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MISSALE ROMANUM EX DECRETO S.O. CONCILII VATICANI II INSTAURATUM AUCTORITATE PAULI Pp. VI PROMULGATUM JOANNIS PAULI Pp. II CURA RECOGNITUM
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Appendice |
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RITUS PAULI VI |
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-Antiphona Ad Introitum -Incensatio Altaris -Salutatio -Aspersio -Actus Pænitentialis -Kyrie E Gloria -Collecta
-Lectiones O Epistola -Psalmus Responsorialis -Alleluia -Evangelium (senza Diacono)
-Evangelium
(col Diacono) -Credo -Oratio Fidelium
-I. Offertorium Antiphona Ad Offertorium Incensatio Lavabo Oratio Super Oblata
-II. Prex Eucharistica Præfatio Sanctus
Canon Romanus -III. Ritus Communionis Pater Noster
Agnus Dei
Communio Fidelium
-Benedictio Et Dimissio -Gratiarum Actio Post Missam
Præparatio ad Missam
Il Celebrante prepara per tempo tutto l’occorrente per la Santa Messa.
Se la Messa è Concelebrata in presbiterio si preparino: a) le sedi e i sussidi per i sacerdoti concelebranti; b) sulla credenza: un calice di sufficiente capacità o più calici.
Nessuno mai vada o sia ammesso a Concelebrare quando la Messa è già
iniziata. Il Celebrante e chi eventualmente si accinge Concelebrare la Santa Messa provvede a raccogliersi spiritualmente e a distaccarsi dal mondo: recita in sacrestia nel silenzio, le preghiere del PRÆPARATIO AD MISSAM che si trova pubblicata in Appendice al Messale Romano del 1983. Al termine, esce (o escono) dalla Sacrestia.
La Santa Messa ha inizio con la processione del Celebrante verso l’Altare. Se ci sono i Sacerdoti Concelebranti precedono il Celebrante principale. Se c’è la presenza del Diacono (o del Lettore istituito) nella processione di ingresso, porta l’Evangelario (in assenza del Diacono anche un Sacerdote Concelebrante). Arrivato all’altare il Diacono deporrà il libro nel mezzo dell’altare e dopo aver baciato l’altare porgerà il turibolo con la navicella al Celebrante (se utilizza l’incenso).
Il Celebrante sale all’altare
Il Celebrante (ed i Sacerdoti Concelebranti) giunto ai piedi dell’altare fa con i ministri la debita riverenza e sale all'altare.
Il Celebrante bacia l’altare
Bacia l’Altare in segno di venerazione senza dire nulla. Generalmente le reliquie sono collocate sull’altare; anche se le reliquie sono incastonate nel basamento dell’altare o se non sono presenti nell’altare su cui si celebra, in qual caso bacia lo stesso la mensa. Vi rimane se deve incensare l’altare. Poi con i ministri e il Diacono va alla sede dove il Ministrante gli porta il Messale.
L’Altare è ricoperto da almeno una tovaglia [Ma nulla vieta (“almeno”) che ne siano distese più di una seconda tradizione e decenza].
In ogni celebrazione sull’altare, od accanto ad esso si pongano almeno due candelabri con ceri accesi [non è previta dalle norme liturgiche per nessun motivo la presenza sull’altare, al posto dei ceri della la menorah il candelabro ebraico a sette bracci, ne lampade a cera liquida o altri oggetti che non siano ceri…] o anche quattro o sei, specialmente se si tratta della Messa Domanicale e festiva di precetto. Se celebra il Vescovo della Diocesi si usano sette candelieri solo sull’altare. Inoltre sull’Altare o vicino ad esso si collochi la croce con l’immagine del Cristo Crocifisso. Sopra l’altare si può collocare l’Evangeliario distinto dal Lezionario e solo fino al momento del canto del Vangelo per il resto della Messa sull’Altare non rimane l’Evangeliario.
La patena con le ostie, il vino, l’acqua sono posti generalmente in un punto sicuro dove saranno poi portati durante la processione di Offertorio al Celebrante. Se non è prevista processione offertoriale i doni sono posti con il calice (benedetto in precedenza) su una Credenza al lato dell’Altare. Saranno poi preparati dal Diacono con l’ausilio dell’Accolito e (o) di un Ministrante. Se non ci sono, lo farà il Celebrante.
Antiphona ad Introitum
Mentre il Celebrante fa il suo ingresso con il Diacono, Concelebranti e ministri, si inizia il canto dell’Antifona d’Ingresso.
Il canto viene eseguito alternativamente dalla schola e dal popolo, o dal cantore e dal popolo, oppure tutto quanto dal popolo o dalla sola schola. Si può utilizzare sia l'antifona con il suo salmo, quale si trova nel Graduale Romanum (l’edizione pubblicata secondo le nuove disposizioni liturgiche del Missale Romanum1975) o nel Graduale Simplex (1975), oppure un altro canto adatto all'azione sacra, al carattere del giorno o del tempo, e il cui testo sia stato approvato dalla Conferenza Episcopale, così come prevede l’Istruzione sulla musica nella liturgia Musicam sacram.
Se all'introito non ha luogo il canto, l'antifona proposta dal Messale Romano viene letta o dai fedeli, o da alcuni di essi, o dal lettore, o altrimenti dallo stesso Celebrante, in questo caso dopo il saluto iniziale.
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Incensatio altaris
Il Celebrante, ricevuto il turíbolo, fa una profonda riverenza alla Croce e, in silenzio, la incensa per prima per tre volte, con tre tiri doppi; quindi, fatta ancora una profonda riverenza alla Croce, in silenzio incensa l'Altare con gesti che sottolineino il profondo senso Cristologico di ciò che si sta facendo, si eviterà allora di indirizzare il turibolo verso il nulla ma sempre verso l’altare evitando poi ogni inutile lentezza o sciatta velocità.
L'altare si incensa con singoli colpi in questo modo: a) Se l'altare è separato dalla parete, il Celebrante lo incensa girandogli intorno in modo che i colpi siano diretti alla partesuperiore della mensa consacrata; b) Se invece l'altare è addossato alla parete, il Celebrante lo incensa passando prima la parte destra dell' altare, poi la sinistra. La croce, se è sopra l'altare o accanto ad esso, viene incensata prima dell'altare.
Tornato alla Sede il Celebrante si segna con il segno della croce e dice a voce distinta o canta:
Il
popolo risponde: _________________________________________________
Salutatio
Quindi il Celebrante stendendo le mani verso il popolo saluta dicendo:
1a Formula
V/. Grátia Dómini nostri Iesu Christi, et cáritas Dei, et communicátio Santi Spíritus sit cum ómnibus vobis.
R. Et cum spíritu tuo. _____________________________________________________________________
2a Formula
V/. Gràtia vobis et pax a deo Patre nostro et Dómino Iesu Christo. R. Benedíctus Deus et Pater Domini nostri Iesu Christi. Oppure R. Et cum spíritu tuo.
3a Formula
V/.
Dominus
vobíscum
(oppure
Pax
vobis
se
presiede il Vescovo) Salutato il popolo, il Celebrante, o il Diacono o un ministro laico, può fare una brevissima introduzione alla Messa del giorno.
