Salmo responsoriale, la Seconda Lettura, il Versetto dell’Alleluia e il Vangelo, sono stabiliti secondo l’Ordo Lectionum Missæ e fanno parte del Proprio della S. Messa che qui non è riportato. Le letture possono essere lette, anche utilizzando l’Ordo Missæ in Latino, in Latino, in lingua Italiana o altra lingua purchè le letture siano corrispondenti all’edizione tipica latina e gli stessi Lezionari siano stati approvati dalla rispettive Conferenze Episcopali Nazionali.

 


 

 

I fedeli si siedono per ascoltare la Prima Lettura, il Salmo responsoriale e la Seconda Lettura (quando è prevista), si alzeranno poi per il Versetto dell’Alleluia (sostituito in tempo di Quaresima con altro canto) e il Vangelo.
 

 

Lectiones o Epistola

 

Il Lettore Istituito, (o altro ministro laico) va all’Ambone e legge la Prima Lettura:

 

Lectio Libri (nome del Libro di A.T. o di N.T.)

 

Oppure:

 

Lectio Epistolæ Beati …etc.,

 

Al termine della pericope il lettore conclude con l’acclamazione:

Verbum Domini.

 

Tutti rispondono:
Deo grátias.

Il salmista poi legge o canta il salmo responsoriale, il popolo risponde con un versetto di risposta.

 

Viene poi letta la Seconda Lettura (non è prevista nelle Sante Messe feriali) e si conclude con:

 

Verbum Domini.
R. Deo grátias.

 

Segue l’ALLELUIA (sostituito in tempo di Quaresima con altro canto), al canto il Popolo sta in piedi.

 

Psalmus Responsorialis

 

I Principi e Norme del Messale Romano prevedeno il Salmo Responsoriale. Il salmista intona il ritornello previsto dal Lezionario (che non può essere sostituito perché esprime  il tema delle letture del giorno e quindi concorda con la prima lettura ed il Vangelo) e il popolo risponde cantandolo di nuovo. Il salmista poi canta o proclama i versetti del Salmo.

 

A luogo del Salmo Responsoriale può essere cantato il Graduale o il Tratto (in quaresima) o il secondo Alleluia (in tempo di Pasqua) previsto dal Graduale Romanum pubblicato secondo le nuove disposizioni liturgiche del Missale Romanum Novus Ordo del 1974). Oppure la schola può cantare in polifonia opere artistiche corrispondenti al testo del Lezionario e non arbitrariamente modificate.

 

(LA SEQUENZA)

 

Le Sequenze sono inni liturgici in poesia, cantati o recitati prima del Canto al Vangelo.

 

La Riforma Tridentina ha mantenuto 5 sequenze. Il Rito di Paolo VI ne conserva solo 4 di cui 2 sole, sono obbligatorie.

 

* Victimæ paschali laudes, di Wipone, nel Giorno di Pasqua ed è facoltativa per l'Ottava di Pasqua;

* Veni Sancte Spiritus, attribuita a Papa Innocenzo III, per la Pentecoste, Messa del Giorno;

* Lauda Sion Salvatorem, di San Tommaso d'Aquino, per il Corpus Domini ed è facoltativa;

* Stabat Mater, di Iacopone da Todi, per la memoria di Maria Addolorata ed è facoltativa;

* Ci sono delle sequenze proprie previste dai calendari Particolari o delle Famiglie Religiose: es. la sequenza Læta quies di San Benedetto.

 

 

Alleluia

 

Si raccomanda di cantarlo sempre. L’Alleluia è sempre intercalato da un vesetto, detto alleluiatico. Si può cantare in gregoriano (Graduale Romanum) od in Polifonia sacra secondo quanto stabilito dalla  Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia.

 

Ultimata la recita o il canto dell'Alleluia, il Celebrante si accinge alla lettura o al canto del Vangelo

 

Se la Messa è concelebrata e c’è il Vescovo, iniziato il canto dell' Alleluia, tutti si alzano, tranne il Vescovo, che impone l' incenso senza nulla dire e benedice il diacono o, se questo è assente, il concelebrante che proclamerà il Vangelo. Tuttavia nella concelebrazione presieduta da un Presbitero, il Concelebrante che proclama il Vangelo in assenza del Diacono né chiede né riceve la benedizione del celebrante principale.

 

Se la S. Messa viene celebrata con il Diacono, è quest'ultimo che canta il Vangelo.

 

Evangelium
(senza Diacono)


Il Celebrante prima di recarsi all’Ambone per proclamare il Vangelo fa un inchino profondo all’altare mentre dice sotto voce:

 

Il Celebrante invoca la benedizione di dio

 

Munda cor meum ac lábia mea, omnípotens Deus, ut sanctum Evangélium tuum digne váleam nuntiáre.

 

Detto questo, il Celebrante non aggiunge altro, va all’Ambone,  dove lo precedono i ministri  con l’incenso  (se lo utilizza) e le candele; con voce chiara dice o canta:

 

Dóminus vobiscum.

 

I fedeli rispondono:

 

Et cum spíritu tuo.

 

Quindi il Celebrante, col pollice della mano destra, traccia un segno di croce, prima sul Lezionario (o l’Evangeliario), all'inizio del Vangelo che si deve leggere, poi su se stesso: sulla fronte, sulle labbra e sul petto, dicendo:

 

+ Lectio sancti Evangélii secúndum...

 

I fedeli si segnano anch'essi, sulla fronte, sulle labbra e sul petto, e rispondono:

Glória tibi, Dómine.

 

Se si utilizza l’incenso, il Celebrante incensa il Vangelo che deve proclamare con due colpi di turibolo per tre volte.

 

Al termine del Vangelo dice o canta l’acclamazione:

 

Verbum Dómini.

 

Il popolo acclama:

Laus tibi, Christe.

 

Finita la lettura o il canto del Vangelo, il Celebrante bacia la pagina di Vangelo che ha proclamato e dice sottovoce:

 

Per evangélica dicta deleántur nostra delícta.

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Evangelium
(col Diacono)

 

Mentre si canta l'Alleluia con il suo versetto o un altro canto in Quaresima, se si usa il turibolo, aiuta il Celebrante nell'infusione dell'incenso, quindi, chiede la benedizione. Il Celebrante lo benedice.

 

Il Celebrante da la benedizione al Diacono

 

Il Diacono,fa la riverenza e poi inchinandosi profondamente dinanzi al Celebrante, chiede la benedizione dicendo:

 

Iube, dómne, benedícere.

Il Celebrante risponde e poi traccia un segno di croce sopra il Diacono:

Dóminus sit in corde tuo et in lábiis tuis: ut dígne et competénter annúnties Evangélium suum: in nómine Patris, et Fílii, + et Spíritus Sancti.