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Questo Rito si può fare ogni domenica in tutte le Messe, comprese quelle vespertine, specialmente nel Tempo Pasquale, in circostanze particolari. Il Rito, in memoria del Battesimo, sostituisce il consueto Atto Penitenziale. Il Presidente, benedetta l’acqua, senza togliere la Casula asperge l’assemblea accompagnato dal Diacono o da un Ministrante. L’aspersione non si fa mai prima della Messa ma sempre durante la Messa all’inizio, dopo il Salutatio. Il coro accompagna il Rito con un canto adatto. Al termine del Rito, se è prescritto, si canta o si dice subito il Gloria. _____________________________________________________________________
Actus Pænitentialis
Quindi il Celebrante invita all'atto penitenziale, che, dopo una breve pausa di silenzio, viene compiuto da tutta la comunità mediante una formula di confessione generale, e si conclude con l'assoluzione del Celebrante, che tuttavia non ha lo stesso valore del sacramento della Penitenza.
Quindi il Celebrante invita tutti a fare un atto di penitenza:
1a Formula
Fratres, agnoscámus peccáta nostra, ut apti simus ad sacra mystéria celebránda.
Dopo
una breve pausa di silenzio:
Tutti recitano
il confesso: ci si percuote il petto mea culpa, mea culpa, mea máxima culpa. Ideo precor beátam Maríam semper Vírginem, omnes Angelos et Sanctos, et te, frater, oráre pro me ad Dóminum Deum nostrum.
Al
termine il Celebrante dice: Misereàtur nostri omnìpotens Deus et, dimìssis peccàtis nostris,
perdùcat nos ad vitam ætèrnam. _____________________________________________________________________
2a Formula
V/. Fratres, agnoscámus peccáta nostra, ut apti simus ad sacra mystéria celebránda.
Dopo
una breve pausa di silenzio: V/. Miserére nostri, Dómine. R. Quia peccávimus tibi.
V/. Osténde nobis, Dómine, misericórdiam tuam. R. Et salutáre tuum da nobis.
Il
Celebrante dice l’assoluzione: Misereàtur nostri omnìpotens Deus et, dimìssis peccàtis nostris, perdùcat nos ad vitam ætèrnam. R. Amen.
3a Formula
V/. Fratres, agnoscámus peccáta nostra, ut apti simus ad sacra mystéria celebránda.
Dopo
una breve pausa di silenzio: V/. Qui missus es sanare contritos corde: Kyrie elèison. R. Kyrie elèison.
V/. Qui peccatores vocare venisti: Christe, elèison. R. Christe, elèison.
V/. Qui ad dexteram Patris sedes, ad interpellandum pro nobis: Kyrie elèison. R. Kyrie elèison.
V/. Misereàtur nostri omnìpotens Deus et, dimìssis peccàtis nostris, perdùcat nos ad vitam ætèrnam. R. Amen.
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Kyrie
Dopo l'atto penitenziale ha sempre luogo il Kyrie elèison, a meno che non sia già stato detto durante l'atto penitenziale, in questo caso si passa subito ad intonare o recitare il Gloria o si va alla preghiera di Colletta, se è Messa che non prevede il Gloria.
Si raccomanda di cantare sempre queste parti dell’Ordinario. La Melodia del Kyrie, come del Gloria, del Credo, del Sanctus e dell’Agnus Dei, sta nel Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1974) oppure il coro lo può cantare secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia. Ogni acclamazione viene ripetuta normalmente tre volte, senza escluderne tuttavia un numero maggiore (o minore), in considerazione dell'indole della composizione musicale.
R.
Kyrie, eleison. Gloria
Il Celebrante, intona il Gloria; il canto poi prosegue secondo l'opportunità, dal cantore o dalla schola, o da tutti simultaneamente o dal popolo alternativamente con la schola, oppure dalla stessa schola. Se non lo si canta, viene recitato da tutti, o insieme o da due cori che si alternano.
Lo si canta o si recita nelle domeniche, nelle solennità e feste e in celebrazioni di particolare solennità od in particolari occasioni (matrimonio, messa di un Pellegrinaggio etc…). Non si canta nel tempo di Avvento e Quaresima. Il testo dell’ inno non può essere sostituito con nessun altro.
Si raccomanda di cantare sempre queste parti dell’Ordinario, con melodie del Canto Gregoriano. Le Melodia del Gloria, sta nel Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1974) oppure il coro lo può cantare in polifonia secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia.
V/.
Glória in excélsis Deo
Et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.
(chiniamo il capo)
Iesu Christe.
súscipe deprecatiónem nostram.
(chiniamo il capo)
Iesu Christe.
COLLECTA
Quindi il Celebrante dice o canta l’Oremus cui segue la recita dell'Orazione, chiamata tecnicamente «Collecta». L’Orazione fa parte del Proprio della S. Messa che qui non è riportato. Si dice sempre una sola colletta.
Il Celebrante tenendo le mani giunte dice o canta:
Oremus. .....
V/.
Per
omnia sæcula sæculorum. Il popolo, unendosi alla preghiera, fa propria l'orazione con l'acclamazione:
Amen.
Inizia la Liturgia della Parola. In questa parte il fedele tende l’orecchio per ascoltare la Parola rivelata.
“Le letture scelte dalla Sacra Scrittura con i canti che le accompagnano costituiscono la parte principale della Liturgia della Parola; l'omelia, la professione di fede e la preghiera universale o preghiera dei fedeli sviluppano e concludono tale parte. Infatti nelle letture, che vengono poi spiegate nell' omelia, Dio parla al suo popolo, gli manifesta il mistero della redenzione e della salvezza e offre un nutrimento spirituale; Cristo stesso è presente, per mezzo della sua Parola, tra i fedeli. Il popolo fa propria questa Parola divina con il silenzio e i canti, e vi aderisce con la professione di fede. Così nutrito, prega nell' orazione universale per le necessità di tutta la Chiesa e per la salvezza del mondo intero”. (Ord. Gen. Mess. Rom. n. 55)
Nelle Domeniche, nelle Solennità e nelle feste di precetto il Lezionario è composto di tre cicli di letture (anno A, B, C) nelle Messe dette feriali di due cicli anno Pari e Dispari) per dare l’opportunità di conoscere e amare la Sacra Scrittura nella sua ricchezza. In ogni celebrazione dispone di tre letture; la prima lettura solitamente dal Vecchio Testamento accompagnato da un salmo responsorialis, dal modo in cui si proferisce nella celebrazione della Santa Messa, una seconda lettura, (solo nelle S. Messe domenicali e Solenni) presa di solito dagli scritti del Nuovo Testamento e prevalentemente dal Corpus Paulinum. La terza lettura consiste nella proclamazione del Vangelo.
Le letture si proclamano tutte da un unico ambone fisso. La Prima Lettura, il Salmo responsoriale, la Seconda Lettura, il Versetto dell’Alleluia e il Vangelo, sono stabiliti secondo l’Ordo Lectionum Missæ e fanno parte del Proprio della S. Messa che qui non è riportato. Le letture possono essere lette, anche utilizzando l’Ordo Missæ in Latino, in Latino, in lingua Italiana o altra lingua purchè le letture siano corrispondenti all’edizione tipica latina e gli stessi Lezionari siano stati approvati dalla rispettive Conferenze Episcopali Nazionali.