 

Il Diacono si segna con il segno di croce e dice:

Amen.

 

Poi, fatta la debita riverenza all'altare, prende l'Evangeliario e va all'ambone, portando il libro un po' elevato; lo precedono il turiferario con il turibolo fumigante e i ministri con i ceri accesi e con voce chiara dice o canta:

 

Dóminus vobiscum.
R. Et cum spíritu tuo.

 

Quindi il Diacono, col pollice della mano destra, traccia un segno di croce, prima sel Lezionario o Evangeliario all'inizio del Vangelo che si deve proclamare, poi su se stesso: sulla fronte, sulle labbra e sul petto, dicendo:

 

Lectio sancti Evangélii secúndum...

 

I fedeli si segnano anch'essi, sulla fronte, sulle labbra e sul petto, e rispondono:

Gloria tibi, Domine.

 

Se si utilizza l’incenso il Diacono incensa L’Evangeliario con due colpi di turibolo per tre volte.

 

Al termine del Vangelo dice o canta l’acclamazione:

Verbum Dómini.

 

Il popolo risponde:

Laus tibi, Christe.

 

Al termine del Vangelo il Diacono stesso bacia la pagina di Vangelo che ha proclamato dicendo sotto voce:                        

 

Per evangélica dicta deleántur nostra delícta.

 

Quando il Diacono serve il Vescovo, gli porta il libro da baciare e dice comunque sottovoce:  Per evangélica dicta. Nelle celebrazioni più solenni il Vescovo, secondo l'opportunità, imparte al popolo la benedizione con l'Evangeliario. L'Evangeliario infine può essere portato alla credenza o lasciato al suo posto, ovvero l’ambone.


Homilia


Il Sacerdote Celebrante o altro Sacerdote Concelebrante o il Diacono (non un laico) spiega la parola di Dio appena letta. L’Omelia si deve tenere nelle domeniche e nelle feste di precetto. Negli altri giorni  è raccomandata specialmente nelle feste e nel tempo dell’Avvento, di Quaresima e nel Tempo Pasquale. L’omelia deve attenersi alle letture, tutte e tre, ed allo stesso tempo non deve trascurare mai il riferimento al contesto in cui le letture sono proclamate cosicché non accada che si ripeta una stessa omelia per celebrazioni diverse che posseggono lo stesso Vangelo.

 

Dopo l'omelia è opportuno un breve momento di silenzio.


Credo

 

Fatta l’omelia il Celebrante, in mezzo all'Altare, allargando, elevando e congiungendo le mani, intona o recita con il popolo il Credo. La Melodia del Credo sta nel Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1974) oppure la schola lo può cantare secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia.
 

 

Credo in unum Deum

Patrem omnipoténtem, factórem cœli et terræ, visibílium ómnium, et invisibílium.
Et in unum Dóminum

(si china la testa)

Iesum Christum, Fílium Dei unigénitum.
Et ex Patre natum ante ómnia sǽcula.
Deum de Deo, lumen de lúmine,

Deum verum de Deo vero.
Génitum, non factum, consubstantiálem Patri: per quem ómnia facta sunt.
Qui propter nos hómines, et propter nostram salútem descéndit de cœlis.

(alle parole che seguono ci si inchina profondamente)

Et incarnátus est de Spíritu Sancto ex Maria Vírgine: et homo factus est.
(ci si leva)

Crucifíxus étiam pro nobis: sub Póntio Pilato passus, et sepúltus est.
Et resurréxit tértia die, secúndum Scriptúras.
Et ascéndit in cœlum: sedet ad déxteram Patris.
Et íterum ventúrus est cum glória iudicáre vivos et mórtuos: cuius regni non erit finis.
Et in Spíritum Sanctum, Dóminum, et vivificántem: qui ex Patre, Filióque procédit.
Qui cum Patre et Filio simul

adorátur et conglorificátur: qui locútus est per Prophétas.
Et unam, sanctam, cathólicam et apostólicam Ecclésiam.
Confíteor unum baptísma in remissiónem peccatórum.
Et expécto resurrectiónem mortuórum.
Et vitam ventúri sæculi.

Amen.

 

Nel tempo di Quaresima e nel tempo di Pasqua si può recitare il Credo Apostolico:

 

Credo in unum Deum Patrem omnipoténtem,

Creatórem caeli et terrae

(si china la testa),

et in Iesum Christum,

Fílium eius únicum, Dóminum nostrum,

(alle parole che seguono ci si inchina profondamente)

Ad verba quæ sequuntur,

usque ad María Vírgine,

qui concéptus est de Spíritu Sancto,

natus ex María Vírgine

(ci si leva),

passus sub Póntio Piláto,

crucifíxus, mórtuus, et sepúltus,

descéndit ad ínferos,

tértia die resurréxit a mórtuis,

ascéndit ad cælos,

sedet ad déxteram Dei Patris omnipoténtis,

inde ventúrus est iudicáre vivos et mórtuos.

Credo in Spíritum Sanctum,

sanctam Ecclésiam cathólicam,

sanctórum communiónem,

remissiónem peccatórum,

carnis resurrectiónem, vitam ætérnam.

Amen.

 

Oratio Fidelium
 

E’ detta anche Preghiera Universale, perché in essa si prega per tutti gli uomini, nel seguente ordine: 1. per le necessità della Chiesa, 2. per i governanti  3. per tutti quelli che si trovano in particolare necessità, specialmente i malati 4.  per la comunità locale. Il Celebrante invita a pregare con una di queste invocazioni:

 

R. Te rogamus, audi nos

 

R. Kyrie, eléison

 

R. Christe, audi nos.

 

R. Dómine Miserére.

 

R. Exáudi Christe.

 

R. Præsta ætérne omnípotens Deus.

 

Il Celebrante conclude con un’orazione; il popolo risponde:

Amen.

 

Ultimato il canto del Credo termina la Liturgia della Parola.

 

LITURGIA
EUCHARISTICA

 

 

“Nell'ultima Cena Cristo istituì il sacrificio e convito pasquale per mezzo del quale è reso continuamente presente nella Chiesa il sacrificio della croce, allorché il Sacerdote, che rappresenta Cristo Signore, compie ciò che il Signore stesso fece e affidò ai discepoli, perché lo facessero in memoria di lui.