I fedeli si siedono per ascoltare la Prima Lettura, il Salmo
responsoriale e la Seconda Lettura (quando è prevista), si alzeranno poi
per il Versetto dell’Alleluia (sostituito in tempo di Quaresima con
altro canto) e il Vangelo.
Lectiones o Epistola
Il Lettore Istituito, (o altro ministro laico) va all’Ambone e legge la Prima Lettura:
Lectio Libri (nome del Libro di A.T. o di N.T.)
Oppure:
Lectio Epistolæ Beati …etc.,
Al termine della pericope il lettore conclude con l’acclamazione: Verbum Domini.
Tutti
rispondono:
Viene poi letta la Seconda Lettura (non è prevista nelle Sante Messe feriali) e si conclude con:
Verbum Domini.
Segue l’ALLELUIA (sostituito in tempo di Quaresima con altro canto), al canto il Popolo sta in piedi.
Psalmus Responsorialis
I Principi e Norme del Messale Romano prevedeno il Salmo Responsoriale. Il salmista intona il ritornello previsto dal Lezionario (che non può essere sostituito perché esprime il tema delle letture del giorno e quindi concorda con la prima lettura ed il Vangelo) e il popolo risponde cantandolo di nuovo. Il salmista poi canta o proclama i versetti del Salmo.
A luogo del Salmo Responsoriale può essere cantato il Graduale o il Tratto (in quaresima) o il secondo Alleluia (in tempo di Pasqua) previsto dal Graduale Romanum pubblicato secondo le nuove disposizioni liturgiche del Missale Romanum Novus Ordo del 1974). Oppure la schola può cantare in polifonia opere artistiche corrispondenti al testo del Lezionario e non arbitrariamente modificate.
(LA SEQUENZA)
Le Sequenze sono inni liturgici in poesia, cantati o recitati prima del Canto al Vangelo.
La Riforma Tridentina ha mantenuto 5 sequenze. Il Rito di Paolo VI ne conserva solo 4 di cui 2 sole, sono obbligatorie.
* Victimæ paschali laudes, di Wipone, nel Giorno di Pasqua ed è facoltativa per l'Ottava di Pasqua; * Veni Sancte Spiritus, attribuita a Papa Innocenzo III, per la Pentecoste, Messa del Giorno; * Lauda Sion Salvatorem, di San Tommaso d'Aquino, per il Corpus Domini ed è facoltativa; * Stabat Mater, di Iacopone da Todi, per la memoria di Maria Addolorata ed è facoltativa; * Ci sono delle sequenze proprie previste dai calendari Particolari o delle Famiglie Religiose: es. la sequenza Læta quies di San Benedetto.
Alleluia
Si raccomanda di cantarlo sempre. L’Alleluia è sempre intercalato da un vesetto, detto alleluiatico. Si può cantare in gregoriano (Graduale Romanum) od in Polifonia sacra secondo quanto stabilito dalla Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia.
Ultimata la recita o il canto dell'Alleluia, il Celebrante si accinge alla lettura o al canto del Vangelo.
Se la Messa è concelebrata e c’è il Vescovo, iniziato il canto dell' Alleluia, tutti si alzano, tranne il Vescovo, che impone l' incenso senza nulla dire e benedice il diacono o, se questo è assente, il concelebrante che proclamerà il Vangelo. Tuttavia nella concelebrazione presieduta da un Presbitero, il Concelebrante che proclama il Vangelo in assenza del Diacono né chiede né riceve la benedizione del celebrante principale.
Se la S. Messa viene celebrata con il Diacono, è quest'ultimo che canta il Vangelo.
Evangelium
Il Celebrante invoca la benedizione di dio
Munda cor meum ac lábia mea, omnípotens Deus, ut sanctum Evangélium tuum digne váleam nuntiáre.
Detto questo, il Celebrante non aggiunge altro, va all’Ambone, dove lo precedono i ministri con l’incenso (se lo utilizza) e le candele; con voce chiara dice o canta:
Dóminus vobiscum.
I fedeli rispondono:
Et cum spíritu tuo.
Quindi il Celebrante, col pollice della mano destra, traccia un segno di croce, prima sul Lezionario (o l’Evangeliario), all'inizio del Vangelo che si deve leggere, poi su se stesso: sulla fronte, sulle labbra e sul petto, dicendo:
+ Lectio sancti Evangélii secúndum...
I fedeli si segnano anch'essi, sulla fronte, sulle labbra e sul petto, e rispondono: Glória tibi, Dómine.
Se si utilizza l’incenso, il Celebrante incensa il Vangelo che deve proclamare con due colpi di turibolo per tre volte.
Al termine del Vangelo dice o canta l’acclamazione:
Verbum
Dómini. Il popolo acclama:
Laus tibi, Christe. Finita la lettura o il canto del Vangelo, il Celebrante bacia la pagina di Vangelo che ha proclamato e dice sottovoce:
Per evangélica dicta deleántur nostra delícta.
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Evangelium
Mentre si canta l'Alleluia con il suo versetto o un altro canto in Quaresima, se si usa il turibolo, aiuta il Celebrante nell'infusione dell'incenso, quindi, chiede la benedizione. Il Celebrante lo benedice.
Il Celebrante da la benedizione al Diacono
Il Diacono,fa la riverenza e poi inchinandosi profondamente dinanzi al Celebrante, chiede la benedizione dicendo:
Iube, dómne, benedícere.
Dóminus sit in corde tuo et in lábiis tuis: ut dígne et competénter annúnties Evangélium suum: in nómine Patris, et Fílii, + et Spíritus Sancti.
Il Diacono si segna con il segno di croce e dice: Amen.
Poi, fatta la debita riverenza all'altare, prende l'Evangeliario e va all'ambone, portando il libro un po' elevato; lo precedono il turiferario con il turibolo fumigante e i ministri con i ceri accesi e con voce chiara dice o canta:
Dóminus
vobiscum.
Quindi il Diacono, col pollice della mano destra, traccia un segno di croce, prima sel Lezionario o Evangeliario all'inizio del Vangelo che si deve proclamare, poi su se stesso: sulla fronte, sulle labbra e sul petto, dicendo:
+ Lectio sancti Evangélii secúndum...
I fedeli si segnano anch'essi, sulla fronte, sulle labbra e sul petto, e rispondono:
Gloria tibi, Domine. Se si utilizza l’incenso il Diacono incensa L’Evangeliario con due colpi di turibolo per tre volte.
Al termine del Vangelo dice o canta l’acclamazione:
Verbum
Dómini. Il popolo risponde:
Laus tibi, Christe. Al termine del Vangelo il Diacono stesso bacia la pagina di Vangelo che ha proclamato dicendo sotto voce:
Per evangélica dicta deleántur nostra delícta.
Quando il Diacono serve il Vescovo, gli porta il libro da baciare e dice comunque sottovoce: Per evangélica dicta. Nelle celebrazioni più solenni il Vescovo, secondo l'opportunità, imparte al popolo la benedizione con l'Evangeliario. L'Evangeliario infine può essere portato alla credenza o lasciato al suo posto, ovvero l’ambone.
Dopo l'omelia è opportuno un breve momento di silenzio.
Fatta l’omelia il Celebrante, in mezzo all'Altare, allargando,
elevando e congiungendo le mani, intona o recita con il popolo il Credo.
La Melodia del Credo sta nel
Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1974) oppure la
schola lo può cantare secondo i canoni tradizionali della Polifonia
Sacra stabiliti dal
Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia.
Credo in unum Deum
Patrem omnipoténtem, factórem cœli et terræ, visibílium ómnium, et
invisibílium. (si china la testa)
Iesum Christum, Fílium Dei unigénitum.
Deum verum de Deo vero.
Et incarnátus est de Spíritu Sancto ex Maria Vírgine: et homo factus
est.
Crucifíxus étiam pro nobis: sub Póntio Pilato passus, et sepúltus est.
adorátur et conglorificátur: qui locútus est per Prophétas. Amen.
Nel tempo di Quaresima e nel tempo di Pasqua si può recitare il Credo Apostolico:
Credo in unum Deum Patrem omnipoténtem, Creatórem caeli et terrae (si china la testa), et in Iesum Christum, Fílium eius únicum, Dóminum nostrum, (alle parole che seguono ci si inchina profondamente) Ad verba quæ sequuntur, usque ad María Vírgine, qui concéptus est de Spíritu Sancto, natus ex María Vírgine (ci si leva), passus sub Póntio Piláto, crucifíxus, mórtuus, et sepúltus, descéndit ad ínferos, tértia die resurréxit a mórtuis, ascéndit ad cælos, sedet ad déxteram Dei Patris omnipoténtis, inde ventúrus est iudicáre vivos et mórtuos. Credo in Spíritum Sanctum, sanctam Ecclésiam cathólicam, sanctórum communiónem, remissiónem peccatórum, carnis resurrectiónem, vitam ætérnam. Amen.
Oratio Fidelium E’ detta anche Preghiera Universale, perché in essa si prega per tutti gli uomini, nel seguente ordine: 1. per le necessità della Chiesa, 2. per i governanti 3. per tutti quelli che si trovano in particolare necessità, specialmente i malati 4. per la comunità locale. Il Celebrante invita a pregare con una di queste invocazioni:
R. Te rogamus, audi nos
R. Kyrie, eléison
R. Christe, audi nos.
R. Dómine Miserére.
R. Exáudi Christe.
R. Præsta ætérne omnípotens Deus.
Il Celebrante conclude con un’orazione; il popolo risponde: Amen.
Ultimato il canto del Credo termina la Liturgia della Parola.
“Nell'ultima Cena Cristo istituì il sacrificio e convito pasquale per mezzo del quale è reso continuamente presente nella Chiesa il sacrificio della croce, allorché il Sacerdote, che rappresenta Cristo Signore, compie ciò che il Signore stesso fece e affidò ai discepoli, perché lo facessero in memoria di lui.
Cristo infatti prese il pane e il calice, rese grazie, spezzò il pane e li diede ai suoi discepoli, dicendo: «Prendete, mangiate, bevete; questo è il mio Corpo; questo è il calice del mio Sangue. Fate questo in memoria di me». Perciò la Chiesa ha disposto tutta la celebrazione della Liturgia eucaristica in vari momenti, che corrispondono a queste parole e gesti di Cristo. Infatti:
I. OFFERTORIUM
Antiphona ad Offertorium
Se la S. Messa è cantata, si esegue l’Antifona di Offertorio. L'Antifona dell'Offertorio è riportata solo nel Graduale Romanum (1974), [il Missale Romanum del 2003 omette, ce ne dispiace, queste bellissime e antichissime Antifone]; la schola può cantare in polifonia opere artistiche (secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia) che riportano in musica il testo stesso previsto dal Proprio del tempo (o altro testo adatto), oppure un altro canto adatto all'azione sacra, al carattere del giorno o del tempo, e il cui testo sia stato approvato dalla Conferenza Episcopale, così come prevede l’Istruzione sulla musica nella liturgia Musicam sacram.
Nel frattempo i ministranti pongono sull’Altare per il Celebrante il calice, il corporale, la palla, il purificatoio e il Messale.
Il calice può essere coperto dal velo del colore delle vesti liturgiche oppure sempre bianco.
Il Celebrante può ricevere dai fedeli il pane ed il vino (ed eventualmente altre offerte per le necessità dei poveri, ma non elementi che siano estranei, di cattivo gusto o fuori posto rispetto alla Liturgia che si sta celebrando) e depone sull'altare il pane e il vino per la celebrazione dell'Eucaristia. Quest’ultima azione la fa il Diacono se è presente.
Il Celebrante può celebrare orientato ad Deum (spalle al popolo).
Il celebrante presenta le oblata (il pane non lievitato ed il vino)
Nelle concelebrazioni il sacerdote celebrante compie la preparazione dei doni. Gli altri sacerdoti rimangono al loro posto.
Tenendo leggermente innalzata la Patena con il pane, il Celebrante dice a sommessa voce:
Benedíctus es, Dómine, Deus univérsi, quia de tua largitáte accépimus panem, quem tibi offérimus, fructum terræ et óperis mánuum hóminum: ex quo nobis fiet panis vitæ.
Il Celebrante depone la patena con l’ostia sul corporale che lui o il Diacono avrà steso sull’Altare. Se non si eseguono canti d’Offertorio il Celebrante può dire ad alta voce la preghiera Benedictus es, Domine.
R.
Benedíctus Deus in sæcula. Il Celebrante unisce l’acqua al vino nel calice
Il ministro porge al Celebrante o al Diacono prima il vino e poi l’acqua; quando il Diacono o il Celebrante mette qualche goccia di acqua nel vino posto nel calice dice:
Per huius aquæ et vini mystérium eius efficiámur divinitátis consórtes, qui humanitátis nostræ fíeri dignátus est párticeps.
Il Celebrante tenendo con ambedue le mani il calice lo eleva un po’ sull’altare e dice a sommessa voce:
Il Celebrante offre il calice con il vino
R.
Benedíctus Deus in sæcula. Quindi, poggia il calice sul corporale e lo copre con la palla; poi, congiunte le mani, un po' inchinato, dice sottovoce:
Il Celebrante s’inchina umilmente
In spíritu humilitátis, et in ánimo contríto suscipiámur a te, Dómine: et sic fiat sacrifícium nostrum in conspéctu tuo hódie, ut pláceat tibi, Dómine Deus.
___________________________________________________ Incensatio
Ora il Celebrante, se utilizza l’incenso, può incensare i doni posti sull'altare, quindi la croce e lo stesso altare. Il Celebrante incensa le offerte prima dell'incensazione della croce e dell'altare con due colpi di turibolo per tre volte.
Il Celebrante quando mette l'incenso nel turibolo lo benedice tracciando un segno di croce, senza nulla dire.
Il Celebrante quando incensa le offerte non dice nulla.
Il Celebrante finito incensare le offerte incensa l’altare senza dire niente.