 

Cristo infatti prese il pane e il calice, rese grazie, spezzò il pane e li diede ai suoi discepoli, dicendo: «Prendete, mangiate, bevete; questo è il mio Corpo; questo è il calice del mio Sangue. Fate questo in memoria di me». Perciò la Chiesa ha disposto tutta la celebrazione della Liturgia eucaristica in vari momenti, che corrispondono a queste parole e gesti di Cristo. Infatti:


1) Nella preparazione dei doni (Offertorium), vengono portati all'altare pane e vino con acqua, cioè gli stessi elementi che Cristo prese tra le sue mani.


2) Nella Preghiera eucaristica si rendono grazie a Dio
(Prex Eucaristica) per tutta l'opera della salvezza, e le offerte diventano il Corpo e il Sangue di Cristo.


3) Mediante la frazione del pane e per mezzo della Comunione (Ritus Communionis) i fedeli, benché molti, si cibano del Corpo del Signore dall'unico pane e ricevono il suo Sangue dall'unico calice, allo stesso modo con il quale gli Apostoli li hanno ricevuti dalle mani di Cristo stesso”. (Ord. Gen. del Miss. Romano, n°72)

 

  

I. OFFERTORIUM

 

 



 

 

Antiphona ad Offertorium

 

Se la S. Messa è cantata, si esegue l’Antifona di Offertorio. L'Antifona dell'Offertorio è riportata solo nel Graduale Romanum (1974), [il Missale Romanum del 2003 omette, ce ne dispiace, queste bellissime e antichissime Antifone]; la schola può cantare in polifonia opere artistiche (secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia) che riportano in musica il testo stesso previsto dal Proprio del tempo (o altro testo adatto),  oppure un altro canto adatto all'azione sacra, al carattere del giorno o del tempo, e il cui testo sia stato approvato dalla Conferenza Episcopale, così come prevede l’Istruzione sulla musica nella liturgia Musicam sacram.

 

Nel frattempo i ministranti pongono sull’Altare per il Celebrante il calice, il corporale, la palla, il purificatoio e il Messale.

 

Il calice può essere coperto dal velo del colore delle vesti liturgiche oppure sempre bianco.

 

Il Celebrante può ricevere dai fedeli il pane ed il vino (ed eventualmente altre offerte per le necessità dei poveri, ma non elementi che siano estranei, di cattivo gusto o fuori posto rispetto alla Liturgia che si sta celebrando) e depone sull'altare il pane e il vino per la celebrazione dell'Eucaristia. Quest’ultima azione la fa il Diacono se è presente.

 

Il Celebrante può celebrare orientato ad Deum (spalle al popolo).

 

 

 

Il celebrante presenta le oblata (il pane non lievitato ed il vino)

 

Nelle concelebrazioni il sacerdote celebrante compie la preparazione dei doni. Gli altri sacerdoti rimangono al loro posto.

 

Tenendo leggermente innalzata la Patena con il pane, il Celebrante dice a sommessa voce:

 

Benedíctus es, Dómine, Deus univérsi, quia de tua largitáte accépimus panem, quem tibi offérimus, fructum terræ et óperis mánuum hóminum: ex quo nobis fiet panis vitæ.

 

Il Celebrante depone la patena con l’ostia sul corporale che lui o il Diacono avrà steso sull’Altare. Se non si eseguono canti d’Offertorio il Celebrante può dire ad alta voce la preghiera Benedictus es, Domine.

 

R. Benedíctus Deus in sæcula.

 

Il Celebrante unisce l’acqua al vino nel calice

 

Il ministro porge al Celebrante o al Diacono  prima il vino e poi l’acqua; quando il Diacono o il Celebrante mette qualche goccia di acqua nel vino posto nel calice dice:

 

Per huius aquæ et vini mystérium eius efficiámur divinitátis consórtes, qui humanitátis nostræ fíeri dignátus est párticeps.

 

Il Celebrante tenendo con ambedue le mani il calice lo eleva un po’ sull’altare e dice a sommessa voce:

 

Il Celebrante offre il calice con il vino


Benedíctus es, Dómine, Deus univérsi, quia de tua largitáte accépimus vinum, quod tibi offérimus, fructum vitis et óperis mánuum hóminum, ex quo nobis fiet potus spiritális.

 

R. Benedíctus Deus in sæcula.
 

Quindi, poggia il calice sul corporale e lo copre con la palla; poi, congiunte le mani, un po' inchinato, dice sottovoce:

 

Il Celebrante s’inchina umilmente

 

In spíritu humilitátis, et in ánimo contríto suscipiámur a te, Dómine: et sic fiat sacrifícium nostrum in conspéctu tuo hódie, ut pláceat tibi, Dómine Deus. 

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Incensatio

 

Ora il Celebrante, se utilizza l’incenso, può incensare i doni posti sull'altare, quindi la croce e lo stesso altare. Il Celebrante incensa le offerte prima dell'incensazione della croce e dell'altare con due colpi di turibolo per tre volte.

 

Il Celebrante quando mette l'incenso nel turibolo lo benedice tracciando un segno di croce, senza nulla dire.

 

Il Celebrante quando incensa le offerte non dice nulla.

 

Il Celebrante finito incensare le offerte incensa l’altare senza dire niente.

 

Il Celebrante riceve l’incensazione

 

Dopo l'incensazione dei doni e dell'altare, il Celebrante restituisce il turibolo al Diacono - o al ministro. Il Diacono - o il ministro - incensa il Celebrante, poi i Sacerdoti Concelebranti, quindi i fedeli. All'atto di essere incensati, i fedeli si alzano. Prima dell’incensazione il Diacono o il ministro fanno un inchino alla persona. Chi è incensato risponde con la riverenza in segno di risposta al saluto e di rispetto.

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Lavabo

 

Il Celebrante si lava le mani

 

Ponendosi poi al lato dell’altare si lava le mani dicendo sottovoce:

 

Lava me, Dómine, ab iniquitáte mea, et a peccáto meo munda me.

 

Il Celebrante invita i fedeli
a pregare con lui

 

Il Celebrante si volge verso i fedeli se celebra rivolto ad Deum (spalle al popolo), stando in mezzo all’Altare con voce chiara dice:

 

Oráte, fratres, ut meum ac vestrum sacrifícium acceptábile fiat apud Deum Patrem omnipoténtem.
 

Il popolo risponde:

 

Suscípiat Dóminus sacrifícium de mánibus tuis ad laudem et glóriam nóminis sui, ad utilitátem quoque nostram totiúsque Ecclesiæ suæ sanctæ.

 

Il Celebrante si rivolge verso l’altare se celebra orientato.

 

I fedeli si alzano, rispondono anche in canto alle esortazioni del Celebrante, e rimangono in piedi fino alla fine del Sanctus.