Il Celebrante riceve l’incensazione
Dopo l'incensazione dei doni e dell'altare, il Celebrante restituisce il turibolo al Diacono - o al ministro. Il Diacono - o il ministro - incensa il Celebrante, poi i Sacerdoti Concelebranti, quindi i fedeli. All'atto di essere incensati, i fedeli si alzano. Prima dell’incensazione il Diacono o il ministro fanno un inchino alla persona. Chi è incensato risponde con la riverenza in segno di risposta al saluto e di rispetto. _____________________________________________________________________
Il Celebrante si lava le mani
Ponendosi poi al lato dell’altare si lava le mani dicendo sottovoce:
Lava me, Dómine, ab iniquitáte mea, et a peccáto meo munda me.
Il Celebrante invita i fedeli
Il Celebrante si volge verso i fedeli se celebra rivolto ad Deum (spalle al popolo), stando in mezzo all’Altare con voce chiara dice:
Oráte, fratres, ut meum ac vestrum sacrifícium acceptábile fiat
apud Deum Patrem omnipoténtem. Il popolo risponde:
Suscípiat Dóminus sacrifícium de mánibus tuis ad laudem et glóriam nóminis sui, ad utilitátem quoque nostram totiúsque Ecclesiæ suæ sanctæ.
Il Celebrante si rivolge verso l’altare se celebra orientato.
I fedeli si alzano, rispondono anche in canto alle esortazioni del Celebrante, e rimangono in piedi fino alla fine del Sanctus.
ORATIO SUPER OBLATA
Quindi stendendo le mani recita con voce chiara e distinta senza dire Oremus, l’Orazione sulle Offerte, al termine della quale il popolo risponde:
Amen.
Dopo aver recitato l’Orazione sulle Offerte, il Celebrante si appresta a dare inizio al Prefazio.
Se la Messa è Concelebrata dopo che il Celebrante principale ha recitato l'orazione sulle offerte, i Concelebranti si avvicinano all'altare disponendosi attorno ad esso, in modo però da non intralciare lo svolgimento dei riti, da permettere ai fedeli di vedere bene l'azione sacra e al diacono di avvicinarsi facilmente all'altare per svolgere il suo ministero. Se c’è il Diacono, eserciti il suo ministero all' altare, servendo quando è necessario al calice e al Messale. Tuttavia, per quanto è possibile, egli sta abbastanza arretrato, un po' indietro rispetto ai Sacerdoti Concelebranti che si dispongono attorno al Celebrante Principale.
II. PREX EUCHARISTICA
A questo punto ha inizio il momento centrale e culminante dell'intera celebrazione, la Preghiera eucaristica, ossia la preghiera di azione di grazie e di santificazione, durante la quale avviene la Consacrazione che rinnova incruentamente l’unico Sacrificio della Croce: il pane e il vino in virtù delle parole di Gesù pronunciate dal Sacerdote diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Il Sacerdote invita il popolo ad innalzare il cuore verso il Signore nella preghiera e nell'azione di grazie, e lo associa a sé nella solenne preghiera, che egli, a nome di tutta la comunità, rivolge a Dio Padre per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo. Il significato di questa Preghiera è che tutta l'assemblea dei fedeli si unisca insieme con Cristo nel magnificare le grandi opere di Dio e nell'offrire il sacrificio. La Preghiera eucaristica esige che tutti l'ascoltino con riverenza e silenzio.
Il Prefazio è diverso, a seconda del tempo liturgico in cui si celebra la S. Messa.
Præfatio
Il Celebrante dice a voce alta allargando le braccia:
V/. Dóminus vobíscum. R. Et cum spíritu tuo.
Il Celebrante innalza leggermente le mani verso il cielo
V/. Sursum corda. R. Habémus ad Dóminum.
V/. Grátias agámus Dómino Deo nostro. R. Dignum et iustum est.
Il Celebrante allarga le braccia e le tiene così fino alla fine del Prefazio. Quando arriva al Sanctus, congiunge le mani.
Communis II
Si recita nelle Messe che non hanno prefazio proprio e quando non è richiesto il prefazio del Tempo.
Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:
Qui bonitáte hóminem condidísti, ac iustítia damnátum misericórdia redemísti: per Christum Dóminum nostrum.
Per quem maiestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Cæli cælorúmque Virtútes, ac beáta Séraphim, sócia exsultatióne concélebrant.
Cum quibus et nostras voces ut admítti iúbeas, deprecámur, súpplici confessióne dicéntes:
Sanctus
Il Celebrante dice il Sanctus oppure viene eseguito dalla schola che può eseguirlo in alternanza con i fedeli. La Melodia del Sanctus, si trova nel Kyriale all’inizio del Graduale Romano (1974) oppure la schola lo può cantare secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia. Questa invocazione non si può sostituire con altro testo.
Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth. Pleni sunt cæli et terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.
Se ci sono Sacerdoti Concelebranti: Terminato il Santo proseguono la recita della Preghiera Eucaristica, nel modo sotto indicato. Soltanto il Celebrante Principale [CP] inizia la Preghiera Eucaristica e compie i gesti, salvo indicazioni contrarie. Le parti che recitano i singoli Concelebranti sono indicate con [IC] [IIC] ecc. . Le parti che recitano tutti i Concelebranti insieme con il Celebrante Principale sono indicate con [CC], in modo particolare devono recitare insieme le parole della consacrazione, che tutti sono tenuti ad esprimere, recitandole sottovoce, in modo che venga udita chiaramente la voce del Celebrante principale. Le parti che devono essere dette insieme da tutti i concelebranti, se sul Messale sono musicate, è bene che vengano cantate.
CANON ROMANUS
Gli accoliti o Ministranti si dispongono durante il Sanctus davanti all’altare. Accenderanno 2 o 4 o 6 torce. Nel mezzo si collocheranno il turibolo e la navicella. Al momento dell’Epiclesi che è espressa dalle parole Quam oblationem tu si metteranno in ginocchio; chi porta il turibolo al momento dell’elevazione del Corpo e poi del Sangue di Cristo, incenserà le sacre specie per tre volte dando ciascuna volta, due colpi. Inizia solo il Celebrante Principale (i Concelebranti hanno le mani unite) allargando le braccia dice:
Te ígitur, clementíssime Pater, per Iesum Christum Filium tuum Dóminum nostrum, súpplices rogámus, ac pétimus congiunge le mani e dice: uti accépta hábeas, traccia un unico segno di croce sul pane e sul calice con la mano destra: et benedícas + hæc dona, hæc múnera, hæc sancta sacrifícia illibáta. E allargando le braccia prosegue:
per la Chiesa
In
primis
allargate le mani.,
quæ tibi offérimus pro Ecclésia tua sancta cathólica: quam pacificáre,
custodíre, adunáre et régere dignéris toto orbe terrárum: una cum fámulo
tuo Papa nostro
N.…,
et Antístite nostro
N.…
(a
Roma:
una cum fámulo tuo Papa nostro
Benedicto)
et ómnibus orthodóxis, atque cathólicæ, et apostólicæ fidei
cultóribus.
per i fedeli viventi
Questa parte la può anche dire il (primo) Concelebrante: [IC]. Meménto, Dómine, famulórum, famularúmque tuárum N.… et N.… congiunge le mani e prega un po’ per coloro per i quali intende pregare; quindi stende le mani et ómnium circumstántium, quorum tibi fides cógnita est, et nota devótio, pro quibus tibi offérimus vel qui tibi offerunt hoc sacrifícium láudis, pro se, suísque ómnibus: pro redemptióne animárum suárum, pro spe salútis, et incolumitátis suæ: tibíque reddunt vota sua ætérno Deo, vivo et vero.