 

ORATIO SUPER OBLATA

 

Quindi stendendo le mani recita con voce chiara e distinta senza dire Oremus, l’Orazione sulle Offerte, al termine della quale il popolo risponde:

 

Amen.

 

Dopo aver recitato l’Orazione sulle Offerte, il Celebrante si appresta a dare inizio al Prefazio.

 

Se la Messa è Concelebrata dopo che il Celebrante principale ha recitato l'orazione sulle offerte, i Concelebranti si avvicinano all'altare disponendosi attorno ad esso, in modo però da non intralciare lo svolgimento dei riti, da permettere ai fedeli di vedere bene l'azione sacra e al diacono di avvicinarsi facilmente all'altare per svolgere il suo ministero. Se c’è il Diacono, eserciti il suo ministero all' altare, servendo quando è necessario al calice e al Messale. Tuttavia, per quanto è possibile, egli sta abbastanza arretrato, un po' indietro rispetto ai Sacerdoti Concelebranti che si dispongono attorno al Celebrante Principale.

 

II. PREX EUCHARISTICA

 

 

A questo punto ha inizio il momento centrale e culminante dell'intera celebrazione, la Preghiera eucaristica, ossia la preghiera di azione di grazie e di santificazione, durante la quale avviene la Consacrazione che rinnova incruentamente l’unico Sacrificio della Croce: il pane e il vino in virtù delle parole di Gesù pronunciate dal Sacerdote diventano il Corpo e il Sangue di Cristo.

Il Sacerdote invita il popolo ad innalzare il cuore verso il Signore nella preghiera e nell'azione di grazie, e lo associa a sé nella solenne preghiera, che egli, a nome di tutta la comunità, rivolge a Dio Padre per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo. Il significato di questa Preghiera è che tutta l'assemblea dei fedeli si unisca insieme con Cristo nel magnificare le grandi opere di Dio e nell'offrire il sacrificio. La Preghiera eucaristica esige che tutti l'ascoltino con riverenza e silenzio.

 

Il Prefazio è diverso, a seconda del tempo liturgico in cui si celebra la S. Messa.

 

Præfatio

 

Il Celebrante dice a voce alta allargando le braccia:

 

V/. Dóminus vobíscum.

R. Et cum spíritu tuo.

 

Il Celebrante innalza leggermente le mani verso il cielo

 

V/. Sursum corda.

R. Habémus ad Dóminum.

 

V/. Grátias agámus Dómino Deo nostro.

R. Dignum et iustum est.

 

Il Celebrante allarga le braccia e le tiene così fino alla fine del Prefazio. Quando arriva al  Sanctus, congiunge le mani.

 

Communis II

 

Si recita nelle Messe che non hanno prefazio proprio e quando non è richiesto il prefazio del Tempo.

 

Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre,

nos tibi semper et ubíque grátias ágere:

Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:

 

Qui bonitáte hóminem condidísti,

ac iustítia damnátum misericórdia redemísti:

per Christum Dóminum nostrum.

 

Per quem maiestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes.

Cæli cælorúmque Virtútes, ac beáta Séraphim,

sócia exsultatióne concélebrant.

 

Cum quibus et nostras voces

ut admítti iúbeas,

deprecámur,

súpplici confessióne dicéntes:

 

Sanctus

 

Il Celebrante dice il Sanctus oppure viene eseguito dalla schola che può eseguirlo in alternanza con i fedeli. La Melodia del Sanctus, si trova nel Kyriale all’inizio del Graduale Romano (1974) oppure la schola lo può cantare secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia. Questa invocazione non si può sostituire con altro testo.

 

Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.

Pleni sunt cæli et terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.


Completato il canto del Sanctus, i fedeli si predispongono ad un totale raccoglimento. L’Ordinamento Generale prevede che tutti coloro che non sono impediti per motivi di fisici o per la ristrettezza del luogo attendano alla Preghiera Eucaristica in ginocchio dal momento in cui il Celebrante stende le mani sulle offerte fino all’acclamazione che segue il Mysterium fidei.

 

Se ci sono Sacerdoti Concelebranti: Terminato il Santo proseguono la recita della Preghiera Eucaristica, nel modo sotto indicato. Soltanto il Celebrante Principale [CP] inizia la Preghiera Eucaristica e compie i gesti, salvo indicazioni contrarie. Le parti che recitano i singoli Concelebranti  sono indicate con [IC] [IIC] ecc. . Le parti che recitano tutti i Concelebranti insieme con il Celebrante Principale sono indicate con [CC], in modo particolare devono recitare insieme le parole della consacrazione, che tutti sono tenuti ad esprimere, recitandole sottovoce, in modo che venga udita chiaramente la voce del Celebrante principale. Le parti che devono essere dette insieme da tutti i concelebranti, se sul Messale sono musicate, è bene che vengano cantate.

 

CANON ROMANUS

 

Gli accoliti o Ministranti si dispongono durante il Sanctus davanti all’altare. Accenderanno 2 o 4 o 6 torce. Nel mezzo si collocheranno il turibolo e la navicella. Al momento dell’Epiclesi  che è espressa dalle parole  Quam oblationem tu si metteranno in ginocchio; chi porta il turibolo al momento dell’elevazione del Corpo e poi del Sangue di Cristo, incenserà le sacre specie per tre volte dando ciascuna volta, due colpi. Inizia solo il Celebrante Principale (i Concelebranti hanno le mani unite) allargando le braccia dice:

 

 

 

Te ígitur,

clementíssime Pater,

per Iesum Christum Filium tuum

Dóminum nostrum,

súpplices rogámus, ac pétimus

congiunge le mani e dice:

uti accépta hábeas,

traccia un unico segno di croce sul pane e sul calice con la mano destra:

et benedícas + hæc  dona, hæc múnera,

hæc sancta

sacrifícia illibáta. E allargando le braccia prosegue:

 

 

per la Chiesa

 

In primis allargate le mani., quæ tibi offérimus pro Ecclésia tua sancta cathólica: quam pacificáre, custodíre, adunáre et régere dignéris toto orbe terrárum: una cum fámulo tuo Papa nostro N.…, et Antístite nostro N. (a Roma: una cum fámulo tuo Papa nostro Benedicto) et ómnibus orthodóxis, atque cathólicæ, et apostólicæ fidei cultóribus.
 

 

per i fedeli viventi

 

Questa parte la può anche dire il (primo) Concelebrante: [IC].

Meménto, Dómine, famulórum, famularúmque tuárum N.… et N. congiunge le mani e prega un po’ per coloro per i quali intende pregare; quindi stende le mani et ómnium circumstántium, quorum tibi fides cógnita est, et nota devótio, pro quibus tibi offérimus vel qui tibi offerunt hoc sacrifícium láudis, pro se, suísque ómnibus: pro redemptióne animárum suárum, pro spe salútis, et incolumitátis suæ: tibíque reddunt vota sua ætérno Deo, vivo et vero.