In Comunione con i Santi e i Padri nella Fede
Questa parte la può anche dire il (secondo) Concelebrante: [IIC]. Communicántes, et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *
__________________________________________________
Communicántes, et diem sacratíssimum (nella S. Messa di mezzanotte si dice: et noctem sacratíssimam) celebrántes, quo (qua) beátæ Maríæ intemeráta virgínitas huic modo édidit Salvatórem: sed et memóriam venerántes, in prímis eiúsdem gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *
Communicántes dell’Epifania Communicántes, et diem sacratíssimum celebrántes, quo Unigénitus tuus, in tua tecum glória coætérnus, in veritáte carnis nostræ visibíliter corporális appáruit: sed et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis eiúsdem Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *
Communicántes, et diem sacratíssimum (in Missa de Sabbato Sancto dicitur: et noctem sacratíssimam) celebrántes Resurrectiónis Dómini nostri Iesu Christi secúndum carnem: sed et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis eiúsdem Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *
Communicántes dell’Ascensione Communicántes, et diem sacratíssimum celebrántes, quo Dóminus noster, unigénitus Fílius tuus, unítam sibi fragilitátis nostræ substántiam in glóriæ tuæ déxtera collocávit: sed et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis eiúsdem Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *
Communicántes di Pentecoste e dell’Ottava Communicántes, et diem sacratíssimum Pentecóstes celebrántes, quo Spíritus Sanctus Apóstolis innúmeris linguis appáruit: sed et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis Dei et Dómini nostri Iesu Christi: * __________________________________________________
* Sed et beáti
Ióseph, eiúsdem Vírginis Sponsi,
Tiene le mani allargate sulle offerte.
Il Celebrante presenta a Dio
Questa parte la dice il Concelebrante Principale: [CP]. Hanc ígitur oblatiónem servitútis nostræ, sed et cunctæ famíliæ tuæ, quǽsumus, Dómine, ut placátus accípias: diésque nostros in tua pace dispónas, atque ab ætérna damnatióne nos éripi, et in electórum tuórum iúbeas grege numerári. Congiunge le mani (Per Christum Dóminum nostrum. Amen.)
__________________________________________________
Dalla Missa Vigiliæ paschalis fino alla dominicam II Paschæ
Hanc
ígitur oblatiónem servitútis nostræ, sed et cunctæ famíliæ tuæ, quam
tibi offérimus pro his quoque, quos regeneráre dignátus es ex aqua et
Spíritu Sancto, tríbuens eis remissiónem ómnium peccatórum, quǽsumus,
Dómine, ut placátus accípias: diésque nostros in tua pace dispónas,
atque ab ætérna damnatióne nos éripi, et in electórum tuórum iúbeas
grege numerári.
N.B. l’ Hanc igitur di altre Messe rituali si trova nelle rispettive Messe.
__________________________________________________ Poi, quando il Celebrante eleva l’Ostia il turiferario incensa tre volte il Santissimo Sacramento del Corpo di Cristo dando due colpi ciascuna volta. Così farà anche quando il Celebrante eleva il Sangue di Cristo. Un altro Ministrante suona il campanello per tre volte possibilmente contemporanei ai colpi del turibolo.
Il Celebrante Principale insieme agli eventuali Concelebranti tenendo le mani stese sulle offerte, dice (o dicono) [CC]:
Quam oblatiónem tu, Deus, in ómnibus, quǽsumus benedíctam, adscríptam, ratam, rationábilem, acceptabilémque fácere dignéris ut nobis Corpus et Sanguis fiat dilectíssimi Filii tui, Dómini nostri Iesu Christi.
Congiunge le mani (così anche i Concelebranti):
Nelle formule seguenti le parole del Signore si pronunziano con voce chiara e disinta, come è richiesto dalla loro natura.
I Concelebranti le recitano insieme sottovoce con con la mano destra aperta e stesa verso il pane e poi per il calice.
Il Racconto dell’Istituzione dell’Eucaristia
Qui pridie quam paterétur accépit panem in sanctas ac venerábiles manus suas, alza gli occhi, et elevátis óculis in coélum, ad te Deum Patrem suum omnipoténtem tibi grátias ágens benedíxit, fregit, dedítque discípulis suis, dicens: inchinandosi leggermente
Le Parole Consacratorie per il Pane
ACCIPITE,
ET
MANDUCATE EX
HOC
OMNES: QUOD PRO VOBIS TRADETUR.
Presenta al popolo l’ostia consacrata, la depone sulla patena e
genuflette in adorazione. I Concelebranti fanno un profondo inchino.
Símili modo póstquam cenátum est prende il calice, e tenendolo alquanto sollevato sull’altare, prosegue: accípiens et hunc præclárum cálicem in sanctas ac venerábiles manus suas: item, tibi grátias ágens benedíxit, dedítque discípulis suis, dicens: Inchinandosi leggermente
Le Parole Consacratorie per il Vino
ACCIPITE
ET
BIBITE EX EO
OMNES:
Presenta al popolo il calice, lo depone sul corporale e genuflette in adorazione. I Concelebranti fanno un profondo inchino.
Mysterium fidei. Il popolo prosegue acclamando:
Mortem tuam annuntiamus, Domine, et tuam resurrectionem confitemur, donec venias.
Oppure:
R. Quotiescumque manducamus panem hunc et calicem bibimus, mortem tuam annuntiamus, Domine, donec venias.
Oppure:
R. Salvator mundi, salva nos, qui per crucem et resurrectionem tuam liberasti nos.
Con
le braccia allargate, il Celebrante continua recitado insieme a tutti
i Concelebranti [CC] :
La Chiesa offre al Padre questo Sacrificio
Supra
quæ propítio ac seréno
vultu respícere dignéris: et accépta habére, sícuti accépta habére
dignátus es múnera púeri tui iusti Abel, et sacrifícium Patriárchæ
nostri Abrahæ: et quod tibi óbtulit summus sacérdos tuus Melchísedech,
sanctum sacrifícium, immaculátam hóstiam. Inchinato profondamente con le mani giunte sull’altare. (i Concelebranti si inchinano)
Súpplices
te rogámus, omnípotens
Deus: iube hæc perférri per manus sancti Angeli tui in sublíme altáre
tuum, in conspéctu divinæ maiestátis tuæ: ut quotquot,
ex
hac altáris participatióne sacrosánctum Fílii tui
Córpus et Sánguinem
sumpsérimus
in posizione eretta, facendosi il segno della croce, così i
concelebrenti
ómni benedictióne cælesti et grátia repleámur.
(Per
Christum Dóminum nostrum. Amen.)
Per i fedeli defunti
Questa parte la può anche dire il (terzo o il primo) Concelebrante: [IIIC]. Meménto étiam, Dómine, famulórum famularúmque tuárum N.… et N.… qui nos præcessérunt cum signo fídei, et dórmiunt in somno pacis.