 

 

In Comunione con i Santi e i Padri nella Fede

 
A seconda del tempo liturgico la prima parte del Communicántes cambia, resta uguale la seconda parte a partire dal segno *.

 

Questa parte la può anche dire il (secondo) Concelebrante: [IIC].

Communicántes, et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *

 

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Communicántes di Natale e dell’Ottava

Communicántes, et diem sacratíssimum (nella S. Messa di  mezzanotte si dice: et noctem sacratíssimam) celebrántes, quo (qua) beátæ Maríæ intemeráta virgínitas huic modo édidit Salvatórem: sed et memóriam venerántes, in prímis eiúsdem gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *

 

Communicántes dell’Epifania

Communicántes, et diem sacratíssimum celebrántes, quo Unigénitus tuus, in tua tecum glória coætérnus, in veritáte carnis nostræ visibíliter corporális appáruit: sed et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis eiúsdem Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *


Communicántes di Pasqua e dell’Ottava

Communicántes, et diem sacratíssimum (in Missa de Sabbato Sancto dicitur: et noctem sacratíssimam) celebrántes Resurrectiónis Dómini nostri Iesu Christi secúndum carnem: sed et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis eiúsdem Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *

 

Communicántes dell’Ascensione

Communicántes, et diem sacratíssimum celebrántes, quo Dóminus noster, unigénitus Fílius tuus, unítam sibi fragilitátis nostræ substántiam in glóriæ tuæ déxtera collocávit: sed et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis eiúsdem Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *

 

Communicántes di Pentecoste e dell’Ottava

Communicántes, et diem sacratíssimum Pentecóstes celebrántes, quo Spíritus Sanctus Apóstolis innúmeris linguis appáruit: sed et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *

__________________________________________________

 

* Sed et beáti Ióseph, eiúsdem Vírginis Sponsi, 
et beatórum Apostolórum ac Mártyrum tuórum: Petri et Pauli, Andréæ,
[Iacóbi, Ioánnis, Thomæ, Iacóbi, Philíppi, Bartholomǽi, Matthǽi, Simónis et Thaddǽi: Lini, Cleti, Cleméntis, Xysti, Cornélii, Cypriáni, Lauréntii, Chrysógoni, Ioánnis et Pauli, Cosmæ et Damiáni] et ómnium Sanctórum tuórum; quorum méritis, precibúsque concédas, ut in ómnibus protectiónis tuæ muniámur auxílio. (Per Christum Dóminum nostrum. Amen.)

Tiene le mani allargate sulle offerte.
 

 

Il Celebrante presenta a Dio
le Oblazioni offerte

 

Questa parte la dice il Concelebrante Principale: [CP].

Hanc ígitur oblatiónem servitútis nostræ, sed et cunctæ famíliæ tuæ,  quǽsumus, Dómine, ut placátus accípias: diésque nostros in tua pace dispónas, atque ab ætérna damnatióne nos éripi, et in electórum tuórum iúbeas grege numerári. Congiunge le mani (Per Christum Dóminum nostrum. Amen.)

 

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Dalla Missa Vigiliæ paschalis fino alla dominicam II Paschæ

Hanc ígitur oblatiónem servitútis nostræ, sed et cunctæ famíliæ tuæ,  quam tibi offérimus pro his quoque, quos regeneráre dignátus es ex aqua et Spíritu Sancto, tríbuens eis remissiónem ómnium peccatórum, quǽsumus, Dómine, ut placátus accípias: diésque nostros in tua pace dispónas, atque ab ætérna damnatióne nos éripi, et in electórum tuórum iúbeas grege numerári. 
(Per Christum Dóminum nostrum. Amen.)

 

N.B. l’ Hanc igitur di altre Messe rituali si trova nelle rispettive Messe.

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Poi, quando il Celebrante eleva l’Ostia il turiferario incensa tre volte il Santissimo Sacramento del Corpo di Cristo dando due colpi ciascuna volta. Così farà anche quando il Celebrante eleva il Sangue di Cristo. Un altro Ministrante suona il campanello per tre volte possibilmente contemporanei ai colpi del turibolo.

 

Il Celebrante Principale insieme agli eventuali Concelebranti tenendo le mani stese sulle offerte, dice (o dicono) [CC]:

 

Quam oblatiónem tu, Deus, in ómnibus, quǽsumus benedíctam, adscríptam, ratam, rationábilem, acceptabilémque fácere dignéris ut nobis Corpus et Sanguis fiat dilectíssimi Filii tui, Dómini nostri Iesu Christi.

 

Congiunge le mani (così anche i Concelebranti):

 

Nelle formule seguenti le parole del Signore si pronunziano con voce chiara e disinta, come è richiesto dalla loro natura.

 

I Concelebranti le recitano insieme sottovoce con con la mano destra aperta e stesa verso il pane e poi per il calice.

 

Il Racconto dell’Istituzione dell’Eucaristia

 

Qui pridie quam paterétur accépit panem in sanctas ac venerábiles manus suas, alza gli occhi, et elevátis óculis in coélum, ad te Deum Patrem suum omnipoténtem tibi grátias ágens benedíxit, fregit, dedítque discípulis suis, dicens: inchinandosi leggermente

 

Le Parole Consacratorie per il Pane

 

 

ACCIPITE, ET MANDUCATE EX HOC OMNES:
HOC EST ENIM CORPUS MEUM.

QUOD PRO VOBIS TRADETUR.

 

Presenta al popolo l’ostia consacrata, la depone sulla patena e genuflette in adorazione. I Concelebranti fanno un profondo inchino.

Poi riprende:

 

Símili modo póstquam cenátum est  prende il calice, e tenendolo alquanto sollevato sull’altare, prosegue: accípiens et hunc præclárum cálicem in sanctas ac venerábiles manus suas: item, tibi grátias ágens benedíxit, dedítque discípulis suis, dicens: Inchinandosi leggermente

 

Le Parole Consacratorie per il Vino

 

 

ACCIPITE ET BIBITE EX EO OMNES:
HIC EST ENIM CALIX SÁNGUINIS MEI,

NOVI ET ÆTÉRNI TESTAMÉNTI
QUI PRO VOBIS ET PRO MULTIS 
EFFUNDÉTUR IN REMISSIÓNEM
 
PECCATÓRUM.
HOC FÁCITE IN MEAM COMMEMORATIÓNEM.

 

Presenta al popolo il calice, lo depone sul corporale e genuflette in adorazione. I Concelebranti fanno un profondo inchino.


Poi dice:

 

Mysterium fidei.

 

Il popolo prosegue acclamando:

 

Mortem tuam annuntiamus, Domine, et tuam resurrectionem confitemur, donec venias.

 

Oppure:

 

R. Quotiescumque manducamus panem hunc et calicem bibimus, mortem tuam annuntiamus, Domine, donec venias.

 

Oppure:

 

R. Salvator mundi, salva nos, qui per crucem et resurrectionem tuam liberasti nos.

 

Con le braccia allargate, il Celebrante continua recitado insieme a tutti i Concelebranti [CC] :
 


In memoria della Sua Passione


Unde et mémores, Dómine, nos servi tui, sed et plebs tua sancta, eiúsdem Christi Fílii tui, Dómini nostri, tam beátæ passiónis, nec non et ab ínferis resurrectiónis, sed et in cælos gloriósæ ascensiónis: offérimus præcláræ maiestáti tuæ, de tuis donis, ac datis hóstiam puram, hóstiam sanctam, hóstiam immaculátam,  Panem sanctum vitæ ætérnæ et cálicem salútis perpétuæ.
 

 

La Chiesa offre al Padre questo Sacrificio

 

Supra quæ propítio ac seréno vultu respícere dignéris: et accépta habére, sícuti accépta habére dignátus es múnera púeri tui iusti Abel, et sacrifícium Patriárchæ nostri Abrahæ: et quod tibi óbtulit summus sacérdos tuus Melchísedech, sanctum sacrifícium, immaculátam hóstiam.
 

Inchinato profondamente con le mani giunte sull’altare. (i Concelebranti si inchinano)

 

Súpplices te rogámus, omnípotens Deus: iube hæc perférri per manus sancti Angeli tui in sublíme altáre tuum, in conspéctu divinæ maiestátis tuæ: ut quotquot,  ex hac altáris participatióne sacrosánctum Fílii tui  Córpus et Sánguinem sumpsérimus  in posizione eretta, facendosi il segno della croce, così i concelebrenti ómni benedictióne cælesti  et grátia repleámur. (Per Christum Dóminum nostrum. Amen.)
 

 

Per i fedeli defunti

 

Questa parte la può anche dire il (terzo o il primo) Concelebrante: [IIIC].

Meménto étiam, Dómine, famulórum famularúmque tuárum N. et N.… qui nos præcessérunt cum signo fídei, et dórmiunt in somno pacis.

 

Congiunge le mani e prega brevemente per i defunti che vuole ricordare. 

 
Poi, con le braccia allargate prosegue:

 

Ipsis, Dómine, et ómnibus in Christo quiescéntibus, locum refrigérii, lucis et pacis, ut indúlgeas, deprecámur. (Per Christum Dóminum nostrum. Amen.) 

 

Con la destra si batte il petto (così i Concelebranti) mentre dice:
 

 

Per il Sacerdote che celebra

 

Questa parte la può anche dire il (quarto o secondo) Concelebrante: [VIC].

Nobis quoque peccatóribus allarga le mani
fámulis tuis, de multitúdine miseratiónum tuárum sperántibus, partem áliquam, et societátem donáre dignéris, cum tuis sanctis Apóstolis et Martyribus: cum Ioánne, Stéphano, Matthía, Bárnaba, [Ignátio, Alexándro, Marcellíno, Petro, Felicitáte, Perpétua, Ágatha, Lúcia, Agnéte, Cæcília, Anastásia]et ómnibus Sanctis tuis: intra quorum nos consórtium, non æstimátor mériti, sed véniæ, quǽsumus, largítor admítte. 
 

 

Il sacrificio del Cristo
rende gloria al Padre

 

Solo il Celebrante Principale [CP]:

Per Christum Dóminum nostrum. Per quem hæc ómnia, Domine, semper bona creas, sanctíficas, vivíficas, benedicís, et præstas nobis.

 

Prende sia la patena con l’Ostia, sia il Calice, ed elevandoli insieme, dice o canta insieme a tutti gli eventuali Concelebranti [CC]:

 

Per ipsum, et cum ipso, et in ipso est tibi, Deo Patri omnipoténti, in unitáte Spíritus Sancti, ómnis honor et glória per ómnia sǽcula sæculórum.

 

R. Amen.

 

 

III. RITUS COMMUNIONIS

 

 

 

Pater noster

 

 

Deposto il Calice e la patena, il Celebrante, a mani giunte, dice (i Concelebranti compiono gli stessi gesti del Celebrante Principale senza più dire nulla fino al termine della Santa Messa):


Præcéptis salutáribus móniti, et divína institutióne formáti, audémus dícere:



La Preghiera del Signore

 

Con le braccia allargate con tutta l’assemblea dice o  canta il Pater Noster.

 


Pater noster, qui es in cælis, 
sanctificétur nomen tuum, 
advéniat regnum tuum,
fiat volúntas tua, sicut in cœlo et in terra.

 
Panem nostrum cotidianum da nobis hódie,
et dimítte nobis débita nostra, 
sicut et nos dimíttimus debitóribus nostris,
et ne nos indúcas in tentatiónem.

 

EMBOLISMO

 

Solo il Celebrante con le braccia allargate, continua:


Líbera nos, quǽsumus, Dómine, ab ómnibus malis, da propítius pacem in diébus nostris, ut, ope misericórdiæ tuæ adiúti, et a peccáto simus semper líberi et ab omni perturbatióne secúri: exspectántes beátam spem et advéntum Salvatóris nostri Iesu Christi. 

 

Congiunge la mani.

 

Il popolo conclude la preghiera con l’acclamazione:

Quia tuum est regnum

et potéstas et glória in sæcula.

 

Il Celebrante con le braccia allargate, dice ad alta voce:

 

Il Celebrante esorta i fedeli a scambiasi un segno di pace


Dómine Iesu Christe, qui dixísti Apóstolis tuis: Pacem relínquo vobis, pacem meam do vobis: ne respícias peccáta nostra, sed fidem Ecclésiæ tuæ: eámque secúndum voluntátem tuam pacificáre et coadunáre dignéris. Congiunge le mani. Qui vivis et regnas in sǽcula sæculórum.

 

R. Amen.

 

Il Celebrante, allargando e ricongiungendo le mani, dice:


Pax Domini sit semper vobiscum.

 

R. Et cum spiritu tuo.

 

Se si ritiene opportuno, il Celebrante o il Diacono se c’è (o un Concelebrante se non c’è il Diacono) aggiunge:


Offerte vobis pacem.