Congiunge le mani e prega brevemente per i defunti che vuole ricordare.
Ipsis, Dómine, et ómnibus in Christo quiescéntibus, locum refrigérii, lucis et pacis, ut indúlgeas, deprecámur. (Per Christum Dóminum nostrum. Amen.)
Con
la destra si batte il petto (così i Concelebranti) mentre dice:
Per il Sacerdote che celebra
Questa parte la può anche dire il (quarto o secondo) Concelebrante: [VIC].
Nobis
quoque peccatóribus
allarga le mani
Il sacrificio del Cristo
Solo il Celebrante Principale [CP]:
Per Christum
Dóminum nostrum. Per quem hæc ómnia, Domine, semper bona creas,
sanctíficas, vivíficas, benedicís, et præstas nobis. Prende sia la patena con l’Ostia, sia il Calice, ed elevandoli insieme, dice o canta insieme a tutti gli eventuali Concelebranti [CC]:
Per ipsum, et cum ipso, et in ipso est tibi, Deo Patri omnipoténti, in unitáte Spíritus Sancti, ómnis honor et glória per ómnia sǽcula sæculórum.
R. Amen.
III. RITUS COMMUNIONIS
Pater noster
Deposto il Calice e la patena, il Celebrante, a mani giunte, dice (i Concelebranti compiono gli stessi gesti del Celebrante Principale senza più dire nulla fino al termine della Santa Messa):
Con le braccia allargate con tutta l’assemblea dice o canta il Pater Noster.
EMBOLISMO
Solo il Celebrante con le braccia allargate, continua:
Congiunge la mani.
Il popolo conclude la preghiera con l’acclamazione: Quia tuum est regnum et potéstas et glória in sæcula.
Il Celebrante
con le braccia allargate, dice ad alta voce: Il Celebrante esorta i fedeli a scambiasi un segno di pace
R.
Amen. Il Celebrante, allargando e ricongiungendo le mani, dice:
R.
Et cum spiritu tuo. Se si ritiene opportuno, il Celebrante o il Diacono se c’è (o un Concelebrante se non c’è il Diacono) aggiunge:
E tutti si scambiano vicendevolmente un segno di pace secondo gli usi locali. Il Celebrante così se è anche il Principale, rimane sempre nel presbiterio anche se, per buon motovo, vuole dare la pace ad alcuni fedeli i quali saliranno sul presbiterio. I Concelebranti che sono più vicini al Celebrante Principale ricevono da lui la pace prima del Diacono.
Agnus Dei
I fedeli recitano o cantano questa triplice invocazione. La Melodia dell’Agnus Dei, sta nel Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1974) oppure la schola lo può cantare secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi: miserére nobis. Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi: miserére nobis. Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi: dona nobis pacem.
Questo canto si può ripetere più volte, se la frazione del pane si prolunga. L’ultima invocazione si conclude con le parole: dona nobis pacem.
Mentre si canta o si dice l' Agnus Dei, i Diaconi o alcuni dei Concelebranti possono aiutare il Celebrante Principale nello spezzare le ostie per la Comunione dei Concelebranti e del popolo.
Frazione dell’Ostia
Appena si incomincia a recitare o cantare l’Agnus Dei, prende l’ostia e la spezza sopra la patena, senza dire nulla.
Immixtio del Corpo con il Sangue
Dal frazionamento dell’Ostia lascia cadere un frammento nel calice, dicendo sottovoce:
Hæc commíxtio, et consecrátio Córporis et Sánguinis Dómini nostri Iesu Christi, fiat accipiéntibus nobis in vitam ætérnam. Amen.
Compiuta la Immixtio, soltanto il Celebrante Principale recita sottovoce, a mani giunte, la preghiera: Dómine Iesu Christe, oppure Percéptio Córporis tui.
Il Celebrante con le mani giunte, dice sottovoce:
Dómine Iesu Christe, Fili Dei vivi, qui ex voluntáte Patris, cooperánte Spíritu Sancto, per mortem tuam mundum vivificásti: líbera me per hoc sacrosánctum Corpus et Sánguinem tuum ab ómnibus iniquitátibus meis, et univérsis malis: et fac me tuis semper inhærére mandátis, et a te numquam separári permíttas.
oppure: Percéptio Córporis tui, Dómine Iesu Christe, non mihi provéniat in judícium et condemnatiónem: sed pro tua pietáte prosit mihi ad tutaméntum mentis et córporis, et ad medélam percipiéndam.
Terminata la preghiera prima della Comunione, il Celebrante Principale genuflette e si scosta un poco dall' altare. I Concelebranti, si accostano, uno dopo l’altro, al centro dell' altare, genuflettono, prendono con devozione il Corpo di Cristo e, tenendo la mano sinistra sotto la destra, ritornano alloro posto. I concelebranti possono anche rimanere al loro posto e prendere il Corpo di Cristo dalla patena presentata ai singoli dal Celebrante Principale o da uno o più Concelebranti; possono anche passarsi l'un l'altro la patena. La Comunione dei Concelebranti può anche essere ordinata in modo che i singoli comunichino al Corpo e, subito dopo, al Sangue del Signore presso l'altare. In questo caso, il Celebrante Principale si comunica sotto le due specie, come di consueto, attenendosi tuttavia al rito al quale devono conformarsi tutti gli altri Concelebranti (Cfr. nn 244-249 del OGMR)
Il Celebrante si Comunica
Genuflette, prende l’ostia frazionata e consacrata nella stessa Messa, e tenendola alquanto sollevata sulla patena, rivolto al popolo (se celebra orientato), dice ad alta voce:
Ecce Agnus Dei, ecce qui tollit peccáta mundi. Beáti qui ad cenam Agni vocáti sunt.
Dómine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum, sed tantum dic verbo, et sanábitur ánima mea.
Il Celebrante si comunica al Corpo di Cristo
Il Celebrante, rivolto all’altare, dice sottovoce:
Corpus Christi custódiat me in vitam ætérnam.
Con riverenza si comunica al corpo di Cristo.
Allo stesso modo si comunicano i Concelebranti. Dopo di loro se c’è il Diacono riceve dal Celebrante Principale il Corpo (e il Sangue**) del Signore.
[**“Communione a Sacerdote facta, Diaconus Communionem sub utraque specie ab ipso sacerdote accipit, et sacerdotem deinde adiuvat in communionem populo distribuendo” IGMR (latina) n. 183
Data la norma generale per la Messa con il Diacono dinnanzi
all’incongruenza che emerge con il successivo n. 244 propongo la
seguente lettura. Il Diacono nella Messa non Concelebrata riceve le
Sacre Specie dal Sacerdote Celebrante dopo che egli si è comunicato al
Corpo ed al Sangue. Per quanto riguarda la Messa Concelebrata il Diacono
fa la Comunione al Corpo dopo che il Sacerdote si è comunicato al solo
Corpo e secondo il n.247 il Diacono “totutm Christi sanguinem qui
remansit ad altare reverenter sumit…”]
Il Celebrante si comunica al Sangue di Cristo
Poi prende il calice e dice sottovoce:
Sanguis Christi custódiat me in vitam ætérnam.
Et ipse respondet: Amen..