 

E tutti si scambiano vicendevolmente un segno di pace secondo gli usi locali. Il Celebrante così se è anche il Principale, rimane sempre nel presbiterio anche se, per buon motovo, vuole dare la pace ad alcuni fedeli i quali saliranno sul presbiterio.

I Concelebranti che sono più vicini al Celebrante Principale ricevono da lui la pace prima del Diacono.

 

 

Agnus Dei

 

I fedeli recitano o cantano questa triplice invocazione. La Melodia dell’Agnus Dei, sta nel Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1974) oppure la schola lo può cantare secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia.

 

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi: miserére nobis.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi: miserére nobis.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi: dona nobis pacem.

 

Questo canto si può ripetere più volte, se la frazione del pane si prolunga. L’ultima invocazione si conclude con le parole: dona nobis pacem.

 

Mentre si canta o si dice l' Agnus Dei, i Diaconi o alcuni dei Concelebranti possono aiutare il Celebrante Principale nello spezzare le ostie per la Comunione dei Concelebranti e del popolo.



 

Frazione dell’Ostia

 

Appena si incomincia a recitare o cantare l’Agnus Dei, prende l’ostia e la spezza sopra la patena, senza dire nulla.

 

 

Immixtio del Corpo con il Sangue

 

Dal frazionamento dell’Ostia lascia cadere un frammento nel calice, dicendo sottovoce:

 

Hæc commíxtio, et consecrátio Córporis et Sánguinis Dómini nostri Iesu Christi, fiat accipiéntibus nobis in vitam ætérnam. Amen.

 

Compiuta la Immixtio, soltanto il Celebrante Principale recita sottovoce, a mani giunte, la preghiera: Dómine Iesu Christe, oppure Percéptio Córporis tui.



Preghiere del Celebrante prima della Comunione

 

 

Il Celebrante con le mani giunte, dice sottovoce:

 

Dómine Iesu Christe, Fili Dei vivi, qui ex voluntáte Patris, cooperánte Spíritu Sancto, per mortem tuam mundum vivificásti: líbera me per hoc sacrosánctum Corpus et Sánguinem tuum ab ómnibus iniquitátibus meis, et univérsis malis: et fac me tuis semper inhærére mandátis, et a te numquam separári permíttas.

 

oppure:
 

Percéptio Córporis tui, Dómine Iesu Christe, non mihi provéniat in judícium et condemnatiónem: sed pro tua pietáte prosit mihi ad tutaméntum mentis et córporis, et ad medélam percipiéndam.

 

Terminata la preghiera prima della Comunione, il Celebrante Principale genuflette e si scosta un poco dall' altare. I Concelebranti, si accostano, uno dopo l’altro, al centro dell' altare, genuflettono, prendono con devozione il Corpo di Cristo e, tenendo la mano sinistra sotto la destra, ritornano alloro posto. I concelebranti possono anche rimanere al loro posto e prendere il Corpo di Cristo dalla patena presentata ai singoli dal Celebrante Principale o da uno o più Concelebranti; possono anche passarsi l'un l'altro la patena. La Comunione dei Concelebranti può anche essere ordinata in modo che i singoli comunichino al Corpo e, subito dopo, al Sangue del Signore presso l'altare. In questo caso, il Celebrante Principale si comunica sotto le due specie, come di consueto, attenendosi tuttavia al rito al quale devono conformarsi tutti gli altri Concelebranti (Cfr. nn 244-249 del OGMR)

 
 

Il Celebrante si Comunica

 

Genuflette, prende l’ostia frazionata e consacrata nella stessa Messa, e tenendola alquanto sollevata sulla patena, rivolto al popolo (se celebra orientato), dice ad alta voce:

 

Ecce Agnus Dei, ecce qui tollit peccáta mundi. Beáti qui ad cenam Agni vocáti sunt.


E continua, dicendo insieme con il popolo.

 

Dómine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum, sed tantum dic verbo, et sanábitur ánima mea. 

 

Il Celebrante si comunica al Corpo di Cristo

 

Il Celebrante, rivolto all’altare, dice sottovoce:

 

Corpus Christi custódiat me in vitam ætérnam.

 

Con riverenza si comunica al corpo di Cristo.

 

Allo stesso modo si comunicano i Concelebranti. Dopo di loro se c’è il Diacono riceve dal Celebrante Principale il Corpo (e il Sangue**) del Signore.

 

[**“Communione a Sacerdote facta, Diaconus Communionem  sub utraque specie ab ipso sacerdote accipit, et sacerdotem deinde adiuvat in communionem populo distribuendo” IGMR (latina) n. 183

 

Data la norma generale per la Messa con il Diacono dinnanzi all’incongruenza che emerge con il successivo n. 244 propongo la seguente lettura. Il Diacono nella Messa non Concelebrata riceve le Sacre Specie dal Sacerdote Celebrante dopo che egli si è comunicato al Corpo ed al Sangue. Per quanto riguarda la Messa Concelebrata il Diacono fa la Comunione al Corpo dopo che il Sacerdote si è comunicato al solo Corpo e secondo il n.247 il Diacono “totutm Christi sanguinem qui remansit ad altare reverenter sumit…”]
 

 

Il Celebrante si comunica  al Sangue di Cristo

 

Poi prende il calice e dice sottovoce:

 

Sanguis Christi custódiat me in vitam ætérnam.

 

Et ipse respondet: Amen..

 

E con riverenza si comunica al Sangue di Cristo.

 

Se ci sono Concelebranti consegna il Calice al Diacono,od in sua assenza a un Concelebrante. I Concelebranti possono fare la Comunione [comunicandosi il Corpo di Cristo qual’ora non l’avessero già fatto in precedenza poi] al Sangue di Cristo bevendo direttamente dal calice, per intinzione, con la cannuccia o con il cucchiaino.
 

 
Antiphona ad Communionem


Mentre il Celebrante si comunica con il Corpo di Cristo, si inizia il Canto di Comunione.

Il coro canta l’Antifona della Comunione. Si utilizza il canto in canto gregoriano riportato nel Graduale Romanum (l’edizione pubblicata secondo le nuove disposizioni liturgiche del Missale Romanum 1962), oppure la schola può cantare in polifonia opere artistiche (secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia) che riportano in musica il testo stesso previsto dal Proprio del tempo (o altro testo adatto).

 

Communio Fidelium

 

 

Se non si eseguono canti al momento della comunione dei fedeli, il Celebrante prima di iniziare la Comunione generale proclama l’Antifona alla Comunione dal formulario del giorno.