E con riverenza si comunica al Sangue di Cristo.
Se
ci sono Concelebranti consegna il Calice al Diacono,od in sua assenza a
un Concelebrante. I Concelebranti possono fare la Comunione
[comunicandosi il Corpo di Cristo qual’ora non l’avessero già fatto in
precedenza poi] al Sangue di Cristo bevendo direttamente dal calice, per
intinzione, con la cannuccia o con il cucchiaino.
Il coro canta l’Antifona della Comunione. Si utilizza il canto in canto gregoriano riportato nel Graduale Romanum (l’edizione pubblicata secondo le nuove disposizioni liturgiche del Missale Romanum 1962), oppure la schola può cantare in polifonia opere artistiche (secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia) che riportano in musica il testo stesso previsto dal Proprio del tempo (o altro testo adatto).
Communio Fidelium
Se non si eseguono canti al momento della comunione dei fedeli, il Celebrante prima di iniziare la Comunione generale proclama l’Antifona alla Comunione dal formulario del giorno.
(Rito per i ministri straordinari della comunione)
L’Ordinario del luogo può permettere ai Sacerdoti in cura d’Anime di affidare, volta per volta, in caso di necessità, ad una persona idonea l’incarico di distribuire la Comunione. È bene che riceva l’incarico secondo il Rito qui descritto:
Dopo che il Celebrante si è Comunicato i ministri straordinari si posizionano davanti al Celebrante per ricevere la benedizione con queste parole:
Egli prende la pisside e si porta verso i comunicandi (insieme ad un Sacerdote o al Diacono o all’Accolito Istituito, o con il Ministro Straordinario dell’Eucaristia).
Nel presentare ad ognuno l’Ostia, la tiene alquanto sollevata e dice:
Corpus Christi.
Il comunicando risponde:
E riceve la comunione.
Nello stesso modo si comporta il Diacono, quando distribuisce la comunione.
La comunione si può fare in ginocchio ed in piedi, in bocca. Il Corpo di Cristo può essere accolto dal fedele anche sulle mani. I Pastori provvedano a non dare la comunione nelle mani dei fedeli se questi sono sconosciuti o se posseggono le mani in posizioni ed in condizioni non consone a questo momento. Quando la comunione è ricevuta nelle mani dal fedele, egli la dovrà consumare dinnanzi al Sacerdote in modo che si possano evitare profanazioni o dubbi.
Il Celebrante può farsi aiutare dal Diacono o da altro Sacerdote. Può farsi aiutare anche dall’Accolito Istituito e da un Ministro Straordinario dell’Eucaristia
Preghiere delle Abluzioni
Terminata la distribuzione della comunione, il Celebrante, o il Diacono, o l’Accolito Istituito, asterge la patena sul calice e quindi il calice.
Purifica il Calce
Mentre asterge la patena e il calice, si dice sottovoce:
Quod ore súmpsimus, Dómine, pura mente capiámus: et de múnere temporáli fiat nobis remédium sempitérnum.
Sacerdote può tornare alla sede. Secondo i casi, si può osservare, per un tempo conveniente il “sacro silenzio”.
Se è una Messa Concelebrata o c’è il Diacono, il Celebrante Principale torna alla Sede subito dopo l’avere distribuito la Comunione, metre il Dicono [o l’Accolito istituito] od in sua assenza un altro Sacerdote, purifica i vasi sacri o li posiziona coperti sopra la credenza dove, terminata la Messa, provvederà a purificare.
POSTCOMMUNIO
Il
Celebrante, dalla sede o dall’altare, dice: E tutti, insieme con il Celebrante, pregano in silenzio per qualche momento, se non l’hanno già fatto in precedenza. Poi il Celebrante, con le braccia allargate, dice il Postcommunio ovvero l’Orazione dopo la Comunione.
L’orazione termina con il popolo che dice:
Amen. _____________________________________________________________________
Dopo il Postcommunio può recitare l’Orazione sul Popolo. Durante il tempo quaresimale, fino al Mercoledì Santo incluso, nelle Messe della feria, dopo il postcomunio e le eventuali commemorazioni, il Celebrante recita l’Orazione sul Popolo propria. Questa tradizione viene dalle Messe dette Stazionali, ovvero quelle Messe che si svolgevano nelle varie Chiese di Roma dove il Papa che Celebrava la Messa, prima di congedare i fedeli, benediceva con l’ultima Orazione il popolo romano radunato.
Il Diacono dice o canta: Inclináte vos ad benedictiónem.
Il Celebrante prosegue con l’Orazione e la conclude come al solito.
Benedictio et Dimissio
A questo punto si danno, quando occorre, brevi comunicazioni o avvisi al popolo. Segue il Congedo. Il Celebrante, rivolto verso il popolo, con le braccia allargate, dice:
Dóminus vobiscum. Il Celebrante con il braccio destro fa un segno di croce sul popolo.
Benedícat
vos omnípotens Deus, Pater et Filius
+
et Spíritus Sanctus.
R.
Amen. __________________________________________________
Benedizione Episcopale
Nel benedire il popolo, il Vescovo usa questa formula :
Il Vescovo dice:
Dóminus vobiscum. R. Et cum spíritu tuo.
V/. Sit nomen Domini benedictum. R. Ex hoc nunc et usque in sæculum.
V/. Adiutorium nostrum in nomine Domini. R. Qui fecit cælum et terram.
Quindi unendo prima le mani e subito dopo estendendo la mano destra dice:
Benedicat vos omnipotens Deus, Fa tre segni di croce sul popolo Pater, + et Filius, + et Spiritus + Sanctus.
Tutti rispondono:
Amen.
In certi giorni e in certe circostanze particolari, questa formula di benedizione è sostituita da una formula di benedizione detta “Solenne” o da una Orazione sul Popolo. _________________________________________________
Congedo dei fedeli
In fine il Diacono, o il Celebrante stesso, rivolto verso il popolo, a mani giunte dice:
Ite, missa est.
[in tempo di Pasqua si aggiunge
Alleluja
Alleluja] Il popolo risponde:
V/. Deo gratis. [in tempo di Pasqua si aggiunge Alleluja Alleluja]
Il Celebrante bacia l’altare (se c’è anche il Diacono) in segno di venerazione come all’inizio; fa quindi con i ministri la debita riverenza e torna in sacrestia.
I concelebranti invece, prima di allontanarsi dall'altare, fanno un profondo inchino senza baciare l’altare.
Quando la Messa è seguita immediatamente da un’altra azione liturgica, si tralasciano i riti di conclusione.
Canto finale
Mentre il Celebrante si avvia in Sacrestia il Coro può eseguire il Canto Finale. Si può utilizzare una Antifona Mariana, oppure la schola può cantare in polifonia opere artistiche (secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia), oppure un altro canto adatto all'azione sacra, al carattere del giorno o del tempo, e il cui testo sia stato approvato dalla Conferenza Episcopale, così come prevede l’Istruzione sulla musica nella liturgia Musicam sacram.
Gratiarum Actio Post Missam
Il Celebrante (con i Concelebranti), ritornando in Sacrestia, può recitare le preghiere del: GRATIARUM ACTIO POST MISSAM.
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