 

(Rito per i ministri straordinari della comunione)

 

L’Ordinario del luogo può permettere ai Sacerdoti in cura d’Anime di affidare, volta per volta, in caso di necessità,  ad una persona idonea l’incarico di distribuire la Comunione. È bene che riceva l’incarico secondo il Rito qui descritto:

 

Dopo che il Celebrante si è Comunicato i ministri straordinari si posizionano davanti al Celebrante per ricevere la benedizione con queste parole:


Benedícat + te Dóminus ad Corpus Christi frátribus tuis nunc ministrándum.

 

Egli prende la pisside e si porta verso i comunicandi (insieme ad un Sacerdote o al Diacono o all’Accolito Istituito, o con il Ministro Straordinario dell’Eucaristia).

 

Nel presentare ad ognuno l’Ostia, la tiene alquanto sollevata e dice:

 

Corpus Christi.

 

Il comunicando risponde:


Amen.

E riceve la comunione.

 

Nello stesso modo si comporta il Diacono, quando distribuisce la comunione.

 

La comunione si può fare in ginocchio ed in piedi, in bocca. Il Corpo di Cristo può essere accolto dal fedele anche sulle mani. I Pastori provvedano a non dare la comunione nelle mani dei fedeli se questi sono sconosciuti o se posseggono le mani in posizioni ed in condizioni non consone a questo momento. Quando la comunione è ricevuta nelle mani dal fedele, egli la dovrà consumare dinnanzi al Sacerdote in modo che si possano evitare profanazioni o dubbi.

 

Il Celebrante può farsi aiutare dal Diacono o da altro Sacerdote. Può farsi aiutare anche dall’Accolito Istituito e da un Ministro Straordinario dell’Eucaristia

 

Preghiere delle Abluzioni

 

Terminata la distribuzione della comunione, il Celebrante, o il Diacono, o l’Accolito Istituito, asterge la patena sul calice e quindi il calice.

 

Purifica il Calce

 

Mentre asterge la patena e il calice, si dice sottovoce:

 

Quod ore súmpsimus, Dómine, pura mente capiámus: et de múnere temporáli fiat nobis remédium sempitérnum.

 

Sacerdote può tornare alla sede. Secondo i casi, si può osservare, per un tempo conveniente il “sacro silenzio”.

 

Se è una Messa Concelebrata o c’è il Diacono, il Celebrante Principale torna alla Sede subito dopo l’avere distribuito la Comunione, metre il Dicono [o l’Accolito istituito]  od in sua assenza un altro Sacerdote, purifica i vasi sacri o li posiziona coperti sopra la credenza dove, terminata la Messa, provvederà a purificare.

 

 

POSTCOMMUNIO

 

 

Il Celebrante, dalla sede o dall’altare, dice:

Oremus ....
 

E tutti, insieme con il Celebrante, pregano in silenzio per qualche momento, se non l’hanno già fatto in precedenza. Poi il Celebrante, con le braccia allargate, dice il Postcommunio ovvero l’Orazione dopo la Comunione.

 

L’orazione termina con il popolo che dice:

 

Amen.

_____________________________________________________________________

 
 
(Oratio Super Populum)

 

Dopo il Postcommunio può recitare l’Orazione sul Popolo. Durante il tempo quaresimale, fino al Mercoledì Santo incluso, nelle Messe della feria, dopo il postcomunio e le eventuali commemorazioni, il Celebrante recita l’Orazione sul Popolo propria.

Questa tradizione viene dalle Messe dette Stazionali, ovvero quelle Messe che si svolgevano nelle varie Chiese di Roma dove il Papa che Celebrava la Messa, prima di congedare i fedeli, benediceva con l’ultima Orazione il popolo romano radunato.

 

Il Diacono dice o canta:

Inclináte vos ad benedictiónem.

 

Il Celebrante prosegue con l’Orazione e la conclude come al solito.

 
 

RITUS
CONCLUSIONIS

 

Benedictio et Dimissio

 

A questo punto si danno, quando occorre, brevi comunicazioni o avvisi al popolo. Segue il Congedo. Il Celebrante, rivolto verso il popolo, con le braccia allargate, dice:


Benedizione finale

 

Dóminus vobiscum.
R. Et cum spíritu tuo.
 

Il Celebrante con il braccio destro fa un segno di croce sul popolo.

 

Benedícat vos omnípotens Deus, Pater et Filius + et Spíritus Sanctus.
 

R. Amen.
 

__________________________________________________

 

Benedizione Episcopale

 

Nel benedire il popolo, il Vescovo usa questa formula :

 

Il Vescovo dice:

 

Dóminus vobiscum.

R. Et cum spíritu tuo.

 

V/. Sit nomen Domini benedictum.

R. Ex hoc nunc et usque in sæculum.

 

V/. Adiutorium nostrum in nomine Domini.

R. Qui fecit cælum et terram.

 

Quindi unendo prima le mani e subito dopo estendendo la mano destra dice:

 

Benedicat vos omnipotens Deus, Fa tre segni di croce sul popolo Pater, +  et Filius, + et Spiritus + Sanctus.

 

Tutti rispondono:

 

Amen.

 

In certi giorni e in certe circostanze particolari, questa formula di benedizione è sostituita da una formula di benedizione detta “Solenne” o da una  Orazione sul Popolo.

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Congedo dei fedeli

 

 

In fine il Diacono, o il Celebrante stesso, rivolto verso il popolo, a mani giunte dice:

 

Ite, missa est. [in tempo di Pasqua si aggiunge Alleluja Alleluja]

 

Il popolo risponde:

 

V/. Deo gratis. [in tempo di Pasqua si aggiunge Alleluja Alleluja]

 

Il Celebrante bacia l’altare (se c’è anche il Diacono) in segno di venerazione come all’inizio; fa quindi con i ministri la debita riverenza e torna in sacrestia.

 

I concelebranti invece, prima di allontanarsi dall'altare, fanno un profondo inchino senza baciare l’altare.

 

Quando la Messa è seguita immediatamente da un’altra azione liturgica, si tralasciano i riti di conclusione.

 

Canto finale

 

Mentre il Celebrante si avvia in Sacrestia il Coro può eseguire il Canto Finale.

Si può utilizzare una Antifona Mariana, oppure la schola può cantare in polifonia opere artistiche (secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia), oppure un altro canto adatto all'azione sacra, al carattere del giorno o del tempo, e il cui testo sia stato approvato dalla Conferenza Episcopale, così come prevede l’Istruzione sulla musica nella liturgia Musicam sacram.

 

Gratiarum Actio Post  Missam

 

 

Il Celebrante (con i Concelebranti), ritornando in Sacrestia, può recitare le preghiere del: GRATIARUM ACTIO POST  MISSAM.

 

 

 


